Servono o no? E se sì, quali sono i migliori?
Di solito io non arrivo a sentire la seconda domanda, perché se me lo chiedono rispondo NO alla prima… però, in email e su FB,  spesso mi capita di trovare persone che mi chiedono direttamente “quale” collare è meglio usare, perché già danno per scontato che il collare sia la Mitica e Definitiva Risposta al problema del cane che abbaia.

Be’, non lo è.
E adesso proverò a spiegarvene i motivi.

Il collare antiabbaio (di qualsiasi tipo sia) è un palliativo che può mettere a tacere (spesso solo provvisoriamente, e neanche sempre) un sintomo, ma che non cura affatto la “malattia”, ovvero la causa dell’abbaio, qualsiasi essa sia (disagio, noia, stress, richiesta di attenzioni eccetera eccetera).
Purtroppo, in moltissimi casi, all’umano del cane tutto questo discorso non smuove un baffo.
“Sì, vabbe’ – è la reazione più tipica –  ma io non so cosa cavolo abbia da abbaiare tanto!  Non gli manca niente, è un cane fortunato, dovrebbe fare i salti di gioia, altro che stress! Io so solo che lo stress lo procura ai vicini e che i vicini lo fanno venire a me: quindi, se il collare lo fa smettere, io glielo compro e basta!”
E infatti i collari antiabbaio si vendono come il pane.
Sensibilità zero, verrebbe da pensare quando un umano ti fa un discorso di questo tipo: però è anche vero che un cane che abbaia indefessamente è una Seccatura con la S maiuscola…quindi mi rendo conto che la disperazione possa portare anche verso soluzioni che forse non convincono del tutto, ma che rientrano nel novero del “fine che giustifica i mezzi”.

Proviamo, allora, a partire dall’inizio.
Intanto, PERCHE’ il cane abbaia?
Nove volte su dieci, il primissimo motivo è che si trova fuori di casa.
Questa, per lui, è una situazione innaturale e basta già da sola a creare uno stress.
Dopodiché il cane può abbaiare per fare la guardia, ovvero per territorialità  (anzi, magari l’abbiamo preso proprio per questo scopo! Solo che a volte prende l’impegno un po’ troppo alla lettera e fa la guardia anche a insetti che passano, uccellini che volano, foglie che cadono e così via); oppure può abbaiare perché si sente socialmente isolato (e qui ha semplicemente ragione al 100%); oppure perché c’è qualcuno/qualcosa che gli induce una frustrazione (esempi  tipici: i motorini che gli sfrecciano davanti, i gatti che lo prendono per il sedere, il ragazzino bastardo che lo stuzzica, il cane del vicino che piscia a spruzzo marcando il suo territorio, anziché il proprio…e così via); oppure, semplicemente, perché si annoia a morte.

La vera Mitica e Definitiva Risposta, in tutti questi casi, è quella di prendere il cane e portarselo dentro casa, smettendo di trattarlo come un nano da giardino e cominciando a considerarlo un membro della famiglia (tutte le motivazioni per le quali il cane dovrebbe vivere in casa e non fuori potete trovarle in questo articolo).

Ammettendo, però, che abbiate invece deciso che il vostro cane, per motivi che voi ritenete validi (e probabilmente io no, ma il cane è il vostro…) debba assolutamente vivere in giardino, vediamo cosa può succedere se comincia ad abbaiare in modo continuativo e fastidioso e se voi pensate bene di risolvere il problema con un collare antiabbaio.

La scelta è fra tre “modelli”: quello elettrico, che spero vivamente non pensiate neppure di prendere in considerazione, quello ad ultrasuoni e quello che nebulizza acqua e/o citronella, lavanda o altre sostanze odorose.

