di VALERIA ROSSI – La sera di Ferragosto, non avendo evidentemente di meglio da fare, l’educatore cinofilo Attilio Miconi – che spesso interviene e commenta anche su questo sito – ha visto bene di pubblicare in una nota un vecchio commento del dottor Raimondo Colangeli, veterinario comportamentalista e past president della SISCA, apparso in calce all’articolo “Psicofarmaci: interviene Carlo Colafranceschi“, pubblicato su “Ti presento il cane” il 28 maggio scorso.
Alla sua poco tempestiva nota Miconi fa precedere un proprio intervento nel quale, oltre a fare una bella sviolinata al dottor Colangeli, parla della “disinformazione che spesso si legge su “Ti presento il cane” a proposito di terapia farmacologica in sostegno delle patologie legate alle malattie del comportamento nel cane“.
Laddove, si presume, “disinformare” significa portare alla luce episodi reali, supportati da testimonianze, foto e video, sul pessimo lavoro di alcuni (non “tutti”, come sembrano pensare i talebani del corporativismo, ma “alcuni”) veterinari.
Miconi sostiene poi che “questi addestratori, non essendo medici, sembra conoscano solo la molecola della fluoxetina … ma questo è un altro discorso che a noi istruttori comportamentali poco importa, anche se ci fa parecchio sorridere“.
Peccato che ci sia ben poco da sorridere: c’è invece molto da piangere, almeno se si amano i cani.

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Avendo già ampiamente risposto al dottor Colangeli (il suo intervento e le successive risposte sono ancora visibili in calce all’articolo sopra linkato), mi sono sentita in dovere di ribattere anche al sarcasmo – decisamente fuori luogo, oltre che poco educato – di Miconi, spiegandogli (visto che evidentemente non l’ha capito) che non sono “gli addestratori” a conoscere solo la fluoxetina (per gli amici Prozac), ma che sembrano essere proprio alcuni veterinari comportamentalisti a farne ampio uso (e molto spesso abuso, dal mio punto di vista), almeno a giudicare dal numero impressionante di casi che arrivano sui campi di “questi addestratori” che non saranno medici ma che, guarda caso, sono spesso capaci di risolvere i problemi comportamentali che il Prozac aveva lasciato immutati (nei prossimi giorni, forse a partire da domani stesso, pubblicherò una nuova interessante testimonianza in merito: intanto vi dico che la foto di apertura illustra proprio l'”armadietto dei medicinali” del cane di cui parleremo…e non è stato certo un addestratore, a fare questa prescrizione!).
Dopo qualche ora mi è arrivata una email in cui Miconi mi avvisava di aver cancellato la mia risposta (grazie mille, moooolto civile e democratico!) e mi chiedeva, di nuovo molto sarcasticamente, se avesse dovuto pubblicare ciò che io avevo scritto su A.R.C.A. mentre Colangeli “gentilmente interveniva” (gentilmente perché? Colangeli ha esercitato il suo – sacrosanto – diritto di replica a quanto avevo scritto: ma la gentilezza semmai gliel’ho fatta io, ospitando il suo intervento… visto che, a differenza di altri, io non cancello i commenti di chi la pensa diversamente da me).
Ma cos’è che avrei scritto di così orripilante, tanto da dover far apparire un’eventuale pubblicazione come una minaccia (a parte il fatto che già le mie parole stavano su un gruppo pubblico, quindi…) ?
Ecco qua: “Colangeli su TPIC! Se qualcun altro interviene e non mi lascia solo a scannarmici, mi fa un favore!”
Uhhhhhhhhhhh che cosaccia terribbbbbile!
Ho chiesto ad altri addestratori – quelli a cui spessissimo capita di ritrovarsi al campo cani rintronati dall’abuso di psicofarmaci – di intervenire in una discussione!
E’ decisamente una tragedia!
Il problema stava forse nel termine “scannarsi”? Ma quello lo uso sempre, tra amici, quando mi riferisco a discussioni accalorate, anche se assolutamente civili.
In ogni caso, nella stessa discussione, precisavo: “Quando parlo di “scannarsi” (e qui lo intendevo seriamente, ndR) non mi riferisco ad interventi corretti – per quanto ovviamente di parte – come quello di Colangeli, che è un pageattista ma che ha tutto il diritto di esserlo, per carità! Io parlo di quelli che, di fronte a un caso di clamoroso ABUSO come quello di Dexter (il cane a cui si riferiva l’articolo, tenuto praticamente sedato per tutta la vita, ndR), ti rispondono “ma che cazzo ne sai?”, o addirittura “non c’è niente di strano nel comportamento di quel cane”. E non parlo di Sciuremarie, sia chiaro, ma di veterinari. Allora, con un veterinario che: a) trova “normale” ridurre un cane come Dexter; b) si incazza se denuncio l’abuso di psicofarmaci da parte di persone che dovrebbero andare a zappare la terra e non certo fare i comportamentalisti… io ci litigo. Per forza!”

Se questa è una dichiarazione di cui vergognarsi, il Sciur Miconi sappia che non me ne vergogno neanche un po’: tant’è che sono io a renderla pubblica. E che ne sottoscrivo ogni virgola.
Perché io NON ce l’ho con i veterinari competenti: io ce l’ho SOLO con i buffoni, con gli incapaci, con i furbacchioni che riempiono i cani di farmaci senza motivo e che ne rovinano la vita con il solo ed unico scopo di succhiar soldi ai loro proprietari.
Sono pochi? Speriamo.
Sono la prima ad augurarmelo, anche se purtropp l’evidenza sembra indicare il contrario.
Ma anche se fosse uno solo, sarebbe già troppo:  e se io fossi – come il dottor Colangeli –  dirigente di un’associazione di veterinari, anziché cercare di difendere l’indifendibile, mi metterei alla ricerca di questi pochi (o di questo singolo!) e cercherei di chiarirgli immediatamente le idee sulla differenza che passa tra “scienza e coscienza” e “delinquenza”.
Perché ridurre un cane come un vegetale solo per non voler ammettere che esistono professionisti diversi da noi in grado di recuperarlo è un atteggiamento delinquenziale: e sono pronta a ripeterlo davanti a qualsiasi giudice, in qualsiasi tribunale.

A me pare che si tratti di maltrattamento
, così come codificato dalla legge italiana (189/2004): appare infatti evidente che si tratti di “sottoporre un animale a comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche etologiche”  (reato punibile con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro), nonché di “somministrare agli animali sostanze stupefacenti, ovvero di sottoporli a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi” (reato punibile con le stesse pene di cui sopra).
Perché i farmaci psicotropi, in dosi massicce, danneggiano ANCHE la salute: non solo la psiche.
Non ci sono soltanto gli effetti collaterali (quelli indicati proprio sul foglietto illustrativo del Prozac sono: apatia, allucinazioni, ostilità, idee irrazionali, reazioni paranoiche, comportamento antisociale, isteria e pensieri suicidi, rilevati anche da uno studio della Columbia University del 2004), ma ci sono anche i danni da fluoro: danni ai reni (studio della Cornell University), diminuizione di resistenza ed elasticità delle ossa (Universita’ di Yale, 1978, osteocarcinoma (NCI – Istituto dei tumori – americana, 1987).  E poi ci sono studi sui danni al fegato (come da diverse note dell’FDA) causati da tutti gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), tra cui rientra appunto il Prozac. Ci sono studi sugli effetti in gravidanza (rischio di malformazioni nel nascituro, rischio di crisi di astinenza “gravi e talora letali”) e sui problemi cardiovascolari (Candace B. Pert, Centro di Medicina della George Town University a Washington D.C., 1997).

Basta davvero avere l’etichetta di “dott.” o di “dott. comp.” davanti al nome, perché diventi lecito somministrare queste sostanze SENZA EFFETTIVA  NECESSITA’?
A me sembra tutto da stabilire… mentre mi sembra decisamente stabilito che,  in diversi casi, NON ci sia stata l’effettiva necessità di cui sopra, visto che i cani sono stati recuperati senza l’uso di farmaci.
Abbiamo già mostrato alcuni casi su “Ti presento il cane”, in passato: ma gli esempi a disposizione non mancano mai.
Eccone altri quattro, tutti provenienti dallo stesso campo di addestramento (di cui, come al solito, non pubblico i riferimenti per ovvi motivi di privacy):

1 –  labrador di 6 mesi, maschio. Diagnosi di iperattività con tendenze aggressive. Terapia: Prozac.
Sintomatologia: il cane saltava addosso con la tendenza a “prendere” con la bocca il braccio o i vestiti; tirava al guinzaglio specialmente quando vedeva altri cani; si agitava all’arrivo di ospiti saltando addosso e prendeva in bocca il braccio del visitatore; si agitava alla vista di altri cani in passeggiata; scavava buche in giardino.
Il cane è stato preso al guinzaglio da un ragazzo che aiuta l’addestratrice e si è comportato benissimo al guinzaglio, senza tirare; è rimasto tranquillo in presenza degli altri cani, ha risposto ai comandi e anche solo agli atteggiamenti corporei del ragazzo.
La proprietaria è scoppiata a piangere, ha detto che si sentiva un’incapace e ha deciso di non andare più al campo (una reazione, purtroppo, molto comune). L’addestratrice ha consigliato allora di iscrivere il cane a un corso per retriever e le cose sono vistosamente migliorate.

2 – dobermann di 2 anni, maschio. Preso da cucciolo da un proprietario che lo picchiava, portato in un campo dove è stato trattato col collare a punte, tenuto sempre in box. Il proprietario si separa dalla compagna quando il cane ha 6 mesi: lo prende la donna, che lo porta in appartamento senza giardino, lo tratta da figlio disabile, lo vizia nel peggiore dei modi ma continua a frequentare il campo di cui sopra.
Il cane non ci capisce più niente, a casa è ingestibile, inizia anche a soffrire di ansia da separazione, con mobili distrutti, pianti e abbai continui. Diventa aggressivo verso le  persone, va in protezione sulla proprietaria. L’addestratrice dice alla proprietaria che il cane deve avere delle regole e che il problema, sostanzialmente, è lei. Lei si risente e va dalla veterinaria comportamentalista  che dopo una visita di 45 minuti in studio, con il cane museruolato fa una diagnosi di iperattività aggressiva in un soggetto iperansioso. Terapia: psicofarmaci (non pervenuto il nome del farmaco).
Dopo un anno il cane stacca mezza faccia alla sua amica e le apre un braccio.
Ora la donna frequenta la scuola dalla quale era scappata risentita. Il cane, senza farmaci, sta migliorando progressivamente.
Lavori in corso…

3 – pinscher maschio, 6 mesi. Solita storia: cane leggermente insicuro, molto viziato, controlla tutto e tutti, abbaia in continuazione.
Anche in questo caso l’addestratrice suggerisce di dare regole: anche in questo caso i proprietari si offendono e vanno dal comportamentalista. Diagnosi: iperattività aggressiva. Terapia: Prozac.
La proprietaria è felice di sapere che il suo cane è malato e che quindi non era lei la causa dei suoi problemi: quindi somministra allegramente farmaci fino ad avere il cane sedato. Gli  atteggiamenti domestici restano immutati.

4 – cucciolone meticcio di 6 mesi circa. Diagnosi: iperattività e ipersensibilità. Terapia: psicofarmaci (non pervenuto il nome del farmaco).
Il cane risulta essere un normalissimo cucciolo di 6/7 mesi, costretto a stare ore e ore chiuso in un appartamento senza nessuna compagnia, che per passare il tempo distrugge la casa.
Quando l’addestratrice spiega ai proprietari che avrebbero dovuto dedicare più tempo al cane, cercando delle attività non solo fisiche ma anche mentali per impegnarlo, l’hanno salutata dicendo che se con la terapia farmacologica avrebbero ottenuto lo stesso risultato, ma senza cambiare nulla delle loro abitudini,  preferivano provare con le medicine.

Allora, Miconi: sono davvero “gli addestratori”,  a conoscere solo il Prozac?
La domanda è retorica, non disturbarti a rispondere.

Intanto il punto è sempre, sempre, SEMPRE lo stesso (sono quasi nauseata a forza di ripeterlo): la terapia farmacologica ha senso SOLO quando esiste un problema organico.

Per essere più facilmente comprensibile, faccio riferimento alla differenza che si riscontra, in umana, tra psicosi e nevrosi (NOTA: pubblico la spiegazione che mi ha dato lo psichiatra di mia madre, luminare locale: so che ci sono interpretazioni diverse, ma questa è una…e comunque mi serve solo come esempio).
La prima ha cause organiche, somatiche, che possono essere conosciute e dimostrabili o solo ipotizzabili (lesioni traumatiche, degenerative o vascolari dell’encefalo, forme infettive, iper o ipo-produzione di sostanze chimiche regolatrici dell’umore e così via);  la nevrosi è invece un insieme di disturbi del comportamento di cui non si riscontra alcuna patogenesi organica, ma solo cause psichiche.
Nel cane la stragrande maggioranza dei disturbi comportamentali è riconducibile proprio a questo secondo gruppo: con un’aggravante, anzi due.
La prima sta nel fatto che nove volte su dieci il disturbo è indotto dal comportamento umano; la seconda sta nel fatto che spesso il presunto disturbo comportamentale NON E’ AFFATTO un disturbo. Ovvero, il cane esibisce comportamenti assolutamente normali, che però vengono vissuti come un problema dai proprietari.
Bene: di fronte all’equivalente canino di una psicosi, l’utilizzo di farmaci è assolutamente lecito. Non soltanto “è ammissibile”: sarebbe davvero pazzesco non farvi ricorso.
Di fronte all’equivalente canino di una nevrosi, al contrario  (e tanto più di fronte a un non-problema, o ad un problema indotto dagli umani), somministrare psicofarmaci è una vera e propria follia.
Ed è folle anche dire “sì, ma ci associamo sempre la terapia comportamentale!”… perché a questi cani, perdiana, serve SOLO la terapia comportamentale!
Il farmaco è un’aggiunta del tutto superflua, che serve solo a giustificare l’operato (e la parcella) del veterinario (oltre, ovviamente, ad ingrassare le case farmaceutiche).
In alcuni casi, è vero, permette all’operatore cinotecnico (proprietario del cane o professionista esterno che sia) di operare sul cane abbassando il rischio di morsicature… ma non è di alcun beneficio al cane!
E questo bisogna metterselo bene in testa: dopodiché diventa una questione puramente etica decidere se sia il caso di sedare il cane (perché di questo si tratta, in soldoni) solo perché non si ha il coraggio di intervenire su una mente lucida e attiva, o se non sia meglio rivolgersi a chi invece questo coraggio ce l’ha.
Anche perché questa questione etica, quando si superano certi limiti, si rischia di sconfinare nel maltrattamento: ed è ora di dirlo forte e chiaro.

BASTA con i “compagni di merende” che si passano i clienti l’un l’altro, mangiandoci sopra in allegra compagnia, alla faccia della salute del cane e derubando letteralmente i proprietari.

Si stabiliscano competenze precise e si ESIGA, una buona volta, che vengano rispettate.
L’addestratore non si permetta mai di fare il veterinario: ma il veterinario non si permetta di fare l’addestratore.
Se ha paura del cane aggressivo, anziché bombarlo di farmaci, lo indirizzi verso un professionista che questa paura non ce l’ha e che ha le competenze necessarie per rieducare il cane senza maltrattamenti nè fisici, né psichici.
Perché ultimamente si fa tanto parlare di “maltrattamento genetico”…ma di maltrattamento psichico non si parla mai.
Invece è ora di cominciare a parlarne: il  che non significa affatto “avercela con i veterinari”, né voler screditare la categoria (mai avuta questa intenzione).
Significa invece avercela – eccome – con chi, su questa categoria, getta una pessima luce attraverso comportamenti disonesti. Professionisti indegni di tale nome che, se non fosse per il corporativismo che tanto spesso impedisce alla verità di venire a galla, dovrebbero essere richiamati all’ordine con grande severità proprio da chi non vuole che l’immagine del veterinario venga ignobilmente screditata dall’operato di pochi, a discapito di tutti.

 

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164 Commenti

  1. mio dio…gli psicofarmaci ai cani????? anche io avevo un cane con seri problemi comportamentali dovuti ad anni di canile e 3 abbandoni. ho sempre avuto cani, anche con problemi ho cambiato un paio di addestratori ma non ho mai dato niente di simile ne mai mi è stato consigliato nulla di simile dal vet di turno.
    con il canino in questione che se lasciato solo per qualche ora demoliva casa, mangiava immondizia e ha persino distrutto a morsi un passeggino di mia figlia…ho sempre cercato la miglior soluzione. alla fine dato che sono casalinga e passavo molto tempo con lui ma oggettivamete non potevo portarlo a fare la spesa o in posti dove non poteva venire il cane ho optato per un box quando andavo via. lui si è sempre adattato senza mai abbaiare.
    crudele io? non credo o almeno non mi sento in colpa.
    Anna

  2. Il punto è che in Italia gli ordini professionali (in questo caso veterinari, ma non solo) sono a dir poco restii a prendere provvedimenti nei confronti dei propri iscritti, anche quando commettono reati davvero gravi o cannano clamorosamente nella loro attività professionale.

    Le rare volte che questo avviene è quasi sempre in ritardo e dietro vaste e consistenti pressioni da parte della stampa (quella che fa il proprio lavoro seriamente, non i ‘pennivendoli’ di turno che non sanno distinguere un pitbull da un chihuahua).

  3. Tra i numerosi cani che mi tengono compagnia,ho il piacere di aver adottato a 6 mesi,un carlino che purtroppo, mai socializzato dalla precedente proprietaria,è risultato affetto da fobia sociale.
    Ho acquistato decine di libri per venirne a capo : tra quelli che sono riuscita a leggere senza ritrovarmi con malditesta da incomprensione spicca “la psicologia del cane” di Claude Béata.All’inizio sembrava interessante poi ho notato che impasticcava i cani come terapia per qualsiasi diagnosi.Tristezza.Profonda tristezza.
    Possibile che non si possa recuperare senza intontire? Nel frattempo il mio botolo è cresciuto e con tanto amore e pazienza in famiglia, anche in presenza di estranei, sembra un cane “normale”.Fuori dal cancello ancora ci stiamo lavorando(inutilmente),ma non me ne faccio una malattia.Con me ha un rapporto bellissimo e sono felice ugualmente.

    Un consiglio:socializzate il vostro cucciolo!

  4. Non conosco le reazioni degli psicofarmaci sui cani…ma conosco come agiscono sugli umani. Ho sofferto di depressione bipolare per dieci anni…ho usato svariati psicofarmaci..surmontil, anafranil e seroxat. Non hanno curato la mia malattia, ma mi hanno permesso di combatterla, facendomi tornare la volontà. Ma io sono umana e certe condizioni le capisco….un cane come puó capire di essere malato e riuscire a combattere certe situazioni ?? A me mi viene da ridere…
    I cuccioli, sono tutti iperattivi….io mi preoccuperei piú dell inverso.
    E un cane con problemi, và studiato e insegnato a controllare i suoi stati d animo, le sue paure. Certo il percorso è lungo, a volte lunghissimo e diciamo la verità, molti proprietari non hanno tutta questa voglia di perderci del tempo. Meglio rintontirli e in cinque minuti si risolve il problema. Molti metodi d adddestramento sono migliorati, ma questo è pessimo…perchè una pasticca non risolve il problema, perchè a me non l ha risolto se mi fossi appoggiata solo alla chimica. Sono dovuta intervenire su me stessa e poi a essere onesta, a me non davano tutta quella sonnolenza che dà ai cani…ma essendo individui diversi dall uomo con ogni probabilità anche le reazioni sono diverse.Userei questo metodo come ultima spiaggia…ma prima di farlo vorrei provare ogni possibilità. Sono a favore degli psicofarmaci, a me hanno dato una grossa mano, però con gli animali ci andrei con i piedi di piombo. Un uomo che mangia un divano è folle, molto spesso un cane che mangia un divano, o è stressato perchè nessuno gli ha insegnato a stare solo in casa, o è stressato perchè non esce mai a sfogarsi da cane. Se Dio ha dato quattro zampe al cane, vuol dire che è fatto per correre e non per poltrire sul divano…se molti umani smettessero di trattare i loro cani da bambini, certi tipi di comportamenti sparirebbero in un lampo…

  5. Amen!!

    Non conosco un cane, dico UNO, che sia andato a far visita ad un Vet comportamentista e che sia uscito senza la prescrizione per psicofarmaci. Ma dico; è mai possibile che siano stati tutti, dico TUTTI, casi da trattare con medicinali?

