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Il VERO Standard dello…Schnauzer

Posted By Valeria Rossi On 25 ottobre 2011 @ 18:39 In I "veri" standard,Razze,Umorismo | 58 Comments

PREMESSA: prevengo il mugugno: un SOLO vero Standard?
Ma gli Schnauzer sono tre! E sono proprio tre razze diverse, non solo tre varietà: diverse per taglia, ma anche per carattere ed attitudini.
Però, sinceramente, fare tre “veri standard” sarebbe stato impossibile, perché in molte parti sarebbero stati noiosamente ripetitivi: quindi accontentatevi di uno, all’interno del quale cercherò comunque di evidenziare le differenze fra le diverse taglie.

ASPETTO GENERALE: lo Schnauzer è fatto a Schnauzer. Nel senso che, sia nano (Zwergschnauzer), medio (Schnauzer e basta) o gigante (Riesenschnauzer), l’aspetto generale è sempre quello.  Cambiano, ovviamente, taglie e pesi (se vi interessa, eccoli qua: per il riesen, altezza da 60 a 70 cm e peso  da 35 a 47 kg. Per il medio: altezza da 45 a 50 cm e peso da 14 a 20 kg. Per lo Zwerg: altezza da 30 a 35 cm e peso da 4 a 8 kg), ma i cani sono fatti nello stesso modo. Infatti, per tutte le taglie, lo Standard parla di cani “robusti, più raccolti che slanciati, inscrivibili nel quadrato, dal pelo duro”.
E qui la Sciuramaria comincia a spaventarsi: pelo duro? Aiuto!!! Bisogna star sempre lì a strappargli il pelo, poverino!
Ma va la’.
A parte il fatto che il pelo non si “strappa”, ma si “strippa” (cambia solo una vocale… ma c’è un bel po’ di differenza tra “strappare” – ahio! -  e “tirare via il pelo morto”, che è il vero significato di “stripping”), questa operazione va eseguita tre volte all’anno!
E’ vero che è un costo, perché ci si deve rivolgere a un toelettatore  (sempre che non si impari a fare da soli, cosa peraltro fattibilissima): ma nell’economia generale della gestione di un cane, la voce “toelettatura” non ha mai mandato in rovina nessuno.
Chiarito questo: lo Schnauzer è il cane descritto dallo Standard, ma è anche il cane con la faccia da vecchio zio burbero che personalmente trovo adorabile, specialmente negli Zwerg che ti guardano dal basso in alto e sembra che pensino “Chi ti credi di essere? Adesso ti faccio vedere io!”.
E di solito lo pensano davvero.

IMPORTANTE: lo Schnauzer, in qualsiasi taglia e colore, è oggi un cane con orecchie e coda INTEGRE. Tutte le razze tedesche hanno modificato i loro Standard nel rispetto della legge nazionale che proibisce qualsiasi taglio estetico.

VARIETA’ ALTERNATIVE: impossibile citarle tutte! Quando il nome di una razza è già un po’ complicato di suo, cuggini e sciuremarie danno la stura a tali e tante varietà immaginarie che servirebbe un articolo intero (o magari un libro…) solo per elencarle.
Cito a caso, solo tra le più recenti che ho sentito: Scrauzer, Sgnappes, Naser (che dev’essere uno Schnauzer con ottimo fiuto),  Scoser (citato precisamente così: “Che bello, è un coso, vero? Uno SCOSER!”: in pratica l’evoluzione cinofila del “coso”),  Schwepper (questo era un nano), Eisenhower Gigante (ovviamente un riesen, che nelle intenzioni del declamatore sarebbe quindi stato uno Schnauzer gigante gigante, oltre che presidente degli Stati Uniti), Scanner Gigante (notevole!) e financo (questa segnatevela, perché prima o poi qualche cagnaro la prenderà per buona e comincerà a vendere cuccioli chiamandoli così) Pincerauzer a pelo lungo.
Mi fermo qui, anche se potrei continuare pressoché all’infinito: ma non prima di aver eletto a Perla Ufficiale la seguente varietà: CANER TEDESCO.
Non so se faccia lo stesso effetto anche a voi, ma a me ha fatto impazzire… e confesso che ho riso in faccia al Sciurmario della situazione. Non lo faccio quasi mai, giuro: di solito riesco a rimanere serissima. Ci sono riuscita perfino con lo Scanner Gigante… ma questa sorta di  Sturmtruppen cinofilo mi ha colto alla sprovvista e non sono riuscita a trattenermi.

