Ho ritrovato per caso il numero di “Ti presento il cane” (cartaceo) di luglio 2006: ho riletto questo articolo di Denis Ferretti, che non ricordavo e che mi ha fatto ridere moltissimo…e fortunatamente ho scoperto che l’autore ne aveva conservato la versione digitale.
Quindi me la sono fatta rimandare e ve la ripropongo subito, con le illustrazioni originali (di Marco Barone)…perché questo pezzo di “fantacinofilia”  potrebbe essere stato scritto stamattina!

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14.05.2016
Le associazioni animaliste esultano. Finalmente approvata la legge n.1317/2015, il provvedimento che metterà fine una volta per tutte alla compravendita di cani come animali da compagnia.
“Venderesti tuo figlio?” – recitava un ormai noto slogan animalista. I cani, i gatti e gli animali da compagnia sono esseri senzienti, che hanno gli stessi nostri diritti.
Non significa che chi ha una cucciolata debba tenersi tutti i cuccioli, ma finalmente la legge riconosce che non è giusto mettere al mondo animali d’affezione a fini di lucro, soprattutto considerando l’affollamento nei canili.
D’ora in poi i cani potranno essere allevati per passione e ceduti gratuitamente a chi li adotta per amore. Le varie associazioni ci tengono però a ricordare ancora una volta come sia poco opportuno allevare, finché i canili sono pieni di cani in attesa di un padrone.
Don’t breed or buy while shelter animals die.
Intanto le associazioni di allevatori annunciano battaglia. La legge appena entrata in vigore diverrà operativa a partire dal prossimo anno.

12.05.2017
Dopo quasi 140 anni di attività l’ENCI, l’ente nazionale che si occupava della tutela dei cani di razza e della tenuta degli alberi genealogici, chiude. “Non ci sono più fondi e non ci sono più i presupposti per continuare il nostro lavoro – annuncia il presidente dimissionario Wilmer Bellini – Dall’entrata in vigore della legge 1317 gli iscritti si sono decimati e centinaia di allevamenti sono stati chiusi”.
I principali club di razza intanto fanno sapere che non hanno intenzione di stare a guardare e di perdere un lavoro di selezione che data più di cento anni. Molti si stanno organizzando per la tenuta dei libri genealogici, che passerà proprio in mano ai club.
Parallelamente, le associazioni cinofile di tutela delle razze stanno nascendo come funghi. Alcune si propongono come alternativa all’ENCI, rilasciando certificati che comunque non hanno riconoscimento in ambito internazionale.
Non resta che attendere ulteriori sviluppi e vedere che cosa succede.

30.08.2017
Il bilancio degli abbandoni di fine estate è drammatico.
Si dice così tutti gli anni, ma questa volta si è superato ogni record. Cifre che gli anni scorsi non erano nemmeno immaginabili.
“Un po’ ce lo aspettavamo – afferma Waivdel Baroni, il neoeletto presidente del PAPPA (Persone Attive Per Proteggere gli Animali) – Gran parte dei cani degli ex-allevatori è finito al canile. Questo evidenzia quanto fosse vero l’amore dichiarato dagli allevatori verso i loro beniamini! Ora che non garantiscono più un’entrata di denaro, non ci pensano un attimo a mollarli per strada!”
Per Elis Benetti, segretaria del circolo Amici del Cane da Difesa e volontaria attivista del progetto “rescue” del club, sarebbe opportuno fare un distinguo. I piccoli allevatori amatoriali veramente appassionati non si sono separati dai loro cani. Qualcuno ha semplicemente smesso di allevare e ha sterilizzato i riproduttori, sobbarcandosi le spese del mantenimento di dieci-venti cani. Qualcuno continua ad allevare malgrado tutto, con tante spese e tanti sacrifici. D’altronde questi cani sono tutti registrati e microchippati e non sarebbe così facile abbandonarli, nemmeno volendolo veramente.
Il vero dramma è costituito dai cani provenienti dai grandi allevamenti, specialmente quelli multi-razza o quelli che importavano animali dall’est. Si parla di canili con 200-300 cani e più.
E’ impensabile che gli ex-allevatori possano caricarsi del mantenimento di tutti gli animali senza più avere l’introito della vendita dei cuccioli.
Molti di questi cani provengono dall’estero e hanno microchip che risultano sconosciuti all’anagrafe. E’ molto più facile disfarsene.
In ogni caso sono tanti i cani portati ai canili dagli stessi ex-allevatori e moltissimi confiscati dopo segnalazioni di trattamento non adeguato.
La situazione oggi è a dir poco drammatica. I canili non riescono più ad assorbire niente.
Le associazioni private fanno quello che possono, ma ormai si è arrivati a un punto di insostenibilità.
“Possiamo solo sperare in un boom delle adozioni – afferma Ermson Morani, vicepresidente della LCIMDADC (Lega Contro Il Maltrattamento Dell’Animale Da Compagnia) – Ci aspettavamo un fenomeno di questo tipo e per questo ci eravamo attivati, in collaborazione con le altre associazioni animaliste, per l’apertura di numerose grandi strutture. Sappiamo peraltro che si tratterà di un fenomeno temporaneo: da che gli allevatori hanno smesso di sfornare cuccioli a tutto spiano, i cittadini che vorranno un cane saranno di certo più motivati a cercarlo in canile. Al momento però la situazione è molto dura. Gli abbandoni da parte degli allevatori hanno superato le nostre aspettative. E’ necessario un cambio di mentalità nella società. E’ importante sensibilizzare le persone su questo problema. Per questo ci siamo attivati in una campagna di divulgazione nelle scuole, nei quartieri, nei circoli privati affinché sempre più famiglie si muovano in direzione dell’adozione”.

