sabato 8 Agosto 2020

Che cos’è questo… “Do as I do”?

Dello stesso autore...

di FRANCESCO POLIDORI –  Una tecnica di addestramento moderna e fortemente innovativa è rappresentata dal ‘’DO AS I DO’’. Moderna in quanto utilizza le capacità cognitive del cane, innovativa in quanto  riesce a trasformare queste capacità in funzioni utili all’uomo.
Molti iniziano a parlarne…e anche a discuterne, forse attratti da quelli che vedono come giochini o meglio ancora come ‘’numeri da circo’’; questo senza rendersi conto delle enormi possibilità che questa tecnica di addestramento è in grado di realizzare.
Iniziamo quindi a rendere in lingua nostrana il termine ‘’do as I do” che non significa altro che ‘’fai come faccio’’ ovvero ‘’ripeti’’.
Si intuisce facilmente che il nostro ragazzo (o ragazza) a quattro  zampe dovrà ripetere la nostra stessa azione. Per quale ragione dovrebbe farlo? Perché il cane è un animale sociale, portato a ripetere per imitazione quei comportamenti da cui può trarre vantaggio.
In natura, tramite l’osservazione dei comportamenti dei componenti del branco, un animale può apprendere dove e come procurarsi il cibo, dove trovare l’acqua, riconoscere pericoli, imparare nuove tecniche di caccia; molte volte anche solo per gioco o curiosità, come nel caso dei delfini scoperti ad imitare foche, pinguini e tartarughe (Tayler, Saayman 1973).
Appare chiaro che stiamo parlando di un vero e proprio tipo di ‘’apprendimento sociale’’.
Nella realtà delle nostre case questo tipo di apprendimento viene egualmente messo in atto dal cane: lui osserva tutti i nostri modi di fare, le abitudini che poi riproduce, da qui nasce il cane calmo con proprietario ‘’pacioso’’ o nevrile  da proprietario ‘’iperattivo’’.
Un esempio di apprendimento sociale spontaneo è quello dei cani che “ridono”, cercando di ingraziarsi il proprietario imitando il suo sorriso, che hanno intuito essere un segnale di serenità e allegria.

In cosa consiste questo metodo e come possiamo procedere per utilizzarlo?
E molto semplice (si fa per dire…) se abbiamo come amico un quattrozampe propositivo e con cui abbiamo una buona relazione.
Nella prima fase individuiamo tre azioni (comportamenti) che il cane conosce già e che abbia sotto segnale verbale: quindi metteremo il cane in attenzione su di noi (in posizione di seduto) e andremo noi stessi ad eseguire il comportamento.
Torniamo dal cane ed iniziamo ad introdurre il comando ‘’ripeti’’ seguito da quello vecchio, ad azione compiuta rinforziamo il cane (con bocconcini o rinforzo sociale).
Molti utilizzano anche il cliker: personalmente preferisco non usarlo e rinforzare il cane emotivamente con un sonoro ‘’Bravo!!!”
Procedendo nel lavoro il vecchio comando sparisce e resta solo il  “ripeti” : pian piano il cane assocerà il “ripeti” alla vostra ultima azione (fare attenzione a variare la sequenza dei tre comportamenti per evitare la meccanizzazione).
Iniziate ora a generalizzare ed inserite altri tre comportamenti (sempre conosciuti dal cane) ma non ancora utilizzati: se il cane dovesse avere qualche difficoltà nell’esecuzione aiutatelo con il vecchio comando che già conosce.
A questo punto avrà capito che al comando “ripeti” dovrà eseguire la vostra ultima azione.
Attenzione ad eliminare ogni forma di comunicazione sia verbale che fisica (anche la semplice espressione facciale o indicazione visiva: per esempio, è vietato guardare l’oggetto che costituisce l’esercizio).


Ora viene il bello della seconda fase: seguendo le regole descritte precedentemente fate un percorso a ritroso.
Dovete compiere l’azione, dare il comando “ripeti” e poi ad esecuzione avvenuta rinforzare come prima: dopo le prime volte darete il nuovo comando (per esempio: “gira” per farlo girare su se stesso), seguito dal vecchio “ripeti”.
Procedendo con il lavoro il vecchio comando “ripeti” viene eliminato ed alla sola richiesta “gira”  il cane eseguirà.
Praticamente si usa il vecchio metodo  di sostituzione del comando “avvelenato” che tutti i cinofili conoscono.
In questo modo diventa molto più agevole insegnare nuovi esercizi e nuovi comandi semplicemente “facendo vedere al cane come si fa”!

Provate ora ad immaginare come diventa facile costruire un  box , fare un  invio in avanti, insegnare ad accendere una luce, aprire una porta, mettere a posto degli oggetti… libero sfogo alla fantasia ed alle esigenze.
Si possono costruire sequenze di comportamenti anche complessi lavorando  “step dopo step” ed assemblando poi il tutto.
E’ un metodo di apprendimento dalle potenzialità strepitose e che sfrutta una dote naturale dell’essere vivente: peccato che tanti si sentino appagati alla prima fase e che una volta soddisfatta la curiosità iniziale e costruiti i  “giochini da circo” non si fermino ad approfondire.
Questa tecnica vale molto di più e potrebbe dare tantissimo in termini di risultati addestrativi dei cani destinati sia all’impiego sportivo che all’utilizzo sociale, per esempio in tutti quei casi dove la persona con handicap ha bisogno di aiuto nell’espletare tanti compiti per lui impossibili o difficoltosi.

Un video di esempio: Francesco Polidori con Phebe


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75 Commenti

  1. Ragazzi è fantastico, è troppo divertente. Indi ha capito al volo quello che deve fare e ripete esattamente quello che faccio. Ovvio sto facendo cose semplicissime e all’inizio ho giocato sporco. Lo metto seduto e gli do il resta poi vado in un luogo e tocco un oggetto rientro e lui ripete. Non ci sono comportamenti complessi e all’inizio è ovvio che va ad esplorare quello che tocco ma ora che ha capito ho provato a fare un salto e lui lo ripete, ho provato a fare un giro a vuoto senza toccare nulla e lui ripete. In 15 minuti netti. E’ davvero divertentissimo. E probabilmente anche utile.
    Ciao

    • Esattamente. Questo è quello che intendevo dire anch’io quando parlavo di riprese video di ‘esercizi nuovi’ (che evidentemente per qualche cinofilo della domenica dopo 15 minuti non sono più nuovi).

  2. Per come e’ stato spiegato a me sembra sia stao fatto un po’ un frullatone di cognitivismo, neuroni specchio e il care vecchio condizionamento operante che alla fine ritorna sempre.

    Il “do as I do” dovrebbe invece essere una strategia di apprendimento sociale incentivata (non insegnata) dal conduttore e messa in atto DAL CANE per imparare a raggiungere determinati obiettivi.

    Altrimenti si riduce il tutto al classico giochino del bang con il cane che muore…

  3. Oggi ho provato per la prima volta con Lilli (barboncina), prendevo la palla e la lasciavo per terra, poichè conosce il prendi e il lascia che ho ho fatto precedere dal “ripeti”.Dopo qualche tentativo Lilli ha agito da sola, non faccio in tempo a dirle ripeti che lei già comincia, e poi lo rifà anche per 2/3 volte di seguito da sola ed aspetta la gratificazione!!!
    Non credo che faccia attenzione a quello che faccio, associa il prendi e lascia fatti di seguito al premio. le piace molto imparare e ho notato che questi esercizi, a prescindere dal risultato, le fanno bene.

