Qualche giorno fa, in una puntata di “Forum”, si è trattata la causa di un signore separato dalla moglie che, dopo aver regalato alla figlia un cane, se l’è ripreso indignato dal fatto che il nuovo compagno della moglie volesse mandarlo “a scuola”, in un centro in cui il cane sarebbe stato tenuto una settimana da solo per iniziare una rieducazione e poi – se non ho capito male, perché qui non sono stati molto chiari – avrebbe proseguito il percorso con i proprietari.

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La cosa che ha lasciato più perplessa me è stata questa vecchissima concezione del cane “portato e mollato” dall’addestratore (anch’io ho iniziato lavorando così: però quarant’anni fa. E dopo tre anni già tenevo corsi “cane-padrone”, come si chiamavano allora). Ma di questa incongruenza non si è accorto praticamente nessuno, tra il pubblico di Forum che sputava le sue consuete sentenze.
Invece c’è stata una notevole divisione tra chi riteneva giusto che il cane venisse educato e “civilizzato” e chi, dando ragione al padre della ragazza, sosteneva che il cane dovesse fare quello che caspita gli piaceva e pareva, e che educazione e addestramento (considerati come una cosa unica, a riprova del fatto che la cinofilia acculturata perde tanto tempo a scannarsi sulle definizioni, mentre il mondo delle Sciuremarie sa a malapena che esistono le “scuole per cani”) fossero qualcosa di superfluo, se non addirittura dannoso.

La parola “cavolate“, riferita all’educazione,  l’ha pronunciata la conduttrice in persona: e a me sono venuti i brividi blu, perché in un modo di teledipendenti quel che arriva dal personaggio famoso tende ad essere preso per Verità Infusa dal Cielo, specie se il personaggio in questione è noto per il suo amore per gli animali e per i cani in particolare.
Dopo la puntata di Forum avevo avuto l’idea di scrivere qualche riga: poi ho lasciato perdere perché un educatore, Claudio Minoli, ha scritto e fatto girare su FB una lettera indirizzata alla sciura Dalla Chiesa (la trovate qui)  di cui condividevo assolutamente i contenuti.
Quindi, perché riscrivere le stesse cose?

Purtroppo, però – un po’ su FB, un po’ in giro e un po’ su questo stesso sito – mi sta capitando di rileggere, in questi giorni, più volte e in diverse salse, lo stesso concetto del cane che non deve essere “costretto dall’uomo” a fare cose, ma che si deve semplicemente “amare” rispondendo, così, almeno in parte, all'”amore incondizionato” che lui prova per noi.
E’ una visione animalista che non rappresenta certo una novità (purtroppo, visto che è etologicamente sbagliata), ma che mi sembra stia facendo sempre nuovi seguaci proprio in questo periodo.
Non so se ne possa attribuire la causa a Forum (ma non lo escluderei, vista la popolarità di quella trasmissione) o a qualche altra misteriosa congiunzione di pianeti… ma sta di fatto che questa visione del cane come soggetto “da amare e da cui farsi amare… ebbasta” è pericolosissima.
Quindi bisogna parlarne un po’, chiarendo che:

1 – L'”amore incondizionato”è un’invenzione. E’ la base di tutta la più smielata (e fasullissima) retorica in base alla quale il cane “lecca la mano che l’ha colpito”, “è fedele per sempre”, “ti ama anche se lo prendi a calci” e via sdolcinando.
Ma queste sono, proprio papale papale, tutte balle.
Il cane non è né un santo, né un idiota: quindi, tanto per cominciare, col cavolo che AMA l’umano che lo prende a calci dal mattino alla sera.
Se Hachiko fosse stato preso a sberloni, non sarebbe MAI andato a aspettare il suo umano per 12 anni alla stazione…neanche se l’umano era Richard Gere!
Purtroppo per lui, il cane è un animale sociale per il quale il concetto di “società”, di “unione”, di “branco”, chiamatelo come volete, viene al di sopra di qualsiasi altra cosa.
Il cane ha ricevuto dall’antenato lupo questa convinzione assoluta, fortissima e  irremovibile: un cane isolato è un cane morto.

