di VALERIA ROSSI – Sì, tranquilli: avete letto bene e il vostro monitor non è impazzito.
Il titolo è proprio quello e significa proprio quello che pensate: vorrei provare a mettermi, per una volta, dalla parte del cagnaro, ovvero dell’allevatore commerciale che non fa selezione, non fa controlli, si limita ad accoppiare maschi e femmine della stessa razza, ad capocchiam. Voglio provare a capire le sue ragioni.
Mi ha fatto riflettere, infatti, un commento in calce all’articolo sul signore col doppio sito (uno che promuove un allevamento monorazza ed apparentemente serissimo, e l’altro – sempre suo – che invece parla di una decina di razze di cui non viene scritto neppure il nome in modo corretto): un lettore ha detto infatti di aver conosciuto questo allevamento qualche anno fa, quando allevava davvero una sola razza e si dava un gran daffare per allevare nel miglior modo possibile. “Si vede che col tempo si cambia”, era il commento.
Casualmente, anch’io conosco una persona che ha iniziato allevando serissimamente una sola razza, e adesso è uno dei più forniti cagnari della sua zona. E poiché ritengo che non siano certo gli unici due casi italiani, mi sono posta la domanda: ma PERCHE’, maledizione, invece di avere cambiamenti logici e sensati (ovvero, gente che inizia cagnareggiando e poi scopre le soddisfazioni, la passione e pure l’etica dell’Allevamento serio), abbiamo percorsi esattamente contrari?
Com’è possibile che persone che iniziano con amore e passione finiscano per ridursi a vendere cuccioli a casaccio?
La prima spiegazione che viene in mente è quella economica: allevare seriamente è più un costo che un guadagno, sfornare cuccioli (o addirittura “comprarli fatti” e rivenderli è un guadagno sicuro).
Okay, mi sta bene. Ma non posso davvero credere che ci sia gente che non lo sa.

Voglio dire: mettere in piedi un allevamento non è uno scherzo.
Forse può esserlo se vuoi fare l’allevatore amatoriale, quello con un paio di fattrici, che fa una cucciolata ogni tanto dentro casa, magari con cagnolini di piccola taglia. Ma anche così… non è che vai molto lontano: dopo quattro, cinque anni le tue due fattrici “hanno dato” a sufficienza, quindi devi per forza ampliarti. Magari tieni una figlia della tua cagnolina, magari acquisti un’ulteriore fattrice: sei già a quattro cani, che in casa cominciano a “sentirsi” anche se sono piccoletti. Figuriamoci quando la taglia è da media in su.
In ogni caso, questo tipo di allevamento non ti consentirà mai di cavarne uno stipendio. Posso dirlo con certezza perché è il tipo di allevamento che ho fatto io: non era il mio lavoro primario, era (almeno sulla carta) il mio hobby, la mia passione… ma proprio perché ti appassiona, le due cagne iniziali fanno presto a diventare tre, cinque, dieci. Io ho cominciato con due, e dopo venticinque anni avevo quindici cani (cuccioli esclusi).
Avendo iniziato con i pastori tedeschi, io non ho mai potuto pensare di allevare “in casa”: una cagna di questa razza può sfornarti senza problemi una dozzina di cuccioli… e due cagne in casa ci stanno senza problemi, certo: ma una ventina di cuccioli di cinquanta giorni, sfido chiunque a gestirli in un appartamento. Io son partita, quindi, costruendomi direttamente box, sala parto, recinti e quant’altro: e sono spese belle toste. Tra l’altro adesso sono pure più alte che ai miei tempi, perché le regolamentazioni sono diventate molto più severe: per esempio, io una rete fognaria a regola d’arte me la sono fatta dopo quattro o cinque anni, mentre adesso se non ce l’hai dall’inizio non si sognano neppure di darti un permesso.
Quindi ti fai una struttura, acquisti dei cani adulti, a seconda del numero e della razza devi assumere anche qualcuno che ti dia una mano: vuoi farmi credere che non ti fai due conti? Vogliamo davvero pensare che ci sia qualche bello spirito che impianta un ambaradan del genere senza uno straccio di piano economico-commerciale?
Io non riesco davvero a crederci. Quindi, a mio avviso, chi vuole cagnareggiare cagnareggia da subito: decide se allevare in proprio od importare, nel primo caso si compra il numero di cagne che ritiene necessario, impianta la sua struttura pensando già ad un “cucciolificio” e va via dritto per quella via.
Quello che invece inizia come Allevatore maiuscolo, ovvero come appassionato intenzionato a fare il miglior lavoro possibile, e POI decide di mettersi a cagnareggiare, secondo me dev’essere qualcuno che si è scontrato con qualche realtà talmente sgradevole da fargli pensare “Ma chi me lo fa fare?”.
E se a questo punto comincia a importare cuccioli dell’Est (o di altri Paesi in cui si fa la stessa “tratta degli schiavi a quattro zampe”)… okay, allora è un delinquente e non riesco proprio a mettermi nei suoi panni neanche volendo. Dietro a questi traffici c’è una tale somma di maltrattamenti, vessazioni, sfruttamenti che una persona che decida di utilizzare questi canali è per forza di cose qualcuno a cui dei cani non frega un accidenti di niente. Quindi no, non riesco a provare la minima empatia neanche sforzandomi al massimo.
Se invece il tipo si mette a cagnareggiare, sì, ma solo nel senso che non seleziona più e che produce, in casa sua, cuccioli “da tanto al mucchio” (però seguiti in modo corretto, alimentati bene, sverminati, vaccinati eccetera)… allora a mettermi nei suoi panni ci provo.
Provo a chiedermi cosa gli sia successo, quale sia stata la molla che a un certo punto è scattata facendogli pensare “al diavolo l’allevamento serio, facciamolo commerciale”.
Siccome alcune di queste molle credo siano scattate sul muso di tutti gli allevatori (anche di quelli che per fortuna le hanno ignorate), ne ho identificate almeno tre:

a) l’ENCI, ovviamente. Che non è mai riuscito – anzi, non ci ha mai neppure provato – a dare un vero senso al suo scopo statutario, che sarebbe quello di “tutelare i cani di razza pura”.
La primissima tutela che mi viene in mente, infatti, sarebbe stata quella di selezionare un gruppo di  Allevatori con la solita A maiuscola e di concedere esclusivamente ad essi l’onore di fregiarsi di un affisso riconosciuto.
“Allevatore riconosciuto ENCI” dovrebbe essere sinonimo di “allevatore di qualità, che fa vera selezione (non solo sulla bellezza, ma sui tre punti fondamentali dell’allevamento: salute-tipicità-carattere), che offre precise garanzie, che conosce veramente a fondo la razza di cui si occupa e così via”. Se questa fosse l’immagine, la gente saprebbe anche distinguere il “cucciolo DOC” (che si acquisterebbe in questi allevamenti “col bollino blu” del riconoscimento ENCI) dal “cucciolo qualsiasi”. E conoscerebbe anche le motivazioni del prezzo più elevato.
Insomma, nessuno farebbe più confusione, così come nessuno la fa tra la borsa di Louis Vuitton comprata in negozio e quella comprata sulla spiaggia: sembrano quasi uguali, ma tutti sanno benissimo che in realtà non lo sono, e sanno anche il perché. Io non ho mai sentito dire che qualcuno sia entrato in una pelletteria e abbia detto alla commessa: “Quattrocento euro? Ma è scema? Il marocchino sulla spiaggia la vende a venti!”
Agli Allevatori, invece, succede in continuazione.
E perché succede? Perché Louis Vuitton è stato capace di far conoscere il suo nome e il suo marchio in tutto il mondo e di farlo immediatamente identificare come marchio di qualità: l’ENCI, invece, NO.
La normale Sciuramaria non ha la più pallida idea dei costi e dell’impegno necessari ad allevare una cucciolata di alta qualità e pensa che l’ Allevatore chieda più del cagnaro (o del negozio all’angolo) solo perché è un gasato che se la tira, o perché ti vende “un pezzo di carta che costa più del cane a cui sta attaccato e che non serve a niente” (perché è questo che pensano le Sciuremarie del pedigree).
L’ENCI, insomma, ha clamorosamente fallito proprio in quello che doveva essere il suo scopo primario: e siccome ti chiede mille euro per darti un affisso che poi non è in grado di valorizzare, e ti chiede soldi anche per iscrivere i cuccioli e avere il pedigree, e ti ri-chiede soldi per esposizioni, prove di lavoro, insomma per tutto quello in cui mette il suo “marchio”…allora, a un certo punto, tu ti chiedi anche: “Ma in cambio di tutta questa mungitura, caro ENCI, cos’è che mi dai?”.
La domanda è retorica, la risposta scontata e la reazione di qualcuno può anche essere: “Visto che comunque vengo trattato come un cagnaro (anzi, a dire il vero il cagnaro viene tenuto in maggior considerazione, perché sforna più cuccioli e quindi paga di più), tanto vale che mi metta a fare il cagnaro anch’io”.

