di VALERIA ROSSI – “Le classi di socializzazione sono favolose! Avevo un cane timido con i conspecifici, adesso va d’accordo con tutti e non ha più paura di nessuno!”
Classi di socializzazione? Vade retro! Mi hanno rovinato il cane! E’ stato aggredito e adesso ha paura degli altri cani!
Credo che molti di voi abbiano sentito racconti di questo tipo: dall’estasiato al racconto horror vero e proprio.
Ma allora, ‘ste classi di socializzazione sono “buone” o “cattive”?
Come sempre, dipende da come vengono svolte: quindi vediamo di capirci qualcosa.

Le ha inventate qualcuno?

Foto: Stefano Castellari Photography

Probabilmente sì… ma qualche centinaio (o migliaio!) di anni fa.
Fa davvero tenerezza (non fa neppure venire il nervoso, tanto è ingenuo il tentativo di prendere per il naso i clienti) leggere sui siti dei vari educatori cinofili che “sono una nostra creazione”, “le abbiamo inventate noi” eccetera eccetera.
Ma mi facci il piacere, mi facci! – direbbe Totò.
Personalmente tenevo “classi di socializzazione” quarant’anni fa, ovvero prima che certi Guru cinofili nascessero: ma non è che le avessi inventate io, sia chiaro. Io le avevo viste per la prima volta in Germania, ma non ho mai sentito neppure nessun tedesco che sostenesse di averle ideate. Semplicemente, era una cosa che “si faceva” sui campi di addestramento, per aiutare i cuccioli a comunicare tra loro e gli umani a capirne i segnali e il linguaggio. D’altro canto, si son tenute classi di socializzazione ogni volta che si sono mollati insieme diversi cani in un prato e che qualcuno si è interessato di cosa facessero: probabile che lo facessero già gli uomini primitivi. La differenza con quelle attuali sta nel fatto che né gli uomini primitivi, né i tedeschi, né la sottoscritta (e tutti quelli della sua “epoca”) si siano mai fatti pagare per mollare i cani a giocare insieme. Che manica di ingenui, eh?

Cosa si fa

Foto: Stefano Castellari Photography

Dipende. In quelle fatte alla “rapiniamo soldi alla gente”, punto e basta, si molla un tot di cani liberi in un’area recintata (insomma, si crea una classica situazione da parchetto) e si sta a guardare. Se si è proprio fortunati, si ascolta anche l’educatore cinofilo di turno che ci racconta quello che stanno facendo i cani e ci aiuta a capire il loro linguaggio… sempre, però, che l’educatore lo conosca e che non si inventi panzane terrificanti.
Ho visto, per esempio, un video in cui il Guru spiega che i cani non fanno pipì sull’albero in mezzo all’area per marcare il territorio, ma per “dare segnali calmanti” agli altri cani.  D’altronde c’è stato anche chi ha detto che quando un cane ti piscia su una gamba vuole pacificarti… e qui siamo al delirio etologico.
Comunque, se l’educatore capisce qualcosa di cani e non va solo in cerca di segnali calmanti anche quando non ci sono, osservando i cani liberi che interagiscono tra loro si possono vedere tante cose interessanti. Purtroppo, se non si fa una selezione a monte e non si fanno interagire soltanto cani compatibili, tra le cose interessanti capita di vedere anche qualche bella rissa.
Questo NON accade mai se la classe di socializzazione è svolta in modo corretto.

Quali cani, quali età

Tanto per cominciare, se vogliamo parlare davvero di classi “di socializzazione”, dovremmo riferirci esclusivamente a cuccioli dai due ai quattro mesi. Secondo l’etologia classica (Trumler) la fase di socializzazione, intesa come “comprensione del fatto di essere un animale sociale e di dover vivere in un gruppo sociale”,  va infatti dalle otto alle dodici settimane di vita.
In realtà la cosiddetta “finestra di socializzazione” sembra essere un po’ più ampia ed arrivare fino alla soglia dei quattro mesi, forse anche cinque o sei.
Dopo questa età, parlare di classi di socializzazione potrà fare la sua figura dal punto del vista del marketing, ma è assolutamente scorretto dal punto di vista etologico.
Qualcuno, infatti, le chiama più coerentemente “classi di comunicazione”: è però evidente che i cani adulti non imparano assolutamente nulla da queste allegre riunioni conviviali, perché sono stati socializzati parecchio tempo prima.
Quelli che possono imparare sono gli umani, che effettivamente hanno l’occasione di osservare i cani mentre comunicano tra loro: se hanno letto qualche buon libro e/o se hanno al loro fianco un insegnante preparato e non un comico di Zelig, per gli umani l’occasione è davvero ghiotta. Se hanno letto il buon libro, ovviamente, possono sfruttare la stessa identica occasione al parchetto cittadino, gratuitamente. Se hanno bisogno di spiegazioni, invece, va anche bene che paghino (la solita sottoscritta pirla le spiegazioni le ha sempre date senza chiedere un centesimo, come tutti i suoi colleghi: ma quello della sottoscritta pirla era evidentemente un altro mondo).
Polemiche a parte, comunque, resta di fondamentale importanza che si facciano interagire cani compatibili, come ho detto sopra: il che, molto spesso, NON succede…ed è per questo che poi si sentono i racconti horror.
Vediamo, quindi, le cose che NON si dovrebbero assolutamente fare:

a) liberare un cucciolo insieme a un gruppo di adulti

Questo è assolutamente innaturale, perché in un branco “vero” i cuccioli entrano in contatto con pochi adulti alla volta (prima solo la madre, poi padre e madre, poi altri membri del branco sempre sotto la sorveglianza della madre).
Così come raccomando sempre, se possibile, di far interagire la cucciolata con UN maschio adulto, che sia il padre vero o che ne faccia le vedi, così sconsiglio vivissimamente di mandare un singolo cucciolo allo sbaraglio in mezzo a diversi adulti. Anche se non venisse mai attaccato, il cucciolo resterebbe comunque choccato da una situazione che non può capire, perché la sua anima atavica gli dice che un cucciolo in mezzo a tanti adulti sconosciuti è ad altissimo rischio di essere aggredito. Il piccolo cercherà il supporto della mamma (in questo caso, del suo umano), e nei casi in cui gli umani vengono tenuti fuori dall’area di socializzazione si sentirà abbandonato e tradito, cominciando così a distruggere il rapporto che si stava creando con il suo umano.
Nei confronti degli altri cani non farà altro che spanciare terrorizzato (con l’istruttore, tutto goduto, che spiega agli astanti come la dominanza sia un mito, e come il cucciolo si sottometta spontaneamente… e nessuno che si accorga che il cucciolo sta chiedendo pietà agli adulti, e non sta comunicando alcun segno di stima e rispetto)  e potrà uscire dalla classe avendo acquisito il sacro terrore degli altri cani.

