mercoledì , 22 novembre 2017
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Quelli che…si comprano il cane in allevamento

di VALERIA ROSSI – PREMESSA: sulla foto del feto “sicura superstar delle esposizioni”  (nel frattempo è stato confermato che si trattava di satira… basata, evidentemente, sull’abitudine reale di promettere mirabilie quando i cuccioli sono appena nati, o ancora da nascere!), ho fatto alcune riflessioni che ritengo – ahimé – piuttosto realistiche.
Però, se da un lato c’è chi promette l’impossibile, è anche perché dall’altro lato c’è chi questo impossibile lo vuole. Anzi, lo pretende.
Questo articolo intende riportare la giusta “par condicio” tra allevatori ed acquirenti di cuccioli…perché pure questi ultimi non scherzano, quanto a cercarsi le rogne col lanternino!

Quelli che si comprano un cane si dividono in due categorie:
a) quelli che vogliono spendere poco;
b) quelli che sono disposti a spendere tanto, ma in cambio vogliono avere certezze anche laddove possono esserci solo speranze.

Quelli che vogliono spendere poco, secondo logica, dovrebbero puntare dritti sul canile o rifugio più vicino: lì non spenderebbero addirittura niente. Potrebbero scegliere tra millemila tipi, razze, colori, taglie, età, sessi (vabbe’: sessi solo due. Ma per tutto il resto, la scelta è amplissima) e tornarsene a casa con un cane che non soltanto farebbe felice la loro famiglia, ma sarebbe stato anche salvato da una vita infame.
Invece no.
Quelli che vogliono spendere poco telefonano all’allevatore per colloqui come quelli elencati sotto (che sono TUTTI veri e tutti successi personalmente a me. Anche più volte per tipo):

a) E’ l’allevamento X?
– Sì, buongiorno, mi dica…
– Scusi, lei che prezzi fa?
  (senza neanche filarsi il “buongiorno”).
Mia risposta standard: “Se lo sta a chiedendo a me, forse ha sbagliato numero: non sono una escort. Se invece intende parlare del prezzo dei cuccioli, prima dovrebbe cortesemente spiegarmi lei chi è, cosa fa, dove e come vive, com’è composta la sua famiglia e perché pensa di prendere proprio un cucciolo di questa razza. POI, semmai, parliamo del prezzo.

b) “Buongiorno, è l’allevamento X?”
– Sì, buongiorno, mi dica…
“Ecco, senta, a me piacerebbe un lasky, vede, perché la bambina ha visto Balto e ne vuole uno uguale…”
– Cioè, un cartone animato?!?
“Eheheh…no, no, un cane vero, proprio un lasky…”
– (sospiro) Si chiamano Siberian Husky…
“Ecco, sì, quello lì! Lei ce li ha, vero? A quanto li mette?”
Mia risposta standard alla domanda “a quanto li mette”, che mi faceva già venire le bolle:  “Trecentomila lire al chilo” (quando allevavo io, l’euro non c’era ancora, NdR).

L’idea, ovviamente, era quella di ironizzare sul fatto che un cucciolo non è una cesta di patate.
Ma quante persone credete che si siano resi conto che le stavo sfottendo? Forse un paio, in 25 anni. Tutti gli altri prendevano la risposta per buona e rispondevano: “AH! E quanto pesa, in media, un cucciolo?
Oppure: “E la madonna!“: perché evidentemente avevano trovato qualcuno che li vendeva un po’ meno… al chilo!

Queste conversazioni ovviamente, finivano tutte in trenta secondi circa, con la mia lapidaria dichiarazione: “Comunque al momento non ho cuccioli”, che tagliava la testa al toro perché quelli che si comprano il cane, ma vogliono spendere poco, lo vogliono anche pronto in giornata.
Poi c’erano, invece:

