Alcune persone che avevano manifestato l’intenzione di partecipare al convegno “Il cane: fuori dal mito, dentro la realtà” non sono riuscite ad intervenire per sopraggiunti problemi di vario tipo: citiamo per esempio Giovanni Padrone e Serena e Jacopo Galleani  (Floriadog), bloccati da imprevisti dell’ultimo minuto. L’ imprevisto l’ha avuto, invece, ma l’ha saputo per tempo, Luisa Di Biagio, che ha preparato un suo intervento scritto e l’ha inviato all’organizzazione. Purtroppo i tempi andati per le lunghissime (la carne al fuoco era tanta che ci sarebbe voluta una settimana solo per esaminarla tutta, altro che per mangiarla e digerirla!), quindi non si è riusciti a leggere al convegno lo scritto della dottoressa Di Biagio, che gli organizzatori stessi mi hanno chiesto di pubblicare qui perché almeno possa essere visionato “a posteriori” da tutti gli intervenuti (e anche dai non intervenuti, ma interessati). L’intervento è mirato soprattutto alla pet therapy, settore in cui opera la dottoressa Di Biagio.

di LUISA DI BIAGIO –  Cosa pensereste se un vostro caro avesse un disturbo comportamentale e se vi suggerissero di farlo seguire da un dermatologo?
Ecco, qualcosa di molto simile è un poco quello che succede in Italia da almeno un decennio a questa parte nel mondo cinofilo in generale , nel mio ambito specifico in particolare .
L’occasione di trattare ufficialmente e “tutti insieme” la faccenda è preziosissima e non può e non deve diventare pretesto di scontro e nemmeno irrobustire i muri metaforici che impediscono un colloquio favorendo le incomprensioni.
Non di meno la situazione attualmente è serissima ed è necessario a mio avviso un confronto trasparente per individuare i numerosi punti deboli e i potenziali punti di forza del sistema, strutturare una strategia di intervento e organizzare una rete di tutela sia per l’utenza che per i professionisti coinvolti .
Io avevo 6 anni , ero in prima elementare, e la maestra sgridò la classe perchè “parlava”: ma io non stavo parlando in quel momento e mi sentii offesa. La maestra mi spiegò che chi non era responsabile della cosa che meritava rimprovero doveva non sentirsi incluso. Per cui sia chiaro che il mio intervento non intende assolutamente “fare di tutta l’erba un fascio”:  i riferimenti diretti si basano su valori empirici medi della presenza del fenomeno sul territorio nazionale nell’ambito di riferimento.
Sebbene forse sia superfluo ritengo importante esplicitare anche che, come in ogni ambito, vi sono professionisti eccellenti, mediocri e pessimi anche in cinofilia , a qualunque scuola di pensiero appartengano.
Certamente l’etica di un vero professionista, seppur formato in modo superficiale, gli consentirà di avere l’umiltà di riconoscere i propri limiti laddove presenti o di approfondire la sua formazione prima di ritenersi “tuttologo”.
Credo che l’oggetto della discussione oggi sia, a questo punto, l’aderenza effettiva tra competenza professionale reale e competenza millantata.
La domanda giusta che forse dobbiamo porci è : “Nei fatti, quanto è utile quello che divulgo ?” , ossia , “come si concretizza quantificabilmente la mia ars oratoria ?” .
