martedì , 21 novembre 2017
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Motivazione: come ottenerla (e come insegnare il richiamo)

di DAVIDE CARDIA – Quando ci si occupa di educazione/addestramento la difficoltà maggiore sta nel fare in modo che il cane abbia voglia di lavorare con noi: ovvero che sia motivato. Se riusciamo ad ottenere questo, il risultato sarà una relazione  in cui la collaborazione diventa un evento interattivo tra me e il mio cane.
Quando “lavoriamo” il cane usando il bocconcino come rinforzo è necessario che il cane sia affamato, altrimenti Fido ti dice: “Tutto qua? No, grazie, preferisco andare ad annusare quell’angolo”.
Facendo un esempio riferito al mondo degli uomini, è come se chiedessimo di fare un lavoro per noi ad una persona che guadagna un milione di euro al mese… sai che risate!?
Inoltre, “lavorare” il cane con il bocconcino (do per scontato che lo si faccia nel modo corretto, cioè senza ricatto) presenta due difficoltà:
1.    a un certo punto il cane si sazia
2.    a lungo andare, diventa un’attività piuttosto statica.

Quello che faccio di solito, dopo aver trasmesso al cane alcuni comportamenti di base – attenzione, seduto, in piedi, terra, fermo – è di introdurre il movimento come fonte di stimolo.
Cerco di invogliare il cane alla predazione, alla caccia, come comportamento che si rinforza da sé, non essendo neppure necessario il raggiungimento dell’oggetto desiderato.
La caccia stessa, la maggior parte delle volte, non ha esito positivo; ciononostante il desiderio c’è lo stesso.
A questo punto non è importante cosa si usi per motivare il cane; infatti è il movimento stesso a fare in modo che il cane sia motivato e , ancora più importante, il rinforzo non è più un oggetto ma diventa un evento interattivo, qualcosa che accade tra lui e me.
Arriviamo ad occuparci di meno dell’oggetto e di più a come lo utilizziamo.
Il cibo stesso, grazie al movimento, diventa gioco: il nostro movimento va a creare un’interazione soddisfacente, ovvero il rinforzo per il cane.

Come si costruisce la motivazione?
Cercherò di descrivere, sebbene in maniera schematica e purtroppo approssimativa (certe azioni sono più facili da mostrare che da descrivere!) come richiamo il cane e come creo l’interazione con lui.
Innanzitutto è bene imparare a fare certi movimenti senza cane. Il primo movimento che consiglio di provare ai miei clienti è la corsa all’indietro, strisciando le punte (altrimenti si cade), con le mani al petto e mai basse: un po’ come la corsa del running back nel football americano.
Presa dimestichezza con questo movimento, si procede in questo modo:

1. collegate il guinzaglio alla pettorina del cane (in questo caso uso la pettorina in quanto vado a creare frustrazione e stress nel cane: il cane deve “volere” quello che sta per succedere e, per il momento, non può raggiungerlo. La fascia della pettorina non deve stringere sulla trachea del cane, per questo è opportuno usare le pettorine che si usano nelle discipline sportive);
2. il proprietario del cane, che fino ad allora era stato al vostro fianco, eccita il cane perché lo segua, quindi gli dà le spalle e si allontana correndo per una ventina di metri.
3. il cane cercherà immediatamente di inseguire l’umano; voi trattenetelo, guinzaglio teso, magari assecondando con qualche passettino. Insomma, comportatevi come si comporta l’umano tipico quando il cane tira al guinzaglio. Nel frattempo, stimolatelo con voce suadente dicendo cose come: “ehi piccolo, dove va la mamma/il papà?”. Non chiamatelo per nome e non toccatelo;
4. quando il proprietario avrà coperto la distanza indicata, si girerà e dirà “Fido, Vieni!”
5. solo al suono del comando “Vieni” lascerete il guinzaglio;
6. quando il cane sarà a 2/3 metri dal proprietario, questi comincerà ad indietreggiare come descritto prima;
7. solo quando il cane avrà raggiunto l’umano, questi abbasserà la mano per il rinforzo (che deve essere sempre variabile);
8. dopo aver interagito per un paio di minuti con il cane, l’umano cesserà ogni movimento. Nel momento in cui il cane si sarà allontanato da lui, l’umano ripeterà quanto indicato dal punto 4 al punto 8 (per 2/3 volte).

A questo punto (e progressivamente) consiglio anche di inserire delle distrazioni:

• cane libero vicino al proprietario. Un collaboratore scappa con del cibo in mano. Appena il cane lo raggiunge, il proprietario richiama il cane e nello stesso momento il collaboratore cessa ogni movimento.
• cane libero vicino al proprietario. Collaboratori intorno che a turno fanno rumore e/o attirano il cane. Al richiamo del proprietario, cessa ogni stimolo fornito dai collaboratori.
• tutti i punti da 1 a 8 ma, lungo il percorso, un collaboratore con un cane al guinzaglio e/o cibo sparso per terra.

Attenzione: quando creiamo una situazione di questo tipo, dobbiamo poi fare attenzione a quello che può succedere al parco o per la strada; il cane, vedendo un ciclista, una macchina o un altro cane, potrebbe avere lo stesso senso di frustrazione provato in addestramento.
Per evitare questo problema è bene dare al cane delle alternative, facendogli capire che è sempre più divertente stare con noi.

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Informazioni su Davide Cardia

Nato a Moncalieri(TO) il 23/10/69, ha frequentato il liceo classico e poi filosofia a Torino. Una decina di anni fa ha cominciato a seguire Moguez per imparare il mondioring. Ha passato alcuni anni a cercare di recuperare cani problematici (morsicatori soprattutto) presso il canile di Piossasco (TO), che ancora aiuta in caso di necessità. Fa parte del direttivo della Onlus Canisciolti (www.icanisciolti.com) che segue i cani del canile di Avola. E' addestratore ENCI e Tecnico preparatore per il C4Z (cittadino a 4 zampe). Nel 2011, con due colleghi, ha aperto il Gruppo Cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) dove si occupa di educazione, addestramento, sport . Ha partecipato ad alcune puntate della trasmissione radiofonica Uno all’Una su Prima Radio e alla trasmissione televisiva Aria Pulita di Telecity7Gold.




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