CARATTERE ED ATTITUDINI: su qualsiasi libro che parli della razza (compresi i miei) troverete scritto che il Riesenschnauzer è un cane da utilità/difesa, che lo Schnauzer è un cane da guardia e che lo Zwerg è un cane da compagnia.
Non è che non sia vero, eh: però forse bisognerebbe spiegarlo anche a loro.
Lo zwerg, infatti, è assolutamente convinto di essere un eccezionale cane da guardia. Ma anche da difesa, se capita: anzi, soprattutto da difesa. Provate a toccargli un “suo” bambino e capirete cosa voglio dire.

Il riesen, dal canto suo, crede di essere un cane da grembo, da divano e soprattutto da letto: ma i fautori delle “gerarchie di branco” (compresa la sottoscritta) non devono preoccuparsi più di tanto, perché lo Schnauzer non è un cane molto gerarchico. Se fisicamente somiglia ad un terrier, caratterialmente lo Schnauzer è molto più vicino ai molossoidi: quindi nei suoi umani non vede tanto “capi” e “sottoposti”, ma una bella grande famiglia con papà, mamma, cuccioli e così via (peraltro i più recenti studi sui lupi hanno rivelato che anche i loro branchi sono prettamente familiari!). Questo non significa che “papà” e “mamme” vari non debbano esercitare una leadership: ma il rapporto sarà sempre più di tipo “affettivo” che gerarchico. Insomma, lo Schnauzer ti obbedisce perché ti vuol bene, non perché “sei il capo” (anche se, nel caso in cui ti voglia bene ma non ti stimi, col cavolo che farà quello che gli dici tu…): quindi, se un riesen vuole dormire nel letto, potete anche lasciarlo fare perché la cosa non danneggerà i vostri rapporti (anzi: semmai li rafforza, perché rafforza l’affetto reciproco). Che poi un cane di quasi 50 kg nel letto sia un filino ingombrante, è un altro discorso: ma siccome ho amici che nel letto ci tengono San Bernardo e Leonberger… al confronto un riesen è quasi un cagnolino.

E fin qui abbiamo parlato di nani e giganti: ma il medio?
Be’, ovviamente il medio crede di essere tutto: cane da guardia, cane da difesa, cane da coccole, cane-da-qualsiasi-cosa. E c’è da dire che ha pure ragione, perché taglia e carattere lo rendono estremamente eclettico.
In compenso il medio è anche la dimostrazione vivente che non tutte le leggende metropolitane sono SOLO leggende… perché lui è davvero un “capoccione” come si dice siano tutti gli Schnauzer. Specie se è pure pepe-sale.

A questo punto, però, chiariamo un attimo: i cani testoni non sono cani stupidi. ANZI.
Spesso sono proprio i più intelligenti ad apparire più “cape toste”, perché magari sono meno docili (ovvero meno disposti a “scattare agli ordini”). Sicuramente lo Schnauzer non scatta “perché l’ha detto il capo e tanto basti”.  Lui, per obbedire, deve capire il perché e il percome, valutare le possibilità, convincersi che se il suo umano gli chiede di fare qualcosa, ha un valido motivo (che lui deve condividere, altrimenti non ci pensa proprio a darti retta). Per questo gli schnauzer (tutti) eccellono nel lavoro di pista, che in media amano molto più di altre razze (perché pensano: “‘sti poveretti so’  proprio cecati, bisogna dargli una mano”. E non ho sbagliato a scrivere: i cani “vedono col naso”, quindi un essere dall’olfatto limitato come il nostro, dal loro punto di vista, è praticamente un non vedente).