b) il cliente medio.
Il Sciurmario o la Sciuramaria che, tanto per cominciare, ti fanno il discorso di cui sopra (“Mille euro? Ma sei scema? Tizio li vende a trecento”). Ma non solo.
Perché se tu sei un Allevatore con la consueta maiuscola, non è che con il cliente ti limiti a sparar cifre al telefono: lo fai venire in allevamento, ci perdi mezza giornata, cerchi di spiegargli tutto quello che avrebbe dovuto sapere sul cane di razza, ma non gliene è mai fregato nulla di chiedere (anche perché l’ENCI, che avrebbe dovuto fargli venire la VOGLIA di chiedere, non l’ha mai fatto).
Quindi, alla fine di tutta ‘sta manfrina (nella quale tu hai investito, male che vada, almeno tre ore del tuo tempo), anche la più ignara delle Sciuremarie un’idea dovrebbe essersela fatta.
Se
ti avesse ascoltato, ovviamente.
Invece, dopo averti fatto perdere il pomeriggio, lei ti saluta dicendo che “ci deve pensare un po’, perché la cifra è alta”…e sparisce.
Per sempre? NO!
Perché è capacissima di farsi risentire un paio di mesi dopo: “Buongiorno, si ricorda di me? Sono la Sciuramaria, quella così e cosà, che è venuta da lei il giorno X a vedere la cucciolata Y…”  e quando la identifichi, immancabilmente scopri che il cane alla fine non l’ha preso da te perché “le è stato regalato” (‘sta gente ha un culo incredibile, eh: non fa in tempo a pensare di prendersi un cane, che subito arriva qualcuno a regalarglielo). Solo che ‘sto cucciolo ha… 1,2,3, MILLEMILA problemi (di salute e/o di carattere)… e siccome tu sei “così esperta”, e l’altra volta sei stata “tanto gentile”… i millemila problemi li sottopone a te, sperando che tu la aiuti a risolverli.
Proprio in questi giorni un’amica allevatrice diceva su Facebook che dopo un tot di queste esperienze si è rotta le palle e ha cominciato a dire: a) che i problemi possono andare a farseli risolvere dall’allevatore del cucciolo; b) che se proprio vogliono un parere suo, lo devono pagare.
Sacrosanto, giustissimo, addirittura lapalissiano: sei andato dal cagnaro per risparmiare? Mo’ ranges!
Oppure paghi il mio tempo, la mia esperienza e le mie conoscenze, come faresti per qualsiasi altra cosa che tu avessi acquistato.
Io vorrei vedere uno che si compra, che so, un computer al mercatino rionale: poi scopre che non funziona, il venditore ovviamente non lo ritrova più manco morto…e allora va al negozio specializzato e dice: “Scusate, me lo mettereste a posto?”.
Ma cerRRRRrrrto, che glielo mettono a posto: mandandogli il tecnico da 100 euro/ora, che lui paga senza batter ciglio.
Se invece ha comprato un cucciolo, chissà perché, il tecnico lo vuole gratis.
E la mia amica fa bene a rispondere come risponde. Io che sono più pirla, invece, mi sono sempre fatta le pare per il cucciolo: oddio, poverino, se adesso la mando a quel paese chi glielo risolve, ‘sto problema? E ho sempre perso ulteriore tempo con  la Sciuramaria o il Sciurmario che il cane da me non l’avevano comprato.
Forse ero solo più presuntuosa, eh…a credere che se non ci pensavo io, il povero cuccioletto sarebbe rimasto in balia delle onde: sta di fatto che non ho mai trovato il coraggio di profferire l’emerito VAFFANCULO che i signori avrebbero meritato.
Ecco, questo tipo di persone è un altro dei fattori che ti fanno pensare “ma chi me lo fa fare?”.
Perché se invece di fare tutti gli esami per le malattie genetiche, e di andare a prendere la monta a casa di Dio per essere sicura di trovare il maschio perfetto, e di comprare il mangime superextrasuperpremium, e di perdere giornate intere ad insegnare ai cuccioli ad andare al guinzaglio e a non aver paura della gente eccetera eccetera, io avessi preso un maschio e una femmina a caso, li avessi fatti accoppiare, avessi svezzato i cuccioli a trenta giorni e a quarantacinque li avessi mollati al primo che passava… avrei potuto venderli anch’io a trecento euro, guadagnandoci pure sopra.
E almeno, quando la Sciuramaria mi telefonava dicendomi che il cucciolo cagava mollo o ringhiava al gatto, il tempo che impiegavo a risponderle sarebbe stato pagato.

c) leggi, regole e fisco, che in linea di massima equiparano l’allevatore di cani – anche il più amatoriale – ad un allevatore industriale di bovini o cavalli: e a cui non importa un accidenti di come i cani vengano trattati, basta che abbiano i box  di tot metri per tot, e il canaletto di scolo così e la fossa biologica cosà. Poi se fai fare dieci cucciolate di fila alla stessa cagna, o se la fai partorire al primo calore, chisseneimpippa (e a proposito: se ne impippa anche l’ENCI).

Posso dire la verità, una volta per tutte?
In fondo, i cagnari io li capisco!

Li schifo e li disprezzo, però li capisco: perché una cosa non esclude necessariamente l’altra.
Ripeto, NON quelli che importano dai canifici stranieri: quelli per me meriterebbero la galera e nient’altro.
Ma chi alleva nel cortile di casa, di straforo, non facendo una ricevuta che sia una e non pagando un centesimo di tasse; chi comincia con una razza perché la ama, ma poi già che c’è ce ne infila altre tre o quattro perché sono di moda; chi se ne infischia se un riproduttore sì, è un po’ displasico, “ma vince le gare di agility, quindi perché mi dovrei preoccupare?”  (perché succede); chi “lascia fare alla selezione naturale”” e se un cucciolo rimane un po’ indietro lo lascia crepare anziché spenderci 500 euro di veterinario (e poi magari vederlo morire ugualmente, perché succede anche questo); chi svezza i cuccioli con un po’ di scarti del macellaio tritati anziché con lo Starter che costa un botto, e ti dice che i suoi cuccioli sono sempre cresciuti tutti sani e vispi lo stesso (e magari è anche vero)… insomma, chi fa il cagnaro senza maltrattare e sfruttare nessuno, ma solo “sperando in bene” per quanto riguarda la salute, andando alla carlona sulla tipicità (tanto il cliente non se ne accorgerà mai, e lo dimostra il fatto che le Sciuremarie con le loro ciofeche al guinzaglio, se ti azzardi a dir loro che proprio tipicissime non sono, ti cavano gli occhi) e fregandosene altamente del carattere, tanto poi c’è sempre pronto il Guru a dire che la genetica sul carattere non conta niente, ma conta SOLO il modo in cui tu hai tirato su il cane… embe’, come si fa a non capire perché ha fatto una certa scelta?

Semmai c’è da chiedersi perché qualche pirla stia ancora lì a dannarsi per svolgere un lavoro tanto impegnativo (e costoso) quanto ignorato, bistrattato e addirittura insultato, in alcuni casi: perché poi vai a leggere le bacheche degli animalisti e scopri che scrivono “gli allevatori devono morire tutti, questi bastardi sfruttatori”.
Perché anche loro, come le Sciuremarie, non sono in grado di distinguere fra te e il cagnaro: solo che la Sciuramaria pensa solo al prezzo, mentre questi rischi che ti diano fuoco alla casa.
Già.
Chi ce lo fa fare?