    Fortuna che, di quelli che conosco io, circa una ventina, solo 3/4 hanno poi iniziato la cura, gli altri si sono rifiutati e hanno seguito percorsi diversi.

  6. Ma sta categoria dei veterinari comportamentalisti… A che cavolo serve? È un passaggio intermezzo praticamente inutile, come le percocche al supermercato! O vuoi le pere o vuoi le albicocche, quindi, se il cane ha problemi di salute vai dal veterinario e se il cane ha problemi di comportamento vai da un educatore. Punto. A che serve mescolare le carte in tavola?

    • un po’ come dire che se un bambino ha problemi psichiatrici si va dalla maestra d’asilo o delle elementari. perchè lei si che ne ha visti di bambini!

    • E come dire gli psichiatri a che servono se ho un problema di salute vado dal medico se ho un problema psichiatrico vado da un laureato in scienze dell’ educazione, purtroppo anche i cani e i gatti hanno patologie psichiatriche come noi e la maggior diffcoltà per un medico veterinario comportamentalista è che un cane non può parlare. Vi ricordo che diventare un medico veterinario comportamentalista comporta anni di studi .

      • Laura, qui il problema non è “il cane ha una patologia psichiatrica e quindi lo porto da uno psichiatra” (che sarebbe del tutto normale e assolutamente logico). Qui il problema è: “Sono un cretino incapace di gestire un cane normalissimo, vado dal comportamentalista e questo tratta il mio cane normalissimo come se avesse una patologia psichiatrica”. E’ QUESTO che succede ogni santo giorno ed è questo che, perdiana, DEVE FINIRE!

        • ogni santo giorno…..mi sembra un’ opinione piuttosto soggettiva e opinabile dal momento che a me non risulta e non mi piace chi parla generalizzando e accusando intere categorie professiobnali. Di solito quando è cosi o si tratta di una singola esperienza personale vissuta in maniera negativa o vi sono altri tipi di interessi

          • comunque non conoscendo l’ operato di tutti i medici veterinari comportamentalisti non posso dare un giudizio assoluto e certo sul loro operato e forse sarò un’ ingenua ma mi chiedo come fa un veterinario comportamentalista dopo aver affrontato tanti anni di studi non facili spese investite per la formazione e tempo dedicato a questa grande passione a sfruttare poi le noozioni cosi apprese solo per un bieco guadagno ,e perchè non accedere a vie più semplici e più facili per intortare i poveri clienti….magari facendo un corso di un annetto da educatore ad esempio. Con questo voglio dire che non esistono persone disoneste perche facenti parte di una categoria o meno ma disoneste in quanto tali che siano educatori o istruttori che comunque possano avere acquisito delle grandi competenze lavorando sodo e formmandosi e medici veterinari che comunque credono nel loro lavoro.

          • Io mi auguro che i veterinari comportamentalisti siano almeno convinti di quello che fanno. Il fatto che ne siano convinti, però, non rende le loro teorie giuste. Possiamo citare migliaia di teorie scientifiche che sono state ritenute valide per secoli, dimostrate con argomentazioni validissime, a detta di chi le sosteneva, e ad un certo punto comunque confutate e smentite. Un tempo esisteva il sistema geocentrico, e gli scienziati che lo sostenevano e ci credevano non erano degli emeriti imbecilli, semplicemente le prove che avevano a disposizione confermavano la loro teoria. Io personalmente non credo che tutti i cani che finiscono sotto psicofarmaci siano fuori di testa, le malattie mentali sono una prerogativa umana, se mai è esistito davvero un cane che è diventato pazzo, il problema sicuramente non andava cercato nel cane, ma nel padrone che non ha saputo gestirlo. Al giorno d’oggi gli psicofarmaci vanno tanto di moda con i bambini, educare un figlio richiede pazienza e dedizione, due cose di cui le persone al giorno d’oggi sono sprovviste. Perchè mai vogliamo raccontarci che non vanno do moda anche con i cani, che come i bambini dipendono da noi e a noi si affidano con troppo speso malriposta fiducia?

          • Sono d’accordo con te. Ma quando si sta nella mia posizione di “osservatrice” di un campo piuttosto ampio (ovvero si ricevono decine di mail al giorno e si gironzola per centri cinofili un po’ in tutta Italia, si tengono stage e seminari, insomma si parla con un casino di gente), e si sentono una, dieci, cento, MILLE testimonianze tutte identiche… se permetti, il dubbio che si tratti di un malcostume un po’ troppo diffuso ti viene.
            P.S.: gli interessi ci sono di sicuro. Bisogna vedere da parte di chi.

          • Bene allora secondo Alice non esistono problemi psichiatrici nei cani la redazione è d’ accordo allora di che stiamo parlando :)……comunque esiste anche la realtà inversa di cani con problematiche psichiatriche che necessitano di interventi non solo di terapie comportamentali che arrivano dal medico comportamentalista dopo essere passati da sedicenti educatori che hanno dato il colpo di grazia. Io dico che ci deve essere un rapporto di collaborazione tra questi due tipi di figure professionali e che ognuno debba essere umile da discutere solo di ciò che gli compete . Purtroppo è un mondo in cui tutti sanno di tutto e tutti vogliono essere meglio degli altri mentre quello che conta è il benessere dell’ animale. Si fanno troppe polemiche sul lavoro altrui e avolte forse i forum che non hanno alcuna attinenza scientifica se non ciarliera sono pericolosi. Con questo chiudo

          • Laura, io non sono una veterinaria nè un’educatrice/addestratrice, in fatto di cani e recuperi comportamentali non ho nè la tua esperienza nè quella di Valeria. Però vivo e cammino in mezzo alle persone, e un’idea su come la maggior parte delle pesone, al giorno d’oggi, preferisca risolvere i problemi, me la sono fatta. Non dico che non esistano cani affetti da patologie psicotiche, penso però che quelli che necessitano di una terapia farmcologica siano molto meno di quelli effettivamente curati in questo modo. E non dico che i veterinari prescrivano farmaci psicotropi per prendere in giro le persone, penso solo che a volte siano così convinti della correttezza del loro metodo da non accettare di lasciare il passo ad un bravo educatore. In un altro commento dici che molte persone arrivano dal veterinario comportamentalista perchè hanno trovato un educatore che ha fatto solo danni, il punto però è proprio questo, non erano andati da un bravo educatore ma da un educatore farlocco. Il veterinario dovrebbe quindi conoscere gli educatori che operano nella sua zona, dovrebbe sapere come lavorano e dovrebbe sapere quali consigliare a chi ne ha bisogno. Ti faccio un esempio più vicino alla mia esperienza: mia sorella è medico fisiatra, da quando ha scelto questa specializzazione a sentir lei tutti gli altri specialisti fanno più danni che altro: i chirurghi sono macellai, gli ortopedici spaccano le ossa, per non parlare dei dentisti, che con la loro mania di raddrizzare i denti dei ragazzini con gli apparecchi gli rovinano la postura e li fanno diventare gobbi. Ora, mia sorella non dice tutto questo per il gusto di gettar fango sugli altri medici, e sa anche lei che come fisiatra fino ad un certo punto può arrivare, poi se serve un altro specialista deve per forza affidarsi ad un altro collega. Allo stesso tempo, però, crede talmente in quello che fa (e mi auguro che sia così), che si accorge molto facilmente dei limiti delle altre terapie ma un pò meno facilmente dei limiti delle sue terapie. Ora, io personalmente credo che al giorno d’oggi viviamo troppo di accumuli, ci appesantiamo creandoci problemi e per risolverli ce ne creiamo sempre di nuovi. E’ il fatto che i cani abbiano una mente molto più semplice della nostra, che tende invece a non crearsi problemi, a farmi pensare che la maggior parte delle patologie psicotiche di cui i cani possono essere affetti siano causati da una cattiva gestione da parte dei proprietari. E proprio perchè penso che la causa del problema sia quasi sempre il proprietario non capisco l’utilità dei farmaci nel curare queste patologie, quando invece, a mio avviso, sarebbe molto più utile insegnare alla persona a gestire correttamente il proprio cane. Poichè però la gente è pigra, e alleggerire il carico implica anche agire in prima persona e sporcarsi le mani, è molto più semplice chiedere ad altri di risolvere il problema. E poichè i veterinari comportamentalisti sono davvero convinti delle loro teorie, a volte seguono le tarapie che ritengono giuste anche quando si potrebbero usare altre terapie. Tu dici che un buon veterinario oltre a prescrivere una terapia farmacologica si fa affiancare da un buon educatore, ma sa anche rinunciare completamente alla terapia farmacologica e lasciare tutto il lavoro all’educatore?

          • Sono del tutto d’ accordo con te…..:) e questo il modo secondo me di confrontarsi senza gettar fango su chi cerca spesso di fare del suo meglio,ed il fatto spesso di studiare tanto per prendere determinate qualifiche non deve esser visto in maniera sospettosa ma se vi sono dei limiti come spesso succede in quanto la tuttologia non rientra nel range delle nostre possibilità umane, devono esser fatti notare senza toni esasperati e accusatori perchè a che cosa gioverebbe? a screditare una categoria piuttosto che un’ altra. Io riesco a capire che a volte ci sono coflitti d ‘ interessi o punti di vista diversi ma secondo me il giusto attegiamento e quello di mettersi sempre in discussione e aver rispetto anche per gli altri. E qui sono state nominate persone con qualifiche talmente elevate che con questo non voglio dire che sono intaccabili ma che comunque bisogno avere per lo meno la metà delle competenze che hanno e di certo me compresa non siamo in grado di criticare

          • L ‘ unica cosa in cui non sono d ‘ accordo è quello di ridurre l operato di un medico vet comportamentalisata alla sola prescrizione medica di farmaci. Ti assicuro che nei tre anni di specializzazione e nel tirocinio che comunque esiste non si parla solo di farmaci ma una buona parte del programma riguarda l’ educazione e tante altre forme di terapia e vengono addirittura illustrate quelle non convenzionali, ma su queste ultime si tratta certamente di scelte molto personali.

  7. Ma io non capisco.. perché per anni e anni non si è mai nemmeno sfiorata l’idea di dare i farmaci ai cani e non si hanno comunque avuto mai problemi con essi??
    Cos’è i cani con queste “diagnosi” sono nati nel 2011? Ma fino a 30-40 anni fa non esisteva nessun cane affetto da queste “malattie” ?? Spiegatemi perché ai tempi incontravi i cani per strada senza guinzaglio, tranquilli, che se ne sbattevano degli altri e la gente era tranquilla.. stiamo schizzando sempre peggio, stiamo passando malattie umane ai cani e adesso pure i problemi mentali hanno ??! .. no comment.. i psicofarmaci.. per quanto fossero più bigotti, più ignoranti e usavano dei metodi forse troppo violenti una volta, a volte mi sembra che i cani di una volta vivevano un po’ più da CANI di come vivono oggi! ..

  8. Spett.le Redazione – Ciao Valeria,
    complimenti per l’articolo, lo trovo decisamente più obiettivo rispetto ai precedenti.

    Mi sembra di aver capito che nel vostro gruppo di lavoro siano presenti Medici Veterinari (leggo sulle pagine di FB se vuoi te ne giro copia delle discussioni). Alcuni si occupano dello svezzamento del farmaco dato impropriamente a pazienti (cani) in violazione, ti cito, dell’Art. 189/2004.
    Pertanto, penso sia DOVEROSO, in termini etici e deontologici che i Medici Vet, con i quali collabori, denuncino all’Albo Professionale i colleghi per abuso di atto medico e somministrazione di di sostanze stupefacenti, procurando un danno alla salute degli animali trattati.

    Sarà poi la Commissione Etico Scientifica che valuterà il reale stato delle cose. Cosa ne pensi?

    • Caro Attilio, come ti ho già detto ieri in posta privata, io non ho soci (o meglio, ne ho uno totalmente al di fuori di questo tipo di discussioni): e non posso neppure dire, ahimé, di avere un “gruppo di lavoro”. Ho dei collaboratori che, a titolo di volontariato, visto che nessuno prende un centesimo, scrivono gentilmente – loro sì – articoli per “Ti presento il cane”. Tra questi ci sono anche dei veterinari, lo confermo… ma non so a cosa tu ti riferisca quando parli di svezzamento dai farmaci. O forse sì, ho capito: stai parlando di qualcosa che è apparso su FB, scritto e pubblicato da un mio AMICO (non “socio” come l’hai definito tu, ma amico e persona che stimo per la sua competenza cinofila), che però non ha nulla a che vedere né con me, né con questa rivista (in realtà ce l’avrà presto, perché intendo pubblicare questa storia: ma siccome non è ancora apparsa, il fatto che tu legga nella sfera di cristallo non mi autorizza a chiedere prese di posizione a professionisti che NON stanno lavorando per me, ma per privati).
      In altre parole, giusto per non nascondersi dietro a un dito:
      a) io accuso ALCUNI medici veterinari di somministrare farmaci “ad capocchiam”;
      b) queste accuse sono motivate da numerose storie (di cui conosco nomi, cognomi e indirizzi, anche se non li rendo sempre pubblici per ovvi motivi) dalle quali emerge chiaramente l’incompetenza (o la malafede, o l’ingenuità…scegli tu) di chi ha scelto di somministrare questi farmaci senza necessità;
      c) la NON necessità si è resa palese nel momento in cui gli stessi cani, affidati ad addestratori o educatori che hanno lavorato in assenza di farmaci, sono stati recuperati pienamente.
      FINE di quanto – al momento – mi riguarda.

      POI… Claudio Mangini ha già reso pubblica, su FB, la storia di Milo, un simil-jack russell sotto psicofarmaci dall’età di sei mesi, che non ha ottenuto il minimo risultato con la terapia farmacologica e che, per volere dei proprietari, è stato adesso affidato alle “cure” (intese come riabilitazione comportamentale) dello stesso Mangini che si appoggia ad una “sua” veterinaria per lo svezzamento farmacologico.
      Se hai qualcosa da dire a lui o alla veterinaria, dunque, ti prego di rivolgerti direttamente a loro: io non ho alcun tpo di “collaborazione” in questa vicenda, e tutto quello che farò sarà (come sempre) renderne edotto chi legge questa rivista, scrivendo un articolo.
      Se poi parliamo di opinioni…SI, penso assolutamente che casi come questo dovrebbero essere denunciati all’Ordine dei Veterinari.
      Ma non è certo compito mio né farlo (perché il cane non è mio: fosse il mio, lo farei di corsa!), nè fare pressioni sulla veterinaria che collabora con Mangini (e non con me).
      Temo che tu stia sbagliando bersaglio, insomma. Parla con chi di dovere, e non con una semplice “cronista” che si limita a raccontare i fatti!

      • CITO (scritto da Redazione): “un simil-jack russell sotto psicofarmaci dall’età di sei mesi…”
        Magari… 🙁
        Il cane aveva TRE mesi (!!!), e la veterinaria che ha fatto anamnesi e valutazioni – e che glieli ha prescritti – non vedendo risultati significativi, ha pensato bene di raddoppiare la dose, inserendo anche il Buspirone (lascio ai lettori ogni riflessione).
        Attilio dovrebbe ricordarsi che la maggior parte dei rieducatori moderni hanno particolare dimestichezza con certe sostanze perché ci hanno a che fare spesso loro malgrado, e devono saper cogliere i risultati “falso positivi” e “falso negativi” nella fase di recupero comportamentale quando c’è lo svezzamento farmacologico di mezzo; mi pare anche ovvio.
        Vogliamo chiamarlo, quello di “Milo”, “caso isolato”?
        Affatto: dalla stessa veterinaria ne sono in arrivo altri due, senza considerare che nell’ultimo anno ne sono arrivati diversi, ma se poi vado a “ravanare” dai colleghi ne trovo altrettanti.
        Come ho scritto direttamente sulla pagina SISCA, la cosa sarebbe per me positiva sotto il profilo commerciale, visto il numero dei casi, ma non occupandomi di marketing, la vedo in modo diverso; se non “diametralmente opposto”.
        Avviserò in ogni caso la mia veterinaria di questo post chiedendole al contempo di non far uscire alcun tipo di informazioni in merito ai casi che le porto.
        Il mio team di lavoro è serio e riservato, e voglio che resti tale.
        Dietro ogni cane che mi viene portato c’è una famiglia, degli affetti e dei legami profondi: non tollero strumentalizzazioni, né passaggio di informazioni su metodologie di protocolli clinici o comportamentali.
        Se avessi voluto massacrare pubblicamente la veterinaria che si è occupata di “Milo” lo avrei già fatto, ma non compete né alla mia veterinaria, né a nessun altro entrare nel merito di scelte professionali altrui seppur discutibili.
        Ne prendiamo atto, dissentiamo con forza da questo vero e proprio MALTRATTAMENTO ANIMALI e tiriamo avanti per la nostra strada, inserendo ogni caso nei database affinché, quando si sarà formato un comitato di proprietari che chiederanno i danni ai MVC, sarà la Magistratura a pronunciarsi.
        Personalmente la penso come Valeria: i farmaci possono essere molto utili nel momento in cui ci siano delle carenze cliniche, perché sappiamo tutti che la “molecola miracolistica NON esiste.
        A proposito di “laureati” e competenze relative: Valeria ha in copia il programma di recupero comportamentale del MVC che ha seguito “Milo”.
        Bene: un libretto acquistato all’Autogrill – in periodi di saldi – era in confronto sicuramente più accademico.
        E’ pura illusione pensare che il MVC chiamato in causa venga anche solo “richiamato” dalla SISCA o dai rappresentanti Istituzionali della categoria (la SISCA non è altro che una specie di “club”; non è un albo, né un sindacato nazionale).
        Perdonate se a quasi 50 anni non mi faccio più raccontare le favole…

        Claudio Mangini

        • io dico che certi “medici” andrebbero denunciati e punto, ma come si fa a dare psicofarmaci a un cucciolo di 3 mesi che neanche ha finito ancora il periodo della socializzazione. ma questi sono fulminati. e ancora di pià i prorpietari che non li mandano a cagare ma li ascoltano. a me se dicessero di dare pricofarmaci ai mieic ani direi prenditeli tu e divertiti il viaggio…
          io so solo che sono un rischio anche per chi ne ha bisogno, se uno li prende per depressione rischia di essere ancora più depresso…o di avere umore bipolare con sbalzi da gioia a istinti suicidi e un umano SA che li sta prendendo figurati in cane…e purtroppo per triste/tragica storia personale SO che anche con gli umani spesso tendono a imbottire di farmaci più che curare la mente…in caso di “problemi comportamentali”….
          sempre più perplessa.
          tutto prendiamo dall’america anche il fatto di dare psicofarmaci ai bambini normalmenter iperattivi. sennò che bambini (o cuccioli tanto è uguale) sarebbero…
          o cheidersi quanto NOI siamo causa di tale iperattivita, ogni tanto… no?

          tristezza infinita…

  9. Cara Valeria,
    prendo atto del fatto che tu non abbia nessun “socio”, sono stato portato fuori strada nel leggere diversi programmi di seminari, con cadenze ravvicinate, che state organizzando tu con il Sig. Claudio Mangini (per i quali vi auguro buon lavoro, nella considerazione che la pluralità dell’informazione è un diritto sancito dalla costituzione).
    Tuttavia, in italiano e considerando i tuoi studi classici, non sarò certo io a poterti dare lezioni rispetto alla nostra lingua. Detto questo, ti ricordo che il sostantivo “socio” ha come sinonimo: amico, associato, ecc. Da qui l’equivoco semantico che spero di averti chiarito.

