venerdì , 1 agosto 2014
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I “cani tutor”

Premessa: questo articolo è apparso su “Ti presento il Cane” lo scorso agosto: in seguito Claudio Mangini, indignato dalla scoperta che l’ormai arcinoto servizio delle Iene (che lo dipingeva come persona poco onesta, pur senza poterlo minimamente attaccare sul lato della cinofilia) fosse stato commissionato da suoi “concorrenti”, mi aveva chiesto di toglierlo dalla rivista perché non aveva intenzione di lasciare alcuna indicazione del proprio lavoro a disposizione di quei cinofili italiani che si erano dimostrati così scorretti nei suoi confronti. Come se non bastasse, qualcuno è già andato a “vendersi” (tenendo stage/seminari) competenze sui cani tutor che non può possedere, visto che gli unici tutor in Italia sono proprio quelli di Mangini.
Ora, però, dei cani tutor dovremo parlare per forza, visto che si sta iniziando proprio questo tipo di lavoro con Bruto/Raul: quindi ho chiesto all’animal trainer di lasciarmi rimettere online questo articolo, perché altrimenti nessuno ci avrebbe capito un tubo.
E’ stata una faticaccia… ma alla fine Claudio ha acconsentito, e di questo lo ringrazio perché capisco benissimo quanto gli sia costato cambiare la sua posizione: per fortuna ormai vuole talmente bene a Raul che appena gli si parla di lui diventa più malleabile. Io intanto ho approfittato per aggiungere al vecchio articolo una breve intervista a Cinzia, proprietaria di una cagnina con  problema di rapporto intraspecifico che ho conosciuto solo recentemente e che ha già ottenuto risultati notevoli proprio grazie ai cani tutor.

di CLAUDIO MANGINI – Si fa sempre una grande confusione tra “teaching dog”, “cani tutor”, “cani regolatori”, “cani bianchi” (?) e le “classi di socializzazione”; la stessa confusione che ormai dilaga (volutamente) tra i vari termini della nuova cinofilia.
In questa occasione – però – non voglio entrare nel merito di certi argomenti, ma aprire una finestra sui “cani tutor”, cercando di spiegare questo particolare mondo a cui concorrono diverse discipline tecniche ed etologiche.
Per definizione, il “cane tutor” è “un soggetto in grado di insegnare – o reimpostare (anche estinguendolo, nel caso) un certo comportamento ad un altro soggetto adulto della stessa specie. Esso non si muove in completa autonomia, ma in regime di cooperazione (partnership) con il suo conduttore.”
In sostanza, è un cane “costruito” (attraverso una profonda relazione)  ad esercitare questo mestiere; non nasce in quel modo.
Per questo motivo – e data anche la complessità (e la pericolosità) – di alcune patologie con cui deve confrontarsi il binomio,  l’operatore deve necessariamente avere una preparazione tecnica ed etologica di altissimo  livello.
Ogni errore del conduttore – infatti – potrebbe essere fatale per il “cane tutor” o, nella migliore delle ipotesi, portare a spiacevoli conseguenze sotto il profilo psichico e/o fisico di uno dei due soggetti (“cane paziente” e “cane tutor”).
Al primo punto del programma c’è infatti la sicurezza del  binomio, la quale normalmente si esprime in un’area modulare costruita ad hoc, di cui il sottoscritto è l’unico titolare dei diritti di progettazione.
Il “cane tutor” viene visto nell’immaginario collettivo come un “super cane”, ma in realtà non stiamo parlando di un singolo individuo, ma di più soggetti altamente preparati che lavorano in combinata con il loro conduttore a step progressivi.
Diffidate quindi dei singoli “cani tutor” quando vi vengono proposti, perché è molto più probabile che vi stiano “vendendo” un normalissimo cane ben socializzato (o più di uno): il che è però profondamente diverso, andando bene – appunto – nelle classi di socializzazione per cuccioli, non certo nei casi di aggressività intraspecifica o di gravi patologie comportamentali di cani adulti.

La differenza tra “costruire” ed “addestrare” – per gli amanti delle etimologie di lingue estinte – è sotto questo profilo abissale, per il semplice fatto che un “cane tutor” – per definirsi veramente tale – ha bisogno di un’esperienza (la quale non è certo “addestramento”) che non è pensabile possa compiere in meno di sei/sette anni.
Esperienza, capacità di lettura, socializzazione, invio e risposta di segnali chimici/posturali, obedience di altissimo livello, tempra, coraggio, fiducia incondizionata nell’operatore, versatilità, intraprendenza, spirito di iniziativa… attenzione: queste sono le qualità principali del “cane tutor”.
Un giorno lessi: ”Qualunque cane può apprendere, così come qualunque cane può insegnare”, ma non sono molto d’accordo su questa teoria.
Credo che ogni cane possa insegnare alcune sue competenze ad un altro (quelle che gli sono proprie), ma non certo ripristinare o ricondurre ad un  modo accettabile il comportamento sgradito o sintomatico di una patologia di cane adulto. Per questo ci vuole la giusta preparazione; l’attitudine e l’esperienza non bastano.
E’ in questo contesto che vengono inseriti – e devono essere visti – i “cani tutor”; non in altro.

Come tutti sapete, i cani sono animali sociali dotati di regole che, da sole, gestiscono in modo perfetto e naturale le dinamiche relazionali.
Seppur fluide, le gerarchie non sono un’opinione in ambito intraspecifico e grazie allo studio sui “cani ferali” arrivai anni fa alla conclusione che esiste un modo per restituire una vita interiore migliore ai cani più sfortunati; spesso più vittime dell’opera umana che non della loro stessa specie.
Dalla mancanza di impregnazione all’aggressività intraspecifica, passando dalla dissocializzazione fino agli stati compulsivi o alle fobie: tanti i casi e altrettante le risoluzioni attraverso questo formidabile team (perché di tale si tratta).
La materia è estremamente complessa, seppure affascinante, e la sintesi è sempre inappropriata quando si affrontano tematiche del genere.
Cercherò quindi di limitare per quanto possibile il linguaggio accademico, preferendo una più comprensibile – e confidenziale – “disquisizione amichevole”, affinché i lettori di ogni grado e livello possano comprendere con facilità questo mondo.
Innanzi tutto bisogna partire dalla presa di coscienza che sono molte le materie di studio coinvolte in questa disciplina e che la chimica (intesa come materia di studio) di cui parlerò non è altro che la serie di reazioni “nascoste” successivamente proiettate esternamente attraverso il comportamento.

Ad esempio, molte sono le cause dell’aggressività e dello stress nel cane, ed ognuna di loro ha una radice diversa: un soggetto ansioso ha una base problematica diversa da un soggetto dissocializzato, e così via.
La sinergia tra tutte queste discipline si potrebbe sintetizzare in una frase: ”I disturbi comportamentali del cane hanno un’eziologia multifattoriale ed i neurotrasmettitori sono implicati nella manifestazione di alcune patologie del comportamento. Sono infatti state studiate le relazioni tra i livelli ematici di serotonina e dopamina in soggetti ansiosi e aggressivi su base ansiosa, come – tra l’altro – rilevato in molte specie animali“.

Le materie di studio attraverso cui è stato elaborato il mio principio dei “cani tutor” non si basano quindi solo sul comportamento epimeletico (“prendersi cura di qualcuno”, tipicità dell’essere umano), sulla giusta socialità del cane o sul comportamento sinantropico (il vivere con l’uomo da parte di un animale, chiamato anche “mutuo vantaggio”), ma attingono nella loro applicazione pratica alla cinognostica, alla cinometria, alla zoognostica, alla biochimica, alla neotenia, alla prossemica, alla posturologia (neurofisiologica, biomeccanica e psicosomatica) – con compendi di anatomia e morfologia funzionale (quest’ultima, intesa come “lo studio del perché” delle funzioni biologiche e dei loro ruoli su basi matematiche).

Per capirle pienamente dobbiamo soffermarci un attimo sulle definizioni.

Cos’è la biochimica?
- Con questo termine si intende lo studio della chimica nella vita; diciamo un “ponte” che studia le reazioni chimiche che danno origine alla vita stessa.
Tra le aree di studio della biochimica ci sono il codice genetico (DNA e RNA), la sintesi proteica, il meccanismo di trasporto della membrana cellulare e la “traduzione del segnale”, la quale – per definizione – è la catena di reazioni che trasmette segnali dalla superficie cellulare verso bersagli intercellulari di vario tipo.

Cos’è la zoognostica?
- E’ quella scienza che studia e classifica gli animali in base ai loro caratteri morfologici, fisiologici ed alle loro attitudini.

Cos’è la cinognostica?
- E’ una branca della zoognostica che mira alla valutazione delle varie razze canine partendo dal loro fenotipo (l’insieme dei caratteri visibili di un individuo e che sono il risultato dell’interazione tra il patrimonio genetico – genotipo – e le condizioni ambientali) la quale si basa sull’osservazione diretta e sulla cinometria (cino=cane, metria=misurazione).
Le principali misurazioni servono a stabilire l’altezza del cane, la lunghezza del tronco, l’inclinazione della groppa, l’inclinazione della spalla, la capacità toracica, la lunghezza dell’avambraccio e la lunghezza dei lombi.
L’applicazione cinometrica che ho condotto è riferita a titolo esclusivo e peculiare alla corretta funzione degli arti e ai possibili problemi di carattere morfo/funzionale recanti disagio nel cane, i quali si possono tradurre in problemi comportamentali (come una delle tante cause).
Partendo da questa prima analisi sul “soggetto paziente” si determinano infatti i cosiddetti “difetti”, “vizi” e “tare” che vengono prese in massima considerazione, seppur lette squisitamente attraverso una chiave di benessere/malessere psicofisico.
Per effetto fisiologico sono quindi arrivato a compiere i primi studi di posturologia, branca trasversale della medicina sintetizzata – in questo lavoro – attraverso tre modelli interpretativi: neurofisiologico, biomeccanico e psicosomatico.
L’applicazione della posturologia (comprese le posizioni di “pressione” e “rilascio” in ambito cinofilo – le basi del lavoro con i “cani tutor”) parte inevitabilmente dalla conoscenza dei segnali posturali del cane e delle risposte guidate dei cani tutor.

