Me l’hanno chiesto, questo articolo: e se posso, io le richieste cerco sempre di accontentarle.
Però, diciamolo: questo è il genere di articolo che a) rischia di farti finire in galera, o gambizzata, o quantomeno morsa nelle chiappe a tradimento (no, non da un cane: da un educatore); b) non è facilissimo identificare il “bravo”, perché quello che è bravo per me può essere pessimo per qualcun altro – e viceversa – senza che nessuno dei due abbia veramente torto, ma semplicemente perché nell’educatore-addestratore si cercano cose diverse.
Sia chiaro, quindi, che io posso rispondere alla domanda “come si riconosce uno bravo?” soltanto in base alle mie idee, al mio pensiero e ai requisiti che io cercherei in una figura di questo tipo.
Può esserci anche un certo “conflitto di interessi”… nel senso che, avendo fatto io stessa questo mestiere per quasi vent’anni (a livello professionistico: in più ci vanno messi dentro tutti i cani miei), potrei avere la tentazione di descrivere me stessa come prototipo di figura ad hoc. Questo prometto, giurin giuretta che cercherò di evitarlo… ma se ogni tanto mi scapperà di autodipingermi, sappiate che non è per boria o presunzione: è solo che, quando facevo questo lavoro, ho cercato di essere più “brava” che potevo. E al di là del fatto che ci sia riuscita o meno…resta un punto fermo: se oggi dipingessi una figura troppo diversa da quella che sono stata, significherebbe che mi sono presa per i fondelli da sola (oltre a prenderci i miei clienti).

Tutto chiaro, fin qui?
E allora via, partiamo!  (e se qualcuno mi denuncia preparate le arance, grazie)

1) un bravo educatore/addestratore, tanto per cominciare, è quello che riconosce che questi due ruoli esistono entrambi, con pari dignità.
Che sono (almeno in parte) distinti, ma che uno dei due non è il “buono”, mentre l’altro è il “cattivo”.
Io ho sempre detto, in modo forse un po’ semplicistico ma sicuramente comprensibile, che l’educazione equivale alle scuole elementari (unite alla vera e propria “educazione” familiare), mentre l’addestramento, in vari livelli, equivale alle scuole superiori, all’università e poi ai master.
Insomma: “educare” significa inserire correttamente un cucciolo nella società umana (o umancanina, se preferite); “addestrare” significa inserire il cane – cucciolone e poi adulto – nel mondo del lavoro o dello sport.
Lasciamo perdere le menate etimologiche sull'”educere” e il “rendere destro” (il cane è già destrissimo per conto suo: noi dobbiamo solo insegnargli a collaborare con noi utilizzando questa sua destrezza)… e limitiamoci a questo: educatori e addestratori sono due figure che si occupano di momenti diversi della crescita del cane e di modi diversi in cui il cane si può inserire nel nostro mondo e nella nostra famiglia.
Sostenere che uno sia “buono” e l’altro “cattivo” è – perdonate il francesismo – una cazzata galattica.
Sarebbe come dire che le maestre d’asilo sono buone e i professori universitari cattivi, o viceversa.
Purtroppo, nell’attuale panorama cinofilo, c’è chi non vuol neppure sentire parlare di “addestramento” perché ritiene (o vuol fare credere ai neofiti, caso più frequente)  che sia sinonimo di “coercizione”, “maltrattamento” o semplicemente di “visione strumentale del cane”.
Le prime due sono nuovamente cavolate (si può essere gentili o coercitivi qualsiasi etichetta ci si appiccichi), mentre la terza ha una sua ragion d’essere: il cane che lavora o che fa sport E’ effettivamente strumentalizzato… così come sono strumentalizzati, però, operai, medici, volontari della croce rossa o parrucchieri.
Chiunque lavori e si renda in qualche modo utile alla società ne diventa uno “strumento”, che gli piaccia o meno.
In questo momento io stessa, che faccio il mestiere più libero del mondo – ovvero la scribacchina autogestita e senza padroni – sono “strumentalizzata” dal fatto di stare scrivendo un articolo su richiesta.
C’è però una differenza sostanziale, tra l’operaio e il cane: ed è che l’operaio, magari, se ne starebbe più volentieri alle Maldive a pancia all’aria (magari a farsi strumentalizzare dalla moglie che gli chiede di spalmarle la crema solare sulla schiena), mentre il cane è FELICE COME UNA PASQUA di essere “strumentalizzato”.
Perché il cane non è solo un “animale sociale” tout court, nel senso che sta bene in compagnia: il cane è un animale che fa parte di una società collaborativa e con precise attribuzioni di ruoli: quindi, se un ruolo non ce l’ha e se non sa cosa fare della vita sua, si sente incompleto, frustrato, stressato, in una parola  infelice.
A pancia all’aria alle Maldive, insomma, lui NON ci vuole stare.
E allora diciamo che – almeno a mio avviso – un educatore o addestratore che non abbia capito questo fattore fondamentale, che è proprio la A (neanche l’ABC: la A. L’inizio di tutto. La genesi) del rapporto cane-uomo, non può essere bravo.
Magari sarà “buono”.
Sarà gentile, sarà carino, sarà cinopsicoetocognitofilo e farà delle bellissime supercazzole: ma bravo non potrà essere, perché non ha capito che cos’è un cane e cosa può renderlo davvero felice.

2) un bravo educatore/addestratore non inizia il rapporto con un cliente sputando fango & merda sui colleghi
Non si presenta dicendo “Saaaaalve, io sono un Educatore (maiuscolo) e quindi potete venire a me con fiducia, mentre se andate da un addestratore (minuscolo) il vostro cane sarà impiccato e preso a calci in culo dal mattino alla sera”.
Non si presenta neppure dicendo “Saaaaaaalve, io sono un Addestratore (maiuscolo) e quindi dovete mettervi nelle mie mani, perché io che so come si lavora con i cani. Mica come quei cretini di educatori (minuscoli) che vi diranno di lasciargli fare tutto quello che vuole, finché il cane non vi morderà una chiappa”.
E tantomeno si presenta dicendo: “Saaaaaaaaalve, IO sono l’unico Educatore (o Addestratore) al mondo che capisce qualcosa di cani, mentre Tizio è un cretino, Caio è un idiota, Sempronia non distingue la testa della coda … (eccetera, eccetera, eccetera, ad libitum)”.
Prima dimostrami cosa sai fare tu, e poi semmai potremo parlare di cosa non sanno fare gli altri: ma il percorso inverso non è né etico, né serio, né logico: anzi, fa pensare malissimo, perché se spali tanto fango su qualcun altro significa che ne hai paura (se fossi davvero convinto di essere superiore, non lo fileresti di striscio: sapresti che i fatti parlano per te).

3) un bravo educatore/addestratore non fa le supercazzole
Se devi spiegare a un cliente come si fa a non farsi saltare addosso dal cane, non puoi dirgli che il suo comportamento epimeletico ha causato la mancata estinzione di una manifestazione neotenica, che ha indotto un mancato rispetto della prossemica.
Perché il cliente NON CAPISCE UNA MAZZA, e se non capisce una mazza non può risolvere il problema.
E se a quel punto tu gli dici che per capire deve fare il corso da millemila euro alla tua scuola, quando avresti potuto spiegargli in cinque minuti come evitare che il cane gli salti addosso, facendogli spendere cinque euro, sei un approfittatore  fatto e finito, al limite della truffa.
Un bravo educatore/addestratore DEVE innanzitutto farsi capire.  Da chiunque, non solo dai laureati in psicologia.
Sempre più spesso mi capita di ricevere telefonate o email di persone che mi dicono: “E’ bravo, eh? E’ bravissimo, deve sentire come parla bene…da restare a bocca aperta (solitamente pensando: “EH?!?”, NdR). Sono entusiasta, quell’uomo è veramente eccezionale… però il mio cane continua a saltarmi addosso: secondo lei cosa dovrei fare per farlo smettere?”
Queste persone non si rendono assolutamente conto della clamorosa contraddizione insita nella loro frase: eppure, se tu vai da un educatore perché il tuo cane ha un problema, e quello ti rintrona la testa di paroloni ma non ti risolve il problema, mi sembra evidente che NON è bravo!.
Potrà essere un bravo oratore, un bravissimo etologo, un eccezionale psicologo… ma l’educatore nun lo sa fa’.
Il che ci porta ad un’ulteriore distinzione tra educatore, addestratore e cinofilosofo: distinzione che DEVE essere fatta, che DEVE ben chiara a tutti, e che ancora una volta NON deve comprendere connotazioni negative nè prese per i fondelli… a meno che le intenzioni dell’uno o dell’altro non siano approfittatorie/truffaldine (vedi sopra).

E’ molto semplice, in fondo:
EDUCATORE è colui che insegna ai cuccioli (o agli adulti che ancora non hanno avuto modo di impararlo), e ai loro umani, come entrare correttamente nella nostra società;
ADDESTRATORE è colui che insegna a cuccioloni-adulti, e ai loro umani come rendersi utili in questa società, o come praticare un sport;
CINOFILOSOFO è colui che spiega agli umani (e solo a loro) ad approcciare il cane non come uno schiavetto, né come una “macchina per fare qualcosa”, ma come un partner senziente ed intelligente al quale non c’è bisogno di imporre nulla, ma si può chiedere ed ottenere di “collaborare” per uno scopo comune.

E l'”istruttore”, chi è? Per me è quello che prepara, che forma, che segue gli educatori, gli addestratori eccetera.
Poi può anche essere inteso come “persona che istruisce i cani” (a qualsiasi livello)… ma allora è il proprietario del cane!

SIA MOLTO CHIARO CHE:

Nessuno dei tre è un cretino.
Nessuno dei tre è “cattivo”.
Nessuno dei tre va sfottuto.

Sono tre figure assolutamente necessarie, che dovrebbero essere approcciate tutte, l’una dopo l’altra, in qualsiasi percorso cinofilo che si rispetti.
Ovviamente può anche succedere che uno stesso personaggio riesca ad impersonare tutte e tre le figure: però, diciamolo, non è facile.
Per esempio, oggi tutti i cinofilosofi si autodefiniscono “educatori”: ma siamo davvero sicuri che un professore di filosofia possa insegnare ai bambini delle elementari?
Magari può: ma deve essere così BRAVO da sapersi calare in entrambi i ruoli, adeguando il suo linguaggio e la sua didattica al tipo di classe che ha davanti. E nel momento in cui si adegua alla classe di bambini delle elementari,  non può più fare il professore di filosofia: in quel momento farà il maestro elementare.

A questo punto:
a) se si sente perfettamente a suo agio e riesce nel suo intento, è BRAVO.
b) se la cosa lo fa sentire in qualche modo sminuito, non potrà farla bene e quindi non sarà bravo.
c) se lo fa continuando a ribadire “io vi insegno a fare le aste, però sia ben chiaro che in realtà sono un Professore Di Filosofia” (con tutte le maiuscole del caso in bella evidenza), significa di nuovo che non è bravo, perché non è umile.

E se non sei umile, quando hai a che fare con i cani, sei un fallito. Potrai anche diventare famoso, ma sei un fallito lo stesso.
E’ automatico, non si scappa.
E’ praticamente un dogma.
Ovviamente TUTTI (cinofilosofi, educatori e addestratori) vi parleranno sempre di quanto in realtà SIANO umili: ma detto da certe persone – quelle che oltretutto, di solito, accusano gli altri di essere invece arroganti e presuntuosi –  a me fa venire in mente lo spettacolo di Checco Zalone:  “Resto umile WORLD SHOW” (in caratteri cubitali e lampeggianti).

Comunque, riassumendo: un educatore-addestratore DEVE essere semplice, comprensibile, pratico.
Un cinofilosofo può essere come gli pare, dal lineare all’astruso: basta, però, che chiarisca BENE ai suoi allievi (o adepti…) che stanno partecipando a una lezione-corso-stage di filosofia e NON di educazione/addestramento cinofilo.

Gli attacchi reciproci, le prese per i fondelli e via dicendo nascono soprattutto dal fatto che troppo spesso si vogliono confondere i ruoli (o se ne vogliono sovrapporre troppi:  solitamente all’elevatissimo, purissimo e levissimo scopo di far più soldi e di fregare i clienti agli altri).
Se ognuno facesse tranquillamente il mestiere suo, ci si scannerebbe di meno e si vivrebbe tutti meglio: soprattutto i cani.

A questo punto, però, bisogna anche dire che gli educatori-addestratori che hanno un po’ di annetti di esperienza, che si sono tenuti in pari con le scoperte e gli studi man mano che arrivavano, che hanno saputo usare e mescolare umiltà, spirito critico e senso pratico… le basi della cinofilosofia le conoscono. E magari le conoscono da prima che apparissero sulla scena i cinofilosofi.
Forse le hanno imparate sul campo e non sui libri, forse non ti parlano di prossemica ma di “distanze”, magari non dicono “centripetazione” ma “attenzione sul conduttore”… però, se sono bravi,  ‘ste cose le sanno.
Purtroppo questo terrorizza i cinofilosofi, che si rendono conto del fatto che, se sei capitato da un maestro bravo, non avrai bisogno di loro. Oddio, clienti in meno! E mo’ che facciamo?
La risposta, normalmente, è: “Creiamo educatori (addestratori no, che è una parolaccia) col “bollino blu”. Etichettiamoli. Mettiamoci sopra il marchio di fabbrica: dopodiché cominciamo a dire in giro che l’educatore è bravo SOLO se è targato CAN, BLING, SGHEN, IUPPETE, PING oppure PONG (e mo’ spero di non averci infilato qualche sigla vera: ormai sono così tante che è impossibile conoscerle tutte. Comunque l’intenzione era quella di scrivere sigle di pura fantasia, NdR)”.
In questo modo, in un modo che a me sembra proprio perverso, i clienti dei cinofilosofi sono proprio gli educatori NON bravi (o “non ancora” bravi), che vanno a farsi raccontare ciò che non sono riusciti a capire da soli o perché erano proprio gnucchi, o perché ancora non hanno cominciato a lavorare con i cani, ma sono semplici appassionati con tanta voglia di imparare!
E il percorso non sarebbe malaccio, se questi uscissero dalla scuola-corso-stage o quel che l’è con la consapevolezza di aver imparato un po’ di filosofia e di approccio corretto con il cane.
INVECE ESCONO COL PATENTINO DI EDUCATORI CINOFILI: il che, tradotto, significa che c’è in giro una barcata di educatori che in realtà sono o gnucchi, o completi neofiti.
Però col bollino blu, eh!