    Per il resto, da cittadina e giornalista, penso che la denuncia non si debba fare solo se “fosse il tuo cane”, se sei a conoscenza di un reato denuncialo. Non farlo, è come veder rubare l’automobile del vicino di casa e dire chi se ne frega, non è mica la mia!

    • Ripeto: non è come veder rubare una macchina e dire “chi se ne frega, non è mica la mia”. A parte il fatto che non credo che sarei in grado di ragionare così… in questo caso il furto sarebbe avvenuto sotto il naso del padrone della macchina! Ovvero: Milo ha dei proprietari che sono persone intelligenti e ben consce di ciò che è stato fatto ai danni del loro cane (e dei soldi che hanno personalmente speso): quindi spetta a loro prendere delle decisioni in merito.
      Se mi chiedono un parere, io posso solo dire che a mio avviso c’è stato un reato di maltrattamento. Andare a fare denunce per conto di terze persone presenti e consapevoli mi sembra un filino eccessivo: non sono mica dei minus habens. Se vorranno denunciare, denunceranno (e sarei proprio curiosa di vedere a quale levata di scudi corporativistici si assisterebbe, nel caso).
      Forse ci vorrà una class action… e chissà che prima o poi…

    • Dal Sabatini-Coletti:

      SOCIO
      [sò-cio] s.m. (f. -cia; pl.m. -ci, f. -cie)
      1 dir. Chi fa parte di una società o impresa economica, partecipando ai rischi e agli utili dell’impresa || e soci, formula che appare in certe denominazioni giuridiche di società
      2 Membro di un’associazione culturale, ricreativa, scientifica
      3 spreg. Persona dello stesso livello di un’altra, della stessa risma: ho visto quello spacciatore e i suoi degni s.

      Credimi, non c’è alcun equivoco semantico: non ho assolutamente dubbi su quale dei tre significati intendessi dare al termine 🙂

  10. Vabbe…vi faccio 2 esempi…uno cinofilo e uno umano.
    Io ho una femmina di Cane Corso buonissima e che si è sempre comportata bene con la veterinaria, ma che da quando è diventata grossa TUTTE le diagnosi erano diventate senza neanche sfiorare il cane…ho cambiato veterinario !
    Esempio umano…io l’inverno scorso ho sofferto di alopecia da stress, con dei bellissimi buchi sparsi sui capelli!
    Sento parlare bene delle applicazioni di “Neve Carbonica” e prendo appuntamento da un dermatologo, passaggio obbligato per farsene prescrivere.
    La dermatologa, senza MAI alzarsi dalla sedia per avvicinarsi e visitarmi il cuoio capelluto, voleva prescrivere degli ansiolitici !
    Io,molto onestamente, le ho detto che se mi prescriveva la neve carbonica bene, se mi prescriveva gli ansiolitici avrei buttato la ricetta appena uscito dallo studio!
    Mi ha rotto le scatole per 30 minuti sulle qualità degli ansiolitici moderni…ma alla fine l’ho spuntata io!
    Ahh…l’alopecia è quasi completamente rientrata…ma andassero a fan**** !

  11. Mi stupisco di questi proprietari che preferiscono sedare il cane piuttosto che educarlo come si deve o portarlo a fare più passeggiate per farlo rilassare…Se volevano un animale da non educare e da tenere lì immobile sul divano (senza impegni e oggetti distrutti in casa) andavano benissimo i peluche!

    • Da un lato ci sono magari tante persone che preferiscono veramente x pigrizia impasticcare il cane piuttosto che sbattersi a rieducarlo in altri modi, ma ci sono anche persone che vengono convinte dall’educatore/istruttore/addestratore di turno che il loro cane sia “patologico”(o comunque molto + patologico di quanto non sia) e una volta andate dal comportamentalista indicato escano con la prescrizione del prozac e con la spiegazione secondo cui il cane risponderà molto meglio e con meno stress (da parte dell’addestratore/educatore/istruttore o da parte del cane? a me sa da parte del primo) al percorso di rieducazione/educazione/correzione di alcuni problemi (talvolta piccoli), quando invece è l’addestratore/educatore/istruttore che ha “paura di farsi mordere” (a torto o a ragione) e vuole la camicia di forza chimica x cani PRIMA di lavorarci.

      A me è capitato esattamente questo (e la stessa cosa ma in grado ben peggiore è capitata ad un’altra persona che conosco anch’essa pitbull munita e che aveva problemi simili ai miei): ho una pitbulla che all’epoca aveva circa 2 anni scarsi, non avevo potuto portarla in una puppy class perchè non avendo un auto dipendo da altri x farmi accompagnare ad un campo e x motivi economici ma avrei voluto farlo e ho sempre fatto del mio meglio x informarmi e educare al meglio il mio cane tanto che quando riuscita ad avere i soldi x farle fare un corso e ad avere un passaggio verso il corso il mio cane conosceva già bene i comandi di base e i suoi “gravissimi problemi comportamentali” erano solo che in situazioni “eccitanti/incasinate” (tipo portarla sul lungomare di sabato pomeriggio in mezzo a gente che fa caciara bambini in monopattino, cani liberi ecc, ma in situazioni tranquille aveva una condotta + che accettabile a parte nei 20 metri attorno alla porta di casa dove è sempre stata + territoriale ma comunque gestibile anche nei momenti peggiori, e io peso meno del doppio del suo peso quindi non la gestisco certo con la forza bruta come non gestivo i cavalli con i muscoli) tendeva a tirare al guinzaglio con modalità “yoyo”, poi tendeva a cercare di rincorrere/prendere i piccioni anche al guinzaglio (e ha sempre avuto un fortissimo istinto predatorio, ma sui piccioni dopo anni ho risolto da sola) e abitando in centro città ciò voleva dire passeggiate sgradevoli e cane che si autostrozzava ad ogni piccione e dopo rimaneva agitato x altri 15 minuti, poi non era particolarmente socievole con gli sconosciuti che non sanno rapportarsi con i cani (cosa strana x un pitbull ma non anormale x un cane: con gente che sa che non si devono piantare le mani in testa ad un cane sconosciuto non ha problemi e pure con i “cinoidioti” solitamente se questi non si spaventano quando lei fa un BAU in risposta al loro sbracciarsi tempo che li vede 3-4 volte o poco + e ci socializza e si fa toccare pure da loro chiedendo coccole e facendo le feste: per cinoidioti intendo quelli a cui anche se dici esattamente come comportarsi con il cane, sia quando entrano x la prima volta in casa che quando ti incontrano x strada e vorrebbero toccare il cane, loro lo faranno x 10 secondi e poi cercheranno comunque di mettergli le mani in testa fissandolo negli occhi piegati verso di lui e magari battendo le mani e dicendo scemate con voce stridula senza desistere quando il cane arretra e mostra disagio ne quando il proprietario cerca di bloccarli in tutti i modi fino a che o il cane si scazza e fa un saltello o gli da una nasatina sulla mano e allora “è cattivo” oppure è il proprietario che dice di avere un cane cattivissimo x fargli cessare la loro pantomima dando sollievo al povero peloso), era poco socievole con alcuni cani al guinzaglio e questa non è una cosa molto strana in un pitbull (le uniche baruffe a cui ha partecipato sono state quando è stata attaccata da altri cani mentre passeggiavamo al guinzaglio, cosa capitata almeno una dozzina di volte da parte di cani liberi o scappati dal guinzaglio, e non ha mai ferito un cane in tali occasioni nemmeno quando ho lasciato che si difendesse visto che le ho insegnato un buon LASCIA e al parchetto non ha mai bisticciato con nessun cane, ma come pitbull era considerata da quasi tutti una sorvegliata speciale)…per il resto è un cane semplice da educare, a cui è semplicissimo insegnare un comando, molto amabile e rispettoso in casa (non ruba nemmeno se lascio cibo appetitoso ad altezza muso), un cane che non si sognerebbe mai e poi mai di ringhiare ne tantomeno di mordere me o un qualsiasi membro della famiglia o conoscente e cjhe prima di decidere anche solo di pizzicare un estraneo che voglia toccarla in modo improprio bisognerebbe proprio che tale persona si impegnasse a fondo ad esasperare il cane mantenendolo impossibilitato ad allontanarsi (poi se io accarezzo il cane insieme al cinoidiota di turno che gli tocca la testa il cane sta fermo e si fa fare di tutto, esattamente come non si sogna di rispondere aggressivamente se viene calpestato o scontrato in bus o se le tirano la coda o se un bambino le inciampa addosso nonostante i dispetti che i bambini le fanno dalla finestra di casa e nonostante sia stato impossibile socializzarla con i bambini non avendone e avendola presa nel periodo di terrore dei pitbulls ecc).

      Quindi un cane con alcuni problemi di comportamento in alcune aree circoscritte (e problemi derivanti soprattutto da comportamenti naturali del cane come l’istinto predatorio), ma NON un cane gravemente patologico e men che meno un cane mordace…
      Però gli educatori (adesso non ricordo se si sono definiti educatori istruttori o addestratori: sono passati 5 anni, ma ricordo che erano piuttosto giovani) del campo al quale mi sono rivolta (che doveva essere un buon campo gentilista, ma che forse era + adatto x far fare il corso di riporto al labrador o agility al border o un corso di educazione di base al meticcetto di 5 kg che x aiutare me con una pitbulla a utilizzare le strategie migliori x correggere il cane in quei precisi ambiti, anche se quando gli chiesi x telefono se avevano avuto esperienza con pitbulls e altre razze forti dissero di si e anche dopo il primo incontro continuarono a sostenere di avere le competenze x trattare il caso, caso che ad oggi non mi sembra poi tanto difficile ne pericoloso anche se può non essere alla portata di chi ha l’abilitazione solo x fare le puppy-class ma allora se è così la cosa va detta, non va mandato il cane dal comportamentalista come se fosse una bestia patologica e skizzata a rischio di mordacità) si mostrarono ora direi spaventati dal cane che semplicemente li osservava al di la della rete con aria un po’ tesa (ma senza ringhiare/abbaiare rizzare il pelo o dare altri segni di voler in qualche modo aggredire, io dissi che talvolta saltava addosso o dava nasate a chi cercava di abbracciarmi ma senza fare male e senza pizzicare figurati mordere e libera non dava alcun peso all’altra gente in giro ma si concentrava su di me e su ciò che le chiedevo essendo molto responsiva al rinforzo positivo) e non faceva le tipiche mossette che fanno quei cani che vogliono farsi coccolare da ogni umano che vedono già a 10 metri di distanza, e allora mi chiesero x varie volte se il cane aveva già morso qualcuno (se avessi detto si non mi avrebbero nemmeno fatta entrare in campo, forse nemmeno con la museruola, ma non era il mio caso…quindi entrai in campo rigorosamente in lezione singola sennò chissà che il pitbullo non sbrani gli altri cani, tanto che avevano paura che sbranasse i loro attraverso una recinzione a maglie strette quando si misero ad abbaiarsi reciprocamente attraverso la recinzione, e io mi aspettavo che i loro cani smettessero di abbaiare a comando e non che si gridasse a me di farla smettere senza dirmi COME preoccupandosi che potesse magicamente mordere attraverso la recinzione i loro labrador..e mi dissero che forse avrebbe potuto fare se tutto andava bene le ultime 2 lezioni di un corso di 10 insieme ad altri cani ma con la museruola..però come cacchio la rinforzo con la museruola? al limite capirei il guinzaglione e tenere il cane al guinzaglio fra un esercizio e l’altro)… Le lezioni erano abbastanza inutili (forse io non avevo spiegato abbastanza bene COSA volevo, non so, o forse non mi imponevo e lavoravano al risparmio di energie mentali…o forse non potevano darmi di + nonostante ciò che ci fosse scriutto sul sito internet), visto che in un cane che sa già fare i comandi di base compresa la condotta al piede libero in ambiente tranquillo, e visto che a me serviva aiuto non x quei comandi ma x gestire il cane in passeggiate in città anche dove c’è + gente che fa casino o degli skateboard o dei piccioni (ma i piccioni e i gatti mi dissero che senza il collare elettrico li avrebbe sempre predati e loro quei metodi non li usano..quindi dovevo tenermi un cane predatore e aggiungo io dimenticarmi una condotta decente in città e in ogni luogo dove vi siano possibili prede…quindi quasi ovunque…per fortuna in buona parte ho risolto da sola ma ci ho messo anni) e di aiutare il cane a socializzare meglio anche con gente che non sa esattamente come si tratta un cane (mi dissero che dovevo proteggere il cane da quelle persone, ok, concordo, ma un aiuto sarebbe stato gradito e comunque reagendo pure loro al cane con mascherata paura vista la richiesta di andate a farla visitare da un comportamentalista e visto che in 10 lezioni non hanno sviluppato alcun rapporto con il cane quando i veterinari sviluppano un minimo di rapporto spesso in una o 2 volte; ok che ero io a dover fare e a fare gli esercizi con il cane, ma visto con il senno del poi il loro comportamento mi sembra quasi fobico x via della razza del cane)…quindi la condotta al piede in campo non mi serviva proprio a nulla come non mi serviva esercitarla con dei terra resta in campo o simili….
      Tempo 2 lezioni mi dissero che il cane avrebbe tratto giovamento dall’andare da una vet comportamentalista x poter studiare un percorso + adatto alle sue esigenze (forse anche perchè io continuavo a chiedergli di fargli fare qualcosa che aiutasse il cane a socializzare con sconosciuti, visto che x me è un problema e dire solo di “proteggere il cane” serve a poco se così si finisce che quando viene qualcuno in casa che il cane non conosce poi quel qualcuno dopo aver ignorato le mie prescrizioni comportamentali mi chiede di mettere il cane chiuso a chiave in camera e non vuole mai + interagirci perchè ha fatto BAU e magari pure un saltello e questo in un pitbull è qualcosa che terrorizza gran parete della gente, amanti dei cani compresi, anzi io ho + facilità a socializzare il mio cane con persone che non sanno nulla di cani che con chi ha o ha avuto cani, almeno se non sanno nulla di cani tendono a fare ciò che gli dico e allora tutto fila liscio..); io andai dalla comportamentalista cognitivo zooantropologica da loro indicata e ebbi una buona impressione visto che riuscì ad avere un ottimo rapporto con il cane in pochi minuti e la visita comprese anche una piccola passeggiata in centro con qualche banale consoglio di genstione da parte sua (se non lo fissi e non gli fai pat pat sulla testa e non lo temi il cane si comporta normalmente e dopo poco accetta di essere toccato e/o di giocare e ubbidisce anche a comandi come il LASCIA detti da uno sconosciuto che tiene il suo giocattolo preferito)…peccato però che la persona in questione andò in permesso di maternità prima di impostare un percorso x il cane e quindi ciò che rimase fu quasi solo la prescrizione della fluoxetina (che è uno dei pochi farmaci molto utilizzati sui cani in terapia comportamentale, anche se ho sentito che ad un altro pitbull x problemi simili hanno dato perfino un tranquillante da cavalli che la famiglia smise di dare dopo aver visto il cane iper-sedato, e pure loro avevano provato senza successo corsi vari fatti da gente che doveva essere professionale ma non lo era abbastanza: certo erano una famiglia di imbranati ma imbranati di buon cuore che però hanno incontrato solo veterinari idioti e addestratori/istruttori/educatori ancor meno validi) e UNA lezione su 10 dedicata alla socializzazione con diversi umani basata sul metodo del rinforzo positivo sotto forma di premietto lasciato cadere dai vari umani da conoscere x convincere il cane che gli estranei portano doni: peccato che il cane con tale metodo cerchi di capire come ottenere i “doni” e smetta di pensare di socializzare con gli umani anche solo annusandoli, e se i doni non arrivano quasi di continuo il cane li pretende mugolando o con altri comportamenti che intimidiscono la cavia umana di turno (anche se NON si tratta di comportamenti aggressivi; infatti quando anni dopo provai a farle incontrare gli ospiti senza far lasciare loro dei doni a terra x il cane le cose andarono meglio visto che il cane si concentrava sull’annusarli e non su come manipolarli x farsi dare i premietti finendo x intimidirli), motivo x cui durante tale lezione i 2 educatori/istruttori/addestratori continuavano a dire che “così non andava” perchè il mio cane pretendeva i premietti in modo un po’ prepotente dagli sconosciuti e non si concentrava su di loro, però sembravano non sapere come far “andare” le cose, non mi dicevano come impedire che il cane avesse tale atteggiamento (esattamente come quando x eccitazione in campo il cane passava i primi 10 minuti a saltare attorno a me ed educatore come un canguro e mi si diceva di farla smettere senza dirmi COME, idem nel caso dell’abbaio attraverso alla recinzione i loro labrador che però rispondevano alla grande all’abbaio)…

      Il corso di 10 lezioni finì con risultati pochi o forse nulli (nonostante io cercassi pure di rifare le cose fatte al campo durante la settimana anche se erano in buona parte esercizi conosciuti al cane, esattamente come misi in atto i consigli della comportamentalista cognitivo zooantropologica che però erano cose molto ovvie che in buona parte già facevo) e 300 euro spesi (e mia zia stressata perchè mi ha dovuto fare da autista sporcando la macchina di peli, quindi anche se adesso trovo un buon corso e raccimolo i soldi sarà difficile convincerla a scarrozzarmi di nuovo), risultati praticamente nulli o quasi, e la terapia con il proxzac continuata x circa 3-4 mesi (sapevo che si vedevano i primi effettui dopo circa un mese ma non vi furono cambiamenti sostanziali) e poi scalata e eliminata.

      Questo x dire che non sempre se un proprietario accetta di dare il prozac al cane è perchè è pigro e vuole i risultati senza sforzo: io ero andata a fare un corso e non pensavo minimamente ai farmaci ma mi convinsero che avrebbero aiutato il cane a migliorare senza stressarlo troppo..quando invece fui mandata da una persona che sapevano che mi avrebbe probabilmente dato dei farmaci poichè quelle persone avevano forse poca esperienza almeno con i pittbulls e forse dei pregiudizi verso la razza e quindi avevano il timore che potesse attaccare loro e in minor misura altri cani delle loro lezioni o di loro proprietà e pensavano che impasticcare il cane servisse a rendere meno probabile tale ipotesi…peccato che il cane NON fosse e non sia mordace con gli umani e non abbia mai fatto nemmeno un vero bisticcio fra cani, figurati una rissa vera e propria (e perfino se attaccato ha sempre o subito con cani piccoli o si è difeso senza danneggiarli e mollando la presa a comando), quindi le possibilità che in campo cercasse di assassinare altri cani erano minime come le possibilità che cercasse di mordere loro o le “cavie umane” portate li x farlo socializzare con gli umani.

