DI GIANFRANCA SARONNI – Cosa significa vivere con un gatto lo sapete benissimo. Chi legge questa rubrica, nella maggior parte dei casi, già condivide la propria casa con questi splendidi felini.
Cosa vuol dire vivere con un gatto di razza… posso cercare di spiegarvelo.
Il nostro amico “multirazza”, entrato nella nostra vita – in genere – perchè abbandonato/maltrattato/ignorato, è certamente un animale fantastico, intelligente, sanissimo, ma…
E certo che c’è un ma!
Della sua storia e di quella dei suoi antenati noi non sappiamo nulla; quindi ci diventa molto difficile capire, e soprattutto prevedere, la sua reazione a determinati stimoli e situazioni.
Nel gatto di razza, invece, questo non succede, perchè questo gatto è selezionato, oltre che per la salute e la bellezza, anche per il carattere.
Quando si acquista un cucciolo in allevamento si possono vedere i genitori, spesso i nonni e, se si è fortunati, magari anche i fratellini/sorelline.
Questo vuol dire che possiamo verificare con i nostri occhi le varie sfumature del carattere nei gatti adulti e prevedere come sarà da grande il nostro piccolino.
Certo, perchè la mamma dà il suo imprinting al cucciolo. Una mamma molto agitata ed ansiosa crescerà, di regola, cuccioli paurosi e insicuri, mentre una mamma ben equilibrata crescerà cuccioli teneri e dolci, capaci di rapportarsi in termini di tranquillità e serenità con i compagni umani.
Altra cosa importante è che l’allevatore sia spesso in contatto fisico con i piccoli. Li deve “maneggiare” con frequenza in modo da imprimere bene nella loro mente il nostro “profumo”, cosicché, una volta cresciuti, potranno avere quel rapporto con gli umani così stretto da farli considerare membri effettivi della famiglia (e spesso anche qualcosa di più).
Per fare questo, però, è indispensabile iniziare ad educare, proprio come si fa con i bambini, il cucciolo da molto piccolo; e significa anche non staccarlo dalla mamma prima dei 3 mesi.
Da quanto detto fino ad ora capirete l’importanza di rivolgervi, per la scelta del vostro futuro compagno miagolante, ad un serio allevamento dove tutto quanto abbiamo detto viene messo in pratica e dove viene data anche grande importanza all’alimentazione ed alla socializzazione.
Infatti un gatto ben alimentato, che vive in un ambiente igienicamente impeccabile, ha un sistema immunitario molto forte, che gli consente di mantenere una “salute di ferro”.
E un gattino ben socializzato (nei confronti degli umani e degli altri eventuali gatti adulti), che ha avuto la propria mamma fino a quando la stessa non riteneva più necessaria la sua presenza, sarà un compagno ideale che non riserverà mai sorprese dal punto di vista del carattere.
Dopo questo lungo preambolo non si può non parlare del gatto di razza più “scenografico” che conosciamo: il Persiano.

Non voglio annoiarvi con la sua storia: vi dirò solo che il primo soggetto fu presentato nel 1871 alla prima esposizione svoltasi al Crystal Palace di Londra.
E’ quindi da quasi 150 anni che questa razza si sta evolvendo.
Si può confondere oggi un persiano con un gatto di altra razza? Certamente NO!
Rispetto agli altri gatti il persiano, oltre ad essere un gatto medio-grande, lo riconoscete per la sua struttura forte,muscolosa, compatta, bassa sulle zampe; per la sua testa rotonda, con occhi grandi e rotondi distanti tra di loro, naso piccolo, corto, collocato in mezzo agli occhi con profondo stop, fronte molto bombata (arrotondata), orecchie piccole poste ai lati del cranio.
Ma lo riconoscerete soprattutto per il suo mantello, una sola parola per descriverlo: sontuoso!

All’inizio della sua selezione l’aspetto del persiano non era certo quello che oggi siamo abituati a vedere.
La testa era un po’ triangolare, anche se aveva lo stop (quella forte depressione tra la fine della canna nasale e l’inizio della fronte); il naso era lunghetto, il corpo non era così compatto ed anche il pelo non era così lungo e folto.
La selezione ha riguardato per prima cosa la testa. Si sono tenuti e fatti riprodurre i soggetti che presentavano le teste più tonde e gli stop più pronunciati, in modo da fissare queste caratteristiche. Si è poi passati alla lunghezza del naso. Ovviamente sono stati messi in
riproduzione i soggetti con i nasini più corti, poi, utilizzando lo stesso criterio di selezione, si è tondi), alle orecchie (piccole con punte arrotondate, poste il più distante possibile) e al mantello (folto, lungo e setoso).

