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La rivoluzione al Crufts, secondo me

di VALERIA ROSSI – “Secondo me” non perché la mia voce valga più di altre, sia ben chiaro: ma per chiarire che questa è la mia personale opinione e stop. Che può essere condivisa o meno, può essere opinabilissima, può essere anche platealmente spernacchiata. Sta di fatto che, secondo me, al Crufts hanno fatto una figura da cioccolatai.

Premetto: abbiamo già pubblicato un articolo sull’argomento Crufts e squalifiche e, in linea di massima, concordo con tutto quello che è stato scritto dalla collega. Il fatto è che nelle giornate successive sono arrivate un po’ di testimonianze da “chi c’era”, e che le cose oggi sembrano essere decisamente meno idilliache di quanto non apparissero in un primo momento.
Personalmente NON sono affatto convinta – sia ben chiaro anche questo – che tutto l’allevamento vada bene così com’è. NON sono affatto convinta che non esistano razze la cui selezione, badando solo all’aspetto estetico (o quantomeno a ciò che piaceva al grande pubblico e ai giudici, perché in alcuni casi di “esteticamente” bello non è che ci sia molto), ha rovinato o rischia di rovinare la salute. NON sono affatto convinta che non si debba correre ai ripari e togliere di mezzo ogni traccia di ciò che viene definito – a ragione – “maltrattamento genetico”.

PEEEEERO':

 

a) se il Kennel Club inglese non è in grado di dare direttive precise ai propri  Giudici, cambi mestiere. E’ inutile fare la “piazzata pubblica” durante l’esposizione più importante d’Europa (se non del mondo) se poi il parco-giudici inglese, in ogni altra occasione, continua a premiare i cani ipertipici e forse patologici. Lo Standard del bulldog, per esempio, è cambiato già da anni, andando verso un tipo di cane meno problematico e più “naturale”: qualcuno se ne è accorto? Io no.
Sui ring continuano  a vincere gli stessi identici cani, compresi quelli con millemila rughe e con le code indesiderate dal nuovo standard.

b) i controlli veterinari, a mio avviso, si fanno PRIMA e non dopo. E infatti ci sono stati, anche al Crufts.
Non potevano escluderli in quel momento, i cani su cui c’era qualche dubbio? Per quale motivo lasciarli salire sul ring e vincere il BOB, per  poi toglierglielo? In questo modo si sono fatti passare per emeriti incompetenti non solo i Giudici che avevano fatto vincere quei soggetti, ma anche i veterinari che li avevano visitati all’ingresso. Se io fossi uno di quei veterinari, ammesso e non concesso che non fossi d’accordo su tutta la manfrina, mi incazzerei come una bestia. Ma anche se fossi un giudice la cosa non mi farebbe piacere, anche se il giudice magari non è tenuto ad andare a guardare con la pila dentro gli occhi del cane.

c) pare che i cani squalificati avessero tutti sospette patologie oculari. Questo suona abbastanza ridicolo quando si parla di razze accusate di non respirare più, di non camminare più, di avere patologie neurologiche, ossee o cardiache a tutto spiano (ricordiamo che le razze a cui è stato tolto il BOB sono: bulldog, pechinese, clumber spaniel, mastiff, mastino napoletano e basset hound)… e saltano fuori, guarda caso, solo problemi agli occhi?
Per carità, sono importanti anche quelli…ma sono sicuramente meno drammatici di tutti gli altri. Il fatto è che non sarebbe stato possibile, ovviamente, mettersi a fare lastre alle anche, o magari ecodoppler, sul ring ai cani vincitori: quindi si sono attaccate (con assoluta premeditazione, sempre secondo me) le RAZZE – e non i soggetti – sulle quali si era deciso di alzare il polverone, trovando la scusa delle patologie oculari perché in realtà era l’unica che si poteva controllare con una pila. Però, se di questo si voleva parlare, allora bisognava illuminare gli occhietti belli di tutti i cani presenti, visto che le patologie oculari colpiscono praticamente tutte le razze, quasi nessuna esclusa.

d) c’è anche da chiedersi quale sia stata la motivazione per una sceneggiata tanto plateale. I maligni (tra i quali mi includo) sostengono che lo scopo fosse quello di “recuperare” la BBC, che ha sempre trasmesso il Crufts ma che quest’anno (forse anche sull’onda delle polemiche suscitate dal suo stesso documentario che dipingeva l’allevamento del cane di razza come una sorta di laboratorio del dottor Frankenstein) non l’ha mandato in onda.
La sceneggiata, quindi, potrebbe essere servita al solo scopo di far capire alla BBC (e di conseguenza al grande pubblico inglese) che il KC aveva improvvisamente visto la luce. Resta da capire se l’abbia vista davvero (perché di luce avrebbe molto bisogno) o se sia stata, papale papale, “tutta scena”.

Concludendo: se il Kennel Club voleva accendere sul Crufts dei riflettori che si stavano un po’ appannando, c’è sicuramente riuscito. Però, al di là dell’impatto iniziale che sembrerebbe essere favorevolissimo (oh, che bello! Hanno scoperto di aver esagerato, ora corrono ai ripari!), ci sono i molti dubbi legati al “come” e al “perché” si sia fatta una scelta così clamorosa.
Se l’intento è davvero quello di rimediare agli errori e di andare verso un allevamento più sano, siamo tutti felici: però la strada non è quella: o almeno, non è SOLO quella.
Per cambiare le cose basterebbe rendere obbligatori i controlli per le malattie genetiche (come fanno molti Club italiani, per esempio: perché bene ricordare che i problemi dell’allevamento inglese sono, appunto, INGLESI e non internazionali) per concedere il titolo di campione.
Sei displasico? Sei cardiopatico? Sei positivo al test per la syringomyelia?
Non diventi campione. Fine.
Gli allevatori senza scrupoli si darebbero una regolata alla sveltissima.
E poi, naturalmente, i giudici devono cambiare modo di vedere, adattandosi (anche se è difficilissimo “cambiare gusti”, me ne rendo conto, quando sei abituato a una certa immagine della razza) e cominciare a premiare i cani che non mostrano problemi respiratori, che camminano in modo sciolto e disinvolto, che non devono avere il cuscino refrigerante sotto il sedere per poter essere fotografati e così via.
E’ difficile, lo so che è difficile: ma ci si può riuscire. Ci siamo abituati ai cani integri, per esempio, quando eravamo abituati a vedere code e orecchie tagliate: e all’inizio quelli integri ci facevano francamente ribrezzo, ma adesso ci sembrano monchi quelli a cui sono stati tagliati dei pezzi.
“Fare l’occhio” a un nuovo aspetto non è impossibile, se lo si vuole fare. L’importante è volerlo…ma volerlo davvero e volerlo nell’interesse del CANE. Non di un’esposizione, titolata o meno che sia.

Per chi sa l’inglese: segnaliamo questa pagina di Facebook (Exhibitors Choice and Voice), nella quale allevatori ed espositori di ogni razza e di tutto il mondo si sono organizzati per dare vita ad una associazione che unisca le voci di tutti coloro che vogliono migliorare il mondo cinofilo internazionale.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto e tiene diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI). Da settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) è tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).