di VALERIA ROSSI – Premetto: sono nata pastorista (nel senso di “allevatrice di pastori tedeschi”) e come tale amo gli occhi scuri. Più scuri possibile. E’ vero che poi ho allevato Siberian husky e che questo sembrerebbe sputtanarmi clamorosamente… però bisogna anche dire che gli husky con gli occhi azzurri a me capitavano (SE capitavano) per puro caso, perché non li cercavo affatto. Anzi, cercavo di evitarli, fermo restando che solo un allevatore imbecille potrebbe allevare in base al colore degli occhi.
Sta di fatto che gli occhi chiari (che siano azzurri, grigi, verdi o quello che volete) io non li amo. Dopo aver passato dieci anni buoni a tirar moccoli quando il colore degli occhi di un mio cane tendeva leggermente al marroncino chiaro anziché essere di un marrone quasi nero, era inevitabile che mi restasse questa forma mentle dell'”occhio bello=occhio più scuro possibile”. Immagine aggravata dalla mia passione per tutti i cani della terra e dal fatto che la stragrande maggioranza degli Standard di questa terra la pensi come me.

Tra le rarissime eccezioni c’è proprio il Weimaraner: tant’è che, la prima volta che ne ho visto uno, ho pensato: “Amore, ma quanto sei brutto!”.
Mica perché non mi piacessero le linee, il mantello, la testa o il movimento: proprio perché quegli occhi nun li potevo guarda’.
Solo che il paraculissimo Weimaraner, che era tra l’altro un cucciolone di otto mesi, ha cominciato invece a guardare me, usando quel suo sguardo grigio-verde-azzurro per chiedermi un pezzo del panino che stavo mangiando;  e nonostante io fossi una vecchissima volpe dal cuore cinico e inamovibile, abituata a resistere senza neppure sforzarmi troppo a qualsiasi occhio languido, mi sono ritrovata ad allungare un pezzo di prosciutto in direzione di quegli occhi che mi fissavano quasi lampeggiando.
Mi aveva ipnotizzato! Non c’era altra spiegazione.
Da quel momento lì ho cominciato a pensare che questo sguardo tanto particolare fosse anche dannatamente affascinante. E mi sono detta: “meno male che è una razza rara, altrimenti saremmo pieni di cani obesi, perché a forza di ipnotizzare gli umani questi cani mangerebbero 24 ore su 24”.

Oggi, a distanza di una ventina d’anni, in Italia (o almeno in certe zone d’Italia, perchè il fenomeno segue una curiosa distribuzione “a spot”) ci sono in giro più Weimaraner che pastori tedeschi. O quasi.
Di certo, “razza rara” non possiamo proprio più definirla.
Ma… “razza obesa”? Neppure!
Nonostante le mie cupe previsioni, i Weimaraner continuano – mediamente – ad essere snelli e atletici: ma soprattutto fanno diventare snelli e atletici i loro proprietari, che gli piaccia o meno… il che dimostra che di questa razza, al nostro primo incontro, dovevo ancora capire tante, ma taaaaante cose.
Oggi, però, sono un po’ vecchia.

 

ASPETTO GENERALECane da caccia, da media a grossa taglia. Tipico cane da lavoro, di belle forme, nervoso e con forti muscoli. Dimorfismo sessuale facilmente distinguibile.
Perfino lo Standard, come vedete, non si dilunga troppo sull’aspetto generale: tanto sa benissimo che nessuno guarderà mai le forme, i muscoli e compagnia bella, perché tutti restano affascinati a bocca aperta davanti al colore del mantello e agli occhi ipnotici (anche i Giudici, temo). Ma la cosa che si dovrebbe guardare bene-bene-bene, in realtà, è la forma tipicamente braccoide di questo cane.
Brac-coi-de,
chiaro? Non “parchettoide”, “coccoloide” o “peluchoide”.
Il Weimaraner è proprio fatto a cane da caccia: e se in realtà tra i suoi antenati ci sono più segugi che bracchi (lo standard, nelle note storiche, dice che il cane allevato alla corte del duca di Weimar aveva molto sangue limiere nelle vene), sempre di cani da caccia si parla.
Per questo, quando le  Sciuremarie raggiungono i loro fantasmini dopo averli inseguiti per ore tra campi e boschi (perché è così che  fanno, a diventare atletiche e snelle), il Weimaraner le fissa dritte negli occhi e gli appare sulla testa il fumetto con scritto: “Ma cosa ti aspettavi, quando mi hai scelto? Non mi avevi guardato bene?”

