Premessa di Valeria RossiVostro onore, confesso. Nell’articolo “un levriero per amico“, quando ho detto che “tutti” gli altri levrieri, ad eccezione di Saluki ed Azawakh, erano piuttosto facili da gestire, mi sono clamorosamente dimenticata dello Sloughi, il levriero arabo. Che in Italia è praticamente sconosciuto… tanto che anch’io, mentre pensavo alle varie razze descrivendone le caratteristiche generali, me lo sono allegramente sfilato.
Puntualissima – e sacrosanta – mi è arrivata una email il cui autore – italiano, ma in Marocco da otto anni per lavoro – mi ha simpaticamente bacchettato perché in pratica, non nominandolo, avevo inserito lo Sloughi tra i cani “facili”.
In realtà non era proprio questa la mia intenzione: se mi fossi ricordata di lui, tra i “facili” non l’avrei inserito di sicuro. Ma devo ri-confessare che i (pochi) Sloughi che ho conosciuto, e che erano tutti cani da show, erano anche ben diversi dalla divertentissima (e affascinante) descrizione che me ne ha fatto l’amico da Marrakesh.
Gli ho chiesto il permesso di pubblicarla perché mi è sembrata – oltre che simpatica e ben scritta – un perfetto piccolo affresco su questi figli del deserto, tanto seducenti quanti carichi di antico mistero.

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di PAOLO PAUTASSO – Sono cinofilo da sempre; ho allevato, con successo, prima  Basset-hound e poi  Puli. Da 8 anni vivo in Marocco, dove mi occupo di turismo: e dopo quattro anni di ricerche estenuanti sono arrivati i miei primi Sloughi, razza nazionale con l’Aïdi.
Volevo Sloughi veri, nati e cresciuti qui, nel loro habitat naturale, privi di belletti ed esasperati esteticamente come vedo in alcuni casi nei ring della nostra Europa.
Li volevo “del deserto”, agili, scattanti, maratoneti, primitivi e istintivi come nessuno, ed oggi mi pento amaramente (forse!) della scelta fatta.
Lo Sloughi, ho scritto su di lui alcuni articoli sul mio blog www.sloughimarocco.wordpress.com a loro dedicato, mi ha letteralmente fatto capire quanto sia labile il confine tra nervosismo e pazzia, tra ragione e torto, tra il capire e il concedere.
Vivo in campagna, con un ettaro di terreno a disposizione e tutto era predisposto per accoglierli nel migliore dei modi. Dopo centinaia di visite in ogni dove, dopo aver frequentato i moussem a loro dedicati, enfin!…sono arrivati; e la mia vita ha avuto un soprassalto, uno scossone, anzi un sisma.

Dopo pochi mesi i primi due arrivi, un maschio giovane e una femmina cucciola, hanno distrutto letteralmente la casa e quel poco giardino che faticosamente avevo costruito, nell’aridità più totale della zona (sabbia, pietre, olivi e fichi d’india).
Divani, cuscini, materassi, non hanno dimenticato nulla, anche gli stipiti delle porte e delle finestre.
Non dimentico poi l’orribile fine delle miei galline Cocincina e delle faraone (il pavone Johnny si è salvato ma oggi assomiglia più ad un tacchino, mutilato orribilmente della sua splendida coda che ora fa bella mostra di se in un vaso sopra la libreria!); e pensare che avevo irrobustito il pollaio, conoscendo l’atavica voglia di piuma e pelo, con recinti di oltre 2,50 mt di altezza, zoccolo di cemento di 50 cm e quant’altro.
Invasati e distruttivi senza compromessi, sino a farsi del male, autolesionisti.
Quindi è arrivato il canile, e per accontentare la mia voglia estetica bilancina l’ho costruito in stile berbero, in terra e paglia, soffitti di cannicci, acqua corrente, luce, tre camere, una tenda speciale fatta costruire e arrivare dall’ Australia che abbatte di 20° il calore a terra (mi è costata come un week-end con un ipotetica amante che non ho a Biarritz)…insomma potevo dormirci io!
Tutto questo per mantenere un po’ di “freschezza” in un ambiente che in estate raggiunge i 50°…ma è il loro habitat comunque.  “Nella caccia nel deserto non si guarda al caldo”, mi ripetevo, ma così sia.
Bene: dopo tre giorni il canile distrutto, a pezzi,  la mia opera d’arte mandata al rogo!  E poi la sufficienza, l’indisponenza, gli sguardi di pece interrogativi e compassionevoli rivolti alla mia persona e ai miei atteggiamenti, a volte esasperati dalla loro irruenza militaresca. Improvvisamente ho pensato chesonoiochesbagliotutto, chesonioilfarabutto, chesonoiol’incompetente.
E via con i sensi di colpa, con le botte di cretino, con gli esami di coscienza. E loro zitti, a guardarmi confabulare da solo, camminando nella sabbia rovente sotto il sole africano che ti brucia i neuroni.

