di SCIURAMARIA – Preparate i fazzoletti, perché non è una storia allegra. Non la volevo raccontare, ma i miei due lettori che già conoscono le mie vicende coi cani mi invitano a scriverla. Dicono che alla Chopper glielo devo.

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Erano i secondi anni sessanta, io andavo al liceo e abitavo in periferia, in un tempo e in un luogo in cui era semplicemente la città che si diluiva progressivamente nella campagna senza particolari brutture o degradi. Non era infrequente che ci passasse qualche cane a spasso per i fatti suoi, che si prendeva forse qualche ora di libertà prima di tornare alla casa colonica cui apparteneva.
La Chopper, allora ancora anonima, pareva una di questi.
Non era bella, poverina, nemmeno un po’.
Era una lupastra bastarda, decisamente più piccola, più magra e più spelacchiata del pastore tedesco da cui pareva derivare.
Non so come abbiamo fatto amicizia, davvero non lo ricordo, ma è successo che io le portavo da mangiare e la accarezzavo e lei mi accompagnava camminandomi a fianco (non so cosa darei per ottenere adesso la stessa condotta senza guinzaglio dal mio cane!). Dopo qualche giorno le ho dato un nome e lei lo ha imparato subito.
Quando salivo sull’autobus la mattina per andare a scuola non cercava di seguirmi, ma tornava indietro, ad aspettarmi davanti a casa.
Mia madre vedeva a volte dalla finestra queste lunghe attese, ma era imprintata indelebilmente su Lassie e sosteneva che, appena avesse ripreso le forze, sarebbe tornata nella sua casa: era certa che fosse solo di passaggio.
Nel giro di qualche giorno iniziò a venirmi a prendere alla fermata del bus, quando tornavo da scuola, ma la cosa straordinaria è che imparò l’orario: i giorni in cui avevo cinque ore e quelli in cui ne avevo quattro. Lo imparò prima di mia madre, che quando aveva dei dubbi si regolava sulla Chopper per sapere quando sarei tornata: guardava dalla finestra e sapeva che la cagna si sarebbe alzata circa 5 minuti prima dell’arrivo dell’autobus.
Non abbiamo mai capito come facesse. Credo che nemmeno se avessi puzzato come una capra avrebbe potuto sentire il mio odore quando uscivo da scuola, a oltre tre chilometri in linea d’aria.  Ritengo improbabile che avesse un sistema per tener conto dei giorni, oltre che delle ore. Può darsi che ci fossero altri eventi casualmente presenti solo nei due giorni in cui avevo 4 ore, come per esempio un camioncino che faceva consegne e che lei aveva collegato.
A quel tempo non trovavo la cosa eccezionale come la ritengo adesso, anzi. La Chopper assomigliava molto, come comportamento, ai cani dei film e dei libri, e mi pareva normale che fosse così.
Era una cagna dolcissima e io le volevo bene, anche se non la consideravo mia: mi pareva che fossimo amiche, come se fosse possibile avere con un cane un rapporto paritario e indipendente, senza assunzione di responsabilità. Ma avevo 16 anni e credo sia perdonabile.
Lei mi accompagnava e mi veniva a prendere all’autobus e io le portavo del cibo: con l’occasione le facevo delle coccole e bighellonavamo un poco verso la campagna. Quando non era con me, si accovacciava da qualche parte vicino a dove abitavo. Tutto qui.

Un giorno mi accorsi con grande spavento che perdeva sangue e la portai a casa, per soccorrerla e curarla, anche se non ne avevo il permesso. Era semplicemente in calore, ma io non sapevo come funzionano queste cose: me lo spiegò mia madre, tranquillizzandomi.
Dopo qualche giorno la Chopper sparì. Non venne all’autobus e non si fece vedere da nessuna parte.
Mia madre si riconfermò nella sua convinzione che fosse partita per tornare a casa o, in alternativa, che avesse trovato un cane di suo gradimento.
Diversi mesi dopo i nostri vicini confessarono candidamente di aver chiamato l’accalappiacani per la Chopper “perché era anche malata e avevamo paura che i bambini si prendessero qualcosa” (purtroppo non ero solo io a non sapere come funzionano i calori delle cagne) e perché io avevo iniziato a portarla in casa e temevano che l’avremmo adottata.
Ormai era passato troppo tempo e non eravamo più in tempo, purtroppo, a reclamarla.
Mia madre soffrì credo più di me, perché sentiva di aver tradito la fiducia di entrambe. Giurò ai vicini un odio implacabile che si estrinsecò negli anni in una gelida e perfida cortesia, che le era propria, e nell’assoluta indifferenza alle loro proteste perché Mauri (il nostro successivo cane) abbaiava spesso a gran voce. Non fece mai nulla, nemmeno il più blando tentativo, per evitarlo.
Quello che io mi chiedo tuttora è perché mai ce l’abbiano detto.
Non potevano tacere? Quando la Chopper era sparita l’incertezza sul suo destino non mi aveva colpito così tanto…
L’insensibilità delle persone non fa distinzione, evidentemente, tra umani e cani.