c) quelli che mi tenevano mezz’ora al telefono, spiegando (loro, a ME!) l’importanza di rivolgersi a un buon allevatore, facendomi capire che mi avevano fatto il Grande Onore di scegliermi, parlando dei motivi che li avevano spinti proprio verso la mia razza e assicurandomi che avrebbero amato il cane “come un figlio” (e qui a me è sempre venuta voglia di rispondere: “Ma non potreste amarlo come un cane, che sarebbe meglio per lui e per voi?”. Ma sono sempre stata zitta, perché speravo di aver trovato il cliente preparato, responsabile e blablabla).
Al termine di tutta la blaterata, ovviamente, chiedevano anche il prezzo: che io non ho mai avuto problemi a dire anche per telefono (so che molti altri allevatori rifiutano di farlo). Lo posso dire anche adesso, visto che ho sempre pagato regolarmente le tasse e quindi non ho nulla da nascondere:  il mio prezzo era di un milione e mezzo per un cucciolo “al top”, ovvero con la migliore genealogia e le migliori promesse (sulla carta) che potessi offrire. Poteva scendere di cento-duecentomila lire se il cucciolo era un buon cane, ma non mi sembrava destinato a chissà quale carriera riproduttiva-espositiva, e scendeva di molto (ovvero, della metà) se aveva un difetto importante (per esempio, un maschietto monorchide).
A quel punto …………………….luuungo silenzioooooo…………………….e poi: “E la madonna!” (o esclamazione similare).
E subito dopo: “Ma il negozio qui sotto li vende a trecentomila lire!“.
Alla faccia dell’importanza del buon allevamento e di tutto il cucuzzaro.

Quelli che sono disposti a spendere tanto prenotano il cucciolo con secoli di anticipo perché – visto che spendono tanto – vogliono “la prima scelta”. Il che, per carità, sarebbe anche sensato: ma quando sono al primo cane della loro vita, quando non conoscono la razza, quando non hanno mai letto lo standard e non conoscono neppure pregi e difetti… che caspita sceglieranno mai?
E infatti, puntualmente, arrivano quando i cuccioli hanno circa quindici-venti giorni (un cliente è venuto a “sceglierlo” quando di giorni ne avevano TRE: non l’ho neanche fatto entrare in sala parto). Guardano, osservano, rimirano e poi ti dicono: “Ma secondo lei…?”, perché ovviamente i cuccioli sono tutti uguali. A perte il colore del mantello, cosa pensi di vedere a quindici giorni di vita?
Negli husky non vedi neanche il colore degli occhi (fattore di grandissima importanza per il cliente e di importanza pari a zero per lo Standard): a quell’età sono tutti bluastri, il tipico “color neonato” che hanno anche i cuccioli umani.
Quello che è disposto a spendere tanto, dunque, chiede consiglio all’allevatore. Che può rispondere solo “aspettiamo ancora una decina di giorni e poi potrò fare qualche valutazione”.
Ma “qualche” è troppo poco. Lui spende, ue’! Quindi vuole il top.
Vuole il cane “che faccia almeno il campionato italiano”. Anzi, la frase classica è: “non pretendo il campionato mondiale, per carità…ma almeno l’italiano sì!”.
L’homo acquirentis ignora, evidentemente, che il campionato mondiale si fa vincendo UNA esposizione: per il campionato italiano, con un husky, devi vincerne sei, con almeno cinque Giudici diversi, e almeno due devono essere raduni o speciali.
E se un cane è in grado di fare questa carriera, ‘allevatore dovrebbe stabilirlo guardando i cuccioli a venti giorni di vita. Ma per favore!
Quando ti fanno richieste come questa, poi  c’è da meravigliarsi se qualcuno guarda davvero le lastre e dichiara che tra quegli scheletrini c’è una “sicura star”?

Quelli che sono disposti a spendere tanto pensano anche che nel prezzo siano inclusi i miracoli.
Tipo: “lo voglio con gli occhi azzurri”.
– Mi dispiace, ma sarà molto difficile che ne esca uno in questa cucciolata: genitori e nonni hanno tutti gli occhi scuri. Forse nella cucciolata successiva, dove la madre ha gli occhi azzurr…”
“No, no, non posso aspettare così tanto! Me ne DEVE dare uno con gli occhi azzurri da questa cucciolata qua!”
Quindi?!?  Gli metto le lenti a contatto?

