di CARLO FAGIOLI – Eh sì…ancora sui figuranti, mia croce e delizia da sempre.
E’ da diverso tempo che mi pongo delle questioni sul lavoro dei figuranti in gara a livello nazionale e internazionale, questioni che vengono ulteriormente giustificate e motivate dai frequenti  scambi di opinioni con innumerevoli figuranti di ogni nazione e che mi provocano notevoli perplessità.
Ovviamente non sono io che posso rispondere alle mie domande ed é per questo che ho deciso di affidarle a una lettera aperta a tutti i giudici, figuranti e responsabili del settore addestramento dei club delle razze da utilità e difesa che, qualora fossero stimolati al dibattito, anche se non d’accordo con le mie affermazioni, sono invitati ad intervenire.
La concezione dello sport (quindi anche l’attività del figurante), anche degli sport di squadra, é cambiata da diversi anni a questa parte: si é privilegiata sempre di più la velocità di esecuzione e la fisicità anche a discapito della tecnica, del gesto tecnico ben eseguito. Ciò é avvenuto anche per quello che riguarda la performance dei figuranti in gara. La scienza dell’allenamento e dello sport ci dice da molto tempo che un  gesto tecnico é efficace, redditizio ed economico solo se eseguito in una certa maniera, quella corretta. E questo gesto correttamente eseguito dona all’esecuzione, al movimento dell’atleta una armonia, una plasticità innegabile ed apprezzabile anche dall’occhio inesperto.
E’ come l’anatomia del cane, l’appartenenza allo Standard che dona al soggetto la bellezza funzionale!
Al contrario di altri sport, dove una tecnica scarsa da parte dell’atleta va solo a detrimento suo e della sua squadra, per quanto concerne il figurante una sua carenza tecnica va a detrimento del cane, poiché  il figurante con la sua opera deve mettere in risalto le qualità e il livello di addestra mento del cane in gara e così permettere al giudice di valutare.
Qualche esempio? Figuranti che si preoccupano solo di essere veloci nei riaffronti e quindi che partono addirittura prima di fare la minaccia sul cane: partono prima “di gamba” lateralmente per il trasporto e dopo alzano il braccio del bastone.
Figuranti che nel momento in cui il cane esegue il lascia abbassano un po’ la manica, mettendola con la punta verso il basso e non mantenendola quindi parallela al terreno, posizione questa ideale per permettere al cane una buona presa nel riaffronto. E quindi nel riaffronto cosa fanno? Devono per prima cosa muovere la manica riportandola parallela al terreno (quindi mettono il cane in predazione) e poi – ancora un errore – partono subito, come detto più sopra, per il trasporto, riducendo quindi il riaffronto, che non c’é, a un morso in predazione!

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Poi spesso il bastone viene “sventolato” al lato della manica e della testa del cane. Quindi dove é  “il riaffronto e la minaccia” sotto la quale il cane deve passare per mordere prontamente prima che ci si metta in movimento?
Altra cosa é mantenere la manica parallela al terreno nella cessazione e da questa posizione far partire prima il bastone con una pressione contemporanea delle spalle sul cane, abbassare il bastone sul cane e POI partire in trasporto: qui é il cane che deve entrare sotto la minaccia. Il cane deve reagire alla minaccia, non al movimento laterale del figurante.
Durante il trasporto si deve mantenere il cane al centro del proprio corpo, con dei passi ampi; il gomito del braccio con la manica non deve MAI uscire dalla proiezione del busto e soprattutto i passi non devono essere laterali, ma in diagonale verso il cane, il quale si deve sentire SPINTO e non trascinato. Il  figurante deve esercitare una pressione fisica e psichica sul cane
Carenze in generale nei trasporti, mancanza di pressione sul cane, figuranti che si muovono come macchinette, veloci, con movimenti stereotipati, meccanici ma che non esprimono niente, non stimolano niente nel cane, forse belli a vedersi ma “asettici”!
Il cane si “appende”, non contrasta, perché il figurante non stimola nulla.
E ancora, trasporti che a vedersi sono disarmonici  anche all’occhio inesperto, e dunque sbagliati per la ragione espressa sopra.
Molto spesso, se si chiede a un figurante con quale gamba deve partire per il trasporto e PERCHE’,  non sa rispondere.

