sabato 4 Luglio 2020

Vi presento il (mio) gatto

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Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

di VALERIA ROSSI – Ciro, per gli amici Gattoscemo, se ne è andato ieri pomeriggio dopo una lunga, lunga vita di coccole, scatoloni e pappa (le tre cose che amava di più al mondo, nell’ordine. Anzi, sull’ordine delle prime due non sono neanche sicurissima). La quarta cosa che più amava al mondo era il monitor, quando ancora i monitor erano fatti come quello nella foto a sinistra: l’avvento degli schermi piatti, senza posto-gatto, dev’essere stata una delle peggiori tragedie della vita sua.
Ciro aveva il cancro, era diventato pelle e ossa (lui che è sempre stato un gatto decisamente ciccione): ma fino a ieri mattina ha mangiato, ha fatto AOOO per richiamare l’attenzione (e la ciotola), ha dormito sulla sua sedia.
Poi, verso metà mattinata, ha fatto un “AOO” diverso, chiaramente sofferente: si è sdraiato a terra ansimando.
Di corsa dal veterinario, dal quale non ha fatto ritorno: è stato addormentato e se ne è andato serenamente, accompagnato dall’ultima coccola del mio compagno.

Ad agosto Ciro avrebbe compiuto vent’anni. E quasi vent’anni insieme sono tanti. Ma proprio tanti.
Anche se sai che meglio di così non avrebbe potuto vivere, anche se è stato un gatto pienamente realizzato e felice, una lacrima non la puoi mica evitare.
Specie quando hai passato mezza vita a guardare la TV (e a fare qualsiasi altra cosa) come nella foto a destra.
Ora Snow e Bolo non ci sono più,  Gufy non c’è più…ma  Ciro sembrava eterno.
Sembrava che ci fosse “sempre stato”: ogni volta che ricordavi un momento, che raccontavi un aneddoto familiare, che rivedevi un attimo della tua vita, c’era dentro lui. E quando succede così, quando qualcuno fa parte della tua vita e della tua famiglia così a lungo e così intensamente, allora finisci per pensare che non solo ci sia sempre stato, ma che sempre ci sarà. E quando invece se ne va ci resti malissimo.
Ti senti una specie di buco, più o meno all’altezza dello stomaco: come se ti avessero portato via un pezzo (e infatti è così).
Hai la sensazione di un vuoto che in qualche modo devi  riempire.
Io provo a riempirlo con questo ricordo del mio gatto, che però non può essere un ricordo triste, perché lui ha sempre fatto il pagliaccio di professione.
E allora va ricordato con un sorriso, non con le lacrime.

Va ricordato che l’avevamo chiamato Gattoscemo per contrasto con Olivia, la Geniogatta. Olivia era stata raccattata da cucciola, dopo una breve ma intensa vita da randagia: era durata pochi mesi, quell’esperienza selvaggia, ma a quanto pare le aveva insegnato tutto quello che serve per cavarsela in ogni circostanza. Ciro era nato in casa, allevato contemporaneamente da mamma gatta e dalla pastora tedesca di famiglia, che aveva avuto i cuccioli contemporaneamente alla micia. Le due mamme si scambiavano i figli: quando una aveva da fare, l’altra badava a entrambe le cucciolate.
Risultato: Ciro ha sempre avuto un po’ di crisi di identità.
Amava i gattini cuccioli, ma aveva il Sacro Terrore dei gatti adulti (esclusa Olivia, che per lui era la mamma adottiva): invece, se vedeva un cane, gli volava incontro e gli si strusciava addosso tutto ronfante e purrante. Se il cane gli abbaiava o ringhiava, lui si metteva a giocarci a zampate (senza unghie: credo che non abbia MAI tirato fuori le unghie in vita sua).
Uno pensa: un gatto così non può mica durare molto.
Ma mica vero: a parte il fatto che Ciro ha vissuto prevalentemente in casa (per scelta sua, perché quando abitavamo in campagna gli sarebbe stato permesso di uscire: ma a lui piaceva stare dove stavamo noi), nessun cane gli ha mai detto “ba”.
Un giorno venne a casa mia un Akita noto come “Sterminator” proprio per il numero di gatti che aveva già fatto fuori. Chiusi Ciro in una stanza, raccomandando in diciotto lingue a mia madre di NON APRIRE QUELLA PORTA per nessun motivo al mondo, perché il cane era un killer, perché Ciro e Olivia avrebbero rischiato la vita eccetera eccetera. Chiunque abbia conosciuto mia madre può immaginare il seguito della storia: tempo dieci minuti, si era bell’e dimenticata tutte le raccomandazioni e aveva aperto la porta.
Risultato: Olivia in cima all’armadio, piatta come una biscia e invisibile. Ciro che arrivava tutto impettito, coda alta e fusa a mille, e puntava dritto sull’Akita.

