Molti lettori, in diverse occasioni, si sono chiesti e ci hanno chiesto “come nasce una nuova razza?”.
La risposte possono essere fondamentalmente due: o la si “crea”, attraverso incroci di razze già esistenti (ma in questo campo ci sembra che davvero non ci sia un gran bisogno di inventare nulla di nuovo, visto il numero e la varietà di razze canine già esistenti), oppure la si “recupera”, ricostruendo e/o dando semplicemente un’ufficialità a tipologie canine che si sono fissate spontaneamente o per selezione umana, sì, ma “rustica” ed esclusivamente utilitaristica, e che non hanno mai ricevuto un riconoscimento ufficiale, o che sono state trascurate/abbandonate nel corso dei secoli perché era venuto meno il loro ambito di utilizzo (esempio tipico: la pastorizia).
In alcuni casi queste “proto-razze”, ovvero vere e proprie nicchie di cani sufficientemente omogenei da essere definiti come “razza”, ma mai toccati dall’interesse della cinofilia ufficiale, sono sopravissute e si sono mantenute vive, magari un po’ in sordina, finché qualche appassionato cinofilo non ne ha scoperto l’esistenza e non si è dedicato al loro recupero e al loro “lancio” nel mondo ENCI/FCI. E’ accaduto al mastino napoletano prima e al cane corso poi, con risultati inizialmente ottimali (entrambe le razze si stavano estinguendo e sono state recuperate per il rotto della cuffia), ma in seguito decisamente discutibili (la situazione attuale dei nostri grandi molossi è nota a tutti e non intendiamo girare il coltello nella piaga).
Si spera, quindi, che la sorte di quella che potrebbe essere la prossima razza italiana possa seguire le orme delle precedenti solo nella prima parte, quella che ne ha visto il recupero e l’ufficializzazione, senza che debba seguirne un deleterio “boom” con conseguenti interessi economici che vadano ad inficiare tutto il lavoro fatto in precedenza.
Oggi come oggi, vedendo le foto dei soggetti rustici, probabilmente nessuno vedrà scintillare il classico simbolo del dollaro che appare negli occhi di zio Paperone nei fumetti: ma questo lupoide di tipo primitivo, una volta spazzolato, toelettato e presentato dall’handler professionista di turno, potrebbe accendere un grande interesse: ci auguriamo che si tratti di un interesse davvero cinofilo, e non di altro tipo, perché questa razza autoctona potrebbe rappresentare la risposta italiana al cane “di tipo lupino”, ottenuto però senza ibridazioni col vero lupo e quindi senza tutte le problematiche (soprattutto caratteriali) che queste ibridazioni presentano.

Giovedì 10 novembre 2011 Antonio Crepaldi (giudice ENCI/FCI) e il suo collaboratore Stefano Marangon hanno effettuato il primo studio cinotecnico sul campo sull’etnia autoctona italiana del Cane da Pastore Luvin dell’Appennino Reggiano, ora denominato Cane Lupino del Gigante (Gigante è il soprannome del Monte Cusna, cima più alta dell’Appennino della Provincia di Reggio Emilia).
Con la guida del Presidente dell’Associazione di Volontariato del Cane Lupino del Gigante, Cristian Ielli, sono state rilevate le misure biometriche principali, scattate foto e valutate tipicità,  tipologia e morfologia, nonchè la funzionalità nella conduzione del gregge e nella guardia delle aziende agricole, di un nucleo di soggetti rustici (tutti quelli che è stato possibile analizzare in una giornata di studio, prima che facesse buio) presenti sul luogo d’origine nel territorio rurale montano reggiano fino a 800 metri di altitudine.
Ora la razza viene presentata con l’ipotesi di standard che potete leggere qui di seguito.

ORIGINE: Italia; precisamente sull’Appennino della Provincia di Reggio Emilia.
DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD UFFICIALE VIGENTE: Razza attualmente non riconosciuta dalla FCI. Situazione attuale in fase di recupero.
UTILIZZAZIONE: Cane da pastore e da guardia. Ancora attualmente come in passato nella zona d’origine, ora parte del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, viene usato per la conduzione delle greggi di pecore ed anche di capre, oltre che per la guardia degli ovili e dei bovini nelle fattorie in ambiente rurale montano.

CLASSIFICAZIONE FCI: Gruppo 1 – Cani da pastore e bovari (escluso Bovari Svizzeri), Sezione 1 – Cani da pastore; sottoposto a prova di lavoro.