Cos’è la neotenia?
- E’ un fenomeno evolutivo per cui negli individui adulti di una specie permangono le caratteristiche morfologiche e fisiologiche infantili degli antenati.
Divisa in cinque stadi più quelli intermedi (a causa del fatto che alcune razze – ma anche tanti meticci – non possono essere inseriti pienamente in uno di questi stadi), la scala neotenica serve in questo lavoro per comprendere maggiormente la tendenza comportamentale del soggetto paziente, a cui in prima istanza verrà assegnato un “cane tutor” dello stesso gruppo (stadio del neonato, stadio del gioco, stadio del paratore, stadio del tallonatore, stadio dell’adulto) o del gruppo intermedio più vicino.

Cos’è la prossemica?
- E’ lo studio delle distanze di relazione – in questo caso – dei cani.
Non affrontata fino ad oggi in modo rigoroso come è accaduto invece in ambito antropologico, la prossemica è da intendersi anche come “gestione dello spazio”, “forma di comunicazione” e “creazione emotiva”.
Un avvicinamento del cane paziente non corretto, per fare un esempio, genera micro tensioni in ambito intraspecifico, le quali preparano il terreno ad una reazione che è normalmente frutto di esperienze e/o traumi.
Attraverso l’applicazione pratica della prossemica, si colgono gli eventuali scarichi di tensione negativi per calibrare al meglio la distanza di relazione e guidandola – recuperandola – verso un modo accettabile.
Parallelamente a questo tipo di attività si lavora sugli autocontrolli del “cane paziente”, attraverso tecniche specifiche e mirate che tengono conto dei vari fattori fin qui esposti.

Di grande importanza per il lavoro dei “cani tutor” è la struttura modulare in cui essi operano insieme al loro conduttore sul “cane paziente”.
Composta da vari cerchi, vie di fuga, distraenti olfattivi azionabili a comando, garantisce in ogni momento la massima sicurezza dei soggetti coinvolti nel lavoro “indoor”.

Elka e Mina

Ma quali sono i rapporti tra i disturbi comportamentali nel cane e i neurotrasmettitori? Cosa c’entra la chimica?
Negli animali, l’aggressività di tipo agonistico-aggressivo conserva il significato di comportamenti specie-specifici deputati a favorire la sopravvivenza degli individui e dei gruppi sociali (aggressività predatoria, per fare un esempio).
In particolare nel cane, rifacendosi alla scala di Moyer sull’intensità dell’aggressività, la maggioranza dei casi di aggressività si può riferire a una serie di motivazioni principali (predatoria, tra maschi, da paura, da irritazione, territoriale, materna, strumentale, legata al sesso).
Sebbene i meccanismi neurofisiologici che sono alla base delle reazioni aggressive siano strutturati in modo sofisticato e coinvolgano diverse strutture neurali, il comportamento aggressivo in quanto tale è il risultato di una complicata interazione tra elementi innati e appresi.
I circuiti neurologici coinvolti sono molteplici, ma ancora non ampiamente studiati, in particolare quelli coinvolti nelle forme di aggressività affettiva, offensiva e difensiva, caratterizzata dallo stato di allerta, attivazione del sistema nervoso autonomo e aggressioni fisiche messe in atto in risposta a minacce o a sfide percepite (anche se non reali).
Dato che l’aggressività non è un concetto comportamentale unitario, la sua neuromodulazione coinvolge più di un sistema neurotrasmettitoriale.
La serotonina (5-HT) è risultata essere un comune denominatore in gran parte della letteratura: sia le tendenze aggressive di natura emozionale che quelle non emozionali sembrano essere incrementate da alterazioni a carico del sistema centrale serotoninergico.
Data la complessità di questo sistema neurotrasmettoriale ampiamente diffuso, e le sue relazioni con altri sistemi, i risultati di studi eseguiti sugli animali sono talvolta contradditori, perché la definizione e le funzioni dell’aggressività sono varie e gli studi comparativi non possono essere messi a confronto.
Tale sostanza è anche meno elevata in un sottogruppo di cani aggressivi con un passato di episodi di morsicatura non preceduti da segnali di avvertimento (cioè senza ringhi percettibili) rispetto al valore della stessa sostanza riscontrato in cani che utilizzano questi segnali d’avvertimento.
Tutto ciò ha suggerito che la ridotta funzionalità serotoninergica può essere associata a un comportamento aggressivo su base emozionale e a un insufficiente controllo dello stimolo eccitativo nei cani.
Altri circuiti possono essere coinvolti, quali ad esempio un deficit ereditario di monoaminoossidasi A, messo in relazione – quest’ultimo – all’aggressività impulsiva.

Elka insegna a Mina come e dove può attraversare l'acqua

Ecco cosa c’entra la chimica e la conoscenza della materia, e non a caso si parla delle catecolamine per la valutazione del lavoro svolto dai “cani tutor” in sede scientifica.
Questi composti chimici – rilasciati come ormoni dalle ghiandole surrenali in situazioni di stress psicologico – sono derivanti dall’amminoacido tirosina.
Alcune di esse sono ammine biogeniche (cioè il risultato della carbossilazione di diversi amminoacidi che comprendono vari neurotrasmettitori e le poliammine).
Le catecolamine circolano nel sangue essendo idrosolubili e legate per il 50% alle proteine del plasma.
Tra le più importanti catecolamine troviamo l’adrenalina (epinefrina), la noradrenalina (norepinefrina) e la dopamina.
Sebbene sia possibile misurare i livelli plasmatici o urinari delle catecolamine, dei loro metaboliti o di altri prodotti neuroendocrini, queste tecniche vengono raramente usate nel cane per la limitata diffusione, la mancanza di valori di riferimento, i costi e le complicazioni del prelievo e nella manipolazione del campione, ma sono state basilari per dimostrare l’efficacia del metodo e del lavoro svolto dai “cani tutor”.
Ma attenzione: l’accuratezza di questo tipo di indagine diagnostica è limitata: si posso infatti ottenere risultati “falso positivi” associati non solo allo stress o all’eccitazione, ma anche ad alcune componenti dietetiche e ai farmaci.
I risultati “falso negativi” sono legati alla secrezione intermittenti di catecolamine da parte di patologie presenti (tumore) e ad una manipolazione inappropriata del prelievo.
Un’indagine a largo spettro, fatta su un numero significativo di casi, può dare un’indicazione sulla positività o meno del lavoro svolto (la strada giusta da seguire), ma la risposta effettiva – sotto il profilo pratico – la potrà dare solo il “cane paziente” e sul lungo termine.

Un “cane tutor”, in sostanza, non compie miracoli, ma porta il “cane paziente” – come dice qualcuno – a riconsiderare le rappresentazioni interne che si è fatto di questa o di quella situazione, di questa o di quella persona, attraverso un processo cognitivo che non ha nulla a che vedere con l’addestramento, ma con una “intelligenza culturale” nuova che – spesso e volentieri – viene semplicemente restituita al “cane paziente”.
Un’alternativa efficacie e valida nell’ambito delle terapie comportamentali, che si sta facendo strada in quella cinofilia che ha la capacità, ma soprattutto la preparazione, di guardare oltre, attingendo dal più ampio contesto che noi chiamiamo “animalità” di cui il cane è uno dei tanti rappresentanti.

LA TESTIMONIANZA DI CINZIA

Maya

Cinzia Gelanica è l’umana di Maya, staffordshire bull terrier dell’allevamento “del Marchesato”: età 14 mesi, carattere splendido… ma casinara come tutti gli staffy (specie se giovanissimi) e quindi estremamente irruenta nei rapporti con gli altri cani. Come sempre succede, qualcuno ci sta a farsi strapazzare, qualcun altro no…e alla fine è scoppiata la rissa con un maschio. Nessunissima conseguenza, ma grande spavento per gli umani e quindi telefonata all’allevatrice, che ha consigliato a Cinzia di rivolgersi a Claudio e ai suoi cani tutor.
Ed ecco com’è andata…
“Io non avevo mai visto una cosa simile! – racconta Cinzia, entusiasta – Sembra che Claudio non faccia assolutamente niente, sta seduto su una panchina… dice qualcosa ai cani e poi fanno tutto loro. I cani si sono messi a parlare con Maya: ma proprio a “parlare”, con dei versi, dei mugolii, come se facessero dei veri e propri discorsi. E Maya, in sole tre lezioni, ha cambiato completamente modo di giocare: adesso ha un approccio molto più gentile, non spaventa gli altri buttandosi addosso a loro e quindi anche loro sono più gentili. Ma la cosa che mi ha lasciato davvero allibita è stata che adesso, se arriva qualche cane nuovo che fa un po’ troppo il bulletto,  Maya gli fa gli stessi “discorsi” che i cani tutor hanno fatto a lei!”

Quante lezioni avete fatto, finora?
“Soltanto tre. Sembra incredibile il cambiamento radicale che ha fatto la mia cagna in così poco tempo…ma è quello che è successo. Adesso ne faremo un’altra ancora per migliorare il richiamo, perché Maya, quando giocava, prima non mi filava per niente, per quanto la chiamassi e richiamassi. Oggi è andata già meglio, ma Claudio pensa che serva ancora una lezione”.

Anche  il richiamo viene perfezionato per mezzo dei tutor?
“Sì! E anche questa è una cosa che non avevo mai visto: la prima volta, quando ho chiamato la mia cagna e lei non mi ha risposto, Claudio ha chiamato il suo cane, standosene sempre seduto sulla panchina, e gli ha detto di andare a prendere Maya.
Dopo un attimo sono arrivati tutti e due. Oggi Maya non è arrivata proprio subito, però quando l’ho richiamata mi ha prestato attenzione: sono veramente contentissima, non avevo idea che si potesse lavorare così con i cani.”

Hanno lavorato con Maya:

Schnaps – 7 anni (cane alpha) – border collie
“Neo” (Champ – staffordshire bull terrier) – 8 anni (cane beta)
Mina – 1 anno (cane omega, tutor in formazione) – border collie

La prossima volta ci sarà ancora Mina insieme a Kissing Fine  (Malinois 1 anno – cane intermedio), Manara (malinois – 2 anni – cane omega) e Luce (staffordshire bull terrier, 2 anni, cane beta): questi sono tutti tutor in fase di formazione, che infatti intervengono a fine lavoro per verificare che il cane paziente sappia rapportarsi in modo corretto anche con cani che ancora non sono veri tutor a tutti gli effetti, ma che stanno seguendo l’iter per diventarlo.

