di SCIURAMARIA – Le sciuremarie bisogna capirle: se dicono che il cane lupo dello zio era alto così… credeteci, anche se mettono la mano al costato. Magari, come me, andavano alle elementari e già non sono alte ora, figuriamoci a 6 o 7 anni.

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Era un pastore tedesco, ovviamente, ma allora si chiamava così: “cane lupo”, o per brevità “lupo” addirittura.
Pascià era un cane bellissimo e lo zio lo aveva addestrato (o educato, cancellare la voce che non interessa) leggendo un libro, nei primi anni 50. Faceva il guardiano notturno al cantiere edile (il cane, non lo zio) e di giorno il cane di casa.
Guardava mio zio con un amore che non ho mai visto negli occhi di nessun umano e di nessun cane, mai più.
Sapeva fare delle cose incredibili, come prendere in bocca una fetta di salame e tenerla senza mangiarla, poi metterla giù, poi riprenderla e così via finché mio zio non gli diceva di mangiarla. Ci scommetteva l’aperitivo, mio zio, con questi e con altri giochetti. Non erano solo per divertirsi, però: lo scopo era salvarlo dai bocconi avvelenati, che costituivano un rischio reale per i cani da guardia, a quei tempi.
Pascià non mangiava nulla, quindi, se mio zio non glielo diceva. Ma faceva anche tante altre cose.
Una volta, tutto fiero, mio zio voleva mostrarci una cosa nuova che gli aveva insegnato. Si è messo in poltrona e “Pascià, porta le pantofole”. Il cane esce dal salotto e torna dopo qualche minuto, avvilito, a bocca vuota. Ripetizione dell’ordine, con un quid di contrarietà. Il cane riparte e torna, ancora più avvilito, con una spazzola per i vestiti. La contrarietà diventa irritazione e lo zio lo porta in camera per illustrargli il comando che credeva sapesse benissimo.
Dalla camera  arriva un urlo tra la rabbia e la soddisfazione “voi mi rovinate il cane!”. “Voi” erano la zia e/o la tata che avevano spostato le ciabatte dal solito posto a un altro: il povero Pascià la seconda volta aveva semplicemente portato la cosa che aveva trovato più vicina al “solito posto”. Grandi feste al cane che incassa, con dignità e compiacimento.

Gli zii ci avevano regalato una gattina siamese, ma poiché stavamo traslocando, la mamma chiese loro se potevano tenercela un mese.
Quando arrivò il momento della consegna, noi eravamo felicissime e la gattina disperata. Scappava sempre per andare al piano di sopra, a piangere davanti alla porta di un appartamento dove abitava un pastore tedesco. Dopo qualche settimana di disperazione, fu finalmente ricongiunta al suo adorato Pascià. Quando facevano un gita, spesso gli zii andavano in giro col cane che teneva in bocca una sporta di paglia con la gatta che ci dormiva dentro.
La gatta Chita rubava i bocconi di carne dalla pappa del cane (solo quelli). Pascià per scoraggiarla le prendeva la testa in bocca: al che la gatta faceva una manovra diversiva e arrivava alla ciotola da sotto alla sua pancia e con la zampina arpionava i bocconi di carne.
Per dormire, aspettava che il cane si mettesse a cuccia per mettersi comoda anche lei, sopra di lui.
Pascià era un cane da guardia e difesa: era proprio il suo lavoro.
Era stato abituato a sopportare tutto dai bambini e noi non ne avevamo paura, anzi. Ci pareva un enorme pelouche. Non mi pare che gli facessimo particolari angherie, ma lo accarezzavamo tantissimo e ci rotolavamo sopra o insieme a lui sul pavimento. La cosa che mi divertiva di più era mettergli una mano in bocca e ravanare (piano: credo di avergli dato fastidio ma non fatto male). Poterlo fare nella bocca di un cane così grande, che faceva paura agli adulti, mi dava un senso di grande potere. Mio zio non era contrario, anzi… ritengo – col senno di poi – che siamo state uno degli strumenti di educazione di Pascià nell’ambito “i bambini non si toccano”.

