di SILVIA INVERNICI – I cani ti prendono il cuore, te lo riempiono, lo strappano in mille pezzi e poi te lo rimettono in mano, più grande di prima.
Vuoi fare il meglio per loro, vuoi capire cosa ti dicono e ti avvicini alla cinofilia, per scoprire che ci sono mille modi diversi di vedere la stessa cosa, nessuno è quello giusto, ma in tanti sono convinti che quello giusto sia il proprio.
Allora inizi a informarti, a ragionare, a capire, a leggere libri sui cani e sui lupi. Scopri la gerarchia e il lupo alpha, ma poi invece non esiste, e poi non è vero che non esiste. Ai cani devi parlare in tedesco (!), no ai cani devi dire grazie e per favore.
Non puoi dare comandi, invece sì, invece no.
Tu, persona normale, ti impantani nelle sabbie mobili e cominci a credere che non ci sia un modo per venirne fuori e intanto ti sembra che il tuo cane sfugga per sempre alla tua comprensione. Ti arrabbi, non ci dormi la notte, ti peggiorano i problemi cervicali, e il tarlo è sempre lì: prima ti sembrava che, ragionevolmente, se ti fossi applicato e avessi studiato, fatto corsi e stage e ascoltato conferenze, saresti arrivato al cuore del tuo cane. Dopo ti rendi conto che hai la mente talmente confusa, che il cuore del tuo cane si allontana sempre di più.
Non so quando ho toccato il punto più profondo della crisi, ma a un certo punto ho capito che la cosa da fare era guardare il mio cane e sospendere momentaneamente tutto quello che mi avevano detto, che avevo letto e studiato.
Mi sembrava assurdo pensare che la migliore maestra per il mio branco fossi io, se non erano riuscite le persone super competenti, io chi ero per dire: secondo me il mio cane fa così per questo motivo? Secondo me così si sta sbagliando? Secondo me il mio cane non è felice?
Ho già raccontato delle personalità così diverse delle mie hovawart, che sono sorelle piene.
Di Maya mi è sempre stato detto che è un cane spericolato, che non ha paura di nulla, che non potrà mai essere “chiusa” (cioè non le toglierai mai il desiderio di fare e lavorare con te), che è una spaccona a tratti prepotente, che è una zitella acida.
Io però sentivo un’altra cosa. E non perchè sono genio, ma perchè, secondo me, faceva vedere il suo disagio in un altro modo.
E, soprattutto, se un cane tira fino a mille, è giusto farlo tirare fino a mille? Quando gli costa? Ma l’ho capito dopo anni e ho osato dirlo ad alta voce solo pochi mesi fa. Anche gli spacconi sono sensibili e soffrono.
Lei è sempre stata una di quelle che, per bene che ti andasse, ti diceva che “Sì, ho capito il tuo punto di vista, ma penso lo stesso di avere ragione io”.
Quando andava male era “Non hai nessun diritto di parlarmi così, tu non sei la mia vera madre!”.
Ma non voleva dire che dovesse essere spinta fino ai suoi limiti emotivi, che non le importasse della nostra approvazione, che potesse sopportare la frustrazione, il fallimento, le sgridate. Non era vero che non le interessava nulla e viveva solo per sè, forse si era rassegnata a una vita emotivamente staccata da noi, che non la capivamo.
Ho cancellato tre quarti di quello che avevo imparato e ho iniziato a trattarla per come mi sembrava giusto, brancolando nel buio e avendo l’idea di camminare su un precipizio, perchè ho spesso fatto il contrario di quanto “cinofilicamente” accettabile.
Per ogni istante di interminabili giorni ho temuto di sbagliare tutto.
L’ho protetta,  le ho permesso di scegliere cosa fare, le ho fatto avere il mio appoggio incondizionato, mi sono messa tra lei e le cose di cui aveva paura (e non è facile capire cosa la preoccupa), le ho sorriso tanto, le ho detto mille volte che era brava.
Lei mi ha prima guardato sconcertata e poi ha iniziato a fidarsi. I risultati sono stati strabilianti: è diventata coccolona (e io, sticavoli, la coccolo ogni volta che me lo chiede), mai più problemi di possessività e, soprattutto, basta leccarsi le zampe.