b) liberare insieme cuccioli e cuccioloni di taglia e peso troppo diversi

Se non fosse diventato di moda infischiarsene bellamente della selezione umana, e se non si considerassero “tutti uguali” cani che invece sono diversissimi, anche gli educatori moderni si interesserebbero di più alle caratteristiche specifiche di ogni razza canina e saprebbero, per esempio, che liberare insieme un labrador di cinque mesi e un jack russell di tre può trasformarsi in una tragedia per entrambi.
Ma come? Se giocano così allegri e felici insieme! – penserà la Sciuramaria.
Vero: ma guardate attentamente “come” giocano.
Il labrador, che a questa età dovrebbe muoversi il meno possibile perché sta crescendo in modo più rapido di quanto le sue ossa e i suoi legamenti possano reggere, cerca di compiere gli stessi movimenti rapidi, gli stessi scatti, le stesse frenate del jack…e ad ognuno di questi movimenti (per lui inconsulti) rischia di slogarsi o stirarsi o rompersi qualcosa.
Al jack, dal canto suo, può succedere che l’altro cucciolo, che pesa dieci volte più di lui, finisca per crollargli addosso facendogli male.
In realtà, tra i due, quello che rischia di più è il cane di grossa taglia, che sta autodistruggendosi sotto i nostri occhi senza che noi ce ne rendiamo conto (lo capiremo solo tra qualche mese, quando lo studio del veterinario diventerà la nostra seconda casa): ma in generale questo è un gioco d’azzardo (di grosso azzardo) per entrambi i cani.

b) liberare insieme cani adulti che non parlano la stessa lingua

Sempre per via del fatto che i cani NON sono tutti uguali, ci sono alcune differenze di comunicazione tra tipologie diverse (o quantomeno, tra appartenenti a stadi neotenici molto diversi: se non sai cosa siano, leggi qui ) che, in età adulta, possono rappresentare una vera e propria incompatibilità.
Se per esempio si intende socializzare un cane lupo cecoslovacco (cane tendenzialmente timido), e lo si manda in un recinto con due terrier di tipo bull, è molto probabile che lui cominci a mandare segnali calmanti a raffica, sì…ma di tipo lupino: quindi molto ritualizzati, leggeri, appena appena percettibili. Gli altri due – che hanno un tipo di comunicazione molto più “tamarro”, se mi passate l’espressione, ovvero molto più fisico – potrebbero non recepirne neanche uno e partire alla carica contro il povero CLC, che non soltanto potrebbe restare ferito, ma si convincerebbe che i segnali di calma non funzionano.
Faccio questo esempio perché mi è capitato di vedere esattamente questo caso e perché la vittima dell’aggressione, che prima di “socializzare” nel campo di un emerito imbecille andava abbastanza d’accordo con gli altri cani, dopo questa esperienza ha smesso di provare a comunicare e adesso, appena vede un suo simile, parte a testa bassa, pensando di dover lottare per la vita.

NOTA: prendere una “sonora passata”, checché ne pensino alcune Sciuremarie, non invita MAI un cane ad approcciare i suoi simili in modo più gentile di quanto non facesse prima: gli insegna l’esatto contrario, e cioè ad attaccare per primo e ad attaccare con veemenza, sperando di uccidere prima di essere ucciso.
Se si vuole che i cani imparino i reciproci linguaggi, anche quando appartengono a stadi neotenici diversi, bisogna – sì – socializzarli con tutti i tipi di cane: ma all’età giusta, ovvero entro i tre-quattro mesi. E poi, possibilmente, bisogna anche mantenere i contatti con gli stessi cani man mano che crescono e diventano adulti.

NOTA2:  nonostante tutto questo, non è assolutamente detto che i cani, una volta diventati adulti, continueranno a giocare insieme. Ci sono razze e tipologie di cani (anche di non-razza) che possono continuare a farlo, ed altri no. E, attenzione: in natura E’ PIU’ NORMALE IL “NO”!
Cani adulti appartenenti a branchi diversi, se si incontrano, si sfidano: i lupi normalmente neppure si incontrano, perché ognuno stabilisce il proprio territorio (che, guarda un po’, marca con l’orina, comunicando che quello è il suo confine e che nessun altro può valicarlo… il che non mi sembra proprio un segnale di pacificazione! Un altro metodo di “marcatura” è l’ululato territoriale): quindi ogni branco sta a casa sua e i contatti vengono il più possibile evitati, a meno che le condizioni ambientali non richiedano una collaborazione… ma questo può succedere appunto ai lupi, che potrebbero aver bisogno di unire due branchi per rendere più efficace la caccia. Non succede invece mai tra i cani, che trovano la pappa pronta in ciotola tutte le sere.
Quello che noi facciamo, socializzando i cani con i loro simili, è costruire gruppi sociali innaturali: cosa che i cani accettano solo perché si sono già staccati dal comportamento lupino nel momento in cui hanno accettato di collaborare con una specie diversa dalla nostra (e cioè noi).
Però bisogna assolutamente farlo con i cuccioli, perché altrimenti il DNA atavico prenderà comunque il sopravvento e farà pensare al cane che un conspecifico sconosciuto sia sempre e comunque un intruso (nonché un possibile competitore gerarchico e sessuale, se non alimentare) da far filare fuori dalle scatole. E’ per questo che ha senso parlare di “classi di socializzazione” solo fino ai quattro mesi, e che le “classi di comunicazione” vanno svolte SOLO con cani che siano effettivamente in grado di comunicare.
Se un cane non sa comunicare (perché non è stato socializzato, perché appartiene a una razza poco comunicativa, perché le sue capacità di comunicazione sono state rovinate dall’uomo – caso purtroppo assai frequente – e così via), NON lo si dovrà mai buttare allo sbaraglio in una “classe” (ovvero in un mucchio) ma lavorare singolamente con lui iniziando a farlo rapportare con UN cane – che si dovrà scegliere oculatamente e che di solito si sceglie nello stesso ambito neotenico – passando poi ad ampliare il suo “giro di conoscenze”, ma sempre e solo con la sovrintendenza di un umano, come avviene per esempio nel lavoro con i “cani tutor”.

Purtroppo, dai racconti di diversi proprietari che hanno iscritto i propri cani a classi di socializzazione/comunicazione, ho potuto arguire che in alcuni casi queste classi vengono svolte realmente con criterio, selezionando ottimamente i cani  e utilizzando soggetti particolarmente adatti ad interagire – di volta in volta – con cuccioli, adulti, maschi, femmine e così via. Questi cani (che vengono chiamati in vari modi: “spalla”, “regolatori” ed altro) vengono istruiti a questo compito e in alcuni casi lo svolgono sotto le direttive dell’istruttore.
In altri casi, ahimé – e purtroppo mi è parso di capire che siano quelli più numerosi – la cosiddetta “classe di socializzazione” consiste in un’ammucchiata selvaggia di cani a caso, di età, taglia, sesso talvolta al limite dell’allarme rosso, con il sedicente “istruttore” che non ha alcun controllo sui cani ma che si limita a raccontare favolette (talvolta corrette, in altri casi inventate di sana pianta) su quello che sta succedendo in campo. Ovviamente questi istruttori un controllo ce l’hanno: un ottimo controllo, devo dire. Quello sul portafogli degli ingenui che, credendo di fare il bene del proprio cane e di aumentare la propria cultura cinofila, si prestano a questi giochetti dai quali, a volte, escono cani completamente rovinati… ma è proprio lì che viene il bello! Perché all’infelice proprietario di cane diventato inspiegabilmente rissoso o timido con i suoi simili verrà subito offerto un bel corso di riabilitazione comportamentale!

