di VALERIA ROSSI – Ho esitato prima di decidermi a scrivere sui calming signals, un po’ perché ritenevo di non poter dire assolutamente nulla di nuovo, dopo che Turid Rugaas ci ha scritto un intero libro che li sviscera approfondendo al massimo la materia, e un po’ perché ritenevo che un articolo sul fatto che il cane utilizza segnali di pacificazione fosse, ormai, interessante e innovativo come scrivere un pezzo sul fatto che il cane ha quattro zampe.
Sono diversi anni, infatti, che non si parla d’altro, che i calming signals vengono tirati in basso ad ogni pie’ sospinto, che ne parlano anche i bambini di cinque anni: pensavo che tutto il mondo, ormai, li conoscesse.
Negli ultimi giorni ho scoperto, invece, che sono ancora ignorati da parecchie persone: per esempio da tutti i giornalisti che, commentando l’episodio del dogo che ha morso la conduttrice TV, hanno sostenuto che il cane aveva attaccato “improvvisamente e senza preavviso”.
E sticazzi, mi verrebbe da rispondere,  in modo poco raffinato: ma la rispostaccia  mi sorge proprio dal cuore. Perché il cane, di preavvisi, ne ha dati a carrettate, utilizzando proprio i calming signals che non solo non sono stati riconosciuti dalla sua vittima, ma neanche dai commentatori successivi.
Questo significa, purtroppo, che c’è ancora troppa gente incapace di leggerli e di capirli.
E allora riparliamone… partendo dal presupposto che i cani, in quanto animali sociali, non hanno alcun interesse a mordersi e a litigare tra loro. Gli animali sociali sono quasi immancabilmente animali pacifici, perché devono condividere spazi, cibo e ogni genere di risorsa: quindi, se fossero degli attaccabrighe, non farebbero altro che ferirsi o ammazzarsi reciprocamente, con gravi rischi per la conservazione della specie. E come tutti sappiamo, Madre Natura ha come interesse primario (per non dire unico) proprio quella. Degli individui non le frega assolutamente nulla, ma le specie tende a conservarle in buona salute e più a lungo possibile.

Che fanno, allora, gli animali sociali? Hanno sviluppato diversi metodi per evitare di annientarsi l’un l’altro: il primo e più importante è sicuramente la ritualizzazione (ovvero, fare molto fumo e poco arrosto in caso di conflitti, sperando di poterli risolvere solo “scenograficamente” e di non dover arrivare alle vie di fatto). Il secondo è proprio l’emissione di segnali corporei, gestuali ed olfattivi, tesi a trasmettere “messaggi di pace”.
Questi messaggi sono proprio quelli che la Rugaas ha identificato e codificato chiamandoli “calming signals”: in realtà essi non sono soltanto “calmanti” nei confronti dell’avversario, ma possono essere anche autocalmanti. Inoltre essi dovrebbero far intuire al mondo intero (o almeno a quella parte del mondo che sa leggere il canese) che il cane in quel momento si trova in una situazione di disagio più o meno grave. Infatti trovarsi di fronte a un antagonista che si pensa di dover “calmare” significa non sentirsi del tutto sicuri di quello che potrebbe accadere: se il cane sapesse già che l’altro vuole giocare (come spesso accade tra cani che si conoscono bene) non ci sarebbe infatti bisogno di dirgli “Ehi, sta’ buonino, non ho cattive intenzioni, gradirei che neppure tu le avessi nei miei confronti”.
Il cane, oltre ai segnali corporei, emette segnali olfattivi: secondo gli studi più recenti la comunicazione tra cani avviene “a gesti” (mimica corporea e facciale) per il  65-70% e con l’emissione di feromoni per il 25-30%, mentre solo il restante 5-10% è dedicato alle emissioni vocali.
Il cane comunica nello stesso identico modo con gli altri cani e con gli umani, perché ritiene che – facendo tutti parte della stessa società – apparteniamo tutti alla stessa specie, o quantomeno a specie molto affini. In pratica, il poveraccio non sa che noi non siamo canidi ma primati, che il nostro principale modo di comunicare è il vocalizzo (spesso a vanvera), che abbiamo un naso da veri e propri handicappati (o, in modo più plitically correct,  “diversamente annusanti”). Insomma, il poveraccio pensa che, quando ci comunica qualcosa, noi lo capiamo.
Il che avviene, in realtà, assai raramente.

