domenica , 19 novembre 2017
Ultime novità
Home >> Educazione >> Addestramento >> Come si riconosce un bravo educatore/addestratore?

Segui "Ti presento il cane"

Non vuoi perderti nemmeno un articolo di "Ti presento il cane" ? Allora utilizza uno nei nostri servizi di notifica!
  • Notifica via Facebook
  • Newsletter
  • Notifica via email
Il nuovo sistema di notifica. Cliccando sul pulsante potrai autorizzare l'applicazione e riceverai le notifiche di nuovi articoli direttamente su Facebook!


Come si riconosce un bravo educatore/addestratore?

Me l’hanno chiesto, questo articolo: e se posso, io le richieste cerco sempre di accontentarle.
Però, diciamolo: questo è il genere di articolo che a) rischia di farti finire in galera, o gambizzata, o quantomeno morsa nelle chiappe a tradimento (no, non da un cane: da un educatore); b) non è facilissimo identificare il “bravo”, perché quello che è bravo per me può essere pessimo per qualcun altro – e viceversa – senza che nessuno dei due abbia veramente torto, ma semplicemente perché nell’educatore-addestratore si cercano cose diverse.
Sia chiaro, quindi, che io posso rispondere alla domanda “come si riconosce uno bravo?” soltanto in base alle mie idee, al mio pensiero e ai requisiti che io cercherei in una figura di questo tipo.
Può esserci anche un certo “conflitto di interessi”… nel senso che, avendo fatto io stessa questo mestiere per quasi vent’anni (a livello professionistico: in più ci vanno messi dentro tutti i cani miei), potrei avere la tentazione di descrivere me stessa come prototipo di figura ad hoc. Questo prometto, giurin giuretta che cercherò di evitarlo… ma se ogni tanto mi scapperà di autodipingermi, sappiate che non è per boria o presunzione: è solo che, quando facevo questo lavoro, ho cercato di essere più “brava” che potevo. E al di là del fatto che ci sia riuscita o meno…resta un punto fermo: se oggi dipingessi una figura troppo diversa da quella che sono stata, significherebbe che mi sono presa per i fondelli da sola (oltre a prenderci i miei clienti).

Tutto chiaro, fin qui?
E allora via, partiamo!  (e se qualcuno mi denuncia preparate le arance, grazie)

1) un bravo educatore/addestratore, tanto per cominciare, è quello che riconosce che questi due ruoli esistono entrambi, con pari dignità.
Che sono (almeno in parte) distinti, ma che uno dei due non è il “buono”, mentre l’altro è il “cattivo”.
Io ho sempre detto, in modo forse un po’ semplicistico ma sicuramente comprensibile, che l’educazione equivale alle scuole elementari (unite alla vera e propria “educazione” familiare), mentre l’addestramento, in vari livelli, equivale alle scuole superiori, all’università e poi ai master.
Insomma: “educare” significa inserire correttamente un cucciolo nella società umana (o umancanina, se preferite); “addestrare” significa inserire il cane – cucciolone e poi adulto – nel mondo del lavoro o dello sport.
Lasciamo perdere le menate etimologiche sull'”educere” e il “rendere destro” (il cane è già destrissimo per conto suo: noi dobbiamo solo insegnargli a collaborare con noi utilizzando questa sua destrezza)… e limitiamoci a questo: educatori e addestratori sono due figure che si occupano di momenti diversi della crescita del cane e di modi diversi in cui il cane si può inserire nel nostro mondo e nella nostra famiglia.
Sostenere che uno sia “buono” e l’altro “cattivo” è – perdonate il francesismo – una cazzata galattica.
Sarebbe come dire che le maestre d’asilo sono buone e i professori universitari cattivi, o viceversa.
Purtroppo, nell’attuale panorama cinofilo, c’è chi non vuol neppure sentire parlare di “addestramento” perché ritiene (o vuol fare credere ai neofiti, caso più frequente)  che sia sinonimo di “coercizione”, “maltrattamento” o semplicemente di “visione strumentale del cane”.
Le prime due sono nuovamente cavolate (si può essere gentili o coercitivi qualsiasi etichetta ci si appiccichi), mentre la terza ha una sua ragion d’essere: il cane che lavora o che fa sport E’ effettivamente strumentalizzato… così come sono strumentalizzati, però, operai, medici, volontari della croce rossa o parrucchieri.
Chiunque lavori e si renda in qualche modo utile alla società ne diventa uno “strumento”, che gli piaccia o meno.
In questo momento io stessa, che faccio il mestiere più libero del mondo – ovvero la scribacchina autogestita e senza padroni – sono “strumentalizzata” dal fatto di stare scrivendo un articolo su richiesta.
C’è però una differenza sostanziale, tra l’operaio e il cane: ed è che l’operaio, magari, se ne starebbe più volentieri alle Maldive a pancia all’aria (magari a farsi strumentalizzare dalla moglie che gli chiede di spalmarle la crema solare sulla schiena), mentre il cane è FELICE COME UNA PASQUA di essere “strumentalizzato”.
Perché il cane non è solo un “animale sociale” tout court, nel senso che sta bene in compagnia: il cane è un animale che fa parte di una società collaborativa e con precise attribuzioni di ruoli: quindi, se un ruolo non ce l’ha e se non sa cosa fare della vita sua, si sente incompleto, frustrato, stressato, in una parola  infelice.
A pancia all’aria alle Maldive, insomma, lui NON ci vuole stare.
E allora diciamo che – almeno a mio avviso – un educatore o addestratore che non abbia capito questo fattore fondamentale, che è proprio la A (neanche l’ABC: la A. L’inizio di tutto. La genesi) del rapporto cane-uomo, non può essere bravo.
Magari sarà “buono”.
Sarà gentile, sarà carino, sarà cinopsicoetocognitofilo e farà delle bellissime supercazzole: ma bravo non potrà essere, perché non ha capito che cos’è un cane e cosa può renderlo davvero felice.

