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Perché non miagoli? – Intervista a Gianfranco Mantovani, il Michelangelo dei gatti (e non solo)

Sono timido. Schivo. Insomma, un po’ orso! Ed ero così anche da bambino, poco propenso a socializzare con gli altri. Non frequentavo nessuno, me ne stavo per conto mio…e disegnavo. Cominciavo a scuola e poi continuavo a casa: invece di guardare la Tv come facevano gli altri bambini timidi, io disegnavo per ore ed ore. E già allora disegnavo animali, soprattutto gatti perché ho sempre avuto un feeling particolare verso di loro.

Comincia così la nostra intervista a Gianfranco Mantovani, allevatore e giudice, ma soprattutto grande artista: tanto bravo e tanto “tecnico” che la prima cosa che viene spontaneo chiedergli è: “Quali studi ha fatto?”
La risposta è quanto meno sorprendente: studi scientifici e facoltà di medicina veterinaria… non finita per pochissimi esami.
“Fratello!!!” esclamo io a questo punto; e l’intervista viene momentaneamente sospesa e sostituita da una lunga chiacchieratona sul perché e sul percome non abbiamo finito vet dopo aver dato tutti quegli esami e aver fatto tutta quella fatica.
Scoprendo che ci siamo arenati più o meno allo stesso punto e che abbiamo odiato le stesse materie, ci sentiamo un po’ più in confidenza e Gianfranco, dimenticando di essersi appena definito “un asociale”, comincia a raccontarmi la sua storia di eccezionale artista… completamente autodidatta.
“Gli animali e i pastelli sono le due cose che amo di più. Sì, proprio i pastelli, le matite colorate, insomma: mi piace guardarle, mi piace il loro profumo. Sono il mio passaporto per l’Isola che non c’è: quando le prendo in mano torno – o forse resto – bambino. E mi sento bene”.

Bambini e animali sono gli unici esseri veramente puri ed innocenti. Forse, per chi vuole restare bambino come Peter Pan, il legame con gli animali è naturale e spontaneo: ma un conto è divertirsi a disegnarli e un altro è ottenere risultati di questo livello senza aver fatto studi specifici. Come può riuscirci? E’ solo un dono di natura?

In parte è sicuramente un dono, ma ci ho anche lavorato molto: ho studiato anatomia e mi sono dedicato con particolare passione agli standard, soprattutto per quanto riguarda i gatti.
I miei disegni a volte sono “più belli” dell’originale, ovvero più aderenti allo standard, perché…mi viene così: amo la bellezza, per me è un ideale da raggiungere.
Siccome non è facile arrivare alla perfezione allevando, lo faccio almeno con i miei disegni. D’altro canto anche i grandi ritrattisti del passato “miglioravano” i loro soggetti: nel loro caso, forse, lo scopo era soprattutto quello di gratificare i reali e i nobili che commissionavano le loro opere. Io invece gratifico me stesso, perché raggiungere la bellezza ideale mi dà un piacere quasi fisico.

E’ stata la passione artistica a spingerla a diventare allevatore e giudice, o sono stati due percorsi diversi?
No, direi che è stato un unico percorso: ho studiato gli standard per imparare di più sui gatti, per poterli disegnare sempre meglio. Poi, siccome li amavo e mi piaceva anche vivere vicino a loro, ho cominciato a pensare di allevarli.
Allevando, ovviamente, ho cominciato a frequentare le esposizioni e da lì è nato il desiderio di diventare giudice.

Quali razze ha allevato?
Inizialmente Persiani, perché di solito è la prima razza a cui si pensa: il Gatto per eccellenza, quello che tutti conoscono e che tutti ammirano. Però ho cominciato molto presto ad interessarmi a siamesi e orientali. Sarà che io sono piuttosto robusto e che mi sentivo attratto dal mio opposto…yin gli orentali, yang io.

Per non parlare della linea di assoluta perfezione estetica di questi gatti meravigliosi. Li ho amati molto anch’io e ne ho avuti due, ma poi ho rinunciato a tenerne perché hanno un caratterino…
Ma no, ora non più! Da quanto tempo non ha più siamesi?