Strusccccc, struscc… purrrrr… PURRRRRRRRRRR!!! (il mio gatto faceva le fusa a millemila decibel)… e il cane lo guardò allibito: “Possibile che sia un gatto? Ma no, non può essere un gatto. Nessun gatto sarebbe così scemo da venirmisi a strusciare addosso in questo modo! Fammi un po’ capire? Fammi annusare per benino… che diavolo è ‘sto animale?”
Nel tempo che l’Akita  impiegò a fare questo ragionamento, io ebbi tutto il tempo di recuperare il gatto, richiuderlo in camera, richiudere la porta e cazziare mia madre. Ed ebbi anche il tempo di intravvedere, dalla sommità dell’armadio, due occhi che lampeggiavano di puro sdegno, lanciando a Ciro il chiaro messaggio: “Sei PROPRIO scemo!”.
Mai messaggio venne meno recepito. Ha sempre fatto così, con tutti i cani del mondo. Ovviamente è stato l’amico del cuore dei cani di casa, ma anche con quelli mai visti e conosciuti ha sempre e solo fatto così. E li ha spiazzati tutti nello stesso modo, nessuno escluso.
La foto a destra forse l’avete già vista, perché l’ho già pubblicata su “Ti presento il cane”: il giorno in cui la scattai la postai per scherzo su un newsgroup, dicendo che al mio cane era venuta una strana escrescenza sulla pancia…e ricevetti diversi consigli allarmatissimi: “Corri dal veterinario! Anzi, no, chiamalo e fallo venire a casa, non muovere il cane!”
Rimasi un po’ imbarazzata (mi dispiaceva aver fatto preoccupare gli amici del NG): però, confesso, mi feci anche una caterva di risate.

Ciro era scemo anche quando tentava i furti in cucina. Per dire: salame sul tavolo, Olivia che frega il salame, tu che entri all’improvviso, Olivia che scompare letteralmente in un nanosecondo. E non sai dove sia finita, non esiste più, si è volatilizzata (una volta che ero particolarmente incazzata e che la cercai davvero per tutta la casa, dovetti desistere dopo un’ora di perlustrazioni. Il mistero di risolse solo alla sera, quando mio figlio andò a dormire e scoprì che sotto le sue coperte, proprio in fondo-fondo-fondo al letto, c’era qualcosa di peloso).
Stessa scena, con Ciro protagonista: salame sul tavolo, Ciro che frega il salame, tu che entri all’improvviso.
Che faceva, il gatto? Capottava a pancia all’aria come un cane, arrendendosi a zampe aperte, occhi chiusi e faccia da martire rassegnato:  “Okay, mi hai beccato, hai vinto: uccidimi pure”.
Ovviamente a te scappava da ridere, così nessuno lo uccise mai.
Una volta si mise a giocare con rotolo di nastro adesivo: dalla mia postazione al PC, gli gridai di lasciarlo stare. Come non detto, ovviamente.
Dopo due minuti mi giro e vedo San Ciro Martire con l’aureola.
Secondo me non si era assolutamente accorto che il nastro gli era rimasto appiccicato.  Mentre io schizzavo a prendere la macchina fotografica, lui faceva la faccia da: “Visto che bravo? L’ho lasciato stare, non ci gioco più, anzi mi sta venendo un po’ sonno”.

