giovedì , 23 novembre 2017
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Inchiesta: eutanasia troppo facile anche in Italia (perché le regole NON CI SONO)

di VALERIA ROSSI – Sempre più spesso – anche per via delle trasmissioni TV che ci mostrano all’opera educatori e rieducatori stranieri – capita di parlare della facilità con cui vengono soppressi i cani all’estero.
La quasi totalità dei Paesi prevede l’abbattimento dopo alcuni giorni di permanenza in canile, se nessuno adotta il cane, e vengono soppressi ancor prima di questo termine i soggetti giudicati “non adottabili” in base alla loro presunta pericolosità.
Abbiamo parlato in questo articolo del modo davvero vergognoso in cui si svolgono queste valutazioni caratteriali a base di mani di plastica e bambolotti-robocop, ma la triste verità è che in molti casi si tratta solo di accorciare la vita del cane di qualche settimana, perché chiunque rimanga in canile finisce comunque per essere ucciso.
E l’Italia? Ah, l’Italia sembrerebbe un’isola felice, da questo punto di vista: qui non si possono sopprimere gli animali sani.
L’art. 2 della legge n. 281/91, che si limita ad occuparsi dei soggetti ricoverati in canili e rifugi, dispone che la loro uccisione sia consentita in modo esclusivamente eutanasico, a opera di medici veterinari e  “soltanto se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità”.
La legge n. 189/2004, che si occupa della tutela dei diritti degli animali, ha vietato l’uccisione di qualsiasi animale se effettuata per crudeltà e senza necessità, ampliando così il divieto di soppressione di cani sani anche a quelli di proprietà (che fino ad allora potevano essere tranquillamente ammazzati su richiesta dei proprietari).
Resta, purtroppo, il punto della “comprovata pericolosità”, alla quale si appellano con la massima nonchalance tutti coloro che vogliono disfarsi del proprio cane. In pratica, basta affermare che il cane ha morso qualcuno in famiglia e il veterinario può sentirsi autorizzato a sopprimerlo.
Per quanto riguarda gli animali liberi, incredibilmente si fa riferimento SOLO all’art. 672 del Codice penale, relativo all’omessa custodia o al malgoverno di animali. Leggiamolo:

Dispositivo dell’art. 672 Codice Penale Fonti → Codice Penale → LIBRO TERZO – Delle contravvenzioni in particolare → Titolo I – Delle contravvenzioni di polizia (art 650-730) → Capo I – Delle contravvenzioni concernenti la polizia di sicurezza Chiunque (2) lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti, o ne affida la custodia a persona inesperta, è punito con la sanzione amministrativa da venticinque euro a duecentocinquantotto euro.
Alla stessa sanzione soggiace:
1) chi, in luoghi aperti, abbandona a se stessi animali da tiro, da soma o da corsa, o li lascia comunque senza custodia, anche se non siano disciolti, o li attacca o conduce in modo da esporre a pericolo l’incolumità pubblica, ovvero li affida a persona inesperta (3);
2) chi aizza o spaventa animali, in modo da mettere in pericolo l’incolumità delle persone [c.c. 2052] (4).

Note (2) L’illecito può essere commesso da colui che ha il possesso dell’animale, ossia colui che ne abbia un qualsiasi rapporto di materiale disponibilità. Non risponde, pertanto, il padrone che abbia affidato l’animale ad un terzo, a meno che non si tratti di un soggetto inesperto. La pericolosità dell’animale deve essere accertata caso per caso: essa non è mai presunta.
(3) In tal caso non è richiesto l’accertamento sulla pericolosità dell’animale; esso si presume, in ragione dello stato di libertà in cui si trova e dell’indole stessa (animali da tiro, da soma o da corsa) che li rende pericolosi se non custoditi.
(4) Cfr. anche art. 1, l. 7-2-1992, n. 150 come modificata dal d.l. 12-1-1993, n. 2 conv. in l. 13-3-1993, n. 59 (Disciplina dei reati relativi all’applicazione in Italia della convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione nonché norme per la commercializzazione e la detenzione di esemplari vivi di mammiferi e rettili che possono costituire pericolo per la salute e la incolumità pubblica).

