di VALERIA ROSSI – Premetto: ieri mi giravano le scatole. E chi ha letto l’altro articolo di stamattina potrà capire anche il perché.
Sta di fatto, comunque, che il mio giramento potrebbe aver influito sul fatto che io abbia letto questo articolo su “LaZampa.it” (pagina dedicata agli animali dal sito del quotidiano “La Stampa”) e che non mi sia piaciuto neanche un po’.
Per carità, non dico che sia scritto male. Anzi.
Non dico neppure che non metta abbastanza in luce il lavoro dei cani da soccorso: per carità! “LaZampa.it” è stato uno dei pochi giornali – a quanto ho potuto vedere – a dedicare un articolo solo a questo argomento, e già per questo merita un’ovazione, visto che i media, in generale, l’hanno sostanzialmente ignorato o trattato come qualcosa di assolutamente scontato (“ci sono i cani che fanno ricerca su macerie”, e bon).
Qualcuno ha anche pubblicato dei filmati, ma nessuno si è sforzato di andare un pochino oltre “quel che si vede”, spiegando e facendo capire cosa fanno questi binomi e come lo fanno.
Certo, in un dopo-terremoto (che è poi un durante-terremoto, visto che le scosse ancora non si placano) ci sono sicuramente argomenti più importanti dei cani: ma questo discorso varrebbe se in altri momenti e in altri periodi i cani da soccorso venissero portati agli onori delle cronache. Invece no. I cani, sui giornali, ci finiscono solo quando mordono, alimentando così la cinofobia o anche la semplice “cinodiffidenza”. In TV c’è un gran proliferare di campagne pro-adozione e si mostrano quasi esclusivamente gli sfigati da adottare: il che mi sta benissimo… ma non si può far pensare al grande pubblico che i cani si dividano in morsicatori, sfigati…e magari rompicoglioni come quelli che ci mostra il programma di Magalli, con l’educatore cinofilo che propone il kong come panacea.
Ecchecavolo. Esiste tutto un mondo fatto di persone e cani che lavorano duramente, che si impegnano per ottenere risultati che possono salvare delle vite… e ne parliamo SOLO quando c’è la megatragedia, cosicché il loro lavoro passa in secondo piano rispetto alle migliaia di sfollati, o alle  famiglie distrutte?
Non è giusto. Ma proprio perché non  è giusta la scarsa considerazione, sarei stata felice di leggere che invece i rari articoli dedicati davano informazioni complete e corrette.
E purtroppo non le ho trovate in questo articolo de “LaZampa”, che sembra minimizzare il lavoro ed attribuire i risultati un po’ alla fortuna e un po’ a chissà quale intervento divino.
Qualche frase esemplificativa:  “È questo che ha dell’incredibile: come abbia fatto questo labrador a scoprirla!”
Eh…se tu, caro collega, fossi andato a vedere qualche volta come si addestrano i cani da ricerca, forse un’idea te la saresti fatta e non ti sarebbe più sembrato tanto “incredibile”.
“Occhi da cane: sembrano buoni. Devono essere buoni, come quelli degli angeli.
Vabbe’, a parte che non mi è piaciuto il “sembrano buoni” (ma come, “sembrano”?!? Sembra quasi che tu non ti fidi e che debba fare opera di autoconvincimento per passare alla frase successiva…), in ricerca non ci sono angeli pelosi.
Non c’è Dio che a un certo punto allunga il ditino e dice al cane “Ehi, tu, vai ad annusare là, che potresti trovare qualcuno”.
Ci sono invece anni ed anni di addestramento, di sbattimento, di fallimenti e nuovi tentativi, di arrabbiature e di soddisfazioni, insomma – ancora una volta –  di lavoro.
Il cane che salva la vita non cade dal cielo: sudi sette camicie per costruirlo giorno per giorno, intanto che costruisci anche te stesso.
Rubia è entrato, ha cercato l’odore fra le rovine e poi è tornato indietro a chiamarli. Fa semplicemente così. Abbaia, come fanno tutti i cani”.
E questa frase, a chi legge, cosa potrebbe far pensare? Che i cani vengano portati a spasso sulle macerie e lasciati liberi di gironzolare: dopodiché – sempre che Dio abbia allungato il ditino –  si mettono ad abbaiare giusto perché “tutti i cani abbaiano”. Mica perché qualcuno gli ha insegnato a segnalare in quel modo un ritrovamento (spesso inventandosi di tutto e più per ottenere il dannatissimo abbaio). Tant’è che il conduttore mica si fida: porta lì un altro cane. Ehilà, abbaia anche lui! Allora forse c’è davvero qualcuno da salvare! Non sembra neppure una procedura, sembra tutto casuale: non proprio un’allegra scampagnata su macerie, vista la tragicità della situazione, ma neppure il frutto di un’accurata programmazione.
Non so, ripeto: forse è stata colpa del mio stato d’animo. Ma a me è parso che questo pezzo (che pure merita un plauso anche solo per essere stato scritto) non renda giustizia al lavoro dei soccorritori a quattro zampe… e soprattutto a quelli a due. Perché sarà anche vero che i cani sono angeli pelosi, ma è ancora più vero che sono LORO a svolgere le funzioni di un Dio che, se un ditino ha allungato, l’ha fatto per far venire giù tutto. Dopodiché non mi pare che si sia più occupato della cosa.
Mesi fa io venni praticamente fustigata sulla pubblica piazza per aver preso scherzosamente in giro “quelli che fanno protezione civile”, intendendo sfottere esclusivamente quelli che la prendono sottogamba, o che pensano di andare al campo per addestrarsi il cane gratis: ecco, la mia impressione è che esistano personaggi del genere anche perché c’è questo tipo di mentalità. “Portiamo il cane a passeggiare sulle macerie, vediamo se di puro culo trova qualcosa”.
Forse, se si dessero informazioni un filino più dettagliate sul “perché” e sul “come” i cani imparino a segnalare un disperso, ci sarebbe meno gente che pensa di improvvisarsi soccorritore, ma magari anche più gente che si avvicina alla disciplina rendendosi conto dell’effettiva importanza che ha il lavoro dei cani.
Non c’è bisogno di mettersi lì a scrivere dettagliatamente cosa si fa e come lo si fa: ma almeno il pressapochismo e il misticismo degli angiolotti pelosi, a mio avviso si dovrebbe evitare (di Sciuremarie cuoriciniste è già fin troppo pieno il mondo). Questo senza nulla togliere alle buone intenzioni dell’articolista e del sito che, ribadisco e tribadisco, almeno hanno provato a fare qualcosa in più di quelli che hanno mostrato un paio di immagini e ciao.