I primi due sono basati sul principio della “punizione remota”: ovvero, il cane abbaia e prova immediatamente uno stimolo doloroso (scossa elettrica) o fortemente  fastidioso (ultrasuoni a forte intensità).
Il terzo è basato sul principio della “distrazione” (lo stesso vale per l’uso di ultrasuoni a bassa intensità): il cane abbaia e immediatamente “succede qualcosa di strano”, che non gli causa dolore ma che sposta la sua attenzione (“Cos’è questo rumore?”, oppure  “Ehi, cos’è che mi è arrivato in faccia?”).

Tutto questo, ottiene lo scopo di far tacere il cane?
Quasi sempre sì, almeno per le prime volte.
Infatti, alla comparsa del nuovo stimolo, il cane rimane sorpreso al punto tale da dedicare tutta la sua attenzione al nuovo avvenimento, dimenticando così lo stimolo che l’aveva spinto ad abbaiare.
Se ha sentito dolore, si concentrerà su quello.
Se è stato solo distratto, cercherà di capire cosa sia successo: da dove è arrivato quell’odore? Perché ha sentito quella sensazione di freddo? Cos’è stato quel suono?
Dopo che la stessa situazione si è ripetuta più volte, però, l’effetto-sorpresa (che era il più efficace) viene a mancare (il cane pensa “Ah, riecco il solito suono – la solita spruzzata – la solita scossa”).
Resta probabile solo l’efficacia dell’azione punitiva, ovvero del dolore: che però il cane può associare all’abbaio… o a qualcos’altro: molto dipende da cosa lo aveva scatenato all’inizio.
Prendiamo come esempio il cane che odia il gatto del vicino: il suo solo apparire gli causa una tale tensione nervosa che lui DEVE sfogarla abbaiando a più non posso.
A questo punto, è vero che ogni volta che abbaia sentirà un dolore o un disagio…ma non è così scontato che lui lo abbini al fatto di aver abbaiato.
Potrebbe anche abbinarlo al gatto stesso
Potrebbe pensare: “Ecco, avevo ragione di odiarlo! Ogni volta che appare quell’odiosa creatura io sento un male della madonna!”.
E ovviamente abbaierebbe sempre più forte e sempre più disperatamente.
Se lo stimolo non è doloroso ma distraente, invece, può succedere che il cane lo ignori fin dalla prima volta, o che impari ad ignorarlo in seguito, perché lo stimolo-gatto è molto più forte, per lui,  dello stimolo-suono o dello stimolo-spruzzetto.
Quindi la prima volta, colto di sorpresa, smetterà di abbaiare: ma le volte successive il “solito suono” o “la solita spruzzata” passeranno in secondo piano rispetto alla voglia di dire al gatto tutto ciò che si merita… e a lungo andare non li sentirà letteralmente più.

Se il cane avesse abbaiato per motivi diversi (noia, richiesta di attenzione, solitudine), l’efficacia sarà sicuramente maggiore perché non ci sono altri stimoli con i quali confrontarsi: ma vi sembra giusto punire un cane perché si sente solo?
Se la vostra risposta fosse:  “Forse no, ma non me ne frega niente, purché stia zitto“… allora devo informarvi che un cane stressato a cui viene aggiunto un ULTERIORE stress (il disturbo o addirittura il dolore, sia nel caso della scossa elettrica che in quello degli ultrasuoni a forte intensità, che sono proprio dolorosi per le sue orecchie) ovviamente non “guarisce”, ma peggiora.
E se capisce l’antifona, smettendo di abbaiare, quello che stiamo creando in lui è un accumulo di stress che non sa più come sfogare.
L’effetto, a lungo andare, è quello che io chiamo “della pentola a pressione”.
Il cane accumula, accumula…e la pressione psicologica sale, sale, sale… fino al momento in cui, bene o male, lui DOVRA’ liberarsene in qualche modo, perché tutti gli esseri viventi hanno un punto di saturazione oltre il quale non possono andare.
Esattamente come l’uomo, quando supera quel punto, il cane “esplode” proprio come una pentola a pressione, con effetti che possono essere altrettanto devastanti: può diventare distruttivo (scavare, far fuori le piante o i mobili da giardino, distruggere la rete…) o addirittura aggressivo e mordace, anche nei confronti degli umani.
E a questo punto, di solito, l’umano cade dalle nuvole: “ma come? Era sempre stato così buono… a parte quel periodo in cui abbaiava sempre, ma che avevamo risolto col collare, non aveva mai fatto nulla di male!”
Il fatto di aver innescato una bomba proprio con l’uso di quel dannato collare non gli passa neppure per l’anticamera del cervello.
Eppure è esattamente quello che ha fatto.