Purtroppo (devo dire) ce lo fanno fare la passione, l’amore per i cani (l’amore vero, quello che mette il benessere del cane al di sopra di tutto il resto, guadagno compreso)… e a volte anche ragioni meno nobili, come la pura e semplice soddisfazione personale.
Io lo ammetto senza vergogna: quando un perfetto sconosciuto mi fermava per strada e mi chiedeva se il mio cane era del mio allevamento, “perché quei cani si riconoscevano ovunque” (e non sapeva che io ero io), godevo come un riccio.
Il benessere dei cani non c’entra un tubo con questa sensazione, però a me è sempre piaciuta tanto.
Ancora adesso, ogni tanto, mi capita di vedere la foto di un mio cane su un libro o su una rivista, e ri-godo come un riccio pensando: “Ma che bello che era”. E anche qui non c’entra l’amore… ma se vedessi un cane con il mio nome attaccato e dovessi pensare “ammazza che cesso”, credo che ci resterei proprio male.
Non so se Picasso provasse la stessa sensazione quando gli riusciva bene un quadro: però penso di sì…e non trovo che ci sia niente di male, dopotutto. Sempre che ci siano prima la passione e l’amore, un po’ di sano narcisismo non ha mai ammazzato nessuno.
Certo,  il pensiero che ci si debba attaccare solo a queste cose, per continuare ad allevare con serietà e professionalità, un po’ di angoscia me la fa venire. E il fatto che i cani allevati dai cagnari, per le Sciuremarie, siano Luois Vuitton identiche a quelle originali, anziché imitazioni tarocche, mi fa venire direttamente le bolle.
L’ENCI potrebbe/dovrebbe fare molto di più per aiutare la gente a capire e a distinguere: ma anche le Sciuremarie, magari, potrebbero fare un piccolo sforzo in più per informarsi da sole, visto che i mezzi ormai abbondano.
Resta il fatto che la cinofilia com’è oggi invita proprio caldamente al cagnaresimo spinto.
E se qualcosa non cambia, e non cambia drasticamente, temo che io continuerò a parlare di Allevatori seri come se fossero personaggi che si trovano ad ogni angolo…quando in realtà mi starò riferendo ad una specie in via di estinzione.

 

 

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41 Commenti

  1. Ma sai la novità? ora se vai nel negozietto non trovi più il canino a 300 €….certi pirlotti lo comprano in negozio a 1300/1400 €…..inutile dire che non si sa la provenienza del cagnino… :/

    • Non è affatto una novità, Cri…è sempre successo. Ma se uno va a comprare in negozio il cucciolo allo stesso prezzo di un buon allevamento, è semplicemente un idiota che si merita in pieno la fregatura che prende.Invece chi compra cani da 3-400 auro, se non altro una giustificazione logica ce l’ha!

        • No, Cri, è solo che non si vede (e non so perché! Anche il webfiglio non sa risolvere la cosa) quando ci clicchi…però poi appare. Quindi tu vota pure: non lo vedi subito ma il tuo voto, quando ricarichi, c’è!

  2. 1-quando quelli che NON avevano comprato il cane da te, ti chiamavano per consulto, dovevi semplicemente dirgli: “ah, guardi, non ne ho idea, vada dal veterinario”, clik, mettevi giù.. in siciliano si dice “contento e sgarbato”..
    2-io credo che il problema sia proprio questo, cioè che di allevatori ce ne sono TROPPI, e siccome troppo è sinonimo di scarsa qualità, anzi, il più delle volte di NESSUNA qualità, ecco il risultato. Un acquirente non sa più dove sbattere la testa per trovarne uno decente, e spesso crede di stare giocando una schedina e trema perché si sente senza garanzie. Come dici tu, ormai tanti hanno capito che a vendere cuccioli ci si guadagna, e anche una discreta somma.
    Non voglio parlarti con frasi fatte ma voglio raccontarti la mia esperienza.
    Io prima di prendere il mio primo cane non ne sapevo NULLA e dico NULLA di cani. Può davvero essere così? Sì. Insomma, non ho mai avuto paura dei cani, mi sono sempre piaciuti, i miei zii e nonni ne hanno avuti alcuni anche di grossa taglia e molossi (per carità gli davano da mangiare e se stavano male li portavano dal veterinario ma in casa non ho mai sentito parlare né di allevamenti né di educazione o addestramento, mi dispiace ma questa è la realtà dei fatti, e ti assicuro che in famiglia non siamo tutti ignorantoni..)
    Allora, dopo anni che ci pensavamo (sapevamo che il cane era impegnativo, di sicuro non come il gatto) abbiamo deciso di prenderne uno. Io, le razze neppure le conoscevo, tranne le principali (pastore tedesco, labrador..capirai..), ma sapevo che dovevamo prenderne uno che convivesse bene col gatto e stesse bene in appartamento. Ok, istintivamente, così, a naso, avevamo pensato o di andare al canile e prendere un adulto piccino di grandezza e piuttosto tranquillo oppure un cucciolo di razza. A dire il vero io sarei stata anche propensa per il canile, ma mio padre ha spinto per il cucciolo, perché ti si affezione di più (ma poi ho scoperto che non è mica vero), perché è il nostro primo cane e dai, prendiamolo cucciolo, sarà come avere un neonato….vebè…..
    Abbiamo escluso categoricamente negozi perché grazie a striscia la notizia, che diceva apertamente ed esplicitamente di non comprare cuccioli nei negozi, abbiamo capito cosa c’era dietro.
    E adesso vi dico cercando su internet che altra idea ci siamo fatti:
    1-attenzione NO allevamenti multirazza perché sono gli stessi dei negozi che dopo due giorni ti muoiono (e io su internet ne avevo già trovati una cifra)
    2- ma pure NO allevatori, perché fanno traffici strani pure loro! Ricordo in particolare di aver letto due commenti: uno diceva di aver scoperto che un allevatore di maltesi aveva alcune fattrici in casa, ma che oltre ai cuccioli suoi, ne vendeva pure di comprati dall’est..insomma li comprava a 50 euro, li metteva tutti nel mucchio, e li rivendeva a 1000 e passa. L’altro commento raccontava di come il suo allevatore, che sembrava per bene, gli avesse poi venduto un cucciolo malato con problemi alle ossa .
    OK, allora degli allevatori non ti puoi fidare, in negozio non ci puoi andare, col meticcio c’è l’incognita..dove cavolo devo prenderlo sto cane??
    Ricordo anche si aver trovato molti siti di allevatori che facevano una manfrina tanta sul fatto che sterilizzare il cane è una barbarie, che lo privi di un suo diritto naturale, e che imponevano al nuovo proprietario di far accoppiare l’animale..e che cavolo, ho pensato, se lo prendo di razza sarò pure costretta ad avere la cucciolata in casa? io non ne so nulla di cani, figuriamoci di gravidanza e svezzamento!
    Abbiamo deciso di rivolgerci al mio veterinario di fiducia per un consiglio, dico di fiducia perché ha sempre curato il mio gatto e anzi è stato proprio lui a darmelo. Insomma, ci ha sconsigliato razze terrier e ci ha indirizzato verso il cavalier..poi c’era una signora di cui aveva seguito gravidanza e svezzamento di cavalier e da questa l’abbiamo acquistato. Quindi alla fine abbiamo optato per una cucciolata casalinga, ovviamente senza pedigree, ma consigliataci dal nostro veterinario..
    E adesso alcune considerazioni:
    – ho pagato la mia cucciola 800 euro senza battere ciglio, ma adesso che di cani ne so un po di più, mi sono resa conto che è stato un prezzo spropositato. Per carità, la cucciola è sempre stata sana, senza problemi caratteriali, bella (ok, per me bellissima, ma poi ovviamente se giudicata da un esperto troverà mille difetti), ma non è rachitica, occhi a palla, muso troppo schiacciato e via dicendo…. ma ho pagato per cosa? la signora che me l’ha venduta di sicuro non ha fatto selezione, diciamo ha avuto la classica botta di culo nell’avere cuccioli carini, ma tanto ma tanto culo l’ho avuto pure io che non ne capivo una cippa..avrei potuto obbiettare che il cane figurava sui libretti come meticcio, che non avevo garanzie sulla salute dell’adulto etc….ma all’epoca io tutto queste cose non le sapevo.
    Credevo, stupidamente, che dall’allevatore si comprassero cani coi quali poi volevi fare mostre o gare…e allora ti serviva il pedigree, che altrimenti non ti serviva se volevi un semplice cane col quale condividere la vita…ridete pure, riderei anch’io adesso, ma sono sicura che tanti la pensano ancora così, anche per tutta la pubblicità negativa sugli allevatori. Perché quando uno è alle prime armi non sa davvero a che santo rivolgersi, tuttavia l’ignoranza non è una scusa, lo ammetto.
    Sbagliare una volta non vuol dire persistere nei propri errori e nella propria ignoranza, e adesso se mai prenderò un altro cavalier ho già in testa il super mega allevamento migliore d’Italia dove pago, ma almeno sono seguita e ho qualche garanzia, oltre ad avere un cavalier anche sui libretti e non un meticcio, come figura sui patentini e nel libretto di agility..ma quest’ultima in realtà è solo una sciocchezza. Ma poi mica tanto, visto che per molti allevatore=pedigree, e se di mostre canine non me ne frega nulla allora non mi serve a niente.
    Altra Mega considerazione: IL VETERINARIO.
    Lui è dell’ambiente, e sicuramente di pedigree, tipicità, salute ne sapeva più di me, perché allora non mi ha aperto un po’ gli occhi? perché non dirmi, guarda che se vuoi il cane di razza devi sbatterti e cercare un allevatore serio, magari ti aiuto anche io (lo avrei anche pagato per l’aiuto, badate, io sono una di quelle proprietarie di animali che i soldi li spende, anche in medicine da dare al gatto che ha 17 anni con insufficienza renale cronica e alcune settimane di prospettiva di vita) e lui , il veterinario, lo sapeva. Sono contentissima di avere Emily, ma perché appena siamo andati da lui ci ha detto: “se il cane lo volete subito, c’è il negozio in fondo alla strada”…ha visto le nostre facce e poi si è subito ricreduto dicendo “oppure dovete aspettare e vedo di trovarvi io una cucciolata” e noi naturalmente non avevamo nessuna fretta….ma all’epoca non ero riuscita a fare 2+2…perché? perché?
    Ho scoperto dopo circa un anno che lui è il veterinario di fiducia del negozio consigliatoci..credetemi, non ho mangiato per due giorni quando ho capito che lui metteva la firma sullo stato di salute ed età di cuccioli che dopo due giorni morivano…e come lui tutti gli altri veterinari della sua clinica e tutti gli altri che prima di lui mettevano la sigla quando i cuccioli arrivavano dall’est e passavano la dogana. Guardate che il mio veterinario è bravo, non è il primo cialtrone che ha preso una laurea chissà dove, vengono da lui da ogni città limitrofe, ha una clinica all’avanguardia e i migliori macchinari per anestetizzare ed operare..naturalmente nelle denunce dei carabinieri è citato anche lui e dovrà risponderne al magistrato..ma resta ancora il miglior veterinario della zona, con la miglior clinica della zona, con il pronto soccorso efficientissimo…e volete sapere di più? c’è l’ho proprio davanti casa, letteralmente davanti casa, lo stabile è quello davanti al mio, devo solo attraversare la stradina. Quanti proprietari di cani non vorrebbero un servizio simile davanti casa?!
    Allora c’è da pensare che c’è del marcio davvero in tutta la cinofilia, a partire dall’enci, continuando coi veterinari e guardando poi agli allevatori; e quelli che si salvano sono proprio un pugno, come dici tu Valeria. Sta all’acquirente sbattersi e trovarli..a avere in alcuni casi anche un gran culone a capanna.