Ciro aveva una passione viscerale per scatole e scatoloni. Voi direte, tutti i gatti ce l’hanno. Sì, vabbe’, ma è come paragonare uno che si beve un cicchetto a fine pasto con un alcolizzato.
Qualsiasi scatola entrasse in casa, lui ci si doveva parcheggiare dentro.
Anche quando non ci stava.
Era un gatto grosso e per un periodo della sua vita fu decisamente un gatto grasso, al limite dell’obeso (era il periodo in cui era mia madre ad occuparsi della pappa felina. Poi la palla passò a me e lui tornò a dimensioni più civili: ma sempre gattone era). Ho solo alcune foto dimostrative, ma di ricordi ne ho anche peggiori di così: una volta tentò di comprimersi ai minimi termini per entrare nella scatola che aveva contenuto un portachiavi.
Ovviamente non riuscendo a piazzarci il culone, finì per addormentarsi con la punta del muso nella scatoletta (altro non ci entrava), però contento perché comunque si era inscatolato. Purtroppo quella volta non avevo la macchina fotografica a portata di mano.

Voi direte: ma ‘sto gatto dormiva sempre? Nelle foto non fa praticamente altro!
Be’, sì, dormire dormiva un bel po’. Però giocava anche molto.  Cordini e fili di qualsiasi tipo, forma e colore lo trasformavano in Gatto Selvaggio (con quelli usava anche le unghie, miracolo!).
Peccato che una volta Olivia rovinasse completamente l’effetto. Mentre lui ci dava che ci dava che ci dava con un cordino tipo quello che si vede nella foto (erano quelli che si usavano per imballare i giornali, casa nostra ne è sempre stata piena) lei lo osservò per dieci minuti buoni con la solita aria da “povero scemo, come fai a divertirti con queste cazzate?” (lei disdegnava fruste, piumette, topini e tutti i normali giochini da gatto). Dopo dieci minuti, quando lui era tutto esaltato nel ruolo di Cacciatore Ferocissimo, lei gli si piazzò di fronte e gli ammollò uno sberlone, proprio a zampa aperta: uno sberlone da spostargli la testa dall’altra parte.
Lui fece la faccia da Gatto con Gli Stivali di Shrek: “Ma perché?!?”
“Perché sei troppo scemo”, sembrava dire la coda di Olivia, mentre se ne  andava schifata.
Anche di questa scena non ho foto: ma non solo perché non è che uno possa vivere con la macchina fotografica al collo, quindi tante cose bellissime che fanno i nostri animali si perdono. E’ anche per il fatto che Olivia, se solo intravvedeva una macchina fotografica, reagiva come quando rubava la roba sul tavolo. Pluf, volatilizzata. Anche Olivia è vissuta con noi per moltissimi anni, ma di lei non ho neppure UNA singola foto.

Un giorno, qualche annetto fa, feci un servizio sulla rivista a due signore tanto carine che confezionavano abiti per cani, artigianali, davvero belli. Le signore, dolcissime, per ringraziarmi mi mandarono in omaggio due collari con gli Swarovski (io e i miei cani eravamo proprio adattissimi a questo genere di cose!!! Ma vabbe’, il pensiero era stato davvero gentile)… ma volendo proprio esagerare mi inviarono anche quello che secondo loro era un cappottino di misura adatta a uno staffordshire bull terrier. Quando lo provai a Bolo, ci entrava giusto il muso e null’altro. Così a farne le spese fu il Gattoscemo, che si lasciò pazientemente vestire e altrettanto pazientemente fotografare (era un santo), anche se la sua espressione la dice lunga su cosa pensasse di tutta la faccenda. Dopodiché io mi voltai per posare la macchina fotografica e spogliare il gatto…e lui decise di seguirmi.
Fece due passi tipo Robocop, con le zampe rigide perché intrappolate dal cappottino… e venne giù dal divano come un sasso, sempre con le zampe distese tipo bastoni e la faccia moooolto perplessa.
Purtroppo la foto non l’ho scattata perché, l’ho detto, avevo appena posato la macchina fotografica: ma intanto sarebbe venuta sicuramente mossa, perché ero troppo piegata dal ridere.
P.S.: se qualcuno sta pensando che io sia un’idegna maltrattatrice di gatti, sappia che Ciro cadeva dai divani anche senza bisogno del cappotto. Ogni tanto, dormendo e forse sognando, cominciava a girarsi e rigirarsi…e PLOF, cadeva di sotto. Sulle quattro zampe! – penserete voi, trattandosi di un gatto.
NO!  Veniva giù di schiena, e ogni tanto si rialzava e risaliva sul divano con l’aria indifferente (“volevo scendere…”), ma altre volte continuava direttamente a dormire sul pavimento.