Ho imparato a calmarla e a farle gestire le sue emozioni. Si gioca per il gusto di giocare e non solo come premio per il lavoro, perchè altrimenti blablabla. Si va in giardino e si tirano palline per il gusto di giocare insieme, si fa a tira e molla senza nessun fine e si fa perfino la lotta (con rispetto). Se ti distrai mentre si lavora non fa niente. Non arriveremo da nessuna parte? Però intanto sei felice e io lo sono due volte.
Non l’ho mai più messa in condizione di fallire per renderla resistente al fallimento (non è Federica Pellegrini, è un cane e non la sto preparando per il Vietnam).
Ho temuto di perderla per un problema di salute e ho pensato che era ingiusto, proprio ora che avevamo iniziato a capirci, che avevo smesso di essere torda.
Ho ancora negli occhi l’immagine di lei portata via per fare una radiografia. Lei non si agita, non sbraita, non piange, non si rifiuta. Però girava la testa verso di noi per far capire che non lo voleva fare, con uno sguardo infinitamente triste che diceva “Per favore, no, voglio stare con voi, ma se volete, lo farò coraggiosamente”.
Era così dignitosa, soffriva, aveva paura, ma si è fatta fare tutto senza ribellarsi. Non dimenticherò mai quello sguardo.
Inca, invece, piange e sbraita e fa capire sempre di avere paura e di non riuscire a reggere emotivamente qualcosa. E’ quella che grida a tal punto al risveglio dell’anestesia da farci chiedere dal veterinario di andare quasi in sala operatoria, in modo da essere lì appena aperti gli occhi.
Di lei ho faticato ad accettare che fosse un cane insicuro e pauroso di tutto, inspiegabilmente. Non volevo un cane così, non capivo perchè avessi voluto un cane diverso e mi fosse arrivata lei, non ero stata chiara nelle mie richieste? Non aveva avuto tutto il possibile, madre, fratelli, socializzazione, amore? E allora perchè?
Ho spinto tanto, sia perchè doveva vivere in città e non poteva abbaiare letteralmente al mondo intero, sia perchè non accettavo che fosse così. E riconoscevo che aveva tante belle qualità, però avevo un sasso nel mio stomaco che mi diceva: io non volevo un cane così.
Non racconterò l’episodio che mi fa fatto dire basta a un certo tipo di percorso, però ho detto basta.
Hai paura della grata? E non ci passeremo sopra. Non vuoi farti accarezzare? Non ti farò accarezzare.
Hai paura del posto nuovo e ti stringi a me? E io ti metto un braccio intorno alla schiena.
Non è giusto? Esticavoli. Non assecondo certo la tua paura, rinforzo il fatto che ti stai affidando a me, mentre hai paura.
Ti dicono sempre che il cane si deve fidare di te, che deve fare le cose perchè gliele chiedi, ma non ti dicono MAI come e perchè il cane debba fidarsi di te, se non per investitura divina. Il cane fa qualcosa che teme perchè glielo chiedi nel momento in cui si fida che non gli capiterà niente di male, visto che glielo chiedi tu. Ma prima bisogna aver costruito un rapporto.
Inca è estremamente generosa, è contenta di fare le cose solo per renderti felice, è il cane che se piangi viene a leccarti le lacrime, che se colta sul fatto a distruggerti una coperta, non fai a tempo a dire nulla che già si sta dilaniando interiormente per quello che ti ha fatto.
La  felicità secondo Maya é: mondo, mamma, papà, saltare, giocare, nuotare, stare in mezzo alla gente. Il mondo per lei è un’opportunità di festa infinita. Per Inca la felicità è: mamma, papà, Maya. Fine.
Il mondo è un posto più o meno sospetto, da cui vi devo difendere (comprese le oche canadesi che vivono qui fuori).
Non posso cancellare quello che (non) ho fatto in questi anni, ma posso solo cercare di renderle felici per quello che posso, da qui in avanti.
Finisco dicendo che ho parlato in prima persona, ma ovviamente tutto questo percorso è stato costruito e sofferto e gestito insieme a mio marito, da sola non sarei riuscita a venir fuori dalle sabbie mobili.