    • Irene, intanto ti ringrazio per questa testimonianza che è una fotografia PERFETTA del privato che deve scegliere il suo primo cane. Credo che le cose vadano così almeno nel 90% dei casi…e tu sei già stata brava a non fermarti al primo consiglio del tuo vet, altrimenti ti saresti beccata il cucciolo dell’Est in negozio.
      Tu fai una domanda importante: “perché i vet non informano in modo corretto?”
      Una parte di risposta l’hai già data da sola: perché alcuni di essi sono dei venduti, né più e né meno. Si vendono ai cagnari (che garantiscono loro moltissimo lavoro, visto che vendono cani quasi sicuramente malati!), così come si vendono ai produttori di mangime (non so se avete notato che ci sono marche che diventano “di moda” da un giorno all’altro, e tutti i vet consigliano solo quella…poi magari, dopo 4-5 anni, tutti improvvisamente ne consigliano un’altra: strano, no?).
      E anche qui, il corporativismo è la piaga peggiore: perché questi signori andrebbero radiati dell’Ordine, che invece li protegge e ne copre le malefatte (però, in compenso, ha radiato la prima vet che ha tentato di fare la mutua per i cani, a Torino).
      Però non c’è solo questo: c’è anche il fatto che il veterinario è un medico e non un cinofilo: non è assolutamente TENUTO a capirne di cani, di razze canine, nè di commercio cinofilo. A Medicina Veterinaria questi argomenti non vengono neppure sfiorati, anche perché quando devi curare un cane non cambia proprio nulla che sia un alano o un setter o un meticcio. La cinofilia è cosa totalmente diversa dalla medicina e non sono
      mai riuscita a spiegarmi perché la gente normale, questo, non lo capisca.
      Se devi comprare un quadro, chiedi consiglio all’imbianchino? Direi di no!
      Sono due cose che hanno a che fare con le vernici e i pennelli, ma nessuno le confonde.
      Perché ci si debba invece aspettare che un veterinario si intenda di allevamento e di razze, proprio non riesco a capirlo.

      • sì, valeria, questa cosa l’avevo capita anch’io quando in un libro di cinofilia ho letto che un buon padrone dovrà avere anche premura di trovare un buon veterinario che sia dotto nella razza specifica del cane che si è scelto!!!! facile a dirsi, praticamente impossibile a farsi.
        1-cosa fai, entri da tutti i veterinari e chiedi: “scusi lei è specializzato in cavalier o alani? e la tesi di laurea in cosa l’ha scritta?” anche ammesso che vai a chiedere una cosa del genere (cioè, scusi, ma lei ha già curato chow? ha già qualche esperienza? ha condotto degli studi? per carità, sono domande lecite, non gli stai mica chiedendo se ha l’amante, devi anche considerare il fatto che magari quello ti può dire sì, sì, e non ne ha mai curato uno..
        2-lo trovi, il veterinario specializzato nella tua razza, solo che è locato a 150 km di distanza, e magari per avere qualcuno valido sei anche disposto a percorrerli, ma per visite programmate e su appuntamento..e se hai un’emergenza? devi andare comunque da quello più vicino…allora tanto vale..

        Il mio veterinario (lo zio cagnaro, come ormai lo chiamiamo in famiglia, perché lo conosciamo da 20 anni, mica un giorno! e i nostri due animali ce li ha dati entrambi lui, quindi comunque devo anche ringraziarlo) quando emy ha dovuto fare una serie di analisi del sangue, mi ha detto di non preoccuparmi per le piastrine basse, perché i cavalier numericamente ne hanno di meno ma le hanno più grosse, che i primi anni che lui curava questa razza stava dando di matto perché nessuno in facoltà gli aveva parlato di questa particolarità..come hai detto tu, è veramente un’assurdità che in veterinaria non si sfiori minimamente l’argomento razze e malattie ad esse collegate…i veterinari possono poi fare esperienza solo col tempo ..e quando gli capita per la prima volta una razza che né lui né un suo collega avevano mai preso in esame??? …assurdo..ma tutto sommato ci sta dentro al grande circo che è la coinofilia…