E pensare che ci sarebbe sicuramente posto per tutti, se si guardasse la cosa dal giusto punto di vista… perché purtroppo il mondo NON è pieno di bravi maestri.
Invece è pieno di Sciuremarie e di cuggini che pensano ancora che il cane vada comandato a bastonate, o più banalmente che si debba “fare blu di botte” se non torna al richiamo o che gli si debba piantare il muso nella pipì se piscia in casa.
Se i cinofilosofi si mettessero a tenere lezioni di “corretto approccio al rapporto cane-padrone” (bisogna chiamarlo “padrone”, altrimenti la Sciuramaria non capisce), e non “corsi per educatori”; se portassero il loro Verbo nelle case ma soprattutto nelle scuole, insegnando alle elementari, sì, ma a quelle UMANE e non canine; , se diffondessero la cinofilosofia come tale, e cioè per quello che è, non tentando di farla passare per quello che non è (educazione/addestramento)… sarebbero sicuramente preziosi.
Basterebbe che il cinofilosofo, una volta esaurito il suo compito di “preparatore spirituale del proprietario di cane”, avesse la decenza di riconoscere che DOPO si passa agli altri percorsi di educazione e poi di addestramento.
E soprattutto che, se si vuol diventare educatori cinofili, bisogna sbattersi per una decina d’anni sul campo, in mezzo ai cani VERI e non a quelli teorici: magari sotto la guida di un esperto, ma sempre sul campo.

Se poi davvero il cinofilosofo è in grado di fare ANCHE l’educatore e/o l’addestratore, me lo deve far vedere.
Deve prendere un cane che tira al guinzaglio e farmi vedere, materialmente, come gli insegna a non tirare più.
Deve prendere un cane aggressivo e mordace e farmi vedere, sempre materialmente, che è capace di renderlo docile ed amichevole.
Se mi racconta quella dell’uva, ma il cane in mano non lo prende mai, NON PUO’ definirsi educatore (addestratore già non ci si definisce) e soprattutto NON PUO’ tenere corsi per “educatori cinofili”.
Altrimenti poi manda allo sbaraglio dei bravissimi oratori che, la prima volta che un cane gli fa vedere i denti, o scappano ululando sulla collina come Fantozzi o consigliano la soppressione del cane (perché si fa prima ad ammazzarlo che ad ammettere di non sapere come caspita fare a risistemarlo).
Il che ci porta dritti al punto…

4) un bravo educatore/addestratore/cinofilosofo non prende MAI in considerazione la soppressione di un cane sano (se ha la rabbia o un tumore al cervello, è un altro discorso).
Se non ci capisce una mazza, o se ha paura, ha l’umiltà (quella vera) di dire: “Non so risolvere il suo problema, vada da Tizio o da Caio” (educatore o addestratore vero). O magari da Sempronio (veterinario comportamentista, possibilmente bravo pure lui. Uno che affronti il problema del cane e non pensi di risolverlo rincoglionendolo a psicofarmaci, grazie).

5) un bravo educatore-addestratore non pensa che ci sia UN solo metodo valido al mondo, nè che esistano gli Strumenti del Diavolo e/o gli Strumenti Miracolosi.
Se ha questo tipo di prevenzioni/convinzioni, non può essere bravo.
Chiunque creda che esistano metodi e/o strumenti universali, validi per ogni cane del mondo, è automaticamente un pirla dal punto di vista cinofilo: PUNTO.
Mi prendo la totale responsabilità di quanto affermo e sono pronta a ripeterlo in qualsiasi situazione, luogo e circostanza del mondo.
D’altro canto, però, è anche vero che…

6) un bravo educatore/addestratore NON prende neppure lontanamente in considerazione l’idea di “insegnare qualcosa al cane” (o di farlo desistere da un’abitudine sgradita) utilizzando il dolore come metodo di educazione-addestramento.
Il che ci riporta al discorso “strumenti”, perché evidentemente anch’io rientro nel novero di chi vede almeno “qualche” strumento come “diabolico”, o quasi.
Collari a punte e collari elettrici, per esempio, non godono assolutamente delle mie simpatie e non ne ho mai posseduto uno.
Però, anche in questo caso, faccio dei distinguo: perché se li vediamo come “strumenti di addestramento”, allora grido NOOOOOOO!!! a pieni polmoni.
Se invece li vediamo come strumenti di “riabilitazione”, e se vengono usati da un vero professionista (sottolineato dodici volte) che sa quello che sta facendo (sottolineato CENTOdodici volte)… allora, dipende.
Se tutto il resto è già stato tentato, se il caso è particolarmente grave, se il cane – perseverando in un certo comportamento – rischia la vita o la fa rischiare ad altri…allora, piuttosto che decidere per la soppressione, posso accettare qualsiasi altro tentativo.
Anche quelli dolorosi, violenti, coercitivi e chi più ne ha più ne metta.
In altre parole: preferisco un cane che prende una scossa a un cane morto.
Se però vedo che la scossa viene data al cane per insegnargli il riporto, allora il tizio col telecomando in mano fa bene a scappare, perché rischio di ammazzare lui.
Insomma, non è MAI questione di strumenti, ma di utilizzo degli stessi, di intelligenza delle persone che li usano e di rispetto per il cane, e non per i propri porci comodi.
Esempio personale: è ormai arcinoto che io NON condanno il collare a strangolo, anzi lo uso perché lo trovo semplicemente più sicuro di quelli fissi, mentre ben pochi sembrano aver capito che CONDANNO, eccome, l’uso del collare a strangolo per insegnare al cane a non tirare dandogli strattonate.
Perché questo significa essere incapaci e imbecilli.
Altra faccia della medaglia, però:  se mi portano un cane aggressivo e mordace che per prima cosa, appena mi vede, cerca di saltarmi alla gola, non dico al proprietario di mettergli la pettorina. Gli dico di mettergli il collare a strangolo.
Dopodiché NON lo uso per impiccare il cane a prescindere (stile Cesar Millan, che per questo ritengo un emerito macellaio): ma se il cane mi zompa contro lo uso per tenerlo a debita distanza dalle mie braccia, dalle mie gambe e dalla mia faccia a cui, se non vi fa troppo schifo, tengo ancora abbastanza.
Chi preferisce essere morso è liberissimo di affrontare un cane così con la bandana o la pettorina: per carità, scelta sua.
Il fatto è che di solito questi signori, appena il cane tenta il primo assalto, lo spediscono dal veterinario per farlo sopprimere…e questo non mi sta affatto bene.
Io preferisco vedere cosa si può fare, utilizzando metodi dolci (perché li ritengo assolutamente migliori) ma esercitando anche il diritto alla legittima difesa.
Immagino che il mio pensiero non si sarà capito neanche stavolta, quindi mi aspetto la consueta bordata di attacchi: ma ri-sottolineo che mi è stato chiesto di dire come IO la pensi a proposito di “bravi educatori-addestratori”, e IO penso che chi ha pregiudizi NON possa essere bravo in niente. Chi usa il buon senso, tiene la mente aperta e sa fare dei distinguo, invece, può essere bravo: non lo è “automaticamente”, non lo è “solo” per questo. Ma ha buone possibilità di esserlo.
Questo anche perché…

7) un bravo educatore-addestratore si è fatto le sue idee, in base alle proprie esperienze e ai propri studi, e non è un pappagallo che ripete teorie altrui (a volte anche contro l’evidenza).
Purtroppo devo dire – perché è una realtà con cui mi scontro ogni giorno – che la cinofilia sta diventando un mondo di sette, di guru e di allievi trasformati in adepti a cui vengono addirittura inibiti  la libertà di pensiero e lo spirito critico.
Invece di incoraggiarli, si frustrano (anzi, si frusTANO, senza erre).
Bene: se si va avanti così, questa sarà la fine della cinofilia. O almeno sarà la fine della possibilità, per chiunque, di diventare “bravo” davvero.
Perché l’educatore-addestratore-cinofilosofo (sì, pure lui!) davvero BRAVO, quando gli è stata piantata (anche a martellate) la teoria X nel cervello e poi si accorge, sulla sua pelle e lavorando sul campo, non nel beato mondo della teoria, che la teoria X sul cane Y non funziona… non si ostina come un deficiente a continuare a mettere in pratica quella, ma  pensa “cazzarola, se questo non funziona, proviamo qualcos’altro”.
Anche se il “qualcos’altro” gli è stato descritto come cosaccia immonda dal suo Guru (e non parlo di maltrattamenti, eh… ci sono persone che si sono fatte masticare vive dal loro cane per anni solo perché il Guru di turno gli aveva inculcato l’idea che non si poteva dire un solo NO).

Un bravo educatore-addestratore non si comporta MAI da Guru: non impone una e una sola linea di pensiero, uno ed un solo metodo.
Se fa così, NON E’ bravo e non lo sarà mai, per il semplice e banalissimo motivo che i cani non sono tutti uguali. Non sono fatti con lo stampino. Non reagiscono tutti nello stesso modo, come sembrerebbe dai libri (compresi i miei, a volte).
La teoria X  o il metodo Y sono validi e vanno seguiti solo fino al momento in cui si incontra il cane Z, col quale non funzionano.
A quel punto, se sei bravo davvero, provi il metodo A, la teoria B, l’approccio C, lo strumento F e così via, finché non risolvi il problema. Altrimenti, bravo non sei.
Piacerai tanto al tuo Guru, questo sì: i ciechi esecutori di ordini piacciono sempre ai capi (anche ai capimafia, però. O ai dittatori), mentre le menti libere rompono le scatole.
Però tu devi decidere: vuoi fare il bene del tuo Guru o quello dei cani?
Finché sarai un allievo-adepto, penserai sempre che le due cose coincidano: è normale, ma significa anche che sei un principiante. Non appena avrai sbattuto un po’ di volte il naso contro diversi musi, ovvero ti sarai fatto un po’ di “vera” esperienza sul campo, scoprirai che non sempre è così: QUALSIASI sia stato il tuo Guru e QUALSIASI siano stati i suoi insegnamenti, prima o poi troverai il cane che non risponde. A quel punto sarai costretto a scegliere…e a quel punto si capirà se sei un bravo educatore/addestratore o solo un bravo soldatino compiaci-guru (e di utilità pari a zero per la cinofilia).

8 ) un bravo educatore-addestratore non sputa sentenze dopo cinque minuti netti.
Ovviamente testerà il cane, farà domande agli umani, osserverà il comportamento del cane in diverse situazioni. Ma se cinque minuti dopo vi spara lì la mappa caratteriale, l’etogramma, la lista della spesa dei problemi, la diagnosi e la terapia…è un immane presuntuoso (e per me resta sempre valido l’assioma:  no umiltà, no party. Ovvero, NO BRAVO).
Se negli stessi cinque minuti decide che il cane è irrecuperabile e va soppresso, è un immane presuntuoso e un delinquente che andrebbe mandato seduta stante a zappar patate.
Per capire un cane (e l’umano che gli sta attaccato, che spesso è molto più complesso e problematico del cane) ci vuole tempo.
A volte TANTO tempo. Chi questo tempo non se lo prende, non può essere davvero bravo.
Dopo il primo test-valutazione l’educatore-addestratore BRAVO vi potrà dire “credo che il problema possa essere questo e potremmo provare con questa soluzione”. Frasi piene di sacrosanti condizionali.
Ah, altra cosa: se non avete nessunissimo problema, ma solo un cucciolo “vergine” da cominciare ad educare da zero, l’educatore BRAVO vi chiederà cosa pensate di fare col cane, che aspettative avete, cosa desiderate da lui. Non sarà lui a decidere al posto vostro.
Tradotto in pratica: uno bravo può dirvi “mi sembra che questo cane potrebbe essere adatto all’agility. Tu cosa ne pensi? Ti piacerebbe questa disciplina?”
NON vi dirà, invece: “Ah, questo è un cane che DEVE fare agility!”.
E non vi guarderà neppure con l’aria schifata se gli dite “mi piacerebbe fare un po’ di agility, sì, ma per divertimento, non per agonismo”, etichettendovi subito come “cliente di serie B”.  Perché non vanno rispettati soltanto i cani, ma anche le persone.
Altrimenti non sei bravo e in più sei cafone.

9) un bravo educatore-addestratore non ha pregiudizi sulle razze, anche se è un suo diritto scegliere di lavorare con alcuni tipi di cani
Mi spiego meglio. Se andate a un campo con il vostro cane di razza X e il personaggio in questione vi dice: “No, io con questa razza non voglio aver nulla a che fare”, siete davanti a un cretino.
Se invece vi dice: “Bellissimi gli X, sono dei cani fantastici; però io non li conosco, non mi sento all’altezza di lavorarci, le consiglierei di andare da qualcuno più adatto di me a questa razza” …allora siete di fronte a una persona seria che ha fatto le sue (rispettabilissime) scelte e che, nell’ambito delle scelte che ha fatto, può anche essere bravissimo.
La differenza può sembrare sottile, ma in realtà è abissale.