SCOPRI IL NOSTRO PET SHOP

Articolo precedentePensavo bastasse l’AMMMORE…
Articolo successivoJack Russell Terrier…equi e solidali!

Potrebbero interessarti anche...

Vuoi aggiungere qualcosa? Dì la tua!

25 Commenti

  1. Da persona che si è sbattuta a luuuuuuungo sul campo da protezione civile (non gratis, pagato ogni mese suon di quattrini…e poi vogliamo parlare di quello che costa l’attrezzatura varia che serve per fare il cane e il conduttore?)per ottenere il dannatissimo abbaio, non potrei essere più d’accordo.
    Noi ormai siamo riformati per raggiunti limiti di età e di salute, ma sono vicina col cuore a tutte le unità cinofile in Emilia.

  2. Ciao Valeria,
    Ho letto l’articolo di cui parli e…sì, da persona che si occupa di protezione civile e di salvataggio non posso che essere d’accordo con te sul fatto che sia un articolo molto “romanzato”, quasi “romantico”, che non si preoccupa minimamente di sottolineare il duro lavoro dei cani e dei conduttori sia prima che dopo il terremoto. Non mi sento però di infierire: non ci dobbiamo mai scordare che i giornalisti scrivono per fare notizia e, come hai detto anche tu, lazampa.it non è certo una testata cinofila o cinotecnica, ma piuttosto un sito che si occupa di notizie sugli animali, ed è scritto da giornalisti che probabilmente di addestramento sanno poco o nulla (come peraltro è giusto che sia). Perché invece non scriviamo noi qualche articolo un po’ più attento e approfondito sui cani da ricerca? Qualcuno si offre? Io mi occupo di slvataggio in mare ma la cosa mi interessa comunque!