  4. Scusate però io non credo che si possa dire che i canidi es. lupi imitino per imparare per esempio a cacciare e che questo si possa traslare a degli esercizi (spin? seduto?) che con la soppravvivenza hanno poco e che vedere. Per il discorso caccia (ma anche pastorizia) in branco non credo si possa definire semplicemente imitazione, no n dimentichiamoci la genetica, l’imprinting…

    • Non so risponderti esattamente ma secondo me il meccanismo è molto simile. Inoltre l’azione di caccia si compone di molte fasi nelle quali anche un “a terra” è importante. Io non le considererei così differenti.
      Ciao

  5. Posso dire una cosa?
    Bellissima discussione! 🙂
    Sinceramente dopo aver letto (cito):-“Un esempio di apprendimento sociale spontaneo è quello dei cani che ridono”- volevo fermarmi, ma poi – e ho fatto bene – ho letto tutta la discussione ed i commenti.
    Il “sorriso” è semmai un segnale tipico dei ranghi specialisti (canidi) atto a disinnescare tensioni ancor prima che nascano (quindi non disinnescare qualcosa che sia già in atto). Una sorta di “bigliettino da visita personale” che gioca sull’anticipo; un fenomeno un po’ troppo complesse da spiegare in un post e – sembra – istintivo.
    Comunque sia, la prima cosa che mi è venuta in mente è stato un video (che ho tolto molto tempo fa) di un mio animale che insegnava all’altro alcune competenze.
    Lo avevo messo per alcuni amici a cui volevo far vedere qanto non c’entrasse nulla “l’apprendimento vicario” con i cani tutor, né l’apprendimento sociale (quest’ultimo è contemplato solo in quarta battuta).
    Al di là di questa piccola parentesi, mi ero sempre promesso di andare a conoscere Claudia Fugazza – prima o poi – per cercare di capire qualcosa su questo meccanismo, ma il tempo e le circostanze avverse me lo hanno sempre impedito.
    Venendo dalla vecchia scuola (l’etologia cognitiva – una volta c’era solo quella e non mi sembra che ci siano state altre scoperte sorprendenti negli ultimi anni) ho una certa familiarità con i meccanismi dell’apprendimento sociale ed imitativo, anche perché nel cinema viene usato spesso per i piani sequenza complessi (uno lo si vede palesemente anche nel film “L’ultimo terrestre”).
    Quello di Claudia – così a occhio – mi sembra qualcosa di diverso, ma prima di esprimermi vorrei “andare alla fonte” proprio per evitare errori di studio, o fraintendimenti, che potrebbero essere portati dal passaparola distorto.
    In linea di massima – leggendo i vari commenti – sono d’accordo con G.i.a.n.n.i.

    • Preciso che i cani che ridono li ho inseriti io e non Francesco (il suo pezzo era un po’ cortino e ci ho infilato un paio di righe qua e là). Tutti gli autori che ho letto concordano nel sostenere che il “sorriso” sia un comportamento mimetico sociale, tant’è che viene rivolto esclusivamente all’uomo e mai ad altri cani e che non esiste nei cani che non vivono a stretto contatto con l’uomo. Po’ anche esse che abbiano detto tutti una cazzata, nin zo.

  6. Mah, a mio modesto parere (il modesto indica che non mi occupo direttamente di etologia, comportamento e educazione) chiunque abbia un cane si sarà accorto di quante cose fa per imitazione. Io ho insegnato ad andare a destra e a sinistra per imitazione, ma mi sembrava una cosa naturale. Quando portavo il cane nel bosco annusavo le impronte degli animali e i peli degli animali impigliati nel filospinato per insegnargli a seguire una pista. E lui lo ripeteva. Mi è capitato anche di radunare i rami di una potatura davanti al cane e vederlo poi dalla finestra ripetere l’azione con rami, annaffiatoio, palla e vanghetta che ritrovavo sulla catasta. Insomma mi sembra che il ripetere sia perfettamente nelle corde e nelle possibilità del cane e il metodo mi piace perchè organizza, ordina e ottimizza la cosa.

  7. Non so, permesso??? io sono un po’ una cuggina, perchè credo dentro di me di saperne qualcosa di cani, biologia ed etologia, pur non avendo fatto percorsi specifici..ma avendo anche un certo ritegno, cerco di parlare solo di cose che conosco (e non sarà di neuroni a specchio, anche se sono biologa nella stessa università/ospedale del prof Rizzolati! 😉 ). Ed io conosco la capacità imitativa dei cani..e la conosco come chiunque abbia avuto un cane che ha cresciuto (o meglio è cresciuto con..) un neonato. Nella fase pre-orale del bambino era pazzesco vedere come i due si intendessero perfettamente ed agissero in perfetta sincronia senza un benchè minimo mio intervento correttivo, se non il dubbio che il cane leggesse la mia attenzione verso il bambino e cercasse di imitarlo per conquistare me. Ho centinaia di video, foto (sapete come sono le mamme!!!) in cui i due hanno esattamente la stessa postura, compiono la stessa azione (es ciucciarsi, leccarsi), guardano la stessa cosa e così via. Forse mi si può ribattere che forse era il bambino a fare “as dog was doing” e non viceversa.
    Sfruttare questa “abilità” in addestramento? perchè no? Non è forse la stessa cosa che facciamo quando per insegnare il richiamo al cane ci facciamo inseguire invece di puntargli addosso?
    Serve? Non so..certo che se questo potesse servire davvero per insegnare immediatamente cose NUOVE solo col mostra e dimostra (e RIPETI!)sarebbe eccezionale, una vera rivoluzione..altrimenti, se è solo un altro approccio cinofilosofico su come addestrare i cani, non vedo perchè farsi continuamente i puntini sulle “i”, come già scritto in diversi articoli qui, ognuno scelga quello che meglio gli calza, e soprattutto che calza al “suo” cane..

    • Silvia, sì, serve per insegnare cose nuove (non tanto la prima fase del “do as i do”, quanto la seconda, ben spiegata nell’articolo di Francesco).
      Purtroppo, come spesso accade, un nuovo metodo addestrativo non può diventare l’UNICO metodo addestrativo, l’UNICO approccio possibile, l’UNICO blablabla. Ci sono cani più o meno portati ad imitare, ci sono cani che imitano per compiacere ed altri che imitano perché pensano di apprendere (e sono due cose diverse). Ci sono anche casi in cui l’apprendimento mimetico non serve a un beato tubo (come al solito, avendo maggiore esperienza in questo campo, faccio l’esempio del cane aggressivo: non è che se gli faccio vedere che io abbraccio e bacio gli estranei, lui poi faccia la stessa cosa!) 🙂
      Insomma, può essere una cosa “in più”, interessante e utile (se si va al di là del “cane da circo”): ma non è l’unica cosa e, bene o male, si tratta sempre di condizionamento… cosa che non dovremmo dimenticare.

      • Grazie, Valeria..intendevo dire proprio questo, ma adesso che mi fai riflettere, capisco meglio la problematica.
        Io vedo tutte le cose dal mio punto di vista, ovvero una persona che ha a che fare con un suo cane, che è parte della sua famiglia [e che ha imparato tante cose, anche se non ho applicato nessun METODO preciso], mentre voi professionisti dovete entrare ad un certo punto della vita di un cane, in una famiglia precostituita e codificare dei comportamenti, ecco forse mi si chiariscono tante battaglie sul “metodo” ed ecco perchè tante teorie e tanti scanni..ed ecco perchè tante radiografie del cane e della sua etologia, abilità cognitive, indole, genetica, caratteristica di razza…
        A volte però penso che si impari troppo spesso dagli errori della persona “comune” nel gestire il suo cane, e troppo poco dai successi di queste persone..
        Che si parta troppo dal cane come entità e troppo poco spesso dal cane in branco umano (quello che io ho sempre chiamato cane-snoopy: il bracchetto di schultz credo si avvicini al cane domestico più del lupo della foresta).
        Le mie esperienze con professionisti cinofili (problemi di ansia da separazione di Brutus) mi hanno dimostrato come a volte educatori/comportamentalisti leggano il cane, guardano come si rapporta con loro e da lì decidono la “terapia”/il metodo, senza valutare attentamente il contesto affettivo del cane…
        Invece sarebbe bello un nuovo sistema, in cui si potesse costruire il METODO osservando un contesto giusto (es. in un altro articolo si commentava il comportamento irreprensibile di certi cani di certi pensionati!)..quali padroni con quali atteggiamenti hanno un cane con un comportamento positivo (perfettamente “adattato” in termini eco/etologici!)?
        Ovvero il cane, la sua indole, il suo comportamento non preso di per sè, come animale canide, più o meno lupoide, con un comportamento da branco, ma già plasmato nel suo branco umano! Non so se mi sono spiegata, e non so se dico ovvietà o baggianate..magari invece mi sono persa qualcosa che non so..