      • Ho appena visitato un piano di studi di una Facoltà di Veterinaria, e ho visto che esistono materie come “Zootecnica speciale e tecniche di allevamento”, “Zootecnica generale e miglioramento genetico”, “Nutrizione e alimentazione animale”. “Industria e controllo di qualità degli alimenti”. E dulcis in fundo “Allevamento degli animali d’affezione”, “Alimentazione degli animali d’affezione”. Se nelle prime discipline che ho citato non è specificato se le parole “zootecnica”, “alimentazione” e “allevamento” sono riferite ad animali da compagnia o destinati a scopi nutrizionali (pollame, bovini etc), nel secondo caso l’aspirante veterinario imparerà come si alleva e alimenta un “animale da affezione”, cane o gatto che sia. Certo, non diventerà un luminare con queste due materiucce, ma di certo avrà una discreta base. Forse quarant’anni fa -quando i veterinari si occupavano perlopiù di far partorire una mucca o di curare una colica di un cavallo- questi temi nelle Facoltà di Veterinaria non venivano nemmeno sfiorati, quindi la non competenza dei veterinari era giustificabile, ma ADESSO NO. Perchè è palese che i veterinari di oggi, una volta conseguita una laurea, avranno un’infarinatura di come si alleva o alimenta un cane; e anche se non l’avessero, sono quantomeno tenuti ad aggiornarsi, dato che oggi si occupano molto meno di vitelli e molto più di cani!
        Conclusioni: se un veterinario ti consiglia una marca di crocchette di mer.. perchè è in combutta col pet shop dietro l’angolo è un mascalzone, perchè se benissimo i danni a cui possono andare incontro i cuccioli in fase di crescita alimentati con cibo scadente; sa benissimo che persino le marche oggettivamente eccellenti NON vanno bene per qualsiasi cucciolo (il mio cane, oltre ad avere avuto il pelo opaco, ha avuto anche la diarrea causata da una nota marca di cibo secco da 5,50 al chilo. Quella marca continuo a considerarla eccellente, perchè lo è, ma non va bene per il mio cane). E infine sa benissimo a cosa andrà incontro un cliente con un cane mal selezionato e mal allevato, PERCHè LO HA STUDIATO (non poteva non sapere!): quindi, se gli consiglia l’acquisto di un cucciolo perchè è in combutta sempre col pet shop di prima, o col cagnaro fedele cliente, è ancora una volta un mascalzone. E mi fermo qui, perchè alcuni veterinari, oltre ad essere in combutta col petshop dietro l’angolo, lo sono anche col farmacista dietro l’isolato, e ciò li spinge a prescrivere cure e farmaci ad minchiam. Ma mi fermo qui, sennò il discorso si fa troppo lungo.

        • no, in veterinaria c’è molta differenza fra il tipo di animale che decidi di studiare. Infatti chi decide di specializzarsi in animali da compagnia (cani, gatti) non si specializzerà in grandi animali come cavalli o mucche (percorso di studi diverso) o animali esotici (serpenti, uccelli…).

  3. Ciao!
    Purtroppo, quando parli di questi temi hai sempre ragione su tutto… Per quanto, in questi casi, le vere idiote sono più le Sciuremarie, rispetto agli allevatori… Io ho sempre avuto a che fare (da mia nonna che vive in montagna) con cani fantasia allevati “alla vecchia”, non entravano in casa, veterinario solo se strettamente necessario, cibati a riso e avanzi di pollo, ecc. Ecco, se le sciuremarie hanno la veneranda età di mia nonna (86 anni) posso anche giustificare una certa ignoranza, che poi lei alle bestie ha sempre voluto molto bene, compra la mortadella apposta per la gatta e si incavola pure se ti fai un panino… il problema è quando viaggiano dai 20 ai 60. Quelle sciuremarie lì le prenderei a sprangate nei denti. Quando ho deciso di prendere un cane, visto che avevo una casa mia, tempo e una vita abbastanza stabile da gestirlo, mi han chiesto 1400 euro m’è venuto un infarto, sinceramente. Ma come debellare la sciuramaria che c’era in me? Bastava andare su Google… Leggere (i tuoi libri!! e altri libri!!! e ancora altri, da Konrad Lorenz ai più moderni…) Informarsi. Non serve a molto. Certo che su subito.it e affini ci sono migliaia di cuccioletti a €200, ma chiedersi da dove vengono non è che faccia male, e soprattutto non è difficile scoprirlo. Quindi, giustifico meno le Sciuremarie di certi “allevatori” (che pure metterei volentieri alla gogna). Basta informarsi, bastano 10 minuti. E se spendere 1400 euro significa trovare un cane vissuto fino a due mesi e mezzo con la sua mamma in uno spaziosissimo recinto, che ha avuto a che fare con cani di ogni taglia (l’allevatrice oltre ai chihuahua aveva un paio di pastori australiani e un incrocio di taglia media), che è abituato a stare sia in casa che fuori, che fa pipì sulle traverse senza sbagliare un colpo (quasi dai… 😛 ), che sa già come si chiama, che ti viene detto cosa è abituato a mangiare e come evitare che di notte faccia storie ecc ecc ecc. Quindi? ci ho guadagnato? sì, perchè non ho mai dovuto ricorrere al veterinario per magagne di nessun tipo, perchè non ho dovuto cambiare il divano dopo due giorni, perchè non ho passato i primi mesi a pulire cacche dal pavimento e a non dormire di notte perchè piangeva. Culo? No, 1400€.

    • no, manuela, il mio discorso era c’entrato anche sul fatto che ormai il prezzo non ti assicura la validità del prodotto (scusate se parlo di animali in termini di oggetti). Proprio perché non bastano i 10 minuti di cui parli a trovare un allevamento serio, e a volte non c’è neppure pedigree che tenga..anche perché il negozio e il cagnaro il pedigree te lo danno eccome!! che poi non vale una cippa perché falso è un’altra questione..e l’italiano medio dice: cavoli!! pogo la metà e mi da pure il pezzo di carta!!!!

      • cito episodio accaduto realmente ad una signora che conosco perché frequentiamo lo stesso centro di addestramento: allevamento di cane lupo cecoslovacco, allevamento serio, monorazza, tutto pulito, animali nutriti bene: decide di prendere il cane, al momento del pagamento, e badate bene, SOLO al momento effettivo di pagare, non quando lei si era informata del prezzo; aveva già scelto il cucciolo e il figlio lo teneva in mano, l’allevatore “ok, signora, il prezzo è quello che avevamo detto ( metti 1500 ) e se lei è d’accordo io le do anche il pedigree, oppure se il pedigree non lo vuole io le posso levare 400 euro dal prezzo iniziale, le vengo in contro, anzi ci veniamo in contro entrambi perché così io non pago le spese di registrazione e lei risparmia”
        Non è uno scherzo, allora adesso come fa il cliente a proteggersi da tutto questo??????”’

          • certo!!!!! ma tu pensi che tutti lo sappiano????? chissà da dove arrivava quel cane!!!e perché lui non voleva registrarlo…magari era uno di quelli che alla sua cagna gli fa fare la cucciolata e poi nel mucchio ne aggiunge un paio..o magari era uno che ha un doppio allevamento..come fai a saperlo????? è disgustoso e indegno

          • Ma scusate, ditemi se sbaglio..
            Per avere il pedigree bisogna prima denunciare la monta (modulo A), e poi il numero di cuccioli appena dopo il parto (modulo B) per richiedere il pedigree per ogni cucciolo effettivamente nato.

            Quindi in teoria la storia della registrazione a 60gg , quindi del decidere quando dai via il cucciolo se fargli i documenti o no, non sta in piedi dal principio.. O.o

        • Fondiamo un’alternativa all’ENCI? Un’associazione che come scopo statutario abbia quello di informare la gente?
          Perché basterebbe scrivere sui manifesti “Un pedigree costa 20 euro” e tapezzarci l’Italia. Cosa costerebbe? Ben poco, in confronto a quello che incassano di registrazioni i nostri signori cinofili…eppure non lo fanno. Per loro va tutto bene così com’è.

          • scusa ci conosciamo? io frequento la scuola Piota..ma sei jessica di miss?? ah…scusa non avevo realizzato!!!! sì, te la ricordi, quella lupa timida che non si faceva annusare e beky le abbaiava contro?…la signora, mi ricordo benissimo, ci ha raccontato la storia a me e a giovanna, che l’allevatore al momento di pagare gli ha tolto 400 euro se rinunciava al pedigree…infatti io mi chiedo: e se lei il pedigree lo avesse voluto? cosa le avrebbe dato?

        • il fatto e’ che purtroppo la gente ci crede ancora! o vuole crederci per farsi fare quello che pensa : un gran sconto ed un affarone. invece ha preso una solenne insifonata e deve ritenersi fortunato se il cucciolo portato a casa, resti in buona salute!

      • No, non ci siamo capite affatto. Il tuo commento non lo avevo ancora letto comunque. Non dico che per trovare un buon allevatore ci vogliono 10 minuti e non dico che un prezzo alto fa un buon cane. Quello che ho scritto è che ci vogliono dieci minuti su google x scoprire tutte le magagne che si nascondono dietro a un cucciolo a buon mercato, consultando siti come questo o altri, non si può cascare dal pero, non serve una scienza. basta informarsi, volevo dire solo questo.

