Devo essere onesta, la mia infanzia non è stata brutta, anzi. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con i miei, a parte quel periodo in cui a tutti gli adolescenti, o quasi, parte il circuito nella testa e hanno quell’innato istinto a rompere le balle e fare i ribelli.
Ma i miei mi hanno sopportato, consapevoli del fatto che prima o poi mi sarebbe passata. E consapevoli  che invece la mia sfrenata voglia di avere animali, specie cani… quella no, non sarebbe mai passata.
Fin da quando mi ricordo ho sempre tartassato i miei per avere un cane. Penso di aver iniziato presto a parlare proprio per far capire loro che non me ne fregava una beneamata cippa delle bambole e delle  Barbie, io volevo essere circondata da animali.
Quindi, al diavolo “Barbie equitazione”, lanciavo in un angolo la sciagurata e giocavo col suo cavallo.
Mio padre si metteva pazientemente accanto a me sul divano a vedere i documentari di Quark, mentre a lui interessava solamente sapere a che punto stava la partita Fiorentina – Foggia.
Mia madre ogni settimana andava in edicola a comprarmi le carte da collezione e relativi modellini in miniatura di tutte le razze di cani che io poi riponevo accuratamente in un raccoglitore.
Alle elementari ricevetti il primo vero cazziatone per colpa di una stupida bambina che ebbe la malsana idea di rubarmi un modellino di pastore tedesco che portai a scuola, ed io senza tanta premura le rifilai un bel ceffone.
Poi nacque mio fratello.
Non vi sto a raccontare che quando iniziò a gattonare: l’unica cosa che volevo era legargli al collo una cordicella a mo’ di guinzaglio e portarmelo a spasso.
I miei non erano tanto d’accordo su questo punto.
Mio padre aveva un amico contadino che abitava non lontano da noi e tutte le domeniche mi faceva salire in sella alla sua Vespa e mi portava da questo signore, il cui cortile era zeppo di meraviglie: coniglietti, galline, qualche gatto e un paio di cani.
Bastava quello per rendermi felice.
Purtroppo noi vivevamo in una casetta graziosa ma troppo piccola, in più si scoprì che mio fratello era gravemente allergico, in forma asmatica, a tre cose: cani, gatti e cavalli. Più alla polvere e alle graminacee, ma alle ultime due sinceramente non davo molta importanza. Potevo scordarmi per sempre la possibilità di avere un qualsiasi animale per casa.
Vedendo la mia delusione mio padre un giorno tornò a casa con una gabbietta e dentro due bengalini. Non erano due cuccioli, ma ne fui contenta comunque.
Purtroppo la mia caparbietà non mi abbandonò e dopo qualche mese portai a casa un gattino che “trovai” tra due bidoni dell’immondizia. In realtà mi ci fiondai, su quei bidoni, appena sentii da lontano i miagolii.
Tutti i micetti riuscirono a scappare, solo questo riuscii a prendere perché era talmente impegnato a mangiare in mezzo ai rifiuti che manco si accorse del fuggi-fuggi generale.
E con la mia bella faccia tosta lo presentai ai miei che, preoccupati per mio fratello ma nello stesso tempo combattuti nel dover sbattere fuori il micetto (che dopo si scoprì era una micetta), davanti ai miei occhioni a forma di cuore, lo misero nel terrazzo mentre discutevano sul da farsi.
Ventolin alla mano, iniziammo a far avvicinare mio fratello al gattino in terrazza.
Prima per pochi minuti, poi piano piano iniziammo a farcelo giocare. E, con mia grande gioia, a parte qualche gocciolone al naso e un paio di occhi un po’ rossi iniziale, ma senza asma, quella gattina fu una specie di “vaccino”. Oggi quella gatta dorme ancora sul letto di mio fratello.

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Ma questa non è la storia di Lulù la gatta. E’ la storia di Laura, che da quella esperienza ha iniziato a pensare che “tutto era possibile”.
A 21 anni a Roma conobbi e mi innamorai del mio compagno, Vito, e dopo due mesi che stavamo insieme decisi di trasferirmi nella capitale. Stetti un anno a cambiare e ricambiare lavori perché non me ne andava bene uno, ma abitando da sola a 350 km da mamma e babbo, non è che potessi permettermi di schifare tutti i lavori: quindi a malincuore lavorai in libreria, feci la hostess per un rinomato ristorante, segretaria in uno studio legale…tutti lavori che oggi i giovani e i neo laureati pagherebbero per fare. Ma io stavo male. Veramente male, e non si parla di essere viziati perché a parte l’amore della mia famiglia non ho mai ricevuto niente “a ufo”.
Chi mi sta leggendo forse riesce a capire di che tipo di malessere sto parlando. Quindi il mio compagno, che vedeva che non stavo bene, mi chiese “ma tu, che cosa vuoi fare nella vita? Cos’è quella cosa che hai sempre desiderato?”
E dal profondo dello stomaco, come un pugno, si ripresentò quella sensazione.
”Io voglio stare in mezzo ai cani.”

