di VALERIA ROSSI – Leggo su un gruppo di Facebook un’interessante discussione, partita da un fatto che sembrerebbe piuttosto grave.
Un handler (per i pochi che non lo sapessero, l’handler è colui che, per professione o per hobby – ma ormai sono quasi tutti professionisti – prepara e presenta i cani da show), contattato da un’espositrice, avrebbe rifiutato di presentarle il cane accampando la seguente scusa: “No, in quella esposizione non posso. Già mi devono accontentare con Pinco e con  Pallino, se presentassi un terzo cane non avrei speranza!”
Sono fioccati i commenti più disparati, da quelli che difendevano l’handler, di cui non è stato fatto il nome (“Embe’? Ha detto solo la verità, che c’è di male?”, o “Magari il cane non gli piaceva e ha raccontato questa storia per non offendere la proprietaria”) a quelli che stigmatizzavano il fatto che una risposta così non si dovesse dare “alla prima privata che passava, mai vista e conosciuta”.
Quasi del tutto assente, invece, l’indignazione riferita al fatto che un handler, prima ancora dell’esposizione, sappia già di vincere una o più classi (e a volte anche raggruppamenti e Best in Show…): forse perché questo, ormai, si dà per scontato.

Se si parla di queste cose a qualcuno che non frequenta l’ambiente ENCI/FCI sono tutti pronti ad infervorarsi e si fa un gran parlare di mafie, di inciuci, di un mondo inverosimibilmente sporco (solitamente con questa conclusione: “Ecco perché io in expo non ci andrò mai!”. La traduzione più realistica, di solito, è: “Non ci vado perché ho un cane che se arriva al Molto Buono è già tanto”).
Ovviamente in parte è vero che il mondo della cinofilia ufficiale non è un esempio eclatanete di correttezza… ma ci sono alcune considerazioni da fare a monte.
Proviamoci.

Se davvero conta solo l’handler, il valore cinotecnico del cane diventa fuffa?
In teoria no, perché  l’handler dovrebbe essere il primo giudice del cane. Dando per scontato che abbia alle spalle una solida preparazione cinotecnica (altrimenti meglio farebbe a cambiare mestiere), dovrebbe essere in grado di capire al primo sguardo, o quasi, se il cane che gli offrono è potenzialmente vincente: e se accetta di presentare il soggetto X, dovrebbe significare che in quel soggetto ci crede.
Insomma, un handler professionista non dovrebbe mai salire sul ring con una ciofeca, anche perché la cosa è fortemente autosputtanante.
I condizionali li ho usati perché la realtà dei fatti NON è sempre questa: però diciamo che nella maggior parte dei casi sì, lo è.
Rovescio della medaglia: a parte qualche privato di belle speranze, che magari arriva tutto orgoglioso col suo cane da negozio, si presume che neanche gli altri espositori – specie se allevatori – presentino dei cani di merda.
Infatti il compito dell’Esperto Giudice dovrebbe essere quello di stabilire qual è il cane migliore in un gruppo di soggetti che sono tutti di elevatissimo valore cinotecnico (gli eventuali cani mediocri vengono gentilmente salutati alla prima scrematura).

Sicuramente il compito del Giudice NON è quello di guardare chi regge il guinzaglio: su questo non ci piove.
Però… c’è un però, che esprimerò con le parole di un Giudice che non è più tra noi, ma che è stato molto stimato.
Quando mi capitò di parlare con lui di questo problema, lui mi rispose molto serenamente che molto spesso, dopo un paio di scremature, rimangono in gara almeno 2-3 cani che si equivalgono quasi totalmente per livello cinotecnico.
A quel punto, di solito, il Giudice non decide più in base allo Standard (perché quei cani lo rispettano tutti in eguale misura), ma in base al gusto personale – che, attenzione, è lecito utilizzare, quando si tratta di lettura lasciata all’interpretazione di un singolo – oltre che, ovviamente, alla preparazione del cane e alla presentazione.
“Quando mi trovo davanti a una scelta che ormai non ha più nulla di cinotecnico, perché la parte tecnica si è già conclusa scegliendo i cani migliori e più aderenti allo Standard – mi disse quel Giudice – non trovo che sia poi così “mafioso” accontentare un handler: in fondo quello è il suo lavoro, deve viverci… e non mi sembra sbagliato, quando si può, dargli una mano.
Diverso sarebbe se l’handler presentasse un cane che non mi piace: in quel caso no, non lo farei mai vincere. Ma se mi piace esattamente quanto gli altri due o tre che ho tenuto per la fase finale, che differenza c’è tra il premiare il lavoro dell’handler e – magari – preferire un cane all’altro per il colore, o perché ha il muso più simpatico? Di cinotecnico non ci sarebbe comunque nulla: e una classifica bisogna pur farla!”.