Concludendo: prima di iscrivervi a una classe di socializzazione, comunicazione o comunque la si voglia chiamare, andare a prendervi una vista di quello che succede davvero, ragionando con la vostra testa (e magari tenendo presente quanto avete letto qui) e non lasciandovi fuorviare dalle chiacchiere.
Se fatte bene, queste classi possono essere davvero utili sia per i cani (specie per quelli che hanno qualche problemino con i loro simili), sia per gli umani (che imparano a “leggere” i propri amici). Se fatte in modo approssimativo, o badando solo al marketing, si possono letteralmente rovinare i cani e l’unica cosa che si impara (forse!) è a non buttar via i propri soldi… però lo si impara troppo tardi, perché ormai il danno è fatto.
Quindi RA-GIO-NA-TE sempre, prima di cadere prede degli specchietti per allodole: dopodiché potrete capire se il vostro cane (e voi stessi) potrete avere un reale giovamento da questo tipo di lavoro (purché “lavoro” sia, e non cavolata) e sarete anche in grado di scegliere il campo giusto, l’istruttore giusto, i cani giusti.
Se poi non vi sembra di trovare ciò che fa per voi, nella vostra zona… be’, allora andate all’area cani più vicina: otterrete lo stesso risultato senza neppure aprire il portafoglio.

 

NOTA: le foto sono prese da Google immagini: non so di quali campi si tratti, né se si tratti di classi fatte bene o male. Non va visto alcun riferimento tra il testo e le immagini, se non – ovviamente – quello di illustrare l’articolo.

 

 

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64 Commenti

  1. Apprendo sempre tante cose interessanti su questo sito tanto dagli articoli tanto dai commenti. Così vorrei chiedere a tutti una cosa curiosa di cui non capisco bene il significato.

    Ho notato che se io faccio la pipì in un punto (è capitato tutto per caso in campagna) anche il mio cane alza la zampa e ci fa due gocce, più o meno, sopra senza badare alla cosa più di tanto.

    Cosa vuol dire? Che secondo lui io sto segnando il territorio e lui aggiunge la sua “firma” alla mia? O che altro?

    • Ci possono essere due diverse interpretazioni: o il tuo cane “controfirma”, come hai ipotizzato tu, oppure il tuo cane pensa di avere una posizione gerarchica superiore alla tua. Non conoscendo né te né il cane, non posso sapere quale sia l’interpretazione giusta 🙂

  2. Redazione scrive:
    “andare a prendervi una vista di quello che succede davvero, ragionando con la vostra testa (e magari tenendo presente quanto avete letto qui) e non lasciandovi fuorviare dalle chiacchiere”

    concordo al 100%

    purtroppo, siccome siamo più o meno tutti bersagli del marketing, la tendenza è quella di vedere il mondo tutto bianco o tutto nero…
    non voglio dire che ci siano infinite sfumatura di grigio o altre banalità del genere, ma quanto meno andare a vedere con i propri occhi se al campo che ci è stato consigliato da miocuGGino effettivamente si lavora bene oppure no…
    IDENTICAMENTE, se trovi il praticone-maneggione-che-lavora-con-i-cani-da-40-anni e ti dice che le classi di socializzazione/comunicazione sono tutte ca°°ate, prima di dargli credito è bene andare a vedere di persona!

    su alcuni passaggi, però, non sono convintissimo:

    1) ci sono adulti che, per il particolare contesto che hanno vissuto, hanno “disimparato a comunicare” e frequentando cani CON SPICCATE ABILITA’ comunicative, riescono a migliorare tantissimo (anche se ovviamente sono più lenti dei cuccioli ad apprendere)

    2) in molti casi, quando il cane urina alla vista di un altro cane, lo fa per “segnare”… ma ho visto diversi casi in cui davvero veniva utilizzato come messaggio calmante, tant’è vero che prima di urinare il cane aveva una postura dimessa (orecchie tirate indietro, posizione ritirata, ecc.) e che dopo aver urinato non avveniva alcuno scontro… credo che l’errore principale anche in questo caso sia di osservare superficialmente un particolare elemento, non riuscendo però a cogliere la situazione comunicativa nel suo insieme (movimenti degli occhi, pelo, coda, postura, posizione nello spazio, ecc. nonchè odori, ad esempio, che l’uomo non riesce a cogliere tutti)

    3) le situazioni da “parchetto a pagamento” che anche secondo me sono al limite della truffa, non sono vere classi di socializzazione/conoscenza: in una BUONA classe, infatti, ci sono o ci dovrebbero essere una maggior parte di “cani professionisti” (tutor, regolatori, “teaching dog” come li chiama la Stockdale, ecc.) e uno o pochissimi “cani clienti”…

    • a parte tutte le altre considerazioni, vorrei aggiungere che:

      NON TUTTI I CANI hanno BISOGNO di migliorare la propria socialità… anzi, la maggior parte non ne hanno affatto bisogno!

      questo è uno dei tanti “bisogni indotti” (es. dargli integratori di omega3 quando fanno la muta del pelo, dargli fermenti lattici quando hanno poco appetito, ecc.) che IL MARKETING ci immette nel cervello.

      purtroppo, ho frequentato diverse classi (anche fatte bene) e raramente ho visto che dicessero a qualcuno che il suo cane non ne aveva bisogno…

    • Provo a precisare meglio i due punti che contesti:
      1) nessun cane che ha “disimparato a comunicare” (o che non ha mai imparato) riuscirà a farlo se viene buttato in un mucchio di cani estranei. Può migliorare, eccome, dal rapporto progressivo e mirato con un cane alla volta… ma questo è il lavoro dei cani tutor, appunto, e non delle classi di socializzazione. Un cane che non comunica, in una classe di socializzazione, di solito fa solo scoppiare risse (oppure si terrorizza);
      2) diglielo alla Rugaas, che tra i segnali calmanti c’è la pisciata, perché lei si è dimenticata di citarla! 🙂 Scherzi a parte, marcare significa proprio “lasciare messaggi odorosi” che possono essere anche pacificatori (i cuccioli che si pisciano addosso “per l’emozione” in realtà stanno lanciando il messaggio “sono piccolo, sono innocuo, non farmi del male”), ma non sono segnali calmanti propriamente detti.

      • Spesso le classi di comunicazione vengono svolte in rapporto “uno a uno”. Si chiamano sempre “classi di comunicazione” per semplificare il messaggio. Direi che alcuni cani hanno particolari abilità comunicative tali da disinnescare l’aggressività nell’altro. Inoltre nelle classi di comunicazione si lavora anche sulla prossemica e altro ancora… 🙂

        • Questo tipo di lavoro è quello dei cani tutor, però… sarebbe così bello se ci si potesse mettere tutti d’accordo sui termini in modo da non creare confusioni in chi si approccia a un campo o a una certa metodologia di lavoro!
          Comunque io facevo soprattutto riferimento a chi sostiene di aver “inventato” le classi di socializzazione (testuale: “sono una nostra creazione e ne siamo orgogliosi!”) e che parla di “svolgere il lavoro originale e complesso di gestire assieme molti cani di diversa età, razza, sesso e taglia”. Di rapporto uno a uno non si parla… 🙂

          • Redazione:
            “Questo tipo di lavoro è quello dei cani tutor, però… sarebbe così bello se ci si potesse mettere tutti d’accordo sui termini in modo da non creare confusioni in chi si approccia a un campo o a una certa metodologia di lavoro!”

            concordo!
            però, con tutte le differenze del caso (es. i “cani tutor” lavorano diretti dall’uomo, mentre i “teaching dog” lavorano da soli), è anche il lavoro dei “teaching dog” di Angela Stockdale!
            più che i termini, ci confondono… i copyright?
            😀

          • Sicuramente sì: ma basterebbe mettersi d’accordo sui termini per capirci qualcosa di più, fermo restando che ognuno potrebbe tenersi (giustamente) i copyright suoi, quando e SE avesse inventato effettivamente qualcosa…

      • veramente anche la Rugaas menziona, tra i significati del fare pipì, anche quello di “calming signal”. O, meglio, è un’azione usata dal cane per alleviare lo stress e/o sciogliere la tensione in una data situazione.