        • Non sono certa di aver capito benissimo… ma secondo me in contesto casalingo la grande porta dell’apprendimento del cane è il condizionamento classico, che succede anche se non vuoi.
          Se dici “andiamo a nanna” ogni santa sera che ci vai, il cane (anche il più ottuso) dopo tot giorni o settimana capisce e ci va. Così se gli dici “scusa” prima di aprire una portina della cucina che gli andrebbe addosso. O “esci” per mandarlo fuori da una stanza (questo me l’ero dimenticato). La piccola cagnolina di mia figlia sa il comando “vergògnati” (che interpreta mettendosi buona e ferma da qualche parte con occhi imploranti) e la parola del richiamo a cui risponde è “guarda cosa ti do”.
          Credo che una compilation dei comandi “casalinghi” potrebbe essere molto divertente…

          • ah bè, se Valeria fa la raccolta si può citare il NO RAFFORZATIVO (alla faccia del rinforzo positivo e del metodo gentile) che usava mia mamma col nostro Pt: “figlio di un cane!” a cui seguivano interruzione dell’azione non voluta, andare a cuccia e cacciare ululati e guaiti di disperazione.
            Ed il mio megacomando con superondaenergetica (come dice mio figlio 6enne) aggiunto alla terapia comportamentale standard post-ansia da separazione per Brutus: “SPARISCI!”, che prevede un terra nel posto più recondito della casa, in una stanza diversa da dove sono io e resta per sempre a meno di un mio altro comando o di un improvviso stimolo fisiologico che porta il cane a ricomparire spiaccicato per terra, coda fra le gambe ed orecchie indietro ed occhio fisso sulla porta finestra in atteggiamento “non volevo ma devo uscire perchè mi scappa!”

        • Giovanni, questo lo dici tu… ogni volta che uno stimolo produce come risposta la modificazione di un comportamento c’è un condizionamento.
          Dimmi in quale modo differirebbe da questo criterio il Do as I do (o, se è per questo, qualsiasi tipo di insegnamento, umano o cinofilo).

          • Scusa, dimenticato un pezzo: ogni volta che uno stimolo “condizionato”, cioè introdotto artificialmente produce la modificazione di un comportamento, blabla.
            In tutti gli insegnamenti umani ad altri umani o a cani o gatti o a chicchessia c’è uno stimolo artificiale: noi. Quindi si tratta di condizionamento.

          • Beh, cara Valeria, questa è una tua teoria tutta personale. Se leggi qualche libro di psicologia le cose stanno diversamente.
            Riporto: “…L’effetto che comporta osservare un comportamento rinforzato, spiega il fenomeno per cui osservare un comportamento aggressivo che viene punito, porta ad imitarlo.
            Mentre la teoria tradizionale dell’apprendimento spiega l’apprendimento in termini di condizionamento classico e operante, in cui l’apprendimento dipende da una semplice associazione tra stimoli e risposte, i teorici dell’app. sociale danno molta importanza al contesto sociale in cui i comportamenti hanno luogo.

            Bandura, infatti, dà valore e sostegno all’apprendimento per osservazione o insegnamento e definisce l’apprendimento come l’acquisizione di conoscenze attraverso l’elaborazione cognitiva di informazioni (teoria cognitivo -sociale)
            Per B, ai fini dell’apprendimento, è importante che ci sia l’imitazione di un modello quando questo non è più presente. Il soggetto infatti non deve produrre necessariamente il comportamento immediatamente.

            Ciò avviene grazie ad un processo chiamato modellamento astratto, attraverso il quale, dopo aver osservato diversi comp. si astrae una regola generale che consente di riprodurre proprio quello stesso comportamento.
            Ci sono 4 processi coinvolti nell’apprendimento per imitazione:
            attenzione: il soggetto deve trovare il comp. interessante. Presterà quindi attenzione alle caratteristiche rilevanti e tralascerà quelle meno importanti. Un modello è interessante se ha una valenza affettiva, se cioè presenta delle caratteristiche positive, se ha un valore funzionale, se cioè risulta efficace, se è prevalente, se cioè ci sono molte occasioni di osservare quel comp. e se il comp. non è molto complesso.
            memoria: è necessario che il comp. venga memorizzato per poterlo utilizzare in futuro.

            Il comp. viene codificato, ossia organizzato in simboli e poi viene integrato nell’organizzazione cognitiva del soggetto.
            Ci sono due processi che intervengono a questo punto:
            la reiterazione cognitiva, legata alla visualizzazione di se stessi mentre si esegue con successo il comp. preso a modello; e la reiterazione rappresentativa che consiste nel praticare realmente il comp. osservato.
            Processi di produzione motoria: consistono nell’organizzare i movimenti per mettere in atto concretamente il comp. il soggetto, infatti, potrebbe aver osservato adeguatamente il comp, averlo organizzato in memoria ma essere incapace di metterlo in atto.

            C’è bisogno quindi di effettuare un’organizzazione cognitiva della risposta, poi deve avere inizio la risposta e il suo controllo e infine tale risposta deve dare il feedback di quanto il comp, messo in atto sia simile a quello osservato.
            Processi motivazionali: il soggetto deve avere degli incentivi per imitare un comp.; questo cioè deve essere funzionale al raggiungimento di particolari scopi.
            Secondo B il fallimento dell’imitazione può essere dovuto a: una attenzione inadeguata, una memorizzazione non appropriata, l’impossibilità di mettere in atto il comp. a causa di deficit fisici, scarsa motivazione.

            B però, per spiegare l’apprendimento, dà anche molta importanza al ruolo dell’autoefficacia, ossia la percezione che un soggetto ha della propria competenza nell’affrontare un compito. Secondo B, infatti, una persona può avere tutti gli strumenti per affrontare un compito ma se non si reputa capace di superarlo, diventa molto probabile il fallimento.
            Per valutare la nostra autoefficacia ci possiamo rifare a successi o fallimenti in cui siamo incorsi in situazioni simili; alle esperienze vicarie, cioè ad osservare gli altri fallire o avere successo in situazioni simili, alla persuasione, ossia al sentirci dire da altri che siamo capaci di affrontare quel particolare compito, o allo stato fisiologico, ossia a quanto la nostra ansia o le nostre paure possono incidere sull’esecuzione del compito…”

          • Giovanni, come ho già sottolineato più volte io NON leggo i libri di psicologia umana per capire i cani. Leggo, quando ci sono, quelli di psicologia canina: ma da Campbell in poi, io di nuovo non ho visto proprio nulla (se non, appunto, il tentativo di applicare studi fatti in umana su una mente diversa appartenente ad una specie diversa).

          • Giusto una cosa che mi è sfuggita: che differenza di concetto c’è fra un cane che apprende per imitazione da un altro cane ed un cane che apprende per imitazione da un umano? Giusto per capire dove sta lo ‘stimolo artificiale’.

          • La differenza sta nel fatto che noi introduciamo artificialmente (e volontariamente) lo stimolo. L’altro cane no.

          • Valeria, che il cane impari ad eseguire qualcosa imitando un altro cane o imitando le azioni del proprietario non cambia nulla. I principi alla base dell’apprendimento sociale intra o interspecifico sono i medesimi e non sono sicuramente regolati da nessuna forma di condizionamento.
            Non sempre quello che tu scrivi o dici risponde a verità.
            Quando non conosco un argomento o mi documento o evito di parlarne.

          • Giovanni, sinceramente non mi pare che ci si debba sempre presentare con la bibliografia in tasca per esprimere il proprio pensiero.
            Sempre che se ne abbia uno, ovviamente.
            Il mio è che qualsiasi forma di apprendimento sottintende l’uno o l’altro tipo di condizionamento: cosa che non mi fa né caldo né freddo, perchè per me “condizionamento” non è una parolaccia, così come non lo sono “dominanza” o “gerarchia”.
            Se c’è qualcuno che la pensa in modo diverso, è liberissimo di farlo: non mi metto a dargli del cretino né del disinformato, né gli chiedo di tacere. Semplicemente, la pensiamo in modo diverso e buonanotte.
            Il “mio” personale pensiero, come ho ripetuto millemila volte, deriva da dieci anni di osservazione quotidiana dei miei cani e quindi ammetto che sia abbastanza difficile farmelo cambiare.
            Di sicuro non basta che il dottor X abbia scritto qualcosa di diverso… tanto meno quando l’ha scritto parlando di umani e non di cani!

