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Il mio cane o gatto (maschio) è “in calore”: me l’ha detto miocuggino

di VALERIA ROSSI – Mi è venuto da ridere già scrivendo il titolo, perché questa “cugginata” è veramente clamorosa: eppure la si sente ripetere ad ogni pie’ sospinto. Più spesso per i gatti, in verità: ma proprio pochi giorni fa un’amica su FB mi faceva notare di aver sentito l’ennesima Sciuramaria che la applicava al suo cane.
Inutile ribadire, almeno spero, che i maschi “In calore” non ci vanno: il calore – anzi, tecnicamente l'”estro” – è un evento controllato dagli ormoni femminili che rendono la cagna o la gatta disponibile ad accoppiarsi: al contrario, il maschio è sempre “pronto all’uso, chiavi in mano”, perché gli ormoni che servono a lui per essere sessualmente attivo (testosterone) sono prodotti a ciclo continuo dai testicoli (e non solo).
Quindi: il maschio è sempre pronto ad accoppiarsi, in qualsiasi ora, giorno, mese. Se di “calore” si potesse parlare (ma non si può), gli durerebbe 365 giorni all’anno.
Il fatto che le Sciuremarie parlino di “maschi in calore”, però, può avere due diverse valenze: a volte intendono semplicemente dire che il loro cane o gatto è particolarmente arrapato in un preciso momento o in una precisa stagione, ben sapendo, però, che la cosa dipende dalla presenza di femmine in calore (loro sì!) nelle vicinanze. In questo caso, l’espressione è sbagliata ma il concetto è chiaro, quindi poco male.
La cosa diventa più seria quando la Sciura pensa che il suo cane sia “in calore”, per esempio, quando le monta una gamba: e lungi anche solo dal supporre che si tratti di monta da dominanza, e che quindi ci sia qualcosa da rivedere nel loro rapporto, si limita ad “aspettare che finisca il calore”, ritenendolo un evento periodico e magari ciclico.
In questi casi, ovviamente…aspetta e spera! Il calore del maschio non può finire, visto che non esiste: in compenso, se lo si lascia fare, può diventare un vero vizio quello di trombarsi impunemente le gambe di chicchessia, con grande imbarazzo dei proprietari e con scarso entusiasmo da parte delle “vittime” di questo presunto arrapamento sessuale che invece, nove volte su dieci, significa solo: “Ehilà, bello: sappi che qui comando io”. Solo in rarissimi casi il cane è veramente interessato sessualmente alla sua umana (ne abbiamo parlato in questo articolo), ma anche qui non si tratta certo di “un periodo”, ma di un problema molto grave che va affrontato e risolto al più presto.
Diamo, quindi, a Cesare quel che è di Cesare (anzi, in questo caso, meglio dare a Cleopatra quel che è di Cleopatra) ed evitiamo di usare locuzioni così inesatte, perché possono ingenerare confusioni pericolose.