Ma davvero sono così deleteri anche gli “innocui” collari a citronella, o ad ultrasuoni a bassa frequenza?
Sì, lo sono, se costringono il cane a “gonfiare” per una pressione psicologica che non trova più la sua naturale valvola di scarico nell’abbaio: e  non solo in questo caso.
Da una ricerca basata sugli studi di Pageat (Presidente del G.E.C.A.F., Gruppo di Studio Veterinario Francese sul Comportamento), Polsky (Libero Docente, Los Angeles, USA) Hunthausen (Kansas City, USA, Presidente della Società Veterinaria Americana di Comportamentalisti Animali) e Juarbe-Diaz (Clinica del Comportamento Animale, Cornell University, USA) emerge anche che:

a) i collari ad ultrasuoni, se a bassa frequenza, sono efficaci solo nel 30% dei casi (e anche in questi casi l’assuefazione è molto rapida e l’efficacia si perde in breve tempo).
Se invece si utilizza una frequenza più elevata,  la soglia di punizione arriva molto vicina alla soglia di dolore nel cane (fonte: Pageat, comunicazione personale). Quindi un collare efficace come antiabbaio rischia di essere dannoso per il sistema uditivo del cane.
Per questi motivi i collari ad ultrasuoni sono stati completamente abbandonati in diversi Paesi (per esempio in USA e in Svizzera);

b) i collari alla citronella sono i più diffusi ed anche  i più efficaci, perché soltanto distraenti (quindi percepiti dagli umani come “innocui”, non dolorosi e non punitivi) e capaci di stimolare ben quattro dei cinque sensi del cane: udito (il suono dello spruzzo), olfatto (l’odore della sostanza rilasciata), vista (appare una “nuvoletta” di spray) e tatto (il propellente è freddo).
L’efficacia, in realtà, arriva fino all’80% dei casi quando la motivazione che spinge il cane ad abbaiare è piuttosto bassa: se invece la motivazione è forte il cane non smetterà dopo pochi tentativi, ma continuerà a “provarci” e finirà quasi sempre per assuefarsi allo stimolo distraente, che perderà così ogni valore  (l’effetto si può sintetizzare più o meno così: “BAU, ecco, arriva il solito spruzzetto, ok, chissenefrega, BAU BAU BAU!”).
Dulcis (anzi, amaris) in fundo: sono stati registrati diversi casi di attacchi di panico in cani trattati col collare alla citronella quando l’abbaio era causato da motivazioni sociali.
E vi sembra poi tanto strano?
Il cane si sente solo e quindi insicuro e infelice: abbaia per richiamare l’attenzione del suo branco..e per tutta risposta viene investito da un insieme di suono sgradevole – puzza – senso di freddo. Vi sembra così assurdo che si faccia prendere dal panico?