Da quand’ero ragazza; quindi…velo pietoso su tutti gli anni che sono passati…
Allora dovrebbe provare con un gatto “moderno”: resterebbe sorpresa. Gli allevatori di siamesi e orientali hanno lavorato molto sul carattere e oggi questi gatti sono dolcissimi…

Ma anche i miei lo erano! Però “parlavano” tutto il giorno, le gatte in calore sembravano gatte scannate, il gioco preferito era l’arrampicata sulle tende…
No, oggi non è più così. Sono ancora un po’ “chiacchieroni”, questo sì, ma molto più calmi e molto meno simili ai…siamesi di Lilli e il vagabondo!

(Ecco, e così mi ha fatto tornare quella “voglia di siamese” che in realtà non mi era mai passata del tutto; per non pensarci torno precipitosamente a parlare di arte).
I suoi disegni sono dettagliati all’inverosimile, proprio…pelo per pelo. Ma quanto tempo impiega a completarne uno?
Tanto! Tantissimo. Infatti la mia produzione è piuttosto limitata, perché questo per me è solo un hobby: il mio lavoro è occuparmi di ecologia. Al disegno dedico tutto il tempo libero, ma difficilmente riesco a trovare più di un’ora o due al giorno: e lavorando due ore al giorno impiego circa un mese a terminare un disegno.

Io sono affascinata da questi pelini sottolissimi: come riesce a realizzarli con dei semplici pastelli?
Facendo continuamente le punte! Dopo ogni temperata eseguo due o tre tratti, e poi di nuovo a fare la punta.Ho bisogno che sia sempre sottilissima per dare questa veridicità al pelo.

Stavo ripensando a quanto ha affermato prima sui ritrattisti dei secoli scorsi e le faccio una domanda un po’ stramba: non le dispiace un po’ che i suoi soggetti non siano in grado di apprezzare il proprio ritratto? Che non possano commentarlo e congraturarsi con lei?
Mantovani ride e poi mi spiazza con questa risposta: “Ma lo fanno! Be’, non si congratulano, questo no. Ma a modo loro commentano!”

Come, come?
Ma sì: i gatti sono i miei critici più importanti, quelli a cui tengo di più. Quando finisco un disegno io lo faccio sempre vedere al gatto protagonista: se lo fissa e va ad annusarlo, so di aver centrato l’obiettivo.

Quindi non solo noi umani scambiamo i suoi disegni per fotografie…ma anche i gatti li scambiano per altri gatti?
Sì! Solo per un attimo, ovviamente, perché il disegno non ha odore, non si muove e quindi il gatto (quello vero) perde rapidamente l’interesse. Visivamente, però, ho ottenuto spesso risultati che mi hanno divertito (e soddisfatto) molto: dal gatto che va ad annusare il disegno a quello che…gli “fa la gobba”. Queste sono le mie maggiori gratificazioni!

Lei disegna anche splendidi cani e cavalli (ne diamo un assaggino nelle foto, rimandando i lettori al sito dell’artista  per una panoramica completa dei suoi lavori); possiede anche questi animali?
No, purtroppo no. I cani non li ho per mancanza di tempo, mentre i cavalli…mi fanno un po’ paura! Li vedo solo in fotografia: ma in fondo si può “comunicare” anche con una fotografia, cogliendo l’espressione e – mi auguro – i sentimenti dell’animale in quel momento.

Ed è indubbio che la sensibilità di Gianfranco “Peter Pan” Mantovani riesce ad arrivare a qualsiasi anima, vista l’espressività che emerge da tutti gli animali da lui disegnati.
E chiedendomi michelangiolescamente, di fronte alle sue opere, “Perché non miagoli?” o “Perché non nitrisci?”, mi accomiato da questo artista che si sarà anche definito “schivo” e “asociale”, ma che ha dimostrato una disponibilità squisita…e una pazienza (nel sopportarmi) pari a quella che usa per portare a termine i suoi fantastici lavori.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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