  4. continuo il mio commento..era già abbastanza lungo e ho pensato di dividerlo in due…
    allora sono tutti cagnari? beh, di sicuro il mio veterinario lo è…e la deontologia professionale? no, non mettetevi a ridere, non sto tirando in ballo argomenti fuori moda tipo onestà, parola data, rispetto…che ormai non esistono più..
    E se i primi sono i veterinari che dei cani non gliene frega nulla, loro che della deontologia ne hanno fatto un mestiere e ci hanno anche preso una laurea, mentre invece scusate, ma per fare l’allevatore non mi risulta servano titoli di studio, allora qualsiasi cretino che non sa neppure scrivere il nome della razza si mette ad allevare (nota: tutto scritto con la a minuscola). E’ solo tutto basato sui soldi? ..
    Ho letto in un tuo articolo, non ricordo quale, che una volta ti sei trovata dal veterinario, con una sciura cane toy munita orribilmente rachitico e malato, presentatoti come la varietà esotica più pregiata al mondo. Bene, questa entra dal veterinario che gli diagnostica una fila di malattie, quando esce, entri tu con la tua gatta, e chiedi al veterinario cosa ne pensasse e se avesse detto qualcosa alla signora. Lui “no, naturalmente, se mi metto a criticare tutti i cani che entrano come sopravvivo poi io?”
    Ok, allora il veterinario non parla perché lui i cani deve curarli, e più malati ce ne sono meglio è, altrimenti lui non mangia. Invece di fare una testa così alla signora e mettersi lui in prima linea per abbattere questo fenomeno e far capire qualcosa alla gente, tutti tacciono. Proprio come il mio che dice “io i cani devo curarli, qualsiasi passato abbiano alle spalle, da qualsiasi posto vengano, chiunque li venda o allevi”. Ok, caro, ma ci guadagni anche tanto…..ah, dimenticavo, devi mangiare anche tu…..
    Beh, è solo una risposta ipocrita, perché non dico che devi metterti a fare il giudice di gara sullo standard di razza, ma perlomeno andare contro quei clienti che ti portano cani dell’est, o cani di razze toy inesistenti, Sì, questo lo dovrebbero fare eccome. Non curarli come fosse una routine! perché ormai è questo quello che fanno, curano cimurri a iosa e tutti i tipi di malattie possibili ed innimmaginabili su un cucciolo di due mesi che poi palesemente 2 mesi neppure li ha. E dicono qualcosa ai padroni? Nooooooooooo!!!!! tutti zitti….
    Non dico di prendere di petto i proprietari, già affranti per il cucciolo che sta per morire, ma fargli capire certe cose sì..tipo che hanno sbagliato a prendere il cane dove lo hanno preso, e di diffondere questo messaggio, che poi se il cane sopravvive sarebbe meglio sterilizzarlo…etc…
    Perché se quei padroni sono ignoranti, questo non vuol dire che nessuno, tantomeno un veterinario, che è una figura di una certa importanza, debba sentirsi in dovere di indirizzarli nella giusta strada, anche per limitare il fenomeno dei cani comprati in negozio.

  5. Mi sembra che l’analisi, in particolare per quanto riguarda l’Enci, ci sia tutta. Mi permetto di aggiungere un aspetto che ho potuto sperimentare di persona. Ho prenotato una cucciola in un’allevamento super titolato che ha cani campioni internazionali di bellezza che puoi trovare fotografati sui podi in tutti i numeri della rivista “Cani”. Mi sono fatta 600 Km per andare a prenderla e per scoprire che, oltre al fatto di essere assai bruttina, era anche timida, paurosa e diffidente. Dato che per me il carattere vale quasi più del resto, ho chiesto di vedere qualche altro cucciolo e mi hanno fatto vedere una canetta di sette mesi, spettacolare, bellissima, allegrissima. Amore a prima vista, ce la prendiamo, fidandoci delle assicurazioni dell’allevatore circa la socializzazione.
    Dopo due giorni avevamo il quadro completo: non sapeva scendere il gradino di un marciapiede, figuriamoci una scala, la prima che ha fatto è ruzzolata fino in fondo, non aveva mai visto l’erba, se la mettevi su un prato era così spaventata che non aveva nemmeno i meccanismi di fuga, era terrorizzata dalle macchine, dai rumori, da qualunque cosa. Ad un anno di età mordeva chiunque non fossi io o le altre canette di casa e distruggeva qualunque cosa le capitava a tiro. Aveva anche poco sviluppati i muscoli posteriori perchè non aveva mai potuto correre. In una parola non era mai uscita da quella dannatissima gabbia.
    Adesso sono passati sei anni è la mia piccola è quasi un cane “normale” ma solo perchè io sono una terribile capocciona e non mi volevo rassegnare ed accettare il male che le era stato fatto.Quindi veterinario comportamentalista, agility ma soprattutto me la portavo appresso dappertutto e sempre. E adesso che, dopo l’ernia del disco, l’agility non la possiamo più fare, abbiamo iniziato la rally obedience perchè ho capito che i cani che hanno subito la deprivazione sensoriale non li puoi mollare mai, pena fenomeni di regressione. Almeno per la mia canetta funziona così.
    Io non ho le prove di quello che sto dicendo perchè se le avessi avute avrei denunciato l’allevatore.
    Mi chiedo a che serva il codice deontologico dell’allevatore sponsorizzato dall’Enci se nessun controllo viene fatto su questi allevamenti eccellenti che, a mio parere, non sono assolutamente meglio dei cagnari.
    Sia chiaro che ho il massimo rispetto invece per gli allevatori seri. Gli altri miei sette cani provengono da allevamenti come si deve e sono sani fisicamente e mentalmente. A mio parere l’Enci non funziona. Gli allevamenti non li controlla nessuno e il privato cittadino, anche quello che di cani capisce qualcosa, non riesce ad avere dall’Enci gli strumenti per poter discernere fra un allevamento e un altro. Forse la raccolta di firme dovremmo farla per la riforma dell’Enci che mi sembra stia “bucando” del tutto il proprio compito istituzionale.

  6. ad esempio Valeria, io volevo chiederti, cosa vuol dire fare allevamento amatoriale?..ho conosciuto su facebook una che alleva cavalier (e sforna una marea di cuccioli vantando pedigree francesi etc..però sul registro degli allevatori dell’enci non l’ho trovata..inoltre negli annunci non mette il nome del suo affisso…se vuoi in via privata (non vogliamo denunce da nessuno) ti do nome e cognome, la trovi immediatamente!! e mi aiuti a capire..solo se hai voglia naturalmente..

  7. Bellissimo articolo Valeria, come al solito riesci ad affrontare temi seri con un modo di scrivere che quando arrivi alla fine ti fa dire “ma come è già finito”?