BREVE RIASSUNTO STORICO: Razza autoctona del territorio montano dell’Appennino Reggiano, le cui testimonianze orali tradizionalmente tramandate nei secoli dai pastori la fanno risalire indietro di un millennio (i pastori dicono che “il lupino è sempre esistito”).
La testimonianza documentata più antica finora ritrovata è una foto del 1920, che ritrae un cane da gregge identico a quelli attualmente recuperati. Sono state inoltre ritrovate altre testimonianze fotografiche per ciascun decennio successivo, che documentano una razza sempre presente in tutto il Novecento nella pastorizia in diverse località sui monti del luogo d’origine.
L’origine della razza è tradizionalmente raccontata da tre ipotesi: (1) discendente direttamente dai lupi appenninici addomesticati; (2) un ceppo di cani reggiani venne rinsanguato dai figli delle femmine che si accoppiavano con i lupi selvatici durante le transumanze verso la Maremma; (3) proveniente da un ceppo di cani lupoidi primitivi selvatici di grande taglia della Valle del Secchia (Gessi Triassici), catturati, addomesticati ed immessi nel ceppo di cani reggiani di media taglia.
La terza ipotesi è testimoniata dalle ultime catture di cani selvatici avvenute negli anni Sessanta, che hanno probabilmente creato la variabilità ancora esistente, denotabile dalla presenza di alcuni esemplari fisicamente più slanciati e con indole più selvatica, oltre che con un abbaio simile al guaito del lupo.
Nei primi anni del Novecento quando sulle montagne reggiane da un censimento dell’epoca risultavano presenti 60000 pecore con una media per gregge di 50 capi, calcolando che i pastori adoperavano abitualmente da 1 a 3 cani per gregge, si presume che i cani lupini reggiani fossero da 1200 a 3600 esemplari, ai quali andavano aggiunti un altro centinaio di esemplari usati per la guardia e con le mandrie di bovini. Con la riduzione drastica della pastorizia appenninica a metà Novecento, conseguentemente diminuirono fino a rischiare l’estinzione anche i cani lupini reggiani ed i pochi esemplari superstiti rimasero confinati in diverse vallate isolate dove si conservarono assumendone il nome. La ricerca degli esemplari superstiti di Costa de’ Grassi (comune di Castelnovo ne’ Monti), nel Ventasso (comune di Ramiseto), nella Val Bona (comune di Collagna) e nella Val d’Asta (comune di Villa Minozzo), effettuata da Cristian Ielli, sta portando negli anni Duemila al recupero della razza storicamente denominata “Luvin”, che oggi ha assunto la denominazione di “Cane Lupino del Gigante” (“Gigante” è il soprannome del Monte Cusna, la cima più alta dell’Appennino Reggiano). L’azione di recupero può attualmente svolgersi su una popolazione stimata di 150-200 esemplari ancora puri, secondo le ricerche effettuate da Cristian Ielli a partire dal 1997. Questa ipotesi di standard è basata sul nucleo di esemplari di proprietà e/o allevamento di Cristian Ielli, più altri sparsi sul luogo d’origine, con 17 esemplari adulti misurati, più altri 2 adulti ed alcuni giovani osservati, per un totale di 25 esemplari visionati (13-17% della popolazione attualmente stimata). Alcuni esemplari sono stati osservati anche al lavoro sul gregge e nella guardia.

ASPETTO GENERALE: Cane rustico di media taglia, leggermente allungato, agile e solido, armonico, è sia a pelo corto che lungo; la tipicità del Cane Lupino del Gigante che lo fa rassomigliare alla specie selvatica del lupo grigio della sottospecie appenninica, storicamente trasmessa dalla plurisecolare selezione funzionale spontanea naturale e/o pastorale, circoscritta alla delimitata area d’origine, lo differenzia notevolmente nell’aspetto generale dalle altre razze di canilupo invece ottenuti dopo una recente e breve selezione sperimentale ibridologica indotta per scopi non pastorizi (ma militari od altro), come le due razze già ufficialmente riconosciute dalla FCI del Cane Lupo Olandese di Saarloos e del Cane Lupo Cecoslovacco, oltre a quelle non riconosciute del Cane Lupo Italiano e del Cane Lupo Americano, nonché dai meno noti Cane Lupo Cinese, Cane Lupo Sudafricano, Cane Lupo Russo (anche dal Cane Sciacallo Russo) ed altri simili.
Si differenzia pure dal più affine (per geografia, storia, formazione e funzione) Cane Toccatore o Paratore presente in Abruzzo.