Parliamo ora del riaffronto dalla condotta da dietro; quante volte il figurante si gira e invece di fare almeno un passo sul cane con una minaccia lo aspetta con il bastone alto sulla propria testa? Questo é quasi un “invito” per il cane e non una aggressione verso di lui!
Ancora, quanti figuranti non si curano di mettere, alla fine del trasporto, i cani tutti nella stessa posizione rispetto al conduttore e al giudice, spesso creando delle situazioni di differente difficoltà tra i concorrenti?
Attenzione: é ovvio che ogni cane cercherà di determinare lui stesso la direzione del trasporto, ma il buon figurante sarà lui a menare la danza negli ultimi passi per “piazzare”  il cane nella posizione ideale e uguale per tutti.
Mi permetto una piccola parentesi: anche diversi giudici spesso danno prova di non saper “tenere il campo” non trovando la loro posizione più corretta in rapporto all’esercizio!
Ma continuiamo nell’analisi: figuranti che nel lanciato corrono come furie contro il cane e che si trovano in difficoltà, con un  cane veloce, nell’impattarlo, restando perplessi sul lato dove scaricarlo, o che addirittura forzano  il cane a entrare dal lato che LORO hanno deciso, ma che non é necessariamente quello che ha deciso il cane.
Un grande personaggio mi disse una ventina di anni fa:  “vedi Carlo, non é il figurante che deve correre, che deve coprire la distanza , ma é il cane. Coprendo la distanza ha il tempo di pensare e di valutare quello che sta succedendo senza essere stimolato. Il figurante solo negli ultimi metri deve cambiare atteggiamento e sfoderare la minaccia sul cane che dovrà quindi reagire a questo cambiamento improvviso e ravvicinato di situazione!”

Abbiamo già detto dell’attitudine a forzare il lato di entrata nel lanciato, con il risultato tragico, se il cane non accetta questa forzatura, di gravi traumi sull’animale, per l’impossibilità da parte del figurante di scaricare un cane che entra sulla sua gamba di appoggio, avendo invece “liberato” l’altro lato.
Inoltre un tipo di atteggiamento di questo genere deve presupporre una perfetta e rigorosa preparazione psicofisica del figurante. Considerando la velocità del cane e quella del figurante verso di lui un piccolissimo anticipo o ritardo nell’ammortizzamento creano una differenza di distanza di “invito” di qualche metro: e sappiamo bene quanto sia importante!
Infine, i trasporti a gomito alto e braccio diagonale rispetto al terreno facilitano il figurante, destabilizzando un po’ il cane, ma questa posizione penalizza spesso la presa (torsione del collo e spesso “aria” nel lato della direzione del trasporto).
Insomma, a mio parere si vedono troppe carenze tecniche!
Ripeto che un gesto tecnico bene eseguito é funzionale ed economico rispetto a uno male eseguito, quindi si può ben capire la sua importanza in una competizione con 80/100 cani!
Ho voluto semplicemente mettere per iscritto mie riflessioni, la mia analisi dei fatti che da diversi anni vedo sui campi di gara, insomma ho gettato un sasso nello stagno con la speranza che le acque si smuovano un po’ per scongiurare anche i rischi di infortuni ai nostri compagni di sport, perché trovo che chiediamo loro sempre di più, li  “spingiamo” sempre di più, ma i figuranti non sempre si adeguano, preparandosi più puntigliosamente per restare all’altezza delle performance ormai stratosferiche, quasi da UFO, dei nostri cani!

NOTA: per non  offendere nessuno abbiamo preferito non illustrare questo articolo con foto di errori tecnici: abbiamo quindi inserito foto “vintage” dello stesso Autore impegnato come figurante in allenamento e ad un’Atibox di fine anni ’90 (per questo si vedono tutti boxer amputati). 

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Figurante ufficiale ENCI dal 1982, figurante ufficiale SAS, BCI, RCI, SIC e SACC, è stato figurante al Campionato Mondiale 1991 di lavoro Rottweiler, all' ATIBOX 1998, al Trofeo delle Nazioni 1999 Rottweiler, a 4 Campionati Italiani di Bellezza e 4 Campionati Rottweiler di lavoro e a numerosi ZTP, a prove e selezioni del Boxer Club, a 5 Campionati Italiani di lavoro Boxer a Campionati Italiani di Bellezza e di lavoro SAS e a numerosissime prove e selezioni SAS, a qualificazioni per i campionati del mondo WUSV e FCI. Relatore a diversi stages ufficiali per figuranti della SAS , del BCI, del RCI e del Boxer Club Francese, Coach di team in Italia e in Francia, relatore a numerosi stages di metodologie e tecniche di addestramento, formatore di numerosi professionisti dell’addestramento e di numerosi figuranti anche di livello internazionale. E' allevatore di pastori tedeschi e boxer con l'affisso "del Pasquino". Il suoi cani hanno raggiunto risultati prestigiosissimi: ricordiamo fra tutti il boxer Buc del Pasquino, che è stato vice-Campione del Mondo in IPO 3 all’ATIBOX di lavoro.