      Quindi non è magari che oltre ad un buon numero di proprietari pigri che impasticcano il cane, abbiamo anche un numero crescente di educatori/istruttori/addestratori (magari soprattutto provenienti da scuole gentiliste che rifuggono alla “violenza” sul cane e magari rifuggono anche dal “canne violento” o considerato potenzialmente tale e magari da corsi di formazione brevi o che non prevedono una lunga gavetta in un centro prima di aprire la propria succursale) che hanno sempre + timore che un cane possa mordere soprattutto se non è un labrador o un meticcetto di 5 kg e allora al minimo segno di cane non iper-socievole con qualsiasi sconosciuto o altro cane indirizzano verso vet comportamentalisti che sanno prescrivere prozac e simili?
      Poi 5 anni fa eravamo ancora in piena campagna anti-pitbulls tanto che SOLo Ti Presento Il cane osava pubblicare gli annunci di allevamenti di pitbulls e gli altri giornali cinofili non solo evitavano tali annunci come la peste ma facevano articoli su quanto i pitbulli fossero geneticamente difettosi e quindi pericolosi e imprevedibili, quindi non mi pare assurdo pensare che anche molti educatori/istruttori/addestratori potessero aver appreso in modo + o meno pervasivo tali tare mentali (anche in modo parzialmente inconsapevole) arrivando a vedere come un cane potenzialmente mordace e patologico un pitbull che non fa le feste ad ogni sconosciuto anche se non ci sono altri fattori che possano far pensare che si tratti di un cane potenzialmente propenso a mordere l’uomo o che temano che un pitbull possa sbranare i loro cani anche attraverso una recinzione di metallo a maglie strette molto alta quando è sorvegliato ecc..

  12. E’ davvero triste questa situazione… E io non credo che “gli amici delle case farmaceutiche” siano così pochi… La cosa più inquietante, che è palese sintomo di non professionalità, è il fatto che lo psicofarmaco sia il centro della terapia. Insomma, nemmeno la scusa ” và associato ad una terapia comportamentale” regge. Perchè di fatto, per lo meno in base a ciò che ho potuto vedere io, non esiste alcuna terapia comportamentale associata al farmaco. Cane e proprietario fanno l’incontro con il veterinario. Il proprietario illustra la storia del cane. Il veterinario fà una diagnosi, afibiando una bella etichetta al cane. Alla diagnosi seguono 2 interventi…che poi si riducono ad uno : – prescrizione di un farmaco , – spiegazione della terapia comportamentale. Il proprietario và in farmacia, compra il farmaco, ed inizia a darlo al cane. Naturalmente, non essendo medico e avendo pura di improvvisarsi tale (noi esseri umani ci caghiamo sotto solo quando sappiamo che ci possono essere conseguenze FISICHE )non interrompe il farmaco e continua a darlo secondo le prescrizioni del medico. Invece, tutto ciò che andrebbe fatto seriamente per migliorare la condizione del cane, ossia la cosiddetta “terapia comportamentale”, spesso non viene affatto seguita , o magari la si mette in atto per 2 o 3 giorni, per poi dimenticarsi, rimandare…o farla nel modo sbagliato. E quindi il cane si ritrova a prendere ogni giorno la sua dose di psicofarmaci, senza avere a fianco un umano che lo aiuti realmente a stare meglio. Io non posso portare grandi statistiche scientifiche a sostegno di quanto ho detto. Ma solo la mia esperienza. Fatta di 4 cani. E sono gli unici 4 cani che sono stati portati da un vet.comportamentalista che conosco. E per tutti e 4 la storia è la medesima : tutti sotto fluoxetina. Nessun reale cambiamento nel comportamento dei padroni e nello stile di vita. E questo perchè ?? Intanto perchè trovarsi di fronte una persona che indossa una tuta o dei jeans logori, non proprio tirata a lucido e con la terra sotto le unghie (addestratore/educatore/istruttore medio) di dà un messaggio ben diverso rispetto alla persona vestita di tutto punto, con la 24 ore e tirata a lucido (veterinario comportamentalista medio. Per lo meno quelli che ho visto io. E queste sono le mie impressioni e che credo abbiano avuto anche le persone che ho conosciuto). Poi perchè il fatto stesso di sentire parlare di farmaci cambia tutto : se c’è bisogno di un farmaco vuol dire che tu non hai il potere di cambiare le cose, o per lo meno ce l’hai fino ad un certo punto. E ciò ti fà vivere il tuo cane come un malato (non come un soggetto da riabilitare/rieducare ma come un soggetto da CURARE. La differenza potrebbe sembrare sottile ma secondo me è enorme). Infine, (ripeto che parlo di ciò che ho conosciuto) quando si inizia un percorso rieducativo con un educatore/istruttore/addestratore si fanno 1 / 2 incontri a settimana per mesi e mesi. Mentre il vet, comportamentalista dopo 1 incontro fà una diagnosi e prescrive già la terapia (cosa che già di per se dà un senso di staticità. Mentre con un altro approccio il cane di domani potrebbe essere diverso dal cane di oggi e la riabilitazione non ha nulla di statico) e gli incontri futuri (se ci saranno ) saranno pochi e non così ravvicinati (le 4 persone di cui ho parlato hanno fatto tutte sui 2-3 incontri, a distanza di varie settimane. E hanno avuto alcuni contatti telefonici con il vet. I vet. erano 3 diversi. 2 proprietari andavano dallo stesso ). Insomma, è molto facile che i proprietari si ritrovino ad avere il farmaco come unica costante. Se c’è qualcuno (spero non solo qualcuno) che lavora diversamente sarei ben felice di venirne a conoscenza. Per ora la mia impressione è questa.

  13. ho passato gli scorsi 20 giorni ospitando in pensione un cane che tempo fa è stato valutato proprio dal sig. miconi, e dalla veterinaria che con lui collabora, iperattivo assolutamente irrecuperabile, quindi condannato (in 40 minuti di incontro ) al prozac a vita..
    fortunatamente la proprietaria ha sceto altre vie( assolutamente non violente), e adesso, se non ancora perfetto, è un cane gestibile, che riesce a comunicare, e capisce cosa gli si dice.. mentre passeggiavo con lui e gli insegnavo a nn mangiare i miei gatti e galline ( cosa che ha imparato in due giorni, ed io nn sono un super addestratore,ma solo un’ “umile” dog sitter, quindi il cane nn è pazzo nè scemo se ci sono riuscita persino io..) mi chiedevo che ne sarebbe stato di questo simpatico giamburrasca, se avesse cominciato a prendere la fluexitina ..(deprivazione da canile e gastrite cronica sono i reali problemi di questo cane..)
    per un rott innervosito da un’ intolleranza alimentare che gli provocavano lesioni alle zampe, la diagnosi di autolesionismo e conseguente terapia farmacologica sono state date alla proprietaria, che chiamava la clinica più famosa della mia città per un appuntamento, DIRETTAMENTE PER TELEFONO.
    eh, no, così nn va : nn si può millantare di risolvere i problemi senza sporcarsi le mani, approfondire la conoscenza del singolo paziente, e magari rischiare qualche insuccesso e qualche morso.. o di perdere un cliente che nn vuole sentirsi dire di essere lui il problema..
    col mio lavoro di pensione mi imbatto con preoccupante frequenza in storie così, e sono arrivata ad avere una scarsissima fiducia e stima nella figura del veterinario comp., e degli educatori che normalmente gli gravitano intorno (questi invece nn sono soci?!!)..anche perchè ad ora nn ho ancora incontrato cani che con tali terapie abbiano risolto i propri problemi, e abbiano potuto abbandonare il farmaco.
    paradossalmente dovrei ringraziare il sig miconi di avermi, nn volendo, aperto gli occhi su certe pratiche e certi meccanismi..
    e ringrazio tpic che nn teme di risultare impopolare raccontando queste storie, e tutti coloro che si stanno impegnando per dimostrare con i fatti che gli psicofarmaci nn sono quasi mai la soluzione al disagio di un cane, anzi, rischiano di peggiorare la situazione, e distolgono proprietari dal fare quel percorso di crescita personale e come binomio che sarebbero la parte più importante di un recupero.

    • Buongiorno sig. hass fidanken,
      può gentilmente dirmi il nome del cane e quando sarebbe stato visitato?
      Sarebbe interessante conoscere anche il suo nome e Cognome. Il mio è Attilio Miconi cell. 335 7171055 e-mail:[email protected] … Per il resto, come il suo pseudonimo, per quel che mi riguarda lei è solo un ciarlatano!

      Inoltre mi occupo di terapia comportamentale, pertanto non ho titolo per fare valutazioni comportamentali, che riservo hai Medici Veterinari con i quali collaboro. Pertanto, anche in questo caso lei sta dicendo un sacco di scemenze …

      Inoltre per continuare sulle stupidaggini la eventuale visita comportamentale dura 90 minuti.

      Si presenti con nome e cognome per affermare quello che dice!

      • Ma la signora ha detto esattamente quel che dice Lei, la valutazione è stata fatta da “comportamentalista e dalla veterinaria con cui collabora”. Quali scemenze quindi?

  14. Buongiorno sig. hass fidanken,
    può gentilmente dirmi il nome del cane e quando sarebbe stato visitato?
    Sarebbe interessante conoscere anche il suo nome e Cognome. Il mio è Attilio Miconi cell. 335 7171055 e-mail:[email protected] … Per il resto, come il suo pseudonimo, per quel che mi riguarda lei è solo un ciarlatano!

    • Inoltre mi occupo di terapia comportamentale, pertanto non ho titolo per fare valutazioni comportamentali, che riservo hai Medici Veterinari con i quali collaboro. Pertanto, anche in questo caso lei sta dicendo un sacco di scemenze …

      • purtroppo il cane di cui parlo nn è di mia proprietà, quindi, per rispetto della privacy del mio cliente nn le darò il suo nome (anche se mi rendo conto che questo toglie valore alla mia testimonianza) visto che la proprietaria nn ha ritenuto opportuno raccontare la sua esperienza.
        io infatti mi sono limitata a raccontare ciò che mi è stato detto quando ho cominciato ad ospitarlo in pensione, e come si è comportato qui da me.
        le basti sapere che il cane di cui parlo è uno di quelli che nn ha seguito i consigli suoi e della vet comportamentalista che lo ha valutato insieme a lei, quindi nn dovrebbe avere grosse difficoltà ad individuare il cane di cui parlo, a meno che nn le succeda spesso di giudicare irrecuperabile un cane, e di perdere un cliente.. se così fosse, nn incolpi me di questo, e si faccia qualche domanda
        per quanto riguarda il mio nome, alla fine abbandonerò questo pseudonimo che uso da sempre ed a cui sono anche affezionata, ma in effetti sono stufa di essere presa per un uomo, per un troll o per qualcuno che nn si prende la responsabilità di ciò che dice.
        mi fa sorridere l’ accusa di cialtroneria: io nn faccio il suo stesso lavoro, nn la voglio screditare per rubarle clienti o fama, o per far trionfare la mia “scuola” (visto che nn ho fatto atto di fede a chicchessia).
        nn stò recuperando questo cane, gli ho solo insegnato a controllare il predatorio per salvare i miei animali (nel luogo in cui vive nn ha occasione di incontrare gatti e galline, quindi nn ha avuto modo di capire come comportarsi con loro), e dare a lui un pò più di libertà durante il suo soggiorno da me, e mi sono limitata a descrivere questo, se nn le va giù mi quereli pure, ma eviti di darmi lezioni di correttezza, visto che anche lei nn si fa scrupolo di attaccare le persone che sono con lei in disaccordo, come valeria rossi e claudio mangini ,in termini e modalità che sono sotto gli occhi di tutti.
        sui 40 minuti di valutazione, così mi è stato riferito, ma anche se fossero 90, sono sempre molto pochi, e questo lo sostengo per mia esperienza diretta: quando ospito i cani, ci mettono sempre diverse ore (se nn giorni) a tirare fuori il loro vero carattere (il cane specifico di cui parlo ci ha messo ancora di più..),e trovo assurda una valutazione così perentoria in così poco tempo..è come se pretendessi di conoscere qualcuno dopo averci trascorso 2 ore al bar..
        infine, il mio “attacco” nn è personale,visto che nn la conosco (infatti ho descritto anche un altro caso in cui lei nn c’ entra, ma la dinamica è circa la medesima): la mia è una critica ad un certo modo di affrontare i problemi di comportamento perchè sono stufa di imbattermi in cani (e ahimè persone) rimbambite dai farmaci senza soffermarsi a riflettere,analizzare e intervenire sulle cause dei loro disagi: mi sembra che sempre e comunque il fine sia di eliminare gli effetti e nn le cause del problema, e di alleviare il disagio di chi ha a che fare con il soggetto in difficoltà , nn di venire a capo dei problemi del soggetto stesso: chi è pericoloso ” a se stesso ed agli altri” viene semplicemente messo in condizione di nn nuocere più, e nel caso dei cani nn può negare che è principalmente il veterinario comportamentalista, tirato in ballo da un educatore che nn riesce a trovare la chiave del problema, a proporre tali soluzioni. e questo nn mi piace e nn mi stancherò mai di dirlo.
        mi dà fastidio anche l’ atteggiamento sprezzante “cosa ne sapete voi che nn avete studiato”, rivolto a proprietari, operatori di canile, voci fuori dal coro, come se chi si vive quotidianamente un cane problematico debba essere per forza un ignorante, incompetente insensibile, al quale debba essere preclusa la possibilità di scegliere tra varie alternative di terapia, fare appunti, partecipare attivamente alle soluzioni.
        è sintomo di una scienza poco etica e che tende a tenere nell’ ignoranza tutti gli altri, in modo che nn mettano in discussione l’ operato ed il profitto di una casta…
        barbara fontanelli

        • Salve a tutti, sono la proprietaria del cane in questione, quello che è stato visitato da Attilio Miconi e dalla veterinaria comportamentale con la quale collabora. La mia personalissima scelta di non cominciare al tempo la terapia farmacologica è stata frutto di molte diverse componenti che riguardavano sia il cane che la mia privata situazione emotiva. Se mi sono rivolta a queste due figure professionali per un consulto è perchè ne avevo la massima stima e continuo ad averla, a prescindere dalle mie scelte successive. La visita è durata 90 minuti ed è stata totalizzante per tutti: ho visto il massimo impegno da parte del medico e dell’istruttore nell’aiutarmi a capire il comportamento del mio cane. Il progetto non si sarebbe limitato alla somministrazione del farmaco, ma avrebbe compreso anche un lungo percorso di educazione.
          Mi dissocio dalle definizioni di “assolutamente irrecuperabile”, “pazzo” e “scemo”, che non sono assolutamente state utilizzate durante la visita del mio cane.
          Con tutto questo sono comunque grata a Barbara per l’impegno che ci mette nello stare dietro a Alfio.

          • ciao elena, spero di nn averti messo in difficoltà, nn era mia intenzione, quindi faccio una precisazione pubblica, (così ti evito querele per lesa maestà):è ovvio che le parole “assolutamente irrecuperabile” “pazzo” o “scemo” nn me le hai riferite tu parlando della diagnosi di alfio, sono la mia personale riassunto di una condanna al prozac A VITA (che secondo me, come sai,rende inutile qualsiasi percorso rieducativo).
            nn vorrei sembrasse che ti metto in bocca parole non tue.
            sulla diversa opinione che abbiamo su chi seda i cani ne abbiamo già parlato, e mi fa piacere che nonostante le diverse visioni ti fidi a lasciarmi alfio e veda quanto mi stà a cuore . sui quaranta minuti avrò sicuramente capito male io, ma nn cambia molto il senso del mio intervento su questo sito.
            infine leggo e rileggo, e l’ unica cosa che ho detto sulla tua scelta è stato “fortunatamente”, e spero nessuno voglia interpretarlo come un tuo essere daccordo con la mia opinione , in proposito, perchè sarebbe fazioso, o forse la frase “visto che la proprietaria nn ha ritenuto opportuno raccontare la sua esperienza” nn è chiara, intendevo che a te nn sembrava cosa da denunciare come lo sembra a me
            spero di aver chiarito quel che c’ era da chiarire
            per il resto continuo a pensare che, qualsiasi siano stati i tuoi motivi, comunque hai salvato alfio da una condanna ingiusta
            ciao

          • Barbara Fondanelli alias hass fidanken,
            Visto che la proprietaria di Alfio è intervenuta personalmente, mi permetto di dire come stanno le cose:
            Alfio ed Elena hanno partecipato a un seminario che ho tenuto a Genova della durata di 2 giorni. Con Alfio abbiamo fatto attività sia in campo che all’aperto. Da questi 2 GIORNI (quindi né 40 e neppure 90 minuti), sono emerse delle problematiche di ordine comportamentale. Da qui è nata la richiesta di Elena di fare una visita comportamentale. Le scelte terapeutiche che abbiamo prospettato alla Elena sono assolutamente diverse da quanto ella, per faziosità e incompetenza, afferma, la scelta era dettata dal rischi altissimi Alfio è stato operato numerose volte perché ingurgitava di tutto, questo metteva a repentaglio la sua stessa vita, non si può aprire lo stomaco di un cane in continuazione. Alfio ha avuto una vita in canile abbastanza particolare è un cane di 7 anni, dove le fissità cognitive sono evidenti. Alfio è stato attore di diverse morsicature a danni di persone, conosciute e sconosciute. DETTO QUESTO LA PROPOSTA DI IMPIEGARE UN FARMACO ERA FINALIZZATA SOLO ALL’INTERVENTO RIABILITATIVO.

            I principali motivi per la scelta di utilizzare un farmaco, se necessario e per il tempo necessario, possono essere così sintetizzati:

            Attivano processi di arricchimento e crescita cerebrale. Semplicisticamente, utilizzando un linguaggio comprensibile, posso affermare che permettono a nuove cellule staminali di “germogliare” per divenire nuovi neuroni pronti a essere ricettivi alle proposte riabilitative dell’istruttore comportamentale Questo processo è definito neurogenesi, gli studi più recenti sono datati 2011;

            Il secondo motivo è che questi psicofarmaci hanno il potere di essere degli egregi regolatori degli assetti emozionali-motivazionali del cane. Riequilibrare le risposte motivazionali ed emozionali nell’animale, significa non solo osservarlo più tranquillo. Il compito elettivo del farmaco è regolare soprattutto le difese immunitarie che l’organismo mette in atto a livello cerebrale. Nel cervello del cane affetto da una malattia comportamentale si assiste a una riduzione sinaptica (neuroni piramidali) e ad una cattiva comunicazione tra i neuroni, passatemi questa esemplificazione. Sia la potatura che la cattiva comunicazione tra neuroni è pertanto di origine organica. Il cervello di un cane affetto da una patologia del comportamento, ricerca strategie funzionali atte a riequilibrare lo stato di arousal medio (risposte fisiologiche allo stress), condizionato però dalle difficoltà, causate dalla malattia (agitazione, paura, ansia, irritazione, ecc.), difficilmente potrà trovarle nelle risposte cognitive (funzione della mente), in quanto la memoria esplicita del paziente è spesso compromessa dal disagio persistente. Questo stato delle cose, se non curato adeguatamente porterà ben presto il cervello del cane a cercare soluzioni “suicide”, si assisterà quindi ad un processo di potatura sinaptica, con conseguente impoverimento cognitivo.
            Pertanto, leggere che: “la terapia farmacologica ha senso SOLO quando esiste un problema organico” non ha nessun significato!
            Perché è bene sapere che il concetto di mente e cervello come due entità separate è stato superato da anni, pertanto tutte le malattie del comportamento presentano contemporaneamente un problema organico (cervello) e uno comportamentale (mente).