Con gli adulti era tutta un’altra faccenda. Mia madre che pure non aveva paura dei cani in generale, con Pascià era estremamente prudente.
Una volta entrò a casa dei miei zii senza che ci fosse nessuno (mia zia le aveva aperto da sopra e poi era corsa in terrazza a ritirare la biancheria perché stava per piovere). Il cane la stampò contro un muro abbaiandole alla gola mentre lei stava ferma impietrita.
Se lo ricordò con terrore per tutta la vita. Fu poi salvata dalla zia, dopo cinque minuti abbondanti. Il cane non ubbidiva volentieri alla zia, ma i comandi fondamentali li eseguiva anche con lei.
Un’altra volta gli zii erano andati in vacanza insieme alla tata e in un parco c’era un giovanotto che le dava fastidio mentre lei stava rilassandosi seduta su una panchina a diverse decine di metri da loro. Bastò dire “difendi la Gianna” e il cane partì… poi fu fermato, ovviamente, ma nel frattempo l’importuno si era volatilizzato.
Ho sentito raccontare questo episodio dalla Gianna decine di volte, sempre uguale: ai bambini piace moltissimo ascoltare sempre le stesse storie.

Sono passati più di 50 anni da queste storie e mi fa un po’ tristezza sapere che “cani lupo” così non ce n’è quasi più…

 

 

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46 Commenti

  1. ….. da patita, forsennatamente amante dei pastori tedeschi (la mia amica Gianna – si chiama come la zia – dice che “c’ho un vaso in capo” coi pastori tedeschi)ho goduto e sorriso di ogni parola (vera o inventata che sia). Essendo cresciuta con Kim so bene di cosa siano capaci… lui stampò al muro il dottore che tastandomi la pancia, perché soffrivo di appendicite, mi fece fare un urletto. Non lo morse, non gli fece niente, solo lo stampò al muro. A me, a comando, mi portava in giro per il giardino in sella…
    Chissà… forse davvero “cani lupo” così non esistono più, come le mezze stagioni.
    Che bello, che bello leggere cose così, grazie Sciuramaria… ;D

  2. Bravissima Sciuramaria, bellissimo racconto.
    E chi ha vissuto l’esperienza di quei cani in quegli anni può solo concordare con il tuo “Sono passati più di 50 anni da queste storie e mi fa un po’ tristezza sapere che “cani lupo” così non ce n’è quasi più…”

  3. Ho vissuto per 5 anni con una Lupa (Alternativa…) e quello sguardo non l’ho mai piu’ rivisto in nessun cane. Per quanto meravigliosamentestupendi siano tutti….il Lupo ….e’ il Lupo ed io , leggendo, ho gli occhi un po’ lucidi….sara’ meglio mi rimetta a lavorare.

  4. Grazie per il bel pezzo che hai scritto!!! Io da piccola vivevo con un incrocio labrador e qualcosa di piu` grosso, non sappiamo perche`era stato preso al canile, ci dormivo insieme e se non mi beccavano in tempo ci mangiavo pure insieme pero` ricordo il canelupo (un bastardone anche lui) degli zii …quando si andava tutti insieme in montagna ci teneva riusciti a gregge, dovevamo stare tutti insieme sotto il suo controllo, era un`impresa anche solo riuscire a mettersi dietro un cespuglio per fare la pipi`.

    • Io non lo so se Barolo era stato addestrato da mio zio o facesse tutto di testa sua ma non sopportava di non averci tutti sott`occhio o non sapere cosa stessimo facendo, di notte faceva il giro a controllarci nei letti ed era impossibile giocare a nascondino se c`era anche lui perche` ci trovava subito >.<"

  5. Mi ricordo del Lupo di ma nonna, Zolli, grandissimo per me (avevo pochi anni allora!)e docilissimo. Quando era ora di cena la nonna diceva a Zolli: “vai a cercare il nonno che si mangia” e lui partiva e tornava con il nonno al seguito (recuperato all’osteria dove faceva una tappa con gli amici). Ma ricordo anche gli altri animali che la nonna “addestrava”: il gallo Checco, con il quale faceva grandi gare di canto per vedere che lanciasse il più forte chicchirrrichì, l’anatra muta Guendalina, grande amica mia che mi “correva” incontro appena spuntavo in cortile, le oche che la seguivano in ogni dove, i tanti gatti che la adoravano e che la ricambiavano, la cagnetta Cita che vestivo come un neonato e mettevo nella carrozzina….sono passati tanti, tantissimi anni ma il ricordo è ancora vivido e struggente…..non ci sono più cani così e neppure persone così….o no!!!?