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15 Commenti

  1. Sì, è così. Ora sono troppo “toccata” per esprimere altro se non che condivido e capisco il tuo (vostro) percorso per averlo sperimentato di persona.

  2. Oh, sarò una sentimentalona, ma ho trovato commovente anche questo testo (forse ho bisogno di ferie :P).
    E’ bello, bello, bello.
    Fa capire che non si può essere fatti solo di libri, regole, imposizioni e al tempo stesso che, se vuoi, puoi ricoprire di ammmore i tuoi cani, ma solo al patto di conoscere i libri, le regole e le imposizioni alle quali stai trasgredendo.
    E soprattutto: osserviamo i nostri cani! Non c’è una ricetta magica, se non quella di cercare di capirli. 🙂

  3. Quanta verità il questo articolo…la cosa migliore è sempre osservare il propio cane,all’inizio sei profana di tutto, non sai niente, poi basta guardarlo sarà lui che ti esprime la sua personalità,perchè i cani sono sempre tanto diversi l’uno dall’altro…molto vero questo tuo scritto!!!!!!!!!!!

  4. Anch’io penso che l’unico vero guru è il mio cane… e che dopo che hai letto, visto e ascoltato gli umani che ne sanno più di te, devi comunque guardare il tuo cane, che ne sa ancora più di loro.
    E poi devi anche smettere di sentirti sempre in colpa e fare le cose di cui sei convinto: perché se sei convinto tu, anche il tuo cane ti crede…

  5. Si è proprio così.. anche a me è successa la stessa cosa: leggere, chiedere, provare di tutto e non capire più niente… finchè due occhioni guardandoti non ti dicono: ma non basta cercare di capirmi? sono qui a non far altro che cercare di comunicare con te, e tu non mi capisci??? osservando osservando osservando, alla fine si vedno molte molte cose, e ci si capisce anche solo con lo sguardo….
    e si può imparare a capire, si può proprio farsi capire, e tutto diventa una scoperta

  6. Quanta verita racchiudono le tue parole mi sarò chiesta mille volte se facevamo la cosa giuta se Quesita era felice con noi poi abbiamo deciso di seguire l’istinto ma sopratutto il cuore con risultati strbilianti il tuo racconto mi ha commossa tanto (ho pianto) ciao.

  7. “Ti dicono sempre che il cane si deve fidare di te, che deve fare le cose perchè gliele chiedi, ma non ti dicono MAI come e perchè il cane debba fidarsi di te, se non per investitura divina.”

    Perché l’unico modo affinché il tuo cane si fidi ciecamente di te è quello di costruire un rapporto profondo con lui e non esiste un metodo, un percorso universale perché questo avvenga e la tua storia ne è l’esempio lampante!!
    Ogni cane ha il suo carattere così come ogni umano..
    l’educatore veramente bravo è quello che riesce a capire entrambe ed a consigliare l’umano sul tipo di approccio da adottare.. ma starà poi quest’ultimo dover imboccare la via e capire quale sia la chiave del cuore del proprio cane.. alle volte è facilissimo, intesa fulminea perfetta.. alle volte è difficilissimo.. perché come sempre “ci vuole culo”!!!

    “Hai paura della grata? E non ci passeremo sopra. Non vuoi farti accarezzare? Non ti farò accarezzare.
    Hai paura del posto nuovo e ti stringi a me? E io ti metto un braccio intorno alla schiena.”

    Questo significa avere rispetto e cura del proprio cane, tralasciando le proprie aspettative e avvicinandoci invece a quelle del nostro amico..

    Bellissimo racconto.. Complimenti!

  8. Se vuoi bene al tuo cane leggi e ti infofmi: la razza, la gerarchia, le malattie, ecc ecc
    ma se lo Ami, oltre ad informarti ti metti in gioco al 100% anche davanti ai suoi occhi..
    Non si prende un cane solo perchè si vuole un povero sottoposto da strapazzare…perchè “il capo siamo noi”
    così come non si mettono al mondo i figli per fargli fare quello che non abbiamo fatto noi.

    Al di là di tutti i libri letti..le prime notti che il mio cane era a casa..mi sono messa a cantargli una filastrocca con la quale si è addormentata.