Sono anche molto bravi negli attacchi (“Pericolo? Qualcuno osa aggredirci? Ghe pensi mi!”…e il risultato è spettacolare!), mentre in obbedienza…dipende.
Un cane che ha un rapporto molto stretto con il suo conduttore potrà lavorare benissimo (pur pensando, e glielo leggi in faccia: “Ma tu guarda cosa mi tocca fare per far divertire l’umano”), salvo ovviamente che abbia le palle girate, che faccia troppo freddo o troppo caldo, che abbia più interesse per qualche altra cosa o che, semplicemente, quel giorno lì non ne abbia voglia.

D’altronde lui sa benissimo che fare condotte, salti, riporti e affini non serve assolutamente a nulla, se non appunto a far giocare l’umano: una roba che si può fare, ma anche no. Tanto non è indispensabile.
Voi avete sempre voglia di far giocare il cane? E lo Schnauzer non avrà sempre voglia di far giocare voi.
Questa è una razza che crede nelle pari opportunità.
Per carità: giocare gli piace. Anzi, è la cosa che gli piace di più al mondo (ne riparleremo ancora più avanti): tant’è vero che ci sono Schnauzer capaci di eccellere in discipline esclusivamente ludiche, come l’agility.
Però la considera pur sempre una scelta,  non un obbligo.
Questo è un cane che sembra saper distinguere (e probabilmente lo fa!) tra “cose serie e importanti” e “passatempi”: nelle prime si impegna sempre anima e corpo (tant’è che ci sono diversi soggetti bravissimi in Protezione civile, dove mostrano una resistenza e una tenacia davvero commoventi), mentre per i secondi si riserva di scegliere tra momenti adatti e meno datti.
Quando il momento gli sembra quello giusto per giocare, ovviamente, nello sport non lo batte nessuno (mentre in casa diventa un Pagliaccio con la P maiuscola).

Si diceva, comunque, che la “capatosta”, pur essendo abbastanza costante in tutte le taglie, è più accentuata nel medio: un po’, forse, perché è stato sempre selezionato come guardiano nelle scuderie (dove doveva badare a che nessuno si fregasse i cavalli – che infatti gli piacciono sempre molto – ma nello stesso tempo doveva far fuori i topi), quindi lasciato molto a se stesso e abituato a prendere decisioni in proprio. Un po’ , ovviamente, è questione di linee di sangue: e il fatto che i pepe sale siano più tosti è legato soprattutto all’utilizzo di alcuni riproduttori. In “un” caso specifico, uno stallone assai quotato e stra-usato ha dato una progenie che non era solo tosta, ma proprio tendente all’aggressivo spinto: appena la cosa è diventata palese gli allevatori sono corsi ai ripari e oggi quella linea di sangue non viene più utilizzata, ma la diceria sui pepe-sali mordaci, purtroppo, ha fatto in tempo a diffondersi. Oggi questa non ha più ragione di esistere: il fatto che i pepe-sale siano più tosti e i neri più paciocconi, invece, rimane piuttosto vero, ferme restando le solite differenze individuali.

Ultimo accenno al fatto che lo Schnauzer sia poco gerarchico: c’è un lato positivissimo in questo, e cioè il fatto che vada generalmente d’accordo con tutti: umani – bambini compresi -, altri cani, altri animali. Perché due maschi entrino in competizione ci vuole proprio un motivo serio: una cagna in calore, per esempio. O due umani cretini all’altro capo del guinzaglio.
Perfino nei cuccioli si nota subito la tendenza a non filarsi di striscio le gerarchie: per esempio, se un maschio adulto gli fa il classico GROARRRRR del “tabù” quando il cucciolo prova ad avvicinarsi al suo osso o alla sua pallina,  un altro cucciolo solitamente parte con tutta la compilation dei segnali di pacificazione e sottomissione, spesso capottando a pancia all’aria e mettendosi a urlare come un cane scannato.
Il piccolo Schnauzer guarda l’adulto con il fumetto che dice: “Ah, è roba tua? Sorry, non mi ero accorto”, e si allontana tranquillo come se niente fosse successo.