Sinceramente non riesco a trovare granché di sbagliato (né tantomeno di “mafioso”) in questo ragionamento, che parte però da un presupposto tanto banale, quanto spesso taciuto, o negato: e cioè che il giudizio umano ha dei limiti.
Soprattutto in expo.
Ebbene sì.
Perché è vero che i giudici conoscono lo Standard a menadito; è vero che hanno superato un esame difficile e fatto un lungo tirocinio; è vero, insomma, che sono “Esperti” come dice il loro titolo. Ma non sono neanche Superman, Batman e Wonder Woman.
Se ci pensiamo un attimo… in expo il giudice ha un paio di minuti per osservare il cane da fermo (manipolato, piazzato e corretto dall’handler, che quando è davvero bravo è capace di far sparire – o quasi – anche difetti abbastanza seri) e un altro minutino per osservarlo singolarmente in movimento: poi fa muovere tutti i cani insieme ed ha un’altra possibilità di verificare ciò che eventualmente potesse essergli sfuggito prima. Ma si tratta sempre di “minuti”, si tratta sempre di cani presentati “artificiosamente” e si tratta sempre di cani che trottano (anche quando sono galoppatori, oppure molossoni che nella loro vita di tutti i giorni alternano il passo allo svacco, e niente più).
Vero è che si osservano al trotto anche i trottatori: ma la misura dei ring è quasi sempre troppo limitata per poter valutare davvero il movimento del cane (e infatti i pastori tedeschi, trottatori estremi, in expo non ci vanno praticamente mai e frequentano solo i Raduni, che si tengono all’aperto, su ring grandi quanto un aeroporto).
Dulcis in fundo, anche il movimento del cane al guinzaglio è sempre “manovrato” dall’handler al punto che, vedendo lo stesso cane trottare liberamente, si faticherebbe a riconoscerlo.
E del carattere, ne vogliamo parlare?
Qualcuno mi spiega come diavolo potrebbe, un pover’uomo (o una povera donna), valutare il carattere di un cane appeso al guinzaglio e rintronato di bocconcini?
L’unica cosa importante, sul ring, è che il cane non stacchi una mano al Giudice e non si metta a rissare con gli altri cani: e a volte questo è già fuorviante, perché esistono anche razze il cui Standard prevederebbe che fossero diffidenti e addirittura aggressivi verso gli estranei… mentre noi pretendiamo che stiano buoni e tranquilli mentre un perfetto sconosciuto gli pianta le mani in bocca o gli si aggrappa alle palle.
La preparazione per le expo, in certi casi, il carattere dei cani lo snatura letteralmente: perché un rottweiler o un pastore del Caucaso che si lasciano palpare i testicoli da un estraneo senza dirgli “ba” non sono mica rappresentanti seri della loro razza.
Però a noi fanno comodo così (e ai giudici ancor di più), quindi vai di inibizioni e di condizionamenti – e in certi casi addirittura di farmaci  –  affinché il cane se ne stia tranquillo sul ring.
Ma cosa volete che si capisca, in queste condizioni?

Ammettiamolo, per una volta: le esposizioni hanno dei limiti intrinsechi (peraltro invalicabili, perché non vedo come si potrebbero svolgere in modo diverso) che dal punto di vista zootecnico le rendono sicuramente meno efficaci dell’osservazione dei propri cani che ogni allevatore – ma anche ogni privato minimamente competente – può fare ogni giorno, tranquillamente e a casa sua.
Anche perché a casa tua vedi il cane per quello che è, e non per quello che lo fa diventare l’handler: ne valuti il carattere, lo vedi muovere ad ogni andatura e in mille circostanze diverse. Non c’è proprio paragone!