  8. Dopo aver letto l’esperienza di Irene voglio raccontare anche la mia… La mia esperienza non con un allevatore con la “a” minuscola.
    Mia madre ha avuto la fobia dei cani fino a 12 anni fa… 23 anni fa, però, è nata la sua seconda figlia cinofila-inside (io). Lei i cani non poteva vederli neanche a 100 metri che si metteva ad urlare, io a 2 anni mi sono fatta il giro del cortile sollevata per il pannolino dal pastore belga del vicino.
    Da che ho avuto capacità di parlare, ho sempre fatto una “capa tanta” a tutti perché volevo un cane. A 8 anni scrivevo le lettere al medico di famiglia per sapere se esistevano medicine in grado di curare la “malattia” (perché a me questo sembrava) di mia madre. Avevo pile di riviste e giornali, la domenica mattina papà mi portava in canile e mi lasciava lì, mentre lui lavorava al camion.
    Poi, il miracolo. Nell’estate del 2000 mia madre si reca in Sicilia, ospite di una sua vecchia professoressa di lettere, “gattara” e con un bel cagnone nero di nome Lupo. Beh, non si come, ma Lupo è riuscito ad abbattare quel muro, neanche i cuccioli ci erano riusciti. (Lo ringrazierò per sempre, Lupo è volato in cielo pochi mesi dopo il suo “miracolo”). Al ritorno dal viaggio, dopo aver visto la foto di mia madre che accarezzava questo cagnone, io da una parte non ci credevo e pensavo ad un fotomontaggio, dall’altra la “costringevo” a toccare tutti i cani con i quali entravamo in contatto. Per me è stato come vedere la Madonna, e non sto esagerando.
    L’estate successiva finalmente i miei decidono di farmi/farci questo regalo, il tanto atteso cane. Allora io avevo 12 anni e per me qualsiasi cane, anche il più poveraccio del canile andava bene. Ma mia madre aveva sì superato la paura, ma non era pronta a prendere il primo “disperato”. Le condizioni erano: taglia piccola e possibilmente cucciolo (vivevamo in appartamento e c’era ancora la convinzione x cui cane grande = giardino), pelo corto (ci siamo accorti poi che il pelo corto s’infila in tutti gli anfratti possibili ed è pure più bastardo di quello lungo) e con potesse salire sui letti e sui divani. E cani così, nel canile della mia città non ce n’erano. Sfogliando uno dei tanti giornali, nelle ultime pagine dedicate alle pubblicità di allevamenti, trovo l’annuncio di un allevamento amatoriale di bassotti nani a pelo corto a 10 minuti da casa mia. Bingo! -Solo più avanti ci siamo accorti che quei bassotti di quell’allevamento lì sono forse gli unici al mondo incapaci di salire e scendere da oggetti più alti di 10 cm…Il che è anche un bene, ma è pure strano che solo loro non lo sappiano fare. – Quindi non siamo arrivati al bassotto perché amanti ed esperti di quella razza, ma semplicemente perché ci sembrava la più adatta alle nostre esigenze.
    Chiamiamo, prendiamo appuntamento con la signora, gentilissima e super disponibile. Bellissima casa di campagna, suoni il campanello e ti vedi travolgere da un… Branco no, plotone di bassotti urlanti. Io e papà entriamo e troviamo un cucciolo nero focato splendido. Ok voglio quello. Però se volevo proprio quello dovevamo dare risposta entro il mezzogiorno del giorno dopo, perché c’era già un’altra famiglia interessata. Prezzo un milione e 200mila lire. Ok, è un cane di razza, con pedigree. Il giorno dopo mio padre non si muove a chiamare, quindi il cucciolo va all’altra famiglia. Tuttavia, era rimasta ancora una sola cucciola, di un’altra mamma, la cui sorellina era nata morta. Ok, l’altro è andato prendiamo questa. Ma aveva un mese, così la signora ci spiegò giustamente che era troppo presto e che, prima dei 2 mesi d’età non poteva consegnarla. Ho aspettato 12 anni, che sarà un mese in più. Per le seguenti 4 settimane ogni sabato e domenica eravamo lì. Un giorno tenendola in braccio ci accorgiamo che la cucciola emetteva un verso tipo “grrr” di gola, e la signora ci disse che era normale, tutti i cuccioli lo fanno. La piccola camminava, spiscettava qua e là (e mia madre si sentiva male al pensiero, in compenso arrivata a casa ha imparato in 3 giorni e nn ha mai più sbagliato), mangiava, sembrava una cucciola normale. La portiamo a casa, il “grr” continuava e iniziò a non mangiare. La signora la porta dal suo veterinario il quale ci sottoscrive che il cane era in ottima salute. Ci fidiamo della signora, dei suoi veterinari “luminari” , radiografie lette male. Oltre al milione e 200, spendiamo quasi 500 mila lire di visite che non portavano mai a niente. Un giorno, dopo una settimana, la signora: “Se volete me la riprendo e ve ne do’ un altro alla prossima cucciolata”. No. Maggie era nostra ormai, e poi lei cosa avrebbe fatto? L’avrebbe rimessa nel box dove stava prima senza poterla controllare e piccola com’era sarebbe morta. Una notte MAggie rischia il soffocamento e arresto cardiaco, mia madre –quella che aveva paura dei cani- se ne accorge perché passa le notti a dormire con lei. Alle 2 del mattino chiamiamo il primo dott dell’elenco telefonico e la portiamo, non si sa come ma riesce a salvarla. La signora ci “risarcisce” 200 mila lire. Maggie fino ai 6 mesi non ha potuto mettere il muso fuori casa, polmonite grave. Da allora ogni anno le è venuto qualcosa, cuore e polmoni ingrossati, ha sempre respirato come un bulldog allevato male. Cagionevole è dire poco. Ora a quasi 11 anni è malata di morbo di cushing. E’ l’amore della nostra vita, per fortuna nonostante l’infanzia difficile non ha mai avuto particolari problemi caratteriali, anzi è sempre stata tranquillissima, chiunque la vede la definisce il “bassotto più buono del mondo”, veterinari compresi. Neanche con gli altri cani –pur non essendo stata socializzata da cucciola- non ha mai avuto problemi, li ignora e si fa gli affari suoi.
    2 anni dopo Maggie, una nostra amica di famiglia mi chiede di accompagnarla in quell’allevamento lì perché anche lei voleva un bassotto, pur conoscendo la nostra storia. Ma sai, saremmo stati sfigati noi con Maggie, mica possono essere tutti così. Ed ecco com’è arrivata Camilla. Vado lì per vedere i cuccioli e me ne ritrovo una attaccata alle scarpe a rosicchiarmi i lacci. La mattina dopo andiamo a prenderla, la signora vista la nuova cliente che le abbiamo portato e i guai passati con MAggie, ci vende Camilla a 700€. Camilla dopo un anno comincia a perdere il pelo dalle orecchie, le vengono le “orecchie di cuoio”. Ai tempi i veterinari da noi consultati ci dissero che non c’era niente da fare, il pelo non sarebbe più ricresciuto, e soprattutto ci disse che era una cosa ereditaria. Amen, la amiamo ugualmente. Se non fosse che ha tutti i canini storti, per cui ogni anno ci è voluta una bella pulizia dei denti. Anche perché la signora abituava i cuccioli a spaghetti e carne macinata, ogni tanto qualche scatoletta, e tutte le marche di croccantini che proponevamo venivano schifate dalle signorine, quindi hanno sempre mangiato pappa cucinata da noi: macinato o pollo o tacchino + verdure bollite + riso soffiato o pasta scotta. Ma il problema più importante di Camilla è sempre stato il carattere a la sua “aggressività” nei confronti degli altri cani. Ama e venera Maggie, ma gli altri nun li po’ vedè. Nonostante da cucciola la portassi in giro, a conoscere altri pelosi, appena vede un altro cane diventa un “pizzebull da combattimento”. 5 educatori ci hanno provato e 5 hanno desistito. Amen, ormai il suo carattere è questo e per fortuna essendo piccola il suo problema è gestibile.
    Noi siamo stati recidivi è vero, ma uno vede i pedigree dei miei cani con popò di nonni e bisnonni dei migliori allevamenti italiani, campioni di qua e di là, vede gli altri cani della signora stare bene ed essere felici, e Camillina sembrava mi dicesse “uè ciccia portami via che in mezzo a ‘ste bbestie non ci voglio stare più”, e allora pensa: Ok una volta è andata così e così, la seconda andrà meglio.
    E’ una cagnara quella signora lì? Non lo so, di sicuro con tutte quelle fattrici (una trentina) cuccioli ne vende un bel po’. Siamo stati “sfigati” noi? Probabilmente. Di sicuro, ora che io –anche grazie a TPIC- ne so molto di più, lì non ci tornerò mai più.

  9. nella prima riga ho scritto “con un allevatore non con la a minuscola”, ho sbagliato, volevo dire UN ALLEVATOre CON LA A MINUSCOLA. 😛

  10. Una persona che ti mente sul fatto che il cane sia di razza e ti mente sulla genealogia, per far sì che tu acquisti il suo cane, commette una truffa, né più ne meno. Mentire a qualcuno per cavargli soldi, quando questa persona non ha modo di accertarsi della verità delle cose, é truffa. Sarebbe quindi anche ora di iniziare a denunciarli questi vermi.
    Se invece in quanto acquirente ti va anche bene che il cane somigli soltanto alla razza, basta che costi poco, non importa se li vedi tutti nelle gabbiette o se ti consegnano il cucciolo a 30gg, magari anche per posta, allora non puoi aprire bocca sui cagnari, perché nell’era di internet non esiste che non sai queste cose, l’ignoranza non è una scusa: sei complice di questa gente e della maniera agghiacciante con cui fa i soldi, sulla pelle di esserini indifesi.