    • Lisa, non ho mai avuto intenzione di “infierire” e non mi sembra di averlo fatto… ma il punto è proprio quello che hai sottolineato tu: lazampa.it è scritta da giornalisti che non sanno nulla di cani.
      Sono assolutamente contraria, invece, alla tua frase successiva: “come peraltro è giusto che sia”.
      GIUSTO!?!? Ma come, giusto?!?!?
      Si crea uno spazio dedicato ai cani e si fa scrivere gente che non sa di cosa sta parlando? Ma tu pensa un po’ se – sparo nomi a caso – sul “Sole24 ore” scrivessero giornalisti che nulla sanno di economia. O se sulla Gazzetta online scrivesse qualcuno che non sa cos’è un fuorigioco. Li impiccherebbero per le palle! (quelli di gazzetta li impiccano lo stesso, ma questo è un altro discorso).
      Il fatto che si trovi “giusto” che giornalisti generici scrivano su un sito specializzato è, purtroppo, un’indicazione molto chiara di quello che ci aspettiamo dall’informazione in questo Paese: ovvero, approssimazione.

    • Dimenticavo: noi un articolo sui cani da ricerca ce l’abbiamo già. E’ questo: http://www.tipresentoilcane.com/2011/04/28/le-unita-cinofile-da-soccorso/

      E se qualche operatore vuol scriverne altri, saranno tutti ultra-ben accetti.
      Ma il punto è che questa rivista online la leggono, bene o male, i cinofili (più o meno esperti, ma comunque già abbastanza preparati almeno sul tema “cane” in generale): la Stampa (e pure La Zampa) la leggono tutti. Non solo le Sciuremarie, ma anche le Sciuregine che non hanno un cane, non sanno nulla di cani e magari hanno paura dei cani.
      E’ a queste persone che si dovrebbe arrivare: quelle che magari neppure si rendono conto del lavoro che sta dietro a una ricerca, e che su questo sito non ci arriveranno mai perché non sono interessati “al cane”. Ma quando ne leggono, ne leggono sempre e solo in modo distorto (e solitamente leggono di cani che mordono, sbranano e fanno casini). In questo modo la cultura del cane come animale sensibile, intelligente e utile non andrà mai troppo avanti!

      • Forse non mi sono spiegata in modo esauriente. Io ho detto che quelli che hanno scritto l’articolo sono dei giornalisti, non degli esperti di cinofilia. Le persone che scrivono sul sole 24 sono giornalisti, non professori della Bocconi. I giornalisti che scrivono di calcio sono esperti, ma non sono né Maradona né Platinì. Quello che voglio dire è che l’articolo parla di “un cane che ha trovato una persona sotto le macerie”, non parla “del duro lavoro che si fa per addestrare un cane ad individuare le persone sotto le macerie”. Non so se mi sono spiegata. A volte un giornalista è costretto a raccontare in poche righe un fatto accaduto e dunque è costretto a dire solo il succo della vicenda. Che poi, come ho scritto precedentemente, sembra che “il giornalista sia caduto dalle nuvole” siamo tutti d’accordo. Ma non si può pensare che il giornalista abbia delle nozione tecniche su come si addestra un cane alla ricerca delle persone! Altrimenti i giornalisti dovrebbero essere tutti laureati in medicina, architettura, psicologia, eccetera eccetera… spero di essermi spiegata meglio.