Ma allora,  perché portiamo i cani in expo?
Per lo stesso motivo per cui le mamme mandano le figlie a Miss Italia e dintorni: per vincere.
E perché la vittoria – oltre alla gratificazione del momento – ti porta vari vantaggi: fa conoscere il tuo cane nel “giro” (il che si traduce in monte, se è maschio, e in richieste di cuccioli, se è femmina) e fa conoscere TE come “allevatore bravo” (senza che nessuno si ponga mai questo tragico quesito: “Ma se è tanto bravo, perché ha bisogno che qualcuno gli dica quanto è bello il suo cane? Non è in grado di capirlo da solo?”).
Ovviamente sì, siamo assolutamente in grado di capirlo: ma anche le mamme delle Miss sono capacissime di vedere che hanno una figlia strafiga (con un solo limite: sia per i cani che per le fanciulle vale l'”effetto scarrafone” e li vediamo tutti un po’  più belli di quanto non siano).
Il fatto è che finché lo vede la mamma, o finché lo vedono gli amici-parenti-conoscenti, nessuno offrirà mai alla fanciulla un posto in TV.
E per i cani è un po’ la stessa cosa, anche se i soldi in ballo sono un po’ meno (ma a seconda delle razze…non poi tanti di meno).

Dunque, le expo sono una pura e semplice passerella in cui il valore zootecnico – anche quando esiste, ovvero quando il Giudice fa davvero il possibile per stilare  qualifice e classifiche oneste e veritiere – è un surplus.
Un VERO valore zootecnico potrebbero averlo, forse, per le Sciuremarie: che infatti, un tempo, in expo ci andavano “per capire se avevano un bel cane oppure no”.
Ci andavano per avere consigli (“Cosa dice, signor giudice? Le faccio fare una cucciolata? Merita?”) e spesso li ricevevano anche, perché i cani non erano millemila come adesso: e il giudice, una volta finito il suo compito sul ring, poteva anche fermarsi a chiacchierare un po’ con la Sciuramaria o il Sciurmario e spiegargli se/come/perché aveva in mano un potenziale campione o un carciofo peloso.
Oggi tutto questo non esiste più: le Sciuremarie – ormai rarissime  – appaiono e scompaiono in un nanosecondo, dopo la prima scrematura: a volte scompaiono perché hanno effettivamente un carciofo al guinzaglio, altre volte perché hanno un cane potenzialmente molto valido, ma non sono capaci di presentarlo.
Ma anche qui…è colpa del giudice? Direi di no.
Se io mi trovo davanti dieci cani, nove dei quali vengono piazzati perfettamente mentre il decimo si sdraia per terra, gioca col guinzaglio e mi mostra il culo quando gli passo davanti, mi pare del tutto logico sbatterlo fuori al primo giro.
E’ un bel cane? Okay, speriamo che la prossima volta il suo proprietario mi dia modo di apprezzarlo: ma per stavolta va fuori.
E’ colpa dell’handler che presenta il cane in modo impeccabile? No di certo: l’handler fa semplicemente bene il suo lavoro, è la Sciuramaria che non sa fare il proprio.
Le Sciuremarie non possono neppure più parlare col Giudice al termine dei giudizi, perché normalmente il poveraccio ha altre millemila razze da affrontare e quando ha finito l’ultima deve scapicollarsi verso il ring d’onore che sta per iniziare.
Alle Sciuremarie resta il foglietto del giudizio, leggendo il quale forse un’idea potrebbero anche farsela…se non che, sempre perché si va di fretta, i giudizi spesso sono cose tipo: “M, 3 a., ecc tip, testa ecc, dent. cc, lin dor e app corr, MB mov, B man“.
E la Sciuramaria legge e fa: “EH?!?”. Ed è già grasso che cola se il giudice è italiano, perché in quel caso l’anima buona capace di tradurle il giudizio magari la trova: se invece il giudice è straniero, i cavoli diventano sommamente amari.