VARIETA’ ALTERNATIVE – Come al solito, quando la razza ha un nome un po’ complicato, c’è l’imbarazzo della scelta.
Prima, ovviamente, bisogna riconoscere il cane (altrimenti si sentono delle gran botte di “alano”, più altre razze miste): ma SE la Sciuramaria di turno sa che la razza esiste – e ormai sono in molte a saperlo, perché sta diventando un cane di moda – allora si aprono le cateratte della fantasia. Ho sentito personalmente vari Vemartinen, Ueimarinen, Wermeranner e perfino – giuro – un Bracco del Mare (perché in realtà la razza è chiamata anche “bracco di Weimar”:  si vede il “Wei” davanti alla sciura non piaceva e ci ha lasciato solo il “Mar”).

CARATTERE ED ATTITUDINI – Leggete qua, dallo Standard. Ma leggete BENE, mi raccomando: “Versatile, facile da addestrare, vigoroso e appassionato cane da caccia. Tenace nella circa sistematica, ma non troppo vivace. Di ottimo fiuto. Svelto nel rintracciare la selvaggina e altre prede, come pure nel compiere il lavoro dell’uomo, ma mai aggressivo. Affidabile cane da ferma e di lavoro nell’acqua. Notevole inclinazione al lavoro dopo lo sparo”.
Capito? Versatile, facile da addestrare, sì…ma come cane da caccia!
Il che significa che la Sciuramaria che invece vorrebbe insegnargli solo a non tirare e a venire quando lo chiamabe’, diciamo che può incontrare qualche leggera difficoltà in più.

Specie se per la maggior parte del tempo il Weimaraner lo tiene a dormire sul divano o sdraiato nel letto: dove lui non è che si trovi male, per carità. Se però, mentre dorme, vedete che comincia a pedalare a tutto spiano, significa che sta sognando di inseguire selvaggina, di galoppare sparato per poi bloccarsi in una ferma statuaria, insomma di fare ciò per cui è nato.

Attenzione, NON è indispensabile che un cane da caccia viva effettivamente con un cacciatore che spara alla selvaggina: se così fosse, eviterei – fischiettando e con l’aria indifferente – di trattare queste razze su TPIC, perché la caccia proprio non la digerisco, come i miei lettori ormai sanno. Però è indispensabile che un cane da caccia possa correre libero in campagna, annusare, seguire tracce, seguire la propria natura. Se al posto dei prati gli offriamo un appartamento e dieci minuti di passeggiata piscereccia al guinzaglio, il cane da caccia ci guarda e pensa: “Ma stiamo scherzando?”. Dopodiché distrugge la casa, e/o ci fa fare sci da asfalto per tutta la passeggiata.  E fa pure bene, santiddio: perché se è questo che abbiamo da offrire a un cane, ci sono miriadi di razze che pesano tre chili e che possono correre a perdifiato, sfogando tutte le proprie energie, in un corridoio di dieci metri.
Perché dovremmo prenderci un bracco? Solo perché  ha il mantello argentato strafigo? Ma pigliatevi un chihuahua e fategli fare la tinta!
(No, eh? Guardate che scherzavo!!!).

Vabbe’, dai, seriamente (o quasi): il weimaraner è un cane abbastanza facile per chi è abituato al “genere”, ovvero ai cani da caccia. In famiglia è dolce, buono, appiccicosissimo (specie il maschio: le femmine si fanno un po’ di più i cavoli loro), pulito. E’ anche un buon guardiano, nel senso che abbaia se arriva un estraneo: poi non è che se lo mangi, però lo guarda fisso con quegli occhi chiarissimi e fa una tale espressione gelida da “prova un po’ a venire dentro, se hai il coraggio”… che di solito uno il coraggio mica lo trova. Anche perché, quando abbaia, il Weimaraner sembra un San Bernardo incazzato: ha un vocione di tutto rispetto.
SE poi il coraggio lo trova, probabilmente il cane lo ignorerà o gli andrà incontro scodinzolando: ma non diciamolo troppo in giro, non vorrei mai che qualche ladro cinofilo leggesse questo articolo.
Una cosa da tener presente è che il Weimaraner non è proprio che abbai “solo” agli estranei.
Abbaia anche se non lo filate abbastanza. Abbaia se si rompe le scatole e vuole attenzione. Insomma, non è il cane più silenzioso del west. Però impara facilmente a star zitto a comando, perché è un cane intelligente e desideroso di compiacere.
Un altro lato particolare del suo carattere (che viene spacciato per grande pregio, definendolo un cane “orgoglioso”) è la permalosità.
E’ permalosissimo, si offende facile, pianta musi lunghissimi e secondo le Sciuremarie “fa i dispetti” o “le ripicche”. Ovviamente nessun cane al mondo è in grado di fare niente di tutto questo… però, se si stressa, il Weimaraner può diventare davvero distruttivo, anche perché è molto orientato oralmente: è vero che è un cane da ferma, però usa la bocca come un retriever. E cioè sempre. Soprattutto da cucciolo, ma anche un po’ da adulto.

