di LUISA DI BIAGIO – Il concetto di dominanza ha assunto nel tempo una accezione quasi esclusivamente negativa. Come la parola Tiranno, che era nata con un significato e ne ha assunto uno completamente opposto nel corso della storia per associazione ad eventi specifici.
Essere “sotto dominio” era, all’inizio, la cosa migliore che potesse capitare nella vita in assoluto. Il Dominus, il Signore della casa, era colui che guadagnava il diritto di decisione su un territorio, reale o concettuale, rivendicandolo come proprio in un contesto meritocratico (cioè per merito/valore effettivo, non per “dono”) e su ogni cosa o individuo che la abitasse.
Per capire è necessario contestualizzare: l’ambiente –  tutto – non era un territorio sicuro fatto di aree pubbliche e private tutelate da codice civile e penale, ma un luogo inospitale e terribile, spietato, nel quale l’unico parametro funzionale era la forza. Il più forte aveva la meglio, il più debole soccombeva .
Rivendicare il diritto su un territorio è stato un passo determinante per l’evoluzione. Entro quel territorio il Signore aveva il potere di decidere che il parametro fosse diverso. Non più o non solo la forza, ma l’utilità, il valore emotivo, intellettuale, culturale . Questo passaggio ha permesso la stanzialità nell’uomo, ma è presente in tutte le organizzazioni sociali animali .
Il Dominus quindi, il Signore della casa, aveva un luogo – reale o virtuale – entro il quale  offriva opportunità.
Quali opportunità?  Tutela, prima di tutto: poi sicurezza, evoluzione, fonti di sostentamento ecc. .
Essere Dominus ha quindi certamente dei vantaggi , ma prima ancora dei vantaggi è un ruolo che ha delle responsabilità.
Nel rapporto tra dominante e dominato il dominato rinuncia al potere decisionale e ad alcuni privilegi, rinuncia alle prime scelte, all’autonomia nella gestione delle relazioni e della sessualità, a qualche autonomia nell’alimentazione e nel sostentamento della prole.
Il dominante, che ha potere decisionale, prime scelte su quasi tutto e quasi tutti i privilegi, si assume di contro il carico totale della responsabilità per se stesso e per gli altri. L’insieme, la combinazione e gli incastri di esigenze e ruoli diversi hanno permesso all’organismo sociale di ampliare complessità e funzionalità espandendo vantaggi ad ogni membro .
Il Signore della casa non è l’abusatore, ma il responsabile: è colui che si assume il carico delle responsabilità dei dominati .

Cambiando il contesto ambientale questa dinamica ha assunto significati diversi, spesso del tutto stravolti: per esempio l’ereditarietà dei diritti e la trasformazione del contesto ha scisso il potere decisionale dalla responsabilità che ne deriva, relegandone la percezione alle sole radici etiche, senza cioè garanzia.
Lorenz spiega bene questo passaggio: il vantaggio di alcune strategie evolutive è stato talmente funzionale da permettere balzi tecnici che però non hanno dato tempo sufficiente all’adattamento biologico, che esige decine di migliaia di anni per ogni minima trasformazione .Oggi quindi il termine “dominante” assume culturalmente una accezione negativa, di abuso, di non rispetto, di non tutela.
E tutta la complessa dinamica di collocazione gerarchica all’interno di un gruppo sociale ( sia esso umano o canino ) mediamente a causa di vincoli culturali non può più completarsi, ma si limita ad innescarsi di continuo nella quotidianità generando una serie di situazioni DIS-funzionali.