 

About Claudio Mangini

Claudio Mangini (Kiel - 17.09.1964) lavora come animal trainer per il cinema e la televisione. Numerosi film, spot e videoclip all'attivo. E' fondatore di WolfEmergency, un movimento di studio e tutela del lupo in Italia.

82 commenti

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  1. bello bello !!!!

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  2. Rinaldo Glavina

    Già, complesso, affascinante, completo ed esaustivo.Con gli esseri umani che nella maggior parte dei casi sono concausa ( se non causa principale ) della patologia come la mangiamo ?Ciao Ragazzo!

    Argomento scottante! Tu cosa ne pensi ? Thumb up 12

  3. bella elka è praticamente identica alla mia gaia…


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  4. per il discorso cani tutor beh… si parla di 6-7 anni per la preparazione, beh, forse se se si pretende di avere un cane che fa tutto lui in ogni situazione, sempre sia possibile averlo.infatti trovo giusto il passaggio in cui si dice che ne servono più di uno di tutor. mentre in genere con tutor si intende uno che ti prende sotto la sua ala e ti guida e indirizza per tutto il percorso.ma, secondo me a meno che non ci sia solo “un” problemino da risolvere non può essere un solo cane tutor. lasciando stare tutta la disquisizione sulla chimica ecc… molto terra terra se ad es un cane è insicuro con gli altri cani, lo si affianca ad un cane tutor che invece non è insicuro e sa rapportarsi, e gli da l’esempio, come anche si vede nelle foto sopra, per il discorso “guado”… se un cane è sempre agitato e non trova mai la calma, ci vuole un cane che sappia dargli i giusti “stop” quando occcorre (che non è la stessa cosa ceh se lo fa un umano) ecc… se un cane tende ad essere aggressivo ci vuole il cane che si gira e non reagisce e così via… insomma visto il cane e il problema, si può trovare il/i tuttor giusti per lui. e in effetti, per alcune cose può essere tanto stressante per il cane tutor tanto che va a finire che si “rompe” e diventa intollerante anche lui, quando le cose che gli si chiedono sono pesanti da reggere…o glie lo so chede troppo spesso,ne ho sentiti tanti di questi casi, da gente che lavora nel settore …


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    • Claudio Mangini

      Il numero dei “cani tutor” non è riconducibile – per fare un esempio – alla panchina di una squadra di calcio, dove un soggetto viene sostituito all’altro per differenti competenze o per stanchezza, ma perché le regole di un branco devono essere chiare al “cane paziente”, il quale difficilmente ha trovato durante la sua vita un gruppo affiatato e composto da TUTTE le figure gerarchiche.
      Un cane “alpha” non sarà mai un “omega”, così come uno “specialista” non sarà mai un “beta” e così via (le vocazioni sono una cosa, ed il raggiungimento dei ruoli sociali richiede tempi e modi CANINI).
      Non a caso, l’uso dei “cani tutor” trova la sua migliore applicazione nell’aggressività intraspecifica di cui possono essere afflitti alcuni “cani pazienti”.
      Seppur fluide – come ho scritto (perché i cani NON sono lupi) – le gerarchie permettono ai vari ruoli di esprimersi ed interagire correttamente senza che ci siano ambiguità o fraintendimenti.
      I cani vivono di poche regole, ma chiare.
      Gli anni di preparazione non sono necessari affinché si possa ottenere un cane “tuttologo”, ma per una necessaria esperienza che deve gradualmente ottenere in riferimento a molteplici casi, contesti, patologie e situazioni.
      Ho tra l’altro specificato che si tratta di un lavoro di equipe, dove l’operatore è al 50% (a volte anche 70-80%) parte attiva (i “cani tutor” NON si muovono in completa autonomia).
      Un cane insicuro, per farti un esempio che hai portato, NON viene trattato attraverso i “cani tutor”, ma attraverso le classi si comunicazione e/o socializzazione quando la sua insicurezza non è ancora sfociata nell’aggressività (attenzione a questo ambito perché è pieno di improvvisati che fanno più danni della grandine).
      Il rischio più frequente – parlando di cuccioli inseriti nelle “classi di comunicazione” e/o “di socializzazione” (che non hanno nulla a che vedere con i “cani tutor” – lo ribadisco) – è che possa amplificarsi gradualmente un certo tipo di competizione che farà poi parte del loro bagaglio esperienziale.
      Il cucciolo che fin da piccolo verrà “sottomesso” (parola impropria, ma che rende l’idea) imparerà a sottomettere, vivendo – di fatto – una costante situazione di rischio e di pericolo “legittimata” nella sua adolescenza.
      Non a caso, proprio attraverso i “cani tutor” – per paradosso – ho recuperato molte volte cani passati dalle varie classi di socializzazione/comunicazione et similari, i quali avevano imparato un modo di stare in gruppo più umano che canino (ovviamente deficitario e pieno di contraddizioni).

      Tu hai portato il caso di un “cane aggressivo” e hai detto che ci vorrebbe – per risolvere la situazione – “un cane che si gira e non reagisce”.
      Sbagliato: così facendo il “cane paziente” capirà solo che gli basterà l’aggressività – o i segnali di minaccia – per ottenere quello che vuole.
      La faccenda è molto più complessa e fonda i suoi principi nella “socio referenza” (interessamento, concertazione, posizionamento); punti base su cui si fonderà il successivo lavoro di recupero.

      Un altro spunto che hai portato – di cui ti ringrazio – è “il cane che si rompe quando gli viene chiesto troppo”.
      Per risponderti devo però entrare in un’altra area: quella della formazione dei “cani tutor”, la quale è per certi versi simile a quella dello sheepdog o della venatoria (riferendomi allo spirito).

      Per renderlo tale hai bisogno innanzi tutto di soggetti adatti, costruendoci con il tempo un legame così profondo che nessun bocconcino potrà mai esserti d’aiuto, perché tale preparazione si basa sull’unico innesco motivazionale possibile: la socialità (prossimo articolo, per chi avrà la bontà di leggerlo).
      Differenti esperienze, differenti contesti, differenti ambiti di applicazione. La fiducia incondizionata è al primo posto nel binomio operatore/cane, e non la si può ottenere con il clicker, né con i bocconi premio, né con la coercizione, ma solo con la “partneship” – parola molto in voga, ma di cui purtroppo non si vedono applicazioni pratiche sul campo.

      Altra cosa importante, descritta in un passo dell’articolo, è la “neotenia”.
      Pur trattandosi sempre di cani, la scala neotenica – così tanto osteggiata da alcuni – è una delle basi su cui si esprimono CORRETTAMENTE i “cani tutor”.
      Ad un Dog de Bordeaux non puoi mettere di fronte – IN PRIMA ISTANZA – un Cane Lupo Cecoslovacco: sono due modi diversi di esprimere la stessa comunicazione, ed il “cane tutor” – IN PRIMA ISTANZA – deve facilitare e poi guidare il “cane paziente”.
      Le applicazioni neoteniche servono proprio a questo ;)

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  5. Buon giorno Claudio,
    ti ringrazio del tuo interessantissimo contributo.

    Vedi, sulla base della mia piccola esperienza, penso di poter dire che l’aggressività intraspecifica sia uno dei problemi più difficili da affrontare: sia perchè probabilmente operatori veramente competenti in questo ambito ce ne sono pochi, sia perchè questo problema mette il compagno umano del cane davvero in crisi inducendolo a commettere in buona fede errori che peggiorano la situazione.

    Io ho avuto conoscenza diretta di un cane con questo problema, un cane di tipo molossoide che fino a sette mesi era vissuto in gravissime condizioni di deprivazione e maltrattamento fisico.
    Il cane in questione riuscì ad instaurare un buon rapporto con la persona che lo accolse quando aveva sette mesi e con la sua famiglia, ma con gli altri cani, salvo una eccezione, rimase intollerante ed aggressivo per tutta la sua vita.
    Fu seguito da un addestratore e da una comportamentalista in un percorso a piccoli passi per farlo socializzare, ma il massimo risultato che si riuscì ad ottenere fu una convivenza relativamente pacifica con le due femmine che già vivevano con la famiglia che lo ha accolto.

    Forse ti chiedo troppo, ma mi piacerebbe che raccontassi una tua esperienza di intervento con “cani tutor” in casi di aggressività intraspecifica…

    Effettivamente, oggi si parla tanto di “classi di socializzazione” in toni entusiastici senza tener conto delle criticità che esse possono presentare, come tu rilevi: ecco, vorrei chiederti, quali sono i recquisiti essenziali affinchè queste esperienze possano essere costruttive e non controproducenti?

    Sono molto curioso di leggere il tuo prosssimo articolo sulla socialità…e spero che affronterai specificamente il tema della partnership.
    Concordo appieno su quel che dici sulla fiducia incondizionata, che non si può ottenere con bocconcini e coercizione, e credo che offrire alcuni input su questo possa essere importante ed utile per tanti proprietari di cani!

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    • Claudio Mangini

      Verrebbe da dire:-”Ci voleva Valeria Rossi per farmi uscire allo scoperto”, intendendo il fatto che volutamente non ho mai scritto nulla in merito al lavoro in assenza di “leve”; nemmeno nel mio libro.
      Al giorno d’oggi molte persone si accreditano arbitrariamente moduli formativi vecchi come il mondo – per non dire altrui – senza alcun ritegno (il fattore economico, e quanto ci guadagnino nel vendere “l’acqua calda”, non lo discuto e non mi interessa) ed è forse questo il motivo che mi spinge a farlo solo adesso, grazie anche alla possibilità offertami da questa redazione.
      In realtà è più difficile descriverlo che mostrarlo, ma confiderò nella capacità di lettura dei cinofili, i quali – sono convinto – mi perdoneranno le imperfezioni grammaticali ed il non ricorso alle accezioni semantiche di lingue estinte.
      Spero di non deluderti ;)
      Ma veniamo al tuo post.