10) un bravo educatore-addestratore non si fa “lasciare il cane”… con qualche distinguo
Questo era la norma secoli fa (quando ho cominciato io, per esempio: quindi, appunto, secoli fa): ma oggi abbiamo capito tutti benissimo che o il cane lavora all’interno del rapporto con il suo umano, o non si otterrà mai niente di diverso da una “macchinetta esegui-ordini”.
E questa visione del cane va abbandonata, perché il cane è molto PIU’ di questo.
Però… c’è un però: che è quello della cinofilia  agonistica, dove c’è ancora molta abitudine a “mollare lì il cane e tornare a riprenderlo a cose fatte”.
La pratica resta diffusissima soprattutto per un motivo: le razze sottoposte a prova di lavoro devono aver ottenuto il risultato X o Y per poter concludere il campionato di bellezza.
Ergo, servono risultati veloci  (o, in alcuni casi, brevetti “agevolati” dal fatto che il cane sia presentato dal signor X – noto addestratore – piuttosto che dal Sciurmario, emerito sconosciuto).
Ergo, se il proprietario non capisce una beata cippa di cani, e ci vorrebbero almeno sei mesi per educare lui prima di cominciare a lavorare col cane, si rischia che i tempi  per  ottenere un campionato di bellezza (ovvero: maggiori vendite di cuccioli, maggiori monte e maggiori soldi) si allunghino a dismisura.
A questo proposito, io la ricetta magica non ce l’ho.
Non ho mai visto il cane come una macchinetta per far soldi (anzi… a me ne hanno sempre e solo mangiati!), ma non condanno a priori chi ha questa visione, purché il cane venga ugualmente amato e rispettato. E le sue cose, vi assicuro, NON si elidono a vicenda.
La cinofilosofia vi dirà che invece si elidono eccome, ma siccome conosco diversi casi in cui invece convivono perfettamente, io sostengo il contrario…senza negare, però, che qui si entra in un campo pericolosissimo.
Ovvero: visto quel che si investe mediamente in un cane da expo, non posso dare del delinquente né del deficiente a chi si augura di recuperare almeno parte della somma spesa. E non posso neanche sparargli se si affida un professionista per ottenere il risultato in tempi decenti.
Però ESIGEREI che si affidasse solo a professionisti  rispettosi del cane e non a macellai.
ESIGEREI che l’ENCI e la Società specializzate vegliassero affinché i macellai chiudessero bottega, anche perché è ridicolo fare una “prova di lavoro” con lo scopo (zootecnico) di garantire che il cane “bello” sia anche un cane ricco di doti caratteriali… e che poi queste doti, qualora manchino, si costruiscano a botte di collari elettrici e affini.
Purtroppo di quello che esigerei io non ne frega un tubo a nessuno, tantomeno all’ENCI. Quindi il discorso resta accademico… e comunque non tocca il settore educazione, ma solo quello addestrativo e per di più solo quello agonistico ad alto livello, quindi è un po’ fuori dal tema di questo articolo.
Quindi limitiamoci a dire che se l’esigenza dell’umano non è quella di fare il campionato mondiale, ma quella di avere un cane educato, obbediente e magari in grado di farsi una garetta e di portare a casa una coppetta…se l’educatore/addestratore vi dice “mollami il cane qua, che ghe pensi mi” è meglio scappare a gambe e zampe levate.

Ci sarebbe altro?
EHHHHHHHhhhhhhhhhhhhhhhhh!!! Altroché… ma mi pare di aver già scritto il solito romanzo e non credo di poter chiedere ulteriore pazienza ai miei poveri lettori. Quindi mi fermo qui: come al solito, al punto 10.
Ennesimo decalogo della serie, solo che gli altri erano scherzosi e questo è serissimo.
Ho risposto alla domanda? Sinceramente, non lo so. Forse ho risposto di più alla domanda opposta (ovvero: come si riconosce un imbecille), ma in fondo sono due facce della stessa medaglia.
Il fatto è che ci sono tanti modi di intendere la “bravura”. Se si parla di bravura esclusivamente tecnica, allora si fa presto a rispondere: basta dire “andate da chi ha fatto risultati reali, tangibili, provati con tanto di diplomi, coppe e medaglie”.
Se fai così, sul lato tecnico non sbagli mai: ma io non me la sentirei MAI di mandarvi dal tizio che le coppe e le medaglie le ha ottenute elettrificando i cani…e purtroppo questi personaggi esistono, eccome.
Per questo ho preferito affrontare la cosa dal lato umano, anziché tecnico: perché in fondo i proprietari di cani che aspirano davvero a fare il campionato del mondo sono lo 0,0000001%.
A tutti gli altri basta avere un cane gestibile, perfettamente inserito nella nostra società e magari capace, perché no, di portare a casa anche lui la sua coppetta: ma ottenuta divertendosi, e con lo spirito del “se non vinco, pazienza, sarà per la prossima volta”.
Ecco, tutte queste persone qua – i cinofili “normali”, insomma, non i fissati con la performance ad ogni costo – penso che qualcosa di utile, nel decaloghino di cui sopra, possano trovarlo. Se non altro spero che trovino qualche spunto di riflessione che li aiuti a non farsi fregare, abbindolare, indottrinare.
Spero che li aiuti a ragionare con la propria testa e non con quella di altri (neanche con la mia, cosa che mi darebbe moltissimo fastidio!)…e se questo forse è un po’ poco, mi dispiace.
Ma anche in questo caso, preferisco dare una ricetta piuttosto che sfornare la torta bell’e pronta: perché a mangiare e a leccarci i baffi siamo capaci tutti, ma diventare bravi cuochi – per quanto possa essere più faticoso – dà sicuramente più soddisfazione.


NOTA:
essendo questo articolo probabilmente  destinato ad essere visto come polemico (anche se è soltanto sincero…), ho preferito oscurare tutte le facce umane nelle foto che, come al solito, ho “rapinato” qua e là su google, per evitare che qualcuno potesse pensare di essere stato abbinato appositamente a punti in cui magari si parlava di deficienti o delinquenti.
In realtà la caduta delle foto è assolutamente casuale e serve solo a rendere meno pesante il testo: non c’è alcun rapporto tra le immagini e le cose che vengono dette.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l’affisso “di Ferranietta”) e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività).
E’ autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva “I fedeli amici dell’uomo” ed è stata conduttrice del programma TV “Ti presento il cane”, che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online.
Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC.
A settembre 2013, non resistendo al “richiamo della foresta” (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).
CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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99 Commenti

  1. bellissima la definizione delle supercazzole 🙂
    complimenti articolo carinissimo che dipinge molto bene il panorama nazionale 🙂

  2. vedendola da un altro punto di vista: come si riconosce un bravo proprietario?
    perché se è vero che un educatore esperto può essere una figura importante per la risoluzione di vari problemi, ad es. per cani dalla storia un po’ travagliata provenienti dal canile che manifestino dei disturbi comportamentali(è solo un es., non è che in canile ci siano tutti cani da inserire con pazienza in famiglia), se invece parliamo di educazione di base di un cucciolo o cucciolone, mi viene da pensare che in tanti prendano il cane senza avere un minimo di cognizione di quello che fanno. Educare un cane proveniente da una buona cucciolata non è certo un lavorone!
    Mi viene da pensare che “ci sia spazio per tutti”, come scrive Valeria, perché molti proprietari prendono un cane in maniera inopportuna. Che siano molti educatori perché ci sono tanti sprovveduti ai quali non si dovrebbe dare neanche il Tamagotchi (lo ricordate? 🙂 )

    • Gianni, il bravo proprietario non si riconosce: si crea 🙂
      E viene “creato” quando incontra le persone giuste, che gli insegnano le cose giuste. Ovviamente è… un cane che si morde la coda: forse per questo è tanto difficile fare cinofilia.

  3. Non sono affatto d’accordo con lo standard del “cinofilosofo”.
    Quella figura professionale – così come la hai descritta tu – è troppo bucolica, non aderente alla realtà e non camminerebbe mai con i tacchi a spillo sui testicoli degli individui se veramente fosse come l’hai descritta.
    Il cinofilosofo – per sua natura – crea inutili e stupide divisioni (quando fa parte della falange più organizzata e dedita al marketing), o lavora solo sui retriever da salotto da dietro la scrivania (magari al campo 🙁 ).
    E’ la figura più pericolosa della cinofilia italiana insieme ai Cesar Millan formato “fai da te”, perché se quest’ultimo li prende a calci, il cinofilosofo li prende per i fondelli…e non solo i cani.
    In merito all’istruttore vorrei sapere se è vero quello che hai scritto, perché nel caso vado da uno di questi per farmi istruire 🙂
    Il Presidente dei cinofilosofi dice di essere un istruttore cinofilo. Bene.
    Credo che quindi non abbia alcuna difficoltà ad istruirmi sull’addestramento per il cinema, sulla ricerca in superficie, macerie, agility, obbedience o sheepdog.
    Domanda: se lo trovo scadente a chi mi devo rivolgere per il rimborso o per le mie rimostranze?
    E’ una domanda ed ogni contributo o “dritta” è gradita 🙂

    • Claudio, la figura che ho descritto io è quella del cinofilosofo: quella che hai descritto tu è la figura dello stronzo 🙂
      Io non credo che tutti i cinofilosofi (intesi anche come “cresciuti alla scuola del” cinofilosofo) siano stronzi: indubbiamente ci sono TANTI stronzi in cinofilia, ma non rientrano tutti e solo in quella categoria lì.
      Per quanto riguarda il cinofilosofo istruttore… come ho scritto nell’articolo, deve farmi vede’ quello che sa fare. Dopodiché gli riconosco il merito di esserlo. Se non mi fa vedere un tubo, però, io a farmi istruire da lui non ci vado e quindi non ho bisogno di rimborsi, perché di soldi non gliene do!

      • …si…così chiamano Giulio 🙁
        Quindi avrei descitto lo “stronzofilo”? uhauhauhauhauhauha!!!
        MITICA LA VALERIONA NAZIONALE!!!! 🙂

        • Mi inserisco qui nella discussione perché immaginavo di trovare un commento di Claudio 😉 e perciò vorrei integrare. L’articolo è bello, chiaro e condivisibile (anche con spirito di autocritica da parte mia che a volte mi irrigidisco su certe cose).
          Dal mio punto di vista (e, perciò, vista l’ora in cui posto il mio commento prendete il tutto col beneficio d’inventario, perché magari non sono ancora ben sveglio) addestratore ed istruttore cinofilo sono la stessa cosa, ma nell’immaginario collettivo con una sostanziale differenza: addestratore è chi addestra il cane in maniera ‘tradizionale’ usando la coercizione; l’istruttore cinofilo è sempre un addestratore che però usa metodi basati sulla gratificazione del cane.
          Concordo, invece, con Claudio su come lui descrive il cinofiloso (e dunque questo è il motivo per cui ho espresso qui il mio parere).
          Ma manca una figura fondamentale; certo il termine l’ho coniato io alcuni mesi orsono per cui non tutti possono esserne a conoscenza: il cinoegizio.
          Il cinoegizio è una sorta di figura mitologica a metà fra il cinofiloso e l’antico egizio, capace di inventarsi termini astrusi prendendo un po’ qua ed un po’ là (in particolare da discipline scientifiche che nulla hanno a che fare con la cinofilia, come ad esempio la fisica e l’astronomia), parlando e scrivendo in una maniera contorta e comprensibile solo ai sacri sacerdoti di Osiride che, come tutti sappiamo, conservavano gelosamente i segreti di questo linguaggio. Ma gli antichi egizi sono tutti morti ed i sacerdoti insieme a loro.
          Esisterà da qualche parte una stele di Rosetta in grado di decodificare ciò che questa semideità vuole dirci? Forse… Indiana Jones è pronto a partire; il quinto capitolo della sua saga si intitolerà Indiana Jones e la pietra filosofale… no, questo titolo mi ricorda qualcosa… certo Valdemort, brutto come la fame e cattivo come un branco di gorilla imbufaliti.
          INDIANA JONES ED IL MISTERO DEI CINOEGIZI
          Questo titolo va meglio. Bye e buon risveglio a tutti. 🙂

    • Nessun rimborso e se non si tace arriva una bella denuncia… Se poi il guru in questione, pur usando lo strangolo (con annesso cane appeso), sbaglia e a farne le spese è il cane tutto tace….
      Non mi interessa se ti fai chiamare educatore, addestratore o Dio dai tuoi adepti… Per me rimani uno stronzo!!!

  4. Ottimo articolo e chiarissimo, come sempre.
    Personalmente col mio cane adottao adulto in canile ,ho sperimentato sia un’educatrice metodo gentile che inneggiava alla pettorina sia un’addestratrice con metodo altrettanto gentile. Dopo averle fatto notare noi stessi e averlo notato lei(l’addestratrice), che il cane era molto piu gestibile e tirava molto meno col collare, ci ha consigliato di continuare con quello, avendo un cane che riesce a sfilarsi qualsiasi tipo di pettorina (H, svedese etc) e di collare in caso di rumori tipo botti o tuoni. Il mio cane fa una light obedience (niente gare, solo per divertirci insieme) e una finta agility( ovvero salta e fa gli ostacoli se le va) e siccome ha una bella personalità, è un pastore bergamasco, sicuramente fare lezione e la disciplina servono sia a noi che a lei per poterla gentire meglio essendo un cane grande e esuberante. Ognuno deve valutare quale tipo di educazione sia migliore per il proprio cane perchè ogni cane è a se, quindi non è possibile dire quali delle due figure sia migliore. Economicamente parlando l’educatrice a domicilio aveva ovviamente un costo maggiore e l’addestratrice che fa lezione presso il suo centro cinofilo un costo inferiore( la metà rispettto alla prima), pur potendo usufruire noi di risorse maggiori, ecco perchè abbiamo optato per continuare col centro cinofilo perchè le possibilità che ci vengono date in termini di varietà di attività e tipo di educazione sono maggiori rispetto alla prima.