Quegli sguardi, mio Dio!
Ti giudicano, ti squartano l’anima, ti rendono succube e ti ammaliano.
Quando giocano, creando nuvole immense di sabbia, pensi di essere in un mondo nuovo, agli albori delle cose, nell’alba della vita. L’eleganza non voluta ma conquistata con sudore, strappandola alla natura; quei muscoli tesi allo spasmo, il naso a seguire tracce per noi inesistenti, quel loro passo da giaguaro quando avvistano la preda o giocano, ti fa pensare che loro sono realmente l’alter ego canino dello splendido felino, prova provata che la bellezza è struttura, forma, movimento e dinamismo.
E pensi alle donne Touareg, nomadi del sud, che allattano i cuccioli ai loro seni: lo Sloughi è un bene prezioso, insostituibile e non ha prezzo, non si vende. Si dona all’amico, al capo, alla persona influente.
El Horr, il nobile, il cane dei signori e signore dei cani:  questo dicono i nomadi dello Sloughi, amandolo incondizionatamente perchè è la loro dispensa, il loro antifurto, il loro libro, la loro tv.
Alla sera, dopo una giornata di lavoro, mi siedo fuori, toccando le stelle d’Africa, e li guardo accucciati davanti a me, in un tutt’uno con la Terra Madre, in attesa di uno sguardo – a loro non servono le troppe parole, quelle le lasciano ai cani insicuri di sé – e mi ritrovo folgorato da tanta bellezza, da tanto splendore, da tanta primitività animale. E mi commuovo.
Divento l’amante infelice, con la sigaretta in bocca che aspira melanconia,  che non può lasciare la sua amata, straziato, ferito, lacerato da tanta bellezza, spezzato ma fiero di soffrire per lei, per il suo amore a volte nascosto, mai dichiarato, fatto di sottili alleanze, di sguardi penetranti, di incompresioni mai sopite, di ripicche e frivolezze.
Ma sempre di Amore si tratta e non se ne può fare a meno.
Dimenticavo… dopo il terzo è in arrivo il quarto. Sono impaziente di averlo qui, non sto più nella pelle, conto le ore… per amarlo e capirlo (forse!).

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17 Commenti

  1. Affascinante descrizione, affascinanti gli esemplari che vivono e nascono dal deserto, come è affascinante la loro terra….anche se l’Hemingway di questa storia, deve ancora crescere con e per loro. Bella sfida! 😉

  2. Bellissimo racconto Pautasso (scusa ma hai un cognome così tipico che non riesco a non usarlo).
    … tuttavia, a parte l’attrazione per il “beau chien sans merci”, un po’ romantica e un filino masochista, se sta per arrivarti il quarto, non sarà solo per il piacere estetico delle serate africane con cane/i…
    Oltre a sbranarti la casa… che tipo di rapporto c’è? Qual è il dritto della medaglia?

    • Sciuramaria ciao, il piacere estetico è una parte fondamentale nella scelta del cane e mai ho pensato di avere un cane che non rispecchi questo fondamentale (per me). Detto questo la mia attrazione secondaria che mi ha condotto allo Sloughi è squisitamente tecnica/culturale (un filo romantica credo di si, meno che mai masochista). Il levriero arabo è in via di estinzione e purtroppo accade nel suo paese d’origine essendo bistrattato dai più e incrociato senza mezzi termini con il galgo spagnolo perchè diventi uno sprinter e non più un maratoneta. Anche in Europa (e in altri paesi del Maghreb come la Tunisia e l’Algeria) si sta stravolgendo uno standard di razza per il puro gusto estetico (lo definisco gusto estetico non sano.) Rimasi affascinato dalla storia millenaria di questa razza e del pericolo reale della sua scomparsa qui in Marocco e ho voluto fermamente informarmi, capire e conoscere il suo passato e il suo futuro, prima che sia troppo tardi (con uno sparuto gruppo di appassionati che sono sul territorio). Come vedi le serate africane sono un relativo contorno ed eventualmente per soddisfare le mie voglie di esotismo tout court (non è il mio caso pero’) posso rivolgere il mio sguardo verso altre situazioni meno faticose. Il rapporto si sta facendo interessante, con una fatica enorme, e leggo nei loro occhi il rispetto che hanno verso la mia figura che mai potrà essere quella di un padrone. Dedico tutto il mio tempo libero a loro, seguendo minuziosamente ogni loro gesto, ogni loro attitudine, per cercare di capire ogni giorno qualcosa di più sul loro enigmatico mondo. Mi costa molto ma il piacere di piccoli miglioramenti anche insignificanti mi fanno capire che sono sulla strada giusta, ma il percorso sarà lungo e pieno di trabocchetti. Un saluto da Marrakech.