Essere il dominante nella relazione con qualcuno di cui siamo responsabili è un dovere.
Dominanti nel senso di responsabili , non di abusanti. L’accezione del bondage non può e non deve confondersi con il concetto etologico.
In etologia , nell’etologia sana, il dominante non è colui che “pretende, umilia e costringe a dare”: al contrario è colui che “da più di quanto chiede”, che si assume la responsabilità per se stesso e per gli altri , che offre l’opportunità di avere vantaggi maggiori e migliori per se stesso e per i dominati. Ed è importante anche sottolineare come il ruolo dei dominati non sia assolutamente passivo o parassita.
Il “non dominante” deve essere in grado di poter contribuire all’offerta di vantaggio del gruppo sociale per garantirsi il diritto di goderne a sua volta.
E’ un ruolo attivo e parimenti dignitoso:  parimenti dignitoso.
Solo il  “non dominante” che non è un “corretto” dominato è percepito come un parassita e, nel branco naturale, viene emarginato.
Nell’inserimento del cane nella società dell’uomo (unico contesto fisiologico possibile per il cane) venire meno al dovere di guida è, di fatto, una mancata tutela.
Nel migliore dei casi il gestore del cane lo pone nella condizione “di limbo” di avere potere decisionale in molti ambiti e nessun potere in altri: una situazione di incoerenza e confusione che è l’origine della maggior parte dei problemi di causa relazionale.
Se a questo si aggiunge che alcuni cani hanno esigenze di gestione particolari, sono geneticamente psicologicamente forti, molto reattivi e potenzialmente aggressivi, ne viene fuori che il rifiuto del concetto di dominanza da parte di alcuni conduttori si pone come ostacolo nel percorso di sviluppo e gestione armonica del cane stesso, ma anche del proprietario e di tutte le persone coinvolte direttamente o indirettamente in questa scelta .

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23 Commenti

  1. grazie, bellissima riflessione!
    Però mi chiedo, se il termine è così abusato e spesso porta a cattive gestioni (in senso di violenza per chi crede nella dominanza come gioco di forza, o in senso di lassismo, per chi rifiuta la cosa per paura di essere “cattivo”) perchè non semplificare il concetto per tutte le sciuremarie e semplicemente dire che il proprietario di un caen deve essere un “genitore autorevole”, così con il termine che si usa in psicopedagogia. Da quando dall’etologia pura, leggo libri anche di educazione del bambino il concetto è ben spiegato: il genitore ama, cerca di comprendere, ma deve mettere dei limiti per la corretta crescita sociale, il genitore deve essere responsabile delle azioni del figlio, e deve prendersi carico della sua “cura” fisica e mentale, il genitore deve incoraggiare il comportamento socialmente corretto, e scoraggiare, anche con la punizione, ma non con la violenza, i comportamenti scorretti.
    Sarebbe tutto più semplice se si parlasse come si mangia 😉
    Più semplice per i proprietari di cani, più semplice per i cani, ma evidentemente TROPPO semplice per i professionisti del mondo cinofilo (resto vaga perchè intendo proprio tutte le losche figure, di ogni scuola e pensiero, che speculano, non TUTTI!) che troppo spesso devono usare termini complicati per creare un caos che poi renda necessaria il loro super-intervento!

    • Silvia, il motivo per cui io mi ostino ad utilizzare termini come “dominanza” e “sottomissione” è proprio questo: si sono chiamate così per cent’anni, ora cambiare i termini crea soltanto confusione. Ma non è tutto qui: il problema sta nel fatto che certi “professionisti”, per far passare il concetto di “autorevolezza”, “guida sicura” eccetera, vanno blaterando che la dominanza non esiste.
      Cioè, non ti spiegano “che cos’è davvero”, come ha fatto Luisa nell’articolo, ma ne negano l’esistenza, dicendo che l’autorevolezza, la leadership eccetera “sono una cosa diversa”. Il che è ridicolo, ma non solo: confonde clamorosamente le idee alla gente.
      Sì, sarebbe molto più semplice parlare come si mangia: e sarebbe semplicissimo anche spiegare che “dominare” significa essere il “dominus”, la guida, il protettore eccetera. Ma se si fa così diventa poi difficile fregare i clienti agli altri, facendoli passare per maltrattatori: e qui sta il giochetto perverso.

  2. possiamo dire che contesto sociale uomo/cane ….la dominanza è fatta da un dominante che rafforza l’equilibrio di coesione -.e che il cane accetta di essere un subordinato perché sa di avere un vantaggio sociale .
    e nel contesto sociale cane/cane?
    a me no che ,non ci sia un squilibrio di comunicazione tra due cani ,ci dovrebbe essere l’individuo dominante che è capace di prendere decisioni per rafforzare la coesione (?)
    strano però…con due cani che vivono con l’uomo ,dovrebbe essere quest’ultimo che ha un ruolo di dominanza.Ma non è sempre cosi,ci sono cani che nonostante vivono insieme tra loro vige uno squilibrio .
    È strano perché se uno dei due cani ci vede noi uomini come dominanti ,
    per quale motivo dovrebbe scattare una rissa per una gestione delle risorse?
    Io sono del parere che le definizioni in cinofilia non fanno altro che creare confusione nella gente e quindi per me ,sarebbe bene bandirla questa parola .Magari fra un anno continuiamo a ripetere a spiegare cos’è questa dominanza