Per questo, pur di non restare solo, sopporta anche le peggiori angherie a cui risponde, nel suo linguaggio, con segnali di pacificazione (vedi il classico “leccare la mano che l’ha punito”) che puntualmente vengono fraintesi. Perché questo non è affatto “amore”!
Leccare la mano che l’ha punito è solo una richiesta di “non farlo più, please: proviamo a vivere in pace senza menarci, che farebbe meglio alla salute di entrambi, ma soprattutto mia”.
Il cane, entro certi limiti, sopporta  i bastardi umani che abusano di lui: ma non li ama affatto.
Come cantava Gaber, amore un corno!
Il cane non ha neanche la sindrome di Stoccolma, come ha sostenuto recentemente un guru parlando degli addestratori macellai: semplicemente, il cane sceglie il male minore (restare all’interno di un branco piuttosto che andarsene alla deriva), ma sapendo benissimo che si tratta di un “male”.
Non è certo infatuato o innamorato di chi lo frusta o di chi gli mette il collare elettrico: è ben conscio di avere a che fare con un pezzo di merda, e tale lo ritiene… è solo che restare isolato, per lui, è peggio che vivere con un pezzo di merda.
Infatti c’è anche da dire che il teorico cane “fedele per sempre“, quando viene sottratto a una situazione di maltrattamento e viene inserito in una famiglia di persone civili, non passa certo i suoi giorni a rimpiangere il suo primo “amore”: anzi!
Si adatta alla nuova famiglia alla velocità della luce: ed è felice come una pasqua, perché ha nuovamente realizzato la sua assoluta priorità (e cioè quella di vivere in società), ma stavolta l’ha realizzata senza bisogno di subire angherie come contorno.

Fedele a chi, e perché?
Nessun cane maltrattato si è mai sdraiato su alcuna tomba sospirando.
Queste cose le fanno i cani che si sono sentiti amati e rispettati (come Hachiko, come Fido e come altri cani protagonisti di episodi di “amore eterno”), che hanno stretto un fortissimo legame con il loro umano e che non sono rimasti lì solo perché non sapevano dove andare.
Ma i cani gestiti in modo violento e coercitivo, quando si liberano del pezzo di merda di turno, fanno i salti di gioia alti così.
Altro che disperarsi sulla sua tomba: se potessero, ci organizzerebbero sopra un party.
Se non se ne vanno prima, è solo perché non sanno se, dove e quando potranno venire accettati da un branco diverso da quello che conoscono e al quale – per istinto naturale, per retaggio atavico, chiamatelo come vi pare – rimangono aggrappati nonostante tutto.
Ma per paura di quello che potrebbe attenderli al di fuori del mondo che conoscono, e NON certo “per amore”.
L’amore, quello vero (di cui dispone sicuramente in dosi industriali e di gran lunga superiori a quelle umane) il cane lo dà solo a chi se lo sa meritare.
Con gli altri bipedi rimane, detta proprio in modo un po’ crudo,  per puro e semplice opportunismo…anche se a noi non sembra tale, perché non capiamo che senso possa esserci nel restare vicino a qualcuno che ti prende a calci, o ti lega a una catena di un metro, o ti dà da mangiare quando si ricorda.
Ma noi ragioniamo da umani, ovvero da soggetti che sanno che morto un papa se ne fa un altro, che lasciato un gruppo se ne può comporre un altro, che mandato affanculo l’amico carogna se ne trova uno migliore.
Il cane, tutto questo, NON lo sa.
Per il cane, al di fuori del mondo conosciuto e della società in cui vive, c’è l’Ignoto.
Ci sono gli abissi, l’inferno, l’apocalisse.
Per questo il più grave trauma in assoluto che si può causare ad un cane è l’abbandono: perché l’isolamento sociale è l’unica cosa capace  di gettarlo nella disperazione e nella depressione più totale.

2 – Ma come si fa a meritarsi l’amore di un cane?
Non certo lasciandolo “libero e felice”, perché questi due termini, per lui, sono in contraddizione.
Non possono proprio stare nella stessa frase.
“Libero e felice” può esserlo un gatto – animale individualista – ma non un cane: perché, lo ri-ri-ribadiamo, il cane è un animale sociale. Non sarà più un lupo al cento per cento, certo: ma nella sua “anima sociale” lo è ancora, eccome.
E’ luposissimo.
E nessuna società può funzionare se non ci sono due presupposti fondamentali:
a) regole;
b) collaborazione.