Questo articolo del Codice penale in realtà NON parla affatto di forme di “pericolosità” che possano giustificare l’eutanasia, ma solo di persone che, lasciando incustoditi o malgovernati i propri animali, ne “causino” uno stato di pericolosità (in automatico: libero=pericoloso!) e quindi siano passibili di contravvenzioni.
Come ci si può basare su questo per definire la pericolosità di un cane?
Eppure, da più parti, si legge che ci si basa esattamente su questo: a questo link trovate un esempio relativo all’ASL di Cuneo, ma mi è stato inviato anche questo documento redatto da medici veterinari di Milano che fa lo stesso identico riferimento allo stesso articolo del CP.
Insomma, a quanto pare NON ESISTE ALCUNA REGOLAMENTAZIONE – se non l’articolo 672, che di fatto non c’entra nulla – che dia norme precise da seguire per  comprovare la pericolosità di un cane.

Il risultato è che, ovviamente, ognuno fa quello che gli pare.
Lo scorso week end ero a Firenze a tenere uno stage per il corso CSEN, al quale era presente un veterinario di Grosseto che mi ha assicurato che nel loro Comune (o forse in tutta la Toscana, non ne sono certa) esiste una regolamentazione che impone la valutazione caratteriale da parte di tre diversi  veterinari, prima di poter sopprimere un cane sano. Purtroppo questa regolamentazione mi è stata consegnata su una chiavetta USB che io ho dimenticato in macchina di un’amica: lei me la spedirà, ma ancora non mi è arrivata. Mi riservo di tornare sull’argomento non appena l’avrò ricevuta e visionata.
A Milano mi è stato assicurato da due diversi veterinari che per la valutazione basta e avanza un parere: e non c’è neppure bisogno che sia il parere di un veterinario comportamentalista. Basta che sia un veterinario.

In Piemonte, purtroppo, pare che funzioni nello stesso modo: il presente articolo, infatti, origina da un caso ben preciso, e cioè dal fatto che al canile di Piossasco sia arrivato un cane corso morsicatore per il quale i volontari della LIDA (che operano all’interno dello stesso canile) avevano chiesto l’intervento di Claudio Mangini, dopo che lui aveva efficacemente recuperato un altro caso difficile, quello del bull terrier Bruto/Raul di cui abbiamo dato ampio resoconto su queste pagine.
La telefonata a Mangini è arrivata giovedì sera e lui si è detto disponibile a recarsi a Piossasco il lunedì successivo (stiamo parlando della settimana scorsa e dell’inizio di questa) per valutare il caso. Dopo poche ore, però, arrivava questo SMS:

Ciao Claudio, scusa l’ora: brutte notizie. Sembra che ci sia già in atto un procedimento dell’ASL e quindi non c’è nulla da fare per evitare l’eutanasia. Domani mi diranno se effettivamente è così. Il veterinario in questi casi non può fare nulla per evitarla; mi dispiace averti disturbato così tanto se non si può più fare nulla, ma noi siamo solo volontari, cerchiamo di fare il bene per loro, per tutti loro. Io spero che ci sia una possibilità, ma volevo avvisarti di questa brutta notizia. Ci sentiamo domani sperando di dirti che ci hanno concesso l’opportunità di dargli un’altra chance.

A questo punto (è venerdì mattina) ci attiviamo tutti – ovvero i soliti tre: la sottoscritta, Claudio Mangini e Davide Cardia – per capire cosa stia effettivamente succedendo.
Davide parla con i volontari, che confermano il contenuto dell’SMS. Io cerco inutilmente di parlare con il veterinario del canile, il quale “non può venire al telefono” ma mi fa dire dalla sua segretaria che non è prevista alcuna eutanasia, ma che il cane è semplicemente sotto osservazione per il protocollo antirabbico (dieci  giorni, che scadono la domenica) e che il lunedì “il cane verrà riconsegnato ai proprietari”.
Nel frattempo si viene a sapere che la valutazione comportamentale del cane sarebbe stata effettuata da un’educatrice, non veterinaria, con la quale parla Claudio al telefono e che gli conferma la necessità di sopprimere il cane, dicendogli che “sono quindici anni che si occupa di cani aggressivi, e se dice che questo è da sopprimere è perchè è da sopprimere”, punto.
Sì, ma in base cosa? Con quali competenze?
A questa domanda, rivoltale da Davide Cardia in una seconda telefonata smentisce di aver decretato personalmente la pericolosità del cane (in quanto il suo ruolo di educatrice non glielo consente) e sostiene che il cane fosse stato valutato precedentemente da una veterinaria.