Altro esempio: NON provate a sottoporre una cucciolata gli schnauzerini al dannatissimo Test di Campbell…che definisco così perché, poco dopo che William Campbell l’aveva pubblicato per la prima volta, ebbi la malaugurata idea di citarlo in un libro sul pastore tedesco.
Purtroppo l’editrice – che non è più tra noi, pace all’anima sua – se ne innamorò perdutamente e da quel momento mi costrinse ad infilarlo in tutti i libri (e fin qui…), ma soprattutto in tutti i VIDEO che girai per quell’azienda, ignorando totalmente i miei tentativi di spiegarle che il test di Campbell dà effettivamente qualche indicazione utile quando si parla di cuccioli di razza molto lupine, e come tali molto gerarchiche, ma che diventa totalmente inutile se applicato ad altre razze.
Nulla da fare, lei lo voleva a tutti i costi: e non solo! Siccome il suo concetto di “video” era quello di “vedere esattamente le immagini relative a ciò di cui sta parlando la voce”, gli operatori ed io – che curavo le riprese come “regista cinofila” – fummo costretti ad inventarci cose turche per mostrare tutte le possibili reazioni “campbelliane” in cuccioli che, in realtà, di reazione ne avevano una sola: quella di guardarti con l’aria da “ma che minchia vuoi da me?”.

Particolarmente eclatanti furono le riprese di due video: quello sul Chow Chow (sei cuccioli con sei facce imperturbabili, che non avevano assolutamente NESSUNA reazione, qualsiasi cosa facesse l’esaminatore) e appunto quello sullo Schnauzer, nel quale ci trovammo in particolare difficoltà quando dovemmo mostrare la reazione del cucciolo “inibito”, ovvero quello che, venendo allegramente chiamato da un tizio che si accovacciava e batteva le mani, non gli si avvicinava.
Giusto come aggravante, poiché ci trovavamo in un buon allevamento, nessuno dei cuccioli si sognava minimamente di essere non dico inibito, ma neanche un filino timido: appena il “tester” si accovacciava, prima ancora che battesse mezza mano, tutti accorrevano festanti e gli saltavano fino in testa coprendolo di baci.
La cosa, ovviamente, ci succedeva spesso (i cuccioli inibiti, nei buoni allevamenti, non ci sono! E non avevo nessuna intenzione di andare a fare riprese da qualche cagnaro), quindi avevamo il rimedio pronto: un ulteriore “richiamatore” (e cioè l’allevatore), non inquadrato, doveva chiamare il cucciolo urlando il suo nome a squarciagola, sperando che risultasse più appetibile di uno sconosciuto che si limitava ad accovacciarsi.
Purtroppo, nel caso del video sullo Schnauzer, il prato in cui stavamo girando era troppo piccolo per consentire all’allevatore di mettersi semplicemente dietro al cucciolo: per nascondersi in modo da restare fuori campo dovette saltare al di là di un fosso piuttosto profondo,  in cui scorreva un rigagnolo, ed imboscarsi dietro a una serie di cespugli. Il cucciolo sarebbe stato inquadrato solo fino al momento in cui “scappava via” dal tester, dopodiché si sarebbe dovuto fermare perché c’era il fosso: ma l’allevatore, a quel punto, a telecamere spente, sarebbe ri-saltato di qua e l’avrebbe raggiunto, premiandolo.
Detto, fatto: inizia la ripresa, il tester-attore si accovaccia e batte le mani, l’allevatore imboscato urla il nome del cane e aggiunge un bel “pappa! pappa!” come rinforzo.
Risultato? Il cucciolo si volta e schizza nella sua direzione (dando, nella ripresa, l’impressione di essere scappato via dal tester accovacciato)… solo che non si ferma neppure davanti al fossato. Pappa mi è stata promessa? E pappa ha da essere!
SPLASH, il cucciolo si tuffa di testa nel rigagnolo.
E il giorno dopo rischia la vita a causa della bronchite che si è beccato,  il che mi ha fatto detestare il test di Campbell per l’eternità… ma mi ha anche convinto che uno Schnauzer, anche se ha solo due mesi, quando vuole raggiungere il suo scopo non si ferma davanti a NIENTE.

