di VALERIA ROSSI – Ho esitato prima di decidermi a scrivere sui calming signals, un po’ perché ritenevo di non poter dire assolutamente nulla di nuovo, dopo che Turid Rugaas ci ha scritto un intero libro che li sviscera approfondendo al massimo la materia, e un po’ perché ritenevo che un articolo sul fatto che il cane utilizza segnali di pacificazione fosse, ormai, interessante e innovativo come scrivere un pezzo sul fatto che il cane ha quattro zampe.
Sono diversi anni, infatti, che non si parla d’altro, che i calming signals vengono tirati in basso ad ogni pie’ sospinto, che ne parlano anche i bambini di cinque anni: pensavo che tutto il mondo, ormai, li conoscesse.
Negli ultimi giorni ho scoperto, invece, che sono ancora ignorati da parecchie persone: per esempio da tutti i giornalisti che, commentando l’episodio del dogo che ha morso la conduttrice TV, hanno sostenuto che il cane aveva attaccato “improvvisamente e senza preavviso”.
E sticazzi, mi verrebbe da rispondere,  in modo poco raffinato: ma la rispostaccia  mi sorge proprio dal cuore. Perché il cane, di preavvisi, ne ha dati a carrettate, utilizzando proprio i calming signals che non solo non sono stati riconosciuti dalla sua vittima, ma neanche dai commentatori successivi.
Questo significa, purtroppo, che c’è ancora troppa gente incapace di leggerli e di capirli.
E allora riparliamone… partendo dal presupposto che i cani, in quanto animali sociali, non hanno alcun interesse a mordersi e a litigare tra loro. Gli animali sociali sono quasi immancabilmente animali pacifici, perché devono condividere spazi, cibo e ogni genere di risorsa: quindi, se fossero degli attaccabrighe, non farebbero altro che ferirsi o ammazzarsi reciprocamente, con gravi rischi per la conservazione della specie. E come tutti sappiamo, Madre Natura ha come interesse primario (per non dire unico) proprio quella. Degli individui non le frega assolutamente nulla, ma le specie tende a conservarle in buona salute e più a lungo possibile.

Che fanno, allora, gli animali sociali? Hanno sviluppato diversi metodi per evitare di annientarsi l’un l’altro: il primo e più importante è sicuramente la ritualizzazione (ovvero, fare molto fumo e poco arrosto in caso di conflitti, sperando di poterli risolvere solo “scenograficamente” e di non dover arrivare alle vie di fatto). Il secondo è proprio l’emissione di segnali corporei, gestuali ed olfattivi, tesi a trasmettere “messaggi di pace”.
Questi messaggi sono proprio quelli che la Rugaas ha identificato e codificato chiamandoli “calming signals”: in realtà essi non sono soltanto “calmanti” nei confronti dell’avversario, ma possono essere anche autocalmanti. Inoltre essi dovrebbero far intuire al mondo intero (o almeno a quella parte del mondo che sa leggere il canese) che il cane in quel momento si trova in una situazione di disagio più o meno grave. Infatti trovarsi di fronte a un antagonista che si pensa di dover “calmare” significa non sentirsi del tutto sicuri di quello che potrebbe accadere: se il cane sapesse già che l’altro vuole giocare (come spesso accade tra cani che si conoscono bene) non ci sarebbe infatti bisogno di dirgli “Ehi, sta’ buonino, non ho cattive intenzioni, gradirei che neppure tu le avessi nei miei confronti”.
Il cane, oltre ai segnali corporei, emette segnali olfattivi: secondo gli studi più recenti la comunicazione tra cani avviene “a gesti” (mimica corporea e facciale) per il  65-70% e con l’emissione di feromoni per il 25-30%, mentre solo il restante 5-10% è dedicato alle emissioni vocali.
Il cane comunica nello stesso identico modo con gli altri cani e con gli umani, perché ritiene che – facendo tutti parte della stessa società – apparteniamo tutti alla stessa specie, o quantomeno a specie molto affini. In pratica, il poveraccio non sa che noi non siamo canidi ma primati, che il nostro principale modo di comunicare è il vocalizzo (spesso a vanvera), che abbiamo un naso da veri e propri handicappati (o, in modo più plitically correct,  “diversamente annusanti”). Insomma, il poveraccio pensa che, quando ci comunica qualcosa, noi lo capiamo.
Il che avviene, in realtà, assai raramente.