2) un bravo educatore/addestratore non inizia il rapporto con un cliente sputando fango & merda sui colleghi
Non si presenta dicendo “Saaaaalve, io sono un Educatore (maiuscolo) e quindi potete venire a me con fiducia, mentre se andate da un addestratore (minuscolo) il vostro cane sarà impiccato e preso a calci in culo dal mattino alla sera”.
Non si presenta neppure dicendo “Saaaaaaalve, io sono un Addestratore (maiuscolo) e quindi dovete mettervi nelle mie mani, perché io che so come si lavora con i cani. Mica come quei cretini di educatori (minuscoli) che vi diranno di lasciargli fare tutto quello che vuole, finché il cane non vi morderà una chiappa”.
E tantomeno si presenta dicendo: “Saaaaaaaaalve, IO sono l’unico Educatore (o Addestratore) al mondo che capisce qualcosa di cani, mentre Tizio è un cretino, Caio è un idiota, Sempronia non distingue la testa della coda … (eccetera, eccetera, eccetera, ad libitum)”.
Prima dimostrami cosa sai fare tu, e poi semmai potremo parlare di cosa non sanno fare gli altri: ma il percorso inverso non è né etico, né serio, né logico: anzi, fa pensare malissimo, perché se spali tanto fango su qualcun altro significa che ne hai paura (se fossi davvero convinto di essere superiore, non lo fileresti di striscio: sapresti che i fatti parlano per te).

3) un bravo educatore/addestratore non fa le supercazzole
Se devi spiegare a un cliente come si fa a non farsi saltare addosso dal cane, non puoi dirgli che il suo comportamento epimeletico ha causato la mancata estinzione di una manifestazione neotenica, che ha indotto un mancato rispetto della prossemica.
Perché il cliente NON CAPISCE UNA MAZZA, e se non capisce una mazza non può risolvere il problema.
E se a quel punto tu gli dici che per capire deve fare il corso da millemila euro alla tua scuola, quando avresti potuto spiegargli in cinque minuti come evitare che il cane gli salti addosso, facendogli spendere cinque euro, sei un approfittatore  fatto e finito, al limite della truffa.
Un bravo educatore/addestratore DEVE innanzitutto farsi capire.  Da chiunque, non solo dai laureati in psicologia.
Sempre più spesso mi capita di ricevere telefonate o email di persone che mi dicono: “E’ bravo, eh? E’ bravissimo, deve sentire come parla bene…da restare a bocca aperta (solitamente pensando: “EH?!?”, NdR). Sono entusiasta, quell’uomo è veramente eccezionale… però il mio cane continua a saltarmi addosso: secondo lei cosa dovrei fare per farlo smettere?”
Queste persone non si rendono assolutamente conto della clamorosa contraddizione insita nella loro frase: eppure, se tu vai da un educatore perché il tuo cane ha un problema, e quello ti rintrona la testa di paroloni ma non ti risolve il problema, mi sembra evidente che NON è bravo!.
Potrà essere un bravo oratore, un bravissimo etologo, un eccezionale psicologo… ma l’educatore nun lo sa fa’.
Il che ci porta ad un’ulteriore distinzione tra educatore, addestratore e cinofilosofo: distinzione che DEVE essere fatta, che DEVE ben chiara a tutti, e che ancora una volta NON deve comprendere connotazioni negative nè prese per i fondelli… a meno che le intenzioni dell’uno o dell’altro non siano approfittatorie/truffaldine (vedi sopra).