        • Alleviare lo stress è un po’ diverso dall’inviare calming signals, mi pare… e comunque le pisciate antistress e antitensione hanno una dinamica molto diversa dall’urinazione territoriale (per esempio, quasi sempre sono fatte a gambe larghe tipo femmina, o con la zampa appena alzata: quella che si vede nel video di cui parlo è una bella pisciatazza a zampa in cielo!).

          • l’urinare, a seconda di come/quando/perchè viene fatto ha differenti significati. E’ questo che dice la Rugaas (e qualsiasi persona dotata di cervello e buon senso).

  3. Leggo sempre con piacere i suoi articoli e sono onorata di vedere una mia foto nel suo articolo! Trovo giusto aprire gli occhi ai proprietari…..troppi guru in cinofilia!! 🙂

  4. ma perche’ tanto odio in questo articolo? nell’articolo ci sono elencate tutta una serie di errori che non vanno fatti, ma chi fa classi di socializzazione in questo modo e’ un incompetenete, tanto vale liberare il cane nell’area cani con cani sconosciuti rischiando che il cane venga pure morso, non si fa.
    Le classi di comunicazione si fanno in un altro modo, dove un cane ‘tutor’ insegna l’educazione all’altro cane. A volte si possono lasciare due cani insieme compatibili fra di loro per studiarne il comportamento, ma non si mettono cani inaddatti fra di loro.

  5. Non sono solo i cuccioli a beneficiare delle corrette frequentazioni.
    Conosco molti cani adulti che sono stati aiutati dalle classi.
    Di quelle fatte bene e con persone competenti,sono poche, ma esistono.
    La terminologia salvaguardata è solo quella legata ai tutor di mangini.
    Non ci sono altri copyright.
    Se non il generale riconoscimento ad Angela Stockdale del aver visto e capito, ben prima di altri, ciò che i cani fanno

    • Non ho mai detto che solo i cuccioli beneficiano di corrette frequentazioni: ho detto (se leggi bene, lo scoprirai) che le classi si dovrebbero chiamare “di socializzazione” solo quando riguardano i cuccioli, mentre è più corretto chiamarle “classi di comunicazione” quando riguardano gli adulti.
      Per quanto riguarda i copyright, personalmente li trovo abbastanza inutili: se l’interesse comune è il bene del cane, nessuno dovrebbe star tanto lì a preoccuparsi del marchio registrato, ma magari diffondere le proprie scoperte, se tali sono state.
      Con tutto il rispetto per la Stockdale e pure per Mangini, che i cani insegnino agli altri cani è l’ABC dell’etologia.
      La Stockdale in un modo, e Mangini in un altro, hanno creato metodologie di lavoro per sfruttare al meglio queste potenzialità: e mi sta benissimo che il loro “verbo” sia diffuso attraverso stage, seminari ecc. e che ad ognuno di loro (e a chiunque altro abbia creato qualcosa di nuovo) sia riconosciuto sia il merito, sia il nome che hanno dato ai loro “cani insegnanti”.
      Però sarebbe opportuno che tutti fossero concordi nel chiamare le stesse cose con lo stesso nome: perché altrimenti la gente si incasina e non ci capisce più nulla.
      Il cane tutor è uno (che lavora sempre e solo sotto indicazioni del conduttore), il teaching dog è un altro (che lavora da solo, dopo essere stato preparato dal conduttore), i cani regolatori sono un’altra cosa ancora (cani spontaneamente portati ad abbassare le tensioni, in pratica cani omega) e così via. Ma se leggi i siti dei millemila educatori, trovi un miscuglio magico di termini che porta solo al caos totale.

  6. Mi riferivo a questa frase “” Qualcuno, infatti, le chiama più coerentemente “classi di comunicazione”: è però evidente che i cani adulti non imparano assolutamente nulla da queste allegre riunioni conviviali, perché sono stati socializzati parecchio tempo prima. Quelli che possono imparare sono gli umani, ”

    Che ci sia necessità di far chiarezza è indubbio.
    Ma, l’esistenza del copyright può essere un problema, l’autore diffida anche l’utilizzo del solo nome.
    Per quel che so ci sono differenze sostanziali:
    il tutor esegue comportamenti su precisa richiesta del umano, che lo ha “costruito” a tale scopo.
    Il Teaching dog, nato con tale attitudine è aiutato, da persone competenti, a svilupparsi con appositi incontri con Altri Cani
    Gli uomini non possono insegnare ad un cane a “parlare canese”

    • Piccola precisazione dovuta:
      i “cani tutor” lavorano nel campo dell’aggressività intraspecifica, non nelle classi di socializzazione o di comunicazione 😉
      TI CITO: “Il Teaching dog, nato con tale attitudine è aiutato, da persone competenti, a svilupparsi con appositi incontri con Altri Cani”
      RISPONDO: anche il “cane tutor” nasce con tali attitudini – non a caso sono pochissimi in Italia – ma è l’ambito in cui lavorano che NON permette errori; tutto lì…e le ovvie misure di sicurezza imposte unitamente a precisi step.
      TI CITO: ” l’autore diffida anche l’utilizzo del solo nome.”
      RISPONDO: per forza sono dovuto arrivare a tanto (e prima o poi ci arriverà anche Angela): c’è un Guru in particolare che utilizza questo termine “ad capocchiam” ed in modo reiterato, fottendosene altamente:
      1) della pericolosa emulazione che ne può nascere;
      2) del benessere psichico dei cani;
      3) la scoppiazzatura (peraltro errata) di moduli che seguono tutto un altro iter;
      4) delle più elementari forme di sicurezza.
      Quel Guru fa “altro”; e non mi interessa come definisca il suo lavoro: di certo NON si tratta di “cani tutor”.
      In questo meccanismo, nessun cane è a rischio, nessuna rissa viene disinnescata in certi modi (anche perché le risse non ci sono), nessun cane prende per i garretti un altro cane (in questo caso il “paziente” andrebbe sulle difensive facendo scoppiare un casino con danni gravissimi), e si lavora attraverso l’olfatto tenendo conto della realtà sociale del “cane tutor” e del “cane paziente” (ad ogni “paziente” il “tutor” giusto).
      Se da una parte (CITO) “gli uomini non possono insegnare ai cani il canese”, dall’altra possono però preparare dei mirabili interpreti (i “cani tutor”) che – lo dice il termine – fanno da cerniera tra il loro mondo e quello degli altri cani (aggressività intraspecifica), o tra l’uomo ed il mondo dei cani (aggressività interspecifica).
      😉