Difficilissimo, al limite dell’impossibile, che morda un umano (deve essere un estraneo e deve avergliela fatta proprio grossa): ma le stragi di tappeti, cuscini e affini…embe’, quelle sì, può farle. Però, per evitare tutto questo, basta dedicargli molto tempo e molte attenzioni. E fargli fare molto movimento. E se non siete in grado di offrirgli tutto questo, ribadisco: ci sono millemila altre razze!
Avendo il pelo molto corto (esiste anche la varietà a pelo lungo, che personalmente trovo affascinante da matti, ma a quanto pare piace solo a me perché in giro non se ne vede mezzo), gli piace stare sul morbido. Fornitelo di cuccione morbidone, di cuscinoni e di tappetoni, altrimenti ve lo ritroverete immancabilmente lungo sul letto, o sul divano, o dovunque vorreste andarvi a svaccare voi. Dopodiché provate a chiedergli di lasciarvi il posto…e capirete perché dico che non è poi così docile come lo dipingono. Se invece provate a farlo scendere tirandogli un urlaccio, allora capirete perché dico che è permaloso.
TESTA“Cranio in armonia con la taglia del cane e le dimensioni del muso, più largo nei maschi che nelle femmine. Stop pochissimo marcato. Tartufo grande, color carne scuro, sul retro tende gradatamente al grigio. Muso lungo e, particolarmente nei maschi, potente. Canna nasale diritta, spesso montonina, mai concava. Labbra moderatamente pendenti, color carne, come le gengive”.
Più interessante, come sempre, il contenuto della testa, perché questo cane ha due soli pensieri: a) quando si va a correre? b) stiamo vicinivicini.
A volte gli umani soddisfano il desiderio a) solo per levarselo di dosso dopo che lui ha messo  in atto il desiderio b), con tale e tanta morbosità da diventare veramente pesante: ma a volte vien da chiedersi se sia vero amore o somma furbizia. Il dubbio che possa essere somma furbizia viene soprattutto quando la Sciuramaria che non riusciva più a scollarsi di dosso un adorante ed asfissiante cappotto peloso lo molla finalmente nel prato…e il cane schizza via a tremila all’ora infischiandosene altamente dei suoi richiami. Perché, quando è libero, di starvi vicinovicino non gliene frega più una beata mazza.

OCCHI – chiari, già detto.  Precisamente, secondo Standard, “da ambra chiaro ad ambra scuro, con espressione intelligente. Blu cielo nei cuccioli. Rotondi, posizionati un po’ obliquamente, con palpebre ben aderenti”.  Che siano anche dannatamente ipnotici lo Standard non lo dice: io sì. Ma intanto ve ne accorgerete benissimo da soli.

ORECCHIE –  “Larghe e piuttosto lunghe, arrivano all’incirca alla commessura labiale. Attaccate alte, con base stretta, hanno estremità leggermente arrotondate. In attenzione sono leggermente girate  in avanti e piegate”.
Essendo larghe e lunghe, le orecchione del Weimaraner tendono ad andare in tutte le direzioni possibili, con effetto Dumbo. Specialmente quando il cane sta galoppando fieramente nel prato e voi vorreste fargli una foto in splendida posa plastica: e invece vi viene fuori una roba come quella che vedete qui a sinistra.