E’ molto semplice, in fondo:
EDUCATORE è colui che insegna ai cuccioli (o agli adulti che ancora non hanno avuto modo di impararlo), e ai loro umani, come entrare correttamente nella nostra società;
ADDESTRATORE è colui che insegna a cuccioloni-adulti, e ai loro umani come rendersi utili in questa società, o come praticare un sport;
CINOFILOSOFO è colui che spiega agli umani (e solo a loro) ad approcciare il cane non come uno schiavetto, né come una “macchina per fare qualcosa”, ma come un partner senziente ed intelligente al quale non c’è bisogno di imporre nulla, ma si può chiedere ed ottenere di “collaborare” per uno scopo comune.

E l'”istruttore”, chi è? Per me è quello che prepara, che forma, che segue gli educatori, gli addestratori eccetera.
Poi può anche essere inteso come “persona che istruisce i cani” (a qualsiasi livello)… ma allora è il proprietario del cane!

SIA MOLTO CHIARO CHE:

Nessuno dei tre è un cretino.
Nessuno dei tre è “cattivo”.
Nessuno dei tre va sfottuto.

Sono tre figure assolutamente necessarie, che dovrebbero essere approcciate tutte, l’una dopo l’altra, in qualsiasi percorso cinofilo che si rispetti.
Ovviamente può anche succedere che uno stesso personaggio riesca ad impersonare tutte e tre le figure: però, diciamolo, non è facile.
Per esempio, oggi tutti i cinofilosofi si autodefiniscono “educatori”: ma siamo davvero sicuri che un professore di filosofia possa insegnare ai bambini delle elementari?
Magari può: ma deve essere così BRAVO da sapersi calare in entrambi i ruoli, adeguando il suo linguaggio e la sua didattica al tipo di classe che ha davanti. E nel momento in cui si adegua alla classe di bambini delle elementari,  non può più fare il professore di filosofia: in quel momento farà il maestro elementare.

A questo punto:
a) se si sente perfettamente a suo agio e riesce nel suo intento, è BRAVO.
b) se la cosa lo fa sentire in qualche modo sminuito, non potrà farla bene e quindi non sarà bravo.
c) se lo fa continuando a ribadire “io vi insegno a fare le aste, però sia ben chiaro che in realtà sono un Professore Di Filosofia” (con tutte le maiuscole del caso in bella evidenza), significa di nuovo che non è bravo, perché non è umile.

E se non sei umile, quando hai a che fare con i cani, sei un fallito. Potrai anche diventare famoso, ma sei un fallito lo stesso.
E’ automatico, non si scappa.
E’ praticamente un dogma.
Ovviamente TUTTI (cinofilosofi, educatori e addestratori) vi parleranno sempre di quanto in realtà SIANO umili: ma detto da certe persone – quelle che oltretutto, di solito, accusano gli altri di essere invece arroganti e presuntuosi –  a me fa venire in mente lo spettacolo di Checco Zalone:  “Resto umile WORLD SHOW” (in caratteri cubitali e lampeggianti).

Comunque, riassumendo: un educatore-addestratore DEVE essere semplice, comprensibile, pratico.
Un cinofilosofo può essere come gli pare, dal lineare all’astruso: basta, però, che chiarisca BENE ai suoi allievi (o adepti…) che stanno partecipando a una lezione-corso-stage di filosofia e NON di educazione/addestramento cinofilo.

Gli attacchi reciproci, le prese per i fondelli e via dicendo nascono soprattutto dal fatto che troppo spesso si vogliono confondere i ruoli (o se ne vogliono sovrapporre troppi:  solitamente all’elevatissimo, purissimo e levissimo scopo di far più soldi e di fregare i clienti agli altri).
Se ognuno facesse tranquillamente il mestiere suo, ci si scannerebbe di meno e si vivrebbe tutti meglio: soprattutto i cani.