        • Lisa, non si pretende una laurea in cinofilia (che non esiste!), ma almeno un minimo di competenza in materia sì. Così come è richiesto che ce l’abbiano i giornalisti sportivi o economici o scientifici.
          C’è pieno zeppo di cinofili che sanno scrivere: c’è anche qualche giornalista professionista che è “anche” cinofilo. Basterebbe chiedere ad uno di loro, quando si parla di argomenti così specifici…e ti rispondo anche all’altro commento: “quello che la gente vuole” è quello che è abituata a ricevere. Perché la televisione è diventata un siffatto puttanaio di veline, grandifratelli, scanni in diretta e così via?
          Perché la gente “lo vuole”? Non credo proprio, visto che la televisione si è sempre guardata, anche quando dire “casino” ero uno scandalo nazionale. No, è che si è cominciato a propinare cose che soddisfavano i peggiori istinti e i più bassi impulsi dell’uomo, che ovviamente hanno fatto audience (i primi scanni ferox di gente come Sgarbi li guardavo anch’io: era ovvio che incuriosissero!): e da allora ci si è convinti che “la gente volesse quello”, andando sempre più verso il fondo, senza neanche accorgersi di quanta gente a un certo punto ha cominciato ad essere nauseata dall’overdose di spazzatura che le propinavano. Tant’è che l’anno scorso, quando la RAI ha partorito un programma semplicemente intelligente (senza essere nulla di miracoloso!) come “Vieni via con me”, ha fatto un botto di ascolti senza precedenti.
          La gente, a volte, non ha scelta: compra quello che c’è a disposizione. Se le dai solo spazzatura, si porta a casa quella. Ma se le dai un prodotto di qualità, se ne accorge eccome.

          • La laurea in cinofilia esiste eccome. Io sono laureata in “Tecniche di allevamento del cane di razza ed educazione cinofila” presso la facoltà di medicina veterinaria dell’università di Pisa. Scusami Valeria, ma hai appena dimostrato che anche te qualche piccola falla nelle tue conoscenze ce l’hai. Ho chiesto più volte di poter scrivere per dei magazine cinofili, sia cartacei che online, e mi è stato risposto di no perché non sono una giornalista. Non posso avere la laurea in cinofilia e anche la laurea in media e giornalismo purtroppo. Io credo che se davvero vuoi il cambiamento, dovresti contattare il giornalista che ha scritto quell’articolo e dirgli di informarsi per bene prima di scrivere un articolo così superficiale. Questo vuol dire cambiamento. Fare della polemica su un blog è un po’ fine a sé stesso.

          • Lisa, quella del Tacrec non è una “laurea in cinofilia”, dai! E’ specifica sulle tecniche di allevamento e sull’educazione. Hai imparato lì come preparare un cane da soccorso? Uno da IPO? Uno da Mondioring? A parte il fatto che la mia era una battuta, la laurea in cinofilia non credo possa esistere perché richiederebbe una decina d’anni…altro che tre!
            Il fatto che non ti abbiano fatto scrivere su magazine cinofili “perché non sei giornalista” è una bieca scusa: per diventare giornalisti (anche solo pubblicisti) bisogna dimostrare di aver pubblicato tot articoli, con una certa continuità, in due anni e di essere stati regolarmente pagati. Se nessuno potesse mai pubblicare senza essere giornalista, nessuno diventerebbe mai giornalista!

          • @Lisa: come ben sai “Tecniche di allevamento del cane di razza ed educazione cinofila” come facoltà non esiste più ed essere laureati in un corso universitario che non esiste, al di là del valore della laurea in sè, lascia un pò un vuoto…
            Se si vuole scrivere per le riviste cinofile non lo si deve chiedere, si preparano dei pezzi e li si presenta sperando che possano essere tanto interessanti da essere pubblicati. Si può scrivere senza essere giornalisti professionisti, ma giornalisti pubblicisti (almeno fino a che il Governo non abolirà anche questa figura)