c) i collari elettrici sono già stati banditi in Svizzera e nei paesi Scandinavi e stanno per esserlo anche in altri Paesi, non solo per gli ovvi motivi etici, ma  per la loro pericolosità  nei confronti degli umani.
L’efficacia antiabbaio, infatti, va di pari passo con la tendenza del cane ad associare il dolore della scossa elettrica allo stimolo e a diventare sempre più ostile nei suoi confronti.
E’ l’esempio che ho fatto prima parlando del gatto…ma immaginiamo cosa potrebbe succedere se al posto del gatto ci fosse, per esempio, un ragazzino dispettoso: il cane ha imparato che non deve abbaiargli perché la cosa gli procura dolore, ma ha anche associato il dolore all’immagine del ragazzino. Quando se lo ritrova davanti fuori di casa, come pensate che reagirà?
Bravi, avete indovinato. Infatti, in cani trattati con questi collari,  si sono verificati diversi casi di aggressioni, anche gravi, senza neppure un abbaio di preavviso (il cane sapeva di non dover abbaiare: aveva imparato benissimo la lezione!).
Per questo in diversi Paesi (per esempio in Svizzera), il possesso e l’uso di collari a scossa elettrica è illegale, tranne che per pochi professionisti che però devono richiedere uno specifico permesso all’Ufficio Veterinario prima di farne uso.
Anche in Italia si era avviati verso la probizione, ma l’ordinanza che vietava l’uso di questi collari è stata sospesa perchè i produttori di collari hanno fatto ricorso al TAR… e hanno vinto.
Questa sentenza ha lasciato allibito tutto il mondo cinofilo, ma purtroppo è operativa e i collari sono nuovamente di libera vendita.
Personalmente mi auguro solo che ai produttori di armi da fuoco non venga mai in mente di protestare perché un qualsiasi cittadino non è libero di tenersi in casa la sua bella pistolina o il suo bel kalashnikovuccio. Se facessero ricorso allo stesso Tribunale, probabilmente vincerebbero anche loro: perché togliere a questi onesti lavoratori una fonte di guadagno? Suvvia!
Ogni ulteriore commento mi sembra superfluo: ricordo solo che l’uso di collari elettrici, oltre ad essere OVVIAMENTE antietico, è causa di gravissimi problemi psicologici e in molti casi di problemi fisici, dai disturbi della vista a patologie addirittura letali (infarti cardiaci e crisi respiratorie da choc elettrico).
Il fatto che qualsiasi imbecille, incompetente e irresponsabile, possa farne liberamente uso è – dal mio punto di vista – una vera e propria FOLLIA.
ATTENZIONE: i collari elettrici spesso sono presentati come “collari correttivi”, “collari da addestramento” (ma vaff…), “collari dissuasivi” e simili. Quasi mai li troverete in vendita con l’onesta e meno ipocrita dicitura di “collari elettrici”…quindi potrebbe capitarvi di acquistarne uno – specie in caso di acquisti online –  senza neppure capire esattamente che cos’è!
Informatevi bene prima di “mettere nel carrello” un collare antiabbaio.

Tornando ai collari meno invasivi, comunque, mi sembra chiaro che la loro efficacia è assai dubbia già in partenza, e che quando esiste si porta dietro una serie di pericolosi effetti collaterali.

CHE FARE, DUNQUE, se il cane abbaia in modo fastidioso e continuativo, ma non si può/non si vuole tenerlo in casa (cosa che, lo ricordo, risolve il problema nel 90% dei casi)?
Innanzitutto, bisogna cercare di capire di che tipo di abbaio di tratta (e se non ci riuscite da soli, può essere utile consultare un esperto in comportamento canino). Dopodiché bisognerà fare in modo di rimuovere la causa prima, anziché limitarsi a inibire l’effetto (e cioè l’abbaio): e questo potrà avvenire in modi diversi a seconda, appunto, dello stimolo che porta il cane ad abbaiare.