A questo punto, però, bisogna anche dire che gli educatori-addestratori che hanno un po’ di annetti di esperienza, che si sono tenuti in pari con le scoperte e gli studi man mano che arrivavano, che hanno saputo usare e mescolare umiltà, spirito critico e senso pratico… le basi della cinofilosofia le conoscono. E magari le conoscono da prima che apparissero sulla scena i cinofilosofi.
Forse le hanno imparate sul campo e non sui libri, forse non ti parlano di prossemica ma di “distanze”, magari non dicono “centripetazione” ma “attenzione sul conduttore”… però, se sono bravi,  ‘ste cose le sanno.
Purtroppo questo terrorizza i cinofilosofi, che si rendono conto del fatto che, se sei capitato da un maestro bravo, non avrai bisogno di loro. Oddio, clienti in meno! E mo’ che facciamo?
La risposta, normalmente, è: “Creiamo educatori (addestratori no, che è una parolaccia) col “bollino blu”. Etichettiamoli. Mettiamoci sopra il marchio di fabbrica: dopodiché cominciamo a dire in giro che l’educatore è bravo SOLO se è targato CAN, BLING, SGHEN, IUPPETE, PING oppure PONG (e mo’ spero di non averci infilato qualche sigla vera: ormai sono così tante che è impossibile conoscerle tutte. Comunque l’intenzione era quella di scrivere sigle di pura fantasia, NdR)”.
In questo modo, in un modo che a me sembra proprio perverso, i clienti dei cinofilosofi sono proprio gli educatori NON bravi (o “non ancora” bravi), che vanno a farsi raccontare ciò che non sono riusciti a capire da soli o perché erano proprio gnucchi, o perché ancora non hanno cominciato a lavorare con i cani, ma sono semplici appassionati con tanta voglia di imparare!
E il percorso non sarebbe malaccio, se questi uscissero dalla scuola-corso-stage o quel che l’è con la consapevolezza di aver imparato un po’ di filosofia e di approccio corretto con il cane.
INVECE ESCONO COL PATENTINO DI EDUCATORI CINOFILI: il che, tradotto, significa che c’è in giro una barcata di educatori che in realtà sono o gnucchi, o completi neofiti.
Però col bollino blu, eh!

E pensare che ci sarebbe sicuramente posto per tutti, se si guardasse la cosa dal giusto punto di vista… perché purtroppo il mondo NON è pieno di bravi maestri.
Invece è pieno di Sciuremarie e di cuggini che pensano ancora che il cane vada comandato a bastonate, o più banalmente che si debba “fare blu di botte” se non torna al richiamo o che gli si debba piantare il muso nella pipì se piscia in casa.
Se i cinofilosofi si mettessero a tenere lezioni di “corretto approccio al rapporto cane-padrone” (bisogna chiamarlo “padrone”, altrimenti la Sciuramaria non capisce), e non “corsi per educatori”; se portassero il loro Verbo nelle case ma soprattutto nelle scuole, insegnando alle elementari, sì, ma a quelle UMANE e non canine; , se diffondessero la cinofilosofia come tale, e cioè per quello che è, non tentando di farla passare per quello che non è (educazione/addestramento)… sarebbero sicuramente preziosi.
Basterebbe che il cinofilosofo, una volta esaurito il suo compito di “preparatore spirituale del proprietario di cane”, avesse la decenza di riconoscere che DOPO si passa agli altri percorsi di educazione e poi di addestramento.
E soprattutto che, se si vuol diventare educatori cinofili, bisogna sbattersi per una decina d’anni sul campo, in mezzo ai cani VERI e non a quelli teorici: magari sotto la guida di un esperto, ma sempre sul campo.

Se poi davvero il cinofilosofo è in grado di fare ANCHE l’educatore e/o l’addestratore, me lo deve far vedere.
Deve prendere un cane che tira al guinzaglio e farmi vedere, materialmente, come gli insegna a non tirare più.
Deve prendere un cane aggressivo e mordace e farmi vedere, sempre materialmente, che è capace di renderlo docile ed amichevole.
Se mi racconta quella dell’uva, ma il cane in mano non lo prende mai, NON PUO’ definirsi educatore (addestratore già non ci si definisce) e soprattutto NON PUO’ tenere corsi per “educatori cinofili”.
Altrimenti poi manda allo sbaraglio dei bravissimi oratori che, la prima volta che un cane gli fa vedere i denti, o scappano ululando sulla collina come Fantozzi o consigliano la soppressione del cane (perché si fa prima ad ammazzarlo che ad ammettere di non sapere come caspita fare a risistemarlo).
Il che ci porta dritti al punto…