  7. però secondo me anche oltre i 4 mesi servono, eccome… il periodo evolutivo non si chiude a 4 mesi, per cui il cane oltre i 4 mesi prima della maturità sessuale/sociale ha ancora tanto da imparareperhcè diverso è il suo approccio al mondo /e viceversa) man mano che crese. io però non pago certo qualcuno, mi limito a portarli al parcheteto in situazioni che mi garbano evitando dove ci sono cani squilibrati ecc,
    il caziatone invevce a mio avviso ci sta ognitanto eccome, se il cucciolo&ne alza la cresta rompe stressa fa cose che non deve fare e l’hai sempre detto anche tu, come ci sta un po di “nonnismo” sui psichelli… senza ovviamente diventare sovverchiamento.
    da come scrivi terrorizzi tutti, se la gente ti ascolta come si fa con i guri, questi non ti portano piuù un cane a gicoare con gli altri per paura che si traumatizzi o che so io…
    secondo me anche se conoscendoti capisco dove vuoi arrivare, haiu un tantino esagerato… in aprte contraddicendo cose che vai dicendo da anni…

    • Non intendo terrorizzare nessuno, ma solo aprire gli occhi alle persone sul fatto che “socializzare” non significa “buttare allo sbaraglio” e che i gruppi di cani vanno scelti con molta oculatezza. I cazziatoni vanno bene se li danno mamma o papà: non cani sconosciuti e per di più in mucchio selvaggio, senza averne controllato le competenze e l’equilibrio.
      Chi butta i cani (e soprattutto i cuccioli) allo sbaraglio, sono ben felice che si terrorizzi.

      • nessuno ha detto “allo sbaraglio” ma l’esempio che ho fatto del mi omaschio che ha caziato il pischello adolescente che si allargava troppo volendo montare un cane adulto 5 volte più grosso ci sta tutto… e se dopo i 4 mesi non li porti più a socializzare non lo imparerà mai.
        ma poi non eri tu che dicevi che è utile il padre ma anche le zie in allevamento che a casa mia non è la mamma? o il papao vice papa?
        ripeto che lo so che le cose vanno fatte a modo ma io ho sempre portato i cuccili di 2 mesi al parco dove so che ci sono adulti tranquilli, un po qualcuno lo mette sotto e ci sta, ma sono sempre cresciuti equlibrati. quelli non equilibrati non hanno potuto fare la stessa epserienza perhcè cresciuti in box o con qualcuno che non glielha permesso di socializzare.
        da come scrivi ti dico pare che il cane debba non vedere più nessun cane dopo i 2 al massimo 4 mesi forse, da quel che hai scritto è giusto tirare su il cucciolo quando incontra un adulto e tu stessa hai sempre apostrofato negativamente questo atteggiamento. lo sai che io ti stimo e per tante cose la pensoc ome te ma a volte non condivido come rigiri le cose per scrivere un articolo contraddicendo almeno in parte cose che tu stessa vai sostenendo…o almeno questa è l’impressione che dai. magari non ti sei spiegata bene, ma trovo deleterio che uno ora pensi di dover mai far incotnrare un cucciolo con gli adulti o portarlo al parco ne tantomeno ad una classe di socializzazione o comunicazione organizzata da gente competente perchè… e come capiscono chi lo è? massi evitiamo così ci prendiamo…
        tornaimo agli elenchi buoni cattivi? di almeno da cosa si riconoscono i buoni dai cattivi non so…

        • O Lupi…se vuoi polemizza’, polemizziamo: ma a me sembra di essere stata chiara. Mamme, papà, zie e zii sono cani CONVIVENTI con il cucciolo, non perfetti estranei! Sono cani con cui il cucciolo ha sempre avuto rapporti, tra i quali sono chiari i ruoli, di cui noi conosciamo perfettamente l’equilibrio (o meno), le capacità comunicative (o meno), le competenze eccetera eccetera.
          Buttare un cucciolo in mezzo ad adulti sconosciuti ed estranei è una CAZZATA GALATTICA e non solo è pericoloso farlo, ma è una follia PAGARE per farlo!
          Le classi di socializzazione fatte bene, al contrario, equivalgono un po’ a quello che si fa in allevamento: cani conosciuti, sicuri eccetera. E quindi ben vengano. Ma il fatto è che sento continuamente parlare di cucciolo buttati alla speraindio in mezzo a cani A CASO.
          Ma dove caspita hai letto che il cucciolo dopo i due mesi non debba più vedere nessuno? O che si debba tirar su un cucciolo quando incontra un adulto?
          Quello che ho scritto è che si deve sapere con quali cani si ha a che fare, non che ci sia “divieto di cane”!
          Poi le classi di socializzazione che caspita c’entrano con gli incontri individuali per strada? Ma hai capito di cosa stiamo parlando, oppure no?

  8. a me tanti copyright fanno proprio ridere…
    che poi si traducono soprattutto nel farsi pagare un sacco di soldi per l’uso del marchio!

    cosa c’è di male?
    nulla, intendiamoci!

    se io voglio usare il mio cane (supponiamo che sia effettivamente idoneo) come “istruttore” di altri cani posso farlo benissimo… però lo chiamo cane istruttore o cane assistente o semplicemente cane!
    però se un cliente (per ragioni sue proprie) è convinto di aver bisogno di un Teaching Dog, non verrà da me… perchè il mio non è ufficialmente un “teaching dog” ed io non posso scrivere nella mia CARTA DEI SERVIZI che utilizzo teaching dog

    e allora io per prendermi il cliente, devo far riconoscere il mio cane come “teaching dog” da chi detiene il copyright!

  9. Non esiste il copyright del Teaching Dog.
    Palese sia riconosciuta la competenza a chi la detiene, ma la definizione non è depositata.
    E’ coerente che un cane definito Teaching Dog, secondo Angela Stockdale, le sia stato, almeno, mostrato.
    Ma, in realtà, ce ne sono, dichiarati tali, cui lei non ha mai riconosciuto tali competenze
    Al contrario del tutor, registrato da mangini.
    Lupi, io evito accuratamente di portare cani in formazione in incontri casuali.
    Cerco di tutelarli. In realtà anche i cani adulti
    Evito pure i cazziatoni
    Mi sembrano fantastici come anti stress, ma poco produttivi per l’apprendimento.

    • io li tutelo quando sono li perchè so fin dove e fin dove no… e scelgo il psoto e i cani dove portarlo. ad ers quando gaia era cucciola in un parco ‘cerano 2.3 cagne str…ze che visot che lei aveva qualche insicurezza se ne aprofittavano … non cel’ho più portata e mi sono spostata dove i cani, sebbene di mole maggiore, erano più equilibrati e non facevano cose simili con lei…
      quando un cucciolone di 10 mesi si accatto alla gamba del mio lupone montandoselo (alal gamba perchè era alto 1/3) lui lo prese per il collo sbattendolo a panciainsu ringhiandogli e tenedolo fermo qualche secondo per il collo.sen zafargli un graffio. e ci stava eccome che ci stava…
      il mio era equlibrato e gliel’ha detto con le buone, ma se ne trova uno meno equlibrato, sai che fine faceva?
      questo intendo quando dico che in certi casi il cazionatione ci sta.
      se il canetto lo tyengo sempre in casa, in braccio, isolato, non viene mai a contatto col ondo vereo, lo porto fuori e ho un cagaza…o di cane incredibile.
      la stessa valeria ha sempre criticato chi prenmde in braccio il cucciolo quando incontra altri cani… e adesso sembra invece che si dovrebbe fare proprio così da quel che scrive. il che è scorrettissimissimo invece

    • Guarda che “Cani tutor” non è registrato come marchio. E’ il protocollo di lavoro che è stato depositato presso un’università, quindi Mangini (giustamente) si altera quando viene usato il nome di “cani tutor” al di fuori di questo protocollo (come nel ben noto video in cui un cane viene mandato nel bel mezzo di una rissa in un parcheggio pretendendo che vada a “sedarla”, e lo si chiama cane tutor: visto che nel lavoro con i cani tutor la prima cosa a cui si bada è la sicurezza, questo l’ha fatto infuriare).
      Sarebbe coerente che tutti i cani a cui si vuole dare una certa competenza venissero visionati da chi ha inventato quel tipo di lavoro, soprattutto perchè non si parli di una cosa quando in realtà se ne fa tutt’altra.
      Comunque…fino ad oggi l’unico marchio registrato con tanto di copyright, in cinofilia, mi pare sia l'”addestramento olistico” di Cantarelli.