            Pertanto, continui tranquillamente a svolgere il suo lavoro di “pensione” per cani, ma lasci la medicina e la terapia del comportamento ha chi ne ha titolo e competenze.

            buona giornata attilio miconi

          • Se posso… ho letto anch’io qualcosa su questo “miracoloso” effetto riequilibratore di alcuni psicofarmaci: ma è stato ipotizzato (e neppure completamente dimostrato) nel caso del disturbo bipolare e della schizofrenia, e non mi risulta esistere alcun caso conclamato di uno di questi due problemi nel cane.
            Se domani venisse scoperto un rimedio perfetto contro il raffreddore, non mi scapicollerei a somministrarlo al mio cane tessendone le lodi e illustrandone le miracolose qualità, perché i cani il raffreddore non se lo prendono!

          • Inoltre mette le rispondevo, ricevo questo messaggio sulla mia posta elettronica:

            Ciao Attilio, sono enormemente dispiaciuta per l’accaduto.. mi dissocio assolutamente dalle affermazioni che ha fatto Barbara sul blog di Valeria Rossi. La mia scelta di non dare farmaci ad Alfio risale ormai a parecchi mesi fa, quando conoscevo ancora poco il mio cane e l’inesperienza con cani simili mi faceva pensare che il suo livello di stress potesse abbassarsi naturalmente dopo l’uscita dal canile. A dire la verità Alfio ha fatto molti progressi, ma resta un cane difficile: iperattivo genetico e comportamentale con tutte le sue derive.. come lo ha perfettamente descritto Sabrina ai tempi. La mia stima per voi è sempre rimasta alta, spero che i confusi commenti di Barbara non te ne facciano dubitare. A presto, grazie per l’attenzione.
            Elena e Alfio

          • è scappata la h … mi scuso
            LASCI LA TERAPIA DEL COMPORTAMENTO A CHI NE HA TITOLO E COMPETENZA 🙂

          • Spett.le Redazione,
            Questo è la dimostrazione sul cane:

            Neurodegenerazione nel cane anziano

            Nel cane anziano, la produzione di nuovi neuroni (neurogenesi) diminuisce drasticamente a livello di ippocampo. Si tratta di un’alterazione neurodegenerativa strutturale, direttamente correlata ai deficit cognitivi e mnemonici che possono comparire con l’avanzare dell’età.
            Arrivano dall’”Institute for Brain Aging and Dementia” dell’Università di Irvine (California) le ultime evidenze in tema di neurodegenerazione senile del cane. Il gruppo di Norton Milgram ed Elizabeth Head pubblica, infatti, nel fascicolo di settembre 2007 di “Neurobiology Learning and Memory” i risultati di recenti ricerche CONDOTTE SU CERVELLI DI CANI GIOVANI ed ANZIANI. Specifiche tecniche immunoistochimiche evidenziano come negli strati ippocampali di soggetti anziani si verifichi la drastica riduzione della neurogenesi, rispetto a quella rilevata nei cani di giovane età.
            Non solo. I neurobiologi indagano anche la possibile correlazione tra compromissione ippocampale e performance cognitiva, quest’ultima valutata in base a test di apprendimento e di memoria visuo-spaziale. I risultati parlano chiaro: più è compromessa la produzione di nuovi neuroni e più i soggetti dimostrano diminuite capacità mnemonico-cognitive.
            È la conferma, dunque, che, con l’invecchiamento, il cervello del cane anziano va incontro ad alterazioni neurodegenerative, in questo caso di natura strutturale, che possono sfociare in quei deficit comportamentali, mnemonici e cognitivi, tipici della demenza senile.
            Ed è anche un’ulteriore riprova che suffraga l’utilità di misure neuroprotettive, capaci, cioè, di contrastare tutte quelle alterazioni – di natura strutturale, metabolica, trofica e neurotrasmettitoriale – che compaiono nel cane anziano e che, da un punto di vista clinico, possono sfociare in invalidanti disordini comportamentali e cognitivi, tipici di cani e gatti anziani.
            Siwak-Tapp CT, Head E, Muggenburg BA, Milgram NW, Cotman CW. Neurogenesis decreases with age in the canine hippocampus and correlates with cognitive function. Neurobiol Learn Mem 2007; 88(2): 249-259

          • Spett.le Redazione
            Ci mancherebbe altro, questa è casa sua! Figuriamoci se lei non “posso …”

            Però, lascerei perdere il raffreddore, che dovrebbe sapere essere solo un sintomo! Per chiarezza vorrei ricordarle che è presente anche nel cane, viene definita rinite … può avere origine batterica, allergica, virale, da corpo estraneo ecc. ecc.
            Inoltre le ricordo queste patologie vengono curate con molti farmaci la cui molecola è uguale a quella ad uso umano.

            Detto questo, di neurogensi si parla dagli anni ’60 (Altman nel gatto)…
            per cultura generale mi permetto di sottoporre a lei e ai lettori, se mai non lo avessero già letto,
            questo articolo: http://www.simaiss.it/PDF/Pnei01_11.pdf

            buona lettura

          • Anche il raffreddore umano è una rinite… ma il c.d. “raffreddore comune” è di origine virale, provocato da virus (soprattutto rhinovirus e coronavirus, più alcuni virus influenzali) che non attaccano il cane.
            Quindi è ovvio che il naso del cane si può infiammare come qualsiasi altro naso vivente…ma il raffreddore propriamente detto, il cane nun se lo piglia!
            L’articolo linkato è interessante, ma anche qui siamo ancora nel campo delle ipotesi e le possibili applicazioni pratiche vengono nuovamente riferite solo alla schizofrenia. Quando leggerò una diagnosi certa di schizofrenia nel cane, allora mi interesserò della possibile azione degli SSRI nella rigenerazione neuronale!

          • Spett.le Redazione,
            magari non li ha letti:

            Vet Pathol. 2011 Dec 21. [Epub ahead of print]
            Neurogenesi in un cane giovane con crisi epilettiche.
            Borschensky CM , Woolley JS , Kipar A , C Herden .

            Le crisi di epilessia può portare a varie reazioni nel cervello, che vanno da necrosi neuronale e l’attivazione delle cellule gliali a focale disorganizzazione strutturale. Inoltre, l’aumento neurogenesi ippocampale è stato documentato in modelli di roditori di convulsioni acute. Questo è un rapporto della neurogenesi ippocampale in un cane con crisi epilettiche spontanee. A 16 settimane di età del cane epilettico Pastore Tedesco aveva segnato la proliferazione delle cellule neuronali (fino a 5 figure mitotiche per campo ad alta potenza e maggiore espressione immunoistochimica dell’antigene nucleare di proliferazione cellulare) nel giro dentato accompagnata da attivazione della microglia e astrogliale. Alcune cellule granulari espresso doublecortin, un marker di neuroni immaturi, cellule mitoticamente attive espresso neuronale antigene nucleare. Non sono figure mitotiche sono stati trovati nel cervello di cani di controllo di pari età. Sia neurogenesi aumento rappresenta un modello generale di reazione di cani epilettici giovani devono essere esaminati.

            Neurodegenerazione nel cane anziano
            Nel cane anziano, la produzione di nuovi neuroni (neurogenesi) diminuisce drasticamente a livello di ippocampo. Si tratta di un’alterazione neurodegenerativa strutturale, direttamente correlata ai deficit cognitivi e mnemonici che possono comparire con l’avanzare dell’età.
            Arrivano dall’”Institute for Brain Aging and Dementia” dell’Università di Irvine (California) le ultime evidenze in tema di neurodegenerazione senile del cane. Il gruppo di Norton Milgram ed Elizabeth Head pubblica, infatti, nel fascicolo di settembre 2007 di “Neurobiology Learning and Memory” i risultati di recenti ricerche condotte su cervelli di cani giovani ed anziani. Specifiche tecniche immunoistochimiche evidenziano come negli strati ippocampali di soggetti anziani si verifichi la drastica riduzione della neurogenesi, rispetto a quella rilevata nei cani di giovane età.
            Non solo. I neurobiologi indagano anche la possibile correlazione tra compromissione ippocampale e performance cognitiva, quest’ultima valutata in base a test di apprendimento e di memoria visuo-spaziale. I risultati parlano chiaro: più è compromessa la produzione di nuovi neuroni e più i soggetti dimostrano diminuite capacità mnemonico-cognitive.
            È la conferma, dunque, che, con l’invecchiamento, il cervello del cane anziano va incontro ad alterazioni neurodegenerative, in questo caso di natura strutturale, che possono sfociare in quei deficit comportamentali, mnemonici e cognitivi, tipici della demenza senile.
            Ed è anche un’ulteriore riprova che suffraga l’utilità di misure neuroprotettive, capaci, cioè, di contrastare tutte quelle alterazioni – di natura strutturale, metabolica, trofica e neurotrasmettitoriale – che compaiono nel cane anziano e che, da un punto di vista clinico, possono sfociare in invalidanti disordini comportamentali e cognitivi, tipici di cani e gatti anziani.
            Siwak-Tapp CT, Head E, Muggenburg BA, Milgram NW, Cotman CW. Neurogenesis decreases with age in the canine hippocampus and correlates with cognitive function. Neurobiol Learn Mem 2007; 88(2): 249-259

          • signor miconi, conosco un pò la storia di alfio ed è il motivo per cui l’ ho preso a cuore, ma al di là delle sue supercazzole e di elena, che farà un pò quel che crede con il suo cane( ma che intanto me lo ha affidato con piena fiducia a più riprese), mi spiega allora come caspita faccio io a nn fargli mangiare i miei gatti e galline, a nn farmi morsicare e a nn fargli aggredire le altre persone ( per la verità una volta è successo, la prima volta che lo ho ospitato, perchè nn ero stata avvertita di questa eventualità), ad avere un rapporto amichevole, affettuoso e di fiducia con lui?
            sarà che a me i suoi comportamenti sembrano abbastanza logici, mettendosi nei panni di un cane da caccia-riporto segregato 5 anni in canile, privato di qualsiasi arricchimento in box a causa della pica, sgambato, sempre in canile, solo con la museruola, curato in occasione e a motivo delle operazioni (6 ad oggi) da elena che gli faceva le convalescenze e che alla fine lo ha adottato..
            alfio con me si è dimostrato un cane senza esperienze e competenze nella comunicazione e nell’ affrontare le novità (dipenderà più probabilmente dalla sua lunga permanenza in canile, o da una malattia mentale?!), con un uso conflittuale della bocca (morde quando si sente minacciato dall’ ignoto, oppure ciò che si muove velocemente, da buon predatore che però nn sa qual’ è la sua preda, e ingoia le poche risorse che riesce ad accaparrarsi, prima che gli vengano negate, infatti è fissato principalmente sulle palline), e con un modo distorto di chiedere attenzioni (faccio il cane “psycho” e sofferente così ci si occupa di me, pretendo considerazione, ma nn collaboro,se nn in cambio di un premietto), tutte reazioni abbastanza tipiche dei cani che sono stati molto, e male, in canile, e questo lo so per esperienza, nn perchè l’ ho letto sui libri
            ci aggiunga i problemi gastrointestinali, nn so se preesistenti o derivati dalle operazioni, che gli impediscono di assimilare bene il cibo (uno dei suoi soprannomi è vomitino) e che penso gli diano anche dolore, per i quali ha cominciato una cura da poco che stà dando buoni risultati.
            tutto quello che sono riuscita a conquistare con lui parte da queste semplici considerazioni, senza bisogno di tirare in ballo complicati motivi biochimici, senza bisogno di dargli equilibrio col prozac A VITA, senza pretendere che diventi il cane perfetto, ma senza neanchè considerarlo una causa persa.
            io l’ ho semplicemente trattato come tratto tutti i cani, dandogli fiducia e libertà via via che se le meritava, dicendogli dei bei NO quando faceva cose inopportune, accompagnandolo ad esplorare le cose che lo mandavano in crisi (senza esagerare con troppi stimoli tutti in una volta), e cercando di creare situazioni collaborative con me e con i miei cani.
            avevo anche cominciato ad impostare il “lascia”, e l’ ho abituato a farsi mettere le mani in bocca da me, proprio per cercare di arginare la pica e la mordacità (tutto questo, ripeto, nn con l’ intento di sostituirmi a elena nell’ educazione di alfio, ma per migliorare la qualità della nostra convivenza quando è affidato alla mia responsabilità..), e se va a spulciare sulla mia pagina fb ci sono foto e video che attestano le mie soluzioni e le risposte di alfio (tengo un diario visivo a disposizione dei proprietari dei cani che ospito).. e su questo è un pò difficile screditarmi..
            come mi spiega la discrepanza tra quello che sostiene lei a proposito di alfio e la mia esperienza diretta con questo cane?!!
            e con questo torno felice e contenta al mio lavoro di pensione, che mi permette di stare a contatto con molti cani e contemporaneamente di dire sempre e comunque ciò che vedo e penso, senza dover temere o adulare personaggi come lei..
            barbara f.

  15. La mia idea è che se si fa un pò di cultura – nel senso di far accrescere la conoscenza e la consapevolezza – come mi pare si faccia in TPIC ,anche strappando un sorriso…magari chiunque di noi può fermarsi un attimo, prendersi 2 minuti per chiedersi se REALMENTE occorra una terapia piuttosto che un’altra…magari informarsi ,chiedendo senza vergognarsi delle proprie ignoranze, su metodi alternativi e solo DOPO scegliere…magari partendo da terapie/metodi che siano i meno invasivi possibili…ecco, “conoscenza consapevole” e buon senso…è che ce n’è tanto poco anche tra i medici…comunque infine credo che, fintanto che pago per curare me o i miei animali o i miei cari, ho diritto anche a dire di no se non mi piace la soluzione, assumendomi i rischi e le responsabilità che comportano tutte le scelte…e tutte le strade alternative- che diciamocelo francamente, spess,o non sono le più semplici…quindi spesso risultano meno battute, ma non per questo sono meno risolutive..anzi…

  16. Storia abbastanza simile alla mia quella del dobermann di due anni, solo che a Floyd volevano prescrivere farmaci a sette mesi e non era mai stato aggressivo con nessuno. Io non ho voluto dare farmaci al mio cane che è anche oggi un cane di carattere molto forte ma assolutamente normale e gestibile. In realtà il percorso che ho fatto con lui è stato lavorare più che altro su di me e sul mio rapporto col cane. Una mia amica è stata morsa da Floyd ma semplicemente perché è apparsa all’improvviso e senza prima farsi riconoscere l’ha abbracciato e gli ha messo la faccia di fronte al muso. Certo che dopo l’episodio mi sono fatta un esame di coscienza e ho iniziato a frequentare di nuovo, dopo un anno e mezzo, un’altra scuola, pensando che il problema fosse il cane. Ma questo non era cosi: il mio cane reagisce da cane e siamo noi proprietari a dover imparare come comunicano i cani ed essere in grado di capirli a fondo per poterli gestire. Invece spesso ci si rivolge a presunti esperti che invece di farti capire questo colpevolizzano il cane e gli creano patologie inesistenti per potergli somministrare farmaci. Se il cane morde spesso non è perché ha problemi ma perché noi non sappiamo comportarci con lui. Forse molti proprietari ed addestratori o educatori.avrebbero bisogno del prozac, non il loro cane! Svegliaaaa!

  17. Ah, aggiungo…. Floyd alla mia amica non ha fatto praticamente nulla sul viso, mentre ben avrebbe potuto staccarle la faccia (ed a ragione), mentre le ha lasciato qualche taglietto sul polso. Forse se fosse stato sotto psicofarmaci avrebbe fatto di peggio. Al pronto soccorso il medico le ha detto che per sua esperienza quello era solo un avvertimento, un dobermann può fare molto di peggio. E non serviva lo dicesse un medico… Cmq la colpa poi è sempre del cane o del padrone che non è capace di tenerlo sotto controllo e grazie all’ignoranza generale imperante via di psicofarmaci! Insegnare alla gente come ci si comporta coi cani no eh?!

  18. Ah, ultimissima cosa… Se gli educatori gentilisti su cui si ripone tutta la propria fiducia nel momento di massimo bisogno ti dicono: “il problema è che il cane pesa più di te e se non riesci ad importi fisicamente su di lui non puoi riuscire a gestirlo”…beh, allora è ovvio che ci si risente un po’, dato che pur essendo “ignorante” questa perla di saggezza ti fa proprio imbestialire… Ma dopo più di un anno di “fai da te” sono tornata in quella scuola, dato che ormai avevo superato col mio buon senso gran parte dei problemi. BUON SENSO, solo questo conta!

  19. ok, anch’io ho delle storielle.

    1) il mio Pastore Tedesco di sei mesi ed io, prima volta in quell’area cani. Incontriamo un labrador di due anni che è stato seguito dall’età di tre mesi da un’educatrice. La proprietaria appena ci vede si posiziona dietro il cane e mette il guinzaglio in tensione spasmodica. Il mio cane a guinzaglio lasco di tre metri si avvicina educatamente, annusando in giro per terra, poi alza il muso per annusare l’ano del labrador e il labrador gli si avventa contro. Il mio cane lancia un bau di paura e fa un salto indietro, poi torna da me e ci allontaniamo un po’. Gli faccio due carezze sulla testa e camminiamo un po’. La proprietaria mi riprende “non devi premiarlo!” io: “e perchè? ha avuto una brutta esperienza, cerco di distrarlo.” Parte un panegirico sulla sua educatrice che le ha detto che quando i cani annusano l’ano di altri cani è perchè vogliono aggredirli alle spalle, che il suo cane è diventato aggressivo proprio per una circostanza del genere e che anche se lo segue da quando aveva tre mesi, non c’è niente da fare, è aggressivo e basta. Ho provato a spiegarle alcune cose, ma sosteneva che io non avevo visto abbastanza cani. Ho evitato per educazione di dirle che se i risultati erano questi, forse non era il caso di fidarsi così ciecamente di questa educatrice.

    2)Altro mio cane, Breton di tre anni. Per gioco portato a mostra cinofila rionale. Al momento di camminare in circolo davanti agli altri cani, un Dalmata gli si avventa contro. Il mio cane fa un balzo di lato, impaurito, e poi continua a camminare con me. Un’educatrice ha dichiarato che il mio cane è vigliacco: non si è difeso! Il Dalmata invece aveva tenuto un comportamento corretto perchè il mio cane aveva invaso il suo territorio. Ho evitato anche in questo caso di dirle che il lato positivo era che entrambi erano tornati a casa senza suture.

    3) Meticcione di tre anni, mai visto da un vet comportamentalista, ma seguito da un anno da un educatore che sostiene che i vet comportamentalisti siano tutti dei truffatori o alla meno peggio degli ignoranti, la settimana scorsa ha lacerato il braccio del proprietario che è finito al pronto soccorso. Il cane (ancora senza vedere un vet comportamentalista, perchè l’educatore ha detto che non serviva e non c’era niente da fare) è stato portato da me per essere soppresso. Mi sono rifiutata prima che abbia ricevuto almeno una visita comportamentale ed una dichiarazione scritta da un Medico Veterinario della sua irrecuperabilità.

    4) Meticcetta di nove anni, disoressica da sempre (mangiava a giorni alterni, solo prelibatezze e leccornie, il cibo sano lo disdegnava) da alcuni giorni quasi del tutto anoressica. Portata dall’educatore di cui sopra e non dal veterinario, segue trattamento rieducativo all’alimentazione con richiesta del seduto prima del pasto e altre soperchierie. La meticcetta smette del tutto di mangiare, ma l’educatore dice di non preoccuparsi, perchè tanto era grassa. Arriva da me quasi morta, muore mentre si prepara la sala operatoria. Aveva la piometra.

