di SCIURAMARIA – Per quasi due anni la Sciuramaria ha frequentato intensamente un beagle di ragguardevoli dimensioni, almeno quattro centimetri sopra lo standard, ma molto bello ai suoi occhi, perché più grande e con lo stop non troppo pronunciato.
Se da questo traeste la conclusione che alla Sciura i beagle non piacciono poi molto, avreste probabilmente ragione, ma fareste meglio a non dirlo per non dovervi sorbire un’arringa sul fatto che Biko era il beagle più bello del mondo, molto più bello di quelli in standard.
Viveva in assoluta simbiosi con l’unico umano per cui avesse un minimo (proprio solo un minimo) di rispetto, che era il compagno della Sciuramaria. Erano sempre insieme e per sempre intendo in ogni minuto e secondo del giorno e della notte.
Anche….? Sì, anche, qualunque cosa intendiate con ” anche”.
Se era lasciato da solo, Biko abbaiava e distruggeva qualunque cosa possa essere rotta dai denti di un cane, e non sono poche.
A un osservatore esterno e imparziale poteva sembrare che la sua principale se non unica dote fosse quella di non aver mai morso nessuno.
I difetti, invece, li aveva tutti.
Tirava al guinzaglio tanto da farvi stupire che l’umanità non abbia mai usato i cani per trainare l’aratro. Non veniva al richiamo nemmeno ammazzato: tornava quando voleva lui, magari dopo ore e ore che lo aspettavi in preda all’ansia.

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Era un abilissimo ladro e ti fregava il pranzo da sotto il naso senza dimostrare vergogna, scrupoli o incertezze. Litigava con qualsiasi cane adulto maschio, di ogni razza, taglia, colore.

Dormiva sul letto, si rilassava sul divano e in auto pretendeva di sedere davanti, accanto al guidatore. Faceva pipì ogni dieci passi, ma dopo aver annusato e riannusato a lungo, per essere sicuro di centrare con precisione il decimetro quadrato che intendeva marcare. Per la cacca, invece, gradiva un unico posto,  a 7 chilometri (letterali, non per iperbole) da casa.
Il suo umano cercava di resistere, ma quando i giorni passavano e a Biko non veniva mai “l’ispirazione”, capitolava e lo portava nella grande aiuola pubblica in cui il cane poteva acquattarsi sotto i ginepri striscianti, tanto per rendere più avventuroso il recupero di dovere. Fortunatamente nei pressi c’era un’ottima pasticceria.
L’unico segno di rispetto per il suo umano era costituito dal fatto di esentarlo dalle sue monte, che riservava a chiunque stazionasse nel suo raggio d’azione per più di 15 minuti.
A raccontarlo sembrerebbe un cane insopportabile: però era così simpatico, ma così simpatico che la Sciuramaria gli perdonava tutto.
Perché Biko faceva “le facce” ed era – o sembrava – così espressivo che non si poteva fare a meno di ridere e le donne perdonano volentieri molte cose a chi le fa ridere.
Così la Sciuramaria ha iniziato a prestargli la voce, in pratica a doppiarlo, anche nella segreta speranza che l’umano iniziasse a viziarlo un po’ meno. Se c’è un prontuario delle cose da non fare con il cane, l’umano senz’altro le faceva assolutamente tutte, comprese probabilmente alcune che ancora nessuno ha messo per iscritto. Però adorava quel cane e fortunatamente Biko, sia per razza che per indole individuale, si era limitato a diventare un solenne e simpatico rompiscatole, evitando di trasformarsi in una belva sanguinaria.
All’inizio la Sciura che doppiava il Beagle si limitava a cose semplici tipo “Capo, se mi sgridi quando torno, io ancora meno voglia avrò di tornare la prossima volta” con variazioni tipo “Capo, non so quanto sono stato via. Comprami un orologio”.
L’umano rispondeva a tono (dio li fa e poi li accoppia).
Il dialogo che ebbe maggior successo nella piccola società costituita dalla Sciura, l’umano e l’inconsapevole Biko fu (circa) il seguente.
Umano: “Sono tre ore che ti aspetto”
Sciura-Biko: “Non arrabbiarti capo, dovevo dare la caccia al feroce capriolo”
Umano: “Biko, i caprioli non sono feroci”
Sciura-Biko: “Come no? anche le tigri ne hanno paura”
Umano: “Ma va là”
Sciura-Biko: “Hai mai visto tigri su queste colline?”
Il cane contribuiva al teatrino esibendo una faccia da impunito perfettamente coerente col doppiaggio e intimamente soddisfatta.

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Aveva due modalità di funzionamento: naso-on e naso-off. In quest’ultima era un cane normale, ma quanto accendeva il naso non capiva più niente. Procedeva muso a terra, con un rumore tipico che somigliava a un’aspirapolvere e niente e nessuno poteva fermarlo. Era l’unica tregua dalla simbiosi e poteva durare da qualche minuto a diverse ore: i feroci caprioli sono spesso faticosi da tenere a bada.
Ci mise un po’ ad avere un minimo di rispetto anche per la Sciuramaria,  che si difendeva dalla sue avance, più o meno gerarchiche che fossero, con la fiamma di un accendino che lo faceva infuriare ma anche desistere dall’avvicinarsi. Abbaiava tutta la sua rabbia, ma rinunciava.
La Sciura iniziò a leggere libri sui cani, ma non fu mai capace di insegnargli nemmeno il seduto, a meno di non sventolargli qualcosa di commestibile sopra la testa. Esploravano insieme la collina e questo il cane pareva gradirlo. Tentava di convincere l’umano a gestirlo con un minimo di rigore ripetendogli che non era un bambino stupido ma un cane intelligente, anche se di quest’ultimo aggettivo spesso dubitava, ma la frase suonava meglio così.