PROPORZIONI IMPORTANTI: Lunghezza del tronco dalla punta della spalla alla punta della natica lievemente superiore all’altezza al garrese (dal 10% al 13%); altezza del torace lievemente inferiore alla metà dell’altezza al garrese (dal 42% al 48% dell’altezza al garrese); lunghezza del muso inferiore alla metà della lunghezza totale della testa (rapporto cranio-muso da 55-45 a 60-40).

COMPORTAMENTO/TEMPERAMENTO: Molto affettuoso con i bambini, giocoso ed estroverso fino ai due anni di età, quando matura completamente; è riflessivo ma al comando diventa irruento e focoso; il maschio è territoriale; in famiglia generalmente si affeziona ad una sola persona che reputa il suo capo branco, mentre agli altri familiari riserva un rispetto pari quasi all’indifferenza; tra consimili, si tende a creare un legame di coppia tra maschio e femmina.

TESTA: A forma di cono; la lunghezza totale non raggiunge i 5/10 dell’altezza al garrese (dal 43% al 49% dell’altezza al garrese).

REGIONE CRANIALE: Cranio a forma leggermente ovoidale, più lungo che largo; direzione degli assi cranio-facciali leggermente divergenti; profilo superiore del cranio leggermente convesso, quasi piatto. Cranio: Larghezza bizigomatica poco più o poco meno della metà della lunghezza totale della testa (cranio largo dal 45% al 55% della lunghezza totale della testa); seni frontali poco sviluppati; sutura metopica ben accentuata; apofisi occipitale poco marcata. Stop: Poco accentuato.

REGIONE FACCIALE
Tartufo: Grande; prosegue il profilo superiore della canna nasale e non è sporgente sulla linea verticale anteriore delle labbra; pigmentazione nera; narici ben aperte. Muso: Lunghezza inferiore a quella del cranio (40-45% della lunghezza totale della testa); ben profondo; largo alla base con facce laterali leggermente convergenti fra loro, senza diventare troppo appuntito; canna nasale rettilinea o leggermente montonina; profilo inferiore del muso dato dal margine inferiore rettilineo della mandibola.
Labbra: Margine inferiore delle labbra superiori viste di fronte risultano a linea retta; sufficientemente spesse; aderenti alle mascelle con commessura labiale non visibile; pigmentazione nera.
Mascelle/Denti: Mascelle robuste; dentatura completa di numero, con denti bianchi di notevole sviluppo; incisivi regolarmente allineati e con chiusura a forbice.
Guance: Normalmente sviluppate, perciò non sporgenti.
Occhi: Un po’ piccoli; apertura a mandorla; iride di colore bruno dal chiaro allo scuro, bilaterale (omocromatica) o unilaterale (eterocromatica), nel qual caso con un occhio di colore azzurro; bulbo oculare non prominente; posizione semi-laterale; margini palpebrali ben aderenti al bulbo oculare e con pigmentazione nera; espressione vivace, vispa.
Orecchie: Inserite alte; portate naturalmente erette con faccia interna diretta in avanti, si posizionano leggermente oblique verso l’esterno; forma triangolare; con base larga e rigida cartilagine ben spessa; corte o mediamente lunghe (tollerata una lunghezza maggiore).

COLLO: Profilo superiore leggermente convesso; lunghezza quasi uguale alla lunghezza totale della testa; portato eretto con muscolatura ben sviluppata; pelle ben aderente.

