di LAURA BUCCINO – Pomì nacque in una famiglia, che però non poteva permettersi di tenere mamma e due cuccioli, anche se paffutelli, teneri, adorabili pechinesi.
La famiglia aveva deciso di far accoppiare Chicca perchè la cugina del cognato della portinaia, che conosceva tante persone che avevano un cane e quindi era espertissima di queste cose, aveva decretato che la cagna doveva figliare almeno una volta nella vita, oppure si sarebbe ammalata.
Senza neppure sapere di quale fantomatica malattia la Chicca si sarebbe ammalata, al primo periodo estrale fu fatta accoppiare con Giorgetto, un cane della stessa razza e le due famiglie furono molto felici perchè i cagnolini sembrava che ridessero, invece di ringhiare a tutto e tutti come solitamente costumavano.
La gravidanza era andata bene, ma il parto aveva richiesto un taglio cesareo, molto costoso.
Oltre tutto si erano sentiti redarguire dal veterinario sul fatto di non essere stato consultato circa l’accoppiamento di Chicca.
Spiegò alla famiglia che non accoppiare la cagnetta non solo non le avrebbe fatto male, ma si sarebbe evitato l’intervento chirurgico che era occorso per far partorire e sterilizzare la cagnolina.
Inoltre, non essendo ne’ Chicca ne’ Giorgetto due grandi bellezze, a chi avrebbero affidato i due cuccioli?
Intanto andavano svezzati, sverminati, vaccinati e la famiglia si rese conto che se esistono gli allevatori, esperti nel crescere i cani, un buon motivo c’è.

Le spese sono tutt’altro che indifferenti e trovare famiglia a due cuccioli privi di documenti, pur se carini, è un’impresa.
Che non riuscì.
Così la famiglia risolse di dare i cuccioli ad un negozio di animali, tenuto dal solito mercante che a tutto pensava, tranne che al bene dei piccoli.
Quello non era anno per Pechinesi, nessuno li volle. Così, una sera, vennero semplicemente lasciati fuori dal negozio, quasi dimenticati, alla mercè delle auto di passaggio, di lestofanti sadici o di cani randagi affamati.
I due cuccioli avevano quattro mesi, a causa della conformazione del loro musetto non avrebbero dovuto potersela cavare da soli. Invece andò così.
Il maschietto si allontanò e si diede alla vita randagia, finchè un’auto di passaggio non si fermò ed una famiglia fu allietata dall’arrivo di un cagnolino.
La femminuccia si nascose sotto il banchetto di un fruttivendolo nei pressi del negozio di animali.
Il mercante la trovò lì la mattina dopo, ma aprì il negozio senza occuparsi di lei, non dandole ricovero ne’ cibo.
Siccome la vita è proprio dura, a volte, strana ed ingiusta, nessuno pensò di denunciare il lestofante avido e scellerato, ma tutti si irritarono vedendo la cucciola mangiare ciò che poteva: i pomodori che il fruttivendolo teneva nelle cassette più in basso.
Allora sì, protestarono col negoziante, ma non per lo stato pietoso nel quale versava una cagnetta piccolissima e bisognosa di cibo ed attenzioni, bensì per il mancato rispetto delle regole igieniche e per il furto dei pomodori.
Il negoziante sacramentò un po’, poi infilò la cagnolina in auto e si diresse a casa di chi non gli avrebbe detto di no.