Oppure: “Questo mi piace proprio tanto, peccato che è rosso… non ne avrebbe uno uguale, ma bianco e nero?
Come se andassero a comprare una felpa: il modello mi piace, che colori ci sono?
Di fronte a queste richieste, giuro, non sapevo cosa rispondere: o meglio, avevo la punta della lingua piena zeppa di risposte sarcastiche… ma un conto è sparare la gente a quel paese per telefono, e un altro è avere il cliente lì davanti (che se è arrivato lì vuol già dire che ha superato la “prova telefono”, quindi prometteva bene…) e sentirgli avanzare pretese che non stanno né in cielo né in terra, magari dopo tutto un colloquio in cui eri proprio convinto di aver trovato la persona ideale a cui affidare un tuo cucciolo.
Il bello è che quando gli fai notare che l’impossibile è – appunto – impossibile, immancabilmente questi ti fanno l’offertona: “Guardi, sono disposto anche a pagare qualcosa in più, se me lo dà… ” (bianco e nero, con gli occhi azzurri, con gli occhi diversi uno dall’altro, con la maschera così, con la coda cosà).
Una volta mi chiesero un cane “con gli occhi dispari”.
– CIOE’ ?!? Con un occhio solo, oppure con tre?!?
“Ma no, cos’ha capito…con un occhio azzurro e uno marrone!”
Ah, ecco.
A quel punto, se la cucciolata era già nata, potevo solo far notare che nessuna offertona mi avrebbe mai indotto a portare il cucciolo dal chirurgo plastico. Se invece si trattava di prenotazioni con ampio anticipo, portavo il cliente dalla fattrice e gli dicevo: “Provi a contrattare con LEI. Se le offre abbastanza, magari il cucciolo su misura glielo fa”.

La più bella in assoluto, comunque, è stata questa (per telefono, ovviamente: non poteva esserci un seguito): “Sto cercando un siberian husky NANO. E guardi che sono disposta a pagare qualsiasi prezzo”.
Risposi: “Mi dispiace: Snowwhite ce l’ho, ma i sette nani mi mancano” (la capostipite del mio allevamento si chiamava Snowwhite, che è il nome originale della Biancaneve di Walt Disney, ndr).
Ma come si fa? , dico io.
Ammesso e non concesso che esistesse, un husky nano sarebbe un cane con una gravissima patologia: e tu sei pure disposta a strapagarlo, o immensa pirla?  E se magari ha tre zampe (dispari!), l’offerta aumenta?
Veramente, io a volte mi tocco per sapere se ci sono.

Poi, sia chiaro: non è neppure tutta colpa delle Sciuremarie e dei Sciurmario: il loro bel carico ce lo mettono anche i cagnari.
A forza di vedere annunci di cuccioli venduti a rate, con spedizioni ovunque per corriere (arghhhhhhhhhhh!), disponibili in diversi taglie (tipo: yorkshire toy, teacup, medio e gigante) e in tutti i colori… poi per forza qualcuno ci crede e tu sei costretto a spiegare che i cuccioli non si possono tagliare su misura, che la genetica non è una scienza esatta, che se anche tu potessi manipolare i geni a tuo piacimento ti preoccuperesti di fare cani aderenti allo Standard e più sani possibile, non certo con gli occhi di un colore piuttosto che di un altro.
Insomma, i cagnari ti costringono a spiegare per ore ciò quello che dovrebbe essere l’ABC della cinofilia e dell’allevamento: che le uniche cose che contano sono tipicità, salute e carattere. Il resto, se arriva, arriva di puro culo: ma se non arriva non cambia di sicuro né il tuo rapporto con il tuo cane, che si spera vada ben oltre le cazzatine estetiche, né la possibile carriera del cane, perché nessun Giudice dirà mai: “Sì, bellissimo cane, però non vince perché ha la punta della coda di un colore che non mi piace”.