Lo Schnauzer, dicevamo, non è molto gerarchico: in compenso è parecchio possessivo.
E qui non fa neppure questioni di taglia: quello che è suo è suo, minicane o gigante che sia. Molto tipico l’atteggiamento che vediamo nella foto a destra, di fronte alla ciotola (ma anche ai suoi giochi e pure ai suoi bambini): zampe che circondano la “sua” proprietà, a decretare in modo chiarissimo: ROBA MIA!
Poi non è che diventi aggressivo se gliela porti via: lo Schnauzer (sempre se ben allevato) è un cane equilibratissimo, che non morde assolutamente mai se non è proprio obbligato. Però si scoccia e pianta i musi.

Altrettanto tipico è il suo modo di “accumulare” tutto l’accumulabile… il che rende difficilotto insegnargli il riporto con il classico metodo del “se tu mi molli una pallina, te ne tiro un’altra”: perché il risultato, di solito, è quello che si vede nella foto a sinistra (“me ne tiri un’altra? Bene, e io me le tengo tutte e due”).
La possessività, unita alla territorialità altrettanto spiccata, ne fa ovviamente un ottimo guardiano: però non bisogna permettergli di esagerare, perché – specie con gli zwerg, non tanto perché siano loro i campioni mondiali di possessività, ma perché sono piccoletti e le Sciuremarie tendono a “lasciarli fare” e non correggerli mai, “poveri amori di mamma” – a volte queste caratteristiche diventano un filino sgradevoli: tipo quando un genitore non riesce più a sgridare il figlio, perché lo schnauzer si mette in mezzo, o quando un marito non riesce più ad entrare nel letto della moglie perché il cane lo caccia via.

TESTA: di coccio, per i motivi visti sopra, secondo la Sciuramaria media (che però  è spesso  felicissima quando il suo zwerg ringhia furiosamente a chiunque le vada vicino, “perché vuol dire che mi vuole bene”. No, pirla: vuol dire che è iperpossessivo e che ti considera una “cosa sua”, mentre fino a prova contraria dovrebbe essere lui il “tuo” cane): fantastica, eccezionale, inimitabile per chiunque viva e lavori seriamente con gli Schnauzer.
Se ne deduce che questa non è una razza facilissima per il neofita, mentre può dare soddisfazioni davvero infinite a chi capisce i cani e sa farsi capire da loro.
Questo, ovviamente, non significa che non si possa prendere uno Schnauzer come primo cane: significa solo che, se si vuole lavorare con lui, è bene affidarsi a persone esperte (e non “di cani” in generale, ma possibilmente proprio di questa razza).
Ovviamente nessuna Sciuramaria pensa minimamente di affidarsi a educatori, addestratori e affini se si è presa uno Zwerg:  invece dovrebbe, perché trarrebbe molto più piacere (e qualche grattacapo in meno) dal rapporto con il suo cane.
Purtroppo le Sciuremarie si interessano di una cosa sola, se vogliono uno Schnauzer: il colore. E molto spesso finiscono per scegliere il pepe sale (che anche qui, guarda caso, è il più tosto!) per il seguente motivo, frutto di profondissima cultura cinofila: “Mi sembrava meno sporchevole”!
Quando mi dicono cose simili, a me vengono gli istinti omicidi: ma provate a chiedere, e vi accorgerete che questa è la risposta in assoluto più frequente tra le Sciuremarie Schnauzer-munite.

Al contrario, i cinofili “da expo” tendono tutti verso il nero-argento: il motivo è puramente estetico, perché questa varietà ha solitamente difese (ovvero, barba e baffi) più sviluppate e più appariscenti rispetto agli altri colori…però gli espositori hanno anche culo, perché il nero-argento (proprio perché è il più allevato come cane da show) è anche quello con il carattere più dolce e “morbido”, seguito dal nero e dal pepe-sale.
Il bianco (che, come il nero-argento, esiste solo nella taglia nana) è ancora pochissimo allevato (anche perché, in questa varietà, le difese sono solitamente meno pronunciate e i tronchi tendono un pochino al rettangolo), quindi il carattere non è così fissato da poter dire con certezza come sarà il singolo soggetto.