Non sono a conoscenza della diagnosi esatta, perché non ci è stato comunicato il nome di questa veterinaria: posso comunque presumere che, come è già accaduto  in molti altri casi, sia stata chiamata in causa l’aggressività idiopatica.
Ora, chiariamo un attimo questa questione, che è ancora al centro di diversi studi: con questo termine si indica solitamente un’aggressività senza spiegazioni plausibili, non riconducibile alle classiche reazioni che presumono azioni di un certo tipo.
La “traduzione” di “idiopatico” l’ha data in modo molto onesto efficace la dottoressa Bevere in un articolo sull’epilessia, laddove afferma: “la parola idiopatica non è altro naturalmente che un bel modo per dire “non lo so” (omissis). Siccome “non lo so” a noi medici pare poco bello, allora ci siamo messi d’accordo per usare la parola “idiopatico””.
Questo vale ovviamente ANCHE per l’aggressività, con un’aggravante: l’aggressività idiopatica (a differenza dell’epilessia) è completamente sconosciuta negli animali selvatici. E’ quindi ancora più lecito pensare che “aggressività idiopatica” significhi, in realtà, “aggressività che per il cane ha sicuramente una ragione ben precisa, non necessariamente legata a malfunzionamenti organici (anche perché, se fosse legata ad uno stato patologico, riesce difficile pensare che non ne vadano soggetti anche gli animali selvatici), che però io non riesco ad individuare”.
Magari, però, qualcun altro potrebbe riuscirci…se non sopprimessimo il cane prima che possa provarci.
Purtroppo far fuori il cane è più rapido e più comodo, e soprattutto evita figuracce (pensate che smacco, vedere risolto un problema di aggressività che il veterinario o l’educatore di turno aveva definito “idiopatica”!).

Sia chiaro: NON sto dicendo che Claudio Mangini, titolare di bacchette magiche o di altri poteri sovrannaturali, avrebbe sicuramente risolto il caso e rieducato il cane. Assolutamente no.
Sto dicendo però, che è un professionista abituato ad avere a che fare con cani “tosti”.
E dico che etica e sentimenti umani avrebbero dovuto permettere a quel cane di avere la solita, semplicissima chance di essere valutato e – nel caso – di poter iniziare un TENTATIVO di rieducazione in mani esperte e competenti.
Non intendo con questo criticare l’operato dell’educatrice che ha testato il cane (e che comunque sostiene di non averci lavorato, quindi non si può neppure dire che abbia fallito), né criticare a priori la diagnosi della veterinaria (non mi risulta essercene alcuna da parte del veterinario di Piossasco, che – a quanto sostengono i volontari – si è limitato a prendere atto di quanto affermato dall’educatrice, in cui ripone molta fiducia).
Quello che posso dire è che la mia esperienza personale mi porta a diffidare delle “aggressività idiopatiche” perché, su nove casi di cani morsicatori che mi sono stati presentati con questa diagnosi, otto sono stati recuperati senza farmaci e senza coercizioni di sorta, semplicemente modificando le regole gerarchiche all’interno delle rispettive famiglie. Otto su nove casi, infatti, erano casi di aggressività da dominanza esasperata al punto che il cane scattava senza bisogno di motivi scatenanti, solo per ribadire la sua posizione di superiorità.
Ovviamente non aiuta, al giorno d’oggi, la diffusa tendenza a negare l’aggressività da dominanza – in onore dell’ormai dilagante buonismo e delle cosiddette “nuove teorie” a base di fumo & business: ma anche volendole cambiare nome (ora va di moda chiamarla “aggressività sociale”), il concetto non cambia. Se invece la chiamiamo “sindrome del Dr. Jekyll e Mr. Hide”, come ho letto su un forum (diagnosi di una veterinaria comportamentalista), le cose decisamente si complicano un po’.
Un’altra cosa che posso dire – sempre per esperienza personale – è che educatori e veterinari comportamentalisti (non certo per colpa loro) NON hanno quasi mai le competenze necessarie ad affrontare un caso “importante” di aggressività familiare, semplicemente perché, novanta volte su cento, l’aggressività l’hanno studiata solo sui libri, ma di casi reali ne hanno visti pochi: e quei pochi solo in rarissimi casi vengono effettivamente “affrontati”, perché il cane aggressivo FA PAURA. E la fa a ragion veduta.