Di sicuro non è colpa nostra se non siamo in grado di registrare le emissioni di feromoni, che sono sostanze chimiche liberate da alcune ghiandole  localizzate in particolari regioni del corpo: nel cane sono state identificate quelle vicino alla bocca e al padiglione auricolare, tra gli spazi interdigitali, tra i cuscinetti plantari, accanto ai capezzoli e nelle regioni perianale e genitale. I feromoni canini (che si chiamano così e non feroRmoni, come spesso si legge) non sono ancora ben conosciuti: ne è stato identificato con certezza uno solo, l’apaisina, detta anche “feromone appagante”, che viene secreto dalle ghiandole poste nel tessuto mammario tra i capezzoli ed hanno un effetto rilassante sul cucciolo, aiutandolo anche a stabilire e poi rafforzare il legame affettivo con la madre. Nonostante la produzione di questo feromone cessi al momento dello svezzamento, il suo “potere” è così forte che esso viene utilizzato nella produzione dei famosi D.A.P., che esistono sotto forma di collare, di spray, di diffusore, e che in certi casi riescono a indurre un effetto calmante anche nel cane adulto.
Secondo alcuni studi i maschi alfa, nei branchi naturali, produrrebbero un feromone (non ancora identificato, almeno che io sappia) capace addirittura di  facilitare la coesione del branco sociale. Si può intuire facilmente, dunque, che esiste tutto un mondo di comunicazioni canine dal quale noi “diversamente annusanti” resteremo sempre esclusi.
Gli occhi, però, li abbiamo: anzi, i nostri funzionano addirittura meglio di quelli del cane, dato che la vista è il nostro senso primario. Quindi almeno i segnali corporei dovremmo essere capaci di leggerli: e, quando è il caso, possiamo lanciarli noi stessi. Forse non saremo bravi come il cane, forse non verremo capiti al primo colpo, anche perché la nostra postura è diversa dalla sua… ma specialmente con i nostri cani è abbastanza facile riuscire ad intendersi. Ma anche con quelli estranei, calcando magari un po’ la mano ed esasperando un po’ i segnali, non è escluso che si riesca a comunicare discretamente.
Ecco, dunque, quali sono  i principali segnali calmanti:

1) l’avvicinamento laterale
In canese, un avvicinamento diretto e frontale equivale a una sfida e/o a una dichiarazione di dominanza. Al contrario, un avvicinamento laterale, meglio se preceduto da una curva piuttosto campia, è un segnale di non-belligeranza, una dichiarazione di intenzioni pacifiche, una negazione dello scontro e del confronto.
Molto spesso i segnali di calma si sovrappongono e si mescolano con i segnali di dominanza/sottomissione. Su questo argomento ho già scritto una serie infinita di articoli (se vi interessa – e se avete molto tempo libero – potete leggerne uno molto lungo, tanto che l’ho diviso in tre parti che vi linko qui: prima, seconda e terza), quindi qui evito di ribadire le stesse cose): sta di fatto che, nonostante alcuni cinofili moderni tendano a rifiutare i concetti di gerarchia e dominanza nel rapporto tra cane e uomo, nessuno si è ancora sognato (per fortuna) di negare quelli tra cane e cane. I segnali di dominanza/sottomissione sono molto più facili da individuare e riconoscere dei calming signals: il difficile sta, a volte, nel capire l’esatta “mescolanza” tra i due tipi di messaggio. Per esempio, un cane può avvicinarsi ad un altro lateralmente, stando anche un po ripiegato su se stesso, a coda bassa… e, una volta arrivato al suo fianco, può “spanciare” clamorosamente in segno di sottomissione passiva.
La traduzione in umanese potrebbe essere qualcosa come: “Ciao, cane, guarda qua, sono l’essere più innocuo del mondo, non ho cattive intenzioni nei tuoi riguardi, voglio solo fare amicizia, ma riconosco che tu sei sicuramente il capo e che se volessi potresti fare di me un solo boccone: anzi, guarda, ti mostro proprio il ventre, come vedi puoi fare di me quello che vuoi, anche uccidermi, tanto io non reagirei…però, dài. in fondo non vale mica la pena, no? Sono buono, sono innocuo, perché mai dovresti farmi del male?”.
Questo è un comportamento che vedrete manifestare spessissimo da un cucciolo nei confronti di un adulto (anche se il cucciolo magari pesa trenta chili e l’adulto tre: perché tra i cani domina chi è più saggio, esperto e sicuro di sè, non il più forte).
L’approccio, però, potrebbe anche essere laterale, ma a coda alta, corpo e zampe bene erette, orecchie dritte. La traduzione, in questo caso, potrebbe essere: “Ciao, cane: non ho cattive intenzioni, voglio solo conoscerti e non aggredirti. Però non pensare di potermi mettere sotto come un cuccioletto qualsiasi, perché io qui sono il boss e se fai troppo il furbo le mie intenzioni potrebbero cambiare”.
Sì, lo so che non si deve antropomorfizzare e che questi dialoghi forse sono un po’ “troppo” umanizzati… però, insomma, il concetto l’avete capito: calming signal e segnali di dominanza/sottomissione vanno sempre letti contemporaneamente, perché formano un messaggio unico. Focalizzarsi solo gli uni o sugli altri sarebbe come cercare di capire i contenuti di questo articolo leggendo una riga sì e una no: magari la tentazione viene, data la mia tendenza a sbrodolare… però alla fine non so quanto si capirebbe.

