PREMESSONA IMMANE: i primi cani a cui ho dedicato i miei “veri standard” umoristici sono stati, per ovvi motivi, quelli che ho “vissuto” di più: in primis quelli che ho allevato, poi quelli che ho posseduto (o forse da cui sono stata posseduta…), infine quelli con i quali ho avuto modo di lavorare durante la mia lunga “carriera” (che chiamo così non per presunzione, ma perché non mi viene un sinonimo decente) di addestratrice.
In tutto questo, però, mancava una razza: anzi, “la” razza che è entrata per prima nella mia casa e nel mio cuore.
Sto parlando dell’épagneul breton, cane da caccia che quindi con me non avrebbe dovuto azzeccarci per nulla: purtroppo, come i due setter che seguirono, c’azzeccava con mio padre.
Ora, di problemi nel redarre un “vero standard” di questa razza io ne ho avuti tre: il primo è il fatto che, quando arrivò Whisky a casa mia, io non avevo ancora dieci anni; il secondo è il fatto che in realtà lui avrebbe dovuto essere il cane da caccia di mio padre (poi capirete il condizionale) e non il mio; il terzo è il fatto che io, nella veste di cane da caccia, non l’ho mai conosciuto…e non solo per via della mia età, ma proprio perché caccia e cacciatori (padre compreso, quando vestiva quei panni) mi stavano già sulle scatole allora.
Quindi io potrei parlare solo dell’épagneul breton come cane di casa…se non fosse per il problema numero quattro: e cioè il fatto che il mio non fosse esattamente un cane normale.
Per questo, forse, è il caso che prima di parlare di breton io vi appiccichi qua la storia di Whisky, tratta da una specie di libro che avevo iniziato a scrivere molti anni fa sulla mia “vita bestiale” (intesa come corredata da un’infinità di animali, che mia madre chiamava Le Bestie, maiuscolo) e che non ho mai finito. Magari, un giorno o l’altro, lo finisco e lo pubblico: ma per ora beccatevi la parte che parla di Whisky.
Così capirete che il “vero standard” che segue è legato all’immagine di QUEL cane lì.

UN BRETON DI NOME WHISKY

La prima Bestia di cui conservi un ricordo completo era un épagneul breton (che a quei tempi veniva chiamato più frequentamente “Breton spaniel”) con le lentiggini, di nome Whisky, che dava i numeri a causa della leptospirosi contratta da cucciolo nonostante la vaccinazione. Dato per spacciato, era miracolosamente guarito: ma la malattia l’aveva lasciato vagamente schizofrenico.
Alternava momenti di umore giocoso ad altri nerissimi, in cui si rintanava nella sua cuccia ringhiando a chiunque osasse avvicinarglisi, essere umano o animale o allucinazione che fosse, visto che spesso ingaggiava furiose lotte col nulla assoluto.
In quei momenti, diceva il veterinario, poteva essere pericoloso: e data la presenza in casa di una bambina di dieci anni (io), lasciava intendere che forse la cosa più logica da fare si sarebbe chiamata eutanasia.
I miei genitori titubavano, sperando in un’improbabile guarigione: tiravano alle lunghe la risoluzione finale e si limitavano a negarmi l’accesso alle zone whiskesche quando le cose andavano male.
Io dicevo “Va bene, tranquilli, lo lascio in pace”: poi aspettavo di trovarmi sola con lui e mi infiltravo nella cuccia, tra ringhi e borbottii di disapprovazione. Gli cantavo la nostra canzone (di cui ricordo solo una strofa in cui si gridava a squarciagola: “Capitan Whisky, caricaaaa!”) e in qualche modo – non so come – riuscivo a penetrare la scorza difensiva della sua mente, finché lo sguardo appannato tornava limpido, le labbra serrate si distendevano in un impareggiabile sorriso canino e la coda mozza cominciava ad agitarsi in un crescendo frenetico che finiva per coinvolgere tutto il treno posteriore, perché con una coda così corta non si può esprimere abbastanza gioia, bisogna muovere più roba. Whisky non tentò mai di mordermi, neppure quand’era più profondamente coinvolto nella lotta estenuante contro i suoi mostri privati: e passato un annetto, inspiegabilmente, cominciò a migliorare.
“Boh”, diceva il veterinario.
Noi non dicevamo niente perché non serviva, l’importante era vederlo sempre sorridere tra le lentiggini.

Questa è l'unica foto di Whisky che mi sia rimasta. C'è la data scritta dietro: febbraio 1965

Furono tempi felici. Finché, a guarigione ormai totale e palese, mio padre non prese una decisione che doveva costarmi notti insonni: Whisky doveva diventare un cane da caccia, come le sue origini reclamavano e come era nelle intenzioni della famiglia al momento dell’acquisto.
Nella “famiglia” non ero evidentemente compresa io, già accanitissima anticaccia, che piangevo disperata le (rare) volte in cui mio padre tornava dalle sue battute con qualche vittima nel carniere.
Pur bestiofilo quasi quanto me, aveva allora la gravissima pecca di divertirsi cacciando: più tardi divenne un cacciatore pentito, che però si vergognava del pentimento, avendo tra i suoi più cari amici un novantanove per cento di cacciatori assolutamente non pentiti e volgarmente sfottenti. Così teneva ancora un fucile inutilizzato nell’armadio, adducendo scuse tipo mancanza di tempo per non seguire mai gli altri in riserva.
Gli altri ci credevano (un medico ha poco tempo libero), io no (se uno ha poco tempo libero, non trova i secoli per dedicarsi al modellismo navale).
Ma ai tempi del pentimento ero già adulta, sapevo comprendere e tacere.
Ai tempi di Whisky, invece, ero piccola, odiavo la caccia, non comprendevo e protestavo con tutte le mie forze, ma nessuno mi stava a sentire.
Risultato, Whisky venne addestrato al riporto.
Secondo risultato: Whisky venne controaddestrato, segretamente e furtivamente, al controriporto.
Si ottenne cosi un cane che, all’ordine del padrone, scattava come un fulmine in direzione della selvaggina abbattuta, la scovava e, tenendola delicatamente tra i denti per non rovinarla, si dirigeva impettito e soddisfattissimo verso il proprietario.
Solo che, arrivato a un paio di metri da lui, abbassava repentinamente il muso e le spalle, invitandolo al gioco: e poi partiva a spron battuto in direzione opposta, con le lentiggini vibranti di gioia e un sorrisetto malizioso da “Acchiappami, se ci riesci!”.
Mio padre non ci riusciva: e il cane, secondo le istruzioni ricevute, si faceva un buon chilometro a galoppo sfrenato, poi si fermava a scavare una buca e vi faceva sparire per sempre l’innocente fagiano, o pernice che fosse (forse la povera vittima non era riuscita ad evitare la cattiva sorte: ma terminava almeno la sua breve vita con una decorosa sepoltura).
Dopo un paio di questi exploit, Whisky fu condotto da un dresseur professionista, che sorrise furbescamente e dichiarò: “Ci penso io.” Dopo una settimana con Whisky, ci telefonò di andarlo a riprendere.
Non aveva più l’aria furbetta, anzi era piuttosto mortificato: ma ci tenne a chiarire che il cane non era un maleducato “normale” e tantomeno spontaneo.
Eh, no, perdio. Qui qualcuno ci aveva messo lo zampino, insegnandogli proprio a comportarsi in quel modo incivile.
Aggiunse anche che quel qualcuno, perdio, “aveva fatto un dannato buon lavoro”.
Mio padre non batté ciglio.
Mi guardò a lungo pensosamente, ma non batté ciglio e non tornò mai più sull’argomento.
Forse il pentimento era già nell’aria.