ARTI:  “in generale “alti”; asciutti, diritti e paralleli“, dice lo Standard.
Traduzione: quando il cane decide di partire al galoppo, nel tempo che voi impiegate a dire “torna subito qui!” lui è già arrivato a Timbuctu. Per carità: un umano medio viene seminato anche da un bassotto, non è che la lunghezza degli arti cambi molto le cose. Però un bracco che scappa via fa tutta un’altra scena: sembra un cavallo. Se il bassotto almeno ti illudi di poterlo raggiungere (anche se in realtà non riuscirai mai), col bracco non ci pensi neanche di striscio. Insegnargli un buon richiamo fin dalla più tenera età è, dunque, caldissimamente consigliabile.
Anche perché, se glielo insegni, lui impara. E quasi sempre obbedirà, perché “è” un cane docile, specie se paragonato ad altre razze da caccia. Il casino, qui, è che le Sciuremarie si stanno comprando Weimaraner a tutto spiano senza avere la minima idea di cosa sia un cane da caccia (e a volte neppure “un cane”, tout court).
Le Sciuremarie pensano che i cani, a un certo punto della loro vita, vengano rapiti nottetempo dagli alieni e il giorno dopo vengano restituiti ai loro umani perfettamente addestrati, obbedientissimi e prontissimi a rispondere al richiamo.
Invece NO! Non funziona così. Anche perché il Weimaraner, agli alieni, farebbe il suo  BAAAUUU da San Bernardo incazzato e quelli filerebbero via come treni sul disco volante. Quindi, care Sciuremarie, se volete un cane obbediente ci dovete lavorare. Se invece volevate solo una bella decorazione per il salotto, guardate… fanno dei cani di porcellana che sono la fine del mondo.

PIEDI – Grossi. Duri. Pesanti. Con unghioni mostruosamente potenti e capaci di “tirare i fili” da qualsiasi tessuto. Specialmente da quelli che rivestono divani e poltrone, nonché dai vostri maglioni preferiti.
Non sono piedi, sono armi da guerra.

CODAAttaccata un po’ bassa, al di sotto della linea dorsale, più bassa che nelle altre razze simili. La coda è potente e ben fornita di pelo. A riposo pende, in attenzione e in movimento è portata orizzontalmente o anche più su.
La coda del Weimaraner è una bellissima coda e non si capisce assolutamente per quale motivo ci sia stata a lungo l’abitudine di tagliarne via un pezzo. Si spera che la nuova normativa europea impedisce di continuare con questa pratica inutile e stupida, che rovina completamente l’estetica del cane senza neppure avere la scusa di “proteggerlo” da vattelapesca cosa, perché posso ancora capire le code tagliate corte… ma tagliar via praticamente solo la punta, che senso ha?

La coda è particolarmente attraente nei cani a pelo lungo, nei quali è frangiata e fa pure meno male quando vi sbatte sulle gambe (o in faccia, se il cane si è saltato sulla pancia mentre eravate sdraiati sul divano).
Provate un po’ a dirmi che non è bella ‘sta coda. Anzi, che non è bellissimo tutto il cane. Ma possibile che piaccia solo a me?

MANTELLOPelo corto: corto (ma più lungo e fitto che in altre razze simili), forte, molto fitto, liscio e ben adagiato. Senza o con sottopelo molto scarso
Pelo lungo: morbido e lungo, con o senza sottopelo. Liscio o leggermente ondulato. La lunghezza del pelo sui fianchi è da 3 a 5 cm. Sotto il collo, il petto e sul ventre è un po’ più lungo. Buona culotte e frange la cui lunghezza diminuisce verso il basso. Coda con bel pennacchio.  Sulla testa il pelo è meno lungo.
COLORE: grigio argento, grigio capriolo o grigio topo, come pure tutte le sfumature intermedie fra queste tinte. La testa e gli orecchi generalmente un po’ più chiari. Macchie bianche non sono ammesse che in minima misura al petto e alle dita. Talvolta, al centro del dorso, c’è una striscia scura più o meno marcata, detta “riga d’anguilla”.
Ho trascritto quasi pedissequamente lo Standard, perchè tanto lo so che il Weimaraner lo comprano quasi tutti per via del suo colore: però, almeno, controllate che sia quello giusto, visto che in giro cominciano ad apparire colori che proprio-proprio corretti non sono (e neanche i cani lo sono: ma visto che quello che volete è il colore, almeno su quello cercate di non farvi fregare!). Esiste anche il colore blu, ammesso solo in alcuni Paesi: per quanto ne so, in Italia non è presente.


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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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