Cosa succede dunque?
Succede qualcosa di molto simile a quanto espresso nella premessa: vi sono professionisti formati in un ambito, ad esempio la medicina veterinaria, che si spacciano per esperti in un altro, ad esempio la cinofilia tecnica.
Io sono psicologa (per umani ) e addestratore Enci . Mi occupo prevalentemente – ma non solo – di Autismo e Pet-Therapy .
Per anni , oltre all’attività con i cani al servizio della persona, il mio lavoro al campo è stato in larga parte quello di recuperare i cani difficili . Non esisteva la tuttologia della domenica e nemmeno i corsi di tre giorni per diventare educatori o “comportamentisti”.
Anzi, ricordo che circa 15/18 anni fa per diventare istruttore l’iter era lunghissimo, chi partiva dalla pratica faceva anni di gavetta, chi sceglieva gli allora primi corsi tecnici teorici aveva comunque un monte ore di tirocinio supervisionato da rispettare ed un certo numero di cani  (cento per il Biancospino, ad esempio), su cui lavorare prima di ottenere la qualifica.
Oggi , allo stesso prezzo di un corso di tre anni , si ottiene il riconoscimento UFFICIOSISSIMO, cioè senza nessun valore legale o riconosciuto, in tre giorni e persino partecipando senza cane o senza mai averne nemmeno avuto uno proprio !
Non sarebbe un male se ci fosse, in questo fiorire di corsi sui cani, la loro psicologia e il loro comportamento, almeno corretta diffusione di cinofilia: ma il risultato di questa enorme macchina da soldi che è la formazione oggi è lo spuntare come funghi di sedicenti esperti cinofili ovunque, che di esperienza però hanno ben poco.
Eppure l’aspetto peggiore non è la mancanza di esperienza e nemmeno spesso la mancanza di un cane (!!!): l’aspetto peggiore è la percezione di conoscenza assoluta e di superiorità professionale, tecnica e di competenza rispetto a coloro che con cani veri lavorano veramente e che i problemi veri li risolvono veramente .
Ho una formazione solida , ho seguito numerosi seminari e incontri anche relativi a questo nuovo approccio cinofilosofico.
I relatori , a volte oratori eccellenti , erano sempre, SEMPRE , senza cane!
Gli incontri , sulla carta, sembravano interessanti .. i seminari sul modellamento neurologico tenuti da un notissimo dottore in veterinaria sono opere d’arte di retorica … peccato però che se durante la relazione orale si parla ad esempio di “educare e non addestrare” poi nelle rare occasioni , rigorosamente in posti isolati e sempre senza troppa pratica, in cui si possono vedere i cani di questi sedicenti addetti ai lavori si scopre che questi cani non solo non sanno minimamente stare al loro posto in un contesto sociale, ma urinano sulle giacche dei presenti e sono talmente bravi ad estinguere qualsiasi interazione o attività dell’esperto educatore da riuscire a bloccarlo solo annusando un momento in terra o leccandosi un labbro !
Avete mai visto i cani emettere un numero di segnali di calma tanto significativo prima che scoppiasse la moda dei segnali di calma ?
Io no.