  10. Lupi, scusa, non avevo capito. Credevo che il cazziatone fosse umano verso il cane.
    Totalmente d’accordo, è deleterio tenere il cane rinchiuso, sia in casa che nel abbraccio

  11. Ho qualche difficoltà a seguire il fluire della discussione.
    Forse è colpa mia, della mia inettitudine telematica. Ma, ci sono commenti, di molto posteriori, innescati fra conversazioni precedenti?
    Forse la redazione e mangini possono scegliere dove postare il proprio intervento?
    Comunque, mangini nel suo post difende l’essere arrivato al copyright sui cani tutor, quindi conferma che c’è il marchio.
    Avrei una domanda, Da cosa nasce l’affermazione che “per forza sono dovuto arrivare a tanto (e prima o poi ci arriverà anche Angela)”
    Avete parlato con Angela Stockdale di questo argomento?

    • Chiunque può scegliere dove postare il proprio intervento… basta che faccia “rispondi” a un post, e il commento esce in calce a quello.
      Per il resto che riguarda Mangini lascio la parola a lui, se ci legge, perché dei cavoli suoi non è che ne sappia più di tanto: io ho riferito quello che mi ha detto (protocollo depositato, no copyright). Altro nin zo, e tantomeno ho mai parlato con Angela Stockdale (se lo dovessi fare, ci parlerei di cani e non certo di marchi).

    • Margherita: qui trovi una cosa del 96 relativa ai “cani tutor”: http://claudiomanginicanieaffini.blogspot.it/2012/06/cani-tutor-un-reperto-depoca.html
      Qui, invece, trovi un pochino di storia e a cosa servono i “cani tutor” (Angela e Jan Fennel sono peraltro citate, come è giusto che sia): http://claudiomanginicanieaffini.blogspot.it/2012/02/i-cani-regolatori-e-i-cani-tutor.html
      Sono stati depositati il meccanismo di lavoro ed il modulo formativo, anche perché non c’è alcun marchio al momento (tratto la materia “animali”, non marketing), mentre su questo particolare lavoro è stata fatta una tesi di laurea nel 2010 😉
      Ti dico di più: quando ho deciso di muovere causa contro il Guru della Val Trompia, ho fatto fare un’indagine in Italia dal mio studio legale, e ho scoperto che ci sono alcuni buontemponi – sparsi un po’ in tutto il Paese – che asseriscono sui loro siti di “disporre cani tutor c/o i loro centri cinofili”.
      Alle mie domande di spiegazione hanno tutti più o meno risposto così:-“Ma i miei cani tutor lavorano in un altro modo…” 🙁
      La mia domanda:-“Quale modo” – non ha avuto risposta.
      Inutile dirti che quei soggetti tutto sono, fuorché “cani tutor” – sono semplicemente “altro” che nulla ha a che vedere con il meccanismo ormai già esportato all’estero.
      L’affermazione che tu citi è dovuta alle risposte ricevute via mail alle mie domande di chiarimento e da video come questa ciofeca qui http://www.youtube.com/watch?v=Rg75_j_oU04 che se vai a leggere nella didascalia viene proposto come un lavoro da “cane tutor” (nemmeno per sogno farei una cosa del genere).
      Angela – sono convinto – che ci arriverà quando sarà il momento; diciamo il “momento in cui qualcuno si farà male” – perché prima o poi (anche se ho notizia di vari episodi) questo succederà; esattamente come succederà con i “cani tutor” se continuano a spacciare quelle cazzate per moduli professionali che lavorano in tutt’altro modo.
      Spero di averti risposto 😉

  12. Ah ok, quindi non c’è copyright sui cani tutor, da tue precedenti affermazioni avevo frainteso.
    E l’ipotesi che Angela arrivi a desiderarne uno sui Teaching Dogs è una tua supposizione.
    grazie

    • Eppure ero convinto di scrivere in italiano 🙁
      Va beh…te lo rispiego.
      C’è un documento composto da centinaia di pagine in cui sono stati REGISTRATI a mio nome – e a mie spese – tutti gli step di lavoro (comprensivi di analisi chimiche e veterinarie) che si racchiudono in un unico nome: “cani tutor”.
      Il copy sul marchio non c’entra, perché è di “meccanismo” che stiamo parlando, non di marchio commerciale ok?
      E’ fisiologico che se un cinofilo si riferisce al lavoro con “cani tutor” DEVE necessariamente riferirsi a quel meccanismo, non ad “altro”, al “tanto fa lo stesso” o al 2i miei cani tutor lavorano in modo diverso”.
      C’è un solo modo riconducibile a quel meccanismo; tutto il resto è “altro” su cui non mi esprimo.
      In merito ad Angela NON ho mai detto – né supposto – che “arrivi a desiderare di fare un marchio – o un copyright” per i suoi “teaching dog”.
      Dico solo che – avendola vista lavorare più volte in tempi non sospetti – quello che fa lei non è affatto riconducibile a ciò che vedo fare ad altri, dei quali ritengo discutibile, oltre che pericoloso.
      Parlerò direttamente con Angela sulla questione 😉
      Per concludere, sempre in merito ai “cani tutor”, diventerà presto un’Associazione di cui faranno parte tutti i cinofili accreditati, medici veterinari (perché questo meccanismo NON è svincolato dal contesto clinico) e che si sono formati.
      E’ già in fase di approntamento un sito con la mappatura dei centri in cui si volge questa attività 😉

  13. Grazie
    Mi riferivo alla tua frase
    “RISPONDO: per forza sono dovuto arrivare a tanto (e prima o poi ci arriverà anche Angela):” che ho evidentemente frainteso
    Credo anche io che la cosa migliore tu possa fare sia parlarle direttamente

  14. Ma classi soooolo per futuri padroni non fanno?? Cosi certa gente farebbe in tempo a rendersi conto che il CANE in genere è TROPPO impegnativo e lascerebbe perdere prima di iniziare a fare danni