      • Capito… non corrisponde minimamente alle mie motivazioni “canofile”, ma ho capito.
        Che dire? Auguri! Spero che tu trovi la chiave per entrare nel loro enigmatico mondo e che il loro rispetto aumenti abbastanza da renderti la vita più semplice 😉

  3. comprendo perfettamente come la disperazione più totale trovi sfogo in un amore profondo e radicato quantoil sentimento a lui opposto.Un singolo cane mi ha distrutto la vita per 3 anni,oggi che non è più con me spesso piango e mi manca il respiro ricordando i pochi momenti di comprensione che dividevamo,gli sguardi fieri,i gesti d’affetto,la sua devastante compagnia….

  4. bellissima descrizione e bellissimo racconto. Non ho mai conosciuto questi cani regali e selvaggi, ma ho capito che mai ne vorrò uno. Perchè vivo in Italia, e non è posto per loro.

    • Ciao Omonima, Anche io vivo in Italia e sono un italiota 🙂 però nel mio “parco-macchine a 4zampe motrici” vivono anche due maschi di Sloughi. Sono esseri affascinanti datati di una intelligenza fuori dal comune… Alessandro

  5. mentre leggevo quello che hai scritto, Paolo, non ho avuto altra voglia che essere là con te, in una di quelle sere che descrivi, ad osservare, imparare, capire queste creature così splendide ed enigmatiche, come tu dici. Ma fosse per me, e se la vita fosse altro e si potesse, me ne andrei in sudafrica con i leon a richio farmi ammazzare, solo per osservarli da vicino e non da una scatola (la tv, o il pc a scelta)
    E nobile intento il tuo! forse dovremmo smettere noi uomini di sostituirci alla natura cercando di “creare” qualcosa di perfetto, dimenticando che è perfetto per noi, ma non per la natura se questa ha creato qualcosa in un altro modo… ma ti si può venire a trovare? io voglio proprio vederli questi cani! ancora un GRANDE per te!

    • Grazie Kinak91…l’Africa ti ammalia, ti seduce, ti rigira cme un calzino dopo una lavatrice, ti fa sentire Essere su questa Terra. IO vivo in Marocco ma sono spesso in Mauritana, in Mali e in Burkina Faso e…rinasco. Ma l’Africa non è per tutti..ci vuole sensibilità, cuore, empatia, per capirla e amarla fuori dai suoi stereotipi oramai dilaganti. Certo che puoi venire a trovarmi..per restare in contatto (se vuoi) butta un occhio nel mio Blog sul Marocco http://www.myamazighen.wordpress.com ; scrivo di questa terra agrodolce condita di verità (non) assolute e di misteri. Un saluto dalla caldissima Marrakech e grazie ancora per quello che hai scritto.

  6. Mi sarebbe piaciuto molto che questo articolo continuasse in un libro; che dici di continuarlo Paolo? Magari quando i cani dormono (perchè dormiranno!!!)
    Complimenti Paolo!

    • Stefania grazie per la fiducia che mi accordi ma non credo di esserne all’altezza….un saluto da Marrakech…p.s. SI SI dormono beati scavando buche di 1 mt e infilandosi letteralmente dentro…. ovviamente nei punti esatti dove ho piantato qualche bella pianta!!

      • Paolo, non ti fermare PER PIACERE continua a raccontare di te e di loro, lo sai non c’è nutrimento paragonabile!

  7. Splendida magica descrizione! Levrierista da tantissimi anni, convivo con 13 creature meravigliose di cui 11 di una razza non meno particolare della tua….è bello leggere di persone come te!

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