    Ne ho altre, se vi interessano, potete chiedere. 🙂

    • Ah, ok, ho capito. Tutti gli educatori imbecilli li hai trovati tu. Io invece mi imbatto in tutti i comportamentalisti incapaci. Potremo fare un tour in coppia 🙂

    • “… quando i cani annusano l’ano di altri cani è perchè vogliono aggredirli alle spalle! …”

      mauhauhauhauhauha, chiunque abbia visto almeno 2 cani nella propria vita, non può pensare una cosa tanto sciocca.

      Ad ogni modo, non è che sia questa grande novità che ci siano educatori incompetenti e che sfiorino l’imbecillità, come in questo caso.
      Gli incompetenti ci sono in tutte le categorie, bella scoperta.

      Sarebbe interessante, invece, capire se hai storie di cani visitati da Veterinari Comp. e che non siano usciti dallo studio con la ricettina per il farmaco.
      Personalmente non ne conosco, tutti i casi che ho potuto vedere io (come già dissi, una ventina circa), sono usciti con la lista della spesa da fare in farmacia.
      Mi sembra di capire che non sono l’unico ad avere avuto questa esperienza 🙁

      • si, ne ho visti moltissimi di cani usciti da una visita comportamentale senza prescrizioni per la farmacia: erano cani di proprietari accorti, che si erano resi conto in tempo che il loro cane aveva qualche problema e che avevano una naturale predisposizione al rispetto dei bisogni altrui.

  20. Ho una pessima opinione dei veterinari comp., dato che in un’ora non possono capire se al cane sono indispensabili degli psicofarmaci, soprattutto se è ancora cucciolo. Io ho fatto la scelta di non imbottire il mio cane di prozac e ne sono felicissima. Gli episodi da te raccontati, Laura, non mi fanno cambiare opinione. Un educatore con esperienza ti dà gli strumenti per educare il tuo cane e se tu proprietario sei in grado di applicarli credo che nel 90% dei casi i farmaci non servano a nulla. Che poi ci siano educatori più o meno bravi o veterinari comp. più o meno preparati a distinguere quando sia il caso o meno di dare psicofarmaci questo è ovvio. La veterinaria comp. a cui mi sono rivolta io non lo sa fare e prescrive farmaci anche a cuccioli solamente perché ti prendono la ciabatta.

  21. Cmq…dare psicofarmaci a dei cuccioli è come commettere un delitto.
    Un veterinario serio non puó fare questo !!!
    Se fossi un educatore che collabora con medici che fanno queste cose, mi opporrei fino alla morte.
    In un ora di seduta, fatta all interno di uno studio medico, non si capisce un cane.
    Se uno vedesse il mio Springer dal veterinario, direbbe che è un cane poco coraggioso e timido…e invece è un leone.
    Ci vuole del tempo per capire un cane e neanche chi ha tantissima esperienza può farlo in un ora, ne in due e ne in tre…ma ci vogliono giorni e vederlo in tante situazioni.
    Purtroppo oggi abbiamo sempre furia, vogliamo il tutto e subito…ma con il cane ci vuole pazienza, dote fondamentale…
    Il Prozac, negli anni 90, soprattutto in America, lo davano a chiunque…anche a quelli che avevano il mal di testa. Lo consideravano il medicinale miracoloso, quello che avrebbe salvato le ragazzine dalla anoressia. La mia amica é morta proprio a causa di questa malattia e prendeva il prozac. É morta perchè non aveva nessuna intenzione di uscire dal suo tunnel…e ne il medicinale, ne il sostegno psicologico l hanno aiutata…
    Nel cane, un buon educatore può fare moltissimo. Certo, pretendere di risolvere il problema in due balletti é da folli..
    Ma prima d aiutare il cane, bisogna fare le sedute ai proprietari.
    Noto spesso che tra cane e “padrone” è come se fossero dei separati in casa…dei separati che non parlano la stessa lingua, quindi non comunicano. E se non si comunica non si ottiene nulla !!
    Ho venti anni d esperienza con i cani, e ogni giorno imparo qualcosa di nuovo, mi chiedo : come può un veterinario, che vede solo i cani su di un tavolo capire cosa hanno a livello psicologico ?? mica sono umani, che quando vanno dallo psicologo raccontano i propri malesseri..
    E come possono tanti educatori, appena usciti dai vari corsi, avere l esperienza pratica di gestire un cane con problemi ???
    Una volta l ho fatta questa domanda e mi è stato risposto che : Primo non avevo letto i libri giusti e secondo ero una tardona perchè se mi ci sono voluti tutti questi anni per imparare, vuol dire che era meglio prendermi un gatto.
    Ho avuto anche 25 cani nel mio canile e nessuno che è venuto fuori con problemi psicologici. Io saró anche una che non ci capisce nulla, ma ringrazio il cielo che non sono come certi luminari che hanno la famosa bacchetta magica…io lavoro tantissimo con i miei cani, mi sacrifico molto e rinuncio a tante cose. Preferisco il mio metodo antiquato !!!! Vivo nel jurassico e me ne vanto…ma almeno non dó prozac ai miei cuccioli…

  22. Mi sembra che La signora Rossi non abbia le idee ben chiare sulla psicofarmacologia, sui disturbi psichici e e/o nervosi e sulle conoscenze moderne circa le patologie psichiatriche, sia in campo umano che veterinario.la distinzione tra psicosi e nevrosi che le è stata spiegata dal luminare psichiatra di sua madre poteva andare bene forse 30 anni fa. Direi che ora è un tantino superata (le riporto sotto l’indice del DSM IV. Così la signora Rossi, seguendo la sua dualità tra disturbi psichici e nevrotici, lascerebbe i farmaci solo per i primi (perchè hanno una componente organica), mentre li negherebbe ai secondiperchè disturbi di personalità. Se così fosse avremmo risolto il problema della sovrappopolazione nel mondo, tramite il suicidio in massa di un esercito di ammalati di disturbi dell’umore (depressione, bipolarismo ecc.) e disturbi d’ansia, solo per citare solo per citare due grandi branche della psichiatria che beneficiano di una terapia quanto meno combinata (psicofarmacologica e psicoterapeutica, ma sicuramente pscicofarmacologica, almeno nelle fasi acute ma spesso anche nel mantenimento (e a vita. Se poi volessimo prendere per buona questa distinzione tra malattie con compenente organica e malattie solo psichiche, chi sarebbe titolato, per un qualunque animale, a diagnosticare la situazionee a stbilirne la terapia, magari indirizzando ad un buon addestratore la parte di terapia cohnitivo – beahviouristica? Quanto agli effetti collaterali degli psicofarmaci, esistono certamente non più della tachipirina che probabilmente milioni di signore Rossi danno ai bambini febbrili rischiando seri danni a carico della crasi ematica, anche letali. Ma si rischia anche andando a fare due passi al parco. O no?
    Cordialmente
    Oscar Grazioli
    medico veterinario
    giornalista, scrittore

    • Dottor Grazioli, mi sembrava di aver specificato abbastanza chiaramente che utilizzavo una definizione semplicistica (ma non del tutto peregrina, e solo per questo ho citato la “fonte”) solo a titolo di esempio: quindi tutto la sua acculturata spiegazione mi pare leggermente superfluo.
      Resta comunque il fatto che esista – eccome- una differenza tra malattia su base organica e malattie esclusivamente psicologiche: e sono assolutamente convinta del fatto che, NEL CANE (perché è ora di finirla di paragonare la psiche umana a quella canina: non c’entrano un tubo l’una con l’altra, lo sapete tutti perfettamente e mentite sapendo di mentire!), l’utilizzo degli psicofarmaci abbia un senso solo quando si deve andare a coprire una carenza organica. In OGNI altro caso il cane sarebbe recuperabile, SE venisse preso in carico da persone davvero competenti e non da pseudo-educatori/rieducatori senza esperienza e senza tecnica.
      Se non ne è convinto, gentilmente, mi elenchi tutti i casi di suicidio canino legati a depressione, bipolarismo eccetera…dopodiché potremo riparlare delle analogie tra psicologia umana e canina.
      Seriamente: chi dovrebbe essere titolato a fare diagnosi e stabilire terapie? SEMPRE E SOLO il veterinario: che però dovrebbe avere una formazione un po’ più ampia e completa, magari comprensiva di un tirocinio pratico – così come richiesto per la parte clinica – presso campi in cui si facciano riabilitazioni comportamentali. Non si esce da Veterinaria e ci si mette a fare i chirurghi o gli ostetrici solo con quello che si è studiato sui libri: si fa un tirocinio (e meno male, perché è “lì” che si impara davvero qualcosa: spero me ne darà atto. Personalmente posso dire con certezza che non solo ho imparato qualcosa solo durante il tirocinio, ma che prima di questo avevo visto veramente pochissimi cani in università!).
      Infine: certo che si rischia anche con la Tachipirina (anche se non conosco casi in cui sia stata prescritta per due o tre anni di fila…): ma un conto è sapere che la diamo al bambino per abbassargli la temperatura, perché il febbrone potrebbe causargli danni più seri e quindi scegliamo il male minore (come SEMPRE si fa quando si somministra un farmaco), e un conto è darla ad un bambino che la febbre non ce l’ha. Nel primo caso si corre un rischio consapevole e informato, nel secondo si abusa di un farmaco (e anche di un bambino).

      • qualche caso di tentativo di suicidio canino io l’ho visto: in genere il cane, non avendo le dita opponibili e non potendo quindi spararsi o aprire la canna del gas, quando vuole morire deve accontentarsi di smettere di mangiare.

  23. Dimenticavo

    Il DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quarta edizione) riconosce 15 diverse categorie di disturbi mentali: 1) i disturbi dell’infanzia, della fanciullezza e dell’adolescenza; 2) il delirium, la demenza, i disturbi amnestici e altri disturbi cognitivi; 3) i disturbi indotti da sostanze; 4) la schizofrenia e gli altri disturbi psicotici; 5) i disturbi dell’umore; 6) i disturbi d’ansia; 7) i disturbi somatoformi; 8) i disturbi fittizi; 9) i disturbi dissociativi; 10) i disturbi sessuali; 11) i disturbi dell’alimentazione; 12) i disturbi del sonno; 13) i disturbi del controllo degli impulsi; 14) i disturbi dell’adattamento; 15) i disturbi di personalità.

  24. Ripeto e umilmente dico che forse non ci capiró nulla…ma tutte queste fobie nei cani, sono apparse ora ?? Ma prima erano tutti sani di mente ?? Venti anni fà non c’erano educatori..ne psicofarmaci eppure stavano tutti benissimo…è mai possibile che in 25 anni di cani non mi sia mai venuto fuori un cane mentalmente disturbato ?? Allora, senza saperlo ce l ho io la bacchetta magica…
    Avendo fatto uso di psicofarmaci x 10 anni e sono pure stata ricoverata x quasi due mesi in clinica psichiatrica, sono stata anche dal professor Cassani di Pisa, hanno mandato anche il mio sangue in america per capire gli attacchi di panico e ancora oggi non si capisce xchè vengono. Io non sono guarita dagli attacchi con gli psicofarmaci, ho imparato solo a controllarli…è qui la differenza che c’è tra l uomo e l animale..io posso controllare ogni emozione mentre x p animale è molto difficile e alcune volte impossibile.., Gli psicofarmaci Funzionano se c’è una volontà che ti spinge ad uscire…ma i cani, per quanto volenterosi, non sono in grado di usarla per uscire ne dalle ansie, ne dalle paure…perchè se potessero ci uscirebbero subito, xchè ad un animale non piace stare male…Ma io non sono un medico…non ho studiato, ho solo preso 5 pasticche al giorno di psicofarmaci…tra cui surmontil anafranil e vari ansiolitici…e molti psichiatri non hanno provato cosa vuol dire essere malati…

    • Roberta, le fobie del cane sono, 99,9 volte su cento, indotte dall’uomo.
      Causa disturbi comportamentali l’uomo che abbandona e che maltratta, ma li causa anche l’uomo che antropomorfizza troppo (la classica Sciuramaria che ti dice “lo tratto come un figlio” pensando di darti la massima dimostrazione d’amore possibile: e invece sta distruggendo la psiche del cane…proprio perché lui non è un figlio: è un cane!); li causano i cagnari senza scrupoli che staccano i cuccioli dalla madre a 30 giorni e li spediscono in giro per negozi, senza neppure sapere, probabilmente (perché sono cagnari, non cinofili), che stanno causando una compilation di problemi da deprivazione a quei cuccioli…e così via.
      Vent’anni fa, ti assicuro, c’erano già sia gli educatori che gli psicofarmaci: e c’erano anche i cani problematici (sempre, 99,9 volte su cento, per colpa dell’uomo).
      Però non c’era il business cinofilo: non c’erano i corsi “prendi il diplomino in due week end” che hanno creato una marea di “incompetenti diplomati” convinti, però, di sapere tutto ciò che c’è da sapere sui cani.
      Vent’anni fa gli educatori erano gente come me (anche se io sono di quaranta anni fa), che prima di aprirsi un campo si faceva un bel mazzo a forza di prove ed errori con i cani suoi, poi con quelli degli amici e parenti, poi andava a vedere cosa facevano “quelli bravi”…e poi, magari, provava a mettersi a lavorare: ma intanto aveva ravanato (e in alcuni casi, magari, anche “rovinato”) un centinaio di cani di tutti i generi, dal pacioccone a quello che cercava di staccarti un braccio appena ti vedeva.
      Oggi si ravanano libri e dispense, poi fai “pratica” con un golden e un border perfettamente educati…e oplà, ti apri il campo e cominci a chiamare a raccolta i clienti.
      Ovvio che poi ‘sta gente non sappia che pesci pigliare quando gli arriva qualcosa di un filino più complicato del labrador che tira: quindi chiedono aiuto al veterinario. Ma anche nel settore veterinario è arrivato un business, quello degli psicofarmaci: non certo business dei medici, ma delle case farmaceutiche (esattamente come in umana) che pur di vendere si inventano anche nuove malattie (sempre come in umana). Et voilà, il gioco è fatto!
      Vent’anni fa il cane era ancora “solo un cane”, quindi veniva meno umanizzato, meno considerato, trattato forse peggio sotto certi punti di vista, ma se non altro non veniva considerato come un “oggetto di business”. Sinceramente non so proprio dire se i cani di oggi siano più fortunati di quelli di allora: se li prendiamo uno per uno, sicuramente troveremo millemila casi in cui il singolo soggetto è stato curato, seguito, guarito, mentre vent’anni fa si sarebbe risolto tutto con una fucilata in testa…e allora pensiamo “per fortuna la cinofilia ha fatt grandi passi avanti!”
      Ma se prendiamo “il cane” nel suo insieme vedremo che i cani dei ceti medio-bassi sono rimasti più o meno nelle stesse condizioni di vent’anni fa, nel bene e nel male (le fucilate in testa si tirano anche oggi, i cani a catena ci sono anche oggi, i cani abbandonati ci sono anche oggi…): quelli appartenenti ai ceti medio-alti (ovvero a chi può spendere) sono invece divisi in due: ci sono quelli (pochi, purtroppo) che finiscono in mano a persone per bene, preparate, competenti e realmente cinofile, e ci sono quelli (tantissimi) che finiscono in bocca ai fenomeni del marketing…e allora, poveri cani.
      Se mettiamo tutto in un unico calderone, a volte temo che “il cane” nel suo insieme stesse meglio vent’anni fa.
      Anche i bambini, purtroppo.

    • venti anni fa non c’erano tantissime cose. conviene che prima di porti la domanda di cui sopra, tu ti ponga la domanda precedente: quali sono le cose e le situazioni che vivono i cani oggi e che non vivevano vent’anni fa? potrei fartene un elenco, ma se hai più di trent’anni puoi farlo da sola.

  25. ho uno springer di 11 anni in casa e ho avuto tanti vecchietti…certo, non é più il cane che era a tre anni…sia nel fisico che nella mente. Quando gli dó un ordine non ubbidisce piû alla prima, ma ubbidisce alla terza…gli é entrata la paura dei temporali, ma solo quando è in casa e ci sente e vede meno ed é molto piú scoglionato…ma mica gli dó gli psicofarmaci per guarire dalla vecchiaia ?? Fà parte della vita di un cane, come fá parte l iperattività di un cucciolo.

    • oddìoooo, hai scritto che dai un ORDINE al cane!!! giurassica che non sei altro…non lo sai che oggi bisogna sussurrare prossemicamente dopo aver zoo-cogni-antropo-cino-psico-farmacoindotto una risposta centripeto-gentil-filosofica del quadrupede, in un contesto di consapevolezza dell’essere nonché di interazione condivisa??? ma dove vivi?!?

      • no, Gianni, più che altro sarebbe carino smettere di considerare il cane un marine sottoposto a noi che ci dovremmo vedere come dei colonnelli. visto che lui, povero scemo, ci considera degli amici. un po’ incapaci e molto incoerenti, ma comunque degli amici.
        pensa il cane quando ti vede pestare una cacca: dentro di se scrolla la testa e pensa “eppure era li la cacca. l’avevo sentita da un’ora e quello è stato capace di metterci il piede sopra!”.
        🙂
        Roberta hai ragione, se il cane fa fatica a muoversi o è un po’ sordo o un po’ cieco o semplicemente, deboluccio e ti guarda per dirti “ma sei proprio sicura che sia necessario che io faccia quello che mi chiedi? non è che vuoi ripensarci?” non è mica questione di psicofarmaci!

  26. Forse provengo da un altro pianeta..e ti giuro che negli anni 90 non ho mai sentito il nome educatore, esistevano solo gli addestratori e mai nessuno mi ha parlato di psicofarmaci…eppure ero nel mondo dei cani…allevavo, andavo in expo e preparavo i cani per le prove di lavoro…frequentavo parchi e giardinetti e tanti veterinari…e tanti cani delle varie sciurmarie non erano come sono ora…l avvento delle borsette e i vari flexi hanno rovinato la vita a molti cani di piccola taglia..
    Io non só se oggi stanno male, perchè tratto i miei cani come li trattavo all epoca e tanti miei amici di quel periodo fanno uguale e a nessuno di noi è capitato un cane problematico…neanche a cambiare razza !!! Mi arrabbio solo quando vedo che per alcuni esiste solo un metodo…quello degli psicofarmaci !!! Quando non è cosí…il dubbio non è piacevole, ma neanche chi parte dal presupposto che ha ragione x forza…solo l imbecille ha delle certezze, diceva Voltaire..
    Non sono contro gli psicofarmaci, in qualche modo mi hanno salvato la vita…ma prima di darli bisogna essere sicuri e provare tante alternative…prima di trovarmi il giusto dosaggio ci hanno messo un anno e tutte le settimane tornavo dallo psichiatra a riferirgli come mi sentivo…con i cani non accade questo e poi non potendo parlare mica è facile fare una diagnosi sullo stato mentale..e cmq è una cosa complicata anche per chi.ascolta il paziente…la mente è un labirinto ed è oscura e di poca comprensibilità…a volte certi medici la fanno troppo semplicistica…

  27. Se uno vede il mio golden e il mio springer insieme..dirà che il mio springer è matto come un cavallo è un cane iperattivo…lui non dorme mai…se non di notte !! Ma posso garantire che é anche troppo sano di mente…e che se uno decide di prendersi uno springer di linee da lavoro non puô trattarlo come un barboncino…perchè sbarella diventando ingestibile e devastatore..ed è capacissimo di mandare i proprietari al manicomio…anche le razze influiscono sul buon rapporto cane padrone..non si dà.uno springer ad una sciurmaria sedentaria !!!