Qui i miei ricordi si fanno sfumati, proprio come nei romanzi.
So che ci furono giochi e inseguimenti e che andammo alla carica per altri due anni, ma ho solo dei flash e nessun ricordo completo: purtroppo i momenti davvero perfetti, sereni e senza ombre, si dimenticano in fretta.
Ricordo invece il giorno in cui aspettavamo invano che Whisky rientrasse dalla sua escursione-bisognini.
Erano ancora tempi in cui i cani si potevano liberare nel cortile sotto casa senza che nessuno chiamasse l’Interpol: e lui era abituato a raspare alla porta per farsela aprire, uscire per conto suo, tornare dopo una decina di minuti.
Ma non quel giorno.
Quel giorno non tornò dopo dieci minuti, né dopo venti.
Preoccupate, mia mamma ed io scendemmo a cercarlo: ma non c’era, non si trovava.
E non si trovò più.
Alla preoccupazione subentrò l’angoscia. Lo cercammo per tutta la città, provammo con annunci sul giornale, volantini ovunque, appelli alla radio: niente.
Pensammo che dovevano averlo rubato: lui saltava volentieri su qualsiasi automobile aperta, e un cane da caccia giovane e bello può far gola a molti.
Morto, no, non poteva esserlo: se ne sarebbe trovato il corpo. Invece non se seppe mai più nulla.
Io restai con l’immagine quasi indolore del mio cane che sorrideva a un nuovo padrone, felice (quasi) com’era stato con me.
Sentivo mio padre borbottare “se l’hanno preso, appena lo provano a caccia gli tirano una fucilata”, ma non davo alcun peso a quelle assurdità. Le lentiggini di Whisky avrebbero conquistato il suo nuovo proprietario (ladro, va bene, ma sicuramente anche cinofilo ); e magari quel tipo aveva dei bambini, che l’avrebbero adorato nonostante seppellisse la selvaggina.
Oggi mi chiedo se Whisky sia stato davvero rubato, o se un improvviso ritorno della sua malattia l’abbia spinto ad una fuga e forse alla morte sulla strada, troppo lontano da casa perché qualcuno potesse riconoscerlo ed avvisarci.
E nel caso sia stato davvero un furto, mi angoscia ancora il pensiero del ladro che verifica personalmente gli effetti del mio addestramento. Forse Whisky fece davvero una fine ingiuriosa, ucciso in qualche bosco da una fucilata offesa: e in tal caso, un vago senso di colpa mi borbotta ancor oggi che é stata colpa mia.
Ma forse visse a lungo felice in una nuova casa (é ancora la versione che preferisco ): e alla bambina che ero venne almeno evitato il dolore senza nome di vedersi morire sotto gli occhi un amico.

ASPETTO GENERALE
E’ il più piccolo dei cani da ferma. L’épagneul breton è un braccoide a coda corta o senza coda, armoniosamente costruito su un’ossatura solida senza essere grossolana. L’insieme è compatto e tarchiato, tuttavia senza pesantezza, restando sufficientemente elegante. Il cane è vigoroso, lo sguardo è vivo e l’espressione intelligente. Presenta l’aspetto di un piccolo “COB brevilineo” pieno di energia, avendo conservato nella sua evoluzione il modello brevilineo desiderato e fissato dai riformatori della razza.

Sì, va tutto bene. Ma manca la prima cosa che balza agli occhi quando si vede un breton: la faccia da cane simpatico.
Perché è questo il primo aggettivo che ti viene in mente quando lo incontri.
Lo vedi e ti fa sorridere: un po’ perché sorride anche lui, un po’ perché sembra un cartone animato, mica un cane.
Ti aspetti che sia sempre sul punto di combinarne qualcuna (e infatti è così): però mai con cattiveria o malignità. Solo per scherzare.
Capisci subito che è un cane con uno spiccatissimo senso dell’umorismo (e infatti è così).
Poi magari leggi anche lo Standard di lavoro e scopri che è un galoppatore energico, composto e continuo, con rapido susseguirsi di falcate raccolte e scattanti come si addice ad un brevilineo, che la sua cerca è avida, continua ed attenta.
Che ferma di scatto o dopo rapido e deciso accertamento, in posizione eretta (vero, testato personalmente con Whisky: stava galoppando pancia a terra in un prato e di colpo ZAC,  immobile, statuario, come congelato: aveva puntato una farfalla. Forse si aspettava anche che io le sparassi, ma purtroppo con me si attaccava malissimo).
Però, appena lo vedi, pensi “che cane simpatico”. Non si scappa.
Anche se lo stai guardando con l’occhio cinotecnico, se ne ammiri le proporzioni da galoppatore puro, la brevità e la compattezza, sotto sotto ti fa venir voglia di sorridere e di giocare. Varrebbe la pena di prendersene uno solo per questo.

CARATTERE ED ATTITUDINI
Lo Standard lo descrive, ovviamente, soprattutto in veste di cacciatore: cane che si adatta ad ogni situazione, socievole, dall’espressione intelligente ed attenta, equilibrata. Cane da ferma polivalente, su ogni selvaggina ed in ogni campo, appassionato e precoce. Notevole nella cerca, andatura, senso olfattivo, superficie di esplorazione, spontaneità e tenuta della ferma, risposta ed attitudine all’addestramento.
Io posso confermare la polivalenza (su farfalle, lucertole, piccioni del parco e una volta pure su un gatto: però gli feci un cazziatone e da allora non li fermò mai più),a superficie di esplorazione (quando andavamo per funghi faceva la spola tra me e mio padre, che perlustravamo un bosco, e mia madre che ne perlustrava un altro. Si sarà fatto cento chilometri ogni volta, senza neppure ansimare). E indubbiamente confermo l’attitudine e la risposta all’addestramento. Per carità, un minimo di attitudine dovevo averla anch’io, come dimostra  l’hobby-quasi-lavoro a cui ho poi dedicato gran parte della mia vita… però, quando “addestrai” il mio breton, avevo dai dieci ai dodici anni. Non ero esattamente quel che si dice una cinofila esperta.
Eppure Whisky imparava tutto. Non solo il controriporto, ovviamente: quella fu solo una piccola parte dell’immane lavoro che feci con quel cane.
Whisky sapeva saltare sul tetto della cuccia (all’ordine “Fai Snoopy!”), fare il morto (all’ordine: “Bang!”), aprire il frigo, prelevare qualcosa al suo interno e richiudere la porta  (ordine: “Ruba!”), strisciare sotto le sedie della cucina facendo il giro del tavolo (ordine: “Percorso di guerra!”) e non ricordo che altro, ma c’era molto altro.