          • Valeria, mi dispiace se mi inalbero su certe cose ma poiché io sono mosso dal dare la più corretta informazione possibile, io sono il primo che mi documento e che verifico nel quotidiano ciò che studio.
            Quello che ‘suona’ con le note giuste lo tengo, quello che non va lo lascio perdere.
            Il proprio pensiero non si costruisce soltanto con le proprie impressioni, bisogna avere anche delle basi scientifiche, soprattutto per controbattere a quei tanti guru che governano la cinofilia italiana e che sparano cavolate a destra e a manca. Certo, loro esprimono il proprio pensiero, ma non è corretto.
            Qui non è questione di presentare una bibliografia, ma di essere corretti nell’esprimere le proprie opinioni e questo lo puoi avere soltanto attraverso l’esperienza e le basi scientifiche, altrimenti prima o poi succede che qualcuno dice che anche i cani volano e tutti gli credono. Certo, riconosco di essere molto pignolo in questo, spesso noioso, ma questo è il mio carattere.
            Dire che tu ti basi sulla psicologia canina e non quella umana non è corretto, perché la psicologia canina prende spunto da quella umana e quindi per forza di cose ci si deve interessare dell’una e dell’altra.
            Vi è una sostanziale differenza fra le forme di apprendimento basate sul condizionamento e quelle che si basano sul cognitivismo del cane: nel primo caso si tratta di qualcosa che lega il cane a schemi umani, nel secondo caso il cane esprime liberamente la propria interiorità.
            Poi, è anche vero che nonostante il condizionamento se capita l’occasione il cane riesce ad adattare comportamenti acquisiti tramite lo stesso a situazioni della propria vita e quindi utilizza le proprie capacità cognitive.
            Ben lungi da me darti della disinformata o di intimarti di tacere a casa tua (Ti Presento il Cane è roba tua ed io sono un ospite a volte rompiballe ed inopportuno 😉 ). Parlando di me stesso scrivevo che prima di scrivere qualcosa di cui non sono sicuro ho imparato a documentarmi per poi esprimere una mia opinione. Questo per evitare di fare qualche brutta figura come è accaduto all’inizio della mia entrata in cinofilia quando ‘tronfio’ di certezze appena uscito dal corso poi le stesse venivano automaticamente a mancare in presenza di cose che non comprendevo.
            Riguardo gerarchia e dominanza la pensiamo diversamente ma ti prometto che a Verona starò buono e zitto. 🙂 🙂 🙂
            Insomma, c’è di peggio: c’è chi ai corsi dice che per non tirare il cane deve indossare la pettorina (quando poi chi dice quella frase gira col cane con lo strozzo).
            Ecco, non sopporto l’ipocrisia e la disonestà intellettuale dei tanti. Tu almeno sei una persona molto corretta sotto questo punto di vista.
            Insomma io e te ognuno con le proprie opinioni ma, per quanto mi riguarda, con il massimo rispetto. E se mi inalbero è perché a te ci tengo (e figurati se non fosse così cosa succederebbe 😉 ).

    • solo una cosa mi preme mettere in evidenza…eviterei di insegnare il richiamo facendomi inseguire, potrebbe sviluppare la predatorietà del cane. credo sarebbe neglio arretrare con il viso verso il cane in modo da effettuare una sorta di risucchio (braccia aperte)…quando il cane arriva non chinarsi, per evitare di mettere pressione sul cane stesso, ma accovacciarsi per premiarlo.

        • scusatemi, da “non tecnica” mi sono espressa male: non ho insegnato il richiamo facendomi inseguire, l’ho fatto da sciuramaria col metodo ti chiamo e se vieni bocconcino!
          certo che da cucciolone, ho utilizzato il metodo di battere le mani per attirare l’attenzione, chiamare e correre in direzione opposta (metodo Mc Connell, l’ho imparato dal suo libro!) per distorglielo dall’inseguimento di qualche pista o altro animale quando mi si allontanava troppo..Insomma, in situazioni di emergenza!

          Mentro sullo “sviluppare la predatorietà del cane” mi permetto di contestare il temrine (o almeno di indicare che quesata indicazione “tecnica” può confondere un profano come me)..
          Cosa si intende?
          Se indica il fatto che mettendomi a correre davanti al MIO cane potrei confonderlo ed essere scambiata come preda, e quindi aggredita, atterrata e sbranata, mi viene da ridere!
          Se indica che il mio cane mi vede come capobranco e quindi pensa che stia partendo in caccia e mi vuole seguire, non ci vedo nulla di male e forse è una delle leve che si sfruttano..anche se dubito che i nostri cani abbiano innato il concetto di caccia..
          Se indica che si instaura un istinto di inseguimento che è l’abbozzo di quello che in un individuo selvatico adulto è un istinto di caccia, ma che nel cane è più simile a quello di cuccioli che si inseguono e si fanno gli agguati giocando alla caccia, allora posso pure ammetterlo.
          Ma è chiaro che si fa confusione, o almeno noi comuni mortali la facciamo e ci terrorizziamo!
          Ma dico, voi non fate mai correre ed inseguirsi ed atterrarsi i vostir cnai che so al campo o in area cani? Dobbiamo evitarlo perchè abbiamo paura che poi il cane impari a cacciare un altro cane?

          Quando qualche commento sopra dicevo che troppo spesso si parte dal lupo per spiegare il cane e che va bene forse sugli istinti di base, mentre penso che sia un po’ riduttivo ed anche fuorviante per trattare il comportamento canino, che un lupo non è, ma una specie animale che da millenni è DOMESTICA, ed è selezionato per vivere CON l’uomo e PER l’uomo, questo intendevo..
          Il cane è Snoopy, non è un lupo!

          • Sylvia, il mio Snoopy è alto come un pastore tedesco alto… e se corro va in predazione (si dice così, credo), giocosa quanto vuoi, ma morde. Per gioia ed eccitazione, non certo per sbranarmi. Se fossi un altro cane penso mi divertirei molto (e in effetti gli altri cani giovani si divertono molto così con lui) ma il suo morso inibito a me fa male, anche attraverso i vestiti.
            Lo fa OGNI VOLTA. Tanto che per farlo vedere al campo ho attivato questo suo comportamento in 2 secondi e tre passi.
            E una volta attivato ci vogliono minuti per calmarlo…

            Anch’io “scappo” quando devo per forza distoglierlo da qualcosa e non riesco altrimenti, ma appena vedo che mi sta seguendo smetto subito e, se appena è possibile, corro all’indietro (si attiva lo stesso, ma meno).

            Non sono lupi, ok, ma non sono nemmeno tutti ugualmente “cani”… ciascuno è cane a modo suo 😉

          • ah ah, il mio snoopy è un cane corso meticcio di 43 kg, e quando ho iniziato i miei tentativi di educazione “seria” avevo il problema che per scatenare inseguimento, salti e morso alla chiappa bastava dire “dai!” con tono appena più squilante del solito!
            e non c’era no, basta od altro che tenesse..anzi, peggiorava la situazione..Dopo ho capito che bastava girarsi verso di lui, portare le spalle leggermente avanti, allargare le braccia e guardarlo in faccia per bloccarlo un attimo, poi “feeeermo!” con tono lungo e basso..ed alla fine ha imparato a contenere la sua eccitazione.. 😉
            Comunque condivido pienamente la tua ultima frase..

            Ma non era un discorso sul metodo (perchè immagino che non ce ne sia UNO giusto per tutti i cani..come ben è dimostrato in queste pagine), ma sulla terminologia proprio..che per i comuni mortali è abbastanza agghiacciante e che per i biologi generalisti (come me!) alquanto fuorviante: un cane domestico NON preda come un lupo!

