TESTO E DISEGNI DI ILARIA TOMMASINI – Noel si stiracchiò, poi allungò le zampe per farsi le unghie sulla corteccia ruvida di un abete.
Quando ebbe finito trotterellò pigramente sulla neve soffice, spinse la porticina dipinta di verde ricavata appositamente per lui nella porta di casa e si acciambellò sul cuscino rosso di fronte al fuoco in attesa che tornassero i suoi padroni.
Ormai mancava poco e quell’anno era ben deciso a ottenere ciò che voleva. Finalmente la porta si aprì e la casa sembrò riempirsi della risata gioiosa del suo padrone e di quella squillante e argentina di sua moglie.
Noel balzò giù dal cuscino e corse a strusciarsi affettuosamente sui pantaloni rossi bordati di pelliccia bianca.
– Oh Oh Oh! – Rise il padrone chinandosi a prenderlo in braccio e Noel perse qualche secondo a giocare con il candido pon pon del berretto rosso, prima di rivolgere uno sguardo supplichevole.
– Allora, posso venire? – miagolò per quella che doveva essere la centesima volta quella settimana.
Il padrone lo carezzò affettuosamente, ma scosse la testa.
-No gattino mio, è troppo pericoloso per te, potresti cadere dalla slitta.
Noel sbuffò di disappunto, ma Babbo Natale lo aveva deposto sul cuscino ed era andato a mangiare prima che il gatto potesse protestare.
A volte non era facile essere il gatto di Babbo natale, pensò Noel, specialmente in quel periodo.
Il suo padrone era sempre impegnato a trovare o a fabbricare i giocattoli e i doni che gli venivano chiesti da tutte le parti del mondo, mentre la sua dolce padrona era sempre in cucina a sfornare dolci e dolcetti per i bambini e per gli elfi.
Poi c’erano le renne da controllare, i doni da impacchettare, la lista da aggiornare, insomma restava ben poco tempo per stare a sentire le richieste di un gatto.
A volte Noel scivolava nella stanza della lista e si rallegrava nel leggere tanti nomi di bambini buoni, rattristandosi però nello scoprire che c’erano anche bambini cattivi che avrebbero ricevuto solo carbone.
In questa seconda lista più breve Noel metteva più spesso il naso e succedeva che, essendo un gatto di buon cuore, spesso si impietosiva e cancellava dalla lista nera i nomi dei bambini che avevano fatto marachelle meno gravi, riscrivendoli con la punta della coda nella lista dei buoni.
Per scrivere strofinava la coda su un pezzo di carbone e per questo la sua punta era diventata nera.
Per quanto avesse provato a pulirla, il colore non se ne era più andato e Noel aveva immaginato che fosse stata una piccola magia di Babbo Natale per fargli capire che sapeva benissimo quello che stava facendo, ma il suo padrone non lo aveva mai sgridato o punito per quel motivo e Noel aveva continuato a modificare le liste.
Però il desiderio più grande di Noel era quello di accompagnare Babbo Natale durante la Notte di Natale e poter consegnare i regali insieme a lui.
Le renne gli avevano raccontato la magia di quella notte, i loro zoccoli che sembravano scalpitare su una strada fatta di stelle, la neve candida che brillava al chiaro di luna, le luci colorate sulle case e il tintinnio delle campanelle…
Il gatto era coccolato e viziato, poteva fare quello che voleva nella casa di babbo Natale e i boschi lì intorno non nascondevano alcun pericolo, ma Noel non era completamente felice: lui voleva volare sulla slitta almeno una volta.
Purtroppo Babbo Natale glielo aveva vietato perché temeva che potesse essere pericoloso per un gatto. Ma stavolta Noel era deciso od andare con lui, con o senza permesso.
Presa questa decisione, si sentì sollevato e tornò a occuparsi della lista. I giorni passarono, i pacchetti furono completati, i sacchi riempiti e la slitta caricata. Tutto era pronto e la Notte di Natale era arrivata. Noel spostò l’ultimo nome sulla lista e corse alla slitta, temendo di non fare in tempo. Non si accorse che, appena uscito dalla stanza, altri due nomi erano apparsi sulla lista nera.
Babbo Natale non era ancora arrivato e il gatto sospirò di sollievo.
Con un balzo si infilò in uno dei sacchi di giocattoli e si nascose in mezzo ai peluche. Poco dopo la slitta si abbassò leggermente sotto al peso di Babbo Natale e partì con uno scossone.
Noel si affacciò dal bordo del sacco e osservò estasiato il paesaggio che scivolava veloce sotto di loro, le luci lontane delle città e le stelle che brillavano di tutta la loro luce.
Passarono sopra una cittadina e Noel commise un errore: si sporse troppo dal sacco per poter osservare meglio le decorazioni nei giardini delle case e un sobbalzo della slitta lo fece cadere.