2) non fissare negli occhi, girare la testa o tutto il corpo
Per il cane, fissare negli occhi equivale a sfidare l’avversario: il calming signal, quindi, è l’esatto opposto. Due cani che non hanno intenzioni bellicose distolgono lo sguardo, guardano altrove, a volte spostano tutta la testa, a volte si mostrano direttamente il sedere (e qui il messaggio è sempre doppio: visivo e olfattivo, perché le ghiandole perineali sono tra quelle che emettono feromoni a tutto spiano, oltre ad altre importanti informazioni sul sesso, l’età, lo stato di salute dei due soggetti).
Se tra i due cani questi segnali sono sempre molto evidenti, tra cane e uomo può esserci qualche difficoltà in più: è molto facile non fissare il cane negli occhi, ovviamente, mentre è più difficile far passare il segnale di “voltare la testa o il corpo” stando in posizione eretta. Del tutto inutile, poi, mostrare il sedere al cane: non abbiamo idea di cosa potrebbero comunicargli le nostre ghiandole, visto che non siamo in grado di deciderlo… e c’è il rischio che il messaggio non sia esattamente quello che speravamo noi. Meglio limitarsi a disporsi di fianco.
Molto, MOLTO importante è la questione “sguardi”: se il cane distoglie il suo, infatti, ma noi continuiamo a fissarlo dritto in faccia, lui si sentirà non solo sfidato, ma anche offeso. Un po’ come se lui ci dicesse “io non ho intenzione di litigare con te” e noi gli rispondessimo “io invece sì”.
La parte difficile sta nel fatto che noi siamo abituati a considerare il “fissare negli occhi” come un segnale di franchezza e lealtà, mentre fin da bambini ci hanno spiegato che lo sguardo sfuggente significa “aver qualcosa da nascondere”: in questo caso noi e il cane parliamo proprio due linguaggi opposti, non soltanto diversi.  Quindi è importante fare uno sforzo cosciente per ricordarsi di non fissare il cane, ed è soprattutto importante spiegarlo ai bambini, che tra l’altro hanno spesso la faccia esattamente all’altezza del muso del cane.
Girare la testa quando un altro cane (specie se cucciolo) avvicina il muso è un segnale di “benevola dominanza” utilizzato verso i sottomessi. Significa qualcosa come:  “Non ti filo di pezza perché sono troooppo superiore, però non intendo neppure attaccarti”.

3)  sbadigliare
Lo sbadiglio è un segnale dai molti significati. Il cane può sbadigliare, come noi, per sonno o per noia: ma può farlo anche per pacificare un avversario o per comunicare uno stato di tensione o stress. Essendo così ambivalente, lo sbadiglio è quasi sempre un sintomo di insicurezza: quindi non è sempre il caso di utilizzarlo verso un cane,  anche se sembrerebbe il segnale più facile da imitare, perchè noi non siamo in grado di accompagnarlo con i corretti segnali olfattivi (che chiarirebbero sicuramente tutto). Anche per interpretarlo in modo corretto, di solito, è bene non considerarlo da solo, ma unito ad altri gesti e segni che il cane sicuramente invierà (i segnali di calma non sono quasi mai singoli, ma “viaggiano in gruppo”).

4)  sbattere le palpebre, ammiccare
Solitamente accompagnato dal distogliere lo sguardo e dallo spostare la testa, è esclusivamente un segnale di pacificazione (facile da imitare anche per noi, anche se dobbiamo accertarci che il cane ci stia guardando in faccia. Non diamolo per scontato, perché la nostra faccia, per lui, è “lassù in alto” e non sempre lui la osserva. Anche per questo i segnali che noi lanciamo vanno enfatizzati e ripetuti più volte.