Poi sapeva anche fregare le ciabatte che i bagnanti lasciavano in riva al mare (quelli eran tempi in cui non esistevano i Bau Beach, per il semplice motivo che i cani sulla spiaggia si portavano e basta, senza che nessuno chiamasse la CIA), scappare via e seppellirle.
Questo non gliel’avevo insegnato io, in realtà: era una sua attitudine spontaneissima (fu da lì che presi l’ispirazione, quando si trattò del riporto).
Però, se qualcuno in spiaggia mi faceva girare le palle per qualche motivo, poteva assolutamente contare sul fatto che le sue ciabatte – e magari anche l’asciugamano, il secchiello, la paletta e quant’altro – scomparissero nel giro di dieci minuti (al grido di “Capitan  Whisky, caricaaaaaaa!”: così, almeno, se qualcuno non si fosse accorto che eravamo stati noi, gli levavo ogni dubbio. Carogna sì, ma ipocrita no. Le mie vendette venivano consumate alla luce del sole).
A parte tutto questo, io dell’épagneul breton posso dire soltanto che è geniale. Che capisce tutto quello che gli dici e che gli chiedi. E se quello che gli chiedi è uno scherzo ai danni di qualcun altro, obbedisce con entusiasmo triplo, perché è pagliaccio inside.

Poi, ogni tanto, cambia radicalmente faccia e diventa serissimo, quasi serioso.
Sembra che si metta lì a meditare sui fatti della vita (cosette tipo “chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?”). In realtà, quando fa queste facce qui, o sta pensando “Quando si mangia?”, o sta studiando la prossima da combinare.

TESTA: secondo lo Standard presenta dei rilievi ben cesellati. La pelle è molto aderente. Il cranio è leggermente arrotondato, visto sia di faccia che di profilo. Le linee cranio-facciali sono parallele. La larghezza del cranio presa tra le arcate zigomatiche è inferiore alla sua lunghezza. Lo stop è in pendenza dolce. L’occipite e le arcate zigomatiche sono mediamente marcate.
Secondo me è una bellissima  faccia da schiaffi, però anche dolce.
Anzi, se il primo aggettivo che ti viene in mente quando lo vedi è “simpatico“, il secondo a cui pensi, se solo lo frequenti per cinque minuti, è proprio “dolce”.
E’ un cane tenerissimo, senza traccia di aggressività, amico del mondo intero. Io credo che se qualcuno gli spiegasse cosa sono la vita e la morte, e lui arrivasse a capire che la selvaggina, quando si va a caccia, viene ammazzata, smetterebbe di andarci, proprio come mio padre. Solo che mio padre, a capirlo, ci ha messo vent’anni, mentre lui la capirebbe all’istante perché è un genio.
Purtroppo per me e per fortuna dei cacciatori, un cane non lo sa, cos’è la morte. Però questo lo fa anche vivere spensierato e sempre allegro, con quell’aria da “a cosa giochiamo adesso?” che hanno un po’ tutti i cani (esclusi forse i bassethound, che lo pensano lo stesso, ma non si vede), ma che i breton – quando non meditano – hanno all’ennesima potenza.

Curiosamente, però, quella faccia lì ce l’hanno solo da adulti: da cuccioli sembrano sempre tristissimi, così ti fanno un tenerezza mostruosa e non resisti alla tentazione di portartene a casa uno.

Cominciano ad avere l’aria infelice appena svezzati: con quegli occhioni che dicono “Ahhh, cosa mi tocca sopportare! Ahhh, che vita sarà mai la mia…”
E tu non vedi l’ora di portare via quel piccolo disperato dalle grinfie di un allevatore che dev’essere parente stretto di Crudelia De Mon.
Poi arrivi a casa e scopri che quella faccia lì ce l’ha proprio di natura (come i bassethound di cui sopra) e che gli passa solo intorno ai quattro-cinque mesi, quando improvvisamente comincia a riderti in faccia.
Nel frattempo, però, pur di cancellargli dal muso l’espressione da cucciolo maltrattato, l’hai già viziato in modo talmente indecoroso che, se per caso ti azzardi a definirti “il suo padrone”, il cane comincia a rotolarsi per terra tenendosi la pancia.
E a volte non solo il cane, ma anche amici, parenti e conoscenti.
I familiari no, perché l’hanno viziato indecorosamente anche loro.

OCCHI: leggermente obliqui. Di espressione intelligente, dolce e sincera, leggermente ovali, ben pigmentati. Il colore dell’iride è in armonia con il mantello, di preferenza scuro. L’espressione degli occhi, associata al movimento verso l’alto della base delle orecchie, concorre alla vera “espressione bretone”.
Che è poi la simpatica e dolce faccia da schiaffi di cui sopra, però descritta in modo più serio e tecnico.

ORECCHIE: attaccate alte, triangolari, assai larghe e piuttosto corte, parzialmente coperte di peli ondulati soprattutto nella parte superiore. Sempre molto mobili quando il soggetto è attento o in azione.
Ovvero, sempre. Ad eccezione di quando dorme, il breton è sempre e solo in azione. E se non è in azione è attento, perché sta pensando a quando entrare in azione.
Per questo le orecchie le ha perennemente in movimento: le alza, le abbassa, le tira avanti o indietro a seconda degli stati d’animo e di quello che vuole dirti. E’ un cane che parla moltissimo con le orecchie: se solo le osservi, non potrai più dire che “gli manca la parola”, perché non gli manca affatto. I movimenti delle orecchie e le espressioni degli occhi sono più eloquenti di qualsiasi discorso.
Certo, se il cane lo tieni in un box per tutto il tempo e lo tiri fuori solo per andare a caccia, non capirai mai un tubo di quello che ti vuole comunicare. Sarai sordo e cieco: e pure pirla, perché non solo ti perdi un sacco di cose bellissime che il cane potrebbe darti, se solo glielo permettessi, ma ti perdi anche metà delle sue abilità venatorie. Infatti il breton è un cane che caccia molto meglio quando ha un rapporto di amore, stima e fiducia con il proprietario. Provare per credere (a meno che tu non abbia una figlia come me, ovviamente. Ma le figlie come me, dopotutto, sono sciagure abbastanza rare).

TRONCOdorso rettilineo, corto e rigido, legato intimamente col rene. Linea superiore rettilinea fino al rene e l’inizio della groppa.
Garrese sufficientemente mobile e poco in risalto, senza essere amalgamato al resto. Groppa con inclinazione molto leggera, larga e muscolosa.
Gli épagneul breton, dai tempi di Whisky, si sono leggermente rimpiccioliti e molto compattati. Devono essere galoppatori veloci ma anche resistenti e il tronco “cobby” (che significa proprio “corto e compatto”) è il più adatto allo scopo.
C’è da dire che rende anche il cane meno ingombrante quando ti salta in braccio sul divano o ti si piazza sul letto: Whisky era un cagnone e nel lettino a una piazza ci stavamo un po’ stretti. Molto meglio i breton di oggi.

CODA: attaccata alta, portata orizzontalmente/o leggermente cadente, spesso in movimento quando il cane è attento o in azione. L’épagneul bretone può nascere anuro o brachiuro.
Il mio invece era nato con la sua codina bella lunga, che gli venne tagliata a quaranta giorni perché all’epoca si faceva così. I pianti disperati di quel cucciolo e il suo aggirarsi gridando per casa (sperando di allontanarsi dal dolore: se il male è qui, io vado un po’ più in là), fino allo sfinimento, stanno sicuramente alla base del mio odio profondo per la pratica della caudectomia.
Certo, adesso le code si tagliano alla nascita e la cosa è infinitamente meno traumatica: però non credo che i cuccioli si divertano. E continuo a pensare che non esista un solo motivo valido al mondo per tagliare ancora la coda ai cani da caccia.