Precipitò per qualche secondo e piombò dritto dentro al camino di una casa. Stordito, si rialzò subito e si guardò intorno.
Per fortuna non si era fatto male e il camino era spento, ma come avrebbe fatto ora a tornare a casa?
Corse alla finestra e guardò sconsolato la slitta che si allontanava nel cielo.
Nessuno sapeva che era salito sulla slitta di nascosto e quindi Babbo Natale non sarebbe tornato a cercarlo.
Il gatto scoppiò a piangere, ma si fermò dopo poco nel sentire che in quella casa c’era qualcun altro che singhiozzava. Incuriosito, Noel seguì il suono di quel  pianto e giunse in una cameretta con due lettini.
Entrambi gli occupanti dei lettini piangevano amaramente.
– Perché piangete? – chiese – E’ la Notte di Natale, tutti i bambini sono felici! Un silenzio assoluto seguì le sue parole e poco dopo due paia di occhi lucidi spuntarono da sotto le coperte
– Chi ha parlato? – Chiese una vocina spaurita.
Noel accese la luce con un balzo sull’interruttore.
– Sono stato io. –
– Ma sei un gatto! E parli! – esclamò il bambino biondo, scendendo dal lettino.
– Perché, i gatti non parlano?
– Di solito no… – disse timidamente una bambina un po’ più piccola, avvicinandosi.
– Deve essere perché sono il gatto di Babbo Natale – disse Noel e fissò allibito i bambini che nel sentire quel nome erano scoppiati di nuovo a piangere.
– Sei venuto per graffiarci, vero?
– Ma che sciocchezze dite?! Perché dovrei?!
I bimbi rimasero in silenzio e Noel riprese a parlare.
– Va bene, non importa. Però devo chiedervi un favore. Sono caduto dalla slitta, posso restare qui finché non passerà Babbo Natale così potrò tornare a casa?
I bambini ripresero a piangere.
– Ma qui Babbo Natale non passerà!
– E perché non dovrebbe farlo?
– Siamo stati cattivi. – ammise la bambina arrossendo.
– Ma come? Fino a poche ore fa il vostro nome non era sulla lista dei bambini cattivi! –
– E’ successo da poco. Lei ha nascosto la mia calza per poter avere tutti i dolci.
– E tu mi hai rotto la mia bambola preferita!
– Vogliamo parlare della mia macchinina rossa che non ha più una ruota da quando ti ci ho fatto giocare?!
– E tu hai tagliato la coda al mio cavallino di peluche!
– Ora basta! – gridò Noel  – Così peggiorerete solo le cose!
Trotterellò per la stanza radunando la calza nascosta e i giocattoli rotti.
– Avete litigato per questi? –
I bambini annuirono.
– E avete risolto qualcosa facendovi i dispetti? No, vero? Solo un mucchio di giocattoli rotti e il vostro nome sulla lista nera di Babbo Natale.
– Cosa possiamo fare ora? – chiese sconsolato il bambino.
– Questi posso sistemarli io  – disse Noel indicando i giocattoli e con un gesto della coda la calza tornò appesa al suo posto, mentre la bambola, il peluche e la macchinina tornarono come nuovi – Ma per la lista non posso fare più nulla, ormai l’ha presa Babbo Natale. –
I bambini sospirarono tristi, ma si consolarono un po’ nel riprendere i giocattoli riparati.
– Vedrò di mettere una buona parola con la Befana – promise Noel – però ora potete indicarmi una casa qui vicino con bambini buoni dove posso andare ad aspettare la slitta? –
– Da queste parti non ce ne sono. – disse il bambino – Ho sentito papà che diceva che noi siamo i primi a venire a vivere in queste case appena costruite, le altre saranno pronte dopo le feste.
– Ci sono solo i vecchietti che vivono in fondo alla strada, ma da loro Babbo Natale non passa di sicuro.
Ora fu il turno di Noel di scoppiare in lacrime.
– E ora come farò? Non posso tornare a casa! Chissà come sarà dispiaciuto il mio padrone e quanto piangerà la mia padrona!
I bambini sospirarono.
– E’ tutta colpa nostra…
– Se fossimo stati più buoni, potresti tornare a casa, scusaci gattino…
Noel chinò la testa tristemente.
La bambina lo prese in braccio e gli carezzò il pelo candido.
-Non ti preoccupare, ci prenderemo noi cura di te e quest’anno faremo di tutto per essere buoni, così il prossimo Natale potrai tornare a casa. Nel frattempo resterai a casa nostra. –
Il gatto era molto triste al pensiero di non poter tornare a casa per un anno intero, ma non poteva fare altro se non rassegnarsi e aspettare.
Passarono i mesi e Noel sentiva sempre la nostalgia di casa, ma si era anche affezionato ai due bambini.
Ogni tanto bisticciavano, ma vedendo lo sguardo triste del gatto, si affrettavano a fare pace.
Erano profondamente dispiaciuti per quello che era successo il Natale precedente e si impegnavano affinché non succedesse di nuovo.