Un po’ per questo, un po’ perché le iscrizioni si fanno sempre più care, un po’ perché c’è la crisi, un po’ perché non solo gli animalisti ce l’hanno con la cinofilia ufficiale, ma adesso anche i cinofilosofi (che hanno il fiuto di un bloodhound quando si tratta di cavalcare le correnti di moda), in expo ormai le Sciuremarie sono più rare del podengo ibicenco e pelo duro.
Restano, quindi, gli allevatori e alcuni privati che hanno per le mani un vero cane da show: solo che c’è un limite al numero di cani che un allevatore riesce a presentare, mentre il privato solitamente non è abbastanza bravo.

Ed ecco che arrivano gli handler a salvare la baracca.

Preziosi, preziosissimi, perché se non altro danno modo a tutti di giocare ad armi pari: non necessariamente inciuciando, ma preparando (prima) e presentando (dopo) i cani con somma professionalità.
E se andiamo a vedere, tra handler e allevatori noti (quelli ancora ignoti si dovranno fare la loro bella gavetta e diventare noti: ci siamo passati tutti, eh!), le armi sono effettivamente pari: i cani sono più o meno dello stesso livello, le presentazioni pure.
Non gridiamo troppo allo scandalo se l’handler dice “devo già vincere due classi, la terza non me la daranno mai”… perché intanto anche le altre classi sono già “assegnate” in partenza, o quasi: qualcuna all’allevatore, qualcuna agli altri handler (il problema, ormai, è riuscire ad accontentarli tutti, visto quanti sono!)… ma il gioco, ormai, è diventato solo quello di spartire le vittorie in modo che tutte le fanciulle in gara possano avere almeno la loro particina in un programma TV.
Poi ci sarà quella che farà la velina e quella che si dovrà accontentare della televendita…ma nessuna resterà a bocca completamente asciutta.


E’ una mafia? E’ uno schifo?

Mah… sì e no.
A parte il fatto che, in linea di massima, è mafia quando vince un altro, mentre è tutto regolarissimo quando vinci tu…la verità è che di solito i cani vincenti, gira che ti rigira, alla fin fine SONO davvero i migliori rappresentanti che quella razza offre.
La giostra gira, un po’ vince uno e un po’ vince l’altro, ma di campioni veramente carciofi, personalmente, ne ho visti davvero pochi.

No, non ho detto “nessuno”.
Purtroppo non posso proprio dirlo, questo. Così come vorrei tanto dire che non ho mai visto vincere cani già notoriamente portatori di malattie ereditarie… ma non posso dire neanche questo.
Certo, in questo caso non è colpa del giudice né dell’handler (che non sono tenuti a sapere vita, morte e miracoli di tutti i cani del mondo), ma solo dell’allevatore scorretto, anzi assolutamente bastardo, che continua a presentare i soggetti dubbi (e in certi casi anche quelli che portano sicuramente problemi).
Quando vince il carciofo, invece… allora c’è decisamente qualcosa di stonato.
E per quanto si tratti di casi tutto sommato rari, non fanno certo il bene della cinofilia: anche perché può succedere (ed è successo, altroché se è successo!) che il cane vincente (ma carciofo) “faccia tendenza” e che gli altri allevatori si sforzino di imitarlo.
O che prendano un sacco di monte direttamente da lui, così, se si tratta di un maschio che “passa” molto di sé, i cloni si moltiplicano rapidamente.
Sì, ogni tanto capita di veder vincere un carciofo, o quasi…perlomeno, un cane che non è malaccio, ma che è ben lontano dall’idea che si dovrebbe avere di “eccellenza”.
Ma perché succede?
La risposta la copincollo, perché è parte di un commento scritto proprio da un Giudice – che come tale evidentemente conosce bene il problema – nella discussione su FB di cui parlavo all’inizio:

“Quanti handler cercano di stabilire un contatto con gli Esperti Giudici, promettendo servizi, favori, o proponendo inviti a esposizioni, dove loro ovviamente saranno presenti con i loro cani , o raccontando i successi di questo e quel cane, o di un Allevatore rispetto a un altro? Quanti promettono ai Comitati Organizzatori la loro presenza in massa, solo se sarà presente un particolare Esperto Giudice? E infine, quanti handler oltre a preparare e presentare il cane, si fanno carico di altre competenze, come quelle della pensione, dell’alimentazione, dei controlli sanitari, ecc. pur non avendo personalmente le strutture adeguate e non essendo in grado di offrire personalmente le garanzie necessarie al benessere del cane?”