4) un bravo educatore/addestratore/cinofilosofo non prende MAI in considerazione la soppressione di un cane sano (se ha la rabbia o un tumore al cervello, è un altro discorso).
Se non ci capisce una mazza, o se ha paura, ha l’umiltà (quella vera) di dire: “Non so risolvere il suo problema, vada da Tizio o da Caio” (educatore o addestratore vero). O magari da Sempronio (veterinario comportamentista, possibilmente bravo pure lui. Uno che affronti il problema del cane e non pensi di risolverlo rincoglionendolo a psicofarmaci, grazie).

5) un bravo educatore-addestratore non pensa che ci sia UN solo metodo valido al mondo, nè che esistano gli Strumenti del Diavolo e/o gli Strumenti Miracolosi.
Se ha questo tipo di prevenzioni/convinzioni, non può essere bravo.
Chiunque creda che esistano metodi e/o strumenti universali, validi per ogni cane del mondo, è automaticamente un pirla dal punto di vista cinofilo: PUNTO.
Mi prendo la totale responsabilità di quanto affermo e sono pronta a ripeterlo in qualsiasi situazione, luogo e circostanza del mondo.
D’altro canto, però, è anche vero che…

6) un bravo educatore/addestratore NON prende neppure lontanamente in considerazione l’idea di “insegnare qualcosa al cane” (o di farlo desistere da un’abitudine sgradita) utilizzando il dolore come metodo di educazione-addestramento.
Il che ci riporta al discorso “strumenti”, perché evidentemente anch’io rientro nel novero di chi vede almeno “qualche” strumento come “diabolico”, o quasi.
Collari a punte e collari elettrici, per esempio, non godono assolutamente delle mie simpatie e non ne ho mai posseduto uno.
Però, anche in questo caso, faccio dei distinguo: perché se li vediamo come “strumenti di addestramento”, allora grido NOOOOOOO!!! a pieni polmoni.
Se invece li vediamo come strumenti di “riabilitazione”, e se vengono usati da un vero professionista (sottolineato dodici volte) che sa quello che sta facendo (sottolineato CENTOdodici volte)… allora, dipende.
Se tutto il resto è già stato tentato, se il caso è particolarmente grave, se il cane – perseverando in un certo comportamento – rischia la vita o la fa rischiare ad altri…allora, piuttosto che decidere per la soppressione, posso accettare qualsiasi altro tentativo.
Anche quelli dolorosi, violenti, coercitivi e chi più ne ha più ne metta.
In altre parole: preferisco un cane che prende una scossa a un cane morto.
Se però vedo che la scossa viene data al cane per insegnargli il riporto, allora il tizio col telecomando in mano fa bene a scappare, perché rischio di ammazzare lui.
Insomma, non è MAI questione di strumenti, ma di utilizzo degli stessi, di intelligenza delle persone che li usano e di rispetto per il cane, e non per i propri porci comodi.
Esempio personale: è ormai arcinoto che io NON condanno il collare a strangolo, anzi lo uso perché lo trovo semplicemente più sicuro di quelli fissi, mentre ben pochi sembrano aver capito che CONDANNO, eccome, l’uso del collare a strangolo per insegnare al cane a non tirare dandogli strattonate.
Perché questo significa essere incapaci e imbecilli.
Altra faccia della medaglia, però:  se mi portano un cane aggressivo e mordace che per prima cosa, appena mi vede, cerca di saltarmi alla gola, non dico al proprietario di mettergli la pettorina. Gli dico di mettergli il collare a strangolo.
Dopodiché NON lo uso per impiccare il cane a prescindere (stile Cesar Millan, che per questo ritengo un emerito macellaio): ma se il cane mi zompa contro lo uso per tenerlo a debita distanza dalle mie braccia, dalle mie gambe e dalla mia faccia a cui, se non vi fa troppo schifo, tengo ancora abbastanza.
Chi preferisce essere morso è liberissimo di affrontare un cane così con la bandana o la pettorina: per carità, scelta sua.
Il fatto è che di solito questi signori, appena il cane tenta il primo assalto, lo spediscono dal veterinario per farlo sopprimere…e questo non mi sta affatto bene.
Io preferisco vedere cosa si può fare, utilizzando metodi dolci (perché li ritengo assolutamente migliori) ma esercitando anche il diritto alla legittima difesa.
Immagino che il mio pensiero non si sarà capito neanche stavolta, quindi mi aspetto la consueta bordata di attacchi: ma ri-sottolineo che mi è stato chiesto di dire come IO la pensi a proposito di “bravi educatori-addestratori”, e IO penso che chi ha pregiudizi NON possa essere bravo in niente. Chi usa il buon senso, tiene la mente aperta e sa fare dei distinguo, invece, può essere bravo: non lo è “automaticamente”, non lo è “solo” per questo. Ma ha buone possibilità di esserlo.
Questo anche perché…