Solo per qualche giorno, Laura. Appena trovo un compratore torno a prenderla – promise sapendo di non mantenere. E se ne andò a contar denaro, mentre la cucciola si dava alla pazza gioia, rincorrendo un vecchio coniglio bianco provvisto di un grandioso ciuffo di peli ritti tra le orecchie.
Due calci ben assestati ridussero la cucciola impertinente a più miti consigli: anche un coniglio ha una dignità da difendere e lo fa egregiamente!
La cucciola, ribattezzata Pomì a causa della sua dieta (che abbandonò con entusiasmo), promise di non infastidire più Parruccone e sculettò in giro per la casa con un sorriso che le tagliava la faccia da un orecchio all’altro.
Pomì conosceva le vocali, tutte e cinque e le usava spesso per invitare al gioco gli altri cani, i quali però non avevano il permesso di giocare con lei.
Il giorno dopo sentì Laura dire ad un’amica che il Pechinese era il cane Imperiale, almeno per l’Imperatrice Cixi che aveva contribuito a deformarne le zampe fino a farle diventare a banana, concludendo che quindi i Pechinesi erano Banane imperiali.
A Pomì la definizione piacque, essendo una fine umorista, e disse : -AEIOU-  tutta convinta.
Così divenne Banana Imperiale e rispose a quel nome da subito
Conobbe tutti i cani, Bisontina, Ari ed i loro figli Ynelgo, Corky, Yorgo, Mariolina e Pietra,Tara, Nesha e Bronte,  Coca,  Nob,  Ugo e Bootsman.
Poi c’erano le Caprette Guendalina e le figlie Morata e Mirtillo, Giuseppina e suo figlio Exidoor, le Anatre e le Oche, Cirillo il maialino ed Uccello, la Cornacchia di turno, che avrebbe lasciato la casa quando fosse stata pronta a volare via.
I Furetti, Pookha e Orlando.
In questa folla di animali, Pomì si inserì facilmente e fu chiaro che il suo posto era quello di una principessa intoccabile.
Si trovò subito un’occupazione: avrebbe fatto la guardia alle crocchette, impedendo a chiunque di avvicinarsi.
Lavoro che le diede il diritto di essere servita per prima per tutta la vita (e non era un compenso da poco per una cucciola che era sopravvissuta a forza di pomodori).

Pomì fu sterilizzata prima che andasse in estro, come le altre cagnette di casa e non si ammalò mai di niente.
Ebbe però un problema grave, anche se la casa era provvista di pedana: le venne l’ernia del disco ed una mattina  si svegliò paralizzata, guadagnandosi una settimana in clinica veterinaria, col dottore più bello che lei avesse mai visto e del quale si innamorò perdutamente per un paio di mesi. Poi anch’egli si perse nel labirinto della vita e lei si rassegnò a non vederlo mai più.
La paralisi durò alcune settimane, durante le quali lei si tenne miracolosamente pulita e riprese pian piano a camminare, poi a trottare ed infine a correre: ma mai lasciò il suo posto vicino al bidone  delle crocchette.
Pomì ha una caratteristica che accomuna tutti i nasi corti: russa. Talmente forte che a volte tutti si svegliano pensando che tuoni.
Ma ha un carattere da vera nobilcana, anche se a volte difetta di noblesse oblige e non è mai paziente coi cuccioli.

Sono passati 12 anni e come ogni scarpa diventa scarpone, anche la Banana Imperiale è invecchiata.
Il suo pelo non è più una massa sericea e sontuosa, le sue unghie crescono lunghe per la mancanza di moto, i suoi occhi hanno perso la lucentezza a causa delle cataratte.
Insomma, Pomì , pur trascorrendo felicemente l’autunno inoltrato della sua vita, aspetta una Signora che ci fa visita spesso, ultimamente.
I cani sono invecchiati e molti si sono avviati sul Ponte dell’ Arcobaleno, lasciando vuoti incolmabili e milioni di ricordi in quelli che restano.
Ari e Bisontina e tutti i loro figli, Ugo e Mariolina eTara, Nesha e Bronte e Nob hanno seguito la Signora, come Parruccone, le caprette, le anatre e tanti altri…
Ora sono là ed aspettano, chiacchierando tra loro, facendo amicizia con quelli che ancora non conoscono, in attesa che la famiglia si ricomponga.
Passerà del tempo prima che succeda, ma di quello ne hanno quanto ne vogliono.

P.S.: Pomì, che non è fatalista, si fa lunghe grattate scaramantiche!

Articolo precedentePerché ho scelto proprio… un Hovawart
Articolo successivoGiacomino nel villaggio del silenzio

Potrebbero interessarti anche...

Vuoi aggiungere qualcosa? Dì la tua!

3 Commenti

  1. Accidenti, era un bel pezzo che non rileggevo questo racconto e , come al solito, piango come una fontana!
    Pomì è diventata davvero vecchia,l nel frattempo, è in terapia col cortisone per tentare di far rientrare l’ernia che ha ripreso a fuoriuscire dai dischi intervertebrali e la sta paralizzando.
    ho il pensiero fisso di costruire la pedana per farle rivedere il prato, prima che sia tardi…

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here