A queste domande, però, a me verrebbe da rispondere con un’altra domanda, e cioè: quanti sono i Giudici o gli organizzatori che accettano questi ricattini? Perchè non basta mica provare a corrompere qualcuno: bisogna anche che quel qualcuno ci stia.
Quindi i casi sono due: o la cinofilia è tutta sporca, inciuciata e mafiosa… oppure si tratta di casi sporadici che andrebbero identificati, denunciati e isolati.
Dopodiché, però…cambierebbe davvero qualcosa?

Per rispondere a questa domanda devo forzatamente autoincensarmi, dichiarando che non ho MAI, in vita mia, provato non solo a corrompere, ma neanche ad influenzare un Giudice. Non gli ho mai mandato né una cassetta di vino, né la foto del cane che avevo magari acquistato all’estero.
Ovviamente la stessa cosa ve la diranno tutti gli espositori, tutti gli allevatori e tutti gli handler del mondo, quindi non siete tenuti a credermi: però è la verità, forse con un’eccezione… perché una volta ho vinto una Speciale e in seguito si è scoperto che la Giudice, una specialista americana, era una carissima amica dell’allevatore (a sua volta americano) che mi aveva venduto il cane.
Tutti gridarono all’inciucio e a me è sempre rimasto il sospetto che ci sia effettivamente stato… però, se c’è stato, è avvenuto tutto oltreoceano: io non ne sapevo nulla (e voglio continuare a non saperlo. Preferisco credere che il cane le sia piaciuto davvero).
Sta di fatto che, non inciuciando, non comprando nessuno e non andando a letto con nessuno:
a) sono stata accusata di aver fatto tutte e tre le cose (come peraltro tutti gli altri allevatori ed handler conosciuti);
b) qualche vittoria e qualche campionatino me lo sono pur fatta, il che significa che se hai cani buoni forse ci metterai un po’ di più, ma alla fine i risultati arriveranno.

Posso ancora aggiungere che, essendo io decrepita, ho cominciato ad esporre quando gli handler non si sapeva neppure che cosa fossero: anzi, posso dire che “io c’ero!” quando l’uomo mise piede sulla luna, quando si suicidò Marylin Monroe e quando arrivò in Italia il primissimo handler della nostra storia cinofila.
Anzi, proprio “nostra” no, visto che era (ed è) americano: è il signore che vedete nella foto a destra. Oggi ha i capelli bianchi, allora era un ragazzino…e quando si sparse la voce che “era arrivato un handler”, la domanda più frequente tra gli allevatori fu: “E’ arrivato un COSA?”.
Tanto per farvi capire che tempi erano.
Bene, cosa pensate che succedesse, a quei tempi, in expo?
Semplice: si diceva che l’allevatore Tizio andava a letto con la giudice Caia, mentre l’allevatore Caio si faceva la moglie dell’organizzatore Sempronio. Che il giudice Pinco avrebbe sicuramente fatto vincere il cane Pallino perché il suo proprietario gli aveva piazzato un’intera cucciolata che gli era rimasta sul groppone, mentre il giudice Pippo avrebbe fatto vincere il cane Pluto perché oltre a fare il giudice vendeva mangime e il proprietario di Pluto gliene comprava bancali.