Nel contempo grande importanza è stata data alla struttura che deve essere forte, compatta, pesante, con zampe corte e forti.
Il tutto tenendo presente quella caratteristica che è il fondamento della selezione: la salute e il benessere dell’animale.
In parallelo alle caratteristiche fisiche si è fatta una selezione anche sul carattere. Il persiano è un gatto tranquillo, abituato alla vita domestica e familiare. Ama sonnecchiare sul divano, ma anche partecipare alla vita comune. Parecchi sono i persiani che assumono un comportamento quasi da “cane”. Ci invitano al gioco, ci seguono in tutte le nostre attività diventando la nostra ombra, ma non sono quasi mai invadenti. Amano, quasi sempre, essere coccolati ed ammirati.
Certo sono gatti e sono felini, quindi anche il persiano ha i suoi momenti “selvaggi”, specialmente la sera o la notte.
I cuccioli sono molto giocherelloni; ogni tanto ci fanno sorridere quando sono un po’ goffi nei movimenti, tipo quando “ciccano” l’atterraggio sulla sedia…ma certo non si fanno scoraggiare: sono molto caparbi!
Per la loro struttura ed il loro carattere sono animali che vivono in casa e difficilmente saprebbero cavarsela da soli in natura; quindi, se proprio-proprio ci tenete… passeggiata in giardino sì, ma guardati a vista! I primi soggetti con le caratteristiche che vediamo oggi sono stati selezionati in America e quindi importati in Europa.
In Italia ne sono arrivati parecchi grazie ad allevatori che si sono appassionati a questa nuova selezione ed oggi, con orgoglio, possiamo dire che i persiani italiani sono di certo i più belli d’Europa…ma anche del mondo intero!

E’ difficile mantenere bello e vaporoso il pelo del persiano?
Questa è sicuramente la domanda che mi viene rivolta con maggiore frequenza.
E la risposta è…direi proprio di no!
Per chi ha uno o due gatti basta una mezz’ora al giorno. Certo, deve essere tutti i giorni, infatti la costanza è il segreto per mantenere in forma il vostro persiano.
Una bella pettinata, mi raccomando arrivare con il pettine (possibilmente con i denti di metallo arrotondati) fino alla cute per togliere tutto il pelo morto, non tralasciare la pancia, l’interno delle cosce e le zampe. Pulire gli occhi tutti i giorni, ed asciugare più volte se la lacrimazione è particolarmente abbondante (soprattutto da cucciolo).
Un bel bagno almeno una volta al mese, meglio se più frequente.
Tenete ben presente che pettinandolo quotidianamente il vostro persiano sopporterà meglio la toelettatura che alla fine diventerà un gioco; e il bagno…beh, a quello sono abituati sin da piccoli e non si spaventano certo per un po’ di acqua, lo shampoo e l’asciugatura con il phon!

La salute del persiano

Innanzi tutto diciamo che non è assolutamente vero che questo è un gatto delicato.
Certo, ha la canna nasale molto corta e quindi l’aria che entra nei polmoni sarà un po’ più fredda; ma questo non significa certo che il nostro persiano avrà perennemente il raffreddore!
Vediamo un pochino cosa ci dobbiamo attendere, partendo dalla testa.

Le orecchie: non danno particolari problemi. Se c’è produzione eccessiva di cerume, e questo ha un colore scuro, facciamo vedere il nostro compagno dal veterinario: potrebbe avere qualche acaro (ma così come capita a tutti i gatti, i persiani non sono “deboli” verso questo parassita)
Gli occhi: qui invece i persiani hanno necessità di più attenzione rispetto ad altre razze.  Questi gatti hanno gli occhi molto grandi e sporgenti, quindi si possono irritare più frequentemente ed hanno anche una lacrimazione più abbondante (che però non dipende dalla lunghezza del naso ma dal fatto che i canali lacrimali possano essere più o meno compressi). Pulizia quotidiana quindi (ed ancor meglio tamponamenti plurimi nell’arco della giornata) con prodotti ovviamente non irritanti ed in caso di arrossamento un bell’impacco di camomilla risolve la situazione nella maggior parte dei casi. Ovvio che se l’irritazione continua, o vediamo secrezione purulenta…allora via dal veterinario per la cura appropriata.
Bocca/denti:
mangiano spesso solo croccantini e quindi i loro denti sono buoni e ben puliti. Certo un controllo per il tartaro dal veterinario in occasione del richiamo vaccinale va benissimo. Pensate che la mia prima chinchilla, di 13 anni e mezzo, non ha ancora perso un dente!
A volte può però succedere che, proprio per la conformazione facciale, la mandibola sia più pronunciata del necessario, che cioè il gatto sia prognato.
Generalmente il prognatismo non ha alcuna ripercussione sulla normale vita del gatto, non dà problemi di masticazione.
Potrebbe invece portare, soprattutto in soggetti anziani, un leggero penzolamento della punta della lingua. Ma questo succede anche in gatti anziani di altre razze, quando perdono gli incisivi!