5) muoversi lentamente, immobilizzarsi
anche questo è un segnale ambivalente, che può comunicare pacificazione oppure tensione, insicurezza, stress. Viene utilizzato soprattutto dai cani che temono di poter essere attaccati da un loro simile, fino ad arrivare all’immobilizzazione totale (freezing), spesso accompagnata dal gesto di sedersi (o di sdraiarsi, se il cane vuole manifestare anche sottomissione).
Rallentare i propri movimenti e immobilizzarsi sono segnali che possiamo inviare anche noi umani nella stessa situazione, ovvero quando temiamo che un cane intenda attaccarci. L’esatto contrario, ovvero velocizzare i propri movimenti, significa “voler litigare” e otterrà la reazione corrispondente.

6) leccarsi le labbra ed il naso
questo è uno dei segnali di calma che il cane lancia più frequentemente, in modo più o meno eclatante (alcuni cani lasciano appena spuntare la punta della lingua, altri sembra che vogliano leccarsi fino alla fronte), ma sempre riconoscibile. Purtroppo viene spesso interpretato come un tentativo di “dare i bacini” e quindi può essere clamorosamente frainteso (il cane ci sta dicendo “smettila, mi stai innervosendo, datti una calmata” e noi capiamo “quanto mi piace quello che stai facendo, quanto ti voglio bene, ho voglia di baciarti”. Da gravi equivoci come questo possono nascere episodi di morsicatura).
A noi questo gesto riesce malissimo, perché abbiamo una lingua assolutamente inadeguata: però, se ci mettiamo d’impegno (limitandoci a leccarci le labbra e senza provare ad arrivare al naso, magari), trasmetteremo comunque un segnale. Magari un po’ fioco, ma sempre segnale.

7) “far finta di non vedere” l’altro cane
potrebbe sembrare pura maleducazione DOC, invece è un segnale di calma. Spesso un cane, avvicinato da un suo simile, si comporta come se proprio l’altro non esistesse. Annusa per terra, si guarda intorno, sembra avere il fumetto sulla testa con scritto: “Cane? Quale cane?”
In realtà sta comunicando la sua assoluta non-belligeranza: è un segnale di calma molto forte, che i proprietari spesso fraintendono costringendo il loro cane ad avvicinarsi all’altro e a “prendere coscienza” del fatto che c’è, magari con frasi come: “Ma cosa fai? Lo ignori? Brutto cattivo, non vedi che lui vuole giocare con te? E tu non lo guardi neanche in faccia? Stupidino!”.
Dopodiché, magari, il cane che voleva comunicare calma e intenzioni amichevoli viene preso di peso e sbattuto addosso all’altro cane, che si sente improvvisamente aggredito e risponde per le rime.
Inutile dire chi è il vero “stupidino” in questi casi, no?

8)  mettersi in mezzo
questo gesto, che tecnicamente si chiama splitting, è l’esatto equivalente del gesto umano di interporre il proprio corpo tra due amici che stanno litigando e minacciano di passare alle vie di fatto. E’ un segnale di calma fortissimo, che possiamo usare anche noi e che ottiene quasi sempre risultati spettacolari… purché ci ricordiamo di usarlo PRIMA che sia scoppiata la rissa, e non dopo. In realtà può essere efficace anche dopo,  però diventa piuttosto a rischio. Sempre meglio, comunque, che mettersi in mezzo in una lite fra cani cercando di trattenerne uno per il collare (cosa che può distruggere in un nanosecondo un rapporto cane-umano, perché il cane si sente “tradito” dal proprietario che, invece di dargli manforte, lo immobilizza permettendo all’altro cane di menarlo a suo piacimento).

I calming signals veri e propri, quelli più frequentemente usati dai cani,  sono più o meno questi. In realtà ce ne sono altri (quelli identificati dalla Rugaas sono 27 in tutto), che però possono avere tali e tanti significati diversi che diventa veramente difficile “scegliere” quello giusto: quindi è difficile anche parlarne in un articolo e a chi volesse andare più a fondo consiglio di acquistare direttamente il libro della Rugaas.
Conoscere quelli che abbiamo descritto, comunque, è già un buon passo avanti verso la conoscenza del modo di comunicare del cane e può essere di grande utilità anche nel “nostro” modo di rapportarci con lui. Provare per credere!