Di sicuro non è colpa nostra se non siamo in grado di registrare le emissioni di feromoni, che sono sostanze chimiche liberate da alcune ghiandole  localizzate in particolari regioni del corpo: nel cane sono state identificate quelle vicino alla bocca e al padiglione auricolare, tra gli spazi interdigitali, tra i cuscinetti plantari, accanto ai capezzoli e nelle regioni perianale e genitale. I feromoni canini (che si chiamano così e non feroRmoni, come spesso si legge) non sono ancora ben conosciuti: ne è stato identificato con certezza uno solo, l’apaisina, detta anche “feromone appagante”, che viene secreto dalle ghiandole poste nel tessuto mammario tra i capezzoli ed hanno un effetto rilassante sul cucciolo, aiutandolo anche a stabilire e poi rafforzare il legame affettivo con la madre. Nonostante la produzione di questo feromone cessi al momento dello svezzamento, il suo “potere” è così forte che esso viene utilizzato nella produzione dei famosi D.A.P., che esistono sotto forma di collare, di spray, di diffusore, e che in certi casi riescono a indurre un effetto calmante anche nel cane adulto.
Secondo alcuni studi i maschi alfa, nei branchi naturali, produrrebbero un feromone (non ancora identificato, almeno che io sappia) capace addirittura di  facilitare la coesione del branco sociale. Si può intuire facilmente, dunque, che esiste tutto un mondo di comunicazioni canine dal quale noi “diversamente annusanti” resteremo sempre esclusi.
Gli occhi, però, li abbiamo: anzi, i nostri funzionano addirittura meglio di quelli del cane, dato che la vista è il nostro senso primario. Quindi almeno i segnali corporei dovremmo essere capaci di leggerli: e, quando è il caso, possiamo lanciarli noi stessi. Forse non saremo bravi come il cane, forse non verremo capiti al primo colpo, anche perché la nostra postura è diversa dalla sua… ma specialmente con i nostri cani è abbastanza facile riuscire ad intendersi. Ma anche con quelli estranei, calcando magari un po’ la mano ed esasperando un po’ i segnali, non è escluso che si riesca a comunicare discretamente.
Ecco, dunque, quali sono  i principali segnali calmanti:

1) l’avvicinamento laterale
In canese, un avvicinamento diretto e frontale equivale a una sfida e/o a una dichiarazione di dominanza. Al contrario, un avvicinamento laterale, meglio se preceduto da una curva piuttosto campia, è un segnale di non-belligeranza, una dichiarazione di intenzioni pacifiche, una negazione dello scontro e del confronto.
Molto spesso i segnali di calma si sovrappongono e si mescolano con i segnali di dominanza/sottomissione. Su questo argomento ho già scritto una serie infinita di articoli (se vi interessa – e se avete molto tempo libero – potete leggerne uno molto lungo, tanto che l’ho diviso in tre parti che vi linko qui: prima, seconda e terza), quindi qui evito di ribadire le stesse cose): sta di fatto che, nonostante alcuni cinofili moderni tendano a rifiutare i concetti di gerarchia e dominanza nel rapporto tra cane e uomo, nessuno si è ancora sognato (per fortuna) di negare quelli tra cane e cane. I segnali di dominanza/sottomissione sono molto più facili da individuare e riconoscere dei calming signals: il difficile sta, a volte, nel capire l’esatta “mescolanza” tra i due tipi di messaggio. Per esempio, un cane può avvicinarsi ad un altro lateralmente, stando anche un po ripiegato su se stesso, a coda bassa… e, una volta arrivato al suo fianco, può “spanciare” clamorosamente in segno di sottomissione passiva.
La traduzione in umanese potrebbe essere qualcosa come: “Ciao, cane, guarda qua, sono l’essere più innocuo del mondo, non ho cattive intenzioni nei tuoi riguardi, voglio solo fare amicizia, ma riconosco che tu sei sicuramente il capo e che se volessi potresti fare di me un solo boccone: anzi, guarda, ti mostro proprio il ventre, come vedi puoi fare di me quello che vuoi, anche uccidermi, tanto io non reagirei…però, dài. in fondo non vale mica la pena, no? Sono buono, sono innocuo, perché mai dovresti farmi del male?”.
Questo è un comportamento che vedrete manifestare spessissimo da un cucciolo nei confronti di un adulto (anche se il cucciolo magari pesa trenta chili e l’adulto tre: perché tra i cani domina chi è più saggio, esperto e sicuro di sè, non il più forte).
L’approccio, però, potrebbe anche essere laterale, ma a coda alta, corpo e zampe bene erette, orecchie dritte. La traduzione, in questo caso, potrebbe essere: “Ciao, cane: non ho cattive intenzioni, voglio solo conoscerti e non aggredirti. Però non pensare di potermi mettere sotto come un cuccioletto qualsiasi, perché io qui sono il boss e se fai troppo il furbo le mie intenzioni potrebbero cambiare”.
Sì, lo so che non si deve antropomorfizzare e che questi dialoghi forse sono un po’ “troppo” umanizzati… però, insomma, il concetto l’avete capito: calming signal e segnali di dominanza/sottomissione vanno sempre letti contemporaneamente, perché formano un messaggio unico. Focalizzarsi solo gli uni o sugli altri sarebbe come cercare di capire i contenuti di questo articolo leggendo una riga sì e una no: magari la tentazione viene, data la mia tendenza a sbrodolare… però alla fine non so quanto si capirebbe.

