di VALERIA ROSSI – Mi dicono che hanno fatto un servizio in merito su Canale5: sorry, non l’ho visto e non sono riuscita neppure a ripescarlo online, quindi non so cosa sia stato detto.
Ho trovato, però, il sito di chi ha avuto questa brillantissima idea : e su questo sito, sediovuole, campeggia un “annuncio importante” dal quale si arguirebbe che la brillantissima idea è stata bloccata da non meglio identificati “politici di Boston”. Purtroppo si arguisce anche che gli ideatori hanno intenzione di proseguire con il loro progetto in zone diverse. Forse è per questo che il servizio di Canale 5 (riporto sempre per sentito dire) ha detto che l’idea “si sta allargando all’Europa”: o forse hanno scoperto – come spesso accade – una notizia vecchia e l’hanno passata come nuovissima. Non ne ho idea.
Sta di fatto che, qualora questa IDEONA arrivasse anche in Italia, bisognerebbe essere molto pronti a sollevare una protesta iperbolica, perché l’ideona è veramente allucinante.
Di cosa sto parlando? Ma dei cani a noleggio, ovviamente! O dei cani “in multiproprietà”; come li definiscono loro.
Ovvero: non ti senti in grado di tenere – gestire – avere un cane ventiquattr’ore su ventiquattro? E allora te lo noleggiamo noi, per poche ore o per alcuni giorni, dipende dalle esigenze del momento. Ti diamo cani alti, bassi, lunghi, stretti, della razza che preferisci: tutti pre-educati da noi, pronti all’uso, chiavi in mano, nessuna sorpresa, via lisci come l’olio.
I cani sono quasi tutti rescue, provenienti da canili, quindi, dài, che c’è da criticare? Staranno sempre meglio di prima!
Ci sono pure le foto dei cani e le testimonianze dei clienti felici e soddisfatti: il Sciurmario che viaggia molto per lavoro, la Sciuramaria col regolamento di condominio inflessibile (traslocare, magari?), la Sciuragina che sta in casa di riposo e divide pure il cane noleggiato con gli altri ospiti.
Peccato che manchino le testimonianze dei cani: perché potrebbero essere davvero interessanti.
Il Sciurfido potrebbe ringhiare che essere animali sociali significa vivere in “una” società, non in ottocentodue: che un cane ha bisogno di punti di riferimento, di abitudini e soprattutto di umani stabili, con cui poter stabilire un rapporto affettivo; il Sciurbobi potrebbe ululare che anche lui vuole il catalogo con gli umani da scegliere, e che non possono rifilarlo al primo che passa senza chiedersi neppure se ha un buon odore; la Sciuralilli potrebbe abbaiare contro il concetto di cagna-oggetto.
Scherzi a parte: è evidente una sempre maggiore distorsione che – guarda caso – parte proprio SEMPRE dagli Stati Uniti (e in seconda battuta dall’Inghilterra), ovvero dai Paesi teoricamente più avanzati e più evoluti dal punto di vista cinofilo.
In Italia siamo pronti a sbavare su tutto ciò che è targato USA o Regno Unito, quando si tratta di nuove scoperte (o presunte tali) e nuove frontiere dell’educazione cinofila (o presunte tali): forse varrebbe la pena, ogni tanto, di soffermarsi a pensare che dagli stessi Paesi sono arrivate mode come quella dei cani miniaturizzati, delle borsette, dei passeggini… e adesso pure del “rent a dog”, ad ennesima dimostrazione che il cane, nei Paesi di ligua anglossassone, è considerato davvero un oggetto ad uso e consumo dell’uomo. E purtroppo anche la cinofilia più “evoluta” (sempre teoricamente) non riesce a non tener conto di questa cultura distorta: tant’è che sono sempre più frequenti le soppressioni di cani sanissimi, con recuperabilissimi problemi comportamentali, solo perché le famiglie sono incapaci di gestirli, o perché hanno avuto la sfiga di finire in canile e non si sono dimostrati docili come peluches, o non hanno accolto con gioia le grattatine delle famigerate mani di plastica.
E’ una deriva pericolosissima e sarebbe già grave che restasse limitata a quei Paesi: purtroppo, però, noi continuiamo a pensare che quelli siano “più avanti di noi” e quindi tendiamo ad imitarli. SEMPRE e in tutto.
Li imitiamo quando applicano (in modo del tutto aleatorio) la psicologia umana al cane; li imitiamo nei loro sciagurati – e spesso letteralmente assassini – “test caratteriali”; ma li imitiamo anche nell’allevamento di cani “solo belli” (e magari snaturati caratterialmente, o rovinati dal punto di vista sanitario), imbastendo canifici a basso prezzo, piazzando cani in borsetta e cani nei passeggini… quindi non mi stupirei se domani, anche da noi, saltasse fuori la moda del cane a noleggio.
Che, certo, dal punto di vista umano è pure comoda: mi prendo il cane (magari in tinta con la felpa) solo per fare la passeggiata sul corso, o per passare un’allegra domenica in campagna, dopodiché lo riporto al mittente. E se il cane resta traumatizzato dai continui “cambi di mano”, o se magari mi si affeziona perché l’ho tenuto una settimana anziché due ore e va in depressione quando lo riporto al noleggiatore, chissenefrega. L’importante è che mi sia divertito io.
Suggerirei di allargare l’iniziativa anche agli orfanotrofi: noleggia un bambino per qualche ora, o per una breve vacanza, e poi riportalo indietro. Staranno sempre meglio che in orfanotrofio, no? Potrebbe essere un’ideona anche questa.
Un’ideona da perfetti CRETINI.