A quel punto iniziammo a cercare qualche attività che mi permettesse di stare bene lavorando. E così trovai un corso per comportamentisti ed educatori cinofili. Nel frattempo, dato che anche il mio compagno è malato di animali e non ne ha mai potuto avere uno, decise di prendersi un cucciolo. Ma non un cucciolo qualsiasi.
A lui piacciono i cani da caccia, non per la caccia in sé, ma perchè è sempre stato affascinato della collaborazione che possono avere questi cani con il conduttore. Aveva già letto una miriade di libri su questi cani e siccome a lui piacciono anche un po’ le “sfide”, decise di prendere il “genio pazzo” della cinofilia. Il Pointer.
Mike Wasosky, volli dargli questo nome.
E Mike era davvero un pazzo scatenato. E quando lo si portava alla ZAC, a Mike delle quaglie non gliene poteva fregà di meno. Manco di noi. Semplicemente lui galoppava lontano. Diciamo che abbiamo “liberato” più quaglie noi della LIPU.
Era un cane instancabile e anche i dresseur o il mio tutor di corso ci dicevano che questo cane era fatto così. Non ci si poteva fare niente. Pensava solo a se stesso. Non gliene fregava niente nemmeno delle coccole o dei premi. Era una furia nell’imparare subito un esercizio, ma qualsiasi cosa tu gli insegnavi, lui la usava contro di te.
Giuro, non sto raccontando fregnacce. Chiunque abbia conosciuto il Wasosky può confermare.
Non stava fermo un secondo e portarlo a giro era una lotta.
Solo a me dava retta. E solo io riuscivo a portarlo al guinzaglio senza fare sci da asfalto. Ma Mike stava comunque simpatico a tutti e si faceva volere bene. Ed anche io voglio un bene dell’anima a Mike…ma non lo sentivo mio.
Non sentivo quella complicità che avevo sempre sognato. Mi divertivo tantissimo ad insegnargli cose, e alle prove pratiche era il primo del corso. Finito l’esercizio avrei voluto tanto si sdraiasse accanto a me mentre il tutor ci spiegava gli  esercizi successivi.
Invece Mike, dopo ore di “lavoro”, non voleva stare accanto a me…aveva da fare. Sempre.
A casa stava ai miei piedi…il tempo di ricaricare le batterie e ripartire a fare la punta ai gechi sul terrazzo o fregare petti di pollo lasciati a scongelare in cucina dalla madre del mio compagno. Si, perché Mike abitava a casa di Vito. Tornavo a casa mia la sera con la sensazione di vuoto.
Io lo amavo, ma non mi sentivo ricambiata.
Poi un giorno, a lezione, vedo arrivare un mio compagno di corso con una specie di orso al guinzaglio. Trasmetteva una calma tantrica e mentre camminava guardava adorante il suo amico umano. Nel frattempo Mike stava al guinzaglio e piagnucolava perché voleva fare.
Cosa, non si sa, ma lui fermo non ci voleva stare. Mai.
Ci mettemmo tutti seduti ad inizio lezione e mentre Mike continuava con la sua smania, l’orso tricolore si spaparanzò a fianco al suo compagno, incrociò le zampone e con l’aria beata, e anche un po’ ebete, continuò a fissarlo, ogni tanto girandosi verso il tutor come se lo stesse ascoltando pure lui.
Che visione, ragazzi.
Me ne vergogno un po’, ma quasi provai invidia per quella situazione.
Così iniziai a tartassare di domande questo mio amico sulla razza, e scoprii pure che lui li allevava. Quindi mi auto-invitai a casa sua e trascinai con me il mio compagno.
Pure lui se ne innamorò a prima vista. Non solo per la bellezza, ma per il carattere ed il temperamento di questi cagnoni.
Che meraviglia della natura!. Da quel giorno in poi iniziammo anche una bella amicizia con questo ragazzo e sua moglie. Eravamo spesso a casa sua, mi fece assistere ai parti delle sue cagne, mi insegnò tante cose, mi spiegò le malattie e tutto quello di cui poteva soffrire questa razza. Ed io mi innamorai sempre di più.
Nel frattempo mi “diplomai” come educatrice e comportamentista. Ma dopo due anni di lavoro sul campo, realizzai che ciò che volevo di più era allevare una razza così meravigliosa per far sì che chi cercasse quello che cercavo anch’ io in un cane lo potesse trovare.