  28. Dal profondo della mia ignoranza di oltre 40 anni di cani: un cane che lavora, un cane che ha dei compiti, un cane trattato da cane, un cane gerarchizzato e’ un cane senza problemi nel 99,9% dei casi!!! Per lo 0,1% dei casi rimanenti (cmq in percentuale meno che l’uomo) può avere senso una cura con psicofarmaci etc, ma avere un cane ‘rincoglionito’ ha senso? Sopratutto la sua vita ha sento, dal suo punto di vista??? Cmq prima provare da un VERO educatore cinofilo! 😉 AMEN…cosi la penso io che non sono un esimio dott vet comport grand uff etc 🙂 hahahahaha 🙂

    • non è che un cane che assume psicofarmaci è rincoglionito perchè così dice Valeria Rossi.
      se pensi che gli psicofarmaci servono proprio per rendere il cane più lucido e in grado di valutare bene le situazioni ad es. prima di scappare a nascondersi o di mordere, puoi renderti conto dell’errore di fondo.

      • ROTFL, infatti si vede dai vari video di cani bombati di psicofarmaci come siano “più lucidi”…certo che negate l’evidenza in maniera davvero imbarazzante…

        • Questa frase fa capire quanta poca coscienza critica tu metta in gioco in questo discorso.
          1) non in tutti i video i cani sono sedati. in metà di questi, stanno semplicemente fermi, ma sono chiaramente lucidi (un qualsiasi anestesista te lo può confermare) e stare fermo invece di saltare qua e la o respirare a bocca chiusa invece di ansimare non significa sedazione (purtroppo, ti direbbe un anestesista).
          2) di quei video conosci la provenienza sulla parola di una persona. che cosa ti è quella persona, sorella, che sei pronto a giurare sulla sua parola?

          • che cosa ti è quella persona, sorella, che sei pronto a giurare sulla sua parola?
            Tutti possono mentire meno che lei.
            Andiamo alla ricerca del santone eh?

          • Ma finiamola con sti giochetti, quando c’erano solo le testimonianze volevate i video, quando ci sono i video “non si sa la provenienza”, se si la provenienza “ma non sappiamo quanti psicofarmaci ha preso il cane”, c’è sempre una scusa nuova. Se anche ci fosse un video dove viene ripresa interamente la sequenza con un cane che prima saltella allegramente, poi gli vengono dati i farmaci e il cane si ammoscia, riuscireste a dire che è un montaggio fatto ad arte, per favore. Ne trovate sempre un nuova per girare intorno al problema, il che è francamente ridicolo.

          • No, lo vedo dai video e dal confronto con circa due o trecento cani che vedo dal vivo in canile in un anno.
            Ora che ci penso forse ne vedo più io di cani problematici in un anno che la stragrande maggioranza dei propinatori di zigulì, e il 99% di questi esce felicemente adottato senza uso di pilloline magiche, forse perchè ci sono educatori capaci a seguirli non solo nel pre e durante ma anche nel post adozione…

          • Laura…non sono sorella di nessuno, ma solitamente utilizzo gli occhi miei per vedere (ne ho pure quattro, essendo occhialuta) e per quanto riguarda le referenze, come chiunque altro, mi baso sui racconti dei proprietari dei cani. Purtroppo non posso parlare direttamente con i cani (e questo è il dramma generale), ma ho la presunzione di saper leggere decentemente i loro atteggiamenti e comportamenti.

            P.S:: evidentemente abbiamo un concetto totalmente diverso del termine “lucido”: forse per questo non ci capiamo.

      • Alt! Valeria Rossi non dice che “un cane che assume psicofarmaci è rincoglionito”. Valeria Rossi dice che si rincoglioniscono i cani che assumono sovradosaggi di psicofarmaci. Dice anche che un qualsiasi essere senziente e pensante sotto psicofarmaci non può essere completamente “lucido” (intendendo “completamente in grado di ragionare e di affrontare le sue emozioni con la sua testa”), ma questo credo che sia lapalissiano, visto che il farmaco si somministra proprio PER alterare il suo normale stato di coscienza.
        In effetti il fatto che gli psicofarmaci si diano “per rendere il cane più lucido” (se abbiamo la stessa concezione del termine “lucido”) lo contesto con forza: gli psicofarmaci si danno per abbassare il livello di reattività e – nel caso della fluoxetina – per indurre chimicamente una riduzione dell’escrezione di serotonina, la cui carenza si ritiene che alzi il livello di aggressività.
        Ma il livello di serotonina si può aumentare anche in modo più naturale: in umana lo innalza il cioccolato (che al cane non si può dare), ma anche il latte caldo, le uova, i formaggi, la pappa reale…e un tot di altri cibi che adesso non ricordo.
        Anche l’esercizio fisico serve allo scopo (non per niente si dice che “un cane stanco è un cane felice”!), e perfino la luce del sole (sarà un caso che molti cani aggressivi vivono segregati in casa?).

        • questo semplicemente perchè Valeria Rossi non ha studiato medicina. Si, un soggetto che assume psicofarmaci PUO’ essere completamente lucido. Per le spiegazioni più approfondite, rimando a pile di testi di neurologia, psicofarmacologia e prima ancora fisiologia veterinaria. E ad anni di esperienza nell’utilizzo degli psicofarmaci.
          Tutte cose che una maestra d’asilo non si sogna di disquisire quando si parla di psicologia infantile, anche se ha visto migliaia di bambini.

          • Veramente Valeria Rossi avrebbe studiato veterinaria…non mi sono laureata, è vero: mi mancano quattro esami. Però fisiologia l’ho dato, mi pare di aver preso 28 (son passati troppi anni, non sono sicurissima). Neurologia e psicofarmacologia non mi risultano essere mai stati esami di Vet…o lo sono diventati nel frattempo? Ai miei tempi non c’erano, C’era un “farmacologia” generale (e ho dato pure quello… non mi ricordo con che voto).

          • No, infatti, psicofarmacologia non è un esame, ma neurologia OGGI si studia all’università.
            E poi, mia cara redazione, che a volte parla in terza persona e a volte parla in prima persona (cosa significa esattamente?) anch’io posso raccontare al mondo la storiella che stavo per prendere la laurea in ingegneria nucleare e che mi mancavano quattro esami quando ho deciso di smettere. 😀

          • “… le intricate dinamiche che collegano un
            intero regno vivente all’affascinante «danza» cellulare e molecolare che è alla sua
            base”

            AA.VV. (2004). Le vie della scoperta scientifica. Roma: Editori Riuniti, p. 17.

          • Gli studi di Edelman hanno aperto la strada alla comprensione della base biologica della memoria e dell’ apprendimento, oltre che dei cambiamenti anatomici prodotti dai processi di apprendimento sul cervello, la cui struttura fisica cresce e si modifica, non solo perché viene nutrita e custodita ma, anche perché le esperienze di vita di un individuo conducono alla formazione di nuove connessioni, a livello di cellule cerebrali, e alla secrezione di neurotrasmettitori chimici che facilitano la trasmissione delle informazioni: “sia le modificazioni osservabili del
            comportamento che altre variazioni che non possono essere dedotte dalla semplice osservazione del comportamento esterno riflettono modificazioni cerebrali indotte dall’apprendimento”

          • Laura, guarda che stai scadendo sempre più nel ridicolo, è evidente che il “Valeria rossi avrebbe studiato veterinaria” è una “citazione” al tuo “perchè Valeria Rossi non ha studiato medicina”, almeno se vuoi attaccarti a delle stupidaggini fallo bene … carina poi la tua accusa di raccontare balle, denota decisamente il tuo livello 🙂

          • Appunto quello che intendevo…io non conosco Valeria Rossi e pertanto non mi permetterei mai di giudicare il suo lavoro ma credo che disquisire di psicofarmaci sia pericoloso fatto in maniera inappropiata e senza competenza ,e poi tutti dicono che hanno studiato ma il titolo è un’ altra cosa.

  29. Posso fare una riflessione… cinofilosofica? Premetto che a me i cinofilosofi, al pari dei filosofi, piacciono assai; forniscono degli strumenti universali che possono poi essere utilizzati da noi comuni mortali. Certo non si sporcano le mani, non è nel loro status, ma sono utilissimi per stimolarci a comprendere.
    Prendo lo spunto dalle riflessioni di Roberta e dalle risposte di Valeria: che cosa è cambiato negli ultimi 30 anni? Se pensiamo all’immagine simbolo di un uomo con un cane della metà del secolo scorso la raffiguriamo con un uomo in poltrona davanti al camino con il cane accoccolato ai suoi piedi. La società prevalentemente rurale del tempo (Marchesini docet) era forgiata sui ruoli, nel senso che ognuno sapeva benissimo qual’era la propria posizione sociale, dal bambino, al vecchio, al cane; dallo stato alla famiglia. Vigevano regole ruoli e gerarchie, anche se non se ne parlava. C’era violenza fisica, nelle famiglie come nei confronti del cane. La psicopatologia diffusa era la nevrosi, visto che i ruoli erano così compressi. Come viveva il cane tutto questo? Io mi sbilancio e dico: abbastanza bene. E’ nella sua natura l’aver bisogno di regole, rituali e gerarchie, li aveva, sapeva dove collocarsi all’interno di un gruppo sociale, e anche se era legato a un metro e mezzo di catena, anche se qualche volta se le prendeva, anche se mangiava poco e male era un cane integrato, che faceva il suo sporco lavoro, deresponsabilizzato, tranquillo nei limiti imposti.
    Che succede oggi? La società è cambiata radicalmente e drammaticamente in fretta, diventando una società più permissiva, con meno regole, più statutaria, basata molto sull’apparire. Tanto che la psicopatologia più diffusa è il disturbo narcisistico di personalità, detto comunemente narcisismo. Prendiamo in considerazione gli umani, molto poco responsabilizzati, molto liberi di fare quello che vogliono, di creare legami e di distruggerli a piacimento, di poter scegliere l’apparire a scapito dell’essere; umani narcisi che si specchiano sugli altri anzichè specchiarsi negli altri (c’è una bella differenza a livello relazionale); in questo modo l’altro non può essere visto come un soggetto ma come un oggetto, uno specchio appunto. E il cane? Beh, io credo che patisca enormemente questo narcisismo diffuso, anche perchè, per la sua natura di animale sociale e da branco, è un dipendente “affettivo” per eccellenza. Il cane oggi, perlopiù (lo ha fatto notare benissimo Valeria nel suo intervento qui sopra) è considerato uno status sociale, un accessorio da borsetta o da cintura (minchia c’ho il cane più pericoloso di una pistola), un’icona televisiva e chi più ne ha più ne metta. Ho sempre pensato che ad un narcisista faccia molto comodo un gatto, specie se vive in una casa con la gattaiola; se si rompe le palle dell’umano se ne va; il cane non lo può fare, si lega ad un umano anche se quello è un fallito relazionale e non si allontana anche se è fatto oggetto della più bieca violenza psicologica. Personalmente ritengo che la violenza psicologica sia peggiore di quella fisica, più sottile, più dannosa perchè erpetrata per tutta la vita dell’animale. Davvero mi piacerebbe non sentir più parlare di cani che amano più degli uomini, che sono gelosi, che fanno dispetti e quant’altro; perchè queste convinzioni sono il frutto di mancata conoscenza delle caratteristiche etologiche ma soprattutto dei pregiudizi sociali.

  30. A me il discorso di Mauro piace !!! Secondo la mia mentalitá e soprattutto quella dei miei cani, è un discorso che non fà una grinza !!!
    Il cane ha bisogno di regole…e per quanto sia poco evoluta nei miei modi d addestrare un cane, non ordino, ma guido…sono io che ho la patente e non loro…quando mi vedono prendere i guinzagli non mi chiedono : ora andiamo al parco oppure ora andiamo a comprare la carne ?? ..mi chiedono si va fuori ?? dove ci porti ?? Il cane ama essere pieno di regole e di comandare poco..ma che gli frega a lui di fare tutta questa fatica !! infatti quando i ruoli si scambiano succedono sempre dei grandi casini..e chi ci rimette è sempre il cane..

    • Non fosse per la prima parte, il commento di Mauro avrebbe dei punti condivisibili, anche se non credo che ci fossero tutti ‘sti cani gioiosi di prender botte e stare alla catena, nel filo del discorso ci può stare il concetto.
      Solo che il discorso sui cinofilosofi che “forniscono degli strumenti universali che possono poi essere utilizzati da noi comuni mortali. Certo non si sporcano le mani, non è nel loro status, ma sono utilissimi per stimolarci a comprendere” è talmente una boiata che a uno dopo le prime tre passa la voglia di leggere il resto del commento, che invece ha dei punti interessanti 😀

  31. ..il filosofo non fornisce alcuno strumento…ma deve solo far riflettere su un concetto…per trovare la via migliore !!! Se tanti cinofili pensassero prima d agire…forse ci sarebbero meno guai. Se qualcuno, invece d imparare gli standard a memoria, si soffermasse a riflettere anche su le virgole, capirebbe meglio del perchè un cane è costruito in una certa maniera..cosí non si vedrebbero piú cani, che si..sono eleganti e belli…ma non hanno piú funzione…
    Gesu era un filosofo, ha scritto il padre nostro, che tutto il mondo conosce e che nessuno si sofferma a capirne il significato..
    Oppure mi telefonano delle persone, perchè vanno da addestratori educatori che hanno border e trattano tutti i cani come se fossero della solita razza da lui posseduta..ma un terranova puó essere trattato come un border ?? No non si puô…i filosofi co forniscono varie strade e gli strumenti li deve trovate l istruttore – educatore..perô bisogna avere delle capacità e tanta esperienza !!!

  32. Gentile (mica tanto), signora Rossi, a parte il suo modo di comunicare aggressivo, se non offensivo (“mentite sapendo di mentire”)mi spieghi come mai, in oltre 30 anni di professione, io ho inviato ccani e gatti con problemi comportamentali, o semplicemente per un’educazione di base del cucciolo, a numerosi addestratori che conoscevo o di cui avevo avuto buone referenze, mentre, sempre in quel lasso di tempo, NESSUNO di loro mi ha mai inviato (a me o ai miei 6 collaboratori)un animale con disturbi comportamentali per una valutazione organica. Beh, qualcuno potrebbe pensare che li inviano ad altri colleghi perchè il sottoscritto è un pessimo veterinario, ma non è così, perchè durante riunioni, cene ecc. tra noi veterinari ho fatto la stessa domanda ai colleghi di altre cliniche. Stessa identica cosa. Nessuno ha mai visto un cane inviato da un addestratore per un’eventuale valutazione di patologia organica, prima di cominciare con il suo miracoloso percorso di guarigione sul campo.
    Il veterinario dovrebbe avere una formazione più ampia. Sbagliato. Più ristretta e mirata come, in campo umano dove esiste l’oculista, il dermatologo, l’anestesista, il cardiologo, lo psichiatra ecc., mentre in veterinaria nessuno si può definire tale, perchè non esistono scuole di specializzazione, avendo i nostri cari governanti deciso di moltiplicare a dismisura le facoltà (14 contro una media europea di 3) a scapito della qualità.
    Detto questo, per quanto riguarda addestratori e pseudoaddestratori/cinofili, nascono come funghi anche con la siccità: basta un pratino riarso e una settimana di corso a Canicattì e si tira su l’insegna di “addestramento cani”, magari rovinandone il 90%, come ho visto troppe volte fare da totali incompetenti che al massimo hanno avuto un pesce rosso nella boccia di vetro (cosa peraltro disgustosa per il pesce)
    Quanto a quell”è ora di finirla di mischiare la psiche canina con quella umana” non ho mai inteso certo affermare che sono uguali e che le patologie sono parenti strette: ve ne sono alcune che hanno, alla base, deficit psicoendocrini comuni, ma il cervello,qualunque sia, è organo ancora tutto da studiare e scoprire. Fino a non tantissimi anni fa sifilitici e malati di pellagra finivano in manicomio come psicopatici (matti), perchè la demenza era nel novero dei sintomi di queste patologie organiche, e fino a pochi anni fa i rapporti tra depressione e serotonina non era stato ancora scoperto. Certo che gli studi nel cane non possono essere paragonabili a quelli nell’uopmo, se non altro perchè le ditte farmaceutiche se ne fregano di un mercato povero come quello veterinario.
    Se poi le varie psiche degli animali non c’entrano un tubo con quella dell’uomo, mi dovrebbe spiegare come hanno fatto Lorenz, Tinbergen e V. Frisch a prendere il Nobel per la medicina (umana) studiando spinarelli, taccole, oche e api.
    O.G.

    • Oscar, mi scuso per l’aggressività, non voluta (non è sempre facile comunicare l’effettivo stato d’animo in un commento, specie quando ce ne sono tanti a cui rispondere), ma non per i contenuti, che forse avrei potuto esprimere in forma più soft ma dei quali rimango convinta.
      Sul fatto che educatori/addestratori/pseudotali non collaborino a sufficienza con i veterinari sfonda una porta aperta: sul fatto che alcuni di essi rovinino i cani, idem! Quando io scrivo articoli di denuncia di queste situazioni (e ne ho scritti anche “contro” allevatori, educatori, addestratori e quant’altro…) non intendo mai denigrare una categoria, ma semmai invitare tutti gli interessati a chiedere con FORZA delle regole più precise, visto che in cinofilia vige il caos più totale, ordinativo, legislativo eccetera eccetera).
      Il fatto che poi qualcuno si senta punto sul vivo è da mettere in conto: ma più che cercare ogni volta di spiegare le vere motivazioni che mi spingono a scrivere, nun posso fa’!!!

      P.S.: Lorenz, Tinbergen e Frisch hanno preso il premio nobel per la medicina umana forse perché un premio glielo volevano dare, ma siccome l’etologia l’hanno inventata loro e non esisteva ancora, non potevano darglielo per quella (non che oggi mi risulti esistere un premio Nobel per l’etologia…ma forse dovrebbero inventarlo). Mi piacerebbe invece che lei mi spiegasse se, quando e come gli studi su spinarelli, taccole e api hanno apportato qualcosa di fondamentale alla psicologia umana: perché, sinceramente, non mi risulta che ci siano poi tutte ‘ste affinità tra le specie. L’unica certezza è che è più facile studiare una famiglia di taccole di una famiglia umana… un po’ come è più facile fare sperimentazione sui ratti piuttosto che sull’uomo: ma alla fine, se non riporti il tutto sul modello umano, rischi di toppare clamorosamente (e gli esempi mi pare che non manchino)…proprio perché siamo DIVERSI.

  33. ovviamente tutti questi discorsi poi, si basano su un fatto incontrovertibile:
    un veterinario è tale per opera dello spirito santo, non ha mai avuto cani e di conseguenza non ha idea di come comportarsi con loro.
    oppure, si può accettare il fatto che il veterinario qualche cane, di sfuggita, l’ha visto? e magari ne ha anche avuto qualcuno? a volte più di qualcuno? a volte anche parecchi? a volte in mezzo ai cani c’è cresciuto e forse (ma forse eh!) ha scelto di fare il veterinario proprio per questo? ed all’esperienza diretta ci ha aggiunto gli studi e quindi l’esperienza diretta di moltissime altre persone che però non raccontano storielle, ma mostrano evidenze scientifiche.
    e un video filmato non si sa dove e non si sa come e non si sa da chi NON E’ un’evidenza scientifica, è populismo.