MANTELLO: il pelo deve essere fine, non setoso, piatto o leggermente ondulato sul corpo. Mai riccio. Raso sulla testa e la parte anteriore degli arti, che sono dotati posteriormente di un pelo abbondante con le frange che diminuiscono progressivamente di lunghezza fino al carpo ed al tarso.
Colore: “bianco e arancio”, “bianco e nero”, “bianco e marrone”, a screziatura mediamente diffusa a macchie più o meno irregolari. Mantello pezzato o roanato, talvolta a piccole macchie sul muso, labbra e arti. Anche con macchie di fuoco (giallo-arancio o scuro) al muso, sulle labbra, sopra gli occhi, agli arti, sul petto ed al di sopra e al di sotto dell’attaccatura della coda, nei tricolori.
Una striscia stretta in testa è augurabile in tutti i mantelli. Il mantello monocolore non è ammesso.
Mi pare che lo Standard abbia già detto tutto. Io posso solo aggiungere che il pelo è morbido e coccoloso: la cosa non è troppo tecnica, ma è quella che mi ricordo meglio. Poi mi ricordo mia madre che diceva “Maquantopeloperdestocane?!?”… ma non fa testo, perché lei ha detto “maquantopeloperdestocane” anche col pastore tedesco (e lì aveva ragione), con gli husky (ragionissima!), col dobermann e col bassotto a pelo raso (e lì, dài…), con i gatti (ovviamente nella variante “maquantopeloperdestogatto”). E si è perfino esibita in un “maquantepiumeperdestopappagallo”.
Poi mi ricordo le lentiggini, che quand’ero piccola erano considerate un difetto: quindi le bambine che ce l’avevano venivano prese in giro.
Io mi incazzavo come una iena e partivo in loro difesa a testa bassa: in più sognavo di averle anch’io (purtroppo né la mia pelle, né il colore dei miei capelli mi lasciavano molte speranze). Però le lentiggini erano la cosa più affascinante del mondo e guai a chi osava sfotterle, visto che ce le aveva il mio cane: per merito suo mi feci un sacco di amiche bionde e rosse.

TAGLIA: per i maschi, minima: 48 cm. (con una tolleranza di – 1 cm.), massima  51cm (con una tolleranza di + 1 cm.). Per le femmine, minima 47 cm (con una tolleranza di -1 cm.), massima  50 cm (con una tolleranza di + 1cm.)
Taglia ideale: per i maschi: 49 a 50 cm, per le femmine: 48 a 49 cm.
In pratica, l’èpagneul breton è un cane piccoletto, anche se non tascabile.
Ha le dimensioni (e anche il carattere) ideali per poter vivere in casa… ma a parte tutto ciò che ho detto fin qui, bisogna ricordare che è un cane da caccia: è un atleta, un cane pieno di energia, un galoppatore nato, costruito, selezionato per fare una vita attiva. Non è proprio indispensabile che vada a caccia (anche se mi tocca riconoscere, con la morte nel cuore, che quando ci va è felice come una Pasqua): ma che possa correre nei boschi, sì.
Perché va bene scherzare, va bene aver addestrato il cane al contro-riporto, va bene essere vissuta con un cane che (per cause di forza maggiore, ovvero per causa mia) invece del cane da caccia che avrebbe dovuto essere fu un cane da vizi per tutto il periodo che vivemmo insieme: però Whisky nei boschi ci andava lo stesso (per funghi, anziché per fagiani: ma ci andava), passava giornate intere in spiaggia, veniva con me a pattinare (il che lo promosse, per un breve periodo, anche al ruolo di cane da traino, finché una ferma improvvisa sul piccione di turno non causò una rovinosa facciata della sottoscritta e il conseguente Veto Assoluto Materno di farmi ulteriormente trainare sui pattini). Insomma, fermo non ci stava un momento: anche perché, a quei tempi, non stavo ferma neanch’io.
Il breton è un atleta e va rispettato come tale: se poi vi andrò di fargli fare agility anzichè andare in giro ad ammazzare povere bestie che si facevano i fattacci loro, tanto meglio: però qualcosa deve fare. E di una cosa sono assolutamente certa: intelligente, docile e felice di vivere com’è, potrà riuscire in tutto.

Tutti i soggetti fotografati sono di Paolo Lerici

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31 Commenti

  1. Anche io durante la mia infanzia ho avuto un breton,ricordo che,un giorno in spiaggia si mise a correre all’impazzata ,velocissimo,e io dietro per riprenderlo,fino ad una signora che stava per addentare un bel panino con la mortadella,il cane riuscì a rubarglielo così velocemente che, se io non avessi detto- signora ,ci scusi!- lei non se ne sarebbe mai accorta! 🙂

  2. Anche il mio primo cane è stato un Breton, Valeria!
    Anch’io ero solo una bambina che odiava la caccia!
    Anch’io gli avevo insegnato cose contro la sua natura come “dai un bacino al coniglietto!” (coniglietto la cui testa ancora sanguinante mi depositò pochi mesi dopo delicatamente sul tappeto con espressione trionfante…)
    Inoltre non posso che condividere la tua posizione sulla caudectomia…
    Comunque sono cani eccezionali, intelligentissimi ma soprattutto BUONI. Non andrò mai a caccia e quindi prenderne un altro solo per compagnia forzerebbe la sua indole, ma mi piacerebbe tantissimo.

  3. Grazie per questa splendida descrizione del breton! Il mio sta ronfando sul divano, mentre sto scrivendo. E’ con me da quattro anni, l’ho preso in una pensione già adulto ed è il mio primo cane. Il primo anno mio marito ed io siamo impazziti dietro alle sue furbate, marachelle e dimostrazioni di quello che io chiamo il suo pensiero creativo. Ho chiesto tante volte aiuto per cercare di capire il suo comportamento, ma sono rimasta perlopiù insoddisfatta. Ora che ho imparato a capirlo ed amarlo, mi emozionano le tue parole.

  4. sono mesi che volevo commentare l’articolo,ma i troppi impegni mi lasciano poco tempo. nelle tue parole riscopro molte delle caratteristiche dei miei Breton..sopratutto quando dici “Lo vedi e ti fa sorridere: un po’ perché sorride anche lui, un po’ perché sembra un cartone animato, mica un cane”…riscopro molto spesso espressioni e sguardi che sembrano che parlino,non è facile capirlo ma per chi come me ha questi cani capisce quanto sia profondo a volte il loro sguardo e il loro modo di amarti e di trametterti il loro affetto..jack il maschio piu giovane ogni volta che salta su con le zampe..sembra stringerti come se ti stesse abbracciando,spesso penso che sia proprio un vero abbraccio..quello che nemmeno un amico sa piu darti..