Corpo/zampe: abbiamo detto che il persiano è un gatto massiccio e quindi è soggetto, come tutte le specie “pesanti”, a problemi articolari. Esiste nel persiano, così come nelle razze di grande struttura, la possibilità che si presenti l’anca displasica.
Spesso non ce ne accorgiamo perchè, a differenza del cane, il gatto tende a compensare questa alterazione con la propria andatura. Se però vediamo che il miciotto, fino ad ieri funambolo e gran saltatore, di colpo tende a non muoversi e nulla è cambiato nel suo mondo quotidiano, allora serve una bella visita dal veterinario per scacciare il dubbio della presenza di questa patologia (controllo doppiamente importante se si tratta di un soggetto che pensiamo di far riprodurre, perché la displasia dell’anca è genetica).
Corpo/coda: come in tutti i gatti, nè più nè meno frequentemente, a volte si possono manifestare deformazioni nello scheletro della coda o in quello dello sterno.
Pelo:
anche qui dobbiamo dire che per via della pelliccia lunga e folta il persiano è attaccabile, più di altre razze, dalle micosi.
Poniamo molta attenzione alla cute del gatto: se vediamo lesioni di forma tondeggiante, con forfora grassa o desquamate, immediatamente dal veterinario per una cultura del pelo.
La micosi è una delle poche malattie che il gatto ci può trasmettere o che possiamo essere noi a trasmettere al nostro compagno a quattro zampe. Non è una malattia pericolosa, ma solo noiosa da curare (e se l’infestazione è notevole, allora anche i farmaci possono essere dannosi per il fegato di micio).

Malattie virali:
come per tutti i gatti, anche nel persiano, se da piccolo è stato cresciuto in un ambiente igienicamente controllato ed è stato ben alimentato, la resistenza agli attacchi virali è molto alta. Direi che non esiste una malattia virale presente in particolare nella razza persiana. La malattia virale più nefasta è la FIP, la peritonite infettiva.
Purtroppo contro questa malattia non vi è rimedio e non esiste nessun esame che la possa rilevare con certezza mentre il gatto è in vita: possono essere contagiati anche i gatti che vengono a contatto con quello ammalato se il loro sistema immunitario è un po’ indebolito (magari da un semplice raffreddore o dallo stress di un cambiamento).
Le altre malattie pericolose, ma per le quali esiste un test per individuarle, sono la FelV e la Fiv, ma ormai ogni allevatore testa i gatti per queste malattie e mi sentirei di dirvi che in un buon allevamento questi problemi non li troverete mai.
Malattie genetiche:
come in tutti gli esseri viventi ci sono delle malattie genetiche che ciascuno di noi possiede, visibili o meno, sicuramente trasmissibili.
Le malattie genetiche sono controllabili ed in alcuni casi esistono dei test, da effettuare su materiale organico, per individuarle. Nel persiano esistono malattie genetiche legate al muscolo cardiaco, allo scheletro e agli organi interni.
Per quanto riguarda lo scheletro abbiamo già detto di malformazioni alla coda ed all’articolazione dell’anca, rilevabili al momento solo con riscontro radiologico; per il cuore la più frequente è la HCM (cardiomiopatia ipertrofica) per la quale oggi esiste solo il controllo ecografico… ma, come per altre razze, tra poco arriverà il test genetico.
E poi c’è la tanto “chiaccherata” PKD, policistite renale.
Oggi per questa malattia, presente più frequentemente in persiani, esotici, british e gatti che hanno avuto “contatto genetico” con il persiano, esiste un test, effettuato o sulla saliva o sul sangue, che stabilisce se un soggetto ha, nel proprio patrimonio genetico, il gene della malattia oppure no.