Se l’abbaio è territoriale, per esempio, si potrebbe risolvere il problema mettendo semplicemente una barriera (una siepe, o un pannello oscurante) tra il cane e la strada.
Se invece desideriamo che faccia la guardia, ma ci basta un SINGOLO abbaio e non apprezziamo la troppa continuità, possiamo insegnare al cane a rispondere a un segnale di “cessato allarme”: ovvero, accorriamo a vedere ogni volta che fa il primo BAU, premiamo il cane, poi perlustriamo (con atteggiamenti molto “scenografici”) la zona, in modo che il cane capisca che abbiamo preso NOI in mano la situazione, infine diamogli il segnale (che può essere una parola chiave come “Okay”, “Tutto a posto”, “Ora basta”, che il cane interpreterà come “Bravo, hai fatto il tuo dovere avvisandomi, adesso ho controllato io, non c’è pericolo, non c’è più bisogno che tu abbai”).
Questo programmino di addestramento richiede ovviamente un po’ di tempo e di pazienza (non è che il cane possa capirla alla prima!), ma quasi sempre dà ottimi risultati, se il cane sente di avere un ruolo preciso nella sua società-branco-famiglia e se c’è un rapporto di fiducia con i suoi umani.
Purtroppo questo rapporto spesso non si consolida affatto tra umani e cani trattati e tenuti come nani da giardino: può esistere, invece, tra umani e cani che hanno modo di vivere anche all’interno della famiglia e quindi di sentirsene parte attiva.

Se l’abbaio è legato a fattori sociali (solitudine,  insicurezza,  carenza di rapporti affettivi, ansia da separazione ecc.), bisognerà cercare di soddisfare le esigenze del cane: e se proprio non lo si vuole in casa, usciamo noi!
Facciamo qualcosa con lui. Giochiamoci. Insegnamogli qualche esercizio.
Portiamolo su un campo cinofilo dove potrà sfogare un po’ di energie (che in giardino il cane NON sfoga affatto, contrariamente a quanto si pensi: nessun cane si mette a correre da solo come uno scemo per liberarsi dallo stress), sentirsi utile, avere rapporti con i suoi simili e, in generale, trovare uno scopo alla sua vita.
Inoltre avrà qualcosa a cui pensare quando torna a casa: perché i cani riflettono sulle esperienze che hanno vissuto. Ci rimuginano sopra, ci ragionano, le esaminano. Ma se le esperienze stanno a zero, non si sa a cosa pensare…e allora arrivano i BAUBAUBAU di pura frustrazione, o antinoia, o antistress.

Altri accorgimenti utili possono essere i “passatempo” (per esempio i Kong, giochini “distributori di cibo”che bisogna capire come tirare fuori) …ma  soprattutto occorre un atteggiamento corretto degli umani di fronte alle manifestazioni vocali del cane.
Per esempio, va bene “dar retta” all’abbaio territoriale, come nell’esempio visto sopra, mentre NON va assolutamente bene rinforzare con la nostra presenza l’abbaio sociale.
Se concediamo al cane la nostra attenzione, anche se andassimo da lui per riempirlo di botte, il cane avrebbe ottenuto precisamente quello che voleva. E cioè NOI.
Il fatto che un cane possa essere tanto disperato e sentirsi tanto solo da accettare con gioia anche le botte, pur di avere compagnia, dovrebbe farci capire quale drammatico errore stiamo commettendo lasciandolo isolato dal resto della famiglia… ma se siamo così insensibili da infischiarcene di questo, ricordiamo almeno che andando da lui RINFORZIAMO l’abbaio.
Il cane impara che abbaiare ottiene lo scopo.
Quindi, se questa è la motivazione che lo spinge ad abbaiare, facciamogli capire che non ci vedrà MAI apparire quando fa casino, mentre appariremo soltanto quando starà buono e zitto.

Dovrebbe essere evidente, a questo punto, l’importanza della “diagnosi” giusta, visto che alle diverse motivazioni che possono causare l’abbaio devono corrispondere reazioni diverse (e possibilmente appropriate) da parte degli umani.
Una cosa, però, è certa: ricorrere ai collari correttivi è sempre una cosa da evitare.
Perché spesso non servono a nulla; ma anche quando “sembra” che siano stati utili, quasi sempre l’unica vera risposta che hanno ottenuto è quella di innescare una reazione a catena che porterà prima o poi a manifestazioni diverse dall’abbaio, sì… ma del tutto imprevedibili e potenzialmente pericolose.

Articolo precedenteCani da rally 2 (la vendetta)
Articolo successivoBuon 2012 a tutti, umani e non!
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

Potrebbero interessarti anche...