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Quindi, dopo ricerche mirate e con il “consenso” e aiuto di questo allevatore, trovammo finalmente la nostra cucciola di Bernese.
Bellissima, sana e con un carattere meraviglioso.
Gea. Eccola la compagna di vita che ho sempre desiderato fin da piccola.
Io e Vito decidemmo di andare a vivere insieme e di iniziare quest’avventura. Comprammo casa in campagna. Purtroppo i lavori di ristrutturazione ci misero più tempo del previsto e quindi io, dato che avevo disdetto il contratto di affitto nella mia casa, mi ritrovai a vivere a casa del mio compagno con Gea…e Mike.
Inutile dire che Gea si comportò egregiamente, entrando subito nelle grazie di Mike.
E Mike cambiò. Non in modo plateale eh, ma io vedevo che Mike era cambiato.
Forse più tranquillo? Si, o almeno i danni in casa si ridussero ad una media di uno al mese anziché tutti i giorni.
Sembrava che Gea trasmettesse calma al Wasosky.
Chiunque abbia avuto un pointer mi diceva “si calmerà, certo…verso i 15 anni”. Invece Mike, che oggi ha 4 anni, è sereno e moooooolto più tranquillo.
Merito di Gea? Io penso di sì, perché no.
E’ merito di Gea anche il fatto che quando sono triste e piango, lei arriva e mi tira letteralmente una zampata in testa, e mi fa ridere. E’ merito di Gea se oggi ho Crono, Musa, Athena e Bacco e vivo in un posto meraviglioso.
E’ merito di Gea se mia nonna ha iniziato ad apprezzare i cani.  E’ merito di Gea se mio suocero non ha più paura dei cani grossi.
E’ merito di Gea se la mia ex-coinquilina è riuscita a stare in mezzo a tutti i miei cani nonostante prima ne avesse una paura fottuta.
E’ merito di Gea.. o dei Bernesi?
So solo che da quando ho conosciuto questa razza la mia vita è cambiata, in meglio. La complicità che sento e vedo quando li guardo negli occhi mi riempie il cuore. Basta uno sguardo per capirsi.
E  quando tutti insieme, appena mi vedono, corrono verso di me (e in fondo alla fila vedo arrivare a grandi falcate anche Mike Wasosky, tutto scodinzolante), giuro che mi sento finalmente completa.

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32 Commenti

  1. anche io mi sono innamorata di questa razza…io oltre a cani meticci salvati da brutte situazioni ho i terranova che come carattere sono molto simili ai Bovari…ma appena ho saputo la durata della loro vita mi sono tirata indietro,vivono troppo poco!!!!!

  2. Mi rivedo molto, nel tuo racconto.
    Anch’io ho sempre avuto la “fissa” dei cani, anch’io li collezionavo, finti, in tutti i materiali possibili (mia madre non voleva animali in casa)…
    Soprattutto mi ha fatto ridere il tuo portare al guinzaglio il fratellino. Il mio gioco preferito, al mare, era fare collare e guinzaglio agli amichetti con le cinture di tutti gli accappatoi che trovavo, e portarmeli a spasso per tutta la spiaggia (adesso che ci penso, erano ben pazienti!)
    Solo una volta sposata, finalmente fuori di casa, ho potuto realizzare il mio sogno di avere un cane e…non mi sono più fermata!
    Ora ho due hovawart contemporaneamente.
    Anche questa è una piccola rivincita su chi mi diceva che UN cane non si può tenere in appartamento: io ne tengo DUE e grandini, anche!
    In casa si comportano benissimo e, dato che facciamo obedience e frequentiamo un grosso centro di addestramento,almeno tre giorni alla settimana il divertimento è assicurato, per tutto il pomeriggio.
    Ciao

  3. Sono belli, grandi, forti e pazienti. Peccato che non siano longevi. io passo un sacco di tempo a piangere sui miei canetti, che pure muoiono a 14, 16 e 18 anni. Non mi9 consolerei della perdita di uno di questi Giganti Buoni. Anche tenerli in braccio sarebbe un tantino difficoltoso…