      Tu dici che “l’aggressività intraspecifica sia una delle patologie più difficili da affrontare” e sono pienamente d’accordo con te.
      A mio avviso, ciò è possibile perché un cane non diventa aggressivo per conto suo, né nasce tale, ma è l’uomo che ci mette il suo bel 90% nell’opera.
      Ciò che si esprime alla fine in “aggressività” (che abbiamo visto è “multifattoriale”) è solo il risultato di errori o mancanze umane, non canine.
      Nei randagi e nei ferali non esiste l’aggressività intraspecifica. Perché?
      Perché l’uomo non concorre nella loro vita se non in modo molto marginale (inesistente per quanto riguarda i ferali); semplice.
      Questo è il punto di partenza della mia risposta.
      Il “cane tutor” non ha la bacchetta magica, e da solo non può nulla in questi casi…visto che il problema nasce per mancanze umane, ed è quindi per questo che l’operatore gioca un ruolo fondamentale.
      Si potrebbe dire che “il cane tutor è il mezzo con cui si affronta il problema”, ma è la capacità di guidarlo da parte dell’operatore a fare la differenza tra la riuscita ed il fallimento.
      Per il caso che porti del molossoide bisognerebbe avere qualche info in più:
      1) quali tipo di privazioni,
      2) quali tipi di maltrattamenti,
      3) quale tipo di molossoide (razza),
      4) maschio/femmina?
      5) a quale età è stato portato in recupero,
      6) per quanto tempo si è tentato il recupero,
      7) i modi usati per recuperarlo sotto il profilo comportamentale.

      Il fatto che sia stato seguito – mi pare di capire – da una veterinaria comportamentalista mi porta a pensare che sia stata intrapresa una terapia farmacologica (mai visto ad oggi una figura professionale come quella lavorare in un campo) di sostegno; quindi ti chiedo – nel caso – quali farmaci?

      L’addestramento in sé, quando si parla di “problemi comportamentali” di quella natura è pressoché inutile.
      Se un ragazzo è fuori di testa non è certo iscrivendolo all’Università che lo miglioro. Diventerà più semplicemente un “fuori di testa laureato” ;)
      Lo stesso vale per la socializzazione. Dopo una certa età del cane non si può più parlare in questi termini perché le esperienze significative – quelle che dettano ormai il modo di vedere la vita e le relazioni intraspecifiche – le ha già avute, e sarebbe quindi più appropriato parlare di “recupero” (non necessariamente “comportamentale”).

      Per quanto riguarda le “classi di socializzazione” le trovo una cosa positiva, se fatte da persone competenti, perché aggirano l’ostacolo della mancata socializzazione dovuta a problemi urbani (guinzagli, pochi cani con cui confrontarsi, etc) o umani (fattore volontà/tempo da dedicare al cane e alle sue necessità).
      Il problema nasce – anche il quel caso – quando di mezzo c’è un “regolatore” inesperto (la figura dell’uomo in questo caso) o approssimativo, che può amplificare problemi esistenti o addirittura creare scompensi che prima non c’erano.

      Quanto alla descrizione degli esempi positivi nell’applicazione dei “cani tutor” per contrastare l’aggressività intraspecifica” ce ne sono diversi, ma credo che sarebbe più utile parlare dei fallimenti che non dei successi.
      Sarebbe facile parlare solo dei “bei film” o degli inviti a Venezia, ma nella carriera di un animal trainer ci sono anche gli errori ed i lavori fatti in modo grossolano.
      Resta il fatto che, in entrambi i casi, è sempre l’uomo a sbagliare…ed io sono un uomo :)

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      • Claudio, posso aggiungere una mia opinione alla tua esauriente spiegazione? Le classi di socializzazione VANNO BENE A TRE MESI. Dopo i quattro-cinque mesi (ma cinque è già tanta roba…) non solo non servono più a un’emerita cippa, ma spesso creano cani rissosi dove non ce n’erano. Sugli adulti, poi, ho visto SEMPRE e solo far danni, perché si costringe un cane adulto a interagire con altri adulti che non conosce e che non necessariamente gli sono simpatici: quindi spesso l’aggressività insorge anche in cani che, tolti da quel contesto, si sarebbero fatti gli affari loro, e invece così si stressano proprio a causa della presenza di altri cani.
        Io sono CON-TRA-RIS-SI-MA alla socializzazione “promiscua” degli adulti: l’unico modo civile per socializzare degli adulti sarebbe quello di mollarli tutti insieme (e senza traccia di umani) in un bel postone immane, recintato ma libero, in cui potessero fare il cavolo che vogliono. Io ho recuperato cani difficili mollandoli dentro al mio branco: quando si trovavano liberi e non supportati dagli umani in mezzo a quindici adulti che andavano a vedere che cavolo volevano, anche i più “feroci” (così descritti dai padroni, ovviamente) stavano di un abbottonatooooo…
        Insomma, il “branco tutor” non ha bisogno di sei anni di addestramento: funziona in automatico per ridurre alla ragione i cani rissosi. Però c’è sempre il rischio che il cane rissoso le buschi da altri quindici… il che non è bello.

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        • non concordo con questi termini assolutisti, non è affatto vero che un cane anziano non possa apprendere – per imitazione – comportamenti socialmente positivi.

          certo, fare (come taluni fanno) le classi di 10 minuti una volta al mese o addirittura una volta ogni tre mesi, è perfettamente una presa per il c**o dei clienti!

          ci vuole un organizzatore della classe che abbia una notevole preparazione nel saper cogliere quanti più aspetti possibili della personalità (e del trascorso esperienziale) di tutti i cani che dovranno interagire tra loro…

          poi ci vogliono cani che possano – E VOGLIANO – effettivamente dimostrare un comportamento corretto agli altri…

          poi ci vogliono proprietari che, quando tornano a casa, non ricominciano a commettere gli stessi errori (es. far capire al cane che i rapporti con gli altri cani sono “un male”)…

          insomma, fare bene una classe non è semplice!

          questo non significa automaticamente che QUALSIASI classe per adulti sia inutile o dannosa!
          ciao

          Alessio


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      • Claudio scrive:
        “Se un ragazzo è fuori di testa non è certo iscrivendolo all’Università che lo miglioro. Diventerà più semplicemente un “fuori di testa laureato””

        anche se ragionare per esempi alle volte genera equivoci, io vorrei obiettare che:

        1) se a indurre (con le buone o meno) una persona “fuori di testa” ad applicarsi e concentrarsi su un risultato, probabilmente metterà in secondo piano altro tipo di pulsioni, quindi a mio avviso è possibile che “rientri in sè”, si “riappropri della testa”

        2) se invece che iscriverlo all’Università, lo iscrivessi a una palestra di pugilato? una di quelle di una volta, in cui l’allenatore te le suonava di santa ragione per farti capire che al mondo c’è sempre qualcuno più forte di te?


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        • Mmmmh no, la tua tesi Alessio non mi convince molto.

          1. Se una persona è fuori di testa per cause personali, tipo famiglia, lavoro, salute, etc. non credo che studiare la potrà distogliere dal problema. Ti può sollevare dal pensiero fisso in quei miseri 10 minuti che dai l’esame, ma finito quello sei punto e a capo.
          2. Siamo veramente sicuri che fare pugilato con uno che ti spezza le ossa sia davvero così educativo??? Chiamasi “terapia d’urto”, ma io dubito che abbia un reale valore educativo. Mi sa tanto di ghetto americano che secondo me nel 2012 lascia un po’ il tempo che trova (in termini educativi, s’intende. Poi oh, è ovvio che se si parla di sopravvivenza cambia tutto).

          Comunque, questa affermazione sulla lotta mi ricorda il giorno in cui ho perso fiducia nella mia istruttrice. Un enorme landseer giovane e sfacciato ce l’aveva a morte con il mio terranova e ogni tanto capitava che si agguantassero. Dopo mesi di impegno da parte mia con il mio cane (richiamo, comandi, rispetto, rinforzo positivo, etc) arrivò il giorno in cui il mio terranova, finalmente, smise di lottare al mio ennesimo “bastaaaa!” e si fece da parte, sottomettendosi (più o meno!). L’istruttrice venne da me e mi disse “ehi, alla fine ha vinto il landseer!”. “No”, le dissi, “ti sbagli. Ho vinto io, perchè non m’importa niente della gloria, m’importa avere un cane che dà retta a ciò che gli dico io”.
          Ehm…inutile dirvi che m’è toccato cambiare gruppo alla fine…ma sapeste che soddisfazione!!!!! ;-)


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  6. Dopo una giornata intera a ‘fare cose’ (tante) con i cani, leggo un bell’articolo: ci voleva!


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  7. Claudio Mangini

    @Valeria: lo avevo scritto che potevano creare dei problemi fino ad allora inesistenti ;)
    I sei anni di addestramento sono necessari secondo lo schema dei “cani tutor” per il lavoro in sicurezza (recinto modulare).
    Lasciare un “cane paziente” in balia di altri sei cani – pur esperti e socializzati possano essere – è un fattore di rischio troppo elevato, e può rimetterci sempre qualcuno.
    Aggiungo, se me lo permetti, che il problema nascerebbe poi una volta tornato a casa.
    Il lavoro fatto con i “cani tutor” è mirato al fatto che il “cane paziente” deve migliorare in modo significativo al di fuori del contesto modulare in cui viene recuperato; a casa sua per intenderci.
    Ecco perché i sette step – chiamati “periodi” – sono studiati affinché venga modificata la base di approccio e di comportamento del “cane paziente” nei confronti degli altri cani in genere. ;)

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    • Claudio, non volevo metter becco nel discorso dei cani tutor, anche perché tutto quello che so sui cani tutor l’ho letto da te :-)
      A me preoccupa solo ‘sta mania di infilare cani adulti in mezzo ad altri adulti per farli “socializzare”.
      Non socializzano una cippa! Si stressano e basta. Un adulto con alta aggressività intraspecifica non lo “socializzi” più con nessuno: o lo tieni in attenzione su di te e lui ignora gli altri cani, o gli fai fare amicizia con uno-due cani di sesso opposto (e se non è proprio schizzato, quella di solito riesci a fargliela fare senza troppa fatica).
      Se “è” schizzato e si avventa contro tutto ciò che si muove, allora sì che serve il cane tutor: ma…domanda (non retorica, nel senso che proprio non lo so) : quanti “veri” cani tutor, condotti e guidati nel modo giusto, ci sono in Italia?

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  8. Claudio Mangini

    Non si usano i “cani tutor” per fare i test – anche.
    Basta un semplice educatore cinofilo oppure uno che mastica la materia del comportamento per capirlo ;)

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  9. Oddio, il caso di Maya sembra applicarsi esattamente al comportamento del mio Loki, ma mi sa che io dovrò tenermi il cane irruento… :(


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  10. Valeria sai una cosa che mi sono sempre chiesta e da nessuna parte ho trovato la risposta?
    Che significa precisamente cane ALPHA, cane BETA, cane OMEGA, cane INTERMEDIO, BALIA ecc..? e come si riconoscono gli atteggiamenti nel proprio cane?