  15. Articolo che mi interessa molto proprio perche tra 2 giorni parteciperò ad una classe di comunicazione (di 3 giorni).
    Ho avuto cani da sempre ma mi sto interessando di cinofilia da pochi mesi (leggendo qualche libro e questo blog molto interessante), sono da 4 mesi circa proprietario di una PiZZbull (questa si ha il Copriright :D) di circa 1/2 anni, trovatella di cui mi sono innamorato e con cui dopo averla rimessa in sesto (quando l’hanno trovata pesava 13 Kg , adesso ha superato i 20 Kg) ho cominciato un corso di obbedience (base).
    Dal passato incerto ma sicuramente non un cane “problematico” , molto equilibrata con le persone (mi rivedo nei racconti di Bisturi) con gli altri cani va un po’ in “agitazione” (io ho anche un Labrador maschio di 13 anni con cui convive tranquillamente) ma non ha mai dimostrato aggressività esagerate o non riconducibili alla situazione, ovviamente da quando pesava 13 Kg ad oggi ha avuto molti cambiamenti caratteriali, sia per una questione fisica sia perchè si è abituata alla “nuova” (e piu agiata) vita acquistando sicurezza in se stessa.
    Chiaramente è un Pitbull con le sue caratteristiche (anche se sicuramente non “pura”) al corso le abbiamo (insieme al cane dell’istruttrice) fatto fare avvicinamento al guinzaglio con un cane maschio equilibrato e lei si è comportata bene, purtroppo poi è entrata in calore ed abbiamo sospeso.
    Vengo al punto e scusate se sono stato prolisso ma era per dare un minimo di contesto , mi sono iscritto a questa classe piu che altro per capire meglio qual’è la comunicazione tra il mio cane ed altri cani seguito da persone competenti (spero :D) e fatto con cani “conosciuti” non da lei ma che si sa di che indole sono. Ovviamente l’ avrei cominciato a fare gia da solo portandola fuori ma per varie vicissitudini non ho ancora avuto tempo (recupero fisico , calore , ferie).
    Premetto che di Labrador ne ho gia uno e non ho idee di “cosa vorrei che il cane diventasse” , vorrei solo conoscerla meglio in modo più sicuro di portarla solo al parco , imparare io di piu sulla comunicazione canina (mi sono gia letto qualcosa in proposito ma sono curioso di vederlo nella pratica) , e sicuramente Guru o non Guru se la situazione non mi piace perchè troppo stressante per il mio cane farò bagagli e me ne tornerò a casa anzitempo specialmente se volessero “buttarla” libera in un recinto con altri 10 cani (ma non credo che accadrà, se non avessi un minimo di fiducia non mi sarei iscritto).
    Credo che anche se Sciuramaria bisogna ragionare con la propria testa , affidarsi a chi ne sa di piu con il giusto giudizio critico e sempre e comunque nell’interesse del cane (di cui sono innamorato visceralmente sapendo che è di una razza specifica , anche se non puro, con delle sue caratteristiche).

    • Ti ho entusiasticamente dato il pollicione verde per la tua affermazione “bisogna ragionare con la propria testa”, che è quanto predico continuamente. Però un appuntino te lo devo fa’ : non pensare che le caratteristiche specifiche del pit bull si possano trovare pari pari in un pit bull mix. Di solito si hanno sempre grosse sorprese (a volte negative, a volte anche positive). Spero che per te siano tutte positivissime!

      • Concordo al 100% e non lo penso, diciamo che Sissi ci assomiglia molto ad un pitt (con tanto di orecchie barbaramente tagliate) e informandomi su questa razza (se mi dicevano 6 mesi fà che ne avrei adottato uno avrei riso beatamente) ne ha molte caratteristiche, ma non sapendo nulla sulla sua “famiglia di origine” quadrupede (perchè la bipede delle merdaccie lo erano sicuramente) sono stato sempre molto cauto.
        Spero che questo corso mi aiuti ad “inquadrarla” ancora meglio aiutato da persone preparate , per inquadrarla ovviamente intendo capire meglio il suo rapporto con gli altri cani e non di certo cambiarla.

  16. Ho partecipato a diverse “classi”, sempre tenute dalla stessa persona, che sceglie i cani oculatamente, ne mette pochissimi per volta, fa durare gli incontri poco e fa sì che anche le persone entrino nella “classe”, che è tutto un’insieme, non solo “cani nel recinto e gente fuori che guarda”. Tutti compartecipano all’evento. Il proprietario comunica con il suo cane tramite la postura (utilissimo averla imparata) e il cane, se decide che non vuole o che per lui finisce lì, ha lo spazio adatto per allontarsi, per un momento o per concludere la sessione. La persona che le tiene è da noi molto stimata (credo si capisca :D).

    Per quanto riguarda le interazioni, ho capito che la mia “grande” (quasi cinque anni) non ha nessuna voglia di “giocare” con il prossimo canino, pur essendo stata una cucciola molto giocherellona che sognava di vivere in una comunità di cani 😀 Adesso interviene solo come cane adulto che sgrida i piccoli se fanno molto casino, per lei si deve stare calmi, fare silenzio, correre poco e ogni esagerazione viene placata. Abbiamo scoperto lì che teme i cani maschi (potevamo vederlo per strada, ma purtroppo sono tante le cose che non abbiamo visto -.-), quindi diamo un occhio quando incontriamo maschi.
    Alla piccola sono invece servite molto, viene sempre e comunque contenuta da sua sorella, ma ha un fare talmente irruente che spesso dà fastidio agli adulti (pur amando i cani come sua sorella da piccola). Qualche “sgridata” le ha calmato un po’ gli animi, adesso si propone in modo meno irruente (anche se dopo un po’ di tempo tende a eccitarsi e a esagerare). Con lei sono stati messi inizialmente cani adatti alla sua età, ovvero cani adulti molto pazienti e molto bravi a comunicare, crescendo, è stato aggiunto qualche elemento diverso, in base alla sua capacità di sostenerlo. Nel caso della grande, solo maschi estremamente gentili e beneducati, per indurla a pensare che il mondo dei maschi non sia orribile. Ci è servito perchè putroppo per strada i maschi li incontriamo eccome e non sempre posso proteggerla. Non sempre, soprattutto, incontro maschi gentili come lei li desidera, le classi ci sono servite per aumentare la sua tolleranza e far sì che le uscite quotidiane non avvenissero con il mitra alzato.
    Le classi servono se sono ben gestite, perchè ci sono proprietari consapevoli che sono lì apposta per imparare e che rispettano le tue esigenze (e viceversa). Al parchetto trovo venti proprietari che vogliono accarezzare il mio cane timido (e tu a dire no, ma figurati, i cani vanno socializzati), altri venti che mi dicono che è impossibile che il mio cane femmina non ami i maschi, ma il suo sicuramente sì (esiste l’Eletto in versione canina), più altre tremila stronzate che non ho più voglia di sentire e vedere.
    Al contrario, in un altro posto, ho invece visto un incontro di cuccioli che, a mio avviso, non erano più tanto cuccioli e sentivo che “c’era qualcosa che non andava” con la persona responsabile che se ne sbatteva allegramente dicendo che “tanto si mettevano a posto da soli”. Ecco, non tutti sanno mettere dei cani a interagire, ci vuole una grande competenza, che personalmente ho trovato solo in un’unica persona.

  17. Eccomi di ritorno da questa bellissima esperienza, la descrizione del corso di Sil assomiglia molto ha quello che ho vissuto in questi 4 giorni ( alla fine ho deciso di fermarmi un giorno in più) , non solo per aver imparato molto di più sul mio cane (di cui accennavo in un post precedente) ma avendo visto molte interazioni tra altri cani , la gestione degli spazi da parte dei cani e le alternative di comunicazione che possono scegliere.
    Veramnete molto interessante , molto ben organizzato e mai avvertito situazioni di pericolo per i cani (fisico o troppo stress).
    Sono tornato a casa con molti spunti di “lavoro”.