Mi dispiacerà se animalisti, Sciuremarie e Sciureritedallachiesa, leggendo queste parole, si strapperanno i capelli (non certo pensando di aver sbagliato tutto fino ad oggi, ma pensando che io sia una deficiente: purtroppo per loro, sono una deficiente in compagnia di tutto il mondo scientifico che si è occupato, fino ad oggi, di etologia canina): ma il cane lasciato libero di gestirsi da solo, “amato e basta”, mai corretto, mai indirizzato, mai educato,  è un povero frustrato infelicissimo.
E’ un cane convinto di vivere in una società senza regole, che dal suo punto di vista (e non solo dal suo, perché ha perfettamente ragione!) NON PUO’ FUNZIONARE.
Quindi il poveraccio avrà solo due scelte: a) lasciarsi andare all’apatia, o all’angosciosa routine del “minimo indispensabile” (come fanno i cani che dormono dieci ore al giorno, con i loro umani che pensano “guarda come è sereno e rilassato!”, mentre dovrebbero pensare “Guarda ‘sta povera bestia come si rifugia nel mondo onirico, perché quello reale non gli offre nulla di buono”!); b)  tentare di darle LUI, le regole, nel disperato tentativo di mettere ordine in questa società che, dal suo punto di vista, è insostenibilmente anarchica. E questi sono poi i cani che vanno a finire dai Cesar Millan di turno perché diventano dei despoti ingestibili e talora aggressivi.

Ma perché arrivano a diventare aggressivi e mordaci?
Nove volte su dieci, perché sono stressati all’inverosimile: ovvero, perché sono stati costretti – loro malgrado – ad assumere una posizione di comando o anche solo delle responsabilità che MAI E POI MAI avrebbero voluto assumere, specie se sono giovani ed inesperti e quindi non si sentono all’altezza.
Ma è proprio perché sono giovani ed inesperti che, non sentendosi in grado di comandare con pacata fermezza, come farebbe un vero leader, ricorrono alle maniere da “bullo”: nè più nè meno dei bulletti umani che reagiscono alla mancanza di autostima cercando di imporsi con la forza sugli amici o sui compagni di scuola.
Le regole, però, sono soltanto il primo dei problemi: perché poi c’è quella che ho chiamato “collaborazione” tra i vari membri del branco, e che potremmo identificare nel fatto che ognuno, in una società (o in un branco), deve fare la sua parte e rendersi utile alla collettività. Il tutto tenendo sempre BEN presente che in natura l’unica cosa che conta – e che quindi guida e dirige tutti gli istinti – è la conservazione della SPECIE e non dell’individuo.
L’ho già spiegato più volte in altri articoli, ma lo ribadisco anche qui: a Madre Natura, del singolo individuo, non importa un fico secco. Al singolo individuo, invece, importerebbe moltissimo (specie se l’individuo è un cane, animale con una grande coscienza di sé e una notevole dose di egocentrismo!)…MA quando viene messo di fronte alla scelta tra il proprio benessere e quello del gruppo (e quindi, in senso lato, della specie), lui sceglierà sempre e comunque il secondo. Non perché “gli piaccia”, né perchè sia poi così altruista… ma perché non è in grado di farne a meno. Perché è il suo DNA a portarlo in quella direzione.

E’ un po’ la stessa cosa che succede a me quando sto per accendermi una sigaretta: lo so che non dovrei, lo so che mi fa male, ma la prendo e la accendo lo stesso perché altrimenti proverei un fortissimo disagio.
La differenza sta nel fatto che il mio disagio è indotto dalla mia dannatissima dipendenza (e anche dalla deficienza, okay)…mentre quello del cane è indotto proprio da Madre Natura in persona.
E contro quella, non c’è forza che tenga.
Il cane, quindi, anteporrà SEMPRE l’interesse del branco a quello suo personale: e l’interesse del branco prevede che ognuno faccia la sua parte  e che collabori con gli altri… cosa a cui, per ovvi motivi, ogni individuo deve essere “addestrato”.  Altrimenti farebbe solo casino.
E’ per questo che madri e padri dei cuccioli impiegano tanto tempo e tanto energie ad insegnare loro come si caccia, come ci si difende dai predatori, come si lotta, come si fa la guardia al proprio territorio.
Queste cognizioni non cadono dal cielo, ma vengono insegnate dagli adulti.