Esiste un meccanismo sociale tipico nella comunicazione umana che è quello di aumentare il livello dello status schiacciando gli altri. Quando il terreno di scontro è un elenco di nozioni, la gara è a chi ne individua di più.
Nel perverso gioco di potere della cinofilia attuale l’ultima moda è “individuare e assecondare rigorosamente” tutti i segnali di stress possibili ed immaginabili emessi da un cane, possibilmente filmato.
Il concetto di “Lavorare con i cani veri” resta ancora “fumoso” .
Ne deriva che, mediamente, il più bravo è colui che non stressa mai e in nessun caso il cane.
Lo stress è diventato il nemico numero uno della cinofilosofia… peccato che senza stress ci sia stasi e che la stasi impedisca l’evoluzione.
Lo stress buono (eustress) rompe l’equilibrio del livello di apprendimento o sociale o cognitivo conquistato e fornendo nuovi elementi permette un rimescolamento delle opzioni ed una accrescimento delle competenze cognitive ed emotive, e persino delle competenze performative.
Il limite fisico e psicologico fornisce una chiara misura di valore e di percezione di misura: un cane che conosce il proprio limite è un cane equilibrato.
Un cane che reagisce ad uno stimolo intollerabile soggettivamente, invece , è un cane che pensa di poterlo fare, che sa che non gli accadrà nulla, che non conosce il prezzo dell’errore.
I dettami della moderna cinofilosofia pretendono che cose come desensibilizzare ad un approccio caninamente imperfetto o improprio sia anti etologico: peccato che l’etologia del cane preveda la completa simbiosi con l’uomo e peccato che , in tutto questo discorso, l’etologia presunta del cane pare abbia maggior valore rispetto a quella dell’uomo.
Non esiste equilibrio per il cane, senza condotta da parte dell’uomo.  Senza controllo il cane è nulla, regredito senza più un posto.
E peccato che , essendo i cani animali intelligenti ed adattabili con un livello medio di capacità di osservazione e competenza adattiva eccezionale, ci mettano pochissimo ad addestrare i loro conduttori ed a pretendere obbedienza e rispetto.
Le posizioni più estremiste predicano un modellamento quasi religioso dell’uomo alle presunte esigenze del cane.
Una madre infuriata, quasi in lacrime,  mi ha raccontato di come la sua bambina sia stata allontanata dal gruppo di Pet-Therapy dell’asilo nido – parliamo di bambini da 3 mesi a 3 anni  –  perché il suo atteggiamento posturale stressava il cane!!!
L’impiego al servizio della persona è un lavoro a tutti gli effetti per il cane:  richiede tolleranza, adattamento, flessibilità , intelligenza , fiducia , affiatamento, controllo, margine di imprevedibilità ridotto al minimo, umiltà e consapevolezza di rispetto per la persona come valore assoluto.
Non è sempre possibile lo scarico fisico e i tempi di attesa possono essere lunghi , l’accumulo di stress emotivo è , per definizione stessa dell’ambito, enorme: la tolleranza del disagio, l’autocontrollo, la percezione di “lavoro” sono principi fondamentali e insostituibili .
Tutto questo è semplicemente impossibile quando e se si pensa che persino guardare un cane sia poco rispettoso nei suoi confronti. Quando si crede che un cane non sia capace di tollerare lo stress di adattarsi ad un approccio frontale , al contatto imperfetto.
Cani così mal gestiti dovrebbero non solo non circolare in ambienti pubblici, ma è impensabile che vengano inseriti in progetti delicati come quelli delle alternative terapeutiche, riabilitative e psicoeducative per la persona.
A maggior ragione se si pensa che l’utenza media, nei progetti di Pet-Therapy, è in condizione svantaggiata .
Ecco, per quanto mi sforzi di dare fondo a tutta la mia diplomazia mi riesce difficile pensare alla bambina sfollata dopo il terremoto de L’Aquila che è stata morsa dal cane che avrebbe dovuto alleviare le sue pene, o se penso al ragazzo gravemente disabile ospite della comunità di recupero aggredito da un cane per aver osato assumere una postura non etologicamente consona per il cane.
No , non è tollerabile.
Non lo sarebbe in un contesto libero, non tollero la reazione di un cane nei confronti dell’uomo nemmeno se l’uomo gli pesta la coda o gli cade addosso, non riesco ad adattarmi all’idea che l’utenza umana debba doversi piegare alle esigenze presunte di un animale che, si pretende, dovrebbe lavorare per essa .
Eppure oggi vieni aggredito se osi solo pronunciare parole diventate tabù , come “dominanza” , “gerarchia” , “padrone” , “leader” .
Si confondono concetti come fermezza e aggressività , come coerenza e durezza .