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11 Commenti

  1. Che schifo veramente -.-‘ poi il candore con cui ti hanno informata, pareva che l’ avessero fatto apposta per ferirti o.O ma come si fa? attacco di tristezza allucinante

  2. A me è capitato lo stesso…Boby era un cane maschio…e a chiamare gli accalappiacani furono, invece, proprio i miei genitori…

  3. ma cosa può esserle successo? come funzionava ai tempi? venivano soppressi o semplicemente messi in canile?
    (non so se voglio davvero saperlo).

    • Venivano soppressi, dopo un tempo piuttosto breve in cui rimanevano in canile in attesa di eventuali “rivendicazioni”. Non so cosa succedeva ai cani con la “medaglietta”, quelli cioè che avevano sicuramente un proprietario che pagava la tassa sui cani… Ma la Chopper non l’aveva 🙁

      • oddio no…..so ke erano altri tempi ma…kissà ke cosa avrà provato, povera dolce chopper….un pensiero per lei, e anche una lacrima cara cagnolona

      • Ad Alessandra e a Sciuramaria: è vero, venivano GASATI, lo so per certo (almeno nella mia città in Veneto), pure quelli con la medaglietta se i proprietai non li reclamavano in tempo (molto mooolto stretto!, neppure un mese)Ne so qualcosa io….

    • Venivano soppressi se non “riscattati” entro un tot di giorni (non ricordo quanti): come succede ancora oggi in America e in Inghilterra, per esempio…

        • Figurati, abbiamo risposto in tanti dicendo la stessa cosa … mica è un delitto :-).
          Il delitto era ammazzare cani sani e docili, purtroppo. Almeno in questo l’Italia è stata all’avanguardia nel promulgare una legge che oggi impedisce l’eutanasia troppo facile; peccato che tutta la legge (molto valida) che dovrebbe proteggere i cani venga regolarmente disattesa e che non solo si ammazzino ancora troppi cani, ma molti altri siano costretti alla galera a vita nei canili lager…che non so quanto sia meglio della morte 🙁

  4. Che dire dopo tanto tempo, Guido? Beh, è qualcosa di straziante, che mi strappa le viscere dalla gola anche ora che l’ho appena letto. Ci sono cose indimenticabili, che ti lacerano sempre ogni volta che ti tornano in mente.
    Alla Sciuramaria neppure io so cos’altro aggiungere, xkè rimane sempre quest’ombra, questo vago senso di colpa anche se eravamo giovanetti, e ingenui, e fiduciosi… Non avere fatto abbastanza x LORO… xkè magari è stato qualcun’altro a fare sin TROPPO, e MALE… e noi non potevamo saperlo.
    Una lacrima sincera per Chopper, Sciuramaria, te lo giuro, non me la può togliere nessuno.

    Infine, un velocissimo pensiero per Oreste. Gli anni erano sempre quelli, la seconda metà dei Settanta. Potevo avere 4 o 5 anni, andavo in piazza con mia madre poco più che 20enne, luogo di aggregazione degli “alternativi” padovani. Oreste era un meticcio orrendo, lungo, corto e brutto come un topo, diciamo tutta la verità. Ma Oreste arrivava in piazza ogni sacrosanta mattina insieme ai suoi padroni, che poi lo mollavano là per andare alle assemblee studentesche o alle lezioni universitarie. Oreste si faceva tutto il giorno i fatacci suoi, e se prima di sera non rivedeva i padroni prendeva il bus, quello giusto, l’ultima corsa serale per la periferia: poi li aspettava davanti casa, scendendo alla fermata esatta, dopo una bella giornata in libertà. Gli esercenti delle piazze lo conoscevano e lo sfamavano abbondantemente prima che ripartisse. (Anche i guidatori del bus lo conoscevano bene, e si compiacevano di non doverlo avvertire arrivato alla fermata più vicina a casa. Si limitavano ad aprire le porte anche se non arrivava a suonare il campanello…)
    Tra il 1979 e l’80 il movimento alternativo padovano è stato sterminato. Pure i padroni di Oreste sono stati messi in galera per qualche settimana. Ma al loro ritorno in libertà il proprio cane non l’hanno più trovato, neppure al canile comunale. Oreste è sparito in un paio di settimane, e nessuno da allora ne ha più saputo niente.

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