Ancora una e poi basta. Ho detto che Ciro, quando abitavamo in campagna, aveva la possibilità di uscire di casa, se avesse voluto. Solo che non voleva. Il suo  imprinting “canino” era stato evidentemente più forte di quello felino, e lui si riteneva a tutti gli effetti un animale sociale (come il cane) e non un individualista come dovrebbe essere un gatto.
L’unica volta che decise proprio di uscire fu – ovviamente – quella volta in cui non avrebbe dovuto: perché non abitavamo più in campagna, ma in città, e per di più vicino a una strada trafficata. Ci eravamo trasferiti da pochissimi giorni e la mia solita madre, in vena di pulizie del pianerottolo, lasciò la porta di casa spalancata.
Si fiondarono fuori entrambi, Olivia e Ciro: e mia madre non se ne accorse minimamente.
Lo scoprii io quando rientrai a casa – dopo un’ora buona – e non trovai nessun gatto.
Dopo un lungo ed estenuante botta-e-risposta a base di “Li hai fatti uscire?!?” “Ma no, figurati!” “Hai aperto la porta?” “Ma no…ah, forse sì, ma per cinque minuti, per pulire la scala…ma li avrei visti uscire, no?” (infatti…), iniziai le ricerche: per strada, lungo il fiume, in tutta la zona. Chiesi a tutto il mondo se qualcuno avesse visto due gatti, chiamai a squarciagola, urlai, mi disperai.
Dopo quattro ore di ricerche vane, quando ormai si era fatto buio, rientrai a casa e comincia a cazziare mia madre a volume talmente alto che apparve la vicina di casa, quella che stava al piano di sotto.
“Scusi, ma… per caso vi è scappato un gatto? Ho sentito bene?”
“SIIIIIIIIIIIIIIII!!! Ne sono scappati due, li ha visti?”
“Eh…il maschio no, mi dispiace. Non ne so nulla. Ma la femmina l’abbiamo presa noi, è in casa nostra. Era sul nostro pianerottolo che miagolava disperata, non sapevo che fosse la vostra… abbiamo visto che è incinta e che sta partorire, così le abbiamo preparato una cesta. Lei ci si è sdraiata subito dentro, si vede che è proprio vicina al parto…venga, è giù in casa mia, venga pure a riprendersela!”
C’era solo un piccolo particolare stonato: Olivia NON era affatto incinta, anche perché era sterilizzata!
Decisamente perplessa, corsi a vedere…e trovai Ciro mollemente adagiato nella cesta che gli  avevano preparato “per il parto”, con la faccia godutissima e il pancione che, all’epoca, poteva effettivamente trarre leggermente in inganno (fu da quel giorno lì che lo misi a dieta).
E Olivia? Olivia ERA effettivamente scappata e uscita anche dal portone.
Mentre la fuga di Ciro era durata un piano di scale, dopodiché si era messo a fare i suoi disperati AOOOOOOOOOOOO  (lui miagolava senza la M davanti), facendo accorrere la vicina, lei si era fiondata fino in fondo alle scale e poi fuori dal portone, approfittando evidentemente della prima persona che l’aveva aperto. La cercai – al buio – per altre tre ore, con la pila, chiamandola e richiamandola, finché dovetti arrendermi: o era finita sotto una macchina, o era scappata chissà dove. Con l’angoscia nel cuore, mi preparai ad andare a dormire: e a mezzanotte in punto si sentì un MIU? fuori dalla porta. Corsi ad aprire, e lei entrò con la coda gonfia e la faccia tronfia, soddisfattissima: “Bel giretto, oggi, mi sono proprio divertita”.
Dove sia stata tutto il giorno non l’ho mai saputo e mai lo saprò.