Non serve essere aggressivi con un cane per controllarlo , ma nessun cane si disintegrerà per un ceffone o uno strattone correttivo al momento giusto, quando necessario.
Adesso il preteso riconoscimento del cane sembra ai miei occhi un insulto per questo animale straordinario e per la sua strategia evolutiva unica.
Si pretende di trattarli come fossero inetti , mentre il loro opportunismo (una Dote preziosissima , biologicamente parlando , non certo un insulto) , il loro desiderio di mettersi alla prova , la loro voglia di lavorare , di superare il limite, la totale abnegazione e il desiderio di essere guidati sono qualità non riconosciute che negano al cane la sua identità di specie, di fatto insultandolo .
Il tabù dovrebbe essere l’intoccabilità delle persone, dovrebbe essere considerato reato privare il cane di quel pizzico di timore sano che non è in contrasto con la fiducia ma che anzi la amplifica , indicando abnegazione.
La tolleranza estrema, la giustificazione estrema sono grandissima mancanza di rispetto, negazione dello spirito stesso del cane e di tutto il senso dell’evoluzione simbiotica tra cane e uomo, che sarebbe stata impossibile se la pretesa dell’uno fosse stata quella di una relazione alla pari con l’altro.
Nessuno fa campagna di violenza: i macellai incompetenti , non serve ribadirlo, esistono:  io stessa ho avuto esperienza di un istruttore che per insegnare (attenzione , “insegnare” ex novo , nemmeno correggere!) il terra ad uno Schnauzer gigante ha utilizzato collare con le punte limate, guinzaglio al di sotto della rete che lo proteggeva da eventuale reazione e busta di plastica con cocci di vaso di terracotta all’interno come maglio da sbattere sulla sua testa.
Nessuno fa campagne di violenza, sia chiaro: ma personalmente ritengo che sia più violento, etologicamente parlando  – se di etologia si tratta – assecondare chi necessita di guida  che esagerare in rigidità.
Chiaramente l’ideale sarebbe una sana via di mezzo. Quasi “di mezzo”, dato che non può e non deve esistere tra uomo e cane una relazione alla pari .
Ma capita che per risolvere alcuni problemi piuttosto importanti si debba violare l’enorme tabù di “non guardare il cane che sennò si stressa” .. ed ecco che i professionisti competenti diventano nell’immaginario collettivo “stressatori di cani” , perché oibò .. li guardiamo!
Li tocchiamo anche se si leccano le labbra! Usiamo il collare e, cosa assai grave, esercitiamo autorità!
Come si traduce tutto questo nel delicatissimo ambito delle Attività e Terapie Assistite dagli Animali?
Si traduce in qualcosa che se non avesse del tragico sarebbe ridicolo .
Immaginate di dover subire un delicato intervento chirurgico.
La tensione, i timori .. .i rischi … ecco: ora , in una situazione simile, immaginate che ad operare non ci sia un chirurgo, ma l’addetto alla produzione e verifica controlli della fabbrica dei ferri chirurgici.
Assurdo? Eppure questo è esattamente quello che accade.
I programmi psicoeducativi e terapeutici per la persona gestiti da medici per gli animali .. e non è tutto .. medici per il corpo degli animali!
Ci sono interi corsi di formazione sulle Attività e Terapie Assistite dagli Animali completamente pensati e realizzati da Università di Veterinaria.
Il risultato? Nel mio territorio è disastroso.
Esiste una specie di Magna Charta alla quale aderire non è certo obbligatorio, ma chi non aderisce non lavora .. ed esiste la triste realtà insabbiata di bambini e disabili morsi –  si MORSI! –  da cani da servizio condotti da team aderenti alla succitata Magna Charta .
Episodi insabbiati , da me personalmente segnalati per iscritto, facendo nomi e cognomi, sia all’ordine degli psicologi che al ministero della salute, per sentirmi rispondere che se non denunciavano i diretti interessati io rischiavo addirittura una querela ..
Eppure poche cose al mondo possono riempire il cuore come il tuo cane che ti guarda mentre fa per te qualcosa che proprio non vorrebbe fare e ti comunica “Se lo dici tu ci credo !”, lo faccio per te, mi fido”.
Poche cose sono gratificanti come controllare un cane che tende all’esplosione, oppure lavorare in apertura a far crescere un cane che tenderebbe a ripiegarsi.
Barbie, una delle mie collie blue merle a pelo lungo, nel suo percorso ha avuto occasione di fare esperienze di libertà che pochissimi altri cani al mondo hanno avuto: ma la libertà di un cane non può prescindere da solide regole e totale controllo da parte dell’uomo.
Superando il suo limite al lavoro il cane da il meglio del suo potenziale e la relazione ha l’occasione di esprimersi al massimo .