 

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31 Commenti

  1. Ripetiamo all’inifito questi articoli, andrebbero messi sui tutti i quotidiani di tanto in tanto , c’è tanta gente che ancora non li conosce o che li conosce alla rovescia, uan sera mentre si chiacchierava con un gruppetto di perone sento il mio cane(un “dolce cecoslovacco”) che ringhiotta lo guardo e non capsico subito, poi mi accorgo che un ragazzo del gruppo lo fissa perchè il quel modo pensava di dominarlo e che si sarebbe sottomesso insomma lui era davvero convinto di fare bene in quel modo…va beh inutile raccontare al mia espressione …quindi la non conoscenza abbonda direi, tantissime persone anche propritari di cani non hanno mai sentito parlare di segnali calmanti

    • Sicuramente lo sbadiglio, che però a volte è un po’ ambiguo come segnale; anche il leccarsi le labbra viene recepito abbastanza bene, se lo facciamo in modo abbastanza enfatizzato.
      E poi ovviamente le posture: l’avvicinarsi lateralmente, i movimenti lenti eccetera, sono “letti” molto bene dai cani.

      • So che è un vecchio articolo, ma spero comunque che il mio commento venga letto. Sono una tua grande fan Valeria e leggo ti presento il cane tutti i giorni, come un quotidiano 😉 ti reputo molto competente ed è per questo che fosse per me ti chiederei sempre mille consigli, questo però mi interessa particolarmente.Ho adottato da 4 anni una cagnina di 4kg, adulta(ne aveva 2-3 quando l’ho presa), era stata abbandonata dal nostro veterinario (avevamo già un altro cane) e, mentre ero in sala d’aspetto mi si è messa vicina e non andava più via, mi ha ” scelto” tra tutte le altre persone che erano lì, dalle quali non si faceva avvicinare.Premetto che all’arrivo dal veterinario( 2 giorni prima del nostro incontro) era in un evidente stato di denutrizione, piena di pulci e con una zampa lussata da molti giorni, ma mi ha letteralmente rubato il cuore e abbiamo deciso di prenderla con noi (avevo 16 anni,ovviamente ho dovuto chiedere ai miei, che sono stati d’accordo). Inizialmente era molto timorosa e sembrava fidarsi solo di me, è stato con lei, dopo anni di convivenza con un bassotto, che ho scoperto il significato di docilità
        , il nostro feeling è cresciuto e lei è diventata sempre più serena, più tranquilla, più gioiosa. Ora la guardo e penso a quanto è cambiata, a quanta felicità mi trasmette con i suoi occhi, con lo sguardo che cerca sempre la mia approvazione.Ma delle volte, anche quando per gioco mi si butta in grembo, (di sua spontanea volontà) la vedo sfoggiare segnali calmanti:si lecca il naso, sbadiglia.A volte anche per un nonnulla, per una carezza o quando è in uno stato di eccitazione(come quando siamo in macchina , sbadiglia i primi minuti)…Non so come interpretarli, non vorrei mai causarle dello stress,ma a volte mi sembra che manifesti questi segnali per minime cose, che non potrei evitarle…cosa posso fare? Ti sembra che sbagli qualcosa?
        Grazie per tutti i tuoi articoli,
        Una affezionata lettrice

        • Non sbagli niente, e i segnali di calma NON sono automaticamente segnali di stress. A volte sono semplicissimi segnali di pacificazione, che rivolti ad un umano significano soltanto “siamo amici”!

          • Grazie mille per il chiarimento, sapevo di questa ambivalenza dei segnali calmanti (o pacificatori che dir si voglia), ma volevo essere sicura, considerando il passato non proprio rose e fiori della cagnina e la sua sensibilità ,che non fossero nel suo caso manifestazioni di stress eccessivo,perché l’impressione generale che ho di lei è quella di un cane sereno appunto e ,considerando quanto mi piace informarmi su tutto ciò che riguarda i cani, e quanto impegno ci metto per non essere una “sciura”, mi spiazzerebbe un po’ la scoperta di aver frainteso tutti questi segnali.
            Grazie ancora, e scusa per come era scritto il commento precedente,con il cellulare non ho avuto modo di rileggerlo e correggerlo bene .
            Un saluto e auguri per la futura new entry , non vedo l’ora di leggere i tuoi racconti 😉

  2. VORREI IL VOSTRO AIUTO PER CAPIRE MEGLIO L’ARGOMENTO.
    Nel precedente articolo sono stati descritti i segnali “che sono indice di chiaro e inequivocabile di disagio o stress (e che quindi possono preludere a un attacco, qualora vengano ignorati:
    a) sbadigliare
    b) leccarsi il naso o le labbra
    c) sbattere le palpebre
    d) distogliere lo sguardo e/o voltare la testa. ”

    In questo articolo invece questi sono descritti come segnali calmanti.
    Non capisco…
    Grazie dei chiarimenti