Di qualsiasi colore e taglia sia, comunque, su qualcosa potrete contare di sicuro: il vostro Schnauzer sarà una capa più tosta della media, di intelligenza superiore alla media (canina, e a volte pure umana), dotato di resistenza incredibile (specie al gioco, laddove vi sfinirà anche se è un nanetto) e con una gamma di espressioni facciali assolutamente irresistibile.

ORECCHIE: secondo lo Standard: “ripiegate e pendenti, inserite alte, a forma di V, portate simmetricamente. Puntano in avanti verso le tempie, con i bordi interni che aderiscono alle guance“.
Lo Standard dimentica di aggiungere che, adesso che viene finalmente lasciato integro, lo Schnauzer dimostra abilità inenarrabili nel piazzare le orecchie nei modi più spassosi che possiate immaginare.

OCCHI:di media misura, di forma ovale; guardano in avanti; scuri con vivace espressione“.
Il tutto, ovviamente, se riuscite a vederli (consiglio: fate toelettare il cane – anche se da show – in modo che gli occhi restino scoperti. Non solo perché così potrete goderveli voi – e meritano, perché sono super-espressivi – ma anche per permettere al cane di vedere dove va. Ad alcuni Schnauzer da esposizione viene lasciato un ciuffo talmente lungo da essere splendido, come no…ma anche impenetrabile. E non è carino costringere il cane a viaggiare con una specie di tenda davanti).

TRONCO:  che dev’essere quadrato, lo abbiamo detto: il che fa dello Schnauzer un tipico galoppatore.
Bene: insegnategli molto precocemente il richiamo, se non volete che galoppi a farsi i fattacci suoi. Il motivo per cui questo cane può andarsene a spasso per conto suo, però, non è la voglia di disobbedire né tantomeno quella di andare a litigare con qualcuno: no, lui ha solo voglia di andarsi a divertire, perché il bello di questa razza sta proprio nel contrasto totale tra la “faccia seriosa da vecchio zio” e il carattere allegro, giocoso, curioso, pieno di voglia di vivere, che non conosce limiti di età.
Se non la chiedete ai suoi umani, l’età di uno Schnauzer (di qualsiasi taglia e colore) sarà difficilissima da stabilire: sembrano sempre tutti cuccioloni. Il mondo per loro è un immenso parco giochi, pieno di amici e tutto da esplorare: e se l’esplorazione promette divertimento, il richiamo dell’umano può passare in secondo piano.

CODA: poiché fino a pochi anni fa si tagliava, lo Standard non descrive la coda come “deve”, ma come “dovrà” essere dopo che la selezione avrà ottenuto i suoi risultati. Dice quindi soltanto che la coda dev’essere “naturale: l’obiettivo da raggiungere è la coda a sciabola o a falcetto“.
Dal punto di vista degli umani che devono vivere con lui, la coda degli Schnauzer nani è un grazioso codino, quella del medio è una coda allegra e vivace, quella del Riesen è una coda luuuuunga con notevole effetto-frusta quando si sbatte sulle gambe e/o quando abbatte suppellettili in casa. Però la gioia di vedere un cane che può comunicare con i suoi simili e che può usare il suo naturale “timone” quando corre è talmente grande da far dimenticare i piccoli disagi collaterali.

NOTA: nessuno Schnauzer è stato maltrattato durante la stesura di questo articolo, ma le dita della giornalista sì. Infatti, a differenza della Sciuramaria, non solo so come si chiama la razza, ma so anche perfettamente come si scrive. Peccato che non ne sia capace e che riesce a incasinarmi praticamente ogni volta che lo scrivo.
Nel corso di questo articolo ho partorito, nell’ordine:  Schnazer (sette volte), Schauzer (sei volte), Scnauzer (tre), Schanzuer (tre), Schanzuer (due).
Spero di averli corretti tutti: se ne trovate ancora qualcuno, fatemi un fischio, grazie.


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