2) non fissare negli occhi, girare la testa o tutto il corpo
Per il cane, fissare negli occhi equivale a sfidare l’avversario: il calming signal, quindi, è l’esatto opposto. Due cani che non hanno intenzioni bellicose distolgono lo sguardo, guardano altrove, a volte spostano tutta la testa, a volte si mostrano direttamente il sedere (e qui il messaggio è sempre doppio: visivo e olfattivo, perché le ghiandole perineali sono tra quelle che emettono feromoni a tutto spiano, oltre ad altre importanti informazioni sul sesso, l’età, lo stato di salute dei due soggetti).
Se tra i due cani questi segnali sono sempre molto evidenti, tra cane e uomo può esserci qualche difficoltà in più: è molto facile non fissare il cane negli occhi, ovviamente, mentre è più difficile far passare il segnale di “voltare la testa o il corpo” stando in posizione eretta. Del tutto inutile, poi, mostrare il sedere al cane: non abbiamo idea di cosa potrebbero comunicargli le nostre ghiandole, visto che non siamo in grado di deciderlo… e c’è il rischio che il messaggio non sia esattamente quello che speravamo noi. Meglio limitarsi a disporsi di fianco.
Molto, MOLTO importante è la questione “sguardi”: se il cane distoglie il suo, infatti, ma noi continuiamo a fissarlo dritto in faccia, lui si sentirà non solo sfidato, ma anche offeso. Un po’ come se lui ci dicesse “io non ho intenzione di litigare con te” e noi gli rispondessimo “io invece sì”.
La parte difficile sta nel fatto che noi siamo abituati a considerare il “fissare negli occhi” come un segnale di franchezza e lealtà, mentre fin da bambini ci hanno spiegato che lo sguardo sfuggente significa “aver qualcosa da nascondere”: in questo caso noi e il cane parliamo proprio due linguaggi opposti, non soltanto diversi.  Quindi è importante fare uno sforzo cosciente per ricordarsi di non fissare il cane, ed è soprattutto importante spiegarlo ai bambini, che tra l’altro hanno spesso la faccia esattamente all’altezza del muso del cane.
Girare la testa quando un altro cane (specie se cucciolo) avvicina il muso è un segnale di “benevola dominanza” utilizzato verso i sottomessi. Significa qualcosa come:  “Non ti filo di pezza perché sono troooppo superiore, però non intendo neppure attaccarti”.

3)  sbadigliare
Lo sbadiglio è un segnale dai molti significati. Il cane può sbadigliare, come noi, per sonno o per noia: ma può farlo anche per pacificare un avversario o per comunicare uno stato di tensione o stress. Essendo così ambivalente, lo sbadiglio è quasi sempre un sintomo di insicurezza: quindi non è sempre il caso di utilizzarlo verso un cane,  anche se sembrerebbe il segnale più facile da imitare, perchè noi non siamo in grado di accompagnarlo con i corretti segnali olfattivi (che chiarirebbero sicuramente tutto). Anche per interpretarlo in modo corretto, di solito, è bene non considerarlo da solo, ma unito ad altri gesti e segni che il cane sicuramente invierà (i segnali di calma non sono quasi mai singoli, ma “viaggiano in gruppo”).

4)  sbattere le palpebre, ammiccare
Solitamente accompagnato dal distogliere lo sguardo e dallo spostare la testa, è esclusivamente un segnale di pacificazione (facile da imitare anche per noi, anche se dobbiamo accertarci che il cane ci stia guardando in faccia. Non diamolo per scontato, perché la nostra faccia, per lui, è “lassù in alto” e non sempre lui la osserva. Anche per questo i segnali che noi lanciamo vanno enfatizzati e ripetuti più volte.