TRONCO: Inserito nel rettangolo, per la lunghezza misurata dalla punta della spalla alla punta della natica lievemente superiore all’altezza al garrese (dal 10% al 13%).
Linea superiore: Rettilinea nel tratto dorsale; leggermente convessa nel tratto lombare; con la parte anteriore della groppa (ilio) allo stesso livello o lievemente superiore al garrese.
Garrese: Leggermente elevato sulla linea dorsale; si congiunge armoniosamente al collo. Dorso: Rettilineo; muscolatura solida; più lungo dei lombi.
Lombi: Corti; ben larghi; molto muscolosi da renderli leggermente arcuati.
Groppa: Segue la linea dei lombi; ben inclinata sull’orizzontale a 20-25° dall’anca all’inserzione della coda ed a 40-45° dall’ileo all’ischio; più lunga che larga; ben muscolosa.
Torace: Lungo almeno 5/10 dell’altezza al garrese da rendere la retrostante regione lombare corta; largo poco più o poco meno di 1/3 dell’altezza al garrese; disceso sino ai gomiti, è poco inferiore alla metà dell’altezza al garrese (dal 41% al 48% dell’altezza al garrese); costole ben cerchiate; petto sufficientemente largo, con regione sternale lunga e manubrio dello sterno non prominente oltre la punta delle spalle. Linea inferiore e ventre: Linea sternale che sale poco verso il ventre, che perciò è poco rientrante; fianchi con incavo poco accentuato.

CODA: prosegue la linea della groppa, perciò è inserita bassa; si restringe leggermente verso la punta; lunga da scendere oltre la punta del garretto; ben spessa e robusta; ricoperta da pelo corto o lungo a seconda della varietà del mantello; portata a scimitarra od a mezzaluna o con ricciolo largo o stretto alla sua estremità.

ARTI
ARTI ANTERIORI Aspetto generale: Perfettamente in appiombo sia visti di fronte che di lato; altezza al gomito poco superiore alla metà dell’altezza al garrese (dal 52% al 59% dell’altezza al garrese). Spalla: Lunga 1/4 dell’altezza al garrese; inclinata a 50°-55° sull’orizzonte; muscolatura ben sviluppata; angolo scapolo-omerale di 100°-110°. Braccio: Lungo più della spalla; inclinato a 50°-55° sull’orizzonte; muscolatura ben sviluppata. Gomito: Parallelo al piano mediano del corpo; angolo omero-radiale di 140°-145°. Avambraccio: Lungo più del braccio; muscolatura asciutta; ossatura robusta. Carpo: Largo quasi quanto l’avambraccio; ben spesso. Metacarpo: Largo quasi quanto l’avambraccio; leggermente flesso. Piedi anteriori: Forma ovale; dita ben arcuate ed unite; unghie preferibilmente pigmentate di nero; cuscinetti plantari e digitali robusti e pigmentati di nero.

ARTI POSTERIORI Aspetto generale: Perfettamente in appiombo sia visti di lato che da dietro. Coscia: Lunga 1/3 dell’altezza al garrese; ben larga; muscolatura molto sviluppata; inclinata sui 60° sull’orizzonte; angolo coxo-femorale di 100°-105°. Ginocchio: Parallelo al piano mediano del corpo; angolo femoro-tibiale di 115°-120°. Gamba: Lunghezza inferiore a quella della coscia; inclinata a 55°-60° sull’orizzonte; muscolatura ben sviluppata; ossatura robusta. Garretto: Più spesso che largo; angolo tibio-tarsico di 145°-150°. Metatarso: La sua lunghezza è tale da posizionare la punta del garretto ad una distanza da terra leggermente superiore al 25% dell’altezza al garrese; sufficientemente largo; è verticale e perciò in perfetto appiombo sia visto di lato che da dietro; può essere senza o con speroni semplici o doppi. Piedi posteriori: Con tutte le stesse caratteristiche dei piedi anteriori.

ANDATURA/MOVIMENTO: Passo e trotto molto molleggiati; l’andatura caratteristica è il trotto resistente su lunghe distanze; con la particolarità che converge gli arti posteriori verso l’interno, perciò tenendoli leggermente obliqui; al galoppo compie balzi eleganti, leggeri nel toccare il suolo, anche a velocità sostenuta.

PELLE: Tesa ed aderente in ogni regione, non è troppo spessa da nascondere le cesellature ossee.

MANTELLO Pelo: Due varietà, a pelo corto ed a pelo lungo. Pelo corto: Pelo di copertura corto e non raso, ben aderente, di tessitura ruvida, con presenza di sottopelo lanoso; l’insieme del mantello a pelo corto è molto fitto. Pelo lungo: Pelo di copertura mediamente lungo, ma con variabilità di lunghezza minore o superiore della varietà di mantello semilungo, segue le linee del corpo, senza essere ondulato; la sua tessitura è ruvida, mentre il sottopelo è lanoso; l’insieme del mantello è ben folto; forma un lieve collare; il cranio è coperto da pelo semilungo, che nasconde la base delle orecchie, mentre il muso ha pelo corto; l’orecchio è coperto da pelo fine e corto; la coda è guarnita da pelo lungo; sui margini posteriori degli arti il pelo forma delle frange; più raro è il pelo leggermente ricciuto, che è ammesso. Colore: Sono ammessi tutti i colori e loro combinazioni; il più caratteristico e diffuso è quello classico lupino, con presenza di nero più o meno distribuito, talvolta anche con tracce blu merle; può essere unicolore bianco o nero, ma anche marrone, rossiccio, rame, grigio, arancio, cenerino, avorio ed ogni altra tonalità e sfumatura; il pluricolore può essere tigrato e con ogni altra combinazione, senza o con bianco su muso, collare, petto ed arti.