  5. sinceramente non potrei descriverlo meglio. anche io ho un breton, pero è un po’ piu grande del normale pesa quasi venti chili, è molto alta 🙂 sono dei cani stupendi ti conquistano da subito, appena sono andata a trovarla era cosi cicciona che non potevo resistere mi è subito saltata addosso e da li ho capito che non ci saremo piu divise. è una soddisfazione unica una grande amica .quando mi sveglio mi viene incontro e mi abbraccia, e si lo fa proprio come ha scritto l’ultimo commento. stupendi e unici 🙂

  6. sono arrivata qui per caso, cercavo di capire se veramente la mia bellissima Wendy potesse essere nata con la coda mozzata(il veterinario ieri mi ha detto di non crederci ma io in rete trovo che è una delle caratteristiche della razza). Era giusto una curiosità perchè a me sinceramente quando ho iniziato a cercare un cucciolo non importava della razza, prima di tutto sono andata al canile, ma il destino ha voluto che non ci fossero cuccioli e io trovassi la mia cucciola su un portale di annunci web..LEi è con noi da sole due settimane, ma già dal primo giorno che è arrivata in casa nostra ho iniziato a pensare”ma come ho fatto fino ad ora senza??” Wendy si ritrova in tutto quello che descrivi.occhioni tristi(ha due mesi e mezzo) alternayti a momenti di pura follia, ma furbacchiona affettuosissima e intelligentissima.l’altro giorno l’ho sgridata perchè salendo da sola sul divano me lo sta distruggendo e dopo 5 minuti mi sono affacciata dalla cucina mentre preparavo la cena e l’ho beccata arruffianandosi il mio bambino di due anni per farsi prendere un braccio(lui era sul divano)!tanto lo sa che alla fine il suo angolino nel divano ce l’avrà sempre, ogni mattina quando torniamo a pranzo lei è li seduta che ci guarda aprire la porta per poi essere giù in un secondo a farsi riempire di coccole.
    Sono entusiasta di aver incontrato proprio Lei, la mia bretoncina d’appartamento che di caccia conoscerà al massimo quella alle mosche con quale già si diverte!!!
    Grazie ancora per il bellissimo l’articolo!! ancora una volta mi sento orgogliosa di aver scelto proprio Lei

  7. Complimenti… hai davvero fatto un’ ottima descrizione suggestiva e penetrante… ho un bretoncino di 5 anni si chiama Loni’ e questo nome lo rappresenta al meglio…e’ tremendamente discolo con 2 occhi,delle espressioni e delle smorfie familiari a quelle di un bambino…siamo proprio fortunati ad avere degli animale cosi’..;)

  8. Bellissimo articolo. Un’amica ha postato quello sul Border. L’ho letto e mi è piaciuto moltissimo. Poi ho trovato un link al Rottweiler (Rottwiller, esilarante!!), e a quel punto mi sono chiesta se ci fosse anche un pezzo dedicato al Breton. Eccolo qua. La mia piccolina sta russando sul divano vicino a me. Direi che è perfettamente in linea con lo standard.

  9. questo lo scrissi tempo fa, assieme ad altre cose venatorie; ho avuto sempre breton lei , frida , è stata la prima. spero vi piaccia.

    A te, che mi hai regalato tante emozioni, che mi hai regalato il tuo amore.

    Ancora non riesco a capire, il mio amico, la mia canina vive sempre in me, nei miei ricordi, nella mia mente, non riesco a capire perché è così forte il ricordo. Sono passati quattro anni da quel giorno, e mi è facile rivivere tutto quello che ho vissuto nell’esperienza di un amore, perché tale è stato, un amore puro, senza nulla in cambio.
    Ricordo il giorno che la presi, ricordo il tragitto fino a casa,la piccola uscì dallo scatolone e mi venne sulle gambe, piccola, pensai, e sentii un caldo proprio in mezzo alle gambe, mi accorsi che mi aveva vomitato addosso. Ricordo l’impatto di quel buffo quadrupede all’interno della mia casa, tutto era nuovo, tutto era strano.

    Capii subito che qualcosa di magico stava accadendo, vedevo sempre i suoi occhi cercare i miei, anche tra mille persone, niente poteva passargli inosservato, ogni mio piccolo movimento, ogni mio gesto; ed è proprio con i gesti che poi iniziò il nostro dialogo, non servivano più le parole.
    Il vezzeggiare i propri ausiliari è cosa nota di ogni cacciatore, io non potrò farlo mai fino in fondo, non basterebbero cento pagine, ma posso raccontare come altri miei compagni di passione hanno confermato le doti eccelse della mia canina.
    Ricordo di Fabrizio che sparando ad un selvatico gli cadde lontano, in un bosco,non vedendo neppure una direzione approssimata, “un chilo di ciappi, in una ciotola d’oro se ritorna con l’animale”,fu la sfida, ebbene, ad un mio gesto partì, e dopo pochi minuti mi ritrovai ai piedi una tortora.
    Lei non cacciava per se, ma lo faceva solo ed esclusivamente per me, confermato dal fatto che mentre un giorno, dedicato al giardinaggio, scappò fuori dal cancello, senza rendermene conto, la rividi poco dopo, quando depositò hai miei piedi un giovane fagiano e seduta con aria fiera, pareva mi dicesse “guarda come sono stata brava, l’ho fatto per te, è un tuo regalo”, o quando a Cremona un cacciatore del posto, mi venne incontro per vedere quel cane che aveva fatto una seguita da brivido verso una fagiana, prendendo l’emanazione a decine di metri di distanza, dove poco prima erano passati una miriade di cani, lei dopo aver fermato l’animale in mezzo al campo, si girò al rallentatore, solo come sapeva far lei quasi come dirmi” ce l’abbiamo fatta, siamo i migliori”
    Ma di migliore c’era solo lei, io ero l’esecutore, lei era la mente, la forza.
    Non so se pensare di ringraziare il destino nell’avermela donata o maledire il fato nell’avermela portata via.
    Una cosa è sicura, è nel mio cuore, nella mia mente, sempre e forte,come quando vado per quelle zone dove io e lei abbiamo passato giornate venatorie, o come quando guardo negli occhi le mie attuali canine, Stella e Manù, dove vedo in fondo uno sguardo e riconosco lei, quel fenomeno d’amore.
    Se potessi avere solo un occasione per, tornare indietro, dirle quanto bene gli ho voluto, e chiederle perdono per quelle volte che ho preteso troppo.
    Ricordo quella volta vicino al fiume Oglio, quando sparii dalla mia vista, e dopo averti chiamato sentii un guaito, mi resi subito conto di quello che stava accadendo, mi liberai in fretta dei vestiti e andai verso quel grido di aiuto; la vidi quasi sommersa totalmente, avvinghiata dalle alghe che non gli permettevano di muoversi. Non esitai un attimo, e buttandomi per metà riuscii a strappargli quello che la trattenevano.
    Quella era acqua, se fosse stato fuoco mi sarei gettato dentro ugualmente, perchè il giorno che la presi, fui io a sceglierla,non fu lei a scegliere me, e come tale ero in dovere di prendermi cura di lei, come un figlio.

    Per te, ” frida”

  10. cara Valeria, anche il nostro Toby è un bretoncino di un anno e, anche se è il nostro quarto cane in 21anni di matrimonio, ci sta regalando un’esperienza veramente speciale. Affettuosissimo, vivacissimo, un po’ tontolone, visto che la caccia alle mosche spesso finisce con indecorose testate contro i mobili; super viziato – è il primo che dorme sul lettone con noi, a causa della sua espressione da cucciolo maltrattato che ha mantenuto; grande scattista, nel senso che sembra debba correre alle olimpiadi, (purtroppo) ottimo cane da caccia per mio marito che peraltro lo tratta come un altro figlio – lo adorerebbe anche se fosse totalmente inabile al riporto; ruba e mastica di tutto, combina un sacco di guai per poi guardarti negli occhi con un’espressione da vittima innocente – ribadisco ti guarda prprio negli occhi! La tua descrizione di whiskey mi ha commosso, sia per la sua conclusione, sia perchè assomiglia tanto al nostro Toby. Che dire: senza i suoi assalti festosi, al nostro rientro, la casa sarebbe terribilmente vuota e senza di lui… Chi ci aiuterebbe ad attenuare arrabbiature, stress vari, delusioni, ecc.? Toby è il pezzo forte della famiglia!