Inizialmente il cucciolo viene semplicemente “educato” a comportarsi in modo socialmente corretto (per esempio gli si insegna l’inibizione del morso, il rispetto per la proprietà altrui e così via); poi viene “addestrato” a quello che sarà il suo compito specifico, il suo modo di rendersi utile come cacciatore, o come guardiano, o come pacificatore…e così via.
Queste non sono “cavolate”, sciura Rita e sciureanimalistebuoniste: questo è il succo, l’essenza stessa della vita di un cane, così come Madre Natura l’ha creato.
E se noi non facciamo correttamente la nostra parte educando (prima) ed addestrando (poi) il nostro cane in modo da farlo sentire parte integrante ed utile del nostro branco, ne faremo un infelice, stressato e nevrotico. Uno che non saprà che fare della vita sua. Uno che continuerà a chiedersi, in eterno: “Quando mi cacceranno via, visto che non servo a niente?”
Perché anche questa è una preoccupazione diffusa e un costante motivo di stress nei cani “soltanto amati” e mai guidati e seguiti. Perché in un branco gli “inutili” vengono emarginati, e non certo coperti di coccole dal mattino alla sera.
La coccole sono apprezzate e comprese dal cane solo quando sono un premio, una risposta positiva a qualcosa che lui ha fatto: allora sì che se le gode, perché è soddisfatto di se stesso e si rende conto che anche il suo branco è soddisfatto di lui.
Ma se cascano dal cielo senza motivo, anche le carezze lo lasciano perplesso: tanto che a volte è lui stesso a cercare una spiegazione (“cos’ho fatto di così buono da essere premiato?”) e a trovarne, a volte, di molto personali (“Ah, ecco! Forse sono così contenti di me perché ho mangiato la sedia della cucina! Ecco, ora ho capito…domani mi mangio le altre tre!”)…che lo inducono, magari, a ripetere in assoluta buona fede comportamenti che a noi sono tutto, meno che graditi. Dopodiché, magari, gli urliamo addosso…e la sua confusione mentale è completa.

Ma non voglio andare oltre e dilungarmi troppo sui punti specifici: quello che vorrei fosse chiaro è solo il punto chiave della questione, e cioè che il cane HA BISOGNO di essere guidato, educato, addestrato.
Ovviamente questo andrà fatto in modo gentile, civile, non coercitivo, non violento e tutto quello che vorrete aggiungere…ma VA FATTO.
E va fatto perché è’ “questa” la sua natura, e non quella di fare l'”allegro vagabondo” libero di scegliere e di farsi i comodacci suoi.
Perché “comodi”, nove volte su dieci, non sono affatto: anzi, sono motivo di disagio e di stress.
La conclusione, dunque, è sempre la stessa: se vogliamo fare davvero felice il nostro cane, pensiamo da cani (e agiamo in modo comprensibile per un cane).
Studiamo la loro natura (e non la nostra), il loro comportamento (e non il nostro), i loro segnali…e comportiamoci in base ad essi, non in base a Lilli e il Vagabondo o alle poesie strabordanti retorica.
In una parola: siamo seri ed approcciamo il cane in modo scientifico, non disneyano.
Solo così riusciremo ad amare il nostro cane nel modo giusto…e a farci amare davvero da lui.