  5. Sempre eccezionale, come tutti i tuoi articoli! Con tanto, tanto da pensare, valutare e considerare… e con tanti spunti per autocritica!!

  6. dalle nostre parti sono tutti col collare a strangolo…e lo usano tutti ad impicco,come comanda il celebre addestratore di zona…(un personaggio pericoloso x cani ed umani…)i cani tirano ed i padroni tirano di piu!ho rinunciato a spiegare che non è cosi che va usato…una causa persa…^^”
    ps:lo stesso guru di provincia addestrò uno dei miei cani anni fà(col precedente proprietario)collare a punte e calcioni nel didietro…non vi dico i risultati…

  7. oh che bello! il mio educatore/istruttore è bravo!
    Aggiungerei un’altra dote abbastanza necessaria: deve essere creativo, proprio perché i cani non sono tutti uguali e alle volte i problemi sono dati da un mix di fattori, anche buffi e inconsueti alle volte: il bravo educatore si inventa un esercizio che fa proprio al caso tuo e soprattutto funziona! Altrimenti basterebbe comprarsi un manualino che ti insegni i comandi e la tempistica dei premietti…

    • Sciuramaria, credo proprio che una delle chiavi di volta sia proprio quella che hai descritto. Chiunque lavori davvero con i cani (e i loro padroni, molto più duri di comprendonio dei cani) DEVE assolutamente saper improvvisare ed adattarsi al binomio (certe volte “multinomio” quando ti trovi tutta la famiglia davanti e ognuno va per i *beep* propri col cane che ti guarda sconsolato perché sei l’unico che interagisce con lui!) altrimenti non riuscirà mai ad ottenere qualcosa.
      La schematizzazione va benissimo per spiegare concettualmente qualcosa, ma poi è obbligatorio saper leggere tra le righe degli schemi e adattare ciò che sai a ciò che hai davanti.

      Per il resto, a proposito dell’articolo, dove devo firmare per sottoscrivere tutto?

  8. l’educatrice/addestratrice da cui sono andata io (un mito)circa 10 anni fa con la mia meticcina ricordo che ci disse che eravamo noi quelli che sono lì per imparare, perché sta a noi capire come comunicare con il cane e poi metterlo in pratica con coerenza e continuità. Il cane è uno specchio di quello che noi non sappiamo o sbagliamo. Poi ci disse che non voleva sentir alzare la voce, perché i cani ci sentono benissimo, molto meglio di noi, perciò, se non obbediscono, non è perché non hanno sentito…

  9. L’argomento che che mi spaventa di più? quello trattato nel punto 7). Le sette e i Guru mi terrorizzano, la gente prende per oro colato tutto ciò che dice/scrive/sentenzia il Guru del momento senza alcuno spirito critico, senza approfondire, ma farcendosi la bocca di motti e frasi fatte. Il pensiero autonomo, le opinioni proprie, la capacità di giudizio vengono messe in soffitta e la gente smette di pensare con la propria testa…aiuto!
    Sono d’accordo con la Sua analisi anche se l’accostamento con l’educazione=scuole elementari e addestramento=università (anche se ho capito cosa intende) credo che sia forviante per il profano; credo che possa passare l’idea che l’educazione è facile e l’addestramento difficile.
    Educare un cane a vivere in una società “multi-level” (và che bel termine che mi è venuto in mente, potevo usare anche società “a cipolla” 🙂 a multistrati)come la nostra è difficilissimo per me e il mio impegno è sempre maggiore per essere all’altezza di un lavoro tanto impegnativo e di responsabilità.

  10. E’ proprio questo il “busillis”, Valeria. Prima prendono il cane, fanno i danni, e poi vanno dall’Educatore. Che dovrebbe forgiare il Probo Proprietario (e a quel punto fa quello che può, se ne è in grado). Ora, lasciando da parte cuccioli di razze che dovrebbero essere appannaggio di persone esperte, per il resto io non vedo tutta questa difficoltà nell’educazione di un cucciolo ben selezionato. Voglio dire: se non sei in grado di capire che il cucciolo va esposto gradualmente ai vari stimoli che si possono trovare ad es. in una città; se non capisci che va portato a contatto con altri cuccioli e cuccioloni durante la crescita; se non sei capace di fargli fare un “seduto” o un “resta” e farlo camminare decentemente al guinzaglio (e con una crocchetta in mano si fanno miracoli!); se non riesci a educarlo con un “nooooo” gentile ma fermo e a farlo sentire bravo quando capisce cosa gli chiedi…..ma che te lo sei preso a fare ‘sto cucciolo?? a questo punto, nemmeno il Tamagotchi! Eppure, lo so, il cane se lo prendono lo stesso, creano dei danni perché sono incapaci, e poi, se proprio proprio vanno da un educatore, ci vorrebbe Mandrake. Non è, per caso, che il Probo Proprietario vada creato PRIMA che si prenda il cane?

    E chi invece prende il cucciolo e va dell’educatore subito subito, perché si sente taaanto inadeguato con la creaturina che ha portato a casa, non è facilmente preda del Maestro di Supercazzola di turno?

    Allora: prima si crea il proprietario capace (non infallibile, ma capace). Poi, se questo vuole affiancarsi ad un educatore perché quattro occhi vedono meglio di due, tanto meglio.
    E’ inutile. Finché non ci sarà l’obbligo di dimostrare preventivamente di saper gestire un cane, qualsiasi cane – e adeguati controlli – ci saranno anche educatori pronti a spartirsi gli inadeguati clienti a colpi di supercazzole. Con evidente difficoltà degli educatori “giusti”, come li definisci.

    • Gianni la tua proposta mi fa ricordare quando ho portato a lezione di nuoto la mia seconda figlia che aveva all’epoca 3 anni. Si rifiutò di entrare in piscina dicendo alla maestra “prima tu mi insegni a nuotare e poi io entro in acqua”.

      Formare il proprietario di cane prima che diventi tale è la stessa cosa…

      • Grazie alla Sciuramaria che ha il dono della sintesi e dell’ironia… non avrei saputo esemplificare meglio! Aggiungo solo una cosina: dopo il porto d’armi, vai col “porto di cani”. E più patentini per tutti!

      • beh, sciuramaria,il tuo esempio del nuoto non è proprio calzante. 😉
        Molti proprietari di cani si presentano in piscina con la tuta da sci. Sarebbe il caso di spiegargli che devono indossare il costume da bagno.
        E questo, magari, lo fai prima.
        D’altra parte, non penso che si inizi a guidare la macchina senza nemmeno conoscere i segnali e le precedenze. O vogliamo dire che prima dobbiamo causare un tot di incidenti per poi capire quali sono le regole?

        p.s. sì, nico. Il patentino ci vorrebbe. Per qualcuno anche due. Facciamo tre, va!

  11. Grazie mille Valeria! 😀 spero tanto che non finirai gambizzata per causa mia XD
    Articolo ottimo ed esauriente! 🙂

    Arance e cannoli li ho pronti 😀 anche se spero di offrirteli non per la galera ma per occasioni più propizie! 😀

  12. L’articolo non mi è dispiaciuto, ma forse all’autrice manca un pò di quella “umiltà” che spesso cita: usa pochi condizionali e sembra porsi come l’unica esperta che “bacchetta” tutti gli altri.

    Saluti,
    Niso

      • Non capisco cosa c’entri con quel filo di “supponenza” che si intravede nell’articolo: sarebbe peggio ancora essere “borioso” non “esercitando più da 2 anni.

        Buona Giornata,
        Niso

        • Nisodan, l’autrice dell’articolo è stata chiara: “Sia chiaro, quindi, che io posso rispondere alla domanda “come si riconosce uno bravo?” soltanto in base alle mie idee, al mio pensiero e ai requisiti che io cercherei in una figura di questo tipo”. E’ chiaro quindi che il senso dell’articolo è “come si riconosce un educatore\addestratore” secondo Valeria Rossi, e non secondo Gesù di Nazareth. Il “dogmatismo” e la supponenza in quest’articolo quindi ce li vedi soltanto tu.
          Infine ci sono parti dell’articolo OGGETTIVAMENTE condivisibili che sottoscriverebbe pure Gesù di Nazareth: uno che ti fa seguire un corso di 90 ore previo pagamento di qualche migliaio di euro (e magari ti convince anche a comprare il suo libro o quello del guru di riferimento) per insegnare al tuo cane a non mordicchiarti i jeans, magari non sarà un truffatore perchè la cosa è perfettamente legale, ma di sicuro è un cialtrone! Un venditore di fumo! Perchè si approfitta dell’ingenuità del malcapitato di turno. Stessa cosa vale per il metodo: occorre usare il condizionale per definire PERACOTTARO uno che si accanisce al limite dell’autismo utilizzando il metodo che a lui più aggrada nonostante il cane non faccia progressi?

        • Niso, il punto è proprio questo: io mi permetto di bacchettare perché: a) sono vecchia e alle anziane signore si deve fare qualche concessione in più; b) non posso essere tacciata di “sputar fango sulla concorrenza”, perché non faccio più concorrenza a nessuno (e nessuno ne fa a me); c) dai cani penso ancora, dopo 40 anni, di avere tutto da imparare. Dagli umani, sinceramente, un po’ meno. Da “certi” umani, poi, spero proprio di non imparare, perché non mi piace quello che fanno e come lo fanno. E nel mio attuale ruolo di cronista trovo giusto anche mettere in guardia i giovani di belle speranze da tutto ciò che luccica senza essere non dico oro, ma neppure bronzo.
          Sono supponente? Mah, forse sì. Ma se non altro lo sono in buona fede… e gratis.

        • Mi chiedo…E’ un forum pubblio questo???? E allora xche eliminate i commenti che non vi garbano? Non ci sono parolaccie, ma stranamente….svaniscono!!! Chi ha la coda di paglia? chi rosica?????? Sicuramente son commenti che “DANNO FASTIDIO” a qualcuno della redazione hahahhah

          • guarda che nessun commento viene eliminato, sono solo nascosti, se ci clicchi sopra li leggi! ma sei di coccio pure tu eh? i tuoi commenti io li leggo benissimo!

          • L’ottusità non ha davvero limiti, vero? Te l’ho già spiegato una volta, come funziona. Non siamo NOI a cancellare i commenti, sono i lettori a dire che non sono d’accordo con te: dopo tre “non concordo”, il commento – in quanto evidentemente non gradito ai lettori, e non alla redazione – viene nascosto. Però se ci clicchi sopra lo leggi perfettamente. E questa è l’ultima volta che te lo spiego.

            P.S.: questo NON è affatto un forum pubblico. E’ uno spazio che “Ti presento il cane”, ovvero Valeria Rossi, lascia a disposizione degli utenti per potersi confrontare, discutere, anche criticare. In altre parole: questo non è uno spazio pubblico, è casa mia. E come in qualsiasi casa, sei bene accetto finché ti comporti da persona civile ed educata, altrimenti sei accompagnato fuori.

  13. Ciao,vorrei aggiungere un’altro requisito,che penso possa starci bene in questo articolo:
    -un bravo educatore deve poter educare il cane in presenza del suo padrone e insegnare sopratutto a lui tutto ciò che deve fare per un convivenza felice: non si può educare un cane in sua assenza,perchè l’educazione del cane è anche e forse soprattutto educazione dell’umano! Avere un cane educato a vivere in società comporta delle conoscenze da parte del padrone e l’acquisizione di metodi per riuscire a farsi rispettare e amare, e ad imparare meglio come gestire il cane..
    Penso sia così..

  14. Anche se per adesso non ho ancora un cane, leggo ugualmente molto volentieri i tuoi articoli dal momento che credo che siano molto interessanti e che forse, un giorno, potranno servirmi… quando magari avrò una bella casa con un giardino e potrò adottarne uno che sarà libero di scorrazzarci in lungo e in largo!!! Quindi grazie perché sto imparando un sacco di cose utili e poi il tuo modo di scrivere è davvero divertente! saluti

  15. Sono andata a rieducare il mio cane dobermann che ha un pessimo rapporto con gli altri cani maschi da un “addestratore” vestito da rambo (giuro). dopo 5 minuti aveva già tirato un calcio nei denti ad un rottweiler che mi sono tremate le ginocchia. A me ha detto: il tuo cane lo devi tirare x le orecchie quando si gira verso un altro cane e pretendeva che lo facessi. A quel punto sono risalita in macchina e non mi ha più visto. 300 euro buttati nel cesso ma al mio cane non farò mai del male. e se lo incontro di nuovo il calcio sui denti glielo dò io e molto volentieri

  16. Perdonatemi!! Se ho ben capito la figura del cinofilosofo corrisponderebbe a:
    – chi ha “solo” letto / studiato su qualche libro che tratti argomenti di cinofilia in generale;
    – chi non ha avuto esperienza significativa sul campo;
    – chi ha lavorato, se ha lavorato, “solo” con cani “facili”;
    – chi non ha mai lavorato con cani impegnativi / difficili;
    – chi pensa che anche un meritato “scapaccione” (non un cazzotto in pieno muso ,non una scarica elettrica, non una bastonata) dato al proprio cane sia un gesto intollerabile e di inaudita violenza;
    – in sostanza un teorico del verbo , magari neanche suo ma del guru dell’ultima ora del quale è uno strenuo seguace;
    – chi tuttavia ama realmente i cani , ma sarebbe meglio se imparasse veramente a educarli / addestrarli;
    E’ così?
    Saluti.
    Cristiano.