  8. L’apprendimento sociale viene utilizzato da molte specie animali. Si impara a volare, a cacciare o camminare per imitazione. Questa forma di apprendimento è nota fin dall’antichità: ne parla Aristotele in uno dei suoi tanti trattati scientifici oltre 2300 anni fa. Viene ripreso all’epoca di Darwin il quale riteneva che si trattasse di una forma di apprendimento insita in alcune specie animali e perciò proveniente ‘da livelli di coscienza più bassi’ e che quindi l’uomo l’avesse acquisito dai suoi lontani antenati, mentre R. Wallace, l’altro scienziato che aveva contribuito alla teoria delle specie, riteneva che questo fosse impossibile, probabilmente per le questioni religiose che allora ponevano l’essere umano come ‘animale eletto’. Le ricerche nel corso dei decenni diedero ragione a Darwin. La prima volta che questo comportamento fu osservato e filmato avvenne all’inizio degli anni ‘50 del secolo scorso quando da una scimmia macaco che iniziò a lavare nelle acque termali la propria patata si passò nel corso di alcuni mesi a vedere il comportamento esteso a tutte le scimmie presenti in loco. Questo noto fatto avvenne in Giappone nei pressi di un lago termale e a quanto pare attualmente anche le discendenti di quelle scimmie continuano a lavare le proprie patate nelle acque calde e salate di quel lago.
    Il cane, non è esente, come tutti i canidi sociali, da questa forma di apprendimento, con una sostanziale differenza rispetto ai suoi cugini selvatici: è in grado di imitare alcuni comportamenti umani. Alla base dell’apprendimento sociale per imitazione sembrano essere i neuroni a specchio, una classe di neuroni che si attivano selettivamente sia quando si compie un’azione (con la mano o con la bocca) sia quando la si osserva mentre è compiuta da altri (in particolare dai conspecifici). Questi neuroni, come evidenziato dalla risonanza magnetica, risiedono in ben determinate aree dell’encefalo, presenti nell’uomo, nelle scimmie e, a quanto pare, anche nei cani. Non è escluso che sia presente anche in molte altre specie di mammiferi, come i cetacei ad esempio, ma in questo caso siamo nell’ipotesi, poiché finora non sono mai stati fatti controlli né esperimenti nei confronti di questi.
    Dunque, se è più facilmente intuibile l’abilità delle scimmie (dalle quali discendiamo) nell’imitare i nostri movimenti e per alcune specie di usare anche il linguaggio visivo dei sordomuti, risulta ora naturale capire per quale ragione anche i cani sono in grado di imitare molte nostre azioni ed è singolare notare che si tratta di una specie non imparentata con noi, se non per il fatto che si tratta di mammiferi sociali quali noi siamo. Le capacità imitatorie dei cani risiederebbero dunque nei neuroni specchio.

    • ma nessuno mette in discussione le capacità imitative degli animali, né la più complessa trasmissione “culturale” all’interno di gruppi. E’ ben documentato l’uso di attrezzi da parte di alcune scimmie, tipico di gruppi sociali ben definiti e non di altri (si capisce quindi che quelle scimmie e non altre si sono trasmesse il loro sapere). O, tanto per fare un solo altro esempio, orangutan che lavano i panni come vedono fare alle donne dei villaggi (immersione dei panni in acqua, strofinamento con sapone, risciacquo). Che dire poi dei veri e propri linguaggi? senza scomodare i cetacei, altri animali hanno codificato segnali di allarme ben differenziati, per cui ad un suono della vedetta corrisponde una precisa minaccia, che può arrivare dal basso (serpente) o dall’alto (aquila) ecc. Se gli animali sono capaci di trasmettere e ricevere “cultura” non vedo perché mettere in dubbio una capacità imitativa che mi sembra ad un livello più elementare.
      Nel caso di “Do as I do” ho delle riserve sulla capacità del cane di arrivare a capire che “ripeti” significa “fai l’ultima cosa che hai visto fare a me” anche se prima non ha mai visto fare quell’azione. O meglio: se il cane è stato allenato a fare un certo numero di esercizi codificati (girare intorno ad un cono, mettere le zampe sul piano di un tavolo, come si vede fare nei video che ho guardato su Youtube), quando li vedrà fare li potrà ripetere. Ma questa non è imitazione, è allenamento ripetuto. Si dice che il cane dovrebbe sviluppare una forma mentis per cui qualsiasi cosa tu gli faccia vedere -e che rientri nelle sue possibilità- la possa imitare. I miei dubbi nascono a questo punto. Per togliermeli dovrei osservare un cane che al “ripeti” esegue un’azione che gli faccio vedere sul momento, senza che abbia mai avuto occasione di provarla. In questo caso avremmo sì imitazione e non allenamento. Perché il metodo si pone un obbiettivo ambizioso,quello di far compiere uno “scatto” al cane: al ripeti fai quello che vedi al momento. E per quest’ultima cosa avrei dei dubbi anche per l’orangutan del precedente esempio, che per imitazione lava i panni sì, ma dopo aver visto molte volte le donne del villaggio.

      • Ripeti, o qualsiasi altra parola non significa esattamente ‘fai l’ultima cosa che ho fatto’. Ridursi a quel solo significato è molto limitante. Ripeti vuol dire svariate cose:
        ‘Fai l’ultima cosa che ho fatto’
        (come in questo mio video http://www.youtube.com/watch?v=eC8bcqsU5RQ&feature=relmfu )
        ‘Fai la sequenza di comportamenti che ho fatto’
        (come in questo mio video http://www.youtube.com/watch?v=e4MGkAKTyGM )
        ‘Fai quello che sto facendo in questo momento’ e magari qualcos’altro che ho dimenticato.
        Gianni, i tuoi dubbi sono probabilmente frutto di una cultura per la quale il cane è una ‘macchinetta esegui ordini’ senza alcuna capacità di ragionamento e calcolo. In realtà, il cane è un animale ‘anema e core’ e questo non perché lo dico io o perché i miei cani ripetono le azioni che eseguo io. Vi è una abbondanza di studi e documentazioni scientifiche in cui vengono dimostrate le capacità cognitive del cane da Miklosi,a Bekoff,a Coppinger, alla Horowitz, alla Semyonova a molti altri.
        Per fortuna oggi giorno nonostante i limiti culturali di qualcuno ancora ancorato ai teoremi del behaviorismo c’è chi ha capito la chiave di lettura della psiche canina.
        Leggere che quanto vedi coi tuoi occhi (di esempi in cui i miei cani hanno adattato dei comportamenti acquisiti per condizionamento a situazioni diverse della propria vita potrei citarne a bizzeffe) è anche avvalorato dalla scienza risulta essere molto confortante.
        Concordo in toto con l’articolo di Francesco perché l’ho provato sulla mia pelle e su quella dei miei cani. Al di là delle ‘procedure di caricamento’ ai cani già addestrati è invece molto più interessante partire da un cane che non ha mai fatto nulla, soprattutto se anziano, come Dorys, 15 anni in questo video http://www.youtube.com/watch?v=vF9V2S7R2Kg&list=UUu9QMsMonLxdWahnwsq3GNw&index=1&feature=plcp