TAGLIA E PESO Altezza al garrese: Maschi da 52 a 58 cm; femmine da 48 a 54 cm; altezze inferiori o superiori sono ammesse, purché gli esemplari siano proporzionati e funzionali, con buon movimento; la taglia indicata è quella classica per la conduzione delle greggi ovicaprine, mentre la taglia superiore è altrettanto storicamente indicata ma per la guardia e la conduzione delle mandrie bovine. Peso: In proporzione all’altezza al garrese; indicativamente da 20 a 30 kg.

N.B.: il maschio ha due testicoli apparentemente normali, completamente discesi nello scroto.

DIFETTI: Ogni deviazione dai punti precedenti saranno considerati un difetto e la gravità con cui il difetto sarà considerato, sarà in esatta proporzione al suo grado ed al suo effetto sulla salute e sul benessere del cane, oltre che sulla funzionalità.

DIFETTI LIEVI: Tra i difetti lievi in ordine di importanza osservare: testa un po’ più corta del rapporto indicato rispetto all’altezza al garrese; cranio un po’ più largo del rapporto indicato rispetto alla lunghezza totale della testa; muso un po’ più corto del rapporto indicato rispetto alla lunghezza del cranio; assi cranio-facciali paralleli; tartufo sporgente oltre la linea verticale della labbra; tartufo più chiaro di pigmento, purché siano ben pigmentate di nero le rime palpebrali e labiali; labbra chiare di pigmento, purché siano ben pigmentati di nero il tartufo e le rime palpebrali; mancanza di un primo premolare (PM1); chiusura a tenaglia, cioè con il bordo degli incisivi superiori opposto al bordo degli incisivi inferiori; orecchie un po’ lunghe; sottopelo non molto folto; pelo di copertura leggero e svolazzante; costruzione un po’ pesante e grossolana; tronco leggermente più allungato.

DIFETTI GRAVI: In ordine di gravità: testa molto più corta del rapporto indicato rispetto all’altezza al garrese; cranio molto più largo del rapporto indicato rispetto alla lunghezza totale della testa; cranio rotondeggiante; occhi di forma rotondeggiante; occhi con bulbo prominente; stop molto accentuato; muso molto più corto del rapporto indicato rispetto alla lunghezza del cranio; muso non pieno di substrato osseo, leggero; coda molto corta; mancanza di due o più denti; chiusura a forbice rovesciata, cioè con il margine posteriore degli incisivi inferiori a stretto contatto con il margine anteriore degli incisivi superiori; denti di scarso sviluppo (microdonzia); pelo di copertura di tessitura non ruvida; pelo leggero e svolazzante nella varietà a pelo lungo; assenza totale di sottopelo; costruzione molto pesante e grossolana; tronco molto allungato od inserito nel quadrato (lunghezza del tronco dalla punta della spalla alla punta della natica uguale all’altezza al garrese).

DIFETTI DA SQUALIFICA 1. Aggressivo o troppo timido. 2. Ogni cane che presenta chiaramente una morfologia od un comportamento non normale andrà squalificato. 3. Esemplare non tipico. 4. Difetti che proibiscono l’utilizzo in riproduzione: enognatismo; prognatismo; orecchie pendenti; assi cranio-facciali convergenti; depigmentazione totale del tartufo e/o dei margini palpebrali (color carne); monorchidismo; criptorchidismo; deficiente sviluppo di uno od entrambi i testicoli; uno od entrambi i testicoli non ben discesi nello scroto.