    • L’ho scritto anche in questo articolo: se hai bisogno di pacificare un avversario (o semplicemente qualcuno – cane o umano che sia – con cui ti rapporti per la prima volta), significa che non sei del tutto a tuo agio.
      Il cane manda segnali calmanti perché non è sicuro delle intenzioni dell'”interlocutore”: se questi risponde con segnali altrettanto pacificatori, allora si tranquillizza (e i due, di solito, si mettono a giocare).
      Se il cane manda segnali calmanti a un umano e l’umano risponde con posture e gesti tranquillizzanti, succede la stessa cosa: il cane capisce che non hai cattive intenzioni e si rilassa. Se invece l’umano risponde stuzzicandolo, invadendo i suoi spazi,eseguendo gesti di dominanza (come nel caso di cui si parlava nell’altro articolo, anche se la persona non aveva la minima idea di quello che stava facendo in realtà e pensava di coccolare il cane), allora dal leggero disagio si passa al forte disagio, poi allo stress…e alla fine può scapparci anche la pinzata.

  3. Bello! Sto cercando di spiegare alle persone che incontro questi segnali basilari e clamorosamente visibili (io ci metto anche la scrollata, che non sara’ ‘”imitabile” dall’uomo ma e’ molto visibile). Anche ieri dal veterinario, un Rottweiler e’ stato cazziato con una pinzatina da una meticcetta per essersi avvicinato in maniera troppo diretta, e lui ha preso subito le distanze e si e’ leccato il muso. E’ avvenuto tutto con calma, non ci sono state scene tipo :”Tenga il suo cane aggressivo lontano dal mio”, e anzi i proprietari mi sono sembrati molto interessati alla mia interpretazione.

  4. Secondo me il problema rimane sempre e solo uno: disinformazione!!!! Tanti studi sono stati fatti ma chi li conosce? Solo chi si avvicina per interesse alla cultura cinofila e che tradotto in percentuale rispetto a tutti coloro che hanno un animale con sè il 2%…forse. Al giorno d’oggi la vera fatica è questa..diffondere la conoscenza sul magico e semplice mondo dei nostri amici a 4 zampe! La gente sa solo ben interpretare ma male osservare!

  5. ciao valeria,aiutami a capire,i segnali calmanti,di pacificazione e/o nervosismo vanno letti con un significato diverso nei confronti del proprietario?nel senso…giocando o coccolando la mia border(rucola)vedo tantissimi segnali che hai descritto ma io li leggo come segnali rivolti a me,che a seconda dei momenti possono essere di gioco e/o coccole etc etc…in maniera diversa da quella che dovrebbe essere in linguaggio canino e/o con persone sconosciute,sbaglio???

    • Giorgia, temo che i segnali abbiano sempre lo stesso significato, che si tratti di un altro cane o del proprietario. Sempre pacificatori sono…però non sono sempre segno di ansia/stress (anzi, a dire il vero… di un po’ di ansia sì). Spesso, quando il cane gioca con l’umano, manda segnali di calma che potrebbero essere tradotti dal canese con qualcosa come “Guarda che sto scherzando, eh?”. Per esempio il mio staffy, appnea l’ho adottato (aveva sette anni), giocando al tira e molla mi ringhiava tutto convinto (se l’avesse sentito un estraneo avrebbe pensato che stava per mangiarmi viva!), poi si leccava il naso, poi ricominciava col GRRR GRRR, e poi slap slap! Era proprio un modo per dirmi “io ringhio, ma stiamo giocando, quindi non ti incazzare, eh? Non dico mica sul serio”!. Un filino di insicurezza sotto a questi atteggiamenti c’è sempre, tant’è vero che dopo qualche mese ha continuato con i GRRR GRRRR, ma non faceva più seguire i segnali di calma, probabilmente perché aveva capito che io avevo capito :-). Quando invece non mi conosceva ancora bene, non era sicuro delle mie reazioni e quindi cercava di spiegarmi meglio possibile le sue intenzioni.
      Però un po’ di insicurezza, un po’ di stress, un po’ di ansia NON sono sintomi sicuri di “cane infelice” o di “cane a disagio”. In fondo capita anche a noi di essere emozionati, che so, se dobbiamo parlare in pubblico: ma non è che vorremmo morire, anzi la cosa ci piace molto. Però ci mette anche un po’ di ansia (e…ci avete mai fatto caso? Quando dobbiamo fare un discorso importante, ci lecchiamo le labbra anche noi!) 🙂

  6. Salve, complimentoni per gli articoli! Veramente istruttivi, non si finisce mai di imparare!
    Devo confessare che effettivamente vedendo il mio rottweiler leccarsi spessissimo labbra e naso pensavo fosse per darmi bacini ed in effetti appena ne ha la possibilità e mi cerca la mano per leccarla! Anche quando lo accarezzo però non fa altro che leccarsi muso e labbra, come se fosse contento. Almeno io l’ho percepito in questa maniera :/… Non ci sono mai stati episodi di di morsi però.