Mettersi a lavorare su un cane fortemente aggressivo (specie quando l’aggressività scatta senza ragioni apparenti) significa rischiare i braccini e le manine, perché spesso si è costretti alla scontro fisico (non voluto dall’operatore, ma deciso dal cane) e sono veramente poche le persone che se la sentono di affrontarlo. La sottoscritta ammette tranquillamente e senza vergogna che dopo aver lavorato per una decina d’anni al recupero di cani aggressivi, oggi che è diventata tardona e fisicamente più lenta, preferisce non mettere più in gioco i braccini suoi  (peraltro già abbastanza “masticati” in passato, anche se mi è andata decisamente bene visto che non ho mai riportato ferite gravi…ma quelle non gravi fanno male lo stesso!), ma approfittare del fatto che ci siano persone più giovani e forti disposte a correre i rischi che un tempo correva in prima persona.
Insomma, non sto dando a nessuno del cagasotto: capisco benissimo chi non se la sente di metterci la faccia (e i braccini). Però l’alternativa non è quella di ammazzare cani random, ma quella di utilizzare le competenze (e il fegato) delle persone che ce l’hanno.

Ripeto ancora una volta: NON sto facendo diagnosi su un cane che non ho mai visto. NON sto dicendo che sarebbe stato sicuramente recuperabile. Dico solo che gli è stata negata la chance di cui parlavo sopra e che il cane, nonostante tutti i nostri tentativi, è stato soppresso lunedì mattina, come ampiamente previsto.
Mi hanno preso in giro con la storia della “riconsegna ai proprietari”?
Ovviamente SI, anche se tecnicamente potrebbero anche dire di no: infatti il cane è stato riconsegnato davvero a questi signori, già terrorizzati dal loro cane. Gli è stato riconsegnato sedato, con la domanda: “Cosa dobbiamo farne?” e non risulta che sia stato loro proposto di affidarlo per qualche tempo a Mangini o a chiunque altro.
Personalmente avevo anche dato il numero di Mangini alla segretaria del dottore, chiedendole se poteva passarlo ai proprietari del cane (il LORO numero non potevano darmelo per via della privacy): non so se l’informazione sia mai stata passata agli interessati, ma so che, al momento della riconsegna, loro hanno chiesto di sopprimere il cane. E così è stato fatto.

A fronte di avvenimenti di questo genere, ho mandato anche una richiesta di informazioni ad un medico veterinario che, in una email di qualche giorno fa, aveva scritto testualmente queste parole: l’eutanasia è pratica pressoché sconosciuta e sempre invisa presso i veterinari ASL TO3.
E meno male: pensate cosa succederebbe se invece fosse una pratica comunemente accettata…

La mia email, inviata ieri, al momento non ha avuto alcuna risposta. Non la pretendo a stretto giro di posta (neppure elettronica), ma spero che una risposta arrivi: anche perché, non più di due settimane prima, un altro cane corso (la foto ritrae un bel soggetto di questa razza e non ha alcuna relazione con il soggetto di cui stiamo parlando) è stato eutanasizzato perché la giovane proprietaria, rientrando a casa dopo aver bevuto un po’ troppo, si era scatafasciata addosso al cane che stava dormendo ed era stata morsa (MA VA’?!? Vorrei sapere quanti cani, sorpresi nel sonno nello stesso modo, avrebbero reagito diversamente).
In questo caso mi è stato spiegato che l’ASL “non c’entrava nulla”, ma che la decisione di sopprimere il cane fosse stata presa dal padre della ragazza, che si è rivolto ad un ambulatorio privato.
Ovvero: un proprietario di cane può andare tranquillamente dal suo vet, dire “il cane ha morso, quindi è pericoloso” ed ottenere che venga ammazzato senza troppi complimenti.
In questo secondo caso il cane era stato valutato proprio da Davide Cardia, su insistenza di un’altra educatrice, e giudicato assolutamente equilibrato. Addirittura il cane, che non voleva salire in macchina, è stato sollevato di peso da Davide (che non aveva mai visto e conosciuto) e messo in macchina senza che il cane avesse alcuna reazione.
(Prego notare che Davide aveva utilizzato il collare a strangolo, solo per proteggersi nel caso in cui il cane avesse deciso di reagire, e che aveva ottenuto un gridolino di disappunto da parte della fanciulla: “Noooo!!! Il collare a strangolo noooo!! Così GLI FAI MALE!”. Invece il Tanax, evidentemente, fa bene alla salute).