5) muoversi lentamente, immobilizzarsi
anche questo è un segnale ambivalente, che può comunicare pacificazione oppure tensione, insicurezza, stress. Viene utilizzato soprattutto dai cani che temono di poter essere attaccati da un loro simile, fino ad arrivare all’immobilizzazione totale (freezing), spesso accompagnata dal gesto di sedersi (o di sdraiarsi, se il cane vuole manifestare anche sottomissione).
Rallentare i propri movimenti e immobilizzarsi sono segnali che possiamo inviare anche noi umani nella stessa situazione, ovvero quando temiamo che un cane intenda attaccarci. L’esatto contrario, ovvero velocizzare i propri movimenti, significa “voler litigare” e otterrà la reazione corrispondente.

6) leccarsi le labbra ed il naso
questo è uno dei segnali di calma che il cane lancia più frequentemente, in modo più o meno eclatante (alcuni cani lasciano appena spuntare la punta della lingua, altri sembra che vogliano leccarsi fino alla fronte), ma sempre riconoscibile. Purtroppo viene spesso interpretato come un tentativo di “dare i bacini” e quindi può essere clamorosamente frainteso (il cane ci sta dicendo “smettila, mi stai innervosendo, datti una calmata” e noi capiamo “quanto mi piace quello che stai facendo, quanto ti voglio bene, ho voglia di baciarti”. Da gravi equivoci come questo possono nascere episodi di morsicatura).
A noi questo gesto riesce malissimo, perché abbiamo una lingua assolutamente inadeguata: però, se ci mettiamo d’impegno (limitandoci a leccarci le labbra e senza provare ad arrivare al naso, magari), trasmetteremo comunque un segnale. Magari un po’ fioco, ma sempre segnale.

7) “far finta di non vedere” l’altro cane
potrebbe sembrare pura maleducazione DOC, invece è un segnale di calma. Spesso un cane, avvicinato da un suo simile, si comporta come se proprio l’altro non esistesse. Annusa per terra, si guarda intorno, sembra avere il fumetto sulla testa con scritto: “Cane? Quale cane?”
In realtà sta comunicando la sua assoluta non-belligeranza: è un segnale di calma molto forte, che i proprietari spesso fraintendono costringendo il loro cane ad avvicinarsi all’altro e a “prendere coscienza” del fatto che c’è, magari con frasi come: “Ma cosa fai? Lo ignori? Brutto cattivo, non vedi che lui vuole giocare con te? E tu non lo guardi neanche in faccia? Stupidino!”.
Dopodiché, magari, il cane che voleva comunicare calma e intenzioni amichevoli viene preso di peso e sbattuto addosso all’altro cane, che si sente improvvisamente aggredito e risponde per le rime.
Inutile dire chi è il vero “stupidino” in questi casi, no?

8)  mettersi in mezzo
questo gesto, che tecnicamente si chiama splitting, è l’esatto equivalente del gesto umano di interporre il proprio corpo tra due amici che stanno litigando e minacciano di passare alle vie di fatto. E’ un segnale di calma fortissimo, che possiamo usare anche noi e che ottiene quasi sempre risultati spettacolari… purché ci ricordiamo di usarlo PRIMA che sia scoppiata la rissa, e non dopo. In realtà può essere efficace anche dopo,  però diventa piuttosto a rischio. Sempre meglio, comunque, che mettersi in mezzo in una lite fra cani cercando di trattenerne uno per il collare (cosa che può distruggere in un nanosecondo un rapporto cane-umano, perché il cane si sente “tradito” dal proprietario che, invece di dargli manforte, lo immobilizza permettendo all’altro cane di menarlo a suo piacimento).

I calming signals veri e propri, quelli più frequentemente usati dai cani,  sono più o meno questi. In realtà ce ne sono altri (quelli identificati dalla Rugaas sono 27 in tutto), che però possono avere tali e tanti significati diversi che diventa veramente difficile “scegliere” quello giusto: quindi è difficile anche parlarne in un articolo e a chi volesse andare più a fondo consiglio di acquistare direttamente il libro della Rugaas.
Conoscere quelli che abbiamo descritto, comunque, è già un buon passo avanti verso la conoscenza del modo di comunicare del cane e può essere di grande utilità anche nel “nostro” modo di rapportarci con lui. Provare per credere!

 

DAL NOSTRO PET SHOP...

Articolo precedenteCome farsi (o non farsi) mordere dai cani
Articolo successivoCinofilia googlesca
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

Potrebbero interessarti anche...