    • AHAhahah, il problema è spiegare loro che non pesano pochi chili. Specie quando vogliono sdraiarsi sopra le tue gambe sul divano. Sono convintissimi di avere le proporzioni di un Jack! 😉

  4. /a prima volta che ne ho visto uno avevo 16 anni e per me esistevano solo i gatti. Quel cagnone calmo calmo mi ha fatto dire subito se devo avere un cane deve essere un bernese. Ora ho 31 anni e sono seriamente in astinenza da bernese. Ne prenderei uno subito se -on fosse che vivo in appartamento al 2 piano senza ascensore e la MIA bsg mi ha detto di lasciar perdere sia x lo spazio che x la displasia (troppe scale) sto risparmiando x una casa nuova e poi bernese sarà 🙂

  5. Io AMO i bovari! sono una razza splendida, coniugano bellezza e carattere, sono dolci, affettuosi ma anche attenti e vigili! Secondo me sono i cani perfetti! Spero tanto di poterne avere uno prima o poi! Vicino casa mia, a Ovada, c’è un bell’allevamento… Chissà! :))

  6. che bella storia…mi ci ritrovo parecchio!!! io ho 21 anni e ancora non ho realizzato il sogno di avere un cane, i miei non vogliono anche perchè stiamo in appartamento senza balcone ma soprattutto stiamo 10 ore al giorno fuori di casa dal lun al ven, un cane soffrirebbe a stare da solo tutto quel tempo! personalmente adoro gli hovawart ma soprattutto i rottweiler!! per ora faccio la volontaria in canile, almeno mi posso spupazzare un sacco di cani e nel mio piccolo mi sento gratificata dal loro affetto, anche se averne uno mio è tutta un’altra faccenda…anche io se penso a quello che mi piace fare mi viene solo da pensare “stare in mezzo ai cani”…ah, per la cronaca io e la mia sorellina che ha 6 anni meno di me (lei invece è innamorata pazza del bernese da sempre!) da piccole giocavamo davvero a cane e padrone: a turno ci mettevamo un guinzaglio -in realtà erano lacci per scarpe con un moschettone attaccato, fatto in casa da me- e l’altra faceva il padrone e andava in giro per casa!!! ahahahah però non legato al collo ma intorno alla vita, diciamo una specie di pettorina!! naturalmente ho una marea di libri su razze e psicologia canina, non mi bastano mai!!! speriamo che tra qualche anno potrò realizzare questo sogno!! grazie per questo bell’articolo complimenti!

  7. ciao Laura, sono da sempre innamorata dei bernesi, ho avuto la fortuna di vivere con una di loro, Heidi, ma sono molto piu’ codarda di te perché dopo che mi ha lasciato non ho avuto il coraggio di prenderne un’altra. Vorrei incoraggiarti a lavorare per una seria selezione che aiuti i nostri amati a vivere sempre meglio e sempre piu’ a lungo! Stanno facendo tante ricerche per la salute del bernese speriamo che arrivino a vincere sulle loro principali patologie. Ciao e complimenti al branco

    • Ahahaah, grazie Diana, il Wasosky è la mascotte della famiglia. Ed è bravissimo con i cuccioli, un maesto educatore perfetto! I due maschi Bernesi che ho sono degli ebeti con i cuccioli… si fanno fregare tutto!

  8. Questo articolo è bellissimo,e mi ha fatto incuriosire parecchio…potrei sapere esattamente com’è il carattere del bernese? Non ne potrei avere uno ora,ma in futuro..chissà :D.. Avrei domande del tipo..è il genere di cane che si affeziona a un’unica persona o è poco gerarchico? Con gli stranei di solito è diffidente o è gioviale con chiunque?
    Complimenti cmq perchè sono bellissimi e penso che tu sia una bravissima allevatrice 😀

    • I Bernesi si affezionano in particolare ad una persona, o almeno prendono come punto di riferimento una persona in particolare, ma spartiscono il loro affetto a tutta la famiglia e a chiunque venga a trovarti. Sinceramente non li trovo interessati a “scavalcare” le gerarchie, addirittura il mio tutor disse che “Il Bernese è una delle poche razze con cui ti puoi permettere di sbagliare”. Ah…è particolamente appiccicoso, quindi non fa per te se ami i cani indipendenti.
      Comunque ti consiglio di leggere questo articolo di Valeria che secondo me rappresenta perfettamente il bernese:
      http://www.tipresentoilcane.com/2011/06/21/il-vero-standard-del-bovaro-del-bernese/