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  11. valeriaaa allora ripubblicate pure l’articolo “senza leve” che non avevo finito di leggere e ancora ci pensooo…!:D


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  12. Una curiosità: i cani tu tor possono “curare” anche l’aggressività del cane paziente rivolta verso persone estranee? Grazie! Bellissimo articolo, comunque!!!!


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  13. scusate, potete mettere gentilmente un video che mostra come lavorano i cani tutor?


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    • Laura, si metterà “qualcosa” (non abbiamo ancora deciso se foto o video) quando Raul comincerà il suo percorso con i cani tutor: per il resto no, non mettiamo immagini troppo esplicative, perché questo è il classico caso di “don’t try this at home”. Se qualcuno volesse provarci senza avere i cani giusti e soprattutto la struttura giusta, farebbe correre grossi rischi sia ai cani tutor che ai “pazienti”. Siccome, a giudicare da tutti quelli che si vedono fare SHHHH per strada, l’imitazione senza competenze necessarie è molto di moda… preferiamo non mostrare troppo per evitare che qualcuno faccia cavolate galattiche.

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      • ah ok, giusto.
        peccato però perchè a me personalmente sarebbe piaciuto vedere come lavorano.Oavviamente SOLO vedere!


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  14. Hidden due to low comment rating. Click here to see.


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    • Senti, fanciulla: per mia forma mentale non censuro mai nessun commento, ma conoscendo sia Mangini che i suoi cani posso dirti con assoluta certezza che hai sparato una montagna di cazzate ALMENO sui cani. Posso solo dedurne che tu abbia fatto la stessa cosa con la persona: per di più infilandoci un gentile augurio di morte che spero ti faccia vergognare… come un cane, appunto.
      Detto questo… oltre a sputare veleno gratuito non hai portato la minima prova di quanto affermi (cos’avresti perso per colpa sua? Quando, dove, come, perché?), il che è doppiamente vergognoso.
      Per il momento ti considero un troll (pagato, come le Iene? O queste stronzate le fai gratis?). Se dovessi scrivere ancora qui sopra, sappi che non tollererò ulteriori ingiurie ai miei collaboratori se non corredate da prove chiare e certe di quanto affermi.
      Non so se tu sia uno sciacallo: sicuramente sei una persona molto, molto meschina. E a proposito di fifoni…firmarsi con nome e cognome pareva brutto, vero?

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      • Hidden due to low comment rating. Click here to see.


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        • Da una parte abbiamo una persona che si firma con nome e cognome, risponde ai commenti con dei riferimenti e su questo stesso sito ha dimostrato come recuperare un cane con grossi problemi comportamentali, documentando la cosa con articoli, foto e video.

          Dall’altra una “Catia” che lancia accuse senza portare alcuna prova e insulti a caso.

          Indovina un po’ chi è che sembra prendere più per il culo la gente…

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    • Catia, ma prima di sputare veleno sulle persone, suggerisco di investire i tuoi soldi in un corso accellerato di lingua ITALIANA, che male non ti farebbe!

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  15. Catia, fai il favore, torna nel nulla dal quale vieni. E quando ci sei tornata, dedicati allo studio dell’italiano, ti farà comodo. Ultima cosa: dopo aver letto i tuoi commenti, Mangini sta simpatico a chiunque. Anche ai muri di casa mia.

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  16. irene pergola

    Ciao Claudio,
    volevo sapere solo due cosa:
    - chi è stato il tuo insegnante?
    - perchè non fai dei corsi per diffondere quello che sai e formare nuove persone in grado di portare avanti il tuo lavoro?

    Irene Pergola


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    • Mi associo alla domanda di Irene ma credo di conoscere già la risposta che non dovrebbe essere molto distante da quella di Valeria.
      Ho notato che quando si rivolgono domande su questo argomento a questi grandi professionisti, realmente mooolto impegnati sul campo (al contrario di chi fa solo i corsi), si materializza sopra le loro teste un fumetto con dentro scritto: questo non ha proprio capito niente!!
      Se la domanda la fai al telefono o via email…il fumetto non lo vedi ma lo percepisci.
      Io mi sono fatto un’idea:
      - questi signori, in genere, non hanno frequentato corsi così come li intendiamo noi.
      Sicuramente hanno letto decine di libri e di conseguenza fissato nel loro bagaglio culturale studi sull’etologia, la psicologia canina, probabilmente alcune nozioni di zoologia e ovviamente la conoscenza di moltissime razze esistenti, probabilmente hanno partecipato a degli incontri con degli esperti tipo Master Class, seminari e via dicendo.
      - ma più di ogni altra cosa , secondo il mio parere, hanno vissuto una vita e continuano a farlo in mezzo ai cani…TANTI CANI!!
      E comunque un numero non sufficiente a renderli infallibili.
      Inoltre credo che questo sia un settore in cui la passione e l’attitudine svolgano un ruolo più che fondamentale….insomma, in mezzo ai cani ci stai perchè ci vuoi stare e perchè avverti una forte attrazione verso di loro…non è come dire divento avvocato anche se non sono proprio patito per la materia.
      Ora, come giustamente mi faceva notare Valeria , considerate le 150 ore che in genere questi corsi concedono alla pratica, mi dici che genere di educatore pensi di essere dopo il corso e il diplomino?
      Sei pronto per Raùl?, oppure “semplicemente” a gestire come Dio comanda una Puppy Class?, mmmh, non credo!
      Forse le ore dovrebbero essere 1500/2000..ma poi quanto lo devi pagare un corso? E comunque non sarebbe finita lì!
      Per me, la questione non è quale corso frequentare ma chi scelgo come insegnante SUL CAMPO (ammesso che questo sia diposto ad accoglierti nel suo centro ed insegnarti ciò che lui ha appreso durante una vita a sgobbare tra i cani incappando in successi e fallimenti).
      Insomma come vedi ho poche idee e ben confuse, attendo con ansia un (ulteriore) riscontro dei nostri paladini.

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      • irene pergola

        Io sono uscita da un corso che mi ha formata e preparata, mi ha reso in gradi di affrontare qualunque tipo di caso..per il momento la puppy school non mi interessa! Ma ti posso dire una cosa: se vuoicambiare qualcosa devi diffondere il tuo sapere devi dare anche agli questa opportunità! E non ti credere Cristiano, insegnare ti mette su di un piano di scontro/confronto..e ne esci vivo solo se credi fermamente in quello che professi e ciò che dice ha sempre un filo logico e conduttore…iegnare credo sia molto più difficile che fare un qualsiasi caso!


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        • Sulla divulgazione del sapere sono assolutamente d’accordo con te.
          Sono convinto, per esempio, che la realtà di “Ti presento il cane” prima in forma anche cartacea ora sul web contribuisca molto in questo senso…probabilmente una perla rara nel contesto dell’informazione cinofila in Italia.
          Ovvio che poi c’è chi è interessato ad approfondire certi discorsi sia sul piano teorico ma soprattutto su quello pratico….e magari vuol diventare un professionista del settore.
          A mio avviso, il problema è che chi dovrebbe elaborare un programma di studi (pratica/teoria) realmente efficace e credibile per una valida e corretta formazione dal profilo altamente professionale e specialistico, per tutte le persone interessate ad affrontare un percorso di formazione professionale di questo tipo, non dovrebbe essere “solamente” il piccolo centro cinofilo privato. Assistiamo troppo spesso ad una eccessiva difformità dei piani didattici proposti i quali affrontano eccessivamente argomenti che ,stando a chi ne sa moooolto più di me, sono pressochè inutili (mi riferisco alle nuove cinofilosofie con il guru incorporato).
          Non solo…la pratica è organizzata in maniera superficiale.
          Purtroppo, mi pare di capire che in Italia c’è una forte disomogeneità di pensiero in queto ambito tra i vari addetti ai lavori e relative associazioni cinofile più o meno serie o più o meno riconosciute.
          Al di là dei patrocinii e degli pseudo-riconoscimenti da parte del Ministero della Pubblica Istruzione a questo o a quell’altro corso, occorrerebbe un intervento più consistente e professionale da parte di quest’ultimo, sulla stesura dei programmi didattici e sull’individuazione di luoghi adatti e qualificati allo svolgimento di tali attività didattiche magari con l’ausilio di associazioni cinofile e/o personale qualificato.
          Ma sappiamo benissimo come il nostro Parlamento agisce quando deve pronunciarsi in ambito legislativo soprattutto interpellando consulenti espertissimi in materia…che fanno più danni che altro.
          Insomma, anche se non si è il Claudio Mangini,la Valeria Rossi o il Paolo Villani della situazione ma si intende ugualmente diventare un professionista cinofilo, sarà pur leggittimo manifestare un desiderio di realizzazione professionale nell’ambito lavorativo prescelto e quindi aspettarsi dei riscontri appropriati da parte delle istituzioni preposte.
          Credo che questo sia attualmente un vero problema.


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        • Irene, senza offesa…ma mi dici qual’è il corso che ti ha talmente formata e preparata da poter affermare “sono in grado di affrontare qualunque tipo di caso”? Io dopo 3 anni di università e 4 di addestramento al soccorso nautico ti garantisco che non mi sognerei mai di affermare una cosa del genere. E ti garantisco che di brevetti e coppe ne ho tantissimi. Nonostante questo, il mio cane ha grossi problemi di aggressività intraspecifica con i maschi, perciò se mi dici il corso che hai fatto magari mi iscrivo anche io così risolvo tutti i miei problemi!

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        • “iegnare credo sia molto più difficile che fare un qualsiasi caso!”

          mio nonno mi diceva sempre: “chi sa, fa! chi non sa, parla! e chi non sa parlare, insegna!”


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  17. Leggendo alcune fonti sui cani ferali mi sono fatto un’idea non proprio chiarissima anche se ho l’impressione che si tratti di una realtà interessante da studiare e comprendere.

    Non capisco perchè la scelta dell’aggettivo “ferale” che in italiano vuol dire “funesto” quando il termine corretto è quello inglese “feral” che tradotto vul dire “rinselvatichito”.

    E’ valida la definizione tecnica di cane ferale:….geneticamente domestico ma selvatico per carenza esperienziale?

    La feralità è quindi legata alla mancanza dell’imprinting del cane nei confronti dell’uomo?

    C’è chi sostiene che lo stato di feralità si colloca tra quello domestico e quello selvatico (es. il lupo)..è così?