23.05.2019
Nuovi record negativi nei bilanci dei canili.
A tre anni dall’entrata in vigore della legge 1317, l’allarme randagismo non si decide a rientrare.
L’onorevole Jalin Berti di Intesa per la Democrazia ha intenzione di far luce sull’operato delle associazioni animaliste degli ultimi anni.
“Non si può continuare a incolpare gli allevatori, dopo più di tre anni dal loro ritiro – ricalca Teresa Benazzi di Luce Nuova – Anche quest’anno il bilancio abbandoni si conclude con oltre centosessantamila cani. Da dove vengono?”
Da una parte, i ritardi nelle sterilizzazioni per mancanza di fondi hanno determinato problemi di controllo e si sono tradotti in numerose nascite negli stessi canili. Ma la maggior parte dei cani giovani che continua a popolare i rifugi proviene comunque dall’esterno.
Privati distratti o incuranti delle scappatelle della propria femmina. Cani di strada, cani di paese…
Rifugi privati che da un lato accolgono decine di trovatelli, dall’altro non si dimostrano in grado di contenerne la riproduzione. E poi rimane l’abbandono “tradizionale”, quello classico del pre-vacanza, del cambio di residenza o della fidanzata allergica. Secondo alcuni incentivato dal fatto che adesso procurarsi un nuovo cucciolo non costa niente.
Le adozioni da parte dei privati? Purtroppo ancora non bastano a riportare a una situazione di equilibrio nemmeno adesso che i cani non si vendono più.
“La maggior parte delle famiglie cerca comunque un cucciolo – spiega Vajther Bonelli  della LACM – i riproduttori adulti scartati dagli allevamenti, seppur di razza, non hanno riscosso il successo sperato. Certo, molti li abbiamo sistemati. Spesso i più belli, i più giovani e i più in forze. Le fattrici più sfruttate e i soggetti ormai anziani sono invece quelli che hanno maggiori difficoltà a trovare una famiglia disposta a prendersi cura di loro”.
Ancor più preoccupante è la situazione dei meticci. “L’aspettativa di poter adottare un cane di razza senza spendere un euro, ha fatto letteralmente crollare la richiesta di meticci – spiega la signora Ivanda, volontaria della LCIMDADC – Fino a cinque anni fa, spesso il bastardino era una scelta obbligata per le persone che non avevano disponibilità di denaro o semplicemente non volevano pagare un cane. Se la cavavano adottandone uno al canile. Oggi che la vendita è vietata, le cose vanno molto diversamente. Molte persone preferiscono aspettare la prima occasione per la razza che hanno sempre sognato. Quanta doppiezza nei sentimenti della gente!”
Intanto in parlamento è già battaglia. Secondo Luce Nuova e i partiti di area moderata il costo delle strutture pubbliche e dei canili privati sovvenzionati dallo stato è insostenibile. E nell’aria già echeggiano voci di ritorno alla pratica della soppressione.
“E’ inammissibile – ribatte Eros Ferri di Natura Libera – sarebbe un ritorno all’inciviltà. Il nostro senso civico deve progredire, dobbiamo farci forza e guardare avanti”.

25.09.2021
Allarme rosso per le razze italiane. La segnalazione arriva da Daniel Mori dell’Università di Cavriago.
“La legge 1317 ha avuto come conseguenza il crollo delle iscrizioni dei soggetti di razza: un fenomeno generalizzato per tutte le razze, ma a farne le spese sono soprattutto quelle meno diffuse.
Dove nello scorso decennio si superava il migliaio di iscrizioni l’anno – continua Mori – l’entrata in vigore della legge non ha danneggiato più di tanto. Anzi… in certi casi, meglio pochi ma buoni. La razza è stata portata comunque avanti dai pochi appassionati che hanno continuato ad allevare per passione scambiandosi i soggetti e affidandoli gratuitamente alle famiglie ritenute più adatte. Ma per le razze meno diffuse, siamo arrivati a un punto di non ritorno.
I pochissimi soggetti rimasti in riproduzione, lungi dall’essere perfetti, sono ormai tutti imparentati tra loro. Gli appassionati non possono permettersi di rivolgersi all’estero a proprie spese e molte razze rischiano di morire per eccesso di in-breeding (n.d.r. consanguineità). Il comitato per la tutela delle razze italiane ha mosso ieri un istanza per richiedere il riconoscimento di “Monumento Naturale” per sette delle sedici razze italiane riconosciute dalla F.C.I. L’intento sarebbe quello di raccogliere finanziamenti pubblici per la salvaguardia di questi “pezzi della nostra storia”.
“Le intenzioni sono ottime – sostiene Eziel Belli  di Naturamica – ma sono molto scettico sul fatto che questa richiesta possa essere accolta. E’ sempre più difficile far quadrare i bilanci e ci sono già molte spese per il contenimento del randagismo”.