Okay, basta così. Potrei andare avanti ancora per ore a scrivere aneddoti sul Gattoscemo e sulla Geniogatta (per tacer dei nuovi arrivi, Nemesi e Venerdì, le due pazze con cui Ciro ha diviso il suo ultimo anno di vita: Venerdì solo pochi mesi, in realtà. Invece Nemesi è arrivata lo scorso novembre, ha preso subito possesso di TUTTO, ha spodestato Ciro anche dal suo divano personale e nonostante questo è stata adottata e coperta di bacini, perché lui era davvero un gatto buono all’ennesima potenza).

Ma non posso rifilarvi vent’anni di gatto, e poi l’effetto che volevo ottenere l’ho ottenuto: ricordando questi episodi mi è venuto più da sorridere che da piangere.
Se mi avete seguito fin qui, spero che qua e là abbiate sorriso un po’ anche voi: in caso contrario, perdonatemi.
I miei lettori li considero anche un po’ amici, e credo che avrete subito senza protestare troppo questo mio piccolo sfogo di cui avevo proprio bisogno.
Da domani si torna a parlare di cani (e anche un po’ di gatti, ma non dei gatti miei e dei fatti miei): per oggi è così.
Ho condiviso i miei ricordi con voi, ora me ne starò a pensare un po’ a tutti gli altri per conto mio, riguardandomi qualche altra foto e utilizzando qualche altro kleenex.
Ma pochi, penso. Perché tutte le cose finiscono, anche quelle che sembrano eterne.
Ma quando sono state cose così belle e tenere e dolci…allora si può anche chiudere l’ultima pagina sentendosi più sereni che tristi.

 

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37 Commenti

  1. Non sono affatto sicuro che esista un Paradiso per noi umani. Ma sono sicuro che ne esiste uno per i gatti e gli animali. Dunque il tuo gatto, ogni gatto, dopo aver vissuto bene o male su questa terra, se la godrà per l’eternità. E’ una delle poche certezze che ho.

  2. voglio augurare buon viaggio alla mia gatta Orsola, morta stamattina a 17 anni….non ha mai preso un insetto in vita sua, ma era comunque un buon gatto…e come faceva le fusa lei, con quel rumore di ferraglia, non le farà mai nessuno. sii felice sul ponte piccola mia.

  3. Con il tuo racconto io non ho solo “sorriso”…ma ho proprio “riso”… ad alta voce (notare che sono al lavoro!!!!) ed ho pure versato qualche lacrima…. nei tuoi articoli sei perfettamente in gradi trasformare le tue parole in emozioni! E questo articolo mi ha emozionato tantissimo! complimenti.

  4. Valeria, che bello. Non che Ciro non ci sia più, ma che Ciro sarà sempre. Mai nessuno potrà toglierti di torno il Gattoscemo, e tutti i Gattoqualcosa, che sono stati così gentili da accompagnarci per una parte, nel tuo caso lunghissima, della nostra vita. E poi lui è ancora lì che ronfa..guarda bene in quella scatola che hai lasciato aperta…proprio in quell’angolino del tuo cuore.

    Un abbraccio, un po’ in ritardo.

  5. Mi dispiace tantissimo…qualche mese fa è mancata la mia gatta. Il 25 Aprile avrebbe compiuto 15 anni, era stata operata per un tumore ma non è riuscita a superare appieno il post operatorio…pensa che era nata in casa, da una gatta di strada che poi era sparita senza lasciare traccia…allevata con il biberon, per mia mamma una figlia e per me una sorella. Lasciano un grandissimo vuoto…

