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Il cucciolo che deve ancora rizzare le orecchie non si fa socializzare! (Me l’ha detto miocuggino)

Avendo allevato pastori tedeschi, il Dramma delle Orecchie è stato una costante della mia vita per dieci anni e passa.
Poi, per fortuna, sono passata ai siberian husky, che a due mesi le hanno già drittissime (perché sono più piccole), e con mia grande gioia è finita l’era delle telefonate disperate: “Non le ha ancora alzate!” “Ne ha alzato una sola!” “Oddio, ne aveva alzato una e adesso l’ha riabbassata! E ADESSO?” (risposta: e adesso aspetti che la rialzi: ci sono sei mesi di tempo prima di cominciare a preoccuparsi).
Però mi ero anche dimenticata (o per meglio dire, avevo rimosso) una particolarità che mi ha rammentato ieri una lettrice in un commento: ovvero il Sacro Terrore dei neoproprietari che le orecchie dei cuccioli vengano toccate e che questo rovini completamente il futuro del cane, perché le orecchie toccate, accarezzate, pasticcate potrebbero non drizzarsi più.
Bene: questa è una clamorosa cugginata. E il fatto che sia avallata anche da qualche allevatore non la rende meno cuggina.
Per rovinare i padiglioni di un cucciolo (di pastore tedesco, di akita, di malamute o di qualsiasi altra razza in cui i cuccioli non rizzano immediatamente le orecchie) bisogna praticamente appendercisi (e non so neppure se sia sufficiente).
Personalmente ho sempre lasciato giocare i cuccioli tra loro (e le orecchie, tra loro, non solo se le tirano, ma se le allungano l’un l’altro stile Tiramolla!), li ho sempre portati in giro a socializzare con adulti e bambini e non ho mai – ribadisco, MAI – avuto il minimo problema di orecchie.
Neanche un caso in dieci anni (più un altro paio d’anni a seguire).
Sarà che ho utilizzato linee di sangue che non avevano questo problema… ma anche se così fosse, questo darebbe ragione alla mia profonda convinzione che le orecchie “farlocche” siano dovute alla genetica e non certo alle manipolazioni.
Invece l’equilibrio caratteriale del cane è sicuramente dovuto alla gestione che sanno farne i suoi umani: e per questo mi ha terrorizzato (e invogliato a scrivere di corsa questo breve articolo) il commento della lettrice di cui sopra, che ha scritto:

“Io ho conosciuto la settimana scorsa una signora che tratta come un cane piccolo una cucciola di pastore tedesco di 3 mesi, impedendole di socializzare con bambini e cani (per paura che le scendano le orecchie)”.

Questa signora rischia di ritrovarsi per le mani un cane adulto con orecchie perfette, ma attaccabrighe con i cani e pericoloso nei confronti dei bambini: anche perché il pastore tedesco, checché ne dicano i libri, tendenzialmente NON ama affatto i bambini e bisogna farglieli conoscere prima possibile per evitare problemi in seguito.
Aggiungo che i bambini, mediamente, non sono dei criminali né degli idioti: se sono piccolissimi e non in grado di capire, non sono neppure in grado di far danni. Se sono un po’ più grandicelli, basta responsabilizzarli (io ho sempre spiegato loro che i cuccioli di pastore tedesco hanno le orecchie delicate perché dovranno raddrizzarle col tempo, quindi è meglio non appendercisi: e ho sempre trovato massima collaborazione, anzi c’è stato qualche bambino che cazziava vivacemente l’amichetto appena questi accarezzava il cucciolo sulla testa, al grido di “non toccargli le orecchie!”). E se questo non bastasse a rassicurare la Sciuramaria, basta tenerli d’occhio: socializzare un cucciolo significa “fargli incontrare” dei bambini, non “buttarlo in pasto a branchi di bambini”: anche perché, se lo facessimo, rischieremmo ben altro che le orecchie.
Comunque, per concludere: le orecchie di un cucciolo possono essere tranquillamente accarezzate, toccate e pacioccate senza che questo influisca minimamente sulla futura robustezza delle cartilagini.
Ovviamente vanno evitati gli eccessi (ma questo vale anche per i cani a orecchie pendenti: anche perché, se uno ci si aggrappa e tira come un dannato, il cane sente male), ma non è il assolutamente il caso di farsi particolari paranoie…e soprattutto è un vero DELITTO impedire al cucciolo di avere una corretta socializzazione per evitare un rischio che, in condizioni normali, NON ESISTE proprio.