  17. Dico la mia premettendo che il termine cinofilosofia potrebbe anche risultare offensivo per qualcuno, ma lo prendiamo per buono se siamo dotati di un buon grado di autoironia che non guasta mai in questo e altri campi.
    Per me il cinofilosofo è colui che studia e ragiona sulle questioni della cinofilia cercando di partire da punti di vista apparentemente diversi e innovativi.
    Così abbiamo a che fare con materie sempre più ostiche dall’etologia alla psicologia, dal cognitivismo all’intelligenza artificiale, fino ad arrivare – per il momento – alle discipline olistiche che secondo me avranno enorme sviluppo in un futuro prossimo.
    OVVIO CHE PASSANDO ALL’APPLICAZIONE DI QUELLO CHE SONO APPROCCI E NON METODI si possa verificare che alcune intuizioni non funzionano ed altre invece si.
    Il cinofilosofo è pertanto un’innovatore teorico.
    Un buon educatore quindi è colui che sa armonizzare nel suo metodo tutto ciò che di positivo salta fuori dallo studio di cui sopra.
    Tutto ciò che deriva dalla cinofilia è giocoforza tendente all’educazione di tipo gentilista perchè altrimenti non saremmo in presenza di evoluzione ma di arretramento.
    E in fin dei conti gli educatori e addestratori che siano dovrebbero essere in qualche maniera riconoscenti del lavoro teorico di cui sopra.
    Se ci sono scazzi è solo perchè l’elemento caratteriale dei singoli si sovvrapone allo spessore teorico e pratico attuale spostando la condivisione della cultura cinofila in un ben misero dualismo di certo protagonismo.
    Del quale se siamo attenti possiamo farne tranquillamente a meno e attingere a cià che di buono viene proposto.

    • Tutto ciò che deriva dalla cinofilia è giocoforza tendente all’educazione di tipo gentilista perchè altrimenti non saremmo in presenza di evoluzione ma di arretramento.
      Cinofilosofia, non cinofilia. Vogliate scusarmi.

    • Jolly secondo me bisogna distinguere: l’etologia e la psicologia animale sono scienze, con tutti i limiti che può avere la scienza umana, ma anche con le verifiche necessarie, almeno in ambito accademico.
      Così pure la psicologia cognitiva e lo studio dell’intelligenza artificiale.

      Le discipline olistiche, invece, mi spiace, ma al solo sentirle nominare mi viene il cimurro (a me, non al cane). Perché non si capisce bene cosa siano in pratica (in teoria, ok, un minimo di greco me lo ricordo ancora).
      Perché alle volte sono un gran fumo (magari profumato) e basta.
      Per crederci io vorrei conoscere i protocolli di sperimentazione e che qualcuno mi dica “facendo così abbiamo il 25 % di Y e invece facendo colà il 47%). Altrimenti non ci credo: non mi importa niente che qualcuno venga a dirmi “ho fatto fare al mio cane l’educazione olistica e ho ottenuto questo e quello” perché magari lo si è ottenuto perché il campetto aveva un buon odore, o perché il guru dava tanta tranquillità al conduttore che il cane ne beneficiava… o per mille altre variabili fuori controllo.

      Diversa ancora è la questione etica: la nostra sensibilità attuale ci impedisce (almeno alla maggior parte di noi) di maltrattare il cane e su questo siamo tutti d’accordo. Su cosa sia un maltrattamento invece no… c’è chi vede aguzzini dappertutto e chi, come Valeria (laudetur) pensa che è meglio un cane strattonato che morto.
      A questo punto anche se prove sperimentali ci dimostrassero che (dico per dire, sia chiaro) il bastone è più efficace dei bocconcini, noi ci rifiuteremmo di usare il bastone.

      Quello che, da perfetta sciuramaria, trovo assolutamente insopportabile è la teoria fine a sé stessa, la teologia del cane… per carità.

      Guarda, oggi ho incontrato dei conoscenti ed abbiamo parlato dei corsi (io ne seguo uno a Vicenza tenuto da una persona “gentile” ma anche di estremo buonsenso) e mi hanno suggerito di seguirne uno più vicino e secondo loro più comodo… nel frattempo vedendo che io lo facevo sedere per farlo stare più tranquillo mentre parlavamo e vedendo che mi ubbidiva (educazione avanzata, eh! :-D) hanno commentato: “no, questo lì non glielo insegnano, non vogliono forzare il cane. Lo fanno socializzare”… ora io non so chi siano costoro e a quale filosofia canina si ispirino, ma le cose che pensato non sono di quelle che si possono scrivere…

      • D’accordo su tutto meno su un particolare (e questo è scientifico) 🙂
        La punizione non genera apprendimento, ma inibizione: è sempre possibile trovare uno stimolo che sia più forte dell’inibizione, quindi l’assunzione “meglio strattonato (elettrificato/collareapuntizzato)che morto” porta lontano ma non si sa se a sufficienza 🙂

        Sono stato abbastanza cinofilosofo?

        • adoro McZook quando “cinofilosofeggia”!
          Secondo me, comunque, anche se si vuol far passare il termine “cinofilosofo” per un termine neutro, è indubbio che gli si assegna un significato analogo a “peracottaro e venditore di fumo”. E salta all’occhio leggendo tra le righe di articolo e commenti (soprattutto questi ultimi).
          Sarà che di “cinofilosofi” intesi come -cit.- “colui che spiega agli umani (e solo a loro) ad approcciare il cane non come uno schiavetto, né come una “macchina per fare qualcosa”, ma come un partner senziente ed intelligente al quale non c’è bisogno di imporre nulla, ma si può chiedere ed ottenere di “collaborare” per uno scopo comune” ne conosco molti e forse (spero, perchè ne sarei onorata), ne faccio parte anch’io, sarà che si tratta di persone anche estremamente pratiche e con un ENORME bagaglio di esperienze pratiche, oltre che di conoscenze teoriche, ma mi sto iniziando a stufare di questi velati “sfottò”, della serie “non dico che sei un cretino, ma sotto sotto lo penso e lo faccio trasparire, però con ironia”.

          Quindi, invito tutti questi mirabolanti cinofili pratici a contattare un “cinofilosofo” di quelli seri (quindi non i vari guru, peracottai o venditori di fumo) e passare una giornata lavorativa con loro, per capire che cosa vuole dire avere un APPROCCIO realmente differente, sia dal punto di vista teorico che pratico.

      • Scusami sciuramaria io sto appunto cercando qualcuno di bravo a Vicenza e limitrofi , ora ho letto il tuo intervento e volevo chiedere se posso sapere il nome di questo centro . Immagino che ci siano dei vincoli per i nomi in chiaro , quindi ditemi cosa devo fare per saperlo con più privacy .

        • Non c’è nessun vincolo per i nomi, purché i nomi non vengano insultati 🙂
          Gradirei evitarmi le querele, ma se uno suggerisce un buon centro cinofilo non ci sono problemi!

    • Jolly, sono molto lieta che il termine “cinofilosofia”, anche se l’ha coniato il Mangini (cosa che ho scoperto dal suo commento, perché non lo sapevo) in senso ironico-sarcastico, sia stato inteso nel modo giusto: e cioè come “teorico dell’approccio cinofilo”. Questo teorico, poi, può essere una splendida persona o uno stronzo galattico: come tutti, del resto. Ma non era questo il tema dell’articolo.
      Una cosa sola terrei nuovamente a sottolineare: che i punti di vista “apparentemente” diversi e innovativi (l’hai scritto tu “apparentemente”, eh…quindi lo sai! :-)) non sono quasi mai tali. E purtroppo i cinofilosofi, in linea di massima, non solo attingono a teorie, intuizioni, studi altrui (il che non è di per sé un male: anche i filofosi umani attingono ai loro precedecessori senza che nessuno li impicchi per questo), ma: a) tentano di spacciarli per propri (il che è un filino scorretto); b) tendono a tacciare di ignoranza, ma peggio ancora di crudeltà mentale, chiunque non dica le loro stesse cose (che moltissimi educatori-addestratori sanno da anni, o perché le hanno studiate dalle stesse loro fonti, che non sono rune druidiche ma testi pubblicamente consultabili, o perché ci sono arrivati da soli lavorando con i cani) mettendoci il loro “copyright”. Il che sarebbe anche accettabile, se solo quel copyright non fosse abusivo!
      L’etologia e la psicologia canina, alla fin fine, sono ferme agli anni ’70: da allora ad oggi, personalmente, io posso solo dire di aver visto inventare nuovi termini (anzi, neanche “inventare”, ma “copiare” dai termini usati in psicologia umana). Il cognitivismo è nato a metà degli anni ’50 in umana, e ben presto è stato applicato, anche se forse senza troppi squilli di tromba, anche alla cinofilia: anzi, forse c’è stato prima in cinofilia che in psicologia umana, visto che alcuni dei testi su cui ho studiato io (sempre anni ’70 circa) spiegavano che il cane “non fosse mosso solo dagli istinti, come si credeva un tempo”… ecc.ecc.
      L’intelligenza artificiale, proprio perché è artificiale, mi vede ancora molto perplessa e in attesa di sapere se porterà qualcosa di nuovo: per il momento non ho visto/sentito nulla di rivoluzionario neppure lì.
      Insomma, alla fin fine i cinofilosofi hanno avuto l’indubbio merito di “raccogliere” (non “creare”, ma anche raccogliere è una bella cosa) un Verbo (detto in senso non ironico!) e di aver pensato bene di diffonderlo. Mi sta benissimo, purché non ci si limiti a questo. Questo può essere un ottimo approccio e può fare piazza pulita di mentalità che, per quanto concerne l’approccio al cane, sono rimaste a Pavlov o poco più: ma qui si ferma il compito del cinofilosofo. Quando vuol diventare anche educatore, addestratore, istruttore (di cani), il cinofilosofo la fa, per dirla in modo molto elegante, fuori dal vaso: specie quando non è capace di tenere un guinzaglio in mano.
      Molti degli scanni derivano probabilmente da questo: molti altri derivano dal fatto che diversi cinofilosofi spalino fango&merda su chi invece il guinzaglio in mano lo sa tenere (e non lo usa necessariamente per impiccare il cane al pennone più alto, come spesso sembra trapelare dalle loro parole). Altri ancora derivano dal fatto che ogni cinofilosofia dice le stesse identiche cose dell’altra cinofilosofia, che però ha un nome leggermente diverso e quindi pretende di essere migliore…e , alla fin fine, di raccattare il più possibile degli ingenui adepti paganti.
      Sì, è verissimo che dovremmo cercare di prendere tutto il buono che c’è, tendendo ad un’evoluzione generale della cinofilia: però questo atteggiamento dovrebbe essere reciproco e universale, così come il riconoscimento dei meriti e dei valori altrui. Pretendere di arraffare tutto (come stanno facendo certe scuole di cinofilosofia) e di voler arrivare a tutto (anche a ciò che non si conosce, come dimostrano recenti “sparate” che non hanno neppure nulla di CINOFILO) non porta sicuramente ad un’evoluzione di alcunché, ma solo alle risse da bar (o da FB che siano), mentre la disinformazione e la controcultura cinofila dilagano: perché Millan lo vedono tutti, e gratis!

  18. Salve signora Rossi, le faccio i miei complimenti per l’articolo, che mi sembra pieno di buonsenso, e le faccio una domanda.
    Lei stessa ha detto che chiunque, dopo un corso di due giorni (ma anche una settimana, un mese), nell’attuale panorama cinofilo, si puo’ improvvisare educatore.
    Mi domando se lei nella sua carriera di addestratrice, abbia avuto modo di sollevare il problema a livello nazionale, magari con il supporto di altri colleghi, e quali siano stati i feedback ricevuti.
    Grazie,
    Daniele.

    • Daniele, di questo argomento abbiamo parlato per vent’anni circa in ENCI: uno dei motivi per cui ho stracciato la tessera (uno dei MOLTI motivi, a dire il vero) è stato il grado di interesse che a quei tempi avevano sollevato nei Grandi Capi le rimostranze degli allora addestratori, che cercavano (come peraltro facevano e fanno gli allevatori seri) un minimo di riconoscimento, di sostegno e soprattutto di differenziazione dagli improvvisatori.
      Oggi mi sembra che le cose stiano leggermente cambiando: visto il dilagare-proliferare-crescerestilefunghi di nuove sigle, nuovi enti, nuove realtà che sfornano educatori ognuno col proprio “bollino blu”, ma in realtà nella più totale anarchia, anche l’ENCI ha cominciato a pensare di fare patentini, di promuovere propri educatori e così via… ma in ritardo di vent’anni, cosicché oggi l’educatore ENCI è “uno dei tanti”, indistinguibile dal mucchio selvaggio…e a volte, per quanto ho potuto vedere, neppure in possesso di requisiti superiori a quelli di altri.
      Ma siccome ho appunto stracciato la tessera da molti anni, non ho più nulla da dire alla nostra cinofilia ufficiale…se non che vive su un altro pianeta, esattamente come dissi allora.

      • grazie per la risposta. Tutto ciò è molto triste, in fondo quando si ha bisogno delle prestazioni di un professionista di qualunque settore, si dovrebbe poter contare, se non proprio sulla competenza, quantmeno sulla sicurezza di una base di studi comuni. In questo modo il neofita, se non sufficientemente informato, rischia di finire nelle mani di persone senza un’adeguata preparazione.

  19. A differenza di Eva io ho Lapo e sono la sua semplice compagna che cerca di capirlo meglio per farlo star bene e divertirsi con lui. Come Eva però credo dai tuoi articoli si possa imparare molto e capire come gira il mondo cinofilo nei suoi pro e contro…fosse mai che un giorno mi ci butti anch’io!!!