    • dato che non rispondete alle mie domande,presumo che non avete capito o viceversa .
      In questo articolo sembra che si descrive la dominanza intesa come un interazione che avviene tra tra uomo e cane ,ma se parliamo di interazione tra cane/cane vale la stessa cosa?

      • Sì, con le ovvie differenze “pratiche”, se si parla di “veri” branchi di cani, ovvero di cani che convivono da tempo, che abitano nella stessa casa o nello stesso ambiente e così via. Tra loro si instaurano gerarchie che prevedono l’attribuzione di ruoli precisi e non c’è praticamente mai bisogno di usare la forza (se non in modo molto ritualizzato). Diversissimo è il caso di cani che formano gruppi “casuali” (vedi parchetto), laddove i tentativi di creare una gerarchia e dei ruoli spesso cozzano con problemi di territorialità, di sessualità eccetera completamente innaturali (compreso l’intervento umano, che non manca mai di peggiorare le cose!) perché in natura NON esiste proprio che si formi un branco di sconosciuti nel giro di dieci minuti. Questo crea ovviamente tensioni che, in diversi casi, sfociano in risse.

        • io ho due cani,che vivono insieme da ben due anni.Dovrebbero rispettarsi e scegliere dei ruoli,invece non è cosi.Molte volte le contese sono ritualizzate con dei ringhi ,ma a volte succedono piccole zuffe,guarda caso ,approfittano della situazione quando non sono presente fisicamente nel loro spazio.Quindi non sembra proprio che ci sia una gerarchia consolidata tra loro.
          Se la mettiamo sotto il punto di vista che la dominanza è una gestione delle risorse,svolta da chi ha il potere decisionale nel caso tra uomo/cane …non può essere vista diversamente questa relazione nel caso tra cane/cane in ambito domestico?

          • Pol, i due cani che vivono insieme da due anni non hanno “scelto” di vivere insieme. Gli è stato imposto. Può darsi benissimo che siano incompatibili e che non riescano a trovare una “quadra” gerarchica, così come possono esserci altre motivazioni che magari dipendono anche dalla presenza umana (non sai quanti cani convivono senza fare una piega finché sono da soli, e appena arriva il loro umano parte la rissa. Nel tuo caso succede il contrario, il che significa che se non altro ti rispettano entrambi).
            Senza conoscere cani e umani non posso certo tracciare un quadro preciso: potrei solo tirare a indovinare.
            Sta di fatto che certe situazioni di “presunto” branco (perché in realtà è stato creato da noi!) possono risultare ingestibili proprio perché nessuno dei due cani ci sta a sottomettersi e (fattore da non sottovalutare) nessuno dei due può andarsene altrove, come farebbe sicuramente se i cani vivessero in natura. Gestire “famiglie interspecifiche” (non “branchi”, per i motivi di cui sopra) a volte può essere molto semplice, altre volte può essere molto difficile: dipende dai soggetti.

          • io credo che solo ai tuoi occhi umani non ci sia un’intesa… tieni conto che due cani che si azzuffano per davvero, senza ritualizzazioni, che non fanno solo scena, insomma… eh, si fanno anche male per davvero: almeno uno dei due finisce di corsa dal veterinario. Piuttosto è possibile che si tratti di cani dello stesso sesso e più o meno della stessa età che ‘amano’ battibeccare ma che hanno chiarissime le proprie posizioni. A me succede spesso con fratelli nati qui e rimasti in allevamento, soprattutto maschi. Sono cani che dal mio punto di vista umano ‘non vanno tanto d’accordo’, che però si riconoscono indubbiamente come parte dello stesso branco, e infatti non arrivano comunque a farsi male a vicenda 🙂