12.06.2024
Dopo una sperimentazione durata quasi nove anni, oggi si è votato per l’abrogazione della legge 1317.
E’ il primo dei provvedimenti del nuovo governo.
La legge si è rivelata un “fiasco” sotto molti aspetti. Avrebbe dovuto decretare la fine del randagismo e invece ha solo riversato nei canili gran parte della popolazione canina in mano agli allevatori. Dopo di che l’afflusso ai canili si è rivelato immutato, alimentato dagli “errori” dei privati, dalla mancata osservanza della campagne di sterilizzazione e dai figli degli stessi randagi.
“I soli a sterilizzare sono stati gli ex-allevatori più ligi al dovere e rispettosi della legge. Gli altri se ne sono fregati. – commenta Silver Ferrelli di Cavalli & Segugi – Di fatto si sono sterilizzati i cani più validi e si sono fermati gli allevatori più competenti, attenti a controlli, vaccinazioni e cure necessarie, mentre i frutti della disattenzione e dell’incompetenza hanno continuato a riempire i canili, in barba a tutte le campagne di sterilizzazione. Il patrimonio zootecnico nazionale in molti casi è stato irrimediabilmente compromesso”.
Da domani si potrà ricominciare ad allevare come si faceva dieci anni fa.
Peccato che ormai rimanga ben poco da perpetuare.
“Parlare di estinzione della razza, in molti casi è esagerato – continua Hermes Bertolini del KCI – le razze che contavano più iscrizioni, bene o male, grazie all’impegno di molti appassionati e, come dicono i maligni, con la prassi di affidare i cani migliori chiedendo pagamenti in nero, sono riuscite a mantenere un numero sufficiente di soggetti più che validi. Certo ci sarà molto da lavorare”.
Nemmeno la seconda guerra mondiale ha provocato un così grande impoverimento del pool genetico dei cani di razza.
Ora non resta che rimboccarsi le maniche.

16-8-2024
Un gruppo di anziani cinofili si è riunito oggi a Milano allo scopo di creare una struttura capace di dare organicità all’allevamento del cane di razza pura, tornato legale dopo otto anni. Sarebbe infatti impossibile riprendere in mano la situazione senza un Ente che gestisca i libri genealogici e che organizzi prove di selezione (bellezza e lavoro) in grado di evidenziare i riproduttori più validi.
Si è deciso quindi di creare un’apposita struttura organizzativa. Si chiamerà “Kennel Club Italiano”*

*Kennel Club Italiano fu il primo nome dato all’attuale ENCI nel 1882, anno della sua fondazione. Contava 31 soci, tra cui il Conte Carlo Borromeo e il Principe Emilio Belgioioso d’Este.

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5 Commenti

  1. mmmhhh d’accordo con l’articolo e non ho mai capito la battaglia sulla non compra-vendita degli animali.
    Personalmente la mia compagna di vita e di lavoro è una cana fantasia e mi dedico attivamente alla valorizzazione dei cani dei canili quindi lo dico sempre a GRAN voce che davvero non si risolve nulla “combattendo” gli allevamenti, anzi sinceramente ho tanti esempi di famiglie “miste” del tipo 2 jack è un cane fantasia, perchè cmq l’amore per i cani si alimenta se c’è professionalità e competenza.
    L’ENCI invece non la capisco fino in fondo, sia come garante di razze da lavoro e da bellezza (parlo di criteri e prospettive future, delle mie sparute esperienze come commissario di ring mi sembrava di essere in un meta mondo), sia perchè cmq determinate tematiche (cmq trattate da un’esperta del settore come Barbara Gallicchio) non mi sembrano portate alla ribalta, sarebbe bello parlare anche di questo. Anzi farvi parlare perchè ci sarebbe da crescere parecchio
    😉 Marina

  2. Da pelle d’oca… Io ho un meticcio trovato abbandonato e una rottweiler di sangue blu, e continuerò a sostenere l’allevamento dei cani di razza perchè è l’unica vera cura contro il randagismo (non si può abbandonare facilmente un cane chippato e registrato, per cui ho speso migliaia di euro), e continuerò ad essere anche a favore del dare priorità all’adozione dei cani nei canili, ma soprattutto alla loro sterilizzazione!!

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