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27 Commenti

  1. so che anceh la vitali ha scritto una lettera di “insulti” a rita per sta cosa. ma più che altro le dava appunto fastidio il concetto di lasciare il cane una settimana al centro. Si beh… suona male e anche io sta cosa la guardo con sospetto perchè una volta si lasciava il cane un mese però… e ti tornava “addestrato” (e spesso cambiato in peggio) però… scusami sai si certo la relazione… si CERCA di educare l’uomo in modo che educhi il cane ma certe persone sono così “gnucche” che fai prima a farti dare il cane lo educhi (con metodi adatti e non con le cattive docve sta scritto che si devono usare le cattive maniere) e glie lo ridai … certo magari dopo qualche gg torna come prima (anche se magari no del tutto…)però forse invece di contestarti i cosigli o chiamare ongni giorno un nuovo educatore perchè non gli ha consigliato quello che volevano sentirsi consgiliare magari poi si convincono…e ti cominciano ad ascoltare. poi altre cose che il cane può imparare anceh cavolate del tipo la zampa. ma puire il resta ecc… se lo impara da tre poi sarà più facile “fruirne” al proprietario. chiaro è semproe meglio lasciare il cane col suo branco ma a mali estremi… e se lo dico ho i miei perchè…

    • Mi dispiace peerchè stimo Rita Dalla Chiesa, ma per quanto rigurda i cani e la cinofilia fa molti casini. Quando da buonista consiglia di adottare un cane di canile e non di acquistarlo, non si rende conto del danno che reca ai seri e coscenziosi allevatori che dedicano la loro vita alla selezione dei cani di razza,l’economia italiana è supportata anche da loro.

  2. Vorrei vedere la signora Dalla Chiesa sorridere beata mentre il cane gli lascia un ricordino sul letto, o sul divano da 5000€!
    Non lo educhiamo, chissenefrega se poi diventa un mostro isterico ed ingestibile!Ci ama tanto!

  3. La colpa non è nemmeno della Dalla Chiesa, ma della televisione intesa come circo. In televisione non c’è spazio per la professionalità e per la serietà, ma solo per gli ipocriti buonismi e per l’effimero in senso lato. Ed è per questo che i Cesar Millan spopolano: ve l’immaginate una trasmissione diretta da un placido allevatore o addestratore o etologo sulla sessantina con un’esperienza pluridecennale alle spalle? Mentre spiega con piglio accademico cos’è l’etologia e la psicologia canina, oppure cos’è un branco, cos’è una coppia alfa? I risultati sono facilmente prevedibili: lo spettatore medio scappa come una lepre. Ma Cesar Millan distribuisce colpi di guinzaglio sulla schiena dei cani delle star di Hollywood, e lo spettatore medio -che si identifica spesso con un individuo dal basso livello di istruzione- resta incollato al televisore! Lo spettacolo circense è servito: escano i clown, i mangiafuoco, le foche e le tigri!
    Infine sappiamo bene in cosa consiste Forum: ci si inventa una causa con finto attore e finto convenuto (quasi sempre del Sud e quasi sempre ignoranti e sgrammaticati, e la cosa mi ha sempre mandato in bestia: non capisco a che serva alimentare il luogo comune del meridionale chiassoso, analfabeta e superficiale) che tratti un argomento di attualità (dall’immigrazione, al lavoro giovanile), si passa la parola al pubblico buonista che ovviamente non conosce un’acca dell’argomento trattato (a parte qualche servizio visto al Tg4) e la disinformazione è servita. Magari qualche messa in scena filogovernativa (come la finta terremotata de L’Aquila che ringrazia il Presidentissimo) ogni tanto ce la buttano nel calderone: tanto per far capire alle sciuremarie da che parte politica sono collocati i buoni sentimenti.