  20. Onestamente ho letto tantissime volte in questo articolo la parola UMILTA’. Credo che una persona umile non si metterebbe mai a scrivere un articolo su internet scrivendo un decalogo del giusto educatore o addestratore. Questa per me non è umiltà Per me si chiama FARSI PUBBLICITA’. Non lo fanno le associazioni come l’Empa o lo CSEN un decalogo dell’educatore e non capisco perchè lo debba fare un educatore a caso.Troppo facile dire o scrivere “Mi chiedono in continuo come si fa a riconoscere un buon educatore” com’è cominciato questo articolo. Qui si vuole solo SPONSORIZZARE LA PROFESSIONE DI QUESTA PERSONA PUNTO E STOP. Detesto i sotterfugi. Ma ci vuole tanto a scrivere voglio farmi pubblicità?? Anche io sono educatrice. ho fatto corsi e master ma non mi sono mai permessa di scrivere una articolo del genere..

    • Pssttt… Debora? Pubblicità a COSA? A quale professione? Io faccio la giornalista, nella fattispecie la giornalista cinofila.
      Non addestro più cani da vent’anni…quindi la tua accusa mi sembra semplicemente comica.

  21. poropoppo poropopo poroporopo FIGUR DE MERDA….

    mauhauhaua cavolo, se si leggesse prima di commentare si eviterebbero figure da cioccolatino!!! :D:D:D

  22. strano perchè nella nota dell’autore non c’è scritto che l’autore è una giornalista..C’è semplicemente scritto: “Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni e addestrato cani da utilità per 16. E’ autrice di oltre 60 libri cinofili. Non è menzionato nient’altro…

    • Wikipedia:”Il passato prossimo è una forma verbale che indica eventi, esperienze e fatti conclusi, considerati secondo l’aspetto perfettivo:
      Es.: Ieri sono andato all’ufficio postale.
      Questo significa che mentre l’imperfetto indica una situazione, uno stato o comunque un evento durante il suo svolgimento nel passato, il passato prossimo considera l’azione come un evento o un avvenimento compiuto.”

    • Debora, in lingua italiana l’uso del verbo al passato indica un’attività conclusa. Altrimenti avrei scritto “alleva da 25 anni e addestra da 16″… o qualcosa del genere.
      Mi sembra che tu continui a dimostrare una precisa volontà di prendertela con la sottoscritta anziché parlare – come forse sarebbe di maggiore interesse per tutti – dei contenuti dell’articolo.
      Vecchio trucchetto molto usato anche in politica…ma che ormai è diventato un po’ stantio.

  23. eccoci! tutte le volte che viene trattato il tema dell’educatore, saltano fuori dalle fosse gli zombie che hanno paura di non trovare più i polli da spennare (visto che siamo a Natale, i capponi)…quelli che vorrebbero tanti proprietari inetti (sempre di più!) a cui proporre dei bei pacchetti di fantastiche lezioni – “Oh! ho fatto il corso ed il master IO”, neanche stessimo parlando di una laurea in chimica e dottorato di ricerca -…quelli che: non sia mai che uno dei babbei si renda conto che non è proprio fatto per avere un cane e rinunci…Belandi, son palanche!…meglio che se lo prenda il cane…

  24. valeria come sempre dici le cose giuste con un pizzico di ironia ( che aiuta sempre nella vita).
    Se mi permetti aggiungerei un requisito importante all’educatore7addestratore e quant’altro : vogliamo vedere come sono i suoi cani? se li gestisce correttamente oppure ” è meglio che stiano chiusi quando c’è gente” o bufale del genere ? che rapporto hano con lui ? allegro , sottomesso , fuori controllo o semplicemente , meravigliosamente socievoli ed educati ?? credo che i nostri cani siano anche la cartina di tornasole del nostro intendere la cinofilia ……

  25. Però teniamo anche presente che i “nostri” cani non sono sempre e soltanto i cuccioli ben selezionati (di cui parla Gianni). Neanche i cani degli educatori, che magari hanno tirato fuori dal canile un morsicatore e lo hanno rieducato (CIAO RIC!). Ma possono essere trovatelli e cani di canile, cuccioli e no, e che il percorso che facciamo con loro non è proprio uguale a quello che si fa con una macchina comprata dal concessionario (e che guidiamo solo se abbiamo la patente). Mi pare ovvio dire che i cani non sono tutti uguali (come i padroni, del resto). A volte di loro sappiamo poco più che niente. Per sapere davvero se i cani sono “la cartina di tornasole del nostro intendere la cinofilia”, bisogna conoscere da dove ciascuno di noi è partito. E forse anche dove vuole (o voleva) arrivare…

    • nico, avevo fatto anch’io riferimento a cani di cui si conosce poco e niente, o dalla storia travagliata, o chissà cos’altro; per cui penso tu abbia ragione da vendere quando scrivi che spesso la figura di un educatore preparato sia essenziale. E magari lo è anche quando uno si prende il cucciolo di una razza “facile”, ben selezionato e ben socializzato: si può sempre desiderare di essere guidati nelle proprie scelte.

  26. Concordo con quanto affermato da Stefano e da Nico, le loro opinioni non mi sembrano in contraddizione.
    Solo non mi sento di dire che il rapporto con il nostro cane sia un elemento da tenere in considerazione per valutare l’eventuale bravura.
    Io per esempio preferisco non intervenire (almeno pesantemente)sul carattere dell’animale considerandolo un individuo unico e irripetibile; casomai cerco di dargli degli elementi che possano ampliare le sue possibilità di esprimere il carattere.
    Certo se vedo un educatore che ha più cani tutti obbedienti, “sottomessi” sempre se vuol dire qualcosa ma poco giocosi e macchine di segnali calmanti nei suoi confronti, da sciurmario ci penserei due volte e anche più prima di affidargli il mio.

  27. Allora primo mi riferisco a Gianni che senza nemmeno sapere come lavoro si permette di insinuare che io sono una che cerca dei polli da spennare.. Prima magari conosci le persone e vedi come lavorano e poi magari sputa sentenze.Tanto più se ti riferivi a me hai proprio sbagliato persona visto che io lavoro in canile e non mi occupo dei cani padronali. uN MASTER UN CORSO INDUBBIAMENTE NON è UNA LAUREA IN CHIMICA MA è QUELLO CHE IN TEORIA DOVREBBE DISTINGUERE UNA PERSONA CHE SI SVEGLIA UNA MATTINA E DECIDE DI APRIRE UN CAMPO DI ADDESTRAMENTO SENZA AVERE NESSUNA COGNIZIONE. Ed è grazia alla mia formazione professionale se sono in grado di poter lavorare tranquillamente con i cani del canile senza rischiare inutilmente di essere morsa o di recare dei danni a dei cani che se sono in canile una bella vita alle spalle non ce l’hanno..
    Poi riguardo all’articolo ci sono un sacco di cose che non condivido e questa ovviamente è una mia personalissima opinione. Tanto per cominciare le definizioni che hai dato di educatore addestratore e istruttore non le condivido. Un educatore tanto per cominciare non si occupa solo di insegnare ai cuccioli (o agli adulti che ancora non hanno avuto modo di impararlo), e ai loro umani, come entrare correttamente nella nostra società; non c’è solo quello. C’è molto ma molto di più che insegnare a non tirare il cane quando è al guinzaglio o a sedersi quando il semaforo è rosso o a riportare una pallina… E’ veramente limitante per non dire offensivo leggere una cosa del genere. Un sacco di problemi comportamentali (che non prevedono l’uso di medicinali che comunque questi ultimi devono essere prescritti solo ed esclusivamente da un medico veterinario )dei cani vengono risolti attraverso delle discipline sportive come l’agility,l’obbidience o la ricerca.L’uso delle discipline sportive come metodo riabilitativo è molto utile in cani ad esempio paurosi o con scarsa concentrazione… E se un educatore non è in grado di saper per lo meno imbastire un impostazione sui salti in agility o come si parte a insegnare il cane a cercare vuol dire che non sei in grado di aiutare ne il cane ne il proprietario.. E se un addestratore non è in grado di rendersi conto che il cane che fa ricerca o obbidience o agility non ha una base di educazione solida per poterlo gestire in una gara vuol dire che sei un incompetente. Quindi per me questa distinzione non ha senso. Un educatore deve essere in grado di saper fare anche l’addestratore e viceversa. La figura poi del cinofilosofo non l’ho mai sentita e non posso esprimere giudizi in merito.
    Poi la frase che un bravo educatore non sputa sentenze dopo 5 minuti di osservazione la trovo anche li priva di senso. A tutt’oggi per capire il comportamento animale esiste un documento che si chiama Etogramma. All’interno di questo documento ci sono tutti i comportamenti che ha un cane divisi in sezioni come i comportamenti aggressivi sociali,impositivi… Un buon educatore o addestratore dovrebbe conoscere alla perfezione quali comportamenti appartengono a quelle determinate categorie ed è ovvio che se li sai riconoscere riesci a renderti conto anche alla prima occhiata (ovviamente in modo non così accurato ) che quel cane manifesta quel determinato comportamento e che quindi molto probabilmente l’animale sarà socievole,aggressivo pauroso… Ovviamente l’osservazione primaria o superficiale deve essere poi approfondita facendo altri test e osservando meglio l’animale.
    La frase un bravo educatore-addestratore non ha pregiudizi sulle razze, anche se è un suo diritto scegliere di lavorare con alcuni tipi di cani non la condivido. Sarebbe stupido pensare che tutti i cani sono buoni e che tutti i cani sono uguali perchè non è così. Le razze sono geneticamente diverse. E la diversificazione delle razze non è fatta solo da un punto di vista morfologico ma anche caratteriale. Quindi è ovvio che ci sono razze che ad esempio sono state create per essere più aggressive di altre ed è naturale che con determinate razze si abbiano atteggiamenti diversi e applico procedure di sicurezza (come l’uso della museruola)che con altre razze non sono necessari fare.
    Di cose che non condivido ce ne sarebbero tante altre anche perchè l’articolo è molto lungo.
    Purtroppo io di tempo ne ho veramente poco a disposizione e non riesco a dedicare molto tempo anche a questa cosa.
    Per questo motivo vi saluto e vi auguro buone feste.

    • continui a toppare cara…. è ovvio che con cani diversi una persona assume atteggiamenti diversi… quello a cui si riferiva Valeria invece è un’altra cosa (ma sei sicura di riuscire a capire ciò che leggi?!?!?!?! ho qualche dubbio in proposito!!!) ovvero: “questo cane è un meticcio/appartiene ad una razza stupida/non è abbastanza intelligente/non è abastanza agile = non lo addestro un cane così!!!!!!!!!!!!” Questi sono gli educatori/addestratori che hanno dei VERI pregiudizi e che discriminano i cani… c’è una bella differenza insomma tra chi dice “tratto un cane in modo diverso da un altro perché hanno carattere diverso” e chi invece dice “quella razza non mi piace (per i motivi di cui sopra), non voglio averci nulla a che fare, e non ci avrò MAI nulla a che fare!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”

      • Grazie, Eva. A volte ho l’impressione di scrivere in cinese…poi vedo che dopotutto si è capito quello che intendevo dire (a meno di non volerci leggere qualcos’altro, forse spinti da un bel pregiudizio e da una bella dose di malafede iniziale) e allora mi rassereno 🙂

        • Stai pur serena infatti, il 99% di quelli che hanno scritto commenti qui vedo che hanno capito benissimo… Non so se Debora sia in malafede, spero (soprattutto per lei ovviamente!) di no… Probabilmente ha pregiudizi o più semplicemente capisce male ciò che legge… Quello che mi spiace è che come al solito c’è gente che non riesce ad affrontare un discorso in modo costruttivo… e se c’è qualcuno che ha dimostrato di non avere umiltà, detto sinceramente, questa è proprio Debora, con il suo ultimo commento!!!!!!

  28. Bello. Dai, fai come riconoscere un cane educato e uno maleducato, anche quando interagiscono tra loro, sebbene sembra importare a pochi il bisogno dI interazione che hanno i cani.

  29. Mmm.. posso un commento al punto 10? Si parla della pratica di addestrare il cane nel minor tempo possibile, così fa risultati prima e monte/cucciolate prima, e che, tutto sommato, se il cane viene rispettato non e’ una pratica. Ok premetto che non voglio fare moralismi, pero’… Se uno non ama davvero i cani, ma pensa solo ai soldi, cosa cavolo fa l’allevatore o l’addestratore??? A me sta benissimo (cioè, piu’ o meno 🙂 ) che uno sia un cinico e pensi solo al denaro, ma allora perché lavora coi cani??? Se vuoi fare soldi, giocherai in borsa, aprirai una banca, lavorerai nell’alta finanza… Ma spiegami perché dovresti prendere dei cani, farli vivere sempre in kennel, addestrarli in pochissimo tempo (cosa che poi nelle discipline impegnative come l’UD fa anche malissimo ai legamenti e scheletro del cane), farli figliare il piu’ possibile, trascinarli da un expo’ all’altra, magari venderli e fargli cambiare casa un paio di volte nella loro vita? Certo non sono maltrattamenti da gironi danteschi, ok, pero’ siamo sicuri che i cani preferirebbero avere per proprietario qualcuno, anche allevatore o addestratore, che li ami davvero, che se li tenga in casa, li faccia partecipare alla vita di famiglia, rispetti i loro tempi nell’addestramento, ecc. Allora, siccome nessuno ti obbliga a lavorare coi cani… Spiegami perché dovresti farlo, se il tuo unico interesse sono i soldi (o il successo!) e non la passione e l’amore per i cani in primis. Mi sta bene che uno voglia soldi o successo… Ma allora sta lontano dai cani (ma anche da altri animali, dai bambini, dalle attività sociali…), li lascia vivere con chi li merita, e si occupa di qualcosa altro che non includa l’utilizzo di essere viventi senzienti. Ovviamente, NON sto condannando chi prima ama i cani e poi, accorgendosi oggettivamente di poter fare qualcosa di buono per loro, lo fa e si fa pagare per farlo (ma si fa pagare per vivere e non per arricchirsi). Sono due personaggi ben diversi.