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9 Commenti

    • Concordo praticamente su tutto, escluso il fatto che il cane non possa reagire contro l’uomo. Qui Luisa ed io siamo sempre state si posizioni distanti, almeno in teoria, perché poi lei ha il massimo rispetto per il cane. Però io non trovo giusto che il cane “non debba reagire neanche se gli pesti la coda o gli cadi addosso”: se il cane si sente aggredito da uno sconosciuto ha il sacrosanto diritto di reagire. Certo, poi quel cane non devi utilizzarlo in pet therapy, però! Il fatto che ci siano bambini morsicati da cani che dovrebbero aiutarli a vivere meglio è l’ennesima dimostrazione del fatto che in Italia chiunque possa fare qualsiasi cosa in modo raffazzonato e superficiale, senza alcuna regola e senza controllo. Uno dei motivi per cui c’era bisogno del convegno, e per cui adesso ci sarà bisogno di andare avanti su questa strada.

      • Ma… Mi hai tolto le parole di bocca 🙂 Seriamente, anch’io penso che l’idea che il cane non debba mai reagire, sia eccessiva, perche’ si rischia di passare dall’errore di non insegnare al cane a imparare il linguaggio umano e pretendere che ogni umano sappia quello canino (e siccome cio’ non accade, si finisce per stressre davvero il cane che non capisce MAI le intenzioni di chi gli sta attorno) all’errore opposto de “il cane e’ al servizio dell’uomo e deve piegarsi al suo volere”; il che non significa solo picchiare il cane, ovviamente. Secondo me e’ piu’ giusta la via di mezzo, rispettare assolutamente la natura del cane senza snaturarlo per comodita’ umana (perche’, comunque, anche una persona reagisce se uno gli cade addosso: e il morso del cane e’ comunque un modo, seppur estremo, di comunicazione, non violenza gratuita o incontrollata) ma anche insegnare al cane a conoscere le persone, imparare capirle guardando il linguaggio del corpo della faccia e il tono della voce piu’ che la postura, senza pretendere che tutti sappiano il linguaggio dei cani, che e’ un utopia.
        Poi pero’ e’ vero che se parliamo di cani da Pet Therapy, allora quelli dovrebbero sapere capire perfettamente il linguaggio umano e SICURAMENTE non mordere davanti a una persona che cade, figuriamoci una che ha una postura sbagliata… Perche’ se uno psicologo che si occupa di persone con difficolta’, sul lavoro impara a mantenere il controllo e la calma anche di fronte a grossi problemi, allora anche un cane da Pet Therapy deve assolutamente imparare quando lavora a non fare caso anche a persone che gli tirano il pelo per sbaglio, che gli cadono addosso, ecc. Pero’, come non si pretende che chi fa altri lavori, o lo psicologo fuori dall’orario di lavoro, non si arrabbino mai in tutta la loro vita, allora secondo me non si puo’ pretendere che i cani che non fanno Pet Therapy, o quelli che la fanno ma quando non lavorano, debbano accettare pacche in testa o gente che cade addosso: perche’ un conto e’ un bambino con difficolta’ per cui il cane deve rappresentare un aiuto, un conto e’ un persona che senza conoscerlo e senza chiedere permesso ti prende in braccio il cane e lo strapazza.