 

Sistema di stesura dello Standard del Cane Lupino del Gigante: aggiornamento previsto in quattro fasi di studio:

1) Ipotesi di Standard – Stesura effettuata sul risultato del primo studio su 17 esemplari adulti misurati, più altri 2 adulti ed alcuni giovani osservati, per un totale di 25 esemplari visionati (13%-17% della popolazione attualmente stimata), tenendo in considerazione tutta la variabilità riscontrata, per non disperdere nulla di potenzialmente utile.

2) Progetto di Standard – Stesura da effettuare sulla base della media della maggior parte della popolazione, da allegare alla richiesta di riconoscimento nazionale da parte dell’ENCI.

3) Standard provvisorio – Stesura da effettuare sulla base della media dei migliori esemplari selezionati negli anni, al momento in cui l’ENCI inoltrerà la richiesta di riconoscimento internazionale da parte della FCI.

4) Standard definitivo – Stesura da effettuare sulla base di uno o più dei migliori esemplari di riferimento, dopo i dieci anni di prova previsti dalla FCI prima della conferma del riconoscimento internazionale.

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34 Commenti

  1. Volevo fare un piccolo appunto all’autrice dell’articolo: La situazione attuale dei grandi molossi (e di tantissime razze, la maggiorparte secondo il mio modesto parere) non è nota a tutti… ed a quelli a cui è nota, ci pensano gli interessi a fargliela dimenticare. La maggiorparte dei lettori lo conosce già, chi non lo conoscesse, cerchi su youtube il famoso documentario “pedigree dogs exposed”, dove si capiscono bene molte cose della cinofilia ufficiale.
    In ultimo, ma non meno importante, noto con piacere che la proposta di standard è piuttosto dettagliata, a differenza della maggiorparte degli standard inglesi per esempio, che essendo molto laschi lasciano troppo spazio all’ipertipismo. Bravi.

    … e bravissimi a voi che curate questa rivista, dove si impara tantissimo in un modo leggero e divertente…..

  2. dimenticavo (si, mi risopndo da solo 😀 ), se si va sul sito di luigi langella, creatore della razza pardog, non ancora riconosciuta, c’è una bella descrizione dell’approccio avuto nel creare la razza… ovviamente mi viene il dubbio che un po sia stata romanzata, ma leggerla non fa male 😉 ….. ovviamente l’appunto che facevo all’autrice dell’articolo era ironico, niente da eccepire 😉

  3. la Romma!! … io ne ho conosciuta una, tanti anni fa… ed era proprio cosi’. Bruttissima…. non credo che questo cane farà mai presa sui gusti delle famiglie…. anche se ormai non mi stupisco piu’ di niente. Il lato piu’ affscinante era però il carattere… è vero l’attaccamento a una sola persona. Ma forse perché l’ex pastore era l’unico che se la filava. Gli altri cani da pastore delle mie parti effettivamente sono cosi’… ma non hanno l’omogeneità di una “razza” tradizionalmente intesa…. cosi’ sembrano dei bastardoni. Quelli nelle foto sembrano molto piu’ grandi…. poi ho letto lo standard e mi sono ritrovato nelle misure dei lupastri conduttori dei pastori.
    Dalle voci che circolano però mi risulta che la prossima razza ad aggiungersi all’elenco ufficiale sarà il Cane di Fonni, che sarà riconosciuto in gennaio.

  4. Io cambierei il nome per prima cosa, lupino del gigante non si può sentire! Per l’aspetto bisognerebbe vedere il cane piazzato e toelettato, chissà, magari non è male. Ma come cane di città come si comporterebbe? Perché sennò rimane di nicchia..

    • premetto che pur essendo reggiano doc non conosco la razza (come credo il 99,9 % dei miei concittadini, montanari compresi). L’ho semplicemente riconosciuta nella descrizione UN unico esemplare conosciuto tantissimi anni fa.. e conosciuto piu’ nei racconti nostalgici del suo proprietario ex pastore. E ripensando ai tanti cani che ho semplicemente “visto” a fianco delle poche greggi che si incontrano sul nostro appennino, ho constatato che lo “standard” li farebbe rientrare praticamente tutti…. Ma si potrebbe allo stesso modo redarre uno standard del “cane da topi” (http://www.tipresentoilcane.com/2011/07/17/razze-meticce-al-rifugio-i-cani-da-topi/) o del cane del punkabbestia della stazione di modena. Quindi la risposta è puramente teorica…. Se tutti i cani fossero come l’esemplare che ho riconosciuto, penso che si comporterebbe benissimissimissimo come cane di città e spiccherebbe per l’intelligenza, almeno nelle prime generazioni, prima che la mancanza di selezione dei cani da divano rovini quello che è stata la selezione ambientale precedente che privilegiava i cani piu’ “pensanti” (lassie docet). Peccato che a livello di bellezza oggettiva… sono ben lontani da “lassie”. Sono d’accordo comunque che restare di nicchia sia solo un vantaggio.