          • Mamma mi come siete bravi a giudicare qualcosa che non conoscete! Pensate che un medico sappia operare quando esce dalla facoltà? Oppure che un ingegnere sia in grado di seguire da solo un progetto? La realtà è che l’università italiana è strutturata OVUNQUE per dare solo ed esclusivamente un cultura di tipo TEORICO (è evidente visto che sono 2 anni e mezzo di corso e 6 mesi di tirocinio). Poi è ovvio che, come in tutte le cose, se non ti fai l’esperienza non impari. ma quello in cinofilia come in tutte le altre materie. E poi non è vero che la laurea non esiste più, esiste ancora e si chiama “Tecniche di allevamento animale e d educazione cinofila”. Informatevi prima di sparare a zero! Anche perché…la laurea non vi convince, i corsi enci non vi convincono, i corsi apnec nemmeno…mi sembra che ci sia voglia di fare della polemica un po’ fine a sé stessa. Riguardo al giornalismo, siccome è necessario essere pagati un tot. ad articolo altrimenti il tesserino non te lo danno, di questi tempi non mi pare che ci sia una gran voglia di spendere da parte delle redazioni. Poi oh, ci sta benissimo che fosse una scusa quella della laurea, questo non lo posso sapere.

          • Lisa, ti assicuro che ho tali e tanti amici che hanno fatto il Tacrec da saperne quasi quanto quelli che l’hanno frequentato. E non ho mai detto che non sia valido: ho detto che non è una “laurea in cinofilia” in senso lato. E’ una laurea breve in tecniche di allevamento ed educazione…ma la cinofilia NON è solo questo. Punto. Nessuno vuole sminuire le tue competenze…ma sicuramente te ne mancano altre, come mancano a chiunque. Io ho studiato veterinaria, ma (a parte il fatto che non ho finito) uscita dall’uni non avrei potuto sicuramente mettermi ad addestrare cani. Tu hai fatto il Tacrec e non credo che tu possa salire su un ring e fare il giudice di bellezza. La cinofilia è talmente vasta (comprendendo storia, salute, carattere, bellezza, etologia, psicologia, educazione, addestramento…il tutto diviso in millemila discipline!) che puoi avere una solida base in una o due di queste materie, un’infarinatura di alcune altre…e ti mancherà sempre qualcosa!
            Io sono quarant’anni che vivo immersa fino agli occhi in questo ambiente, ho allevato, ho addestrato, ho studiato…ma se dovessi preparare un cane da sheep dog, o da soccorso nautico, non saprei da che parte cominciare. Magari una vaga idea ce l’ho, perché li ho visti lavorare ed allenarsi…ma se non avessi un istruttore al fianco farei sicuramente un casino. Non è che ci si debba vergognare di non sapere tutto. Anzi, credo che la consapevolezza di non sapere tutto sia fondamentale in cinofilia, perchè è una materia in cui il “tutto” è “troppo” per un normale essere umano.
            Però, se si deve pubblicare un articolo sui cani da ricerca (o su qualsiasi altro cane), anche se non vuoi pagare qualcuno che te lo scriva con cognizione di causa… alzare il telefono e consultare un professionista non è poi così difficile. E non costa neanche granché.

          • Valeria hai ragione, te l’ho scritto anche nell’articolo di Marcello (quello sui vari corsi cinofili) che la laurea senza un lungo periodo di pratica non serve QUASI a niente. Io voglio solo dire che, per una volta, si può semplicemente essere felici per quella persona che è sopravvissuta grazie a un cane e al suo conduttore? Questo per me è ciò che conta davvero. Al di là di tutte le polemiche o alle accuse al giornalista che sicuramente è stato superficiale. Ma pensiamo a quella famiglia che ha potuto riabbracciare qualcuno a cui voleva bene! Poi, per l’amor del cielo, l’articolo è terribilmente patetico, io stessa avrei potuto scriverlo meglio (te sicuramente!). Però siccome tu stessa all’inizio dell’articolo hai scritto “premesso che mi girano le scatole” secondo me non sei stata molto obiettiva: anch’io mi arrabbio quando qualcuno sminuisce il mio lavoro di bagnina e il mio impegno nell’addestrare i cani da salvataggio, ma quando c’è di mezzo la vita di una persona, penso che bisognerebbe fare un passettino indietro e, ripeto, per una volta, essere semplicemente felici per quella persona sopravvissuta. Passo e chiudo.