        • no, no, i miei dubbi non nascono dalla concezione del cane-macchinetta che esegue gli ordini. Ho scritto in modo molto chiaro che gli animali sono addirittura capaci di trasmettere “cultura” in alcuni casi, per cui se arrivano a far questo non vedo perché non dovrebbero avere capacità imitative. I miei dubbi non riguardano i cani ma gli uomini. Nel caso del metodo in questione l’obiettivo è: al “ripeti” fai quello che ho fatto (che siano una serie di comportamenti, l’ultima cosa o quello che sto facendo ora, poco importa…il cane deve imitare quello che vede). In tutti i video si vedono imitazioni che mi danno sempre l’idea di esercizi già provati (e, francamente, vedere un cane che gira intorno ad un ostacolo o ad una persona, oppure spostare da una ciotola una pallina, non mi sembra chissà cosa). Se poi vedo un cane che gira intorno a uno e poi si alza sulle zampe per chiedergli con insistenza il premio,vedo un cane che sta addestrando un uomo a distribuire bocconcini. Quindi il cane è più intelligente dell’uomo.D’altra parte come potrei avere dubbi sulle capacità imitative o sull’apprendimento cognitivo quando, da bambino, vedevo la nostra cagnolina da caccia radunare le galline come aveva visto fare a mia madre che certo non l’aveva addestrata ma aveva stabilito con lei un rapporto senza contorsionismi mentali? e che dire di quei cani che camminano senza guinzaglio in città e si fermano alla fine del marciapiede? ne conosco almeno un paio che prima di attraversare guardano se arrivano macchine, da una parte e dall’altra, proprio come hanno visto fare nel tempo ai loro anziani padroni.
          Quando io chiederò di mettere in atto una serie di comportamenti, e il cane al “ripeti” imiterà senza aver mai visto fare in precedenza quelle azioni, allora intraprenderò il mio viaggio di penitente, a piedi verso il Monastero di Camaldoli…
          (non vorrei che si ripetesse qualcosa del tipo: facciamo una bella dimostrazione, come già chiesto da Claudio Mangini a proposito dei risultati ottenuti dagli educatori…chissà se si presenterebbe qualcuno per dimostrare che il cane è capace di imitare senza essersi in qualche modo allenato a fare quella specifica azione)

        • tutti comportamenti nuovi,tutte imitazioni???
          la pallina nel cibo è un imitazione :))
          ma per quale motivo hai voluto far imitare quel comportamento con la ciotola piena di cibo????facilitazione sociale???
          osserviamo il video di Taniusha.
          primo punto da non trascurare,e se una persona e per di più esperta nel campo decide di mettere un video divulgativo o almeno che abbia un senso in quello si fa.si effettuano riprese nella piena trasparenza.Nel video non viene ripreso il tuo volto,prima cosa da non trascurare nei segnali che involontariamente lanciamo.
          Il cane dovrebbe girare su stessa e non intorno a te…che bel target che sei 🙂
          Comportamenti nuovi…wauo il tuo cane è un genio.Concatenamento di comportamenti già conosciuti .

          • Direi proprio che le crocchette nella ciotola nel caso della pallina sono invece una difficoltà in più, giusto per dimostrare che Opalino è concentrato sull’esercizio e sulla cooperazione con me e non sul cibo.
            Riguardo al video di Taniusha, lo scopo della mia azione è che lei ‘giri’ non importa se su se stessa o intorno a me o da qualche altra parte. L’apprendimento sociale da libertà al cane di reinterpretare i comportamenti secondo la propria logica.
            Nel video non viene ripreso il mio volto non perché sono un agente segreto ( 😉 )ma perché è un video selfmade con nessuno che mi riprende e la telecamera posta su una sedia. Ti assicuro che il mio volto da gli stessi segnali di Renato Pozzetto quando fa il servizio fotografico nel film ‘Sono fotogenico’, cioè nulla.
            E che vuol dire ‘concatenamento di comportamenti già conosciuti’? Di certo nel video c’è il risultato finale, non certo la costruzione di ogni comportamento.

          • Non prendertela Giovanni… qualcuno avrà condiviso su FB e magari ha un entourage che è contrario all’addestramento dei cani…

          • non sembri un buon osservatore,strano davvero per essere un professionista ….il cibo una distrazione in più ..mah!
            prova a mettere la mano sul cibo a coprire la ciotola,e dimmi come si comporta il tuo cane.
            Dato che chiaramente dobbiamo parlare di facilitazione sociale o non di imitazione ,quei pochi comportamenti che facciamo fare al cane,facciamoli fare in modo coerente 🙂
            Ma quale interpretazione??? girare su stessi e girare attorno a te sono due cose molto molto diverse.
            Rischiavi di farti venire un capogiro inutilmente 🙂 scherzo!
            comunque avevi risposto cosi a Gianni: i comportamenti nei miei video, a parte il marcia indietro sulla pedana di Taniusha, sono tutti comportamenti nuovi.
            Vogliamo vedere un comportamento nuovo,fai fare il rotola al tuo cane :)…in che modo imposti questo nuovo comportamento??
            se è imitazione parti da zero
            se è facilitazione sociale …aiuti il cane con comportamenti vecchi e poi concateni il tutto

          • Pol, per il cane ‘girare su se stessi’ o ‘girare intorno a qualcosa’ corrisponde a ‘girare’. La differenza la vedi tu, non il cane.
            Riguardo al tuo sarcasmo, beh lasciamo perdere. Mostri davvero poca intelligenza: semmai le tue capacità di osservazione lasciano molto a desiderare.
            Se dico che i miei cani in quei video fanno comportamenti nuovi, fanno comportamenti nuovi perché appresi giusto il giorno in cui sono stati fatti quei video. Qui la ‘facilitazione sociale’ non c’entra assolutamente nulla, visto che i cani (a parte un unico esercizio) sono partiti da ZERO.

            Sciuramaria, la immagino anch’io quella situazione. Purtroppo non tutti gli argomenti sono per TUTTI (vedi l’esempio più sopra). Molta gente entra giusto per polemizzare senza sapere nemmeno quello che scrive. Per fortuna che vi sono persone come te che fanno dimenticare questi personaggi da fumetto. 😉

          • scusa Giovanni Padrone ma perché non metti in dubbio le tue capacità di osservazione???
            perché sei convinto che il cane abbia spostato la pallina per imitazione??
            se metto del cibo in una ciotola e poi metto la mano su,il cane con il naso tenda a spostarla per mangiare
            Il tuo video guarda caso si ferma proprio al momento che il cane dopo aver tolto la palla dal cibo,da un’occhiata alla ciotola ma viene bloccato dal tuo bravo.
            Hai osservato quel comportamento??
            Ti avevo chiesto di insegnare al tuo cane a rotolare.
            Ti avevo domandato in che modo lo imposti,questa imitazione?dato che non parli di facilitazione sociale

          • Se dobbiamo andare con le tue ‘presunzioni’ di quello che può essere successo dopo che il video è stato interrotto, chissà quali cose potrei aver fatto, come mettermi una tuta con maschera ed arrampicarmi sui muri.
            Ma secondo te, non ho fatto precedentemente qualche prova? Fra l’altro, quando il video è stato girato il cane aveva mangiato da poco ed era sazio.
            Ho rivisto il video e sinceramente devo dire che hai molta fantasia, ma mi propongo di ripeterlo in modo che sia chiaro, anche alle persone fantasiose come te, che le crocchette nella ciotola in quel momento non sono uno stimolo interessante.
            Il rotolare su se stesso non è un comportamento nuovo per Opalino, poiché l’ha appreso tramite condizionamento operante. Ma posso studiare qualcosa di nuovo per lui, per la prossima settimana. Ora mi devo impegnare a studiare gli argomenti che tratterò al congresso di Verona domenica prossima.

          • Giovanni Padrone stai parlando di comportamenti nuovi e poi mi parli che precedentemente hai fatto delle prove..mah!
            con le imitazioni non si fanno delle prove.Con la facilitazione sociale ,si!
            Prima parli di stimolo davanti alla ciotola e poi dici che il cane era sazio…mah…Ecco se il tuo cane era sazio,fai la stessa prova con il cane che ha fame,metti la pallina dentro e non condizionarlo(o almeno spero che non l’hai già condizionato di già).Anche se il cane davanti al cibo,può essere più facilmente condizionato…bisogna vedere.
            In quel caso il tuo cane non ha preso la palla,ma l’ha spinta,l’ha scartata,ha tolto qualcosa di fastidioso che andava ad occupare la sua ciotola.Poteva succedere per qualsiasi oggetto non commestibile messo li dentro.
            Ormai l’hai condizionato,non ti posso dire neanche fammi vedere lo stesso comportamento in qualsiasi altro contenitore vuoto.