  11. Scusate se da solo mi presento: sono un vecchio cacciatore, temprato da ben oltre 50 anni di civile confronto (in politichese chiamano così le discussioni) con mia Moglie, tanto sensibile amica degli animali quanto, per mia fortuna, comprensiva e libertaria. Ho letto con vivo interesse il divertente ma soprattutto acuto e davvero fondamentale standard del Breton “secondo Valeria”, e mi complimento vivamente con l’Autrice; lavori siffatti davvero informano ed arricchiscono! Ciò premesso,non posso tacere qualche pensierino trasversale che leggendo mi ha attraversato il cervello.Primo pensiero: non sono nè potrò mai essere un “pentito”, categoria che penso di massima mai ben compresa (quindi mai davvero approvata) né dagli amici(o ex amici) né dai nemici (o ex nemici). Secondo pensiero: quando vedo quello che potrebbe essere un bravissimo cane da caccia (millenni di evoluzione naturale, secoli di lavoro umano) derubricato a pantofolaio cane da compagnia, penso quel che penserei se a quello sporcaccione di Michelangelo avessero imposto il mestiere del’imbianchino perché tanti giudicavano contro il pudore il ritrarre gente senza mutande: quanto talento sprecato!! Nella voce “compagnia” includo anche le prove di agility (anche se certo i cani ci si sollazzano) che mi paiono troppo simili agli spettacoli circensi…Terzo pensiero: penso che noi “primati evoluti” troppo spesso sbagliamo nel cercare di violentare la Natura inseguendo le nostre svariate fisime, tra cui hano una parte significativa le varie velleità di fraternizzazione con esseri che non hanno in linea di principio nessuna attitudine( dico così per semplicità) a fraternizzare! Ecco così che l’Orca, costretta a fare il pagliaccio in spazi non suoi, ammazza l’addestratrice, il Leone sbrana il suo guardiano, e nel suo piccolo il Breton porta orgoglioso alla padroncina la testa dell’amato coniglietto, interpretando in modo impeccabile (secondo lui) i maldestri tentativi di farcelo fraternizzare. Perchè in questo mondo tanto artefatto e spesso insipiente e fasullo Madre Natura -vivaddio- ha ancora qualche voce in capitolo !!! Un abbraccio a Valeria

    • Sono daccordo con lei se le linee e le attitudini di certe razze vadano perse per scopi differenti da quelli per cui tali cani sono nati.
      Ma mi piacerebbe che questi tanti cani usati per la caccia siano altrettanto trattati bene dai proprietari, che spesso li tengono segregati in un recinto facendoli uscire solo in stagione venatoria(3-4 mesi, giusto?).
      Se una parte di questi cani va a vivere in una famiglia come cani da compagnia (facendo il giusto moto e le giuste corse in campagna e montagna), non comporta alcun problema sulla purezza e l’attitudine delle linee di sangue.
      In definitiva, ben vengano i cani da caccia usati per compagnia, ma ben vengano anche quelli usati per la caccia a patto che il padrone li tratti come meritano!
      Ho parlato per esperienza, visto che da bambino avevo una setterina abbandonata dai suoi colleghi, ed è stata felice di essere ‘da compagnia’ e di venire a correre con me in montagna! E’ stata molto meglio lei che una muta di segugi di un mio conoscente perennementi segregati in un box.

      • salve, mi permetto di intervenire, come proprietario di due bretoncine e cacciatore; per la nostra passione il cane è come il nostro avatar a quattro zampe, amico, compagno, addirittura da considerare come componente familiare; se lei, sig. Giacomo ha visto cacciatori maltrattare cani,la prego, non giudichi l’intera categoria, pure io ho sentito di madri mettere nei cassonetti i propri figli, ma non per questo colpevolizzo tutte le donne. Per quanto riguarda la segregazione, purtroppo la categoria cani da caccia parte penalizzata, in quanto le norme venatorie impediscono lo sgambo in campagna o nella maggior parte dei luoghi verdi per la tutela della fauna selvatica,(cosa che di fauna se ne vede sempre meno se non quella lanciata il mese di agosto)
        un ultima cosa, vi prego di considerare la caccia come passione e non come sport, perche vedere i nostri ausiliari lavorare a fianco a noi, solo di passione si potrebbe parlare.

        saluti

        • Sig. Paolo mi sono spiegato male; io non sono contro la caccia, e nemmeno volevo generalizzare!
          Ho detto che se qualcuno è un amante del bracco, del breton, di un drahthaar, che se lo prenda anche solo per compagnia.
          Su una cucciolata numerosa, quale sarebbe l’aspetto negativo se uno o due cuccioli finiscono per vivere da non-cacciatori?
          Saluti

          • Mi ha fatto piacere leggere lo scambio tra gli Amici Giacomo e Paolo. Per verità, anche a me era balenato un sospettuccio che il primo inclinasse a quella scuola di pensiero per cui i cacciatori sono tutti brutti, sporchi e cattivi, e -già che ci siamo- pure cinici torturatori di cani…E’ stato chiarito tutto, nel rispetto che tutti dobbiamo al nostro prossimo anche e soprattutto se le sue concezioni non coincidono con le nostre: nessuno ha l’esclusiva della Verità ! Se sapesse leggere (uno dei suoi pochi limiti…) anche il nostro amato Spino scodinzolerebbe di soddisfazione! Saluti

  12. questo un racconto, che sintetizza la natura dei cani da caccia, niente può soffocare tale istinto, e sopprimerlo significa cambiare la natura del cane. Passo tutti i week end con le mie “bambine”, e vi assicuro che vederle esaltate solo nel salire in auto sapendo di andare per i boschi e campagne, mi apre il cuore; è come vedere un bambino dentro un negozio di giocattoli.

    Lilith era una piccola bretoncina che viveva in una casa posta su un’altura dalla quale si dominava la vallata. I suoi padroni, Carlo e Agnese, erano due anziani signori che con la caccia avevano poco a che fare. Questa piccola e vivace cagnolina era stata regalata ai due anziani dal figlio, che partito per la grande città, aveva pensato che la presenza di un cane avrebbe in qualche modo alleviato la solitudine ai due genitori. Solitudine creata, per l’appunto, dalla sua partenza.

    E cosi era stato infatti. I due si erano cosi affezionati alla cagnetta che la trattavano come una figlia. Dormiva in casa, mangiava ai piedi del tavolo insieme ai due coniugi. Non gli mancava nulla, era la classica eccezione alla famosa regola “ vita da cani”. Ma in realtà se qualcuno avesse scavato nel cuore della piccola Lilith, qualcosa che mancava l’avrebbe trovata. Essa infatti nascondeva nel più profondo del suo essere l’istinto della cacciatrice. E tutte le mattine, quando la caccia era aperta, si divertiva ad osservare dalla sua altura i cani che insieme ai cacciatori si dilettavano nella ricerca della selvaggina. Li guardava incuriosita, chinava il capo da un lato, irrigidiva le orecchie, fiutava l’aria per capire cosa stesse accadendo. Ma lei sapeva benissimo cosa stava accadendo, solo che non si spiegava il perché accadesse ad altri suoi simili e non a lei. Sembrava fremere da dietro la recinzione, voleva cacciare, voleva seguire il suo istinto, ma era stata addestrata a non varcare quei confini, e lei, da brava cagnolina obbediente eseguiva gli ordini.