    • E perché avrebbe dovuto mordere? Quando il cane manda calming signals intende dire “sono pacifico, vedi di esserlo anche tu”. E’ vero che a volte, quando i segnali sono ripetuti ed insistenti, possono diventare un sintomo di stress…ma di solito si tratta solo di “avvisi di buone intenzioni”, quindi non c’è motivo per cui il cane debba mordere. Una cosa è certa: se “non fa altro che leccarsi”, il cane NON è troppo contento delle tue attenzioni, quindi ti conviene limitarle un pochino.

  7. Va bene, grazie mille della dritta. Cercherò di interpretare meglio anche perché il mio cane manda spessissimo questo segnale ma gli piace essere accarezzato nel frattempo e sembra calmissimo e non seccato dalle mie coccole. Come dici tu, magari gli parlo un po’ troppo ahahahaha 😀

  8. Scusa valeria ma vorrei capire bene, soprattutto perchè domenica ho preso una cucciola di schnauzer nano e ho un gigante di 5 anni,lui tranquillo però non la sta proprio considerando e quandi lei si avvicina lui indietreggia oppure si mette a sfinge e mi guarda facendomi tutto il rituale dei segnalu:mi guarda pki gira la testa sbatte gl occhi si lecca l aso sbadiglia poi mettuee la testa tra le zampe ecc in questo caso i segnali li lancia a me o al cucciolo?
    Perche se li lancia al cucciolo ok ma se li llancia a me che vuole?cioè il fattore stressante è lei ma chiede”aiuto” a me?io a questo punto dovrei lanciarli segnali calmanti? E poi una domanda piu generica: ogni segnale si equivale?cioè in una determinata situazione come posso scegliere tra un segnale o un altro?(ovviamente tra quelli riproducibili da noi umani)

    • Li lancia “in generale”: i segnali di calma sono anche segnali generici di stress, a cui non si deve rispondere con segnali simili perché altrimenti il cane penserebbe che sei stressato pure tu a causa del nuovo cucciolo!
      Ovviamente l’arrivo della cucciola ha messo in uno stato ansioso il cane che c’era prima: non ignorare i suoi segnali, ma non “rispondergli”. Cerca invece di far sì che la cucciola cominci a rappresentare per lui qualcosa di positivo (quando c’è la cucciola si mangia, si prendono coccole, si gioca…eccetera eccetera). Soprattutto fagli capire che lui è sempre il “number one”, perché il timore più grosso di un cane, quando ne arriva un altro, è sempre quello di veder traballare il suo status gerarchico 🙂

      • E questo stato può portare anche ad aggredire il cucciolo?quindi nei momenti in cui lancia segnali devo iniziare a farci qualcosa di interessante oppure questo porterebbe a far si che lui lanci quei segnali per pormi in una situazione di gioco?

        • Un maschio adulto equilibrato non dovrebbe MAI aggredire un cucciolo (nel senso di “aggredire sul serio” e cioè di morderlo davvero: le sceneggiate napoletane non sono aggressioni, ma insegnamenti di vita!). Però sì, nei momenti in cui lancia segnali devi fargli fare qualcosa di piacevole (non sempre e solo gioco, magari, per evitare il rischio che hai menzionato).

  9. Ok quindi non devo mai calmarlo rifacendogli segnali calmanti?perchè in alcuni posti ho letto che in situazioni di stress possiamo calnare il cane eseguendo questi comandi. In sostanza piu che calmare sono una richiesta di calmao di essere calmati?!

    • Non devi usare segnali calmanti nella specifica situazione che mi hai descritto… non “mai”! Comunque, in generale… io i segnali calmanti li uso quando un cane mai visto e conosciuto mi approccia in modo ambiguo e ritengo che possa avere intenzioni poco amichevoli (se il suo “discorso” è più chiaro, mi regolo diversamente: anche portando via le palle, se è il caso! :-)). Con i MIEI cani…no, non li uso, perchè si presume che abbiamo già trovato un modo per comunicare in modo più chiaro di quanto non possa fare un umano usando segnali canini.