  4. Tutto vero quello che dici.
    Avevo seguito anche io, proprio su facebook, la vicenda e ovviamente appoggiato in pieno la lettera di Claudio Minoli con cui mi sono poi confrontato telefonicamente.
    Tu parli della “visione animalista” e fai bene, ma vorrei ricordare a tutti questa non è figlia di Forum o di programmi del genere, ma messa in atto con chirurgica volontà – quanto maniacale – dai cinofilosofi.
    “Rendere destro”, “e ducere” ed ogni accezione semantica di lingue estinte è andata benissimo a coloro che hanno – di fatto – diviso l’intero comparto a loro insindacabile giudizio al solo fine di diventare i guru dell’acqua calda del nuovo millennio.
    Il fatto che “il cane da amore e da cui farsi amare” (CIT) sia un’invenzione animalista la escludo per il semplice fatto che non bisogna confondere una disciplina con un’ideologia.
    L’animalista medio guarda ai valori e ai diritti degli animali, e difficilmente entra nel merito della faccenda a meno che non vi sia un maltrattamento a cui fa eco peraltro anche il comparto cinofilo.
    Resto dell’opinione che la causa di tutto questo sia imputabile ai cinofilosofi, i quali non sapendo fare di meglio (meno che mai i cinofili) si sono costruiti la loro bella nicchia di mercato speculando sul fattore ideologico e mischiandolo con le più elementari regole base della cinofilia, amplificandole attraverso una pseudo magica pozione che sta dilagando e facendo danni su danni.
    Quando ai miei ex clienti dicevo:-”Il cane non ti ama, ma ti rispetta e/o riconosce la tua autorevolezza”, mi guardavano straniti perché – nella maggior parte dei casi – erano passati prima da un cinofilosofo oppure ne avevano seguito le evoluzioni letterarie su qualche blog.
    La risultante (voluta e cercata con ogni mezzo) è quindi la seguente:-”Chi addestra non solo fa una cosa inutile, ma è uno stronzo/maltrattatore” – a prescindere da come lo faccia; chi “educa” – al contrario – è la “giusta via da seguire”, soprattutto se è edulcorata con l’amplificazione dell’ovvio letto attraverso la chiave ideologica…possibilmente made in USA.
    Quando io dissi “BASTA”, ci furono alcuni che mi capirono, ma altrettanti che si lasciarono convincere dal Guru di turno uscendosene con frasi tipo:-”Ehhh ma io non voglio addestrarlo…mica faccio gare (?); quello che facciamo noi è tutta un’altra cosa”.
    “Un’altra cosa” un par di palle. Il richiamo è di fatto una elementare forma di addestramento e su questo non mi sposta nessuno (come credo non sposti alcun cinofilo); il resto sono solo LIVELLI più o meno avanzati.
    Morale: fino a che ci saranno cinofilosofi a dettare regole cinofile in Italia, il Bel Paese resterà il fanalino di coda della cinofilia mondiale, alla faccia di tutti quei professionisti in gamba di cui è composta (e ne conosco tanti).
    Non ho MAI visto – seppure più volte chiesto – un curriculum significativo di un qualunque cinofilosofo o Guru.
    Nessuna gara, nessun brevetto, nessun risultato; solo carte acquisite dietro una scrivania: questo è il vero dramma da cui è partito tutto fino ad esondare nelle uscite infelici della Sig.ra Dalla Chiesa, la quale resta solo la punta di un iceberg, e nemmeno quella più scandalosa.

    Ti ricordo al contempo che illustri professionisti hanno commentato le prese di posizione contro il programma con un sonoro “Much about nothing” (l’ho anche messa come “citazione a cui mi ispiro” sul mio profilo facebook), e questo te la dovrebbe dire lunga sulle alleanze che alcuni di loro stringono – per questioni di marketing – con i cinofilosofi.
    Ormai è l’abisso, ed ho validi motivi per ritenere che la cinofilia italiana non possa andare più in basso di così.
    Se questo è vero – però – non può fare altro che risalire.
    Buon lavoro a tutti

    • Claudio, approvo al cento per cento, tranne che per una cosa: il cane “da amare e da cui farsi amare” E’ assolutamente animalista, tanto che ‘sta manfrina io la sentivo già negli anni ’70, quando alla filosofia (o quel che l’è) animalista mi volevo avvicinare…e i cinofilosofi, a quei tempi, non solo non filosofeggiava ancora: la maggior parte di essi non era manco ancora nata!
      Tu sei troppo giovane per saperlo…ghghghgh…

      • Fammi capire: tu mi dici che la creazione del “cinofilosofo” va retrodatata?
        Un po’ come la scissione del genoma lupo-cane 🙂
        Mi distruggi un mito a cui ho addirittura dedicato un blog: http://www.cinofilosofia.blogspot.com/
        In realtà la mia convinzione parla dell’oggi.
        Quando fondai WolfEmergency mi accorsi che l’ideologia animalista moderna è più concreta rispetto a quella di una volta (tiè! ghghghghghg), nel senso che i simpatizzanti guardano più al sodo.
        Non a caso abbiamo aperto tavoli di confronto – non di scontro – per la tutela del lupo in Italia con ottimi risultati…e con i peggiori nemici dei lupi: gli allevatori.
        E’ un processo ancora lungo, ma sono ottimista 🙂
        Solo da questo nasce la mia convinzione, non da altro (lo vedo anche con i colleghi di L.I.D.A. – WWF – 100%ANIMALISTI).
        Poi, per carità, ci sta pure che mi sia perso qualcosa, ma l’ideologia della Sciuramaria – infarcita di “vieni dalla mamma che ti do il biscottino” (che è poi l’essenza della Sig.ra Dalla Chiesa) – ritrae secondo me solo in parte l’ideologia animalista, fatta più che altro di azione; almeno per quello che vivo con la mia piccola corazzata WE.