    Carlo dalla finestra della sua casa, di tanto in tanto assisteva a queste scene, e si rammaricava. Aveva capito che l’amore datole da lui e Agnese non bastava alla piccola Lilith, lei aveva bisogno d’altro, aveva bisogno di qualcosa che né lui né la moglie potevano dargli: Lilith aveva bisogno di seguire il suo istinto.

    Fu una mattina, una di quelle mattine di ottobre inoltrato, quando le prime nebbie travolgono le pianure, il gelo della notte colora i prati verdi di bianco e i boschi si lasciano andare al loro sonno inquieto. Fu in una di queste mattine che Giovanni, insieme al suo setter Athos si trovò a cacciare proprio sotto la casa dove abitavano Carlo, Agnese e la piccola Lilith. Là dove finiva il vigneto ormai spoglio e iniziava il bosco di pioppi, il setter si mise in ferma. Lilith da sopra l’altura, dietro la recinzione diede il suo consenso. Giovanni che conosceva il posto e aveva più volte visto la bretoncina interessata alle scene di caccia, rimase stupito da quel fare, tanto stupito da levare lo sguardo dalla ferma del suo cane e concentrarsi sulla cagnina, ferma e immobile a più di 200 metri di distanza.

    “Le coincidenze sono l’ultimo rifugio di chi non ha fantasia” ha detto qualcuno, non fu quindi una coincidenza che anche Carlo da dietro la sua finestra stesse osservando la scena. Aprì l’anta di quella finestra e con voce quasi impercettibile sussurrò a Lilith di andare. Lei si voltò verso la casa, quasi a ringraziare Carlo e con passo felino inizio la lunga discesa verso il bosco. Quando fu a pochi metri dal setter, si immobilizzò ancora una volta. Giovanni era estasiato, attese ancora qualche minuto prima di far muovere il selvatico, poi un fagiano si alzò in volo, spaventato dallo “sfrascare” causato dai passi dell’uomo. Ci fu lo sparo e il selvatico rattrappì le ali cadendo pochi metri più avanti. Giovanni richiamò il suo setter che si fermò subito e lasciò a Lilth l’onore del recupero.

    Se mai dovesse esistere una scienza capace di tradurre il sentimento dei cani … beh … in quel caso sarebbe stata davvero utile, perché nulla può descrivere ciò che si celava nello sguardo della bretoncina.

    Quella mattina segnò l’inizio di una lunga collaborazione tra Lilith, Athos e Giovanni. Lei lo aspettava, immobile sulla sua altura, e quando lo vedeva arrivare, si voltava verso a finestra, per avere da Carlo il permesso di andare. Andare là dove la natura la richiamava: tra i boschi, nei roveti. A seguire il suo istinto. E la sera ai piedi del tavolo si addormentava felice, sognando le meraviglie che l’indomani l’avrebbero stupita.

    ciao paolo

    • ciao a tutti. Volevo chiedervi un consiglio. Ho due cani uno anziano e una cucciolona di 10 mesi. da circa un mese e mezzo ho anche una spaniel breton che ho trovato in campagna e ho portato da me. Ormai fa parte della famiglia e va d’accordissimo con la mia Jodie e anche con il maschio. Ho un solo problema: fa disastri a casa, ruba tutto ciò che trova a portata di mano ( chiaramente solo in mia assenza con gli altri due compari…) Sto cercando anche di abituarla a stare seduta, seduta ferma e a non essere troppo agitata all’ora della cena. Probabilmente ha sofferto la fame e ora sta cercando di rifarsi…Volevo sapere solo da voi se è un cane che può essere recuperato per quanto riguarda l’educazione. Io ci sto provando ma vi dico che ancora ha spiccata la sindrome dell’abbandono, quindi il tutto richiede una fatica e un’impegno notevoli. In ogni caso è affettuosissima con me, stravede proprio e mi abbraccia…ormai la adotteremo noi ma volevo giusto qualche suggerimento da chi conosce meglio di me questa razza…
      Grazie mille
      Cristiana

      • Ciao Cristiana! Anch’io ho trovato un breton, ormai sono passati 6 anni! Il primo anno è stato duro e alla fine ho avuto buoni risultati facendo un po’ di educazione di base. Alcuni comportamenti permangono, tipo quello di progettare furti di cibo o euforia a mille nell’ora della pappa. Alla fine abbiamo imparato a prevenire le sue furbate e con l’educazione lui è diventato ubbidiente e più contenuto. Se gli piace puoi provare anche qualche disciplina sportiva, ho visto alcuni breton bravissimi in agility per esempio. A me sono stati utili anche giochi di fiuto. Comunque è un cane che tiene il cervello del compagno umano sempre in allenamento perché ne ha sempre qualcuna pronta!! È impagabile e impareggiabile in affetto e dolcezza! Quella con il breton è un’amicizia stupenda!!!!! Vi auguro buona vita insieme!

  13. ciao Natalia, intanto grazie per le info preziosissime. Lulù è attaccatissima a me e sto sfruttando questo suo attaccamento per insegnarle i comandi principali e un pò di educazione in genere. Per farmi obbedire certe volte uso il giornale sbattendolo sulla mia mano oppure batto le mani due volte e lei obbedisce ( va alla cuccia). ha imparato il comando ” seduta”, e ferma” e, a parte qualche danno a casa se la lascio con l’altra cucciolona, devo dire che è bravina. ma dimmi i giochi di fiuto quali sono? come glieli insegni?
    Grazie mille
    Cristiana

  14. Il mio ragazzo ne ha uno, si chiama Jack. Anche Jack sarebbe dovuto diventare un cane da caccia.. se non fosse che grazie al suo allevatore, il quale deve aver fatto proprio un DURO lavoro di incrocio SOLO ED ESCLUSIVAMENTE tra consanguinei questo cane ha: epilessia (si scatena in momenti in cui ci sono fattori nervosi come l’ andare a caccia o anche solo annusare la pipì di una cagnetta), denti a tenaglia (che gli impediscono la totale chiusura della bocca facendo sempre fuoriuscire la lingua) e la displasia alle anche…. apparte questi piiiiccccoliii problemi è un cane dall’ intelligenza e sensibilità straordinarie.