  30. Assodato che chi critica il “guru” non sta simpatico, chiedo gentilmente alla Redazione di togliere la mia iscrizione a questa discussione in quanto mi arrivano 10 mail al giorno. Lo farei io, ma a fronte di questo messaggio:” Gestisci sottoscrizioni
    Grazie per aver usato il servizio di notifica di questo blog. La tua richiesta è stata completata, e dovresti ricevere una mail fra pochi minuti. Al suo interno troverai il link personalizzato per accedere alla tua area di gestione. ”

    Mi arriva un’ulteriore mail con un link che mi rimanda alla stessa pagina che mi invia la stessa mail con lo stesso link alla stessa pagine, e così via….

    Potete, per cortesìa, disiscrivermi voi (o inviarmi il link corretto)?

    Grazie e Buona Serata,
    Niso

    • Nisodan, le mail non le mandiamo certo noi…è un plug in di wordpress che gestisce sta cosa (non troppo bene, temo: anche a me arrivano carrettate di mail…e gestendo il sito di sicuro non mi sono iscritta, visto che i commenti li leggo comunque tutti!).
      Comunque ho chiesto al webmaster di disiscriverti e mi ha detto di aver provveduto (io non ho la minima idea di come si faccia). Se dovessi ricevere ancora posta, fammelo sape’.

  31. Mi sono iscritto su una pagina feisbuk di uno che si è rivelato essere un guru… lui posta: l’acqua é bagnata… e subito 100mila mi piace e commenti tipo:”il guru avrà voluto dire che…” interpretazioni per la scoperta dell’acqua calda del guru.. na roba pietosa anche per i millemila mi piace a un link dove c’è un cane morto ammazzato

  32. Amo questa donna, lo ripeterò fino alla morte! (mia, ovviamente!)
    Ho appena terminato un corso da guru, dovrò sostenere un esame per il rilascio del “patentino” da educatore ma dubito di riuscirci. Non riesco a convincermi ad usare i paroloni citati, assolutamente corretti ma altrettanto assolutamente incomprensibili per una persona normale. E non riesco a fare le pantomime che dovrei per insegnare il seduto o il resta o il scendi dalla macchina! Piccola nota su quest’ultima attività: nessuno, sottolineo 1000 volte, ha spiegato che il cane va fatto scendere dalla macchina in sicurezza, sia sua che altri. Io insegno a mettere il guinzaglio e poi a far scendere il cane (e non a farlo zompare come un cretino fuori dalla macchina) solo nel momento in cui gli do l’ok. Ma questa parte non ce l’hanno spiegata… e dovremmo essere degli educatori che formeranno cani e padroni (pardon, Pet Owner)!
    Morale della favola: sono solo delle macchine per far soldi (loro) a scapito di tante persone che credono di poter diventare educatori (addestratori no perché gli addestratori sono “cattivi”) SENZA fare reale pratica e approfondimento con cani diversi dai 4 o 5 presenti (il proprio e quello degli altri studenti).
    Ah… chicca finale!
    “Ci vuole adeguatezza nelle attività” = devi adattarti al cane che hai di fronte ma… all’esame dovrai fare le attività come da scheda!
    Non ho parole!!!

  33. Io sono un’educatrice, e esco da una scuola di un guru (ce ne sono così tanti??)…e forse da troppo poco, sicuramente ho poca esperienza e me la sto facendo, anche perchè ritengo che non basta un anno o poco più di formazione per diventare un buon educatore, forse non ti basta una vita!!una volta usciti dalla scuola, io ho fatto un reset, e mi sono affacciata sul mondo cinofilia e ho scoperto un sacco di nuove cose, persone con metodi contrastanti ma ognuno con qualcosa da insegnare, e bisogna avere curiosità e umiltà per capire quello che decidi di fare, ci sono troppi pregiudizi, non tutti quelli che escono da queste scuole sono degli adepti, ci sono molti come me che decidono di prendere il meglio dal corso e iniziare da quella base per crescere. Io non sono molto daccordo con il distinguo che hai fatto tra educatore addestratore e istruttore, perchè secondo me l’educatore è colui/colei che insegna a cane e proprietario una felice convivenza nel mondo, anche attraverso i metodi che tu indichi appartenere al “cinofilosofo” che secondo me sono giusti, tutto questo sia che ti trovi davanti un cucciolo che un adulto. L’istruttore per me è colui che si occupa di cani con particolari problemi comportamentali quali aggressività, ansie forti ecc.. L’addestratore per me è colui che ti fa lavorare su discipline specifiche quali l’obidience, agility..ecc…ogniuna delle tre cose può essere fatta male, molto male…e non mi presento certo dicendo che il mio modo di lavorare è meglio di quello di un altro educatore ma posso fare vedere lungo il percorso perchè e come lavorando in un certo modo si possono otenere risultati migliori in fatto di benessere. Poi anche tu dici che millan è un macellaio….quindi anche tu parli male di un “collega” messo con le millemila virgolette… Come ultima cosa vorrei solo dire che io posso ritenere che il metodo utilizzato da una altra persona non sia il migliore ma non si tratta di spandere fango sulle persone ma sul loro modo di lavorare in alcune occasioni, che mi sembra molto diverso e poi è il mio parere e se il cliente me lo chiede mi sembra giusto dirlo…

    • Marghe, intanto il “tu” va benissimo. Qua non ci sono guru e quindi ci diamo del tu senza problemi :-)!
      E’ vero – e sono la prima ad ammetterlo, anzi l’ho ribadito anche in un commento poche ore fa – che non si può e non si deve generalizzare: ci sono tante bravissime persone che fanno la loro scuola, ma non per questo si montano la testa e cominciano a pontificare. Purtroppo, però, c’è talmente pieno (specie in rete!) di rappresentanti dell’altro gruppo, che viene un po’ spontaneo temere che siano la maggioranza.
      Sul fatto di “chi siano” educatori, istruttori ecc. ognuno ha il suo modo di vedere e di pensare: proprio questo volevo dire. Per me il significato è uno, per te può essere un altro, l’importante è che ognuno sia LIBERO di interpretare come gli pare, visto che non esistono dogmi e che non esistono, al momento, neppure figure professionali precise e sancite da norme, regole, leggi.
      Questo è un mondo del tutto improvvisato e -fino ad oggi – assolutamente anarchico: per questo ognuno può dare ai termini il significato che preferisce, senza per questo che tutti gli altri siano da considerare imbecilli (o peggio, maltrattatori criminali!) se la vedono in modo diverso.
      Sì, hai ragione, io dico che Millan (ci vogliono ancora sette o otto virgolette in più, perché non mi offenda a considerarlo “”””””collega””””” :-)) è un macellaio.
      E glielo direi serenamente in faccia, se quello non stesse dall’altra parte del mondo.
      Ma lo dico perché lui va in TV, pubblicamente e davanti a tutto il mondo, a usare metodi macellai.
      Non glielo dico perché usa un certo strumento, o perché fa certe affermazioni sulla leadership: glielo dico perché VEDO quello che fa.
      Quando invece un guru si permette di dire che il signor X è un violento solo perché non è “targato” CZ, o perché non ha il diplomino CIP o CIOP, senza conoscerlo e senza averlo mai visto lavorare… allora è in mala fede, è un arrogante ed è un diffamatore gratuito.
      Mi pare che ci sia una bella differenza.
      Infine, Marghe…se un cliente ti chiede un parere su un collega, è giusto darglielo (sempre che tu conosca davvero il collega: il che significa essere stata al suo campo e averlo visto lavorare, perché altrimenti l’unica risposta corretta e onesta sarebbe “non lo conosco e non posso giudicare”): però, se lo dai nel modo che hai scritto qui (“non sono d’accordo con i suoi metodi, ho una visione diversa”), va benissimo.
      Se dici “quello è un coglione che non capisce un cazzo di cani”… anche se fosse vero, proprio corretta non sei. E sia chiaro: ‘ste cose le diciamo tutti, eh. Però in privato, faccia a faccia, al bar o in expo, quando non si sa come passare il tempo e ci si dedica allo sport nazionale, che è appunto lo sputtanamento.
      Se le dici a un corso per educatori, o uno stage, è un po’ diverso: non solo fai una pessima figura, ma dai anche un pessimo esempio.

  34. Sei un punto di riferimento per tutti coloro ( io in primis) che antepongono alle parole i fatti…io faccio parte di quella scuola che non usa i paroloni ma si sporca le mani e si immedesima in ogni binomio che mi si presenta davanti…faccio cosi da 15 anni e magari la mia parete non ha tanti attestati o riconoscimenti ma cammino a testa alta consapevole d’aver dato tutto me stesso per risolvere il problema per cui sono stato chimato. Grazie per le tue “parole” di vita vissuta!

  35. Ciao Valeria, non ho trovato ancora una persona più chiara, sicura e brava nell’esposizione di te: complimenti! Davvero…
    Leggo tutti i tuoi articoli e li trovo davvero ben scritti!
    Una cosa – se posso – vorrei però replicare: in questo articolo per esempio hai scritto: “…IO penso che chi ha pregiudizi NON possa essere bravo in niente…”.
    Bene, non mi sembri diversa però quando “sputtani” Cesar Millan.
    Perché di questo si tratta quando leggo certe frasi che hai scritto su di lui.

    Mi spiego bene.

    Sono un allievo, come molti altri, di molti “corsi/stage/seminari/scuole” e – come Marghe – ritengo che nella fase di “formazione” di un aspirante Educatore Cinofilo “che voglia fare anche il Cinofilosofo” (hai scritto che è difficile ma possibile farli entrambi, del resto io sono laureato in filosofia e ho insegnato anche ai bambini delle elementari giacchè sono Maestro Elementare 😀 ;)), dicevo che ritengo sia giusto, utile e doveroso confrontarsi con quanti più pensieri esistono soprattutto se questi ultimi derivano da persone umili che si sono spesi anima e corpo per il bene-essere del cane.
    Detto questo, alcune precisazioni: non sono un adepto di nessuno e non considero “guru” nessuno…. e se qualcuno si sente tale spero per lui che ritorni presto alla realtà!
    Ho avuto la fortuna di poter “studiare” su materiale di Millan che NON sono le tante puntate del successo televisivo “Dog Whisperer”, ovvero pubblicazioni da lui scritte (tradotte dal sottoscritto in larga parte), video sessioni (visibili solo su DVD non ancora commercializzati in Italia, visibili solo con lettori DVD americani) e molto altro. Ho avuto a lungo (e ho tuttora) lunghe conversazioni con alcuni suoi collaboratori (del suo Centro di Psicologia Canina) e sono costantemente aggiornato su quanto viene fatto nel loro centro (sono infatti “Ambassador” della Millan Foundation.
    Nonostante tutto questo NON considero Millan un GURU e nemmeno un Addestratore. Basterebbe ascoltare o leggere quello che dice per capire che non vuole nemmeno lui essere considerato tale.
    Piaccia o no, lui ha imparato (e forse per questo le varie Scuole “Gentiliste” di accademica ispirazione lo snobbano, anzi lo screditano) dalla “strada”, dall’esperienza diretta a contatto con cani per lo più problematici… La sua esperienza si può definire “border-line”. Non pretende di addestrare un cane e nemmeno di scrivere un “metodo”.
    Si auto-definisce “RIABILITATORE DI CANI E RIEDUCATORE DI PADRONI” (e questo se vuoi è un limite, ma lo fanno tutti, non essendoci un Organismo sovrano che si prende il diritto divino esclusivo di nominare tali figure… con sacro rito.
    Ciò che tu vedi, (immagino ti riferisca alle puntate) è forse discutibile. Ma analizziamo la cosa.
    E’ discutibile ciò che si vede (poche immagini e spesso di difficile interpretazione anche per i più esperti) in qualche caso o il modo di spettacolizzare ciò che fa?
    Io ho avuto il coraggio di dirglielo in faccia, cara Valeria (posso darti del tu?), anche se è dall’altra parte del mondo!!! E sai che ti dico? Mi ha risposto! lui o qualcuno del suo entourage, chissenefrega…
    Da amante del benessere del cane (altro che macellaio) mi ha sostanzialmente dato ragione, la spettacolarizzazione è tutto sommato imposta dal carrozzone televisivo (hai presente cosa significa il giro d’affari che muove in America quella trasmissione?) e dalle esigenze per le quali è arrivato persino a divorziare da molte persone a causa di certi compromessi (facci caso… ogni tre puntate ce ne sono due di interventi “fasulli” a casa di qualche VIP….) e esigenze di copione (scene con sovrimpressioni tipo “…dopo 25 minuti” ecchecazzo!!! Fammi vedere cosa hai fatto in questi 25 minuti, che sono curioso.
    Così – sia per i detratto i che per i fanatici sostenitori cosa passa? cosa resta in mente? la scena pseudo-violenta, la costrizione, la chiusura apparentemente immotivata, ecc. ecc.
    Ma una persona intelligente e preparata come te non può e non dovrebbe limitarsi a vedere ciò che lo spettacolo vuol far vedere.
    C’è un altro Millan, credimi, meno famoso, meno spettacolare, molto noioso spesso, e a volte credimi molto ignorante, sì ignorante perché traducendo i suoi articoli sembra di correggere i temi di qualche bambino straniero alle prese con l’italiano appena imparato: ma dietro a tale “grezzitudine” ho trovato delle intuizioni, dei princìpi e delle regole che sono tutt’altro che banali, tutt’altro che innovative o chissàchestrane, ma di una coerenza e di una portata davvero rivoluzionaria. Certo, come ho detto, non sono “buona novella” per chi come te o altri hanno altrettanta preparazione e competenza, forse ti apportano poco rispetto a quello che già sai e hai…
    Però per spiegare quello che ho trovato e che cerco di fare mio allo scopo di trasmetterlo poi ad altri, uso ancora le tue parole: “Un bravo educatore/addestratore DEVE innanzitutto farsi capire”.
    Quello che Millan insegna è l’atteggiamento giusto, l’energia come la chiama in un inglese che lui stesso traduce dallo spagnolo “energia” che molte cose vuol dire di più di quante il termine inglese “energy” possa racchiudere…
    Termini come calmo, assertivo, rilassato, eccitato vanno capiti e ascoltati solo se contestualizzati…. Lui si rivolge ad un pubblico, quello americano che, come sai, è assolutamente analfabeta e presuntuoso come pochi dal punto di vista cinofilo e quindi ci fa sorridere se deve partire da molto indietro…. (non c’è da stare più allegri qui in Italia cmq…). Ma ciò che andrebbe studiato nei suoi video (quelli didattici, non le puntate della soap “dog whisperer”) sono i preziosi consigli per capire l’aggressività, non scambiare dominanza per altro, ecc. La “panacea” scontata e banale delle “lunghe passeggiate” per riportare alcuni cani al loro equilibrio perduto fanno da complemento alle complesse quanto efficaci esperienze di branco “terapeutico”.