  6. mi dispiace per il gattone, comunque bello e simpatico questo articolo in suo ricordo, che carini stavo morendo dal ridere a immmaginarmi la scena della geniogatta che dava una sberla a ciro “perchè sei troppo scemo”! hahahha
    anchio in mezzo a tanti cagnoni ho una gatta un incrocio con un certosino (padre puro, mamma meticcia 100%) anche lei cresciuta tra “cani buoni” si fida troppo..per esempio sta mattina avevo un cagnone da caccia in cortile che non aveva mai visto un gatto e lei se ne arriva con aria da padrona di casa indifferente.. per fortuna anche questo cane è rimasto perplesso da “perchè quella palla di pelo non scappa?” con cuccioli e con cani di grossa taglia fa sempre la carina e non tira mai fuori le unghie (mentre invece con me e mia mamma è decisamente meno carina e gentile, soprattuto se la devo disturbare nel sonno perchè sdraiata su qualcosa che mi serve) con la chihuahua di casa invece è tremenda… essendo “una preda alla sua portata” li fa prendere infarti in continuazione, agguati dietro le porte, assalti sui divani, si nasconde tra le piante nel cortile per poi saltarli addosso…per fortuna lo fa per giocare e non tira fuori le unghie ne morde sul serio, ihih ma la chihui la odia e spera sempre in un occasione per vendicarsi! 😀

  7. E’ dura. E’ durissima. Io ho perso la mia compagna di vita, Tina, qualche anno fa, ma la piango ancora.
    Grazie per i sorrisi che mi hai regalato stasera.

  8. Cara Valeria, vent’anni sono proprio tanti… e, come sostengo da sempre, unica possibilità per colmare il “buco nello stomaco” è la consapevolezza di aver regalto all’amico che se ne andato una vita serena e degna di essere vissuta.
    Se sì avremo in parte compensato l’amore che ci è stato donato.
    Ora il tuo Ciro è oltre il Ponte con tutti gli amici che, come lui e con lui, sono andati avanti.
    Buon vento Ciro ed un abbraccio a Valeria.

  9. Ovviamente intendevo che Ciro ha avuto una bellissima vita e ti fa AAAAOOOOOOOOOO

    Quando mi commuovo divento incapace di scrivere alcunché di sensato XD

  10. Il tuo racconto mi ha fatto ridere e intenerire, al ricordo della mia mitica Scheggia, morta a 15 anni, la gatta che pretendeva le ostretiche quando partoriva (rigorosamente io e mia sorella)…

    Ha avuto una vita bellissima e piena, e dal ponte dell’arcobaleno ti sta ancora facendo AAAOOOOOOOOO 🙂

  11. è un racconto meraviglioso, e veramente divertente, mi sembra quasi di vederlo compiere tutte le sue mirabolanti imprese…Ciro deve essere stato proprio un gatto speciale!!! anzi, lo è, perchè lui c’è ancora, e ci sarà sempre grazie alle tue parole…dopotutto “scripta manent”, no?? 😉 un abbraccio

  12. Un abbraccione Valeria,grande mamma di un grande gatto.
    E grazie per aver condiviso Ciro con noi,mi hai fatto emozionare, sono certa che Ciro ti guarda da lassù :*

  13. Grazie per quanto hai raccontato,ogni animale che sia cane,gatto ,cavallo o altro ci riempie la vita di gioia!Ciao Ciro Gattoscemo,fai ancora sentire la tue fusa dal ” Paradiso dei gatti”dove sei adesso

  14. Grazie, Valeria per aver condiviso le lacrime e il racconto di Ciro… Come ogni racconto condiviso ci hai dato la gioia di “vivere” il tuo Ciro ma anche il grande dolore della sua mancanza. E’ proprio vero quando dici che ci sono certi affetti che pensi siano eterni, non solo come affetti ma proprio che la loro VITA sia eterna… E in un certo modo lo è… Io spero sempre in un futuro insieme, tutti insieme, per recuperare tutte le “abitudini” che danno calore e sicurezza…

    Ti abbraccio, con tanto tanto affetto…

  15. Ciro assomiglia moltissimo come pezzatura, stazza e carattere al mio gatto Teo (e pure lui convive con un gatto più gattesco che tuttavia lo ha eletto a sua guida e mentore).

    Grazie di averci raccontato di Ciro… spero che averlo fatta abbia attenuto il dispiacere, almeno mentre scrivevi…

  16. Questo è l’unico inconveniente di avere in casa un animale domestico: vivono troppo poco 🙁
    Un bacio a Valeria e una carezza a Ciro.