  10. io dico che secondo me i segnali calmanti non esistono, o almeno si presentano molto raramente e la maggior parte sono “incazzing signal” ormai dal libro di turid rugas gentilisti e compagnia bella qualsiasi cosa fa il cane dicono che è un segnale calmante

  11. Salve a tutti..è passato un pò di tempo da quando è stato pubblicato l’articolo, e anche da quando l’ho letto, ma volevo condividere con voi quello che mi è successo ieri, e ringraziare Valeria per questi articoli sempre così istruttivi.

    Ieri sono andata a casa di un cliente, che ha una bellissima Akita femmina rossa di 4anni.
    Quando ho suonato il campanello, la cana è partita con un abbaio molto insistente seguito da qualche breve ululato.
    La proprietaria ha aperto il cancello, e mi ha invitata ad entrare, rassicurandomi per la presenza della cana.
    Mentre parcheggiavo mi si è avvicinata spiegandomi che è molto diffidente con gli estranei, e abbastanza territoriale, ma che quando cè lei è assolutamente innocua, se non per il fatto che abbaia in modo alquanto rumoroso.
    Mi ha chiesto se fosse un problema, e se preferivo che la chiudesse nel kennel; dopo che le ho detto che per me non c’erano problemi se non ce n erano per loro, mi ha suggerito di ignorarla e a me è subito venuto in mente quello che avevo letto in questo articolo.
    Così sono scesa dall’auto lentamente e senza mai guardare la cana negli occhi.
    Lei ha continuato ad abbaiare imperterrita..e io ho chiaccherato con la proprietaria.
    Neanche farlo apposta suona il telefono e la tipa si allontana, lasciandomi con la cana a pochi passi da me che abbaia di gusto..allora sentendomi anche un pò stupida, ho provato a leccarmi le labbra in modo mooooolto enfatizzato, mi sembrava di dovermi leccare le sopracciglia! sempre senza guardarla, e mi sono messa un po di lato rispetto e lei, girando il palmo della mano verso l’esterno.
    Dopo un pò l’abbaio è cessato..e la cana mi stava annusando la mano.
    Piano piano mi sono accucciata, sempre senza guardarla dritta, continuando a leccarmi al naso come una cretina e sempre porgendole il palmo.
    dopo poco mi sono trovata con la cana che mi girava attorno annusandomi e strusciando appena il fianco contro la mia schiena, così ho provato a farle una mezza carezza su un fianco e mi sembrava apprezzare.
    Alla fine è arrivata al proprietaria, che ci ha trovate entrambe sedute per terra, e io che pianino pianino le facevo qualche carezza!
    Mi sono sentita un pò scema lo devo ammettere, e sarà una cosa di poco conto per chi ha a che fare coi cani tutti i giorni, ma a me ha dato davvero molta soddisfazione!
    Quindi grazie per tutti questi articoli, che sono sempre molto interessanti e davvero istruttivi!!
    Grazie!

  12. Ciao Valeria, spero che riuscirai a rispondermi anche se l’articolo non è recente! Da qualche tempo la mia cucciola non gioca più con mio padre e si esibisce nei vari segnali calmanti verso di lui, addirittura immobilizzandosi durante la passeggiata, quando capita che la porti lui. Quando mio padre arriva a casa mia, la piccola nemmeno scodinzola, ma tiene la coda bassa e si mette a terra o comunque “si fa piccola” e quando lui le gratta la pancia, si lecca il naso. Mio padrei dice di non averla sgridata, ma non sa rapportarsi bene con i cani e ho notato che non la loda né la premia quando (ogni tanto) gli ubbidisce. Difatti il problema maggiore è questo: quando lu la chiama, la cagnetta non risponde al richiamo, cosa che invece fa benissimo quando la chiamiamo io, mio marito e addirittura nostra figlia di 5 anni! Vorrei aiutare mio padre a recuperare il rapporto con la cagnetta, anche perché ogni tanto capita che sia lui a portarla fuori in mia assenza. GRAZIE!

    • Dovrebbe provare a lodarla e premiarla… ma temo che il rapporto sia fortemente incrinato: quindi forse varrebbe la pena che tuo padre facesse qualche lezione con la piccola sotto la guida di una persona esperta.

  13. ciao dopo aver letto l’articolo mi è sorta una domanda.
    molto spesso quando vado al parco,il mio cane va in contro ad un altro cane dritto per dritto,si fissano muso muso negli occhi,e poi scattano e si mettono a giocare! e questo comportamento l’ho notato anche con cani sconosciuti. se due cani fanno così cosa vuol dire?

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.