      • Ciao Laura, se non sbaglio virtualmente ci conosciamo già grazie alla frequentazione di altro forum per bernermaniaci ;-).
        Nel definire il nostro orso tricolore “particolarmente appiccicoso” hai usato un eufemismo… E’ UNA COZZA!!!! una splendida cozza gigante, la nostra seconda ombra o la nostra coscenza golosa!
        Mentre sto scrivendo, la mia Gea è sdraiata ai miei piedi pronta (oddio in caso di estreeeeeema necessità) ad alzarsi e seguirmi se io dovessi allontanarmi dal pc anche solo per 5 nanosecondi.
        Mi sono trovato nelle tue parole: tu hai un pointer pazzo, il Wasosky, io un gordon pazzo, il Tobia, grazie al quale Gea a sette anni e otto mesi sta vivendo una seconda giovinezza.
        Anyway ciò che hai descritto in particolare della tua Gea può egregiamente valere per la generalità dei bernesi. sono cani splendidi, affettuosi, ben socializzabili e pazienti…insomma concetto ideale fatto cane.
        Una saluto a te e grattini al circus tutto.

  9. Mi ricredo inparte su questa razza. È che ne ho conosciuti un paio e tutti e due seminano panico nelle aree cani con la loro simpatia e smania di correre dietro agli altri cani che in tutti i modi cercano di fargli capire che non apprezzano avere un treno lanciato alle spalle. Il mio Buck per questo ne sgridava uno, e il proprietario addestratore mi consigliava la museruola. Non pensava a calmare l’ enorme simpatia del suo

    • hai conosciuto due outsider… di bernesi corridori ne ho conosciuti pochi, uno è proprio la mia Gea ma lei ha un trainer p. di quattro anni nato per la corsa e che sa come motivare un’indole pigra come big Gea.
      Anyway, Laura ha perfettamente ragione.

  10. Vedi Giampi, il problema è che gli imbecilli stanno ovunque e possono anche loro essere proprietari di un Bernese. Data la sua mole se non gli si fa capire che deve darsi una regolata in certe situazioni, da “il bel patatone amoroso”, diventa il grosso cane esuberante e anche “antipatico”.
    Come tutti i cani ogni Bernese ha il proprio carattere, chi è più calmo e tranquillo, chi è un pò più esuberante etc. Io ne ho 5 e tutti con un carattere diverso, ma sempre in linea con le caratteristiche che cerco. Il più “piccolo” (10 mesi) è sempre stato un pò più esuberante e giocava in modo un pò più rustico. Glia altri non apprezzavano, e sinceramente manco io. Senza tanti problemi gli ho fatto capire che se non giocava con gli altri in modo corretto (o almeno, senza arrivare a velocità spropositata addosso agli altri e senza fare troppo il rompiballe), non avrebbe giocato affatto. Tutte le volte che si comportava da coatto lo prendevo e lo rimettevo in box per 2 minuti. Poi lo riportavo fuori e controllavo. Sono bastate 3 volte di “espulsione dal campo” per farglielo capire. Tutt’oggi gioca in modo corretto e anche gli altri adesso lo cercano per giocare, mentre prima lo evitavano.
    Tutto questo per dire che basta poco, specie col Bernese, per riuscire ad evitare di ritrovarsi 50 kg di cane che più che un cane sembra una macchinina a scontro.

    • ci credo che non basta poi molto a redarguirli, si vede poi che sono buoni, ma se incontri un “io sono addestratore!!” che bada al seduto ma non all’interazione con gli altri cani, se poi questi altri cani non sono bovari ma di ogni razza, anche jak russel, o barboncini, è un casino.
      Lo dico qui anche se non è l’articolo giusto, ma bisognerebbe distinguere “la recensione” del cane che sta sempre e solamente a casa da quello che incontra di ogni, e quello che se non ha ottime competenze sociali e buon padrone da quello che compre perché è bello, e magari perché legge qui qualcosa, tutte le rece, compresa questa, fanno innamorare delle razze descritte 🙂