Gli allevatori truffaldini ci sono, per carità. Nessuno vuole negarlo. Forse non ci sono (ancora) quelli che promettono mirabilie guardando una radiografia, ma quelli che ti ammollano il “sicuro campione” di quaranta giorni, purtroppo, abbondano.
Però è anche vero per ogni Wanna Marchi del mondo ci sono mille clienti di Wanna Marchi, disposti a bersi le sue panzane sul sale miracoloso o sul malocchio che ti tira se non le paghi le parcelle.
In cinofilia è anche peggio: ci sono i clienti che proprio ti chiedono in ginocchio di prenderli per i fondelli.
A volte senza il minimo senso logico.
Un tizio, una volta, mi fece perdere un’intera giornata a “cercare il futuro campione” nella cucciolata. Era preparatissimo: sapeva lo Standard a memoria e quando gli dissi i nomi dei genitori dei cuccioli mi sciorinò le tre generazioni precedenti senza sbagliare un nome.
Minchia, ne sapeva più di me! Però mi confessò candidamente di non essere in grado di giudicare un cucciolo: si affidava alla mia esperienza.
Decisamente impressionata, mi impegnai veramente al massimo ad analizzare pelo per pelo tutti i cuccioli, cercando di vedere nel futuro: se avessi avuto la sfera di cristallo mi sarebbe riuscito pure meglio, però ce la misi davvero tutta e alla fine gli dissi che, se avessi dovuto scegliere un cane da esposizione per me, mi sarei tenuta una certa femminuccia.
“Bene, allora prendo quella”, disse lui, estraendo il libretto degli assegni per la caparra.
Ormai infervorata, io partii in tromba dicendogli che l’avrei accompagnato volentieri alla sua prima esposizione e che gli avrei anche presentato il cane, se voleva… ma lui mi fermò subito:  “Ah, no, no, grazie: io esposizioni non ne faccio. Non mi piace l’ambiente e poi penso che i cani si annoino”.
Restai brasata.
Alla fine il cane glielo diedi lo stesso, perché a me interessava che i miei cuccioli fossero amati, non portati per forza in expo…e se togliamo l’assurdità di volere una probabile campioncina per poi NON esporla, il tizio mi aveva convinto sotto ogni aspetto. Però restai brasata.
E se l’avessi saputo, gli avrei rifilato quello mi sembrava il cucciolo più cesso della cucciolata. Giuro. Tanto, per lui, cosa sarebbe cambiato?

La gente, diciamolo, è proprio strana.
Sarà per questo che io mi trovo meglio coi cani.
La gente, spesso, vuole proprio farsi bidonare a tutti i costi: e non c’è da meravigliarsi, poi, se qualche allevatore la accontenta con sommo entusiasmo.

Quelli che si comprano il cane in allevamento – perle varie (raccontate da allevatori di diverse razze, i cui nomi trovate tra parentesi):

– Che belli i cuccioli che ho visto sul vostro sito, ne vorrei regalare uno alla mia ragazza, lo scambierebbe con un cellulare marca XY, praticamente nuovo? (Stefano Scullino)

– I genitori hanno DNA, lastre, esami per le patologie X, Y e Z…
– Sì, ma il pedigree ce l’hanno?
E secondo te io spendo un patrimonio per testare i riproduttori e poi risparmio i dieci euro del pedigree? MA VAFF…! (Daniela Maffei)

– Ma questa cucciola di shih tzu ce l’ha il pedigree? Perchè il mio maschio di lhasa apso con cui devo accoppiarla ce l’ha!!! (Stefano Scullino)

– Belli i suoi cani, ma ce l’hanno il piedaterre? (Valeria Rossi)

– Buongiorno, senta per caso avrebbe un cucciolo “difettato”?
“……No, ma scusi in che senso difettato?
– Si insomma, come dire… di quelli “avariati”, che costano un po’ meno…”
Ma ce l’hai tu l’avaria, nel cervello! (Tiziana Viscusi)

– Senta, io vorrei un Golden, ma a pelo raso….
“Allora le converrebbe prendere un Labrador…
– Perchè???
“Perchè i golden hanno il pelo lungo….”
– Bè allora vorrà dire che farò tosare.
(Tiziana Viscusi)

Tratte dallo stupidario cinofilo che alcuni cinofili stanno raccogliendo e che forse un giorno pubblicheremo pure. Per ora lo si può trovare su Facebook. Consiglio spassionato: fate pipì PRIMA di cominciare a leggerlo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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