    Io credo, Valeria, che si debba (è arrivata l’ora) di distinguersi, di prendere la distanza da chi, VAIRA in testa, agitando la testa mozzata di Millan, fa un gioco molto strano, ovvero quello di molti “anti-qualcuno” che nulla avendo da dire trovano più facile “essere-contro-qualcuno”.
    Non è naturalmente il tuo caso, sia chiaro, ma se ti fidi di un poveraccio che ti osserva da molto tempo, credimi, l’impressione è poi quella!
    Un abbraccio

    • Ciao Pietro, grazie per i complimenti, ma soprattutto grazie per una critica espressa in tono civile e ricca di motivazioni. Ce ne fossero! 🙂
      Ti posso rispondere, però, solo come ho già fatto in un altro commento: i miei su Millan non sono “pre”giudizi, ma “giudizi”…basati, ovviamente, solo su quello che vedo, perché altro a disposizione non ho. Però un programma di lunga durata, con diverse puntate in cui vedo un approccio totalmente errato al problema e soluzioni (o presunte tali) che mi fanno venire i brividi sul futuro che quel cane potrà avere in casa sua e con i suoi umani… embe’, stanno lì. Le vedo e le commento.
      Che poi dietro ci sia tutt’altro, non posso escluderlo… e se mi dici che è così non discuto neppure: ci credo.
      Però, allora, spiegami perché, con tanti professionisti validi, preparati e acculturati che ci sono al mondo, debba andare in TV proprio un “borderline che ha imparato dalla strada”.
      E’ un po’ come se facessero, che so, un programma sull’uso del PC e mettessero lì a parlarne uno che era un genio col Commodore 64, ma che dopo quello non ha più seguito l’evoluzione dell’informatica. Di quale utilità potrebbe essere, oggi?
      Come vedi io non sono “contro qualcuno e basta”: anzi, i miei articoli “contro” – che finora hanno interessato più i nostri Guru che Millan, me ne darai atto! – sono proporzionalmente molto pochi rispetto a quelli in cui cerco di “dire qualcosa”, perché la penso come te: meglio proporre che criticare il resto del mondo (a far quello siamo capaci tutti).
      Però, quando vedo dei veri e propri maltrattamenti (peraltro inutili: il video del tele usato per far andare d’accordo cane e gatto è una cosa semplicemente ABERRANTE!), mi incazzo: e siccome Millan me ne ha già mostrati troppi, io lo considero un macellaio.
      Attenzione: NON mi scandalizzo affatto, per esempio, se impicca un cane che gli sta saltando alla gola. Lo farei anch’io! Amo i cani più di qualsiasi altra cosa al mondo, probabilmente, ma non al punto di volergli fare da cena.
      Però, se un cane ti salta alla gola, magari hai sbagliato qualcosa a monte. Magari non a tutti i cani puoi permetterti di dare a prescindere un calcetto su un fianco facendogli SCHHHH: e se un cane approciato così si incazza, per me ha pure ragione.
      Poi esistono, per carità, cani con cui devi scendere sul piano del confronto fisico, altrimenti non ne esci vivo: io non vivo a puffolandia, io ho lavorato per anni su cani aggressivi e mordaci e quindi so benissimo che i casi di “mors tua vita mea” esistono, eccome. Però non posso concepire che sia l’addestratore ad aggredire il cane: ed è quello che Millan fa costantemente. E finché lo fa a casina sua, amen…non è certo l’unico al mondo, purtroppo. Se però lo fa davanti a milioni di telespettatori, e il risultato è che per strada vedi un sacco di millanini che scalciano ad capocchiam i propri cani senza neanche sapere perché lo fanno…allora qualcosa bisogna dire.
      Non si può restare zittini e non si può neanche andare a fare tutta la dietrologia del caso: guardare chi è, com’è, da dove arriva, in che contesto lavora. Quello che conta, purtroppo, è lo sciagurato impatto che ha su chi lo vede in TV: e questo io lo critico con forza…pur senza voler mozzare la testa di nessuno, perché non è proprio il mio sport preferito.

    • Ciao
      Essendo maestro elementare capirai sicuramente il paragone: Cesar (a cui riconosco -per quello che ho potuto vedere- un’ottima lettura dei cani) e’ paragonabile all’educazione prebellica del fanciullo: per essere un bion bambino si chuedeva che fosse “obbediente” e che “imparasse” negandgli quasi tutte le possibilita’ di espressione … praticamente l’educazione era al 90% inibizione e controllo.
      Non e’ morto nessuno e sono state cresciute generazioni di ottime persone, pero’ … c’e’ un pero’.
      I bambini di oggi (con tutti i problemi nati dal fatto che dal controllo -soprtattutto nelle famiie- se e’ passati all’anarchia totale) imparano molto di piu’ e piu’ in fretta: e’ inutile che ti scriva cose che sono il tuo pane quotidiano … stimolazione maggiore, maggiore liberta’ di espressione e conoscenza dei bisogni del fanciullo …

      Anche per l’educazione cinofila il percorso e’ stato simile

  36. so che ho già fatto una domanda simile, ma comunque, ora ho capito bene che tu sei contraria all’utilizzo del collare a strangolo per la condotta al guinzaglio. come insegnare allora al cane a non tirare al guinzaglio? fermandosi e riportandolo al piede ogni volta che ci superi? cambiando strada? sei contraria sempre per ogni tipo di cane ad insegnargli a non tirare in questa maniera??
    a parte la condotta al guinzaglio quando sei favorevole a dare colpetti con il collare a strangolo?

  37. Ciao Valeria,

    ti seguo, e il 99% delle volte sono d’accordo con te.
    Solo una cosa mi da un pò fastidio: spesso tiri in ballo Cesar Millan dandogli del macellaio, ma tu per prima in altri articoli hai detto di non aver letto i suoi libri nè tantomeno di aver seguito lui nella sua carriera, di conseguenza fai anche tu facile giudizio su qualcuno che da 10 e passa anni ha salvato milioni di cani che sarebbero stati soppressi, cani che nessuno voleva avvicinare e che ora vivono sereni e felici.(potrei andare avanti ore)
    Ora, io Ho seguito molto Cesar Millan ed ho anche letto i suoi libri, e ti assicuro che avete lo stesso pensiero. Non capisco perchè sputare sangue su di lui ogni volta si può… perdi credibilità perchè fai lo stesso gioco di Striscia che tanto hai criticato per il servizio su cui hai scritto l’articolo.

    Non so se sono riuscita a spiegarmi ma ti faccio un esempio:

    io sono una mamma sigle e mi sono cresciuta mia figlia da sola per 9 anni.
    Mia figlia è un amore di bambina ha tutti 9 a scuola, è rispettosa degli animali e delle persone… detto ciò… Se facessero una compilation di tutte le sculacciate che ha preso in questi 10 anni (poche davvero) in 5 minuti … diventerei AUTOMATICAMENTE una madre di merda!

    Preciso per concludere che stimando te e Cesar NON ho mai picchiato o maltrattato i miei cani (due pitbull)che sono come figli e socievoli con cani e persone… non sono perfetti, per carità, ma sicuramente amati e molto seguiti.

    Mi piacerebbe incontrarti per parlare meglio, ho avuto brutte esperienze con educatori io… evidentemente non validi ed ho sempre fatto sola.
    Ma avrei sempre voluto qualcuno che la pensasse come me a cui chiedere consiglio nei momenti più difficili!

    Un bacio e spero di non averti offesa con questo intervento, ma è solo quello che penso, e quello che penso lo dico sempre!

    Buon lavoro e massima stima.

    • Michol, io critico Millan per motivi tecnici, che spesso non posso essere compresi facilmente da chi tecnico non è: ma non mi sono mai sognata di demonizzarlo.
      Io NON demonizzo facilmente nessuno: dico solo che Millan lavora in modo antiquato e molto spesso scorretto…quindi non mi piace che una grande emittente con milioni di telespettatori pubblicizzi i suoi metodi, anziché dare spazio a gente moooooolto più capace di lui.
      Detto questo… un suo libro (dopo aver scritto l’articolo) l’ho pure letto: e scusami tanto, ma il mio pensiero non è propriamente sovrapponibile al suo, anche se alcuni punti in comune li abbiamo sicuramente.
      Purtroppo… tra ciò che scrive e ciò che fa c’è un abisso! E ciò che fa non mi piace per niente: in alcuni casi si comporta da vero macellaio, in altri tira palesemente a indovinare.
      Di gente che salva cani è pieno il mondo, ma non tutti li salvano schiacciandoli e sottomettendoli con la paura.

      • Grazie Valeria per la sempre educata e sincera risposta.

        Probabilmente hai ragione sul fatto che da NON tecnica non posso cogliere determinate cose, ragione in più per discuterne di persona per capire appieno i tuoi punti di vista, che ripeto, la maggior parte delle volte, condivido totalmente.

        Continuo a non ritenere Millan un macellaio, ma sono prontissima a capire cosa ti porta ad asserire ciò.

        A presto rileggerti.

        Grazie

  38. Valeria.. avrei una domanda..

    Come considero quell’educatrice che dice al proprietario “Il cane/cucciolo non va mai coccolato troppo, abbracciato, baciato.. etc.. etc..” intendendo che anche il proprietario non lo deve MAI fare, però poi insiste nel volersi far fotografare ad ogni costo mentre abbraccia, bacia e stringe il TUO cane (che molto chiaramente dimostra di non gradirlo.. da lei.. perchè tenta di allontanarsi e gira costantemente la testa dal lato opposto)?

    ..io la mia idea ce l’ho.. ma una conferma da esperta mi piacerebbe.
    Grazie^^

  39. Ho letto questo splendido articolo e finalmente ho trovato la sana opinione di qualcuno ( Valeria Rossi) che non sputa sentenze…… E’ interessante leggere anche i commenti…… Dopo aver ritirato Holz, un pastore bergamasco di un anno, dal canile ho scoperto che ad un anno di età è “affetto” dalla “sindrome del cucciolo isterico”. Posso capirlo, 7 mesi passati in galera senza che nessuno, pur volendogli bene e trovandolo simpatico, si preoccupasse minimamente di curargli il relativo stress, ma provvedendo ad ottenere la sua saltuaria ( e saltellante e pinzante ) obbedienza solamente con il fornirlo di crocchette ad ogni necessaria evenienza, a cominciare dal riuscire a mettergli la pettorina per il passeggio limitando i graffi da dentate isteriche sugli avambracci. Ora gli stessi dirigenti del canile mi hanno consigliato una “Educatrice” che si è presentata con una borsa piena di crocchette di lonza e ottenuta l’immediata attenzione del cane ( ben abituato a questo genere di trattamento ) con una dosata ma ripetuta e abbondante elargizione delle stesse si è sperticata nella descrizione di quanto il cane abbia bisogno di non essere innervosito dai nostri comandi “seduto” e “fermo”. Gli unici due comandi che ha appreso in due settimane di convivenza e gli unici due comandi che ci permettono già di mettergli un guinzaglio senza crocchette e senza dover rischiare di essere pinzati dai suoi bellissimi denti. Lo portiamo fuori 5/6 volte al giorno per complessive 4/5 ore di passeggiata e mi si dice “meglio due ore ma libero e sguinzagliato in qualche prato”. Noi viviamo in una cittadina dove non esistono prati senza la possibilità di incontrare altri cani o biciclette o persone a passeggio, Quindi il problema è inverso: prima devo insegnargli a fermarsi a comando, quale che sia la situazione in corso, e poi posso pretendere di portarlo in giro sguinzagliato. A questa obiezione mi è stato risposto che devo adattarmi al cane altrimenti avrebbe potuto accumulare una tale dose di rabbia repressa da diventare pericoloso. Ho passato la mia intera vita convivendo con dei cani notte e giorno, confesso che è la prima volta che salvo un cane dalle strettoie di un canile, ed è anche la prima volta che ho a che fare con un “educatore cinofilo”, e sinceramente mi sarei aspettato più pragmaticità e meno sicumera cinosofica. Ora capisco perché i cani piccoli trovano velocemente chi li adotta e quelli grandi invecchiano in gabbia.

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