A causa di una grave malattia, a 7 anni, fu necessario amputargli una gamba e Biko iniziò la sua vita da tripode vivace, che fu purtroppo breve: meno di un anno.
Dopo due settimane di convalescenza dall’operazione correva per la collina quasi come prima. Non perse né allegria né improntitudine, ma diventò molto più dolce e, pur senza essere nemmeno lontanamente ubbidiente, era però più equilibrato e la sua attitudine al comando era meno imperiosa, nonostante godesse di un’indulgenza ancor più esagerata. Era come se si sentisse più debole e vulnerabile e avesse deciso di affidarsi, almeno un poco, ai suoi umani.
Anche con tre gambe tirava al guinzaglio come prima o quasi, ma la Sciura riuscì a insegnargli il comando “piede” che eseguiva, sia pure a tratti e con incertezza.
Ora riposa in un angolo ombroso di un grande giardino, dove è stato sepolto come un faraone, con la sua coperta, le sue ciotole e il suo giochino preferito. Le piante là sopra sono ormai rigogliose e hanno quasi coperto la scritta sulla pietra locale accuratamente scelta perché assomigliava a un cuscino: “Biko, 2007, a perenne difesa dal feroce capriolo”.

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22 Commenti

  1. Vergogna, farmi lacrimare alle 08:42 di lunedì. Non è leale.
    Bellissima storia. Mi piacerebbe che i miei cani restassero con me anche “dopo”, dotto un albero frondoso…

  2. Sciuramaria… chapeau! Scritto bene e con il cuore mescolato a ironia e sentimento, un cocktail perfetto. EW mi sono anche commossa (oltre ad aver riso).
    Brava. ;D

  3. I lucciconi agli occhi in una sala d aspetto del dottore non è il massimo…! Ma che bella storia che ci hai raccontato sciura!

  4. Ho un beagle anch’io e quanto è difficile educarlo e gestirlo al meglio… so che non sarà mai un cane ubbidiente al massimo ma ci sto lavorando e ci si può riuscire o quantomeno provare! “Ma che razza di cane ci siamo portati a casa” è stato il commento di mio marito dopo qualche mese dal nuovo arrivo… E’ fuori standard anche il mio ma chi non pensa, come la Sciura, che il suo cane sia il più bello in assoluto? Molto bella questa storia, la storia di un grande amore!

    • kika… personalmente, per quanto abbiamo amato Biko (e l’umano molto più di me) abbiamo deciso “mai più beagle”, anche se per ottenere un cane viziato come lui bisogna mettersi proprio d’impegno 😉

  5. Che bella sotira!!!
    Alcuni anni fa abitavo fuori Torino e la mia vicina di casa aveva una bigle, Fanny. Siamo subito diventate amiche e a lei piacevano anche i miei gatti (aveva anche allattato un gattino che la considerava la sua mamma). Anche lei scappava sempre e ci faceva prendere dei mezzi infarti. Alla sera la padrona la lasciava venire a dormire da me.
    Ora non c`e` piu` purtroppo
    Che nostalgia di Fanny mi e` venuta a leggere di Biko!!!!

  6. Ok , lo confesso: ho adorato tutti i racconti della Sciuramaria ma questo l’ho salvato e me lo leggerò con calma a casa. Che beagle e lapide sono un binomio che mi farà sicuramente piangere. E non posso certo permettermelo in pubblico. Però non riesco a resistere, lo leggerò lo stesso, ma supportata dal mio Anakin e al riparo delle mura domestiche. Per ora un applauso sulla fiducia

  7. Ho un beagle molto simile a Biko. Cesare è del 2001 e… vista la città e viste le similitudini (l’altezza fuori standard prima di tutto…) finisce che sono pure parenti!
    Cesare è zuccone da morire, ti guarda con l’occhio a fessura (perchè lui capisce quel che gli dici) ma se ne strafotte. Ma non è che la testa di cocco è una prerogativa del beagle? 🙂

  8. Francesca, Biko era emiliano (non ricordo esattamente di dove) e veniva da una specie di Green Hill di 12 anni fa: un allevamento di beagle destinati alla sperimentazione animale che poi invece li ha venduti (non regalati in quel caso, solo venduti a basso prezzo) a privati, non so per quale motivo.
    Comunque i beagle sono così: simpaticissimi ma assolutamente anarchici. Molto motivati al cibo, però: e questo può essere uno strumento per insegnar loro un minimo di creanza. Attualmente frequento il beagle dei nostri vicini in collina, che è molto amico del mio cane. Gli abbiamo insegnato “seduto” e risponde al richiamo, sia col suo nome che con quello del mio cane :-).

  9. Che sciocca che sono! Avevo pensato che Biko fosse savonese!
    Sui ‘comandi’ Cesare e’ un cane da circo, sa fare cose ” utilissime”, tipo dare la zampa, il seduto e il ‘terra’. (con un biscotto davanti salterebbe nel fuoco…!) ma nn appena liberato dal guinzaglio…. Chiss’e visto s’e visto….. 🙂 il richiamo e’ una cosa che nn siamo riusciti a insegnargli…

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