  11. credo che per un neofita sia veramente difficile capire la differenza tra allevamento affidabile o meno. lasciando stare negozi e fantomatici “privati” on line che vendono cani a 200 euro…
    mi è appena successo su un forum (non a tema) che una ragazza scrivesse dei dubbi che le ha espresso la sua veterinaria rispetto a un cagnetto appena acquistato che ha presentato problemi di virus intestinale. questa frase e la foto del cane in questione (poverina….) mi ha fatto sentire puzza di bruciato. mi sono fatta dare il link e cosa ho trovato??? un sito di “allevamento CANI di taglia piccola media e grande”. scritto proprio così. però c’è scritto in alto in alto, in piccolo in piccolo. quello che campeggia in mezzo al sito è un’immagine di un parco stupendo, dove i cuccioli vivono in libertà (a loro dire). una scritta che invita a visitare l’allevamento per scegliere il cane che va più d’accordo con i bimbi, mille scritte che parlano di quanto è importante scegliere il cane giusto, tante foto dei cuccioli…. (da soli. dei riproduttori non si fa menzione)… e il nome di una razza scritto sbagliato. due volte. ora, per me che leggo da mesi articoli sull’argomento ci sono abbastanza indizi per classificarli come cagnari della peggior specie. ma per un neofita che conosce l’allevamento perché è noto e consigliato, va a vedere i cuccioli e li vede giocare in mezzo a un prato tutti insieme… secondo me è difficilissimo capire cosa c’è davvero dietro!!! adesso incrocio le dita e spero che la piccolina, troppo piccolina, cresca forte e sana. mi fa rabbia non aver capito la situazione in tempo, ma quando mi ha detto che l’hanno fatta andare in allevamento a vedere la cucciola settimane prima di dargliela mi sono tranquillizzata e non ho più indagato. e invece.. il danno è fatto. per fortuna almeno per quella razza ci sono sicuramente delle fattrici presenti in loco, di certo non stanno bene e chissà da dove vengono, ma almeno ai cuccioli è risparmiato il viaggio in camion…

  12. condivido quasi completamentente… il quasi è una “sfumatura” sul discorso i “cagnari li capisco”…. io capisco il loro ragionamento di comodo diciamo…
    E operando in un sistema dove, lo stato con le sue leggi, l’enci, la pubblicità, tutti… spingono verso una gestione un po’ cagnara…. è ovvio che cagnaro per cagnaro qualcuno possa pensare un po’ anche al portafoglio.
    Come qualcuno ha già detto, il neofita fa una fatica incredibile a orientarsi in questa jungla… e spesso le nostre stesse indicazioni che a noi sembrano chiarissime sono fuorvianti, per chi non è in grado di distinguere “professionalità” da mestiere, esperienza da giro d’affari. Per cui una persona solo perché ha una struttura “a norma”, tanti cani, e un’organizzazione veterinario residente, infermeria, sala parto e tanti bei box può dare l’impressione di essere un vero professionista anche se alleva pet da reddito come conigli.

  13. mmmm .. si .. ( all’articolo , sempre che abbia capito il messaggio ) .. ma anche .. no ! nel senso che non ritengo accettabile un comportamento scorretto perchè le ndizioni sono favorevoli .. allora con lo stesso criterio si può “capire” anche il ladro , il trafficante di droga ecc…
    non è che ci si debba comportare bene perchè si è obbligati .. e non so , non mi piace nemmeno dare le colpe , o parte delle colpe , all’enci … rifletterò …

    • l’impressione iniziale infatti è quella… ma se rifletti dice “li capisco”, non “li giustifico”. Un po’ come quando di dice che se la gene abbandona i cani è “colpa dello stato e delle sue leggi” perché li accettano negli alberghi, nei negozi, negli uffici pubblici… Ovviamente la colpa è di chi abbbandona e tutto il mioi biasimo a chi si sbarazza del cane perché deve andare in vacanza o perché muoversi con un cane è fonte di mille problemi. Ma non puoi negare che in alcuni casi ci si possa sentire ingiustificatamente dei perseguitati dalla legge. Questo soprattutto in passato… oggi le cose stanno migliorando e cambia anche la posizion dell’opinione pubblica riguardo ai cinfioli.
      Allo stesso modo… è vero non posso dare la colpa all’enci o alla legge se gestisco i cani in modo poco cinofilo, ma non puoi negare che chi vuole comportarsi da vero cinofilo e ha a cuore unicamente il benessere dei cani non è affatto privilegiato da questo sistema… da una parte le leggi che individuano come garanzia di qualità il sistema “a larga scala”, con tante spese e autorizzazioni per “metterti a norma”, cosi’ *produci* tanto e paghi tante tasse, e spacciano per norme sul benessere animale regole che vanno bene per gli animali da reddito. Dall’altra pure l’enci che privilegia che fa tante iscrizioni a discapito di chi fa qualità, dà affissi a cani e porci basta che paghino e contribuisce a rendere costosissimo il lavoro di chi sceglie la qualità che non può nemmeno rifarsi delle spese senza sentirsi appiopppare del “ladro” dall’opinione pubblica sempre piu’ diffidente. Ma diffidente a ragione. Perchè… doppia beffa, c’è anche chi prova a proporre prezzi altissimi a fronte di una qualità che non c’è.
      Io controcorrente rispetto a tutti gli altri però penso che la soluzione vera sarebbe paradossalente quella vietare la vendita per legge. Perderci per perderci, i cuccioli li puoi solo regalare. E allora vedi chi alleva veramente per passione e chi no. Alleverebbe meno ma comunque perché non rinuncerebbe a anni di lavoro e non lascerebbe che la razza del cuore vada alla deriva. Chi considera veramene la propria razza un patrionio culuturale va avanti come quelli che si sono dati da fare per il riconoscimento delle antiche razze che il mercato non chiedeva e che l’enci non riconosceva. Chi pensa solo a vendere o ad arrotondare un po’ smette. Chi però prima ha investito tutto quello che aveva e si è “messo in regola” per portare avanti la passione, dopo un provvedimento simile si butta sotto il treno 😀 E anche in questo caso lo capisco… non lo giustifico perché il sucidio è un comportamento scorretto e non lo ritengo accettabile. Ma lo capisco.

      • ecco.. io sarei quella del suicidio.. denis, i miei cani te li lascerò in donazione nel testamento.. tienimeli bene eh! o verrò di notte a forma fantasmina a farti il solletico ai piedi 😀

  14. sì credo che sia vero che le condizioni sono sbilanciate… ma io mi chiedo… sono vissuta per diversi anni in un appartamento in una casa d’epoca, nel centro storico di una città italiana. E giustamente c’erano un sacco di vincoli delle Belle Arti per qualsiasi opera di restauro, però c’erano anche sovvenzioni per alcuni lavori (tipo ritinteggiamento della facciata dello stabile, etc)… vincoli e sovvenzioni erano dettate dal riconoscimento che si trattava di un bene comune importante, da preservare. Perché nessuno fa questo ragionamento con le razze dei cani? è così triste pensare che ormai perfino chi produce formaggio tipico riceve aiuti per mantenerne inalterate le qualità, mentre noi allevatori, in tutto il mondo, senza esclusioni geografiche a quanto ne so, siamo lasciati completamente soli 🙁 i cani di razza a mio modo di vedere sono un patrimonio dell’umanità, sono una ricchezza da difendere… però si vede che pochi la pensano così…

  15. Per adesso le razze portano cagnari e canili. Senza.. Splendidi esemplari di razza (secondo criteri poco seri, seriamente stabiliti) in giro non ci sarebbero cagnari ne canili

  16. Secondo me però a comportarsi bene alla fine si è ricompensati. Se l’ipotetica Sciurmaria di cui al punto b riceve le risposte giuste, magari spiegandole che tu come allevatore conosci bene i suoi problemi in quanto ci sono molti cagnari che vendono i cani a 300 euro senza controllo e che i tuoi da 1000 servono appunto a garantire la salute fisica e mentale del cucciolo e l’aderenza allo standard di razza, allora, forse, quando sarà il turno del figlio, di un’amica o di lei stessa di comprarsi un altro cane, penserà a te, perché ha capito che sei un allevatore serio e che il costo maggiore non è dovuto al fatto che te la tiri ma è una garanzia di qualità.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.