      • FINALMENTE L’HO TROVATOOOOOO!!!! (volutamente urlato 🙂 ), Valeria ammiro la tua abnegazione nel ripetere sempre gli stessi concetti senza stancarti mai, ti capisco, io lo faccio con l’acquariofilia (anche lì c’è tanta ignoranza), continuo a ripetermi per ogni neofita, perché di mezzo ci sono degli esseri viventi che non hanno chiesto loro di interagire con noi, di cui siamo pienamente responsabili ai quali abbiamo il dovere di garantire una vita dignitosa, altrimenti lasciamo che se ne occupi qualcun altro.
        L’ho trovato dicevo, l’articolo che esprime i concetti base in modo lucido, chiaro e sintetico, quando l’ho letto sono balzata dalla sedia e sono corsa ad accendere la stampante, mi viene proprio voglia di fare 1000 copie e appiccicarle sui muri delle case come fossi una folle TataLucia :))

  5. Oh, questo E’ sacrosanto. Soprattutto, chi pensa che l’addestramento sia inutile, come pensa che faccia il suo cane a sapere affrontare una scala, giocare con un altro cane senza fargli male, correre e saltare, se non grazie all’insegnamento della sua mamma? E com’e spiegabile, che i miei cani che ogni giorno fanno un po’ di addestramento, anche le ‘cavolate’ per eccellenza come i trucchetti tipo rotola, dai la zampa e così via, siano sempre scodinzolanti e allegri, e non mi lascino un attimo, mentre i cani dei miei vicini, che sono tanto amati e possono sempre fare ‘quello che preferiscono’, non scodinzolino quasi mai, nemmeno quando torna il padrone da lavoro, ignorino la loro famiglia e non vadano mai a cercare coccole o gioco da loro, debbano stare sempre legati altrimenti seguono qualcun altro? Ama di piu’ il suo padrone, il cane che lo segue ovunque scodinzolando e cerca sempre di covincerlo a fare qualcosa assieme, o il cane che lo ignora e non mostra alcuna felicita’ di stare con lui? E siamo così certi che per il cane sia peggio imparare a comportarsi e poi seguire ovunque il proprietario, piuttosto che ‘restare naturale’, ma restare anche a casa in ogni gita domenicale, giro in città o visita agli amici, perché altrimenti tira il guinzaglio, salta addosso alla gente, ruba cibo dalle mani?

  6. Un titolo azzeccatissimo per questo articolo sarebbe stato: “Rita Dalla Chiesa dice cavolate: parola di un educatore (ma non solo…)”

  7. bellissimo articolo davvero!!!! ne sposo in pieno tutto il contenuto, amare significa rispettare e per rispettare il tuo cane devi dargli quello di cui ha bisogno: ordine e disciplina, una struttura gerarchica in cui lui possa identificarsi per vivere in equilibrio con sé stesso e con gli altri. Complimenti Valeria, ammiro il modo che hai di illustrare le tue idee, parli in modo chiaro e diretto!!!! (perdonami se ti dò del tu) 🙂

  8. Questo sarebbe senza dubbio uno degli articoli migliori in assoluto sul cane e sulla cinofilia in generale , se non fosse per quella frase “L’amore, quello vero (di cui dispone sicuramente in dosi industriali e di gran lunga superiori a quelle umane).. ecc..” .. che è davvero intollerabile e quasi vanifica il resto .