E qui, se vogliamo, possiamo aprire un lunghissimo dibattito tra i pro ed i contro al test.
Certamente è necessario, per una migliore selezione, sapere se in allevamento i riproduttori sono o meno esenti da questo gene, che, ricordiamo, non induce una malattia infettiva che contagia tutti i soggetti che convivono con lui.
Questo non vuol però significare che il gatto portatore del gene (positivo) debba essere demonizzato o sterilizzato immediatamente.
Ora voi vi chiederete, visto che il gene si può individuare anche in giovane età, perchè non “eliminare” dalla riproduzione subito i soggetti portatori.
Be’, è presto detto: perché eliminandoli immediatamente si perderebbe una parte della varietà del patrimonio genetico del gatto e quindi entro pochi anni ci si potrebbe ritrovare nella situazione per cui tutti i persiani esistenti sono tra loro imparentati in modo molto stretto, tecnicamente diciamo con una altissima consanguineità.
Questo provoca, alla lunga, l’indebolimento della razza. Infatti accoppiando tra di loro le stesse linee di sangue per più generazioni si vede che i soggetti che man mano nascono sono più piccoli (fino a rasentare il nanismo), più gracili e più soggetti all’attacco delle malattie virali (il loro sistema immunitario è molto indebolito); inoltre compare una altissima percentuale di mortalità neonatale.
Quindi, tenendo conto che il gatto positivo alla PKD è sempre eterozigote per questo gene (gli omozigoti muoiono quasi sempre prima di svilupparsi a livello fetale), che è una malattia che compare più frequentemente in gatti anziani (dopo i 10 anni), che la vita media di un gatto è di 12/15 anni, che la maggior parte dei soggetti positivi muore per altre malattie che nulla hanno a che fare con questa e che con una adeguata alimentazione possiamo allungare la speranza media di vita del nostro miciotto…credo che il comportamento più responsabile per un allevatore/selezionatore sia di riprodurre il soggetto positivo con uno negativo (il 50% dei cuccioli è negativo quindi non porta il gene della malattia) per poter ottenere soggetti negativi che conservino però il patrimonio genetico “buono” del gatto positivo, allontanando nel contempo il pericolo di una stretta consanguineità.

Mi auguro che non vi siate spaventati, tutte queste malattie le può avere anche il gattino “multirazza” che da anni vive nel nostro giardino e non solo il gatto di razza.
Fondamentalmente il persiano, se ben allevato, è un gatto sano e sono frequenti le notizie che mi arrivano di persiani che hanno condiviso la loro vita con gli umani per oltre 20 anni!

Tutte le foto sono di  Francesco Spadafora ©

 

 

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3 Commenti

  1. Ciaoi, ancora io, oggi allevo Boule, come ben sai, ma questo solo perchè infondo il boule francese sotto molti svariati aspetti si avvicina molto al gatto persiano! Ho avuto e allevato con affisso F.F.I. e F.I.F-E- persiani dal 1987 al 1991, quando(purtroppo) è nato mio figlio allergico e asmatico(combinazione la sua allergia era proprio legata al pelo del persiano!)…Per fortuna ho trovato a tutti un’ottima famiglia e devo dire che un pò li rimpiango, anche se son felicissima dei miei boule!

  2. nessuna intenzione di creare zizzania, solo la solita noiosissima postilla, sono la felice convivente di gatti multirazza e di gatti di razza, non sono assolutamente la talebana animalista che da contro agli allevamenti, purtroppo credo che l’incipit di questo articolo sia un po troppo “spigoloso”, sono convinta che le razze, in quanto frutto di selezione, possano dare molte informazioni sul carattere MA sono anche convinta che la maggior parte di quelli che si definiscono allevatori selezioni PURTROPPO in base a caratteristiche fisiche e non in base al carattere, sono convinta che tutti dovremmo essere sensibilizzati sui gatti multirazza e non vorrei che come con i cani si arrivasse alla scusa del “prendo l’animale in allevamento perché così sono sicura del carattere” …può essere un aiuto ma non sempre corrisponde alla realtà… sono fermamente convinta che nei gatti multirazza non venga notato il carattere perché vengono spesso tenuti al di fuori del nucleo familiare, mantenendo lo stereotipo del gatto indipendente vs cane bisognoso di attenzioni… se un gatto viene trattato come membro della famiglia e tenuto al centro delle attività dimostrerà sicuramente gli stessi bisogni di attenzione, gioco, condivisione di qualsiasi altro esemplare non-umano che venga inserito all’interno della famiglia… L’ARTICOLO STESSO RIBADISCE L’IMPORTANZA DELLA SOCIALIZZAZIONE… non creiamo lo stereotipo che solo i gatti di razza hanno un particolare carattere che necessita e regala attenzione… di stereotipi ce ne sono già troppi!

  3. non mi piace che l’articolo sminuisca le malattie genetiche nei gatti di razza, un gatto sano non vive fino a 15 anni, bensì può arrivare a 20-25 anni se in buona salute e di certo un gatto di 10 anni non è vecchio. Se sei un buon allevatore di cani e gatti non dovresti fare accoppiare un gatto/cane malato solo per i suoi tratti rari dell’aspetto, capisco che è brutto negare ad un gatto o cane che sia la possibilità di riprodursi, ma se questo evita delle spiacevoli sorprese ai proprietari ignari che lo comprano ci si affezionano e lo vedono soffrire per quelle malattie, forse è meglio.

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