          • @Redazione
            @Lisa
            io sono una pignola e mi attacco anche alle virgole. Il TACREC non esiste più ma come ha scritto giustamente Lisa è stato sostituito da “Tecniche di allevamento animale ed educazione cinofila” il TAAEC.
            Quindi ciò che ho scritto nel mio post precedente lo ribadisco.
            Detto questo ho parecchi “colleghi” del corso educatori che ho frequentato che fre

          • ..ops mi è partita la pubblicazione prima che avessi finito di scrivere…
            dicevo…
            ho parecchi “colleghi” del corso educatore che frequentavano il corso universitario a Pisa e spesso non me ne hanno parlato tanto bene, ma ciò che so è solo quanto mi hanno riportato quindi non mi permetto di giudicare e in ogni caso ritengo che un percorso universitario sia sempre valevole di rispetto, ci mancherebbe!
            Avessi saputo che esisteva anni fa ci avrei fatto un pensierino…

          • @ Manu La laurea e i relativi esami non sono cambiati molto, la realtà è che hanno modificato il nome perché a molte persone quel “cane di razza” sembrava offensivo nei confronti delle persone che hanno meticci. I tuoi colleghi non te ne hanno parlato bene probabilmente perché, come tutte le lauree nuove, all’inizio era tutto molto confuso e approssimativo, ci sono voluti diversi anni prima che il tutto prendesse una nota seria e costruttiva. E’ anche vero Manu, e questo sia chiaro non vuole essere un’offesa ma un dato di fatto, che tanto persone adulte che si approcciano ad un corso di laurea lo fanno in modo arrogante come se non avessero da imparare più nulla (e infatti spesso ci sono state discussioni della serie “ma allora che cavolo ci vieni a fare?!). Io, da “giovincella” quale sono, ho imparato tante cose, ho studiato con passione e molte cose le ho poi utilizzate sul campo pratico. Altri, che si reputavano onniscienti, hanno mollato perché secondo loro la loro esperienza superava di gran lunga quella dei professori che ci insegnavano. Può anche esser vero, ma come abbiamo detto sin ora, la laurea è pur sempre un punto di partenza e il verso saggio è colui che ha sempre voglia di imparare. A me questi cinofili tuttofili superdotati con la scienza infusa m’avrebbero anche un po’ rotto le balle! 😉

          • @Lisa ho capito quel che intendi e ti ringrazio anche della spiegazione sulla modifica del nome del corso di laurea, i miei “colleghi” non avendome parlato bene mi avevano sconsigliato di pensare di frequentare sostenendo pure che essendo stato cancellato non esisteva più quindi “ciao”.
            Io ho frequentato Scienze Naturali, perchè l’etologia mi appassiona da sempre, facoltà bellissima e molto impegnativa (prende tanti campi molto diversi tra loro e spesso molto difficili), per vari motivi non mi sono mai laureata e questo è un grosso problema per me…ma l’idea di riprendere in mano i libri c’è sempre 🙂

  3. a proposito, amici che vivono nelle zone più colpite mi hanno riferito che nei campi tende allestiti per ospitare i terremotati non accettano i cani…
    e che i canili hanno accettato tutti i cani padronali che non potevano essere più momentaneamente tenuti coi prprietari.
    se è vero… è abbastanza triste…

    • Proprio per questo è stato creato il gruppo su FB di cui ho parlato ieri, per ospitare umani con cani che non possono essere accolti altrove. Passa parola anche tu, se puoi!