  17. …Anche la mia bimba è così!!! Devo definirla scema? No, non ci penso nemmeno!!! A parte il fatto che è identica a Ciro come colore e con triangolino su naso colorato che spicca nel mezzo del bianco del muso,lei adora i cani, gli fa le fusa, si struscia contro! Quando dorme clamorosamente cade da divani, sedie, scrivanie etc, soffia ai gatti, fà la gobba e gonfia la coda, entra dentro a scatole x minuscole che siano, mi abbraccia, mi bacia, mi stà sulle spalle a mò di pappagallo, se le parlo risponde, mi segue come un’ombra anche in bagno, non tenta mai di uscire e non fà miao, ma o Aòòòò o Iaoooo! Ho messo diversi video su di lei perchè è veramente folle!!!Non sà cosa sian le unghie,tanto che temevo non le avesse!…Maaa…Scema? direi…Ma anche No!…

  18. Leggendo del tuo Ciro mi sembrava di leggere della mia Tessa (un cane, notare bene): un po’ scema, amante appassionata del cibo e degli scatoloni.
    Lei è morta quest’estate.
    Mi piace pensare che magari si siano incontrati, anime affini anche se vissuti lontano, e che passeranno l’eternità a mangiare, giocare e dormire in qualche piccolo scatolone. Un abbraccio forte.

  19. sai, anch’io ho un Gattoscemo ed una Geniogatta in casa, talmente simili nel loro modo di essere ed interagire che il tuo articolo potrebbe benissimo parlare di loro ;-P
    Li avevo presi quando vivevo in Cina, e sono tornati in Italia con me. Ormai non son più giovincelli, hanno quindici anni, e a volte non posso fare a meno di pensare a come mi mancheranno quando non ci saranno più. Hanno condiviso così tanto della mia vita… Momenti belli, ma anche brutti, con una partecipazione che potrebbe sembrare incredibile a chi non conosce i gatti. Un bacio a Ciro, quando (spero tra tanti anni) Scemo-Koku ti raggiungerà vi divertirete un sacco assieme.

  20. Ciao Gattone !! Buon Viaggio !!
    Hai avuto la fortuna di essere molto amato e di aver vissuto tanto tanto, ma proprio tanto tempo con una famiglia che ti ha voluto molto bene.
    E’ tardi ormai, ma dopo le foto che ho visto e le parole di Valeria, credo che anche io avrei preso atto della tua bontà assoluta e avrei quasi osato una carezza sul tuo testone morbido, proprio io, che sono una terrorizzata da qualsiasi gatto!
    Te la mando ora, la mia carezza virtuale…..
    Ciao CIRO !!

  21. Cara Valeria, ti leggo sempre e adoro il tuo sito. Ho due gatte e un cagnone e proprio in questi giorni ho saputo che la mia gattonascema ha un linfoma epatico per il quale non c’è niente da fare. Non mangia, è diventata pelle e ossa e ormai è questione di giorni. Lei però è sempre dolce e buona, fa le fusa anche quando le faccio le punture, quando le hanno fatto il prelievo per le analisi e l’ago aspirato per il citologico. Ogni tanto il cagnone le piazza il musone addosso e lei continua a fare le fusa. I kleenex si sprecano già adesso……Un bacio.

  22. E’ come aver letto un Breve racconto, che ha reso l’idea di che tipo fosse il tuo Ciro, e anche se fin da subito sai che è morto, finisci il racconto con il dispiacere della sua scomparta, come se anche io lo conoscevo, e ho la sensazione che mi mancherà..
    La scrittura fa cose strane, soprattutto quando chi digita ha la tua capacità nello scrivere.
    addio gatto scemo

  23. Ho sorriso si ma ora ho i lacrimoni, da come lo descrivi avrebbe potuto essere il mio Silvestro (andato nel paradiso dei gatti nel 2008 dopo 18 anni di coccole e pappa… ma sopratutto pappa)
    Ancora mi manca, ho due gatti cui voglio un sacco di bene, ma… “come Silvestro non ne fanno più”.
    Ti mando un forte abbraccio.

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