  9. Emozionante…da pelle d’oca…
    condivido appieno!! 🙂
    complimenti per quello che avete ottenuto e per la felicità che adesso potete godervi assieme!! 🙂

  10. Grazie per questo articolo, dopo aver vissuto 13 anni con un bobtail meravigioso, compagna fedele delle nostre vite, e aver successivamente ospitato per breve tempo un cucciolone con seri disturbi comportamentali ecco arrivare il cucciolino tanto desiderato, un piccolo meticcio nato per sbaglio, ed io, da due mesi preoccupata che anche lui possa manifestare disturbi comportamentali, non sono riuscita ad essere felice, sempre attenta a seguire “le regole”. Da quando ho letto l’articolo lo guardo con occhi nuovi e finalmente mi diverto insieme a lui senza paura di sbagliare, e ora che lo guardo e “lo vedo” mi accorgo di quanto sia speciale.

  11. CIAO BELLISSIMO ARTICOLO, STIAMO PONDERANDO L’IDEA DI PRENDERE UN CANE E SE AL CANILE NON TROVIAMO IL CUCCIOLO ADATTO A NOI E A MIA FIGLIA PENSAVO DI INIZIARE A GIRARE MI STO GIA INFORMANDO PER VARIE RAZZE , MI PUOI DARE UN Pò DI INDIRIZZI PER QUESTA RAZZA MI INCURIOSISCE….IO HO AVUTO 2 DANESI ED UN MISTO PASTORE TEDESCO MA MIO MARITO NON VUOLE CANI GROSSI IN CASA, TAGLIA MEDIA…SO CHE QUESTO NON LO E…’ MA VOGLIO ANCHE PRENDERE UN CANE ADATTO A MIA FIGLIA GRAZIE MILLE ROBERTA

  12. E’ un articolo bellissimo. Da una parte c’è la gente che grida all'”AMMMORE” come alla soluzione universale, e tu sai che non è vero. Dall’altra c’è il manuale di istruzioni, però quando prendi un cane (sorpresa sorpresa) non è un pezzo fatto in serie, ma un qualcuno con la sua vita, le sue esperienze e le sue personalissime risorse.
    E ci vuole coraggio e senso di responsabilità per buttare alle ortiche il manuale di istruzioni e rischiare di sbagliare: perché le istruzioni ti tengono al riparo, se le segui e fallisci non è colpa tua.
    Trovare il coraggio di riconoscere lei che ti sta davanti per quella che è, qualcuno che esiste solo ora davanti a te e non ha mai incontrato quel tizio che ha scritto il manuale, è un gesto degno di rispetto. Evidentemente lo pensano anche Inca e Maya, e infatti ora si lasciano guidare e sono più felici.
    Sei stata una grande 🙂

  13. Sono capitato qui per caso ma condivido al 100% quello che ha scritto.

    Sono un cinofilo che “rotola” con i cani da quasi vent’anni, ho preparato diversi cani da soccorso e poi altri per UD, sono un addestratore di quelli che il cane deve stare nel box e deve uscire solo per gli allenamenti e la gara…poi qualche mese fa qualcosa è cambiato. In una mia cucciolata quello che più mi ha colpito, quello che a pelle ti da sensazioni particolari (chi ha fatto cucciolate sa di cosa parlo) era anche quello che non era il più tosto, non era il più socievole ma aveva un qualcosa…e ho tenuto quello…e ho cominciato a farmi strane domande, a riflettere su quello che erano stati i cani per me fino ad oggi.

    Mi sono fermato a riflettere e mi sono guardato in giro, al mondo che fino ad oggi è stata la mia passione. Mi sono fermato a riflettere sul perchè, se dico bravo al mio cane devo perdere mezzo punto, al perchè se faccio un cenno di approvazione devo perdere mezzo punto…

    Poi leggo parole come quelle scritte dall’autrice dell’articolo…” Se ti distrai mentre si lavora non fa niente. Non arriveremo da nessuna parte? Però intanto sei felice e io lo sono due volte.”

    Non c’è bisogno di dire altro.

    O forse si, prendendo ancora spunto da quanto scritto dall’autrice…Oggi come oggi sono tutti professori, tutti che ti dicono cosa fare e cosa non fare con il TUO cane quando in realtà il miglior addestratore è dentre di te.

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