  9. questo articolo è davvero bello! fino ad ora non ho mai scritto una cosa del genere, ma questo è bello per davvero! giusto qualche minuto fa ho risposto così ad una ragazza che afferma che il suo cane la lecca per dimostrarle affetto “no, guarda che il cane ti può leccare solo per tre motivi: per chiederti cibo, per calmarti, per pulirti” :-)))) io vorrei aggiungere una cosa a ciò che è scritto nell’articolo: i cani sono stati selezionati dall’essere umano come MANOVALI A BASSO COSTO. sono geneticamente lavoratori, dei gran lavoratori! e visto che ad oggi nessuno ha le pecore in salotto, o va a caccia per le vie del centro, glielo vogliamo dare o no un lavoro dignitoso a sti poveri pelosi che però orsacchiotti non sono?

  10. io sono sempre più convinto che PRIMA di prendere un cane occorrerebbe un corso che ti faccia capire l’etologia del cane, un patentino. ma per TUTTI i cani, nn solo quelli “pericolosi”.

    tanta gente, troppa, prende un cane senza capire che ha bisogno di regole, che è un animale ESTREMAMENTE abitudinario, che ha bisogno di lavorare, di collaborare…

    questa gente senza nessuna cognizione etologica si ritrova poi un mostro-distruggi-mobili e FORSE va a frequentare un centro di addestramento. questa stessa gente però spesso è totalmente indisponente, pensando di SAPERE già come comportarsi contestando l’istruttore, rompendo i maroni all’infinito perché dopo due lezioni il cane ancora distrugge casa, pensando che il lavoro al campo finisca lì, e che nn si debba dedicare al suo “amico” anche a casa, con coerenza sua ed eventuali familiari…

    bah…

  11. Standing ovation, articolo da linkare in giro, peccato per la prima parte con RdChiesa perché la gente che legge poco si sofferma lì, invece è dal punto “1” in poi che va letto

    • giusy, perchè credi ci sia una “bella” differenza? addestrare non vuol dire solo fare attività cinofilo-sportive, ma “dare abilità”. nei corsi di EDUCAZIONE base impari la condotta al guinzaglio, il seduto, il terra, ecc.. e non è forse addestramento? non è addestramento insegnare al cane a camminare al nostro ritmo? o a non chiedere cibo a tutti gli ospiti? addestrare o educare, parole diverse per dire “rendo abile il mio cane per vivere nel mio mondo”. al limite si decide quale metodo, se in modo cognitivo o se attraverso il puro condizionamento, ecc… ma educazione ed addestramento sono una cosa collegata all’altra… mi viene difficile pensare ad un tipo di educazione senza addestramento.

  12. Per me sono due cose differenti e non so se riuscirò a spiegarmi…. Addestrare un cane per me significa insegnarli a FARE determinate cose (seduto, terra, riporto di oggetti…) Educare un cane … è avere il suo rispetto, come fanno in natura con il capobranco. I miei cani NON chiedono cibo dalla tavola, rispettano i miei spazi, eppure non ho mai insegnato loro il seduto o il terra. Convivono pacificamente (razze diverse e meticci) ma non sono addestrati, sono sereni e ben socializzati. Io non li ho addestrati ma educati al rispetto. Non credo che una buona convivenza sia dettata solo dall’adestramento che ritengo un qualcosa in più, esercizi che noi insegnamo al cane ma non li trovo necessari. Io posso addestrare il cane a saltare una palizzata ma non educare il cane a saltare la palizzata.

    • Educare nel far acquisire competenze sociali, in quello che si può o non si può fare nella società. Un cane bene educato sa da solo cosa é bene e cosa é male ed é in grado di comportarsi a seconda della situazione, senza che nessuno glielo dica. Anche tra cani si educano.
      Addestrare nel fargli fare dei movimenti per poter poi chiedergli di svolgerli. Ripetizioni ma anche casualità tra un comando e l altro. Il cane non sa deve fare finché non gli viene chiesto. Se si immagina e anticipa sbaglia.

  13. Ma la signora DallaChiesa non é per caso figlia di un noto Generale dell’esercito? Domando questo ironicamente perché mi chiedo se a questo punto lei consideri una cavolata anche l’educazione e l’addestramento che suo padre esercitava su coloro che erano sottoposti a lui è lo ammiravano come un vero leader e ne hanno fatto l’uomo che era…

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.