Nuova perla, anzi perlona grossa come un pallone da football, pescata dall’amica Ingrid su “Yahoo answer”. Ad una ragazza che perorava la causa dei meticci (ma in realtà chiedeva più che altro “parità di diritti”, asserendo che amava tutti i cani, di razza e non), tale “Rossetta” rispondeva con siffatta dotta elucubrazione:
I cani sono tutti cani, un po’ diversi se vengono da posti in cui si incrociavano solo tra animali simili, posti isolati, o di montagna ecc.
Gli allevatori per ottenere le “razze” hanno incrociato cani simili tra loro, eliminando quelli che sviluppavano caratteristiche non volute e facendo riprodurre sempre quelli simili, impoverendo sempre più il patrimonio genetico e cercando di fissare la caratteristiche che gli interessano incrociando animali imparentati, così c’è anche meno rischio che i cuccioli manifestino caratteristiche divergenti dalla linea voluta. Così quello che chiamano “puro” è solo un cane con quelle caratteristiche, e con la purezza non ha niente a che fare, ha molto a che fare con la consanguineità invece e con l’accumulo di difetti genetici.
Così adesso specialmente negli allevamenti italiani, è difficile se non impossibile trovare animali sani, ogni “razza” ha le sue malattie, perchè i ceppi sono molto pochi e in pratica tutti sono imparentati fra loro.
Questo anche perchè un allevatore non mantiene più di tanti animali e quindi li incrocia sempre fra parenti, con due scopi, quello di risparmiare e quello di avere animali molto rispondenti allo standard.
Se vai ai concorsi di cani informati sul campione di due anni prima, in genere sono già morti perchè molto malati, fino ad un paio d’anni resistono, poi muoiono.
Perciò i meticci non esistono, è solo un modo inventato dagli allevatori per svalutare i cani non selezionati e spingere la gente ad acquistare animali allevati nel modo suddetto.
Da un po’ di anni sono stai allevati dei cani incrociati con i lupi, non mi riferisco al cane cecoslovacco o simili, ma ad allevamenti italiani, cani che non vengono venduti ai privati, perchè non se ne faccia lo scempio che viene fatto con questi criteri di allevamento per guadagno e perchè il patromonio genetico sia sano, per poter avere cani sani, cosa che finirebbe presto se fosse nelle mani degli allevatori.
Fonti: varie esperienze con boxer di vari allevamenti
Se avete finito di ridere (ad eccezione di Giampi, che presumo stia andando in caccia di Rossetta per chiederle di sposarlo), devo purtroppo dirvi che questa idea della razza pura e dell’allevamento (magari con un paio di castronerie alla volta e non con una siffatta overdose tutta concentrata in un singolo messaggio) è diffusissima soprattutto nell’ambiente animalista-protezionista.
Infatti, mentre i cinofili stanno a scannarsi su chi sia più o meno bravo a centripetare il cane rispettandone la prossemica, o ad identificare l’etogramma del chinese crested dog, tra le Sciuremarie continua ad impazzare l’attacco all’arma bianca ad allevatori ed allevamenti (che “devono morire tutti”), ritenuti non solo biechi sfruttatori e commercianti di esseri viventi, ma anche produttori di cani che campano “due anni al massimo, e poi crepano”… salvo poi chiedere soldi a mezzo mondo per salvare lo sfigato di turno che magari è meticcio che più meticcio non si può, ma ha ugualmente bisogno di interventi chirurgici costosissimi (l’ultimo appello che mi è arrivato è quello per salvare una cucciolina idrocefala, per la quale servono 1500 euro: invito tutte le Rossette del web a contribuire alla causa e magari a rendersi conto che anche i meticci si ammalano).
Oltre alla polemica sul “vendere gli esseri viventi”, però, è interessante quella sulle “razze che non esistono” e sui “cani che sono tutti cani”.
A parte il fatto che le razze, in realtà, sono nate più o meno (vabbe’, MOLTO più o meno) come scrive la fanciulla, e non sono nate sotto i cavoli, dire che “non esistono” è solo ridicolo. E’ come dire che il pc su cui sta scrivendo “non esiste” perché è opera dell’uomo e non è nato spontaneamente dall’accoppiamento tra una macchina per scrivere e un calcolatore elettronico.
Presumo che l’intenzione della Rossetta fosse quello di dire che le razze non esistono in natura, ma anche qui prenderebbe una solenne cantonata, perché la maggior parte delle tipologie canine si è sviluppata proprio spontaneamente: il chihuahua, che qualcuno dipinge come “mostruosità creata dall’uomo”, era già un cane dalle minime dimensioni quando si chiamava Techichi e veniva allevato dai Tolchechi (3000 anni fa, mese più mese meno). Sull’altro fronte morfologico, il molosso tibetano (a lungo considerato progenitore di tutti imolossoidi) veniva già definito da Marco Polo “cane potente come un leone e grosso come un asino”: e d’accordo che gli asini tibetani sono piccoletti, ma sicuramente non si trattava di cagnolotti di taglia media…
Certo, nella selezione del cane l’uomo ha sempre messo lo zampino: ce l’ha messo dal giorno in cui è esistito un canis familiaris (domestico, ovvero “di casa”), diverso dal progenitore canis lupus (selvatico).
Però mi viene davvero da sorridere pensando ai Tolchechi o ai pastori tibetani di 1000 anni or sono che incrociavano soggetti simili per vincere la coppetta in expo (anche perché la prima esposizione canina della storia si tenne nel 1859). Ancor più divertente è l’idea che la selezione provochi un impoverimento genetico che porta i cani a schiattare dopo un paio d’anni d’età… perché l’uomo seleziona cani da circa 10.000 anni, e se le cose fossero andate come prospetta la Nostra ormai dovremmo essere ridotti ad un paio di sparute famigliole che devono affrettarsi a produrre cuccioli prima di crepare: cuccioli, ovviamente, destinati a campare quanto un criceto… come dimostrano tutti i cani di razza pura che superano i 15-16 anni (credo che quasi tutti i lettori di Ti presento il cane abbiano almeno un esempio personale da portare, anzi li invito proprio a farlo!).
Ma non solo “i cani di razza pura” in generale vivono decisamente più a lungo di quanto Gufett…pardon, Rossetta voglia darci ad intendere: vivono a lungo – se ben allevati e ben tenuti – anche le razze più bistrattate e considerate “mostruose”, “malaticce” e quant’altro. Per questo sono lieta di concludere questo breve articolo con un video che ritrae il bulldog inglese Kelloe Golden Pride alla tenera età di 12 anni: per quanto venga chiamato affettuosamente “Grande Capo Dente Solitario”, perché con l’età la sua dentatura non è proprio più quella di una volta, nel video appare ancora perfettamente vivo e vitale.
Insomma, come al solito, anche se qualche verità qua e là emerge nel marasma di “cugginate” scritte da Rossetta, il discorso di base rimane sempre lo stesso: informarsi un filino più prima di sparar cavolate farebbe molto, ma molto bene alla salute. E anche alla cinofilia.