    Esistono altri stati intermedi?

    Perchè questa realtà interessa tanto gli addetti ai lavori?

    E’ una questione di sicurezza o di studio di nuove biodiversità?

    Studiare un branco di lupi selvatici è molto diverso dallo studiare un branco di cani ferali?

    Si può prevedere una nuova evoluzione del cane all’interno della feralità?

    Grazie.


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    • “Ferale” è , come giustamente hai fatto notare, un’italianizzazione malriuscita dall’inglese “feral”: ma a queste storpiature siamo abbondantemente abituati, quindi glissiamo. Per il resto:
      a) e b) la definizione è solo parzialmente valida, perché i branchi di cani ferali sono spesso “misti” tra cani ex domestici e poi abbandonati e i loro figli, nati allo stato “ferale” e quindi non impregnati sull’uomo.
      c) no. La feralità non può collocarsi a metà strada tra qualcosa che non ha nulla a che fare con essa (e cioè lo status selvatico di predatore) e lo status di cane domestico. I lupi non c’entrano nulla. I ferali sono o cani nati lontano dall’influsso dell’uomo, oppure cani che dall’uomo sono stati allevati, gestiti e poi abbandonati: e in questo caso sono, come spesso ripeto, quasi sempre animali disadattati.
      Per questo ritengo che lo studio dei cani ferali si adatti esclusivamente ai cani ferali, che non sono sicuramente lupi ma non sono neppure cani domestici. Sono una realtà a se stante (e sono un’anomalia, perché in realtà si tratta di animali domestici… de-domesticizzati) che invece di essere studiata andrebbe eliminata (nel senso che questi cani dovrebbero trovare tutti una casa e una famiglia).
      Per quanto riguarda l’evoluzione…qualsiasi specie si evolve, in un modo o nell’altro, oppure si estingue…a meno che non abbia trovato il suo habitat ideale e le sue condizioni ideali di vita. Ma non è certo questo il caso. Però, ripeto: questa non è una specie a sè stante.
      Questi sono cani disadattati.
      Nè “rinselvatichiti” (non sono in grado di gestirsi autonomamente, di cacciare le proprie prede e così via, cercano il contatto con l’uomo, si cibano di avanzi…tutte cose che il lupo non fa), né domestici. Sono solo dei poveracci, vittime dell’idiozia umana. Chiamarli “specie a se stante” mi pare eccessivo: ma anche chiamarli “cani” è sbagliato, perchè il canis familiaris non si chiama così per caso. Il cane esiste, come tale, in funzione del suo rapporto con l’uomo: senza il quale è un… cane a metà. I cani ferali sono un’anomalia causata dall’uomo, non una specie.


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  18. Capisco e conosco ( ma giá da un po’) l’argomento in questione. Già nel corso che frequentai per avviare il mio percorso di educatore cinofilo mi si parlava dell’importanza, nel lavoro, di cani “PALO” ( praticamente, solo una differenza nel nome). Ho avuto la fortuna di frequentare un centro dove il lavoro su questi cani è considerato fondamentale e non solo per i grandi recuperi e/o interventi, ma anche nel semplice percorso formativo di un cucciolo. Insomma, leggendo questo articolo, sfumando gli eccessi e definendo la giusta lettura, sul cane “tutor”, se preferite, non vi trovo nulla di così eccezionale e soprattutto da accreditare a qualcuno di preciso… la meraviglia è l’opportunità che l’animale ci offre e non l’invenzione di qualcuno.


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    • Una cosa giusta l’hai detta, ma la disse anche Michelangelo quando gli chiesero come avesse fatto a fare il David (che non è quello esposto in Piazza della Signoria a Firenze, ma nell’Accademia delle Belle Arti).
      Il grande artista rispose:-“Era era già dentro il marmo; io ho solo tolto la parte superflua” :)
      E’ ovvio che certi meccanismi in natura siano più che mai presenti (la pisana Turidda Rughetti insegna), ma si tratta di saperli cogliere e convogliare in qualcosa che sia funzionale al cane di tutti i giorni o in difficoltà, visto che non vivono in natura, ma nelle case con i loro proprietari (altrimenti ci avrebbe pensato la selezione naturale a metterci una pezza – ti assicuro).
      Effettivamente dei “cani palo” se ne sente parlare da una vita, ed in rete si trova una ricchissima letteratura, soprattutto in ambito APNEC e in LIBERTAS :)
      In campo Accademico se ne contano addirittura a decine, ed i moduli formativi a loro riservati sono alla portata di chiunque voglia saperne di più ;)
      “Apprendimento vicario”, “cane bianco”, “cane pilota”, “regolatore”, socializzatore” – però – non sono inerenti ai miei tutor; sorry ;)
      Anzi: nella socializzazione dai due agli otto mesi non servono proprio a nulla, ma questo è solo un dettaglio a cui i “cani palo” rimediano tranquillamente.
      In ogni caso, ottimo spunto :)
      Grazieeeeeeeeeeeeeeee

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  19. Patologia comportamentale del cane . …. Di Catherine Mège

    Accidenti 2006 … si parla tantissimo di cani tutor


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  20. Claudio Mangini

    Un libro che potrebbe intitolarsi “La sagra delle banalità” quello di Catherine Mège…per essere del 2006 (fosse stato scritto un po’ prima potevo anche ritenerlo valido).
    Torna indietro di altri 10 anni e trovi qualcosa di mio sui cani tutor, a partire da come si costruiscono, all’elaborazione degli step (periodi) e del metodo, passando per i principi chimici di innesco.
    Qualche anno ancora prima – perché gli studi partono in ambito ippico – cominciai ad applicare le posizioni di “pressione” e “rilascio”, adeguandole alla specie Canis…
    Continuo ad essere fiero di “indossare” un cognome italiano ;)
    Riprova: sarai più fortunato :)

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  21. Tornando indietro trovo solo “L’education du chien” di Dehasse – Pag 246

    ;-)


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  22. Claudio Mangini

    Beh…certo. Vorrai mica ammettere che la scuola italiana esista eh…ci mancherebbe altro.
    Forse tutti noi eravamo analfabeti e ignoranti prima degli anni 80, o forse c’è una profonda distinzione tra chi fa cinofilia online e chi la fa sul campo; che ne dici?
    Ieri ero a Firenze, ma prima di arrivarci sono passato dalle tombe etrusche di Populonia. La prima cosa che mi è venuta in mente è stata:-”Cavolo…mentre i miei antenati facevano queste cose in altre zone dell’Europa erano ancora con la clava in mano”.
    Poi pensavo a Michelangelo, al Rinascimento, a Leonardo Da Vinci…
    Dalle parti di San Rossore – dopo essere passato per Livorno – mi è venuto in mente Federico Caprilli, e scendendo giù in Maremma mi sono fermato a guardare le foto d’epoca che ritraevano i butteri quando fecero un mazzo tanto ai cowboy americani capitanati da Buffalo Bill in quel di Roma.
    Settimana prossima vado dove sono nato (mondo celtico) a girare un film, e qualcosa mi dice che i vecchi Druidi saranno perfettamente a conoscenza del congresso svoltosi a Montecarlo nell’89 (di cui si trova poco o nulla in rete) in merito a quella che oggi viene definita “zooantropologia”.
    Loro se la tramandano da qualcosa come 4mila anni, ma è un dettaglio ovviamente irrilevante…visto che non hanno la pagina facebook.
    Qualche giorno fa a Salisburgo invece – non che non lo sapessi da un oezzo eh – ho visto vincere per le’ennesima volta non solo le linee di sangue italiane ai campionati mondiali, ma la nazionale italiana stravincere nelle discipline sportive cinofile.
    E poi che dire del “Do as I do” esportato in tutta Europa da una cinofila italiana?
    Oddio: effettivamente è bionda e questo mi fa pensare che non sia proprio del tutto italiana :(
    Grazie a certe linee di pensiero, gente come Trumler è morta di fame, mentre i “Trumler nostrani” dell’epoca sono passati alla storia addirittura come “inesistenti”.
    Va beh: consoliamoci con i Guru dei nostri giorni e con i border collie bombati di farmaci :)
    E’ in arrivo un caso simile a Raùl – il bull terrier: mi sa che lo porto al congresso di Bekoff.
    Se allo scienziato gli restano le braccia attaccate al corpo dopo qualche minuto, tutto il comparto cinofilo italiano farà una standing ovation.
    Ricordo che Raùl è stato recuperato anche grazie ai “cani tutor di Catherine Mège”.
    Continua pure a scrivere: la gente non è stupida. Io torno a lavorare ;)

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  23. Claudio Mangini

    A proposito di border collie bombati di farmaci (metodologia “di recupero comportamentale” – virgolette d’obbligo – molto in voga oggi).
    Sulla pagina facebook di A.R.C.A. c’è un video molto significativo in merito; così come sono significativi i commenti dei vari professionisti cinofili…
    Credo che dovresti vedertelo tra una lettura e l’altra ;)
    PS: peccato che quello e tutti i video postati siano in italiano; davvero un peccato per le madrelingue straniere :(

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  24. Lo guarderò volentieri, grazie per l’indicazione :-)
    Nel contempo vorrei suggerirti anche io qualcosina, sicuramente funzionale e integrativa ai “tuoi” cani tutor: http://www.lescienze.it/news/2011/04/04/news/nuovi_neuroni_per_un_umore_migliore-552502/ ;-) … buona lettura anche a te! …


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  25. Per chi volesse ulteriormente approfondire:

    Sandrine OTSMANE
    Educateur canin diplômée d’état & Comportementaliste Certifiée chien et chat
    Spécialiste des Relations Homme/Animal Diplômée de l’Université La Sorbonne

    http://www.chienchatmodedemploi.com

    organise une conférence le dimanche 23 septembre 2012 à Bussy St Georges (77).

    Le thème de la conférence : Le chien régulateur mode d’emploi – les caractéristiques du chien régulateur dans l’éducation canine.

    Conférenciers : Nicolas Cornier – Educateur canin professionnel et avec la participation de Thierry Bedossa – Vétérinaire Comportementaliste.