        • ma anche al cane è stato imposto di vivere con noi
          Mi domando ,dato che può esistere un’incompatibilità di gerarchia di cui parli,l’ipotesi può esserci anche con uomo/cane?
          abbiamo o non abbiamo una diversa interazione ?
          perché parliamo sempre di dominanza in entrambi i casi?
          tra uomo/cane ,c’è il potere decisionale del primo con la gestione delle risorse
          tra cane/cane,viene a meno il potere decisionale ,nonostante parlano la stessa lingua,non c’è nessun gestione delle risorse,che spetta all’umano

          • Mica vero: il cane (inteso come specie) ha scelto di vivere con noi!
            Di incompatibilità gerarchica tra uomo e cane…ci sono esempi OVUNQUE! Basta guardare gli articoli che postato in questi giorni (il border, il dogo, il rottweiler…) e ne trovi in abbondanza. In realtà l’homo sapiens, se fosse davvero sapiens, dovrebbe essere sempre in grado di risolvere i conflitti a suo vantaggio. Purtroppo così non è…e per questo esistono gli esperti in recuperi comportamentali, che insegnano all’homo come diventare abbastanza sapiens da poter gestire il proprio cane.
            Diversa interazione? Sì e no. Abbiamo sicuramente modi diversi di gestire le cose. Però un cane impregnato e socializzato in modo corretto crede (anche se a volte è una pia illusione) di vivere in un gruppo di conspecifici (o quasi), almeno finché è cucciolo. Quando non è più cucciolo, i casi sono due: o l’uomo l’ha gestito correttamente, e allora il cane ha imparato quali sono le differenze tra noi ma ha anche capito come comunichiamo ed ha accettato la nostra “dominanza” (intesa proprio come nell’articolo), oppure no. E allora cominciano i casini, i conflitti e i problemi.
            Perché parliamo sempre di dominanza? Perché è il termine etologicamente più corretto. Si può anche parlare di leadership (e va altrettanto bene), di “assertivismo” (e questo va decisamente meno bene, essendo legato al linguaggio e quindi poco appropriato al cane), di autorevolezza…ma il concetto resta sempre lo stesso: ci sono comandanti e sottoposti. E per il cane è di importanza vitale capire qual è il suo ruolo e qual è il nostro.
            La gestione delle risorse è una cosa importante, ma non è l’unica cosa: e comunque, che non ci sia gestione è assolutamente falso! La maggior parte dei conflitti tra cani nascono proprio da problemi di gestione delle “risorse”: la rissa per la pallina, lo scontro per la femmina, lo scanno per il “possesso” dell’umano… come li vuoi chiamare?

          • #Di incompatibilità gerarchica tra uomo e cane…ci sono esempi OVUNQUE…#

            si !io parlerei di incoerenza ,cattiva comunicazione
            Quindi tu dici che se un cane è troppo impregnato verso l’umano e poco con il suo conspecifico ,si può incorrere in problemi di cattiva comunicazione
            Scusa ancora,ma non c’è una differenza sostanziale tra l’uomo che gestisce le risorse,come il cibo come fonte di sopravvivenza e tra rapporti tra cani?
            mi suona strano parlare di dominanza tra conspecifici nell’ambito dei cani domestici

            Diversa interazione? Sì e no. Abbiamo sicuramente modi diversi di gestire le cose. Però un cane impregnato e socializzato in modo corretto crede (anche se a volte è una pia illusione) di vivere in un gruppo di conspecifici (o quasi), almeno finché è cucciolo. Quando non è più cucciolo, i casi sono due: o l’uomo l’ha gestito correttamente, e allora il cane ha imparato quali sono le differenze tra noi ma ha anche capito come comunichiamo ed ha accettato la nostra “dominanza” (intesa proprio come nell’articolo), oppure no. E allora cominciano i casini, i conflitti e i problemi.
            Perché parliamo sempre di dominanza? Perché è il termine etologicamente più corretto. Si può anche parlare di leadership (e va altrettanto bene), di “assertivismo” (e questo va decisamente meno bene, essendo legato al linguaggio e quindi poco appropriato al cane), di autorevolezza…ma il concetto resta sempre lo stesso: ci sono comandanti e sottoposti. E per il cane è di importanza vitale capire qual è il suo ruolo e qual è il nostro.
            La gestione delle risorse è una cosa importante, ma non è l’unica cosa: e comunque, che non ci sia gestione è assolutamente falso! La maggior parte dei conflitti tra cani nascono proprio da problemi di gestione delle “risorse”: la rissa per la pallina, lo scontro per la femmina, lo scanno per il “possesso” dell’umano… come li vuoi chiamare?