7) un bravo educatore-addestratore si è fatto le sue idee, in base alle proprie esperienze e ai propri studi, e non è un pappagallo che ripete teorie altrui (a volte anche contro l’evidenza).
Purtroppo devo dire – perché è una realtà con cui mi scontro ogni giorno – che la cinofilia sta diventando un mondo di sette, di guru e di allievi trasformati in adepti a cui vengono addirittura inibiti  la libertà di pensiero e lo spirito critico.
Invece di incoraggiarli, si frustrano (anzi, si frusTANO, senza erre).
Bene: se si va avanti così, questa sarà la fine della cinofilia. O almeno sarà la fine della possibilità, per chiunque, di diventare “bravo” davvero.
Perché l’educatore-addestratore-cinofilosofo (sì, pure lui!) davvero BRAVO, quando gli è stata piantata (anche a martellate) la teoria X nel cervello e poi si accorge, sulla sua pelle e lavorando sul campo, non nel beato mondo della teoria, che la teoria X sul cane Y non funziona… non si ostina come un deficiente a continuare a mettere in pratica quella, ma  pensa “cazzarola, se questo non funziona, proviamo qualcos’altro”.
Anche se il “qualcos’altro” gli è stato descritto come cosaccia immonda dal suo Guru (e non parlo di maltrattamenti, eh… ci sono persone che si sono fatte masticare vive dal loro cane per anni solo perché il Guru di turno gli aveva inculcato l’idea che non si poteva dire un solo NO).

Un bravo educatore-addestratore non si comporta MAI da Guru: non impone una e una sola linea di pensiero, uno ed un solo metodo.
Se fa così, NON E’ bravo e non lo sarà mai, per il semplice e banalissimo motivo che i cani non sono tutti uguali. Non sono fatti con lo stampino. Non reagiscono tutti nello stesso modo, come sembrerebbe dai libri (compresi i miei, a volte).
La teoria X  o il metodo Y sono validi e vanno seguiti solo fino al momento in cui si incontra il cane Z, col quale non funzionano.
A quel punto, se sei bravo davvero, provi il metodo A, la teoria B, l’approccio C, lo strumento F e così via, finché non risolvi il problema. Altrimenti, bravo non sei.
Piacerai tanto al tuo Guru, questo sì: i ciechi esecutori di ordini piacciono sempre ai capi (anche ai capimafia, però. O ai dittatori), mentre le menti libere rompono le scatole.
Però tu devi decidere: vuoi fare il bene del tuo Guru o quello dei cani?
Finché sarai un allievo-adepto, penserai sempre che le due cose coincidano: è normale, ma significa anche che sei un principiante. Non appena avrai sbattuto un po’ di volte il naso contro diversi musi, ovvero ti sarai fatto un po’ di “vera” esperienza sul campo, scoprirai che non sempre è così: QUALSIASI sia stato il tuo Guru e QUALSIASI siano stati i suoi insegnamenti, prima o poi troverai il cane che non risponde. A quel punto sarai costretto a scegliere…e a quel punto si capirà se sei un bravo educatore/addestratore o solo un bravo soldatino compiaci-guru (e di utilità pari a zero per la cinofilia).