    • Ciao Caterina, conosco molto bene il mondo degli allevatori, e ti posso dire che loro vedono i cani come euro, ne piu ne meno. Non indugiano a sopprimere un cucciolo anche di un anno se presente difetti o quelle che loro considerano brutture, pensa che chi conosco ha soppresso un cane solo perche aveva gli occhi marrone chiari.
      Non condivido assolutamente queste cose, anzi non farei piu lavorare queste persone, se dipendesse da me,ma loro tendono a fare incroci perfetti, cani da fotografia, per bellezza e per lavoro. Probabilmente chi ha ceduto il cane al tuo ragazzo non era un allevatore tanto accorto, in quanto certi difetti oltre che in genetica e quindi riscontrabili dai genitori, si manifestano abbastanza velocemente dalla nascita. Ti posso dire comunque che per quanto riguarda l’epilessia ci sono delle cure, per il resto devi vedere da un bravo veterinario. Ma una cosa non fate, non abbandonate il vostro amico, anche se con problemi, ricordate che siete stati voi a scegliere lui, non il contrario. in bocca al … breton

      paolo

  15. Ciao Paolo, non ho idea del perché nessuno si sia accorto prima dei difetti, l hanno preso che era molto piccolo. Da quanto ho capito i problemi alla lingua sono venuti crescendo mentre l epilessia durante l addestramento per la caccia (alla quale non ha piu partecipato) ora ha 9 anni è molto amato e nessuno ha mai pensato di abbandonarlo. Anzi lo si ama ancora di più..

    • A si, per l epilessia nel suo caso non ci vogliono farmaci perché le crisi si presentano solo in presenza di fattori nervosi, basta evitarli, invece per le zampe bisogna evitargli le scale o troppi salti.. Mentre la lingua di fuori lo fa solo sembrare un po tonto 🙂 l unica cosa è che tutto questo con un po di attenzione a priori si poteva evitare

  16. Anche io ho una bretoncina di 6 anni che forse é incrociata anche con uno springer e rispecchia molto la sua descrizione 😉 oh mio Dio una volta mi é capitato uno sciuramario che mi ha detto:”bello , cos’è? Un boxer? ” le lascio solo immaginare la mia espressione. Comunque sono appassionata di cani e seguo sempre ciò che scrive , ho ancora 15 anni ma in futuro mi piacerebbe intraprendere una carriera con i cani. Lei é davvero fantastica!
    Cordiali saluti 🙂

  17. Permesso… ho letto i vari commenti pro e anti caccia e vorrei aggiungere un mio ricordo… un pensiero, e ringrazio per l’attenzione e per l’eventuale pazienza di leggermi.
    Dedicato a Mino, che conobbi quasi trent’anni fa in un’occasione un po’ “speciale”… in ospedale.
    Lui anziano cacciatore possessore di un breton ed io giovane ragazzo contro la caccia. Ricordo che nevicava in quel periodo e Mino raccoglieva sempre tutte le briciole per gettarle in giardino agli uccellini, perché diceva che con la neve non trovavano cibo; imparai questa lezione, a cui io, convinto delle mie idee contro chi sparava, non avevo mai pensato.
    Il racconto non è mio, e l’ho solo trovato e riportato… per Mino, che citava sempre il suo cane e i velocissimi beccaccini.
    Ancora non amo la caccia, e ciò è solo un ricordo di un anziano amico che ora non c’è più.
    “- Io caccio la beccaccia con i breton. Non che reputi questa razza migliore di altre per questa caccia, sia chiaro, ma devo dire che mi trovo davvero benissimo. Ho cacciato anche con setter, springer e drahthaar ma a mio avviso il breton è il cane che racchiude in sé tutte le caratteristiche fisiche e psichiche che un cacciatore vorrebbe dal proprio ausiliare. La cerca è briosa e veloce e il galoppo è la sua andatura. Non spinto come quello di setter e pointer, ma… un galoppo “giusto” se così si può dire, come una danza sulle foglie d’autunno che non turba la quiete del bosco, appaga l’occhio e soddisfa la cerca. Grazie alle modeste dimensioni si frena solo per esplorare e dettagliare quelle zone inaccessibili ai più, penetrando nei pertugi più piccoli. La cerca è ampia, non esagerata come quella degli inglesi ma non ristretta come quella degli altri continentali. Perfetta. Non si allontana mai troppo, rientra spesso ma solo per accertarsi della nostra presenza e quando lo fa, cerca il nostro sguardo quasi a rassicurarsi che la nostra attenzione sia rivolta verso di lui. E’ il protagonista. Una volta agganciata l’emanazione si blocca in ferma, di scatto, come un pointer oppure accenna una breve guidata a testa alta interrogando l’aria col tartufo umido, per convincersi dell’effettiva presenza della Regina. Ed è lì, in quell’attimo di apparente immobilità in cui il tempo sembra fermarsi che guardando i suoi muscoli tesi e frementi, gli occhi pungenti e quell’espressione arcigna di autentico predatore ti convinci che il breton, è la caccia. Può aspettarti per ore, lì a masticare quel refolo di vento sapido di terre lontane, di mare e di muschio e poi, quando avverte la nostra presenza accanto a lui a completare quella mistica alchimia che vuole l’uomo, il cane e la Regina, fondersi insieme ed elevarsi sul gradino più alto dell’universo venatorio, lui inizia a guidare, passo dopo passo, con calma, costringendo l’arcera all’involo. Il frullio ci fa tornare in terra e un brivido ci percorre la schiena come elettricità. Come sempre.
    Se saremo fortunati ed il colpo andrà a segno non faremo neanche in tempo a dire “porta” che già scorgeremo la sagoma del nostro beniamino materializzarsi nel folto con la beccaccia in bocca mentre trotterella verso di noi con gli occhi lucidi e biricchini quasi a stimarsi e lodarsi del lavoro svolto. La sua presa è morbida, il labbro asciutto, la Regina ci arriva perfetta. Se l’arcera invece andrà a cadere in uno spinaio o roveto fitto, non si darà pace e tirerà fuori tutta la sua grinta e tenacia fino a quando non riuscirà a raggiungerla…ho visto breton arrampicarsi sopra un albero o farsi strada tra i rovi con i denti a costo di arrivare alla preda! Recupero e riporto sono doti davvero accentuate nei breton ed in questa caccia ritengo siano utilissime. Non a caso si narra che questa splendida razza sia stata selezionata e plasmata nei secoli per la caccia esclusiva della beccaccia ed osservando attentamente le molteplici strategie messe in pratica durante la caccia, ci si accorge di quanto sia vero.
    Scusate se sono stato un po’ lungo e sdolcinato ma amo davvero il piccolo folletto del bosco e sono felice di condividere con lui tutte le avventure che la dea Diana vorrà riservarci nella caccia al più sfuggente, regale e misterioso degli uccelli, la beccaccia. -“

  18. Il cane di mio padre! Anzi cagna(ai cani si dice con ONORE)!!!
    Solo che lei è stata salvata dalla fame e da una fucilata!

    Ps;la trova spesso a fare la pipì sui tapetini… che siano davvero piccole pesti? <3

  19. Salve a tutti!
    Da due mesi nella nostra famiglia è arrivato un cucciolo di breton bianco e nero (quasi del tutto roano!) simpaticissimo e molto intelligente, ma soprattutto tanto testardo. Ho rivisto il mio cane in questo articolo.
    Volevo però chiedere un’informazione. Da qualche giorno il cucciolo ha spostato le orecchie; sì, non ha più la piega classica (che abbiamo visto anche nelle foto di cui sopra), ma un’altra: sembrano tutte stropicciate! Lo abbiamo portato dal veterinario – all’inizio credevamo gli fosse entrato un forasacco -, ma lui ci ha risposto che non ci sta niente da fare e che ormai la piega è quella. È mai successo a qualcuno di voi? Il veterinario mi ha consigliato di mettergli dei pesi (!!!), però mi sono rifiutata di torturare in quel modo il mio cane. Mi chiedo solo da cosa dipenda questo spostamento! Grazie a chi mi risponderà!

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.