          • Pol, se prima avevo dei dubbi, ora ho certezza che ci sei. Ripeto per l’ennesima volta (la prossima scrivo in cinese per essere sicuro di essere capito), i miei video, come quelli di Francesco, sono il risultato finale di quanto fatto in apprendimento sociale.
            Onde per cui, LO STESSO GIORNO IN CUI SONO STATI GIRATI I VIDEO SONO STATI FATTI DIVERSI TENTATIVI SU OGNI AZIONE.
            Una azione è una nuova azione quando il cane ha appena imparato ad eseguirla. Che ‘appena’ corrisponda a due o dieci volte poco importa.
            Ordunque, se vuoi continuare con questa tua condotta da clown, probabilmente hai sbagliato luogo (non mi pare che TI PRESENTO IL CANE faccia di secondo nome BARNUM CIRCUS), perciò d’ora in avanti le tue disquisizioni senza senso riceveranno da parte mia l’attenzione che meritano, cioè la mia assoluta indifferenza.
            Non ho tempo da perdere con chi non legge con la dovuta attenzione ciò che scrivo e approfitta di ogni occasione per intervenire giusto per polemizzare. Bye.

    • Ocio coi neuroni a specchio…che finora pare siano stati dimostrati SOLO nelle scimmie: svariati scienziati ne stanno negando l’esistenza anche nell’uomo, oltre a sostenere che non esistono assolutamente nel cane.
      A parte questo (personalmente me ne straimpippo del perché e del percome il cane riesca ad imitarci: quello che è certo è che lo fa!), alla base del fatto che ci imiti c’è sempre il buon vecchio imprinting (anzi, impregnazione) che lo convince che apparteniamo alla stessa famiglia. Stesso motivo per cui instaura con noi rapporti collaborativi e rapporti gerarchici.

      • Sui ‘rapporti gerarchici’ ho forti dubbi sulla loro esistenza, anzi certezze sull’inesistenza, ma questo si sa e non è argomento di questa discussione. Neuroni specchio a parte, che esistano o no (le tomografie cerebrali fatte dall’equipe di neurologi di Parma su scimmie, cani e umani la dicono diversamente da quelli che ne negano l’esistenza, ma sinceramente anche a me non interessa più di tanto) ed imprinting a parte (in inglese c’è un solo termine per uccelli e mammiferi, solo noi italiani, che fra l’altro non abbiamo inventato la parola ‘imprinting’, dobbiamo sempre distinguerci dagli altri e dare nomi diversi a situazioni analoghe) tutte le specie animali dotate anche solo di un minimo sistema neuronale complesso hanno come prima forma di apprendimento quello imitatorio, ad iniziare da api e formiche fino ad arrivare alle specie più evolute.
        Ed a proposito di imprinting, se è vero che il cane ci riconosce come ‘partner naturale’ e quindi è più propenso a collaborare con noi fino ad imitare i nostri comportamenti, come spiegare il fatto che anche le scimmie lo fanno? Giusto perché sono nostre ‘cugine’? In che modo influirebbe l’imprinting su uno scimpanzé o un cercopiteco? E che dire dei pappagalli che nulla hanno a che vedere con i mammiferi se non per il fatto di discendere entrambi dai rettili?

        • Le scimmie basano tutto il loro apprendimento sull’imitazione, quindi presumo (presumo e basta, perché non sono proprio un’esperta di scimmie) che imitino perché “lo sanno fare”, anzi lo “devono” fare per vivere.
          Per quanto riguarda i pappagalli (ma anche i merli indiani), per quanto ne so solo quelli imprintati imitano la voce umana. Di sicuro il MIO pappagallo, non imprintato sull’uomo, non ha mai ripetuto una parola che fosse una, nonostante ci abbia perso i secoli cercando di fargli dire almeno uno straccio di “ciao”! 🙂 Se così fosse, il meccanismo sarebbe lo stesso del cane: ti imito perché apparteniamo allo stesso gruppo sociale.

  9. Incredibile, ho provato con il mio pastore tedesco di 2 anni e sta già capendo il meccanismo! All’inizio mi guardava con la nuvoletta ed il punto di domanda ma ora inizia a capire ed a reagire bene! Che meraviglia…

  10. lungi da me l’intenzione di mettere in dubbio la validità di “Do as I do” o altre metodologie. Premesso questo, mosso da curiosità ho digitato il nome del metodo su YouTube…si trovano alcuni video, tra i quali gli “esami do-as-I-do” caricati da una scuola. A parte qualche eccezione, si vedono sempre i soliti “esercizi”: il cane sale su un tavolino basso, mette le zampe su una sedia, gira intorno ad un cono, fa lo spin (gira su se stesso). Il tutto mi sembra molto codificato. Può darsi che ciò faccia parte del metodo: si propongono alcuni esercizi per avere una traccia di lavoro con il cane. Non discuto. D’altra parte il cane non deve certo risolvere un problema di fisica. Qual’è il mio dubbio? che il metodo nasca e muoia allo stesso tempo. Mi spiego meglio: il cane dovrebbe imitare il comportamento, l’azione dell’umano; e in effetti si vede qualcuno che tocca la seduta di una sedia e il cane ripete, per poi essere ricompensato, spesso a bocconcini. Ma quanto ci ha messo il cane per “imitare”? in effetti, guardando i video degli esami si vedono cani che devono ripetere l’esercizio molte volte. Il cane deve mettere un oggetto in una cesta; la prima volta va vicino e poi torna indietro, la seconda torna sull’oggetto e poi annusa senza mettere l’oggetto, la terza esegue l’esercizio, la quarta no…(la sequenza non sarà quella giusta del video, ma conta il senso). Il cane ripete una, due, tre, quattro volte con alterne fortune. Se esegue bene viene premiato, se no nisba. Tutto questo a me sembra un condizionamento/addestramento più che un processo imitativo. Se vedo qualcuno che salta un ostacolo e poi il cane ripete (e mi viene detto che ha imitato), mi chiedo cosa mi hanno fatto vedere: la parte finale di un lungo percorso? oppure il cane vede e imita alla prima o alla seconda volta? perché non è proprio la stessa cosa. Nel primo caso abbiamo addestramento (una forma un po’ diversa magari, ma sempre addestramento), nel secondo caso imitazione.
    Detto questo, se non ho capito male,con il metodo DoasIdo il cane dovrebbe sviluppare una forma mentis per cui qualunque cosa gli si faccia vedere la ripete, sempre che ciò rientri nelle sue possibilità canine. Ecco, mi piacerebbe vedere questo. Si fa vedere al cane qualche azione che non ha mai visto, con varie complessità, e il cane ripete, se non alla prima, alla seconda, o comunque mette in atto delle azioni che ci fanno capire che sta imitando. Se invece si vede il cane che tocca il tavolino e poi gira intorno a qualcosa, questo più che altro mi sembra la ripetizione di un comportamento codificato -nei video lo si vede spesso- e ormai acquisito dopo tante prove (e andrebbe bene lo stesso se poi mi si dimostrasse che il cane ha capito in seguito a questo allenamento). Basta capirsi: Do as I do significa che ci alleniamo ad imparare esercizi relativamente semplici e codificati e tu cane li riproponi quando io te li faccio vedere…..oppure io faccio una cosa che rientra nelle tue possibilità e tu cane la ripeti pur senza aver fatto le prove?
    Scusi l’ardire Sig.Francesco, ma quando ho visto il video caricato su questa pagina di TPIC ho avuto l’impressione che il cane non imitasse ma ripetesse qualcosa che rientrava in una routine (e la riproposizione dello stesso tipo di esercizio in altri video di YouTube mi rafforza nell’idea). Se ad es. Lei, facendo prima vedere l’azione, avesse chiesto alla sua rott di prendere lo zerbino -o quello che è l’oggetto a terra accanto alla porta- portarselo in bocca fino ad una distanza di una decina di metri, lasciarlo a terra e poi riprenderlo per rimetterlo a posto, lo avrebbe fatto? o un’altra imitazione, ché la mia era solo un esempio di azione diversa da quelle che sembrano essere esercizi codificati?

    • mi spiace non poterglielo dimostrare in quanto con mio grandissimo dolore la mia ragazza Phebe non è più in questo mondo, anche se è sempre nei miei pensieri. come cercavo di spiegare nell’articolo molti si fermano alla prima parte del metodo, quello dell’associazione nella mente del cane al comando ripeti, questo è solo l’inizio. la bontà del metodo salta fuori quando il cane comprende che al comando ripeti deve ripetere l’ultima mia azione.come capisce quando si arriva a questo punto non esiste alcuna codifica.