8 ) un bravo educatore-addestratore non sputa sentenze dopo cinque minuti netti.
Ovviamente testerà il cane, farà domande agli umani, osserverà il comportamento del cane in diverse situazioni. Ma se cinque minuti dopo vi spara lì la mappa caratteriale, l’etogramma, la lista della spesa dei problemi, la diagnosi e la terapia…è un immane presuntuoso (e per me resta sempre valido l’assioma:  no umiltà, no party. Ovvero, NO BRAVO).
Se negli stessi cinque minuti decide che il cane è irrecuperabile e va soppresso, è un immane presuntuoso e un delinquente che andrebbe mandato seduta stante a zappar patate.
Per capire un cane (e l’umano che gli sta attaccato, che spesso è molto più complesso e problematico del cane) ci vuole tempo.
A volte TANTO tempo. Chi questo tempo non se lo prende, non può essere davvero bravo.
Dopo il primo test-valutazione l’educatore-addestratore BRAVO vi potrà dire “credo che il problema possa essere questo e potremmo provare con questa soluzione”. Frasi piene di sacrosanti condizionali.
Ah, altra cosa: se non avete nessunissimo problema, ma solo un cucciolo “vergine” da cominciare ad educare da zero, l’educatore BRAVO vi chiederà cosa pensate di fare col cane, che aspettative avete, cosa desiderate da lui. Non sarà lui a decidere al posto vostro.
Tradotto in pratica: uno bravo può dirvi “mi sembra che questo cane potrebbe essere adatto all’agility. Tu cosa ne pensi? Ti piacerebbe questa disciplina?”
NON vi dirà, invece: “Ah, questo è un cane che DEVE fare agility!”.
E non vi guarderà neppure con l’aria schifata se gli dite “mi piacerebbe fare un po’ di agility, sì, ma per divertimento, non per agonismo”, etichettendovi subito come “cliente di serie B”.  Perché non vanno rispettati soltanto i cani, ma anche le persone.
Altrimenti non sei bravo e in più sei cafone.

9) un bravo educatore-addestratore non ha pregiudizi sulle razze, anche se è un suo diritto scegliere di lavorare con alcuni tipi di cani
Mi spiego meglio. Se andate a un campo con il vostro cane di razza X e il personaggio in questione vi dice: “No, io con questa razza non voglio aver nulla a che fare”, siete davanti a un cretino.
Se invece vi dice: “Bellissimi gli X, sono dei cani fantastici; però io non li conosco, non mi sento all’altezza di lavorarci, le consiglierei di andare da qualcuno più adatto di me a questa razza” …allora siete di fronte a una persona seria che ha fatto le sue (rispettabilissime) scelte e che, nell’ambito delle scelte che ha fatto, può anche essere bravissimo.
La differenza può sembrare sottile, ma in realtà è abissale.

10) un bravo educatore-addestratore non si fa “lasciare il cane”… con qualche distinguo
Questo era la norma secoli fa (quando ho cominciato io, per esempio: quindi, appunto, secoli fa): ma oggi abbiamo capito tutti benissimo che o il cane lavora all’interno del rapporto con il suo umano, o non si otterrà mai niente di diverso da una “macchinetta esegui-ordini”.
E questa visione del cane va abbandonata, perché il cane è molto PIU’ di questo.
Però… c’è un però: che è quello della cinofilia  agonistica, dove c’è ancora molta abitudine a “mollare lì il cane e tornare a riprenderlo a cose fatte”.
La pratica resta diffusissima soprattutto per un motivo: le razze sottoposte a prova di lavoro devono aver ottenuto il risultato X o Y per poter concludere il campionato di bellezza.
Ergo, servono risultati veloci  (o, in alcuni casi, brevetti “agevolati” dal fatto che il cane sia presentato dal signor X – noto addestratore – piuttosto che dal Sciurmario, emerito sconosciuto).
Ergo, se il proprietario non capisce una beata cippa di cani, e ci vorrebbero almeno sei mesi per educare lui prima di cominciare a lavorare col cane, si rischia che i tempi  per  ottenere un campionato di bellezza (ovvero: maggiori vendite di cuccioli, maggiori monte e maggiori soldi) si allunghino a dismisura.
A questo proposito, io la ricetta magica non ce l’ho.
Non ho mai visto il cane come una macchinetta per far soldi (anzi… a me ne hanno sempre e solo mangiati!), ma non condanno a priori chi ha questa visione, purché il cane venga ugualmente amato e rispettato. E le sue cose, vi assicuro, NON si elidono a vicenda.
La cinofilosofia vi dirà che invece si elidono eccome, ma siccome conosco diversi casi in cui invece convivono perfettamente, io sostengo il contrario…senza negare, però, che qui si entra in un campo pericolosissimo.
Ovvero: visto quel che si investe mediamente in un cane da expo, non posso dare del delinquente né del deficiente a chi si augura di recuperare almeno parte della somma spesa. E non posso neanche sparargli se si affida un professionista per ottenere il risultato in tempi decenti.
Però ESIGEREI che si affidasse solo a professionisti  rispettosi del cane e non a macellai.
ESIGEREI che l’ENCI e la Società specializzate vegliassero affinché i macellai chiudessero bottega, anche perché è ridicolo fare una “prova di lavoro” con lo scopo (zootecnico) di garantire che il cane “bello” sia anche un cane ricco di doti caratteriali… e che poi queste doti, qualora manchino, si costruiscano a botte di collari elettrici e affini.
Purtroppo di quello che esigerei io non ne frega un tubo a nessuno, tantomeno all’ENCI. Quindi il discorso resta accademico… e comunque non tocca il settore educazione, ma solo quello addestrativo e per di più solo quello agonistico ad alto livello, quindi è un po’ fuori dal tema di questo articolo.
Quindi limitiamoci a dire che se l’esigenza dell’umano non è quella di fare il campionato mondiale, ma quella di avere un cane educato, obbediente e magari in grado di farsi una garetta e di portare a casa una coppetta…se l’educatore/addestratore vi dice “mollami il cane qua, che ghe pensi mi” è meglio scappare a gambe e zampe levate.