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  26. Claudio Mangini

    Bello :)
    A parte che stiamo parlando di cani e non di topi, ma cosa c’entrano i “regolatori” con i “tutor”?
    Non mi sembrano che lavorino in una struttura modulare ;)
    E poi: quando è che cominci in vita tua a non copia/incollare citazioni altrui proponendone una propria?
    La personalità aiuta; sai? ;)
    Proprio sicuro che sia stato Einstein a pronunciarla?
    L’ho studiata in chimica qualla frase…
    Ritenta ancora :) :) :)

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  27. … È la mia vita studiare … lo preferisco di gran lunga all’essere autoreferenti … (o a omettere la bibliografia di riferimento di quanto affermo) :-)
    Già i topi non sono canii come del resto non sono umani! … p.s. il lavoro di Skinner sul condizionamento operante l’ha fatto sui topi! ;-)
    … p.s. Pertanto, questo non è fare copia incolla, si chiamano riferimenti bibliografici :-)

    Tuttavia, vorrei inoltre sottolineare che, a differenza di quanto è tuo costume, non mi sono mai permesso di parlare male o insultare la tua persona … Penso semplicemente che abbiamo due visioni diametralmente opposte, non credo nel tuo approccio come tu non credi in quello che penso io … Con questo ti auguro buon lavoro …


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  28. Claudio Mangini

    Beh…allora, visto che “la tua vita è studiare”, studiati la “legge di Lavoisier”, così risali alla citazione che hai fatto titolandola in modo improprio pensando di fare lo spendido (a casa mia si chiama “sonora figura di merda”) …ignorante!
    Pensa: l’ho imparata alle medie… non all’istituto agrario ;)
    E poi, per concludere, “autoreferenziale” sarà tua sorella.
    Il mio curriculum nel cinema è pubblico, esattamente come quello cinofilo…ed è un LAVORO PERSONALE: lascio a te i copia/incolla e la cinofilia via web.
    E fra che ci sei, la prossima volta che vai a VENDERE competenze che non hai e che non ti appartengono, o paghi il dazio come fanno tutti, o citi le fonti (visto che per tua ammissione “saresti” abituato a farlo – condizionale d’obbligo), o lasci perdere e ti occupi di “regolatori”, “palo” (?), “socializzatori” teachingdog” (poi te la vedi con Angela per questi); sono stato chiaro?
    I “cani tutor” – moduli e commercializzazeione – sono registrati con atto notarile dal 96 e – sempre a casa mia – quello che hai fatto a Roma si chiama “plagio” (Codice Penale) o “appropriazione indebita” (Codice Penale).
    I “cani tutor” (formazione e tecnica) – per tua informazione – NON SONO IN VENDITA, quindi per i tuoi guadagni rivolgiti altrove.
    Il “condizionamento” e Skinner te li lascio volentieri – topi compresi: pur conoscendoli, non mi interessano e potrei – come tantissimi miei colleghi cinofili – portati controargomentazioni infinite, ma non ho il tempo, né la voglia di stare a chiacchierare con te.
    Affinchè io non continui ad insultarti (e ti garantisco che fino adesso ho solo scherzato), ti ricordo che ti sei permesso – tra le altre cose – di darmi “dell’emigrante”.
    Avendo passato io da piccolo questa penosa condizione agli inizi degli anni sessanta mentre con molta probabilità tu ti facevi rombiccare le coperte dalla mamma, e visto che ti piace studiare, concentrati sulla parla “dissidente”, la quale mi è propria e decisamente più attinente.
    Con me caschi male Attilio, e permettimi di toccarmi le palle per il tuo “buon lavoro”.
    Non solo sei il peggiore dei venduti che abbia conosciuto (seppur virtualmente), ma una delle persone più penose e squallide che abbiano attraversato la mia vita; anche se solo – fortunatamente – di striscio.
    “I soldi muovono i venduti” e tu, di questa MIA frase, ne sei un paladino conclamato. Ma lo sai qual’è il tuo problema?
    E’ che nel confrontarmi con tanti colleghi, ho scoperto di non essere certo l’unico a pensarla così.
    Il tuo marketing di merda NON mi appartiene e posso permettermi il lusso di pisciarci sopra.
    La gente – per tua sfortuna – ha una testa pensante e, prima o poi, con questa ci dovrai fare i conti…tu e i tuoi copia/incolla del cazzo (mettici anche il tuo codazzo, fra che ci sei).
    Per me puoi continuare a far bombare di Prozac tutti i cani che vuoi, non mi riguarda e non giudico, ma lascia fuori dalle tue esibizioni cose e moduli di cui non hai alcuna autorizzazione.
    Io formo chi cazzo mi pare e dove mi pare, secondo i MIEI principi ed i MIEI termini: a differenza tua non sono schiavo di nessuno; ficcatelo in quella testa di cazzo che ti ritrovi.
    Sono passato sorpa su tre/quattro enormi cazzate e quindi fermati lì, perché alla prossima ti faccio una guerra virale che la ricordi per i prossimi vent’anni.
    Compriende hombre?
    Ti saluto buffone

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  29. Scusate, eh… ma un bell’appuntamento dietro al convento delle carmelitane scalze, ognuno con i suoi padrini?
    No, perché ho la vaga impressione che delle vostre guerre personali qui non ne possa frega’ de meno a nessuno, e mi pare di avervi già lasciato abbastanza spazio. Se andate a scannarvi altrove mi fate proprio un piacerone grosso-grosso-grosso.
    Grazieeeeeeeeeeeeeee.

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  30. Claudio Mangini

    Anche in questo caso, sono passato prima attraverso le vie diplomatiche (basta leggere), ma non ottenendo alcun risultato se non arroganza e “sorci”, ho dovuto rispondere alle puttanate.
    Magari trovarsi dietro al Convento…magari…
    Purtroppo non si può fare, altrimenti il “Professor Straminchia” era già sistemato da qualche anno.
    Per quanto mi riguarda, discussione chiusa

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  33. Attilio…ebbasta, per favore!
    Piuttosto, ti preannuncio un articolo interessante per domani. C’è un cane che dovrebbe avere una certa “aria di famiglia”: magari commenta lì, se ti va.


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  34. Gentile Redazione … Potresti per favore comunicarmi l’articolo “interessante” dove ci sarebbe un cane con una certa “aria di famiglia”? … Tra quelli pubblicati oggi non trovo proprio un bel niente! :-)


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  35. Fabio Stramezzi

    Molto interessante il sistema dei cani Tutor per approcciare e risolvere i problemi dei cani “pazienti”.

    Non avevo mai sentito parlare di queste cose, ma le trovo affascinanti e interessantissime.

    Mi chiedevo se con l’ausilio dell’operatore e dei cani in questione oltre che un approccio curativo, si potesse anche valutare quale sia il grado di affidabilità di un soggetto senza particolari broblemi.

    Nel mio caso ho un maschio di staffordshire bull terrier di 25 mesi, il quale fino ad ora si è dimostrato molto equilibrato e ben disposto all’interazione con altri cani.
    Non avendo la possibilità di metterlo spesso a contatto con altri cani, mi piacerebbe poter inquadrare meglio quale potrebbe essere il suo comportamento in situazioni di stress o comunque a lui non famigliari.
    Questo allo scopo di attuare le corrette strategie per continuare a gestire nel migliore dei modi il mio cane.


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    • Caro Marco, Mangini ed io stiamo facendo una serie di seminari in giro per l’Italia per mostrare “in pratica” chi siano e come lavorino i cani tutor. Per iscritto, sinceramente, non credo che si possa spiegare molto più di quello che hai letto: se non hai capito le parti più scientifiche mi dispiace, ma non mi pare che occorra una laurea in biologia, visto che gli altri lettori hanno capito tutti e che non credo siano tutti laureati. Forse non hai letto con sufficiente attenzione, o forse eri troppo preoccupato di parlare di “copincolla da Wikipedia” (non lo so, sinceramente…ma anche se fosse? Si è cercato appunto di spiegare in modo più semplice possibile alcuni concetti scientifici a chi non li conosceva: e ammesso e non concesso che sia stata usata Wikipedia, che è proprio un’”enciclopedia per tutti”, lo scopo sarebbe stato appunto quello di usare un linguaggio divulgativo. Se non hai capito neanche così, temo non sia un problema mio).
      Ad ogni modo: se vuoi vedere i cani tutor all’opera, vieni ad un seminario: sarai il benvenuto.
      Se vuoi spiegazioni teoriche più dettagliate e magari più adatte al tuo livello culturale, rivolgiti direttamente a Mangini.
      Se volevi solo sbeffeggiare l’articolo o l’autore…be’, allora abbiti un bel chissenefrega!

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        • Più che ironia mi sembrava malignità gratuita… e ce n’è già abbastanza in giro.
          Quello che fanno i cani tutor è spiegato nell’articolo: “insegnano” agli altri cani, sotto la guida del conduttore umano, a superare alcuni problemi di relazione. La “ridicola testimonianza finale” è la trascrizione esatta di un’intervista telefonica fatta dalla sottoscritta alla signora, quindi se mi parli di “spot televisivo che puzza di fregatura” mi incazzo come una bestia perché mi stai dando della disonesta.
          Quando è stato pubblicato l’articolo di seminari ancora non c’era neanche l’idea, quindi che l’articolo fosse uno “spot” levatelo pure dalla testa: siccome adesso si fanno, se davvero fossi stato interessato ai cani tutor, avresti saputo come e dove vederli lavorare. Purtroppo per te non conosco ancora centri cinofili che organizzino eventi (in cui si devono pagare strutture, relatori, alberghi ecc…) senza far pagare un’iscrizione: la beneficienza si può fare per i cani bisognosi, non per i cinofili (o presunti tali) che pensano che gli sia tutto dovuto.
          Competenza? Cultura? Non lo so, non so chi tu sia e non posso giudicare. Ma la malafede direi che trapela in modo evidente, così come la tua profonda cafoneria. In altre parole, se qui c’è un asino non credo proprio che sia né Mangini, né la sottoscritta.

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          • Io non ho messo malignità, se è quella che vuoi vedere sono problemi tuoi. Io non ho mai messo in discussione ne la competenza ne la buona fede di nessuno. Ora se non siete in grado di sopportare una minima critica che non riguarda la vostra vera attività (quella di cinofili) ma un solo particolare di tutto il sito (questo articolo) io qualche domanda fossi in voi me la farei.
            O meglio se la dovrebbe fare tale “la redazione” perchè la risposta di Mangini invece è valida (l’unica sentita fino ad ora) e sensata.
            A tale Mangini voglio ripetere appunto che non metto assolutamente in discussione il suo metodo (non metto mai in discussione le cose che non conosco, a differenza di qualcun altro che m’ha risposto prima di lui) quindi non mi serve che conti i cani che ha lavorato, gli credo sulla parola per ovvi motivi. E siccome “sono un uomo pratico che non porta al polso l’orologio” pure io eviterò altri commenti qui visto che servono solo a fomentare l’ira ingiustificata di tale “la redazione” e cercherò di contattare direttamente Mangini.