  6. bellissimo racconto…nata in montagna e vissuta con i nonni, anche io ho avuto il privilegio di ricevere in dono a 6 mesi un “lupo” tutto nero trovato orfano dal nonno cacciatore (figlio di lupa e cane randagio)
    anche Bobi, nome d’altri tempi lo so, come Pascià, mi ha protetta e aiutatava i bambini del paese a cercarmi quando giocavamano a nascondino e ubbidiva a nonno come nessun addestratore sarebbe riuscito a fare..senza botte..solo con quel rapporto che, forse sbaglio, solo i “vecchi” di una volta sapevano costruire con il cane o lupo di casa..
    forse perchè una volta i nonni guardavano negli occhi il cane e lo trattavano come tale..con rispetto..senza cuoricini..e i Bobi lo sapevano che dietro quegli occhi a volte severi c’era un amore profondo

  7. Grazie: siete molto gentili.
    La storia è tutta vera. Io sono la bimba più grande. L’altra è mia sorella che da piccola (a due anni circa) si faceva portare in giro “cavalcando” Pascià.
    Non so se l’ho fatto anch’io: non lo ricordo e non so neppure che età avesse Pascià, rispetto a me.
    So che l’ho sempre visto grande e mai cucciolo, ma potrebbe benissimo aver avuto un paio d’anni meno di me.
    Mi sono sempre chiesta su che libro mio zio avesse imparato ad addestrare il cane (non necessariamente in italiano: sapeva anche il tedesco e il francese). Recentemente, grazie all’articolo di Valeria, credo che possa essere “L’addestramento del cane da utilità e da difesa” che è del 1952. Ci starebbe…

  8. Adesso capisco tante cose, da dove è nata la tua passione per i cani. Quella bambina è ancora viva in te da qualche parte. Il racconto mi ha emozionato. Tutti noi dovremmo ricordarci più spesso di avere un cuore ed un bambino in fondo alla nostra anima. Forse questo porterebbe maggiore rispetto ai nostri cani. 🙂

    • In realtà, Giovanni, ho sempre considerato Pascià una sorta di miracolo della natura-cultura, un unicum. Gli altri cani della mia infanzia (e anche dopo) erano ben diversi… comincio a rendermi conto da pochi mesi che non è facile ottenere tutto questo, ma non è neppure così impossibile.
      Il mio interesse nasce piuttosto da un beagle, in pectore campione mondiale di dis-obedience, che ho frequentato non molti anni fa e a causa del quale ho cominciato a leggere tutto quello che trovavo sull’educazione e gestione dei cani.

  9. bellissimo racconto che mi ha fatto ricordare il mio indimenticato Jazz, pastore tedesco vecchio stile, meraviglioso come babysitter ed impeccabile come cane da guardia. Pattugliava in cancello senza uscire le volte che rimaneva aperto e se un estraneo entrava senza permesso semplicemente gli si metteva al fianco e diventava la sua ombra senza emettere nemmeno un suono, con l’aria neutra. Se mio padre o mia madre non accoglievano la persona, nel caso Jazz se ne andava tranquillo a controllare di nuovo l’entrata, e l’estraneo cercava di uscire scattava la fase due: Jazz partiva di abbaio e sfoderava la considerevole dentatura bloccando il malcapitato e aspettava l’intervento di un membro della famiglia. Che io sappia non ha mai morso nessuno, ma era così determinato e convincente che nessuno ha mai osato contraddirlo.
    Il suo compito lo svolgeva bene: uno degli estranei bloccati così si era rivelato poi un “ladruncolo”.

  10. che commozione! Il cane, i tempi: inizio a invecchiare e avere nostalgia…….quante emozioni hai risvegliato stamani!!!

  11. Bellissimo racconto e posso dire, con orgoglio, che il mio è tra uno dei pochi “cani lupo” veri, anche se alle esposizioni verrebbe additato perchè non scende abbastanza il posteriore…… ahahhhahahah
    PS: pensa che trova le ciabatte anche se non sono al solito posto!!!!!!