  18. Valeria, la situazione descritta tra jack Russel e Labrador è accaduta l’anno scorso durante una socializzazione in un sedicente centro cinofilo: il mio cucciolone di labrador di 6 mesi aveva terminato la “lezione” , ma prima di farlo uscire un educatore brillantissimo ha fatto entrare il suo jack russell che già latrava da 2 ore a quella parte con la motivazione di: ” farlo giocare” e fargli “conoscere” la mia bestiola
    Risultato: con un morso più veloce della luce gli ha trapassato la tibia da parte a parte. Cucciolone medicato e azzoppato per qualche giorno; roba da matti, e la colpa per loro era quasi mia che mi ero “distratta”……
    Da allora è stato sempre più difficile farlo interagire con altri cani maschi…..

  19. Da profano non cinotecnico che ha però partecipato a diverse classi di socializzazione/comunicazione mi sento di concordare in pieno sul fatto che queste esperienze possano essere, come ha testimoniato anche Sara, estremamente negative per i cani se non tenute e gestite da un educatore in gamba in grado di leggere ed intervenire, ove necessario, nel modo più giusto per il cane, anzi per “quel” cane. Queste esperienze poi, indipendentemente da chi gestisce il campo, credo che siano totalmente inefficaci (come probabilmente qualsiasi altra esperienza/attività svolta con un cane) se non esiste un buon rapporto cane-uomo a monte. La classe in sé mi sembra essere un mero strumento che può portare a risultati estremamente positivi o negativi in funzione di come essa viene usata. Ho l’impressione che le classi raggiungano il massimo del loro risultato quando sono un passaggio di un percorso più articolato incentrato sulla costruzione del rapporto uomo-cane, sulla costruzione di affiatamento e fiducia.

    Ad esempio, per parlare concretamente di casi che ho visto dal vivo e presenti nelle prime due foto dell’articolo.
    PRIMA: i whippet, presenti nella seconda foto, venivano da una situazione casalinga in cui in due si “attaccavano” letteralmente; l’alano della prima si portava allegramente in giro la proprietaria (più leggera di lui) in caso di uno sventurato incontro con altri quadrupedi per strada.
    ORA, ovviamente non solo per merito delle classi: i whippet in quella realtà famigliare convivono pacificamente insieme ad altri 5 gironzolando liberi per casa; l’alano viene condotto in giro per la città con una tranquillità disarmante.
    Non mi dilungo otre, ma, a proposito della questione prezzi di cui giustamente scriveva Valeria: personalmente diffido di chi fa pagare per guardare una classe: mi aspetto che un professionista, non solo mi racconti le sue teorie ma mi mostri dal vivo come lavora e mi permetta di valutare con i miei occhi le sue valutazioni ed i suoi interventi su altri cani in modo che solo se i metodi ed i risultati sugli altri cani mi convincono e mi ispirano fiducia chiederei di entrare col mio cane. In quel caso, ovviamente, lo pagheri piu’ che volentieri. Pagare al buio senza poter veder nulla effettivamente sarebbe come fare il biglietto per entrare in un’area sgambatura sconosciuta 🙂

  20. Anche io da profana e da neo proprietaria di un cane concordo pienamente con quanto scritto nell’articolo. Ne ho potuto avere prova mettendo il mio cucciolo di cavalier king vicino ad un bulldog inglese più grande di lui peraltro molto irruento nel modo di giocare. Il mio cane si è paralizzato in un angolo con la coda tra le gambe, le orecchie sotto le zampe( …per la serie cerco di diventare invisibile) e lo sguardo supplicante aiuto. Esperienza traumatizzante insomma! Ergo: i due cani sono assolutamente incompatibili, almeno per il momento. Ma la mia domanda è: c’è un modo per far socializzare i due cani, visto che se dovessi partire per le vacanze vorrei lasciare il mio alla mia amica in compagnia del simpatico cicciottone?

  21. Nell’articolo si prende come esempio un cane grande in crescita che gioca con un cane più piccolo. Io ho una amstaff di quasi 8 mesi, mio zio un alano di quasi 5 mesi. Vivono in due giardini confinanti. Come posso farli giocare, si cercano sempre, senza fare danni all’alano? grazie dei consigli!

  22. io ho il problema contrario. alle puppy class il mio cane era soprannominato Rocco (Siffredi) perchè a 3 mesi cercava di montarsi la border di controllo (dalla parte del muso) e tutti gli altri cuccioli indiscriminatamente (vizio che per fortuna con noi in casa non ha mai avuto). tale borderina (adulta) lo ha messo pancia all’aria un paio di volte e da lì sono cominciate le fobie (all’esamino pro forma finale per il corso di educazione abbiamo fatto schifo perchè al centro del campo c’era lei, e il mio povero fifono ha strisciato per terra col passo del leopardo tutto il tempo, alla massima distanza).
    quando vede altri cani vorrebbe giocarci ma si prende delle gran ringhiate come risposta e adesso ha paura. lasciamo stare che dalla veterinaria è terrorizzato dai micetti di 2 settimane che prendono il latte dalla boccetta (coda fra le gambe, guaiti e pipì addosso, e lui un incotro ravvicinato con un gatto ”vero” non l’ha mai avuto).

    sarebbe bello avere corsi completi che, partendo dalle puppy class, si svolgessero in ambiente sia di campo di addestramento che fuori, in passeggiata con tutti i cuccioli assieme in vari ambienti (centro paese, centro commerciale che permette l’ingresso ai cani, bancarelle e mercato, argine del fiume, area di sgambamento, strada trafficata, magari pure il treno).
    è facile farsi obbedire dal peloso quando si è soli in un recinto, senza rumori e odori diversi dal solito, dove sotto ai piedi si ha erba o sabbia e non cemento, metallo o piastrelle, poi nel ”mondo reale” la situazione cambia e ci si accorge che il cane perde la testa, tenta di fare le feste a tutti, al tavolino esterno del bar non sta fermo e si attorciglia ovunque o si spaventa di fronte a un cancello tanto da tirare finchè la pettorina si sfila).
    c’è davvero bisogno di prendere un addestratore a domicilio per tutto questo? perchè i centri cinofili non fanno queste cose?
    e aggiungo: ciò che viene insegnato dovrebbe essere testato in tutti questi posti finchjè l’addestratore è sicuro che i cani siano completamente equilibrati e sotto controllo, sia da soli col padrone che in gruppo (della serie ” il tuo cane ha fatto tutto bene ma al mercato tirava per saltare sulla bancarella dei fiori, e ha leccato il gelato del bambino di fianco, per cui tu padrone sei ripetente, non ti mollo finchè non sei pronto”).
    le nozioni teoriche date in 5 minuti e le 3 giornate di socializzazione lasciano il tempo che trovano e mi sembrano solo una furba misura commerciale per far spendere 150 euro e più per poi far tornare il proprietario disperato, che vorrà assumere un addestratore domiciliare e spendere il doppio per avere risultati (e poi prima di essere fatti incontrare, i cuccioli andrebbero testati ALMENO per la giardia, che il mio se l’è presa proprio alle puppy class).
    a mio parere finchè i centri cinofili si comportano in questa maniera il numero di sciuremarie continuerà ad aumentare.

  23. Se posso permettermi un consiglio Claudia io eviterei farli giocare ma non perché possono modersi ma sono diverse taglie non volendo si possono fare male .. e sempre consigliato da educatori poi potresti sempre fare una prova e vedi …

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.