Ci sarebbe altro?
EHHHHHHHhhhhhhhhhhhhhhhhh!!! Altroché… ma mi pare di aver già scritto il solito romanzo e non credo di poter chiedere ulteriore pazienza ai miei poveri lettori. Quindi mi fermo qui: come al solito, al punto 10.
Ennesimo decalogo della serie, solo che gli altri erano scherzosi e questo è serissimo.
Ho risposto alla domanda? Sinceramente, non lo so. Forse ho risposto di più alla domanda opposta (ovvero: come si riconosce un imbecille), ma in fondo sono due facce della stessa medaglia.
Il fatto è che ci sono tanti modi di intendere la “bravura”. Se si parla di bravura esclusivamente tecnica, allora si fa presto a rispondere: basta dire “andate da chi ha fatto risultati reali, tangibili, provati con tanto di diplomi, coppe e medaglie”.
Se fai così, sul lato tecnico non sbagli mai: ma io non me la sentirei MAI di mandarvi dal tizio che le coppe e le medaglie le ha ottenute elettrificando i cani…e purtroppo questi personaggi esistono, eccome.
Per questo ho preferito affrontare la cosa dal lato umano, anziché tecnico: perché in fondo i proprietari di cani che aspirano davvero a fare il campionato del mondo sono lo 0,0000001%.
A tutti gli altri basta avere un cane gestibile, perfettamente inserito nella nostra società e magari capace, perché no, di portare a casa anche lui la sua coppetta: ma ottenuta divertendosi, e con lo spirito del “se non vinco, pazienza, sarà per la prossima volta”.
Ecco, tutte queste persone qua – i cinofili “normali”, insomma, non i fissati con la performance ad ogni costo – penso che qualcosa di utile, nel decaloghino di cui sopra, possano trovarlo. Se non altro spero che trovino qualche spunto di riflessione che li aiuti a non farsi fregare, abbindolare, indottrinare.
Spero che li aiuti a ragionare con la propria testa e non con quella di altri (neanche con la mia, cosa che mi darebbe moltissimo fastidio!)…e se questo forse è un po’ poco, mi dispiace.
Ma anche in questo caso, preferisco dare una ricetta piuttosto che sfornare la torta bell’e pronta: perché a mangiare e a leccarci i baffi siamo capaci tutti, ma diventare bravi cuochi – per quanto possa essere più faticoso – dà sicuramente più soddisfazione.


NOTA:
essendo questo articolo probabilmente  destinato ad essere visto come polemico (anche se è soltanto sincero…), ho preferito oscurare tutte le facce umane nelle foto che, come al solito, ho “rapinato” qua e là su google, per evitare che qualcuno potesse pensare di essere stato abbinato appositamente a punti in cui magari si parlava di deficienti o delinquenti.
In realtà la caduta delle foto è assolutamente casuale e serve solo a rendere meno pesante il testo: non c’è alcun rapporto tra le immagini e le cose che vengono dette.

Potrebbe interessarti anche...



Aggiungi ai tuoi preferiti

Vuoi aggiungere questo articolo ai tuoi preferiti?

Per poter utilizzare questa funzione devi essere registrato e aver eseguito il login


Libri consigliati (da Amazon.it)



Commenti all'articolo




Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




×

Notifiche via Facebook

Ricevi una notifica direttamente su Facebook quando viene inserito un nuovo articolo: potrai rimanere costantemente aggiornato sui nostri contenuti direttamente dal social network!

Authorize

Condividi con un amico