  12. Non ho mai vissuto con un pastore tedesco, però… Mia mamma che mi ha trasmesso l’amore per gli animali e per i cani in particolare, mi narrava che il nonno aveva due pastori tedeschi Jago e Flora che utilizzava anche come cani da guardia per la casa, l’azienda ed il podere.
    Conservo delle foto nelle quali mia madre è letteralmente seppellita dai due pelosi la cui mole era ragguardevole.
    Buoni con la famiglia ed i bambini, erano la disperazione dei vagabondi e di chi aveva l’ardire di entrare nel giardino senza annunciarsi(era appena finita la guerra).
    Jago un giorno “ricamò” la coscia di un tizio che, entrato nel giardino senza chiedere forse per rubare una bicicletta, stava sbraitando contro mia madre che, avendolo visto, aveva richiamato l’attenzione del fattore.
    Per sua sfortuna Jago fu più veloce del fattore e per doppia sfortuna il tizio cercò di colpirlo cane con un ombrello….
    Questo è quanto mi ha spesso raccontato mia madre. Ora è anche lei oltre il Ponte e son certo che sia con i suoi adorati Jago e Flora.

    • Oh Silvia, non me lo ricordo più tanto bene. Era color “pastore tedesco”, il colore più normale… non grigio. Credo nero focato…
      Nella foto non è venuto tanto bene, ma è l’unica che ho. Sembra un po’ preoccupato… in realtà era molto fiero e serio e piuttosto imponente.

      • Probabilmente era ancora il periodo in cui non c’era una netta divisione fra pastori da bellezza e da lavoro…E lui riuniva in sè sia la bellezza che il carattere della razza 🙂
        Sai se aveva il pedigree? Sarebbe bello vederlo,io sono un’appassionata e mi incuriosisce sapere da chi “derivava” questo bravo e bello cagnone! 🙂

        • Se anche l’aveva (probabile) si è senz’altro perso.
          Non so nulla della sua origine, se non che era un “cane di razza” che quando ero bambina era una cosa piuttosto rara, considerata quasi un capriccio o comunque un vezzo da appassionati.

      • Probabilmente hai ragione Marcello: nel mio ricordo piuttosto vago non era proprio nero nero e le parti “focate” non erano così rossicce, mi pare di ricordare che fossero più beige… il colore era comunque quello “normale” dell’epoca.

        • Concordo Sciura, erano più “slavati” se comparati a quelli di oggi, ma era il colore “normale” dei PT, poi vennero i colori arancioni e i culi bassi! 🙁
          Ma di certo avevano una gran tempra e un grandissimo equilibrio, non sempre riscontrabile in quelli moderni.
          Non credo sia possibile mettere una foto, ne ho una a colori del nostro gruppo di famiglia, PT inclusa quindi, in cui i colori si vedono bene. Fatta, credo, nel gennaio 1958.

  13. E’ stato emozionante: sia vedere Sciuramaria come articolista, sia leggere una bellissima storia sulla mia razza preferita.
    Ps. non è vero che “i cani lupo così non esistono più”: esistono i pastori tedeschi da lavoro 🙂

  14. Il mio primo cane lupo era proprio così ma non era proprio mio, piuttosto ero io la sua bambina. Il MIO primo pastore tedesco era così e…forse è ancora presto per dirlo perchè èancora piccina…ma il mio pastore tedesco attuale è così. Ci sono, ci sono ancora… è per questo che non si può smettere di amarli.

  15. Grazie, Sciuramaria, avevo proprio bisogno in questi gg. di un articolo così che mi facesse sorridere tanto! Complimenti! (Avevo il cuore straziato leggendo di cani rimbecilliti dagli psicofarmaci, o avvelenati, o strozzati dai collari… O pensare alle scosse telluriche quotidiane e quindi a come riuscire a salvare i miei animali…) Il tuo ricordo di Pascià cade a pennello, e mi rammenta i primi video della mia infanzia, a un anno appena, io con un orrendo gonnellino rosa confetto sotto un bellissimo PT nero focato e mia madre, appena 18enne, che rideva seduta accanto a noi sul pavimento di linoleum e che non si preoccupava di niente, finchè Poldo non saltava addosso pure a lei e la rovescava x terra, ed io mi rialzavo a fatica e gli tiravo le orecchie xkè la lasciasse in pace….
    Ogni tanto un racconto positivo (pur di 40 o 50 anni fa) ci salva la vita!