          • “Quindi tu dici che se un cane è troppo impregnato verso l’umano e poco con il suo conspecifico ,si può incorrere in problemi di cattiva comunicazione”
            Veramente non ho detto niente del genere: dove l’hai letto?
            Che poi ti sembri strano parlare di dominanza nei rapporti tra cani domestici…è perfettamente lecito, per carità. A me suona più strano parlare di assertivismo, che è – in parole povere – il classico metodo per far fare a qualcuno quello che vuoi tu, fingendo però di dargli sempre ragione. Come si fa a comportarsi così con un cane, me lo devono spiega’ 🙂
            Alla domanda sulla gestione delle risorse ho già risposto una volta…perché me la rifai?

          • penso sia una italianizzazione di “to assert”, che non ha a che fare (esclusivamente) con il linguaggio

  3. Quello che sta succedendo in campo cinofilo è gravissimo. Negare la dominanza perché è “brutta, brutta” porta
    a giudicare, per esempio, il cane che ringhia se gli chiedi di scendere dal divano, affetto da Sindrome Competitiva di sticazz’. Sindrome indi malattia. E ne segue il solito percorso… Maledetti!

      • Non vedo molte alternative. La vuoi chiamare “possessività”?
        Cambia poco, Alla base, il cane rivendica uno spazio/oggetto che RITIENE SUO.

        • Il divano non lo ritiene suo da un giorno all’altro: è un processo prolungato durante il quale il cane si cerca un posto di riposo “privato” nel quale stare tranquillo.

          E’ il proprietario che con il suo modo di fare lo ha fatto diventare una risorsa così importante da essere difesa come fosse una risorsa primaria (di grande valore e scarsa in quantità).

          Si è anche visto (dimostrarlo univocamente in modo scientifico è dura) che questi comportamenti si radicano nei cani che hanno una vita poco soddisfacente, probabilmente è lo stesso cervello del cane che si trova qualcosa da fare per mantenersi in attività (d’altronde loro come noi non sono nati per farsi 9 10 ore di ufficio ed un paio di ore di macchina al giorno).
          Facendo aumentare l’attività media giornaliera queste attitudini regrediscono spontaneamente.

          Portato nel mondo umano vorrebbe dire che la tua autorevolezza (leadership) come capoufficio diminuisce se giochi a calcetto una volta alla settimana in più.
          A me viene da pensare che così facendo è più difficile che si litighi per un posteggio.

          Poi è sicuramente vero che è una brutta abitudine acquisita, causa di attriti ed abbassa la qualità di vita di entrambi i componenti del binomio uomo cane, quindi va corretta

  4. Bellissimo questo articolo sulla dominanza, complimenti a chi l’ha scritto. Io ho un cane di 60 chili e sono una donna, se non dessi delle regole al mio terranova, la mia – anzi, la nostra – vita sarebbe un caos. Educatori affetti da quello che io chiamo “Sindrome da buonismo deficiente” mi guardano male e mi giudicano quando racconto le mie esperienze con Obelix, ma mi piacerebbe tanto TANTO vederli lavorare con un cane così impegnativo. Siamo tutti bravi a fare discorsi teorici, di quelli che leggi sui libri, ma lavorare con un cane, un cane VERO, è tutta un’altra cosa. Creare una struttura gerarchica nel “branco” significa far capire al cane come si vive all’interno di una famiglia, evitando spiacevoli malintesi, o peggio, morsicature!

  5. L’assertività non è legata al linguaggio. E’ piuttosto un atteggiamento di relazione, che si adotta non solo nei confronti dei cani ma anche tra umani; equivale ad affermare se stessi e la propria autorità all’interno di un contesto, anche ad esempio in un luogo di lavoro: un capo assertivo ad esempio, impone con decisione, senza tentennamenti, non chiede di ubbidire/eseguire.

  6. elogio dell’ordine feudale…dilei che le convinzioni cinofile dell’autrice si collocano cronologicamente in maniera perfetta… 🙂

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