Appare sempre più evidente come l’ignoranza e l’imperizia dei proprietari spesso portino a considerare “pericolosi” cani sani ed equilibrati, che in mani diverse potrebbero vivere una vita piena e felice: eppure nessuno fa una piega se, per colpa di cattive gestioni o di educatori capaci solo di fare guerre di religione anti-strumento, ma NON capaci di rieducare un cane difficile, questi animali vengono soppressi – anche nella nostra Italia tanto buonista – con estrema facilità e superficialità. Appare anche evidente quanto sia lacunosa la normativa in merito, che a livello nazionale fa riferimento a qualcosa che “parla di tutt’altro” (l’articolo del Codice penale), mentre a livello regionale ci sono norme tutte diverse e senza apparente collegamento le une con le altre: ciò che non si potrebbe mai fare in Toscana si fa tranquillamente a Milano e a Torino, e nessuno dice BA. Neppure le categorie di educatori, veterinari e di tutti coloro che, al primissimo posto tra i loro interessi, dovrebbero sempre avere il benessere del cane…ma prima ancora, se possibile, il rispetto per la sua VITA intesa proprio in senso biologico. Intanto che noi cinofili continuiamo a scannarci allegramente su Grandi Temi come guinzaglio vs pettorina, o educatore vs addestratore, decine (o forse centinaia, o migliaia) di cani sani ed equilibrati (magari malgestiti, ma assolutamente sani anche di mente) vengono ammazzati nell’indifferenza generale.

Bene: personalmente non intendo restare ancora indifferente. Anche perché, prima che succedessero questi casi, in realtà NON SAPEVO quanto potesse essere facile far fuori un cane sano: ora mi rendo conto che basta davvero poco, pochissimo per liberarsi di qualsiasi cane “scomodo”… e comincio perfino a capire l’obiezione più classica contro l’eutanasia umana, ovvero il fatto che basterebbe qualche certificato medico compiacente per liberarsi di qualsiasi malato magari per questioni che poco hanno a che vedere con la qualità della sua vita (tipo le eredità).
I cani, fortunatamente, non lasciano soldi a nessuno. Però, spesso, rompono le scatole, per un motivo o per l’altro: e allora vengono abbandonati o ammazzati senza il minimo scrupolo.
Purtroppo contro l’abbandono è molto difficile intervenire, perché è troppo facile farla franca: ma almeno per quanto riguarda l’eutanasia, credo proprio che sia ora di avere una legge chiara e uguale per tutti, che impedisca o almeno limiti le soppressioni “di comodo”.

ATTENZIONE: Tutti i lettori sono invitati a far circolare questo articolo e a fornire tutte le indicazioni che riusciranno a trovare in merito a questa pratica e a come viene regolamentata nelle diverse realtà italiane: questa inchiesta rimane aperta e spera di potersi avvalere della collaborazione di tutti voi, perché mi pare davvero inutile stupirsi ed indignarsi per le stragi di randagi in Ucraina o per le soppressioni nelle perreras spagnole, quando la stessa cosa succede ogni giorno sotto i nostri occhi e nel nostro Paese.
Cambiamo qualcosa.
Facciamo pressione affinché, almeno, ogni presunto cane pericoloso abbia una chance in più.
Stiamo parlando della VITA degli animali, non di una pettorina fatta così o cosà.
Se non la mettiamo noi stessi al primo posto, la vita… che razza di cinofili siamo?

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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