      • eh sì,quanto sarebbe bello che qualcuno lo potesse dimostrare! ma non mancheranno certo persone che seguono il metodo e hanno cani in grado di ripetere ciò che vedono. Sicuramente ci sarà qualcuno che legge TPIC. E perché allora non organizzare una bella giornata dimostrativa? se tanto mi dà tanto, questo metodo è eccezionale. Se vedessi con i miei occhi un cane già formato che esegue ciò che gli faccio vedere (o esegue ciò che al suo conduttore chiedo di far vedere ) senza essersi mai allenato prima a farlo, ma “solo” perché al “ripeti” sa che dovrà imitare, andrei sicuramente a piedi fino alla Comunità Monastica di Camaldoli, presso la quale potrei espiare la colpa di aver un po’ dubitato e altresì meditare, in quell’oasi di pace, sulla fallace natura dell’animo mio. Preparo già i sandali ed il saio.

        • ho dimenticato, prima del viaggio…perchè non provare ??? si potrebbe restare folgorati sulla”via di Damasco”

          • … e perché non dimostrare? certo, non Lei che purtroppo non ha più il cane. Intanto aggiungo ai sandali e al saio la borraccia per l’immane fatica che mi attende…

  11. ”Nella realtà delle nostre case questo tipo di apprendimento viene egualmente messo in atto dal cane: lui osserva tutti i nostri modi di fare, le abitudini che poi riproduce, da qui nasce il cane calmo con proprietario ‘’pacioso’’ o nevrile da proprietario ‘’iperattivo’’.”
    Verissimo.I miei cani , al di la delle differenze individuali, hanno sempre avuto delle ”caratteristiche” caratteriali simili, sia positive che negative……..che sono anche mie!

  12. per come la vedo io: si tratta della codifica di una metodologia che consapevolmente o no, tutti tendiamo ad utilizzare.
    qunado insegno il riporto con ostacolo o sulla palizzata io salto e scalo per primo.
    quando “intimo” il giblauf o abbaia la mia voce è un abbaio..
    ebbene si!!! quando scorgiamo il figurante dietro il revietto … anche io un po’ ringhio!
    Davide

    • Davide potresti spiegare meglio…una metodologia è un insieme di comportamenti..perdonami ma non mi è chiaro quello che vuoi esprimere, grazie !!

      • Mi spiego:
        il metodo è codificato nel senso che da quello che intuisco, si associa un rinforzo ad un comportamento imitativo e ad un comando specifico, il “ripeti”. ma il meccanismo imitativo è ampiamente sfruttato.
        quando porti il cane al campo lui sa già che imparerà qualcosa ed è naturalmente predisposto al meccanismo imitativo, le prime volte che do il “vai” con cane libero, io vado a cercare dietro il revier e lui mi imita, in seguito imparerà a cercare da solo.
        il concetto che volevo esprimere è che la metodologia è interessante ..ma non direi “innovativa”
        Davide

        • capito Davide…solo una domanda quando imposti lui và dietro il revir a cercare cosa ??? sono convinto anche io che il cane sia naturalmente predisposto alla imitazione…allora usiamola anche per insegnare ad accendere una luce o ad aprire una porta, qualche volta al campo anche solo per giocare, ciao

  13. “il vecchio metodo di sostituzione del comando “avvelenato” che tutti i cinofili conoscono”
    che metodo è? … e cos’è il comando “avvelenato”?
    Ce lo spiegate anche noi, per piacere?

    • a volte capita che per una serie di fattori normalmente legati ad un errore dell’umano il cane non esegua o esegua in maniera non corretta un comendo che si riteneva acquisito.in questo caso si definisce quel comando verbale come ”avvelenato” e quindi lo si sostituisce con una nuova espressione vocale che viene inserita pian piano associata al vecchio termine che viene poi completamente sostituito.

      • Grazie…
        Un’altra domanda: nel caso di un cucciolo, che non sappia ancora nessun comando, bisogna insegnargli almeno 6 comandi suscettibili di “ripeti” in modo tradizionale, vero?
        Oppure c’è una maniera per iniziare direttamente dal “ripeti”?

        … nel caso del mio, facendo un po’ di programma per vedere come insegnargli il “ripeti” mi sono accorta che la maggior parte dei comandi che conosce non si prestano: “vieni”, “andiamo” (vieni con me), “scusa” (spostati che devo aprire la porta davanti a cui sei), “nanna” (seguimi o precedimi in camera per dormire), “resta”, “indietro” (stai dietro a me in questo passaggio stretto”, “scendi” (dalla macchina), “zitto”, “annusa”, “fai pipì” (tecnicamente si potrebbe ma la vedo un po’ difficile).
        Di utilizzabili ho solo “seduto”, “terra”, “in piedi”, “lascia”… me ne mancano due…

        • La risposta la trovi in quanto ho già scritto a Gianni (omessi i punti di separazione). Con un cane ‘vergine’ si può partire direttamente dal RIPETI ma magari se sei insicura è meglio che ti fai aiutare da qualcuno. 😉

        • “Scendi” (dalla macchina) direi che può rientrare nel novero, sempre che tu non giri con un pick up di quelli alti sei metri 🙂
          “Fai pipì” mi ha fatto scatafasciare dal ridere: peccato che (specie per noi femminucce) sia un po’ difficile la parte “faccio io”, perché in realtà, se ci fate caso, è uno dei comportamenti che il cane imita più volentieri spontaneamente (seguite non visti un umano maschio cane-munito, e ne avrete la certezza) 🙂

          • Se abiti in un centro storico dove c’è una porta, una bottega, un ristorante, una porta due botteghe e un altro ristorante, il comando “fai pipì” è essenziale per una serena vita sociale. Lo fa camminare veloce veloce fino a un punto “neutro” e lì gli dai il comando.
            Oppure sei in un punto neutro, sai che dopo andrai in un luogo meno adatto e gli dai il comando… Il mio cane (finora) in città non marca, “si svuota” e fa un lago… Da qui l’importanza di questo comando. Se gli scappa ubbidisce: altrimenti non c’è pericolo 😉

            Come macchina (io non ce l’ho è quella del mio compagno) non è alta sei metri, ma è una vecchia Land Rover, e il retro, da cui scende il cane è alto più di un metro.
            Non so se è il caso di produrmi in salti da lì…

            Giovanni, io sono molto insicura e pure imbranata (pure il cane del resto: siamo in sintonia) però farmi aiutare non mi viene molto facile per problemi logistici…
            Per quello sto cercando delle attività che posso fare anche da sola. Questa mi pareva possibile.

          • Potremmo organizzare un incontro un sabato o una domenica o un intero week end per spiegare alcune cose di questa forma di apprendimento e vederle in pratica. Naturalmente, per quanto mi riguarda, a gratise (come dicono a Roma) se Francesco è d’accordo. Se poi Valeriona nostra ci mette lo zampino e si aggrega ancora meglio. 🙂
            La cosa va organizzata tenendo conto anche degli impegni personali (io ho un corso educatore in ‘corso’ d’opera e mia moglie che spesso nei week end ha matrimoni). Però a parte questo io do la mia disponibilità.

  14. Io non me la vedo la mia rottweiler tontolona a capire il comando “ripeti”…. Ma posso provarci! Secondo me però mi guarderà con espressione ebete col fumetto “è come se cercasse di dirmi qualcosa”…

    • cara Fabiana…prova ti assicuro che resterai stupita…anzi normalmente il molossoide con la sua calma è un ottimo allievo e per compiacere il proprietario è disposto a tutto !!!

  15. Assolutamente affascinante.
    L’ unico limiti con questo modo di operare sta nell’ovvia differenza fisica tra uomo e cane ma credo che con qualche sotterfugio ed un po’ di creatività si possa ovviare.
    Interessante anche il fatto della totale compatibilità ed integrabilità con altri sistemi addestrativi.
    Da un po’ di giorni sto pensando come usarlo in agility per certi passaggi non immediatamente comprensibili per il cane, penso ai zic zac, ingressi in out e slalom. E che dire dell’utilizzo in obedience?

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