  5. Beh, ma tra il di nicchia e l’estinzione il passo è breve! Diciamo che ogni razza dovrebbe essere di nicchia, ma non troppo 😀 Cmq cercando un po di foto su internet sembra un bel cane

  6. Denis da Irma c’é un signore che ne ha 2.le femmina secondo me l’hai vista girare ovviamente come meticcio. é tutta bianca.si chiama lena.ira ha anche un maschio grigio lupo di 2 anni.ovviamente parlo di Lucina.

      • noi abbiamo un luvin bianco di quasi un anno e mezzo. Cane vivacissimo e di carattere forte, ma molto molto intelligente e sempre sorprendente! L’impegno nell’educarlo è ben ricompensato nel tempo, e la sua parte “selvatica” seppur a volte possa sembrare problematica nel relazionarsi con gli altri è la sua caratteristica più bella!

  7. Io ho con me a casa, un cane Lupino del Gigante, ancora cucciola. Mi permetto di dire che le foto messe sopra non fanno pienamente giustizia a questa “probabile futura razza” italiana; pur essendoci davvero una eterogeneità di colori davvero vasta, la morfologia di un luvin salta facilmente all’occhio; rappresenta un bellissimo lupoide di tipo primitivo. Credo che,con molto e opportuno movimento, possa vivere bene anche in una cittadina. Stessa regola, insomma, per tutti quei cani da pastore (vedi collie, border collie, pastori tedeschi etc) che vivono in contesti urbani.

    • Isa, purtroppo le foto sono quelle che mi hanno mandato insieme all’articolo, proprio i cinofili che si stanno occupando del recupero e del riconoscimento della razza. Credo anch’io che si potesse fare di meglio..ma questo ha passato il convento 🙂

  8. si, per carità, era solo per rispondere ai signori di sopra che dicevano che la bellezza non era il suo punto forte 🙂
    in realtà è un cane stupendo; dal punto di vista estetico, alcuni potrebbero essere facilmente scambiati per dei lupi dell’appennino.
    In generale,data la rarità di questi cani, non c’è molta documentazione in giro. Spero però di contribuire tra breve, scattando foto al mio di cane e ad altri esemplari nella zona.

    • Sarebbe graditissimo! Magari se raccogli anche un po’ di testimonianze, di storie di vita vissuta coi lupini… si potrebbe fare un articolo un po’ meno tecnico, ma più “vero” su questa razza che mi interessa un sacco 🙂

  9. Qualcuno saprebbe dirmi qualcosa in più sui cani selvatici della Val della Secchia, menzionati nell’articolo??? Se ho capito bene si aggiravano da quelle parti fino agli anni sessanta, qualcuno se li ricorda?

  10. a leggere mi pare proprio un ottimo cane per chi vive in campagna e ha qualche animale da cortile 🙂

    sarebbe il mio cane ideale… spero presto di leggere ancora su questa razza, o futura tale..

    • Ale, conosco il luvin, l’ho sempre chiamato così da quando ho avuto il primo: avevo 6-7 anni. Ho avuto negli anni 50 due cuccioli che mi regalò un pastore di Busana (RE). Se uno non è legato alle mode, e ama la vita all’aperto, potrebbe essere la soluzione ideale. Vive anche in città: ne ho fatto prendere uno ad un paio di amici e sono contentissimi. Coccolone, attaccatissimo, ama i bambini, sa adattarsi ad ogni condizione e sopratutto capisce al volo le diverse situazioni. Da adulto ha molti atteggiamenti da lupo ed affascina. Le foto pubblicate, è vero, non gli rendono giustizia, sono molto più belli dal vivo!. Però tenete presente il lavoro che ha fatto, da solo, Ielli. E’ un cane rustico e tale mi auguro rimanga. Non piace neanche a me il nome Lupino del Gigante.

      • grazie mille Giorgio, io poi vivo in campagna, e delle mode proprio non mi interessa 🙂 questa tua testimonianza è un passo in più verso la mia scelta, appena mi sistemo un attimo 😉

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