  16. Che bel racconto! Mi dispiace che oggi non sistano cani del genere, e se esistono, probabilmente io cittadina di una societa industriale che ha visto la natura solo in tv o in vacanza, non saprei come ricreare un rapporto vero..

  17. Quei cani là sono gli unici coi quali non riesco ad avere nessun rapporto. O ci ignoriamo o mi abbaiano da lontano. Eppure ne ho avuta una, Karin, con Dago Von Schloss Dallausen nel pedigree( che i suoi detrattori definivano “il cane pazzo”). Obbediva, ma nulla di più. Voleva essere il cane di un uomo e mi mollava ogni volta che un uomo le fischiava, anche dal marciapiedi opposto.
    Alla fine non ne potei più e la regalai ad un allevatore. Probabilmente era un PT moderno.
    Mi presi un Riesenschnauzer ed ebbi finalmente il mio cane.

  18. AAHHHH! Sto ancora ridendo!
    10 minuti fa in webcam (io sto in Giappone i miei sono a Torino) con mia madre (classe 1938) e mia nonna (97 anni suonati).
    Appena ci colleghiamo chiedono di vedere i cani, gli frega assai di vedere me o mio marito.
    Mia madre ” Eh quando vengo a trovarti voglio proprio vedere dal vero questo bel canelupo bianco che hai (un incrocio hokkaido bianco)”
    Mia nonna “Sembra tutto il cane di zio Vigin” (zio Luigi per la cronaca aveva un pastore maremmano) “pero` anche Maro (uno shiba nero) e` proprio un bel lupetto!”
    Sciumarie si nasce e io, modestamente, la nacqui!

  19. bellissimo… anche nella mia famiglia ci sono un sacco di le cui gesta vengono ancora raccontate ai bambini. Alcuni non li ho nemmeno conosciuti… vivono ancora grazie alle loro imprese.

    • Penso che tu abbia ragione, Softlight! Al di là di Rintintin, beati quei bambini che ne hanno avuto uno! (Per quanto mi riguarda, è il primo ricordo della mia vita e molto probabilmente il migliore… Tutto il resto poi sfuma)

  20. cavolo!! allora non sono l’unico ad avere un pastore ted… oops Lupo (con pedigree sbagliato perchè porta la dicitura pastore tedesco) che inchioda la gente al muro!
    Una volta lo lasciai in giardino da mia nonna (sciuradele) e ce ne andammo in paese cosa vuoi che arrivò un bel ragazzo marocchino con due borse di plastica piene di vestiti che decise di aprire il cancelletto ed entrare per vendere non so cosa.
    Il cane dormiva all’ombra dall’altra parte della casa ed è arrivato che già il venditore era sui 3 scalini davanti a casa di mia nonna.
    cosa vuoi che dopo 2 ore siamo tornati e c’era il cane seduto in fondo ai gradini che fissava il ragazzo e quest’ultimo in piedi sopra ai gradini impossibilitato a muoversi.
    Il cane ringhiava e si alzava non appena il ragazzo faceva un passo così il malcapitato ha pensato bene di rimanere fermo e non rischiare oltre 🙂
    Un’altra volta i testimoni di Geova hanno pensato bene di entrare nonostante mia nonna li invitasse a non farlo… ma questa è un’altra storia. credo siano diventati Musulmani dopo…

  21. complimenti per il sito, e per la bella storia!
    non potevo chiudere senza scrivere che ne esistono ancora… o almeno fino allo scorso anno ne esisteva uno.. il mio adorato Akbar: cane sensibile e intelligente. Pronto ad imparare ogni cosa e pieno di iniziativa.
    Cane lupo, non pastore tedesco, visto che di certificati di nascita non c’era nemmeno l’ombra… ma bello, buono e simpatico. A cui lascio questo post come omaggio

  22. Guardate che pt veri si trovano ancora.
    Io ho il maschio che proviene da un allevamento italiano che lavora x polizia guardia di finanza carabinieri ecc
    E la femmina da un allevamento austriaco che seleziona cani x l’esercito.
    Bisogna sapere come….maneggiarli perche dentro hanno il fuoco, ma se ben socializzati come i miei puoi portarli ovunque. Sempre facendo attenzione.

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