di CRISTINA SPADARO –  Hai avuto cani tutta la vita, hai letto un sacco di libri in materia, i cani ti amano (almeno loro…), le volontarie cinofile ti stanno addosso…e ti lasci convincere a prendere un altro cane. Il quarto.
Ma uno VERAMENTE difficile. A cuor leggero, convinta di risolvere il problema in quattro e quattr’otto, magari con l’affetto e basta (ahahah).
Carola, incrocio di setter inglese e breton,  è un cane inaccessibile.
Non ti guarda mai, anzi rifugge ogni contatto visivo e fisico; è assolutamente muta e apatica, sguardo nel vuoto, se avvicinata si irrigidisce visibilmente e in maniera drammatica, magari si mette anche a tremare.
Ha trascorso cinque lunghi anni della sua vita in un canile lager del Lazio che le volontarie sono riuscite a far chiudere e svuotare. Li ha vissuti sotto una panca.
E’ gonfia, il pelo arruffato e opaco, per nulla vitale all’apparenza, sorveglia ogni cosa con la coda dell’occhio e memorizza vie di fuga da maltrattamenti che non sa appartenere solo più al passato. Ovviamente, ha la leishmania.
Ma da te si è lasciata pettinare al centro per oltre un’ora, tranquilla… sarà facilissimo restituirla alla vita, no?

Ovviamente non sei preparata al fatto che non voglia assolutamente entrare in casa ma si scelga uno scaffale del garage dal quale non si allontana se non per i bisogni (e si allontana anche poco: i suoi escrementi li deposita a distanza-vista dallo scaffale, ovviamente dentro il garage….);  che non calcoli assolutamente gli altri tuoi cani, neppure la cucciola che le lecca doverosamente il muso ad ogni occasione; che non mangi nulla se non lasciata totalmente sola, neppure i buonissimi bocconcini dalla tua mano (azione sbagliatissima: ma, si sa, cuore di mamma…); che si rifiuti di stare in giardino e in qualunque spazio aperto; che sia terrorizzata dal guinzaglio e si divincoli in maniera selvaggia, fino a sfilarsi qualunque collare e/o pettorina, quando si tenta di portarla fuori dal suo buco….
Dopo una settimana la situazione non è cambiata, dopo un mese i progressi sono quasi impercettibili.
CHE FARE?
Dalle volontarie (naturalmente affettuosamente lontane, ormai il problema è solo tuo…) vieni a sapere per caso di una serie di incontri relativi all’educazione cinofila: la disperazione ti spinge a partecipare.
Quando arriva (in ritardo di mezz’ora!), Davide sembra schivo: sorride imbarazzato nei suoi pantaloncini da lavoro, abbronzato (poi capirai cosa vuol dire stare in campo pratica ore ed ore, ma lì per lì ti sembra un vacanziere), una cartella nella mano destra. Ma quando incomincia a parlare capisci subito che potrà e saprà aiutarti: quello che dice è interessante, lo dice in maniera appassionata e competente, è pronto a rispondere ad ogni domanda (anche veramente inconferente!) in modo garbato e professionale.
E’ la SPERANZA: per te, ma soprattutto per Carola e per tanti altri cani difficili e disperati come lei.
Quella sera non immaginavi che, purtroppo, prima di incominciare l’osservazione, Carola, nel suo terrore, sarebbe  uscita dal cancello del giardino e si sarebbe persa nel nulla di una mattina settembrina. Per cinque mesi e un giorno.
Mesi di appelli disperati su internet, di affissione di decine e decine di manifesti e locandine ovunque, di serate di veglia nei luoghi ove c’era stato anche un dubbioso avvistamento, di frustranti perlustrazioni delle campagne.

E finalmente la telefonata di un contadino te la restituisce: magra, piagata, ma viva. E paradossalmente più disposta alla cooperazione, co- ed intra-specifica.
Parole che ormai conosci, perché nella sua attesa hai frequentato il corso, stai per sostenere l’esame di Educatore Cinofilo e conosci un sacco di termini; hai studiato etologia, morfologia, patologia, razze, caratteri… ma, soprattutto,  hai visto decine e decine di cani trattati, cani difficili, cani mordaci o pseudo tali, cuccioli, cani equilibrati in addestramento.
Tuttavia: facile vedere la pagliuzza nell’occhio del vicino.
MA LA TRAVE NEL TUO OCCHIO?

Senza Davide Cardia ed il centro Debù la Carola (detta Lotta, oggi che comincia a comunicare) avrebbe avuto una speranza?
Ovvero: senza la cooperazione tra cervelli ed esperienze che il Centro promuove ed incoraggia, è possibile un percorso davvero significativo con cani deprivati?
Mentre Lotta abbaia tutta soddisfatta ai passanti con gli altri miei cani (un cane da caccia che fa la guardia?!?), a metà del guado di una educazione che so già essere lunga e piena di insidie, mi rendo conto che la risposta non può che essere negativa.

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13 Commenti

  1. Cristina il lavoro sarà lungo ma di sicuro sarà pieno di successi. Mai arrendersi!!! Con i nostri pelosi “quasi” tutto è possibile, usando l’ammmore ma anche ed in particolar modo esperienza capacità e professionalità!

  2. Domanda per cui sarò tacciata di profonda ignoranza, ma accetto il rischio: come mai i bocconi dalla mano “di mamma” sono un grave errore? (o meglio: lo sono in questo caso o lo sono in assoluto???)

      • Quanto e` vera questa cosa qua porca paletta! Cani che mangiano stesi e imboccati a bocconcini piccoli (senno` lo lasciano cadere alle labbra) manco fossero antichi romani … ma succede se lo si fa sempre! Un bocconcino ogni tanto ci puo` stare ne Valeria?

  3. Aaaaaaah ok, ora mi torna…non avevo capito bene il nesso mano-canechenonmangia! Grazie

    ps. è evidente che non ho mai avuto cani con questo problema?! 🙂

  4. Ho anche io il setter che fa la guardia, ma da vero!Morde sul serio se entri senza di noi nel giardino.Adesso ha 13 anni e crede ancora di essere un cane da guardia.Ma ogni cane ha il diritto di essere quello che vuole!A me non da fastidio!Manco ai miei altri 2 setters.Il setter/incrocio setter sono cani con una psiche particolare.In tanti si vantano di addestrare cani, ma il setter ha bisogno di un “tocco” diverso e tanti tanti trucchi!
    Esempio stupido:per insegnare al setter il richiamo non lavori come con altri cani! Non tornerà mai!!Starai lì per ore ad aspettare che lui decida di tornare….ma non è cosi, c’ è il trucco! :-)Ed il setter torna da te meglio di un Labrador, con la faccia felice che dice: E adesso che si fa??
    Piangere per loro non vale e non aiuta!Ho avuto anche io il setter che voleva vivere ne suoi 2/2m, cosi come abituato.Ci vuole un po di tempo ma se tu decidi: Da oggi vita nuova per te e per me…il setter ti segue….fidati!Nuova casa,nuova vita, nuove regole, ma ricordati…per il setter ci vuole un altro ” tocco”…

  5. brava Cristina e bravissima Lotta, sapevo ce l’avreste fatta… è stupendo vedere la “nostra” Lotta stare in mezzo al campo con tutti noi… complimenti!!! un bravo però va anche a Piovano, sant’uomo 😛

  6. dal nove agosto, data di questo articolo, ancora nn è apparso nulla che ci dettagli circa il percorso di Lotta.. mi piacerebbe leggere qualcosa di più.

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