  11. Anche io mi ci rivedo molto in questo articolo. Ho 21 anni, convivo con il mio ragazzo (e due mici), ma sogno tanto di avere un cane. A dire la verità ne ho sempre desiderato uno, da quanto il nostro bassotto è morto – avevo nove anni e in TEORIA il cane era di mia sorella maggiore… sì, per coccolarlo da cucciolo – ma appunto, da quando è morto mia madre non ne ha più voluto uno… Insomma avevo chiuso dentro di me l’idea di avere un cane. Poi sono partita per studiare fuori, fumetto, perché dopo gli animali mi piace molto disegnare. E siccome non me la sento di fare la veterinaria, ho deciso di studiare fumetto. Poi però adesso ho scoperto un nuovo mondo… degli educatori cinofili… e da un po’ di tempo… ci sto pensando su… per il momento quest’anno finisco la scuola di fumetto (l’ultimo anno), ma sono sempre più convinta di mettermi da parte dei soldi lavoricchiando e potermi permettere un corso da educatrice… e poi avverare il mio sogno: avere un cane tutto mio. Anche più di uno, a dire il vero! Mi piacerebbe tanto un dobermann, ma per una neofita una mia amica che di cani ne ha sempre avuti, secondo lei è un po’ troppo difficile. Anche perché io sono una pantofolaia, di norma. Anche io pensavo al Bovaro del Bernese, come alternativa… o al Pastore Svizzero Bianco… Comunque ti invidio, hai un compagno davvero figo! Il mio non desidera cani, diciamo che “sopporta” l’idea di avere un cane, ma non lo entusiasma quanto me. Anche se secondo me è un tipo assolutamente da cani, perché di certo non è un tipo da gatti… ^^”

  12. Arrivo in ritardo,ma articolo bellissimo! I Bernesi sono semplicemente fantastici,non credo ne prenderei mai uno data la stazza e poi pensare che dopo 8-9 anni se ne vanno mi fa stare male solo a pensarci =(
    Però sono rimasta colpita da Mike…io adoro cani da ferma,riporto e ppastore. Infatti su questi gruppi so tutti e il mio sogno e avere un border e un breton,ma leggendo di Mike mi è ritornato in mente il mio Chester. Un meticcio di 3 anni mezzo bracco ungherese,ok sono razze diverse,ma il mio cane è uguale al tuo *-* impara tutto velocemente (poi adoro addestrare i cani),ma appena dice che non ha più voglia corre a rincorrere i nostri gatti e diventa più sordo di mia nonna ahah

  13. Salve, mi rendo conto che articolo e commenti siano un po’ datati ma volevo fare qualche domanda su questa splendida razza a tutti i conoscitori: pensate che siano adatti a vivere in appartamento? ovviamente l’appartamento è sufficientemente grande e passeggiate e corsette (laddove ce ne sia volontà) quotidiane non mancherebbero.
    Sapreste indicarmi uno (o più) allevamento buono a Roma o nelle vicinanze? Inoltre, mi pare di aver capito, che solitamente gli allevatori tendono a non vendere femmine, non so se per tenerle al proprio “servizio” o per non incentivare la concorrenza.. ma io vorrei prendermi una femminuccia, non per la riproduzione ma per una più facile convivenza con un maschio dominante (di un altra razza) di un mio parente che spesso viene qui a casa e talvolta resta qui con me qualche giorno mentre il padrone è fuori.
    Infine quanto può costare in media?

    Vi ringrazio per tutte le risposte che vorrete darmi (ovviamente continuerò a documentarmi sulla razza, il mio è un po’ un amore a prima vista, purtroppo nulla si concretizzerà nell’immediato futuro ma sono già curioso di farmi un’idea su alcune cose). Grazie e complimenti per aver realizzato il tuo sogno! Saluti, Francesco.

  14. Sto piangendo… Anche io ho una splendida bovara a scaldare la mia vita e nelle parole di questo articolo rivivo tutto l’immenso amore che provo per lei e che lei prova per noi!
    Ho sempre avuto cani di ogni tipo ma lei… lei è sopra tutto. I bovari sono sopra tutto!!
    Loro sono l’emblema della frase “i cani vivono per il padrone”, sentita milioni di volte ma solo adesso che lei è nella mia vita mi commuove leggerla.
    Dolci, pazienti, coraggiosi ma mai aggressivi. Loro che si svaccano ai tuoi piedi OVUNQUE e che quando parli ti osservano. Loro che preferiscono mille volte i tuoi piedi alla morbida e costosissima cuccia che occupa mezzo salotto. Loro che “i cani grossi hanno bisogno di spazio”… si… di spazio sul divano vicino a te!!!
    Non ci sono parole per descrivere la tranquillità e la calma che trasmettono ma soprattutto la sicurezza del loro equilibrio.
    I bovari sono una certezza…

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