venerdì , 24 ottobre 2014
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I Grandi della cinofilia: Tina Violi Gussoni

di FRANCESCO COCHETTI – Non ricordo di essere stato mai senza un cane accanto, sono nato e cresciuto con i cani.
I miei genitori allevavano Barboni. All’epoca non era ancora riconosciuta la taglia “toy” nei Barboni, seppur la maggior parte dei Barboni nani allevati con l’affisso “Della Perla Grigia” sin daglii anni ’70 fossero toy.
Mio padre Carlo Cochetti diventò, verso la fine degli anni ’70, giudice di esposizioni di bellezza e così mi ritrovai spesso a seguirlo durante i suoi appuntamenti ed iniziai ad assisterlo nei giudizi.
Scrivevo le relazioni di giudizio ed all’epoca ancora non esistevano i libretti di qualifiche.
Mio padre mi diceva che la più grande esperta italiana dei cani da compagnia era la signora Tina Violi Gussoni, persona che avevo incontrato più volte e visto giudicare, aveva anche spesso giudicato i nostri cani.
Era la persona che nel 1963 aveva fondato, insieme ad altri, il Club Cani Compagnia e pur essendo allevatrice di Pastori Belgi, con l’affisso “Del Tempestoso”, si era dedicata tanto alle razze da compagnia, che amava particolarmente.
Mi appassionava e mi incuriosiva la figura di assistente di ring, iniziavo a pensare che magari, da grande, mi sarebbe piaciuto diventare giudice e mi sarebbe piaciuto diventare famoso come la signora Tina Violi Gussoni.
Iniziai ad andare a scrivere le relazioni nel suo ring, qualsiasi fosse la razza che giudicava ero là, a scrivere per lei. Dopo poco mi accorsi che i difetti che segnalava sui cani sottoposti a suo giudizio ero in grado di vederli e questo mi dava una grande voglia di andare avanti e soprattutto una fiducia del mio occhio. Passavano gli anni e puntualmente la domenica ero nel ring della signora Violi, ero ormai il suo assistente di ring preferito, conoscevo la sua terminologia e soprattutto l’accurato ordine che pretendeva.
Iniziava a farmi domande durante i giudizi, se sbagliavo si infuriava, se le rispondevo correttamente faceva un cenno con il capo, senza dire nulla. Era allora la Presidente del Club Cani Compagnia, Club che organizzava diversi raduni per le razze tutelate. Mi chiese di aiutarla con l’organizzazione dei raduni. Mi recavo nei posti un giorno prima, l’aiutavo a preparare le relazioni di qualifica, allora si scrivevano a mano, i premi speciali. Etichettavamo i premi d’onore, che tempi!
Un giorno, verso la fine degli anni ’80, ad una speciale di razza Barbone mi guardò e mi disse: “La settimana prossima invio all’Enci la lettera di presentazione a giudice, non l’ho fatto per nessuno ma lo voglio fare per te, fai in fretta a produrre la documentazione che ti occorre”.
La guardai un attimo e lei si infuriò, perché non avevo detto una parola, le diedi un abbraccio e quel giorno segnò il cammino della mia carriera di giudice.
Durante i due o tre anni che trascorsero dal momento dell’inoltro della domanda di giudice all’ENCI, ero sempre sotto esame, domande continue mi venivano poste dalla signora Violi. Mi ricordo che, se sbagliavo, mi prendevo una bella botta sulla mano e regolarmente mi volava via la penna. “Guarda bene quello che non va in questo cane e dimmelo senza pensarci troppo”, “Qual è a colpo d’occhio il migliore, conto fino a cinque”, “devi essere veloce e mai titubante, quando sarai giudice non devi dare a pensare agli espositori che sei un insicuro, sbaglia ma fallo veloce, in un secondo”!
Era per me dura veramente, ero giovane ed a volte mi dicevo: “Sono pazzo o che? Perché mi sacrifico la vita rincorrendo un qualcosa che è molto lontana? Come posso sopportare le urla della signora Violi?”
Eppure dopo le sue urla intravedevo tenerezza nei suoi occhi, una tenerezza così percepibile che mi induceva spesso ad abbracciarla ed a manifestarle quanto le ero grato per quello che mi aveva dato.
Era una persona difficile, irrascibile perché profondamente molto timida, aggrediva per non essere aggredita. Era difficile per gli organizzatori che la invitavano a giudicare. Non le stava bene mai nulla, albergo e cibo erano molto spesso non di suo gradimento.
Era una persona profondamente sola, bisognosa di tanto affetto. Intelligente e preparata, con una forte personalità, molto probabilmente influenzata anche dalle sue esperienze di vita, era difficilmente avvicinabile. Non le interessava essere popolare, difendeva i suoi ideali senza curarsi di chi aveva di fronte.
Devo a lei la mia carriera di giudice, devo a lei il mio essere cinofilo.
L’ho abbandonata durante gli ultimi tempi della sua vita, troppo preso dai miei impegni, e questo mi lascia molto amareggiato.
Una donna unica nel suo genere, che aveva dentro tanto amore e sensibilità, tramutate – per paura di essere scoperta dagli altri – in atteggiamenti burberi e duri.
Grazie, signora Tina, per quello che ha fatto per me!


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2 commenti

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  1. Francesco Cochetti

    Grazie Valeria per aver ricordato una grande Donna della Cinofilia Italiana!


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  2. Un genio non deve essere simpatico,di bel aspetto o abile nelle pubbliche relazioni.Tutto questo serve alle persone mediocre per essere notate.Un genio con il suo essere influenza il mondo .Non conosceva la sig-ra Tina ma solo per aver scoperto ed instruito un altro giudice merita un GRAZIE.


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