  4. Da persona che ha fatto ricerca e soccorso sbattendosi non poco in superficie e rinunciando in macerie perchè allora non avevo idea di come far passare al cane la paura del vuoto e dell’omino che rinforza spuntando come un fungo da sotto le macerie (questo era il metodo che utilizzavano al campo e alla mia cagna è quasi preso un colpo vedendo l’uomo-fungo emergere dal buco)sono perfettamente d’accordo con te!!
    Dietro il cane pronto per andare in ricerca reale -e non tutti i cani che arrivano al brevetto sono pronti perchè ho visto passare cani che hanno sempre fatto schifo e che quella volta hanno trovato subito con sommo stupore di tutti quelli che li avevano visti sempre in allenamento: il brevetto per come è strutturato ora è un punto di partenza e non certo d’arrivo!.. C’è tanto lavoro di preparazione del cane e del conduttore, lavoro che non viene mai meno perchè anche quando il cane è pronto bisogna a) tenerlo in allenamento b) cercare sempre e comunque di migliorare.. E tutto questo lavoro, e tutte le ore che ci si dedica, a leggere l’articolo da te menzionato, sembra non esistano ma che il cane sia appunto “imparato” per volontà divina..

  5. Vorrei dire anche un’altra cosa. Anche io tutti gli anni faccio pattugliamento a Marina di Vecchiano con il mio terranova Obelix e gli altri membri del mio gruppo. A volte è capitato che le persone rischiassero la vita andando a fare il bagno con la bandiera rossa e noi siamo comunque intervenuti. Il giorno dopo, il giornalista ci contatta e ci chiede se abbiamo fatto interventi. In caso affermativo lui chiede cos’è successo e scrive che il tal cane e il tal conduttore hanno salvato tot persone e così via. Questa è la notizia. Il giornalista non scrive che il gruppo tutto l’anno si ritrova tutte le settimane e si fa un cu… come una portaerei per addestrare i cani, fare i brevetti, eccetera eccetera anche se ovviamente è così! Altrimenti come gli si insegna a salvare le persone?? Il problema è che il salvataggio fa notizia, tutto quello che c’è dietro no! Dunque al grande pubblico (vedi lazampa.it) non gli interessa il lavoro che c’è dietro! Gli interessa semplicemente la notizia. E’ brutto, sgradevole, irrispettoso e superficiale ma è la realtà dei fatti.

  6. l’articolo de La Zampa in alcuni punti fa rabbrividire….e poi basta con sti articoli che strappano la lacrimuccia, ma un giornalista con la G maiuscola che scriva come vanno veramente le cose, l’impegno che c’è dietro, le esercitazioni, l’addestramento, come funziona il fiuto del cane…non staremmo a leggere di tutto sto stupore “oh ma come avrà fatto? è un angelo!” no è un cane addestrato!!

  7. purtroppo il soccorso, che sia su macerie in acqua valanga o superficie, è un settore delle cinofilia che la cinofilia “ufficiale” stessa spesso dimentica o sottovaluta. non mi stupisco che un giornalista in cerca di pubblico dalla cultura cinofila bassa non parli di ciò che sta dietro prima di arrivare all’indicazione divina! Faccio parte di una associazione di cani da soccorso in superficie da 2 anni e già solo per la questione brevetti c’è un gran casino, trovato chi ti fa un brevetto che non ti richieda il passaggio nel fuoco o un terra resta con un figurante dotato di motosega (se qualcuno mi spiega cosa centra motosega e fuoco in una ricerca in mezzo a un fuoco mi illumini…)e che la ricerca stessa non valga un terzo dell’esame ma sia la cosa esclusiva che ti porta all’ufficialità, ti presenti per l’esame e ti ritrovi giudici tanto decantati che in realtà di cani non capiscono niente, che non sanno distinguere il metodo che ogni cane per ciò che ha scritto nel proprio dna sceglie e non capiscono niente nemmeno di soccorso, quello reale dove ti chiamano alle 9 di sera e ti fiondi fuori casa, arrivi sul posto, percorrendo stradine sconosciute al mondo e trovi se va bene un carabiniere che non sa cosa si deve fare e si appoggia a te per l’organizzazione, la cartografia e tutto il resto; tu sai fare tutto questo, il cane con te lavora come si deve perchè se è anche solo mediocre nemmeno ci vai all’esame, ma quel giudice non ha mai vissuto tutto questo. ma ti rimanda a casa perchè lui può.
    io non mi stupisco che un semplice giornalista non conosca la realtà approfondita…non la sa nemmeno chi ti giudica per un brevetto. non mi stupisco ma mi rammarico per entrambi.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.