Finalmente arrivò dicembre e Noel si trovò a guardare con impazienza le caselle del calendario dell’Avvento: finalmente avrebbe potuto rivedere i suoi padroni!
Però Noel si accorse anche che i bambini, invece di essere felici dell’avvicinarsi del Natale, diventavano più tristi ogni volta che aprivano una casella.
Sapeva che erano dispiaciuti di doverlo salutare, ma Noel non poteva restare, il suo padrone era Babbo Natale e lui voleva tornare a casa.
Le caselle del calendario dell’Avvento finirono e i bambini si prepararono ad andare a dormire e aspettare l’arrivo di Babbo Natale.
Noel attese che si mettessero a letto e salutò entrambi affettuosamente.
-Fate i bravi e Babbo Natale passerà sempre da voi. E chissà, magari mi lascerà venire con lui l’anno prossimo. Ora dovete dormire, Babbo Natale arriva solo quando i bambini dormono. La bambina lo baciò sul naso con gli occhi pieni di lacrime.
– Ti voglio bene Noel, non scordarti di noi.
– Non potrei mai. –
I bambini si addormentarono e Noel scese in salotto e sedette davanti al camino, in attesa.
Finalmente una figura familiare scese dal camino e Noel si affrettò a saltare in braccio al suo padrone.
Babbo Natale scoppiò a ridere di gioia.
– Noel! Finalmente! Ti abbiamo cercato ovunque per mesi!
Il gatto chinò la testa.
– Mi dispiace, ero salito sulla slitta di nascosto…
– Lo so. O meglio, l’ho saputo quando mi è arrivata la letterina di questi bambini. E’ raro ricevere una letterina in primavera. Immaginati che sorpresa è stata scoprire che il mio gatto, cercato invano per mesi, era a casa loro!
– Cosa?! Ma allora sapevi che ero qui?! Perché non sei venuto subito a prendermi?!
– Perché un po’ ti sarebbe servito da lezione e un po’ sarebbe servito a loro. Ho visto che la tua presenza li aiutava a tentare di essere più buoni per amore tuo e tu invece hai imparato ad aspettare e ad essere più paziente. Ora sali sulla slitta, dobbiamo continuare il giro.
Noel esitò.
– Sono molto tristi perché devo andare via. Non puoi fare qualcosa per loro?
– Che Babbo Natale sarei se lasciassi i bambini tristi? Guarda nel sacco mentre io finisco di sistemare i giocattoli sotto l’albero.
Noel si avvicinò e sobbalzò di sorpresa nel vedere un batuffolo bianco che lo fissava da dentro il sacco.
– Ma è un gattino!
– Durante questi mesi ho visto che i bambini sono diventati abbastanza bravi e responsabili per prendersi cura di un gattino tutto loro. Tu tornerai a casa con me, ma lui resterà con loro per tanti anni felici.
Noel annuì.
– Hai ragione. Oltre alla parola, però, gli manca un’altra cosa per prendere il mio posto.
– Cosa? – chiese Babbo Natale, divertito.
– Questo! – disse Noel afferrando un pezzo di carbone dal camino e strofinandolo sulla punta della coda del gattino. – Così sapranno che l’ho mandato io.
Babbo Natale scoppiò a ridere e sfiorò la coda sporca di fuliggine del micetto.
Sotto il suo tocco i peli bianchi ma sporchi divennero neri e puliti.
– Così va meglio. – approvò Noel, arrampicandosi su per il camino fino alla slitta.
Babbo Natale rise di nuovo e lo seguì.
– Tieniti forte Noel – disse scuotendo le redini e pochi secondi dopo la slitta scomparve nella notte, lasciandosi dietro un suono di campanellini e il miagolio di un gattino.

BUON NATALE A TUTTI I NOSTRI LETTORI!

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3 Commenti

  1. Ma dico, dopo tanta fatica per seminare cazzima, a fronte a tanta bontà, in questi giorni in cui impera la’ipocrisia, mi metti una fiaba per farmi lacrimare?? a me , che non posso guardare “Torna a casa Lassie”, ancora ora?
    Mi piace l’accento posto sul cambiamento dei bambini. Un animale è da meritare per una vita, non in cambio di due o tre buone azioni.

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