Quanto c’era di vero allora? E quanto c’è di vero oggi, nei presunti inciuci degli handler?
Sinceramente non lo so.
Quello che so è che la storia del mangime si è ripetuta in tempi recenti (penso che la conoscano tutti gli espositori italiani, anche perché il Giudice interessato non è precisamente uno sconosciuto…), e pare che ci fosse parecchio di vero: però la certezza matematica non ce l’ho.
C’è sicuramente del vero anche in certe storie di favori sessuali o di viaggi (talvolta CON favori sessuali incorporati) offerti al Giudice X o Y, e  in alcuni casi ho prove decisamente concrete che queste storiacce siano accadute… però non è che sia mai stata nella camera d’albergo del giudice X o Y a vedere con i miei occhi cosa succedeva.
Insomma, se i dubbi ci sono, le certezze quasi sempre mancano: se la cinofilia equivale alla media degli altri ambienti umani (e non vedo perché non dovrebbe) penso di poter sostenere senza andarci troppo lontano che in tutto ciò che si racconta c’è un 30% di verità, un 20% di storie gonfiate e un 50% di pure invenzioni legate a invidie, ripicche e a tutti questi pregevolissimi sentimenti che i cani non conoscono neppure, ma che sono il pane quotidiano di chi sta dall’altra parte del guinzaglio.
Certo, un 30% di veri inciuci e di vere storiacce è già troppo.
Però, signori miei… non possiamo neppure aspettarci che il mondo della cinofilia sia un’oasi felice che si eleva al di sopra delle umane brutture: corruttori e corrotti ci sono, ahimé, ovunque (basta fare un’occhiata alla politica, o all’imprenditoria…) e non basta amare i cani per diventare automaticamente dei santi.
Bisognerebbe, questo sì, che qualcuno sorvegliasse con più attenzione: che l’ENCI tenesse gli occhi aperti e che intervenisse con forza quando succede qualche fattaccio.
Purtroppo, però, anche qui vale la regola generale del mondo umano: più in alto vai e meno gente pulita trovi.

Detto tutto questo…gli handler sono davvero la rovina della cinofilia? Sono davvero i principali autori di inciuci e i principali “padrini” delle varie mafie e mafiette?
Per quanto ne so io, proprio NO. Anzi, credo in molti casi siano soprattutto dei comodi capri espiatori.

I problemi che riguardano gli handler, a mio avviso, sono BEN ALTRI che non i presunti inciuci: sono gli improvvisatori, per esempio, che handler si “inventano” da un giorno all’altro senza avere né la cultura cinofila, né la preparazione, né la competenza per svolgere in modo corretto questo lavoro… e che sono poi gli stessi che si mettono a fare pure i veterinari e magari gli educatori, come sosteneva il giudice nel commento qui sopra.
A questo si potrebbe ovviare creando una professionalità che oggi – come in TUTTI i dannatissimi campi della cinofilia – non ha alcun riconoscimento ufficiale. Ci vorrebbe un Albo, un registro, un qualcosa che permettesse di capire chi è un handler davvero qualificato e chi, invece, si è svegliato una mattina e si è messo a presentare cani giusto perché non sapeva che altro fare della vita sua.
Ho sentito dire che c’è la volontà di costituire un’Associazione che possa procedere verso la creazione di un albo professionale: ben venga. Sarebbe fortemente auspicabile che lo stesso avvenisse anche per educatori, addestratori e per molte altre figure della cinofilia che oggi non si sa bene come inquadrare.
Sarebbe opportuno che gli handler avessero un prezziario da rispettare, e ovviamente che pagassero le tasse come tutti. Restiamo in attesa.

Problema serio numero due: ci sono handler che amano davvero i cani, che si dedicano a loro con grande passione e che, se devono tenerli presso le proprie strutture, li trattano come se fossero cani loro…e ce ne sono altri per i quali i cani sono semplicemente uno strumento per far soldi. Che li tengono con scarse attenzioni e poca cura. Che li trasportano in condizioni non proprio di maltrattamento, magari, ma sicuramente di disagio. Che li costringono a passare giornate intere chiusi in un kennel.
Ecco, tutto questo dovrebbe essere impedito: ma ad impedirlo dovrebbero essere soprattutto i proprietari dei cani stessi, che invece, a volte, fingono di non vedere e di non sapere, perché comunque l’handler (specie quando è famoso) “serve” per il risultato.
E anche qui, le colpe sono duplici: gli handler che trattano i cani come oggetti sono sicuramente colpevoli, ma i proprietari dei cani lo sono forse di più, visto che avrebbero il preciso dovere di controllarne il benessere. Troppo comodo affidarli all’handler e aspettare il risultato, senza neppure chiedersi come sia stato ottenuto e come sia stato gestito il cane in quel periodo: perché se si fa così, significa che i propri cani non si amano neanche un po’. Ed è troppo comodo, alla fine, scaricare le responsabilità su altri.

Un GRAZIE a Roberta Semenzato per le foto degli Handler sui ring italiani.


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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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