  1. mi fa piacere che al convegno si sia trattato anche l’ argomento pet therapy. io stò per cominciare un corso insieme alla mia meticcia di 7 anni con la quale frequento un campo di mobility, per cominciare a “masticare” l’ argomento, e sono rimasta abbastanza perplessa per la brevità di tutti i corsi indetti nella mia zona e per le poche competenze richieste per avere (almeno su un pezzo di carta che viene riconosciuto da alcuni si, da altri no)il titolo di operatore.
    sul metodo di educazione-addestramento nn so bene che dire..io e bruna facciamo “luring” da quando è cucciola chiamandolo “il mio dito il tuo naso” ma il nome l’ ho scoperto 2 mesi fa, e anche se grezzissime, facciamo tutto ciò che ci viene chiesto alla prima, o alla seconda, perchè l’ intesa tra noi esiste da prima di andare al campo. anche sui bocconcini per noi erano un regresso , e li uso poco. nn riesco a trovare giusto nn dire “no”, e quando mi hanno detto che spaventavo la mia bruna accarezzandola in testa ci siamo messe a ridere entrambe. al campo sono andata proprio per imparare io linguaggio e un minimo di tecnica ed insegnare a bruna la dimensione di cui parla questo articolo: quella del “lavoro” con l’ impegno,la concentrazione e la sopportazione di un minimo di stress che questo comporta.
    ..ma so che anche una volta superato l’ esame finale del corso di pet therapy sarò solo all’ inizio della formazione, visto che in coscienza nn potrei mettermi dopo 10 giornate di corso a trastullare bruna e persone che soffrono, e qui sorge la mia confusione, dato che, cominciando a guardarmi intorno per cercare un tirocinio o un apprendistato, o un ulteriore corso PRATICO, nn ho trovato niente, se nn i posti famossissimi, tutti lontani, tutti a prezzi fuori della mia portata.
    alla fine mi sembra che in linea generale funzioni che se entri nella “cumpa” ufficiale dove ti sei formato, sostenendo solo quella cumpa e sputando su tutte le altre, allora lavori con loro, magari male, facendo strippare il cane o aggredire gli utenti,ma lavori, se invece ti poni delle domande, e le poni alla cumpa, rischi di aver speso tempo e denaro per ritrovarti ancora senza competenze, senza sbocchi, e con un pezzo di carta che fuori dall’ associazione vale come il 2 di picche a briscola..
    far chiarezza sui ruoli ,sulle competenze e sui percorsi formativi aiuterebbe me e molti altri a scegliere i propri docenti (o almeno una cumpa seria a cui affidarsi ), e spero che si parli ancora molto di questo argomento

  2. mi spiace, ma alcuni passaggi sono preistoria della cinofilia.
    il cane senza controllome’ nulla? cane che deve lavorare per l’uomo?

    scusa, no.

    A

  3. Credo che anni fa si potessero usare le stesse identiche parole per giustificare l’uso delle percosse e delle punizioni fisiche sui bambini e ragazzi nelle scuole. Ora non si fa più, secondo me è un progresso … secondo voi?

    • bah forse anni fa si esagerava in un senso, oggi si esagera nell’altro. Con il risultato che ora ci sono in giro tanti bulletti e microdelinquenti ovunque. Non so se sia stato tanto un progresso, da questo punto di vista. Io mi son presa diversi scapaccioni in passato dai miei genitori quando non “facevo giudizio”: ovviamente niente “pestaggi” ma qualche sculaccione, uno scappellotto o cose simili (ripeto: sicuramente niente da lasciare lividi o da rompere ossa…. ma che ti faceva pensare su ogni volta che provavi a sederti a quello che avevi fatto si). Oggi come oggi vedo bambini sempre più viziati, incontrollabili e soprattutto MALEDUCATI, soprattutto rispetto anche solo a quelli di 10anni fa… per non parlare poi ad esempio episodi di bullismo nelle scuole, ma anche delle sevizie fatte da minori sugli animali “per noia”… se i genitori avessero insegnato loro qualche valore e magari avessero dato loro -come in passato- qualche scapaccione quando non rigavano dritto forse non si sarebbe a questo punto….

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