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          • Marco, “tale la Redazione”, come sa benissimo chiunque frequenti questo sito, sono io. E siccome la critica è stata fatta appunto al lato giornalistico della cosa, mi sento punta sul vivo quando mi si accusa di fare “spot televisivi” e mi incazzo quando mi si dice che ho pubblicato un articolo copincollato da Wikipedia.
            La MIA attività, al momento, è quella di giornalista cinofila: quindi, se mi critichi in questa veste, in questa veste ti rispondo.

            Valeria Rossi


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          • @Marco, se tu non hai messo malignità, il Marco che accusava di “testimonianze da televendita”, “atteggiamento da azzeccagarbugli”, “pubblicità di un prodotto da vendere”, “qualsiasi cosa varrebbe più di questo articolo”, ” tanto si sa che chi crede di avere la verità e tutto il sapere dalla sua generalmente raglia”, “alla fine si torva quella che [...] può solo puzzare di fregatura” chi era, il tuo gemello malvagio ? O è semplice doppia personalità stile Dottor Jekyll e Mr. Hide?
            Perchè non mi paiono esattamente frasi tali da “non mettere in dubbio la competenza di nessuno” e che “non mettono in discussione il metodo di Mangini”, quelle che hai scritto nei tuoi commenti.


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        • Claudio Mangini

          Che dire?
          Ognuno ha il sacrosanto diritto di esprimere un’opinione – ci mancherebbe – ma vorrei ricordarti che il sottoscritto NON fa lo scrittore, né il giornalista.
          In sostanza, mi occupo di animali…in proprio…e non di materie umanistiche.
          Questo implica, per il termine “in proprio”, che non sia particolarmente incline a passare informazioni relative ai miei studi e alle mie conclusioni.
          Se in questo caso ho fatto un’eccezione – peraltro sottolineata dalla redazione – è solo per un senso di amicizia nei confronti di chi mi ospita qui.
          Diciamo che è il vantaggio del NON essere schiavi del sistema
          Resta il fatto che, nonostante tutto, ho formato alcuni professionisti – GRATUITAMENTE (strano? No – non sono schiavo nemmeno del denaro) e che di video in rete su questo meccanismo ne trovi alcuni, postati da loro stessi.
          Forse mi scambi per un Cinofilosofo quando parli di Wikipedia, perché non ho bisogno di copia/incollare nulla di conosciuto (proprio perché in quanto tale).
          Ai miei seminari vado a ruota libera e con pochissimi slides, e a differenza di altri concedo pochissimo tempo alla teoria: sono un uomo pratico che non porta al polso l’orologio.
          Nell’articolo – per ovvi motivi di spazio – viene descritta una sola testimonianza, la quale potrà essere “Sciuramarianica” quanto ti pare e che potrà anche NON fotografare esattamente la situazione dal lato tecnico, visto che trattasi di semplice cliente che si era rivolta ad alcuni Cinofilosofi senza alcun risultato, ma resta un fatto, e come tale va preso.
          Attraverso il meccanismo dei “cani tutor”, ho recuperato negli anni tantissimi casi limite (Raùl è solo uno di questi e nemmeno il più significativo) senza dover “far prendere per i garretti nessuno” e senza aver mai dovuto “mandare alcun cane a disinnescare una rissa” (quello lo fanno i dilettanti allo sbaraglio; non certo il sottoscritto).
          Sempre attraverso questo meccanismo, tutti i cani affidatimi vivono oggi sereni e tranquilli, e domani sarò a Brescia per cominciare l’ENNESIMO svezzamento farmacologico, visto che il trend attuale – causa incapacità oggettiva – è quello di bombare i soggetti di fluexitina e buspirone fino a scimmiargli il cervello.
          Questi sono fatti, non copia/incolla o scritti campati per aria, ma forse hai ragione tu: i 15 cani che vivono in casa con me (non nel box) sono sereni; che me ne frega degli altri, considerando che non mi servono recuperi comportamentali o il marketing cinofilo per vivere?
          C’è molta gente che non la pensa come te, e questo è l’unico motivo che mi spinge a formare cinofili su questo meccanismo, facendoli peraltro sottostare a regole precise che eliminano alla base il concetto di marketing cinofilo (non chiedo soldi, ma l’accettazione di regole ferree e inalienabili) di cui i cani possono tranquillamente fare a meno.
          Per le “querele” tranquillo: mai querelato nessuno se non per plagio o per difendere i miei diritti.
          Basta che non mi dai “dell’emigrante” e resti sul tema della discussione, ed io risponderò senza alcun problema.

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        • L’ironia è sempre ben accetta, le prese per i fondelli un po’ meno, la tua “accusa” all’articolo è di essere un’accozzaglia di paroloni e robe incollate da Wikipedia che non vogliono dir nulla, volutamente complicate e atte, insieme alla “testimonianza da televendita”, a spacciare per utile una cosa che in realtà sarebbe fuffa, del resto

          “Questo articolo mi ricorda quel personaggio dei promessi sposi “l’azzeccagarbugli”, quello che parlava difficile, tra tecnicismi e latinorum, ma poi valido come il due di picche quando la briscola va a bastoni.”

          “io non metto in discussione la professionalità di Mangini per carità non vorrei mai trovarmi una querela, ma questo articolo è veramente scadente, sembra solo la pubblicità di un prodotto da vendere ubriacando la gente con mille definizioni, e alla fine riportando la testimonianza del funzionamento in modo sensazionalistico e senza una analisi di quel che è effettivamente successo.”

          “E alla fine si trova quella, passatemi il termine, ridicola testimonianza da spot televisivo, che per uno che non può conoscere la serietà dei personaggi in questione, può solo puzzare di fregatura,”

          Sono parole tue.
          Se queste ti paiono una critica ironiche o un semplice disappunto per non aver compreso bene di cosa si parlasse, forse devi vedere il tuo concetto di ironia, perché a casa mia queste sono “accuse” (più o meno velate) di voler intortare la gente con tanto fumo e niente arrosto…


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          • Valeria, non sapevo fossi tu a rispondere sempre come Redazione visto che in questo sito sono venuto poche volte a leggere articoli linkati su facebook o altro, e se ho fatto una critica così “pesante” a questo articolo è perché lo standard è di ben altro livello mi sembra. Tutto qui.
            Se pensassi che tutto qui non vale nulla o che tu non sappia fare il tuo lavoro non mi sarei neanche preso la briga di commentare e continuare a rispondere.
            Caro Davide ti pare una presa per i fondelli la mia? una presa per i fondelli è un imbroglio, io qui non ho imbrogliato nessuno, ho solo detto quel che pensavo. Quelle parole sono tutte mie, magari un po’ dure (ma non è stata questa la critica che mi si è mossa contro) e comunque decontestualizzarle (come la questione Azzeccagarbugli) porta facilmente a cambiarne un pochino il senso facendola passare da critica (seppur dura) a ricerca della rissa.


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          • Marco, diciamo che forse hai esagerato un po’, ja? Cmq…dai, tutto chiarito.


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  37. Francesca Sardo

    Claudio ho trovato molto interessante questo articolo sui cani tutor e mi chiedevo se potessero essere utilizzati anche in cani con problematiche diverse o solo (e qui la parola “solo” suona un po’ male perché sembra intesa come “ma sti cani fanno soooolo questo” che non è assolutamente ciò che volevo esprimere) in casi di aggressività intra e interspecifica?
    Mi riferisco ovviamente ai tuoi cani, come li definisci tu “tutor” e non ai cani “regolatori”, “bianchi”, “palo” o che dir si voglia.
    Grazie.. da assoluta non esperta ho grande interesse nel tuo lavoro.
    Francesca.


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    • Claudio Mangini

      I “cani tutor” danno il meglio di se nel campo dell’aggressività intra ed interspecifica.
      Per arrivare però a questo livello di preparazione – ovviamente – sono utili anche in altri contesti.
      E’ però il meccanismo che fa la differenza se rapportato ai termini che citi, dal momento che i vari step dei “cani tutor” si sviluppano in prima istanza sull’olfatto.
      Se può interessarti, sto formando dei cinofili accreditati proprio in Sardegna, e dovrei fare un seminario nella zona di Cagliari nei primi di ottobre.
      A presto

      Claudio


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  38. Francesca Sardo

    Mi hai incuriosita ancora di più..
    Ma a dispetto del mio cognome io sono di Roma, se dovessi fare un seminario da queste parti… :)


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  39. Ah ma allora anche Claudio Mengini forma personale???


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    • Claudio Mangini

      No: formo GRATUITAMENTE pochissimi cinofili accreditati al lavoro con i “cani tutor”; è un po’ diverso.
      Non mischiarmi con lo sterco; grazie


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      • Claudio Mangini

        per “pochissimi” intendo uno o due per ogni Regione italiana


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      • oddio non sarà tutto sterco il resto della formazione nel mondo cinofilo spero. A tal proposito hai qualche associazione o corsi da suggerire nelle varie regioni? Personaggi/amici che reputi preparati nell’ambito dell’addestramento canino anche se magari usano altri metodi… mi accorgo però che ora sono OT, chiedo scusa in anticipo.


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      • voglio essere formata anch’io :)


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  40. Francesca Sardo

    Credo che formare personale gratuitamente, seppur in un numero così ristretto, sia una grande possibilità che tu dai soprattutto in un periodo economico così difficile.
    Spero di leggere ancora del tuo lavoro.

    Francesca


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  41. Perché prendersela soltanto con Vaira?
    Ci sono anche altre persone che utilizzano i cani tutor
    ad esempio il primo nome di questa lista
    http://www.siua.it/site/chi-siamo-ec


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  42. E’ più forte di me: ciclicamente rileggo questo articolo. Spero che il protocollo dei cani tutor divenga sempre più diffuso e meno confuso (con altra roba, che poco c’entra).


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  43. Ho letto (dalle date visualizzate) in ritardo questo bellissimo articolo.. io non sono un addestratore affermato ma desidererei tanto essere formato da Claudio.
    Ho trovato questo articolo interessantissimo, la passione e la convinzione in quello che fa è strabiliante..
    Grazie Paolo


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