    • Ci sono anche medici e scienziati che dicono che gli inceneritori non portano alcun rischio, o che l’Ilva a Taranto non inquina l’aria, così come ce n’erano che dicevano che l’amianto non faceva male.
      Sono – ed erano – scienziati che avevano studiato, avuto esperienza diretta, fatto le analisi sul posto…

      Poi c’erano quelli che secondo te fanno – e facevano – populismo, con le riprese delle fumate degli inceneritori, raccogliendo le testimonianze di chi si ammalava lavorando dove c’era l’amianto, abitando vicino all’ILVA di Taranto, che pubblicavano video ripresi non si sa da come e non si sa da chi…

      Ops! Ritenta, sarai più fortunata…

      • caro davide, abbi pazienza…
        secondo te l’alta incidenza di malattie neoplastiche nella zona di Taranto è stata evidenziata da studi scientifici o dalle riprese delle fumate degli inceneritori?

        • Cara Raffa, abbi pazienza…non fare finta di non capire (spero tu stia facendo finta…)
          secondo te gli studi che hanno confermato il legame tra le malattie e la vicinanza all’Ilva di Taranto sarebbero stati fatti, senza le riprese e le testimonianze “populistiche” (secondo Laura, sia chiaro) sul fatto che si stesse morendo in quella zona ?
          Perché senza i video “fatti da chi sa chi”, si sarebbe rimasti agli studi (a quanto pare opportunamente “aggiustati”) che invece dicevano che intorno all’Ilva andava tutto bene, così come si sarebbe rimasti a usare l’amianto, perché anche su quello c’erano studi scientifici che rassicuravano sul fatto che non facesse nulla…
          Quindi ripeto, non fare finta di non capire, e non prendiamoci per i fondelli.

    • Laura buongiorno,
      mi permetta di intervenire, se non altro per difendere il mio lavoro, quello di istruttore cinofilo.

      Le riporto quanto ho scritto in una nota:
      Ho affrontato in diversi ambienti, da quello veterinario a quello laico (istruttori, educatori, addestratori), l’argomento delle patologie del comportamento del cane. Attraverso queste esperienze personali, mi sono spesso imbattuto in discussioni, molte volte condotte dai miei interlocutori senza basi scientifiche che le sostenessero, o su principi ampiamente rivisitati dalle attuali ricerche condotte nell’ambito della neuropsichiatria, delle neuroscienze e della psicoterapia.
      Mi sono domandato, quali potessero essere le cause che maggiormente alimentano tanta confusione e, in un certo senso, screditano agli occhi del mondo accademico il ruolo potenzialmente rilevante che rivestono le figure degli educatori e istruttori cinofili nei rispettivi ambiti di intervento.
      Ho individuato probabili motivi che ci mettono in cattiva luce, alcuni non apprezzabili, come la paura di essere considerati da alcuni clinici come potenziali concorrenti. Altri, quelli che esporrò in questa nota, dovrebbero invece farci riflettere e portarci a prendere le distanze da certi “colleghi” che con il loro comportamento non aiutano sicuramente ad affermare la nostra professione di educatori e terapeuti preparati e competenti, quindi sensibili alla prevenzione e alla cura delle malattie del comportamento del cane e, per questo a fianco dei Medici Veterinari Esperti in Comportamento.
      Ritengo oggi fondamentale, alla luce di quanto avviene anche in queste pagine, difendere e valorizzare il nostro ruolo. Soprattutto, dimostrando di essere professionisti in grado di riconoscere il valore della Medicina del Comportamento e la titolarità dei Medici Veterinari Comportamentalisti nella sua espressione epistemologica.
      Non farlo, significherebbe impedire al legislatore strade alternative a quella di definire la terapia comportamentale nel cane un atto esclusivamente medico (in questo marasma, come dargli torto!).
      Mi spiego: è certo che il legislatore non verrà a investire come consulenti tecnici né Attilio Miconi e neppure Valeria Rossi, ma si rivolgerà alle Università. Immagino, dopo questi articoli come possano essere ben disposti i Docenti Universitari, i Ricercatori, l’Ordine dei Medici Veterinari e le Società e Associazioni che si occupano di Medicina del Comportamento.
      Pertanto, il rischio, a mio parere (ma non è solo il mio) , è che il narcisismo e l’autoreferenza di qualcuno, interrompa un progetto ambizioso, l’approccio multimodale alla Terapia delle Malattie del Comportamento del cane.
      Sono consapevole che non potrò porre rimedio da solo a questo stato delle cose (sarei troppo ambizioso se lo pensassi), ma è mio diritto difendere il mio lavoro e quello di altri colleghi (in questo caso non li metto tra virgolette).

  34. Vi posso garantire al 100% che gli psicofarmaci non rincoglioniscono…se dati in dosi giuste. Per questo, prima di stare bene è passato un anno..ed è anche x questo che andavo dallo psichiatra tutte le settimane..aiutandolo a trovarmi la dose giusta. E se un medicinale non funzionava, tipo surmontil e anafranil, si cambiava…così da tante pasticche al giorno sono arrivata a prenderne 4..due di serotonina e due di tegretol..uno stabilizzante dell umore..e ció che veramente crea dipendenza, sono i vari ansiolitici, che il prof. Cabras prontamente mi levô in quattroequattrotto..perchè non curano e appunto, creano dipendenza…

    • però le canne sono illegali… le droghe le deve prescrivere il medico eh…
      dai… il 99% dewi casi si risolvono senza, specie in animali non coscienti di essere sotto cura…
      almeno all’umano fanno un po’ di effetto placebo…
      è ora di smetterla di drogare la gente con le pillole delle multinazionali (e vietare quelle illegali dietro tanto cosa cambia).
      bello schifo…

  35. Gilas scrive: “Ora che ci penso forse ne vedo più io di cani problematici in un anno che la stragrande maggioranza dei propinatori di zigulì, e il 99% di questi esce felicemente adottato senza uso di pilloline magiche, forse perchè ci sono educatori capaci a seguirli non solo nel pre e durante ma anche nel post adozione…”

    Gilas, premetto che non c’è assolutamente spirito polemico nei miei interventi in generale e nello specifico, a me interessa capire e imparare; tu parli di 200-300 cani all’anno che vedi nel canile dove lavori, presumo quindi che siano quelli senza proprietario; parli di una percentuale altissima di cani adottati senza problemi. Vorrei sapere:
    1) Avete un protocollo di pre-adozione?
    2) Avete un protocollo di post-adozione?
    3) Nei casi problema pre e post adozione vi affidate a volontari o a professionisti?
    4) Se vi affidate a professionisti, da chi vengono sostenuti i costi?

    Grazie per le risposte.

    • 1) Sì c’è un protocollo di pre adozione
      2) Sì c’è un protocollo di post-adozione
      3) Professionisti. Ci sono anche volontari “formati” ma fanno principalmente opera di affiancamento.
      4) I professionisti spesso e volentieri operano gratis per conto del canile (o meglio dell’ente che lo gestisce, essendone a loro volta anche volontari) durante la permanenza del cane in canile, in casi di problematiche emerse nel post-adozione i costi sono a carico dei neo proprietari.

  36. Gentile Valeria, ignoro quanto le abbiano dato in farmacologia che, come vedo dai colleghi neolaureati che ferquentano le mie cliniche, è ridotta ormai a una dispensa di 80 pagine dove è sufficiente leggere che esistono antibiotici battericidi e batteriostatici per essere promossi. Io l’ho studiata a Parma con il docente di farmacologia umana Prof. Bertaccini (purtroppo defunto ma il cui nome aleggia ancora terrifico tra le aule)che, da noi, pretendeva conoscessimo la framacologia umana prima ancora di quella veterinaria. Infatti metà del mio esame si è svolto sugli antiH1 che lui stava studiando in campo umano.
    Da cultore della farmacologia e soprattutto della psicofarmacologia per dovere, facendo l’anestesista, leggo una sua frase che suona francamente orribile per le molte persone che leggono e partecipano a questo forum e assumono, per patologie diverse, psicofarmaci. Lei scrive “un qualsiasi essere senziente e pensante sotto psicofarmaci non può essere completamente “lucido” (intendendo “completamente in grado di ragionare e di affrontare le sue emozioni con la sua testa”), ma questo credo che sia lapalissiano, visto che il farmaco si somministra proprio PER alterare il suo normale stato di coscienza.”. Agghiacciante, mi creda. Come l’insulina serve per normalizzare una glicemia alterata per deficit di alcune cellule pancreatiche deputate a secernerla, altrettanto la Paroxetina, per esempio, serve a normalizzare i valori della serotonina, quando essi siano precipitati per diverse cause. Idem per le diazepine nei confronti del GABA o decine di altri psicofarmaci che agiscono nel TENTARE di normalizzare il delicato intreccio di neurotrasmettitori (serotonina, dopamina, catecolamine ecc.)che ha subito un’alterazione. Lo psicoframaco usato da professionista competente non serve per alterare la coscienza, per l’amor di Dio, ma per riequilibrare uno stato mentale che si è alterato per varie cause, rendendolo quindi più sereno e maggiormente lucido nelle sue azioni non il contrario.
    Se posso osare dò a tutti un consiglio che non ha nulla a che fare con cani e gatti. Piano, molto piano a parlare di esperienze pewrsonali, tipo io sono stata da Cassano (non Cassani) e non ci sono saltata fuori, io sono stato due anni da Bressa e ho voglia di gettarmi dal ponte, io ho preso il Prozac e mi è venuta una tachicardia ventricolare. Piano, perchè chi legge potrebbe essere in una fase delicata dsella sua battaglia contro ansia, depressione ecc. e se c’è una cosa di cui non ha bisogno è certamente quella di leggere notizie così frammentate, staccate da un contesto anamnestico e semeiotico adeguati, che non possono far altro che danni, esattamente come non posso credere che il Prof. Cabras o chiunque abbia nozioni elementari di psiocfarmacologia, possa interrompere in due e due quattro (cioè da un giorno all’altro) un trattamento cronico con diazepine, a meno che non voglia rischiare un suicida in più sulla coscienza.
    Per quanto riguarda quel che l’uomo deve a Lorenz ecc. sarebbe discussione lunga e noiosoa per i lettori. Gli deve moltissimo, creda sulla parola a chi lo ha seguito per 30 anni riuscendo a parlargli pco prima della morte. Considedri solo che Lorenz era medico e psichiatra e che l’uomo null’altro è se non una specie che ha tentato la sua carta evolutiva come milioni di altre, provenendo senza soluzioni di continuo dalle modificazioni biologiche di altri mammiferi, i più vicini le scimmie, ma non tanto lontane neanche oche e taccole.
    O.G.

    • Faccio un’osservazione da profano.

      Se lo psicofarmaco serve per ripristinare un corretto livello di serotonina, giusto? immagino che chi lo prescriva sappia quanto sia il livello attuale del paziente e quale sia il livello ottimale da raggiungere, ok? Quindi come si misura l’uno e l’altro livello? Immagino con delle analisi del sangue? O si fa più o meno ad occhio? Non voglio nemmeno immaginare che si faccia “ad occhio” perchè allora in questo caso siamo veramente alla sperimentazione sulla pelle del paziente (umano o canino che sia), per non parlare di vera e propria approssimazione e dilettantismo.

      Ma se si fa un prelievo del sangue, e se il problema è un livello non corretto di serotonina, allora come si fa a dire che il problema è… psicologico? quando invece è a tutti gli effetti un problema ORGANICO? Ed allora come si fa a giustificare l’uso di termini collegati invece ad aspetti tipici della psicologia, che a quanto pare da quel che scrivono gli stessi veterinari qui intervenuti oltretutto si basano su diagnosi emesse senza alcun esame di possibili problemi organici tramite apposite e specifiche analisi?

        • Dubbi ai quali i tanti ‘esperti’ di psicofarmaci, che son sempre pronti a far fioccare come nespole articoli dalle più svariate riviste scientifiche, ancora non han dato alcuna risposta, peraltro.

    • Gentile Oscar, la intendevo esattamente al contrario, perché il “normale” stato di coscienza di un paziente con problemi psichiatrici è quello che vogliamo alterare al fine di superare quei problemi!
      Quindi non vogliamo che resti lo stesso, quello che è il suo stato “normale” nel senso di “consueto”, e non di “nella norma”.
      Sono perfettamente d’accordo con lei sul fatto che non è bello parlare di problemi psichiatrici/psicologici umani in questa sede, proprio perché umani e cani sono DI-VER-SI! Finora chi l’ha fatto ha sottolineato questa diversità, per fortuna… ma anch’io non vorrei mai che qualcuno si sentisse in dovere di buttare i propri farmaci dalla finestra pensando che siano superflui (a parte il fatto che anche i cani vanno svezzati progressivamente e non da un giorno all’altro: per carità).
      Resta, di base, il solito problema: per i cani come Milo (non “tutti” i cani,non sempre e comunque, non blablabla tutta la solita tiritera di esclusioni, eccezioni eccetera) gli psicofarmaci risultano (almeno a mio avviso) superflui perché il cane NON è malato! E nel caso del cane, molto spesso, il “normale stato di coscienza” è proprio “nella norma”!
      Ribadisco che, per quella che è la mia esperienza (purtroppo molto lunga perché sono molto vecchia), questo avviene almeno nel 99% dei casi.
      Non posso né voglio dire lo stesso per gli umani, un po’ perché non mi intendo di psichiatria né di psicologia umana, un po’ perché è ancora poco chiaro cosa si debba intendere effettivamente per malattia mentale nell’uomo (in questi ultimi anni forse si è cominciato a capirci qualcosa, ma quanta gente è finita in manicomio senza alcuna ragione valida? Mi viene in mente un esempio a caso: Alda Merini, una delle più grandi poetesse italiane. E non parliamo di secoli fa…la Merini era contemporanea dei miei genitori. Un altro esempio l’ho fatto qualche commento fa, a proposito dell’elettrochoc usato per “curare” l’omosessualità).
      L’uomo, comunque, ha una mente talmente più complessa di quella del cane – e talmente condizionata da tutta la parte culturale, che nel cane manca completamente – che sarebbe davvero ridicolo paragonare le due cose. E infatti io non le paragono proprio…anzi, mi incavolo quando si prendono per buoni gli studi fatti sull’uomo e li si applica ai cani: e non solo in farmacologia, ma anche nel normalissimo rapporto quotidiano.

      P.S.: l’uomo è una specie animale come tutte le altre, su questo non ci piove. Ma che il bambino umano abbia lo stesso imprinting delle taccole è un filino azzardato pensarlo. Lo so che Lorenz era un medico (così come Pavlov, Skinner e tutti gli altri “padri” di tutte le metodiche che applichiamo sui cani): e so benissimo che certe pulsioni primitive sono molto simili a tutti i livelli e in tutte le specie. Però nella psicologia umana c’è molto, troppo di più perché ci si possa fermare a quelle (e comunque ha ragione, sarebbe un discorso lungo, complesso e noioso per chi vuol leggere qualcosa sui cani :-)).

    • Guardi Dottore, non c’è bisogno tutte le volte di tirar fuori la serotonina e gli inibitori selettivi della ricaptazione, né lanciarsi in improbabili similitudini uomo/cane. Il punto è un altro: alcuni (tanti?) cani presentano disturbi che non vanno trattati con la molecola α o β. Devono invece essere aiutati da una persona esperta nel loro comportamento, e, possibilmente, che non se ne torni a casa con i pantaloni “appesantiti” all’altezza del sedere, dopo che un simpatico cagnolone gli ha spianato i denti. Nessuno mette in dubbio le qualità delle tanto care molecole farmacologiche…ma se uno ha come strumento un martello, vedrà tutti i problemi a forma di chiodo. In definitiva, cosa viene contestato? che vengano somministrati farmaci anche quando non ce ne sia effettivo bisogno, e addirittura aumentando le dosi alla mancata risoluzione del problema.

  37. Posso dire che cosa mi piace e che cosa non mi piace di questa discussione (e vale in generale per tutte quelle riguardanti relazione, educazione, etologia)?
    Mi piace che ci sia comunque da imparare perchè intervengono dei veri conoscitori del cane a vari livelli; questo è un grosso valore, difficile da trovare “aggratis”. Mi piace che ci sia un confronto tra scuole di pensiero diverso, sempre su più livelli.
    Non mi piace l’arroccamento sulle proprie posizioni e non mi piacciono le cadute di stile, tipo riferimenti alla vita privata delle persone. Visto che si parla spesso di assertività nei confronti del cane, sarebbe bello dialogare in modo assertivo anche qui.

    Detto questo: oggi in canile sono stato morso, errore mio e morso tutto sommato leggero. Sono entrato in un box dove era ricoverato un meticcio, tra l’altro frutto di un sequestro per maltrattamento; dovevo visitarlo per una dermatite ed ero consapevole della sua sociopatia soprattutto nei confronti di umani di sesso maschile e della sua aggressività possessiva. Avrei dovuto entrare da solo, invece mi sono fatto accompagnare da una volontaria che ha instaurato un buon rapporto con lui; appena entrati lui è saltato addosso alla volontaria per farle le feste, io mi sono girato per chiudere la porta e il cane, come un fulmine, ha dato una masticatina al mio gomito.
    Che cosa centra con questa discussione? Beh, certamente non mi sarei neppure sognato di prendere in considerazione un farmaco in un caso del genere a prescindere, tuttavia ho analizzato il tutto con un occhio un po’ diverso, un po’ più attento. Questo, secondo me, è il valore aggiunto di TPIC, e non è poco.

  38. …Voglio solo asserire e far sapere al mondo, x la gioia di tutti i farmacisti e medici…che gli antidepressivi non sono il demonio, ne tanto meno dei veleni..sono salva vita e gli umani devono prenderli perchè aiutano
    Il discorso cambia quando trattiamo con gli animali…sono esseri molto semplici..con pensieri semplici e la magior parte delle paure derivano da esperienze sbagliate.
    Molti cani da caccia hanno paura del colpo di fucile perchè i loro proprietari li prendono a tre-seu mesi gli mettono una quaglia e gli sparano…senza che il cane capisca nulla sente un botto forte e ha una bruttissima esperienza…e se non si fà qualcosa nell immediato gli rimarra tutta la vita e credo fermamente che uno psicofarmaco gli risolva il.problema..
    Il cane è e sarà per sempre un essere semplice e da tale và trattato…gli.antidepressivi sono fatti per esseri complessi…quindi x l uomo.
    Signor e dottore Oscar, sono felice per.lei che è un uomo che conosce la farmacologia, ma mi creda, il cane ha piú bisogno di essere capito che curato, chiaramente và fatto quando non ci sono malattie. E visto che dubito che le patologie mentali umane…schizzofrenia, bipolarismoo, anoressia e bulimia ecc ecc…siano uguali per il cane, sono convinta che certe medicine non siano utili..
    Cmq voglio scriverlo in grande, cosi il dottor Oscar puõ vederlo benissimo.: GLI PSICOFARMACI NON SONO VELENI..e a me personalmente hanno salvato la vita..di esempi umani che sono usciti dalla malattia e senza aiuto psicologico, io sono un esempio, gliene posso dire a centinaia, visto che li ho vissuti di persona…mi piacerebbe sapere quanto cani con patologie mentali ne sono usciti usando solo le pasticche e senza aiuto comportamentale…

  39. ovviamente tutti questi discorsi poi, si basano su un fatto incontrovertibile:
    un veterinario è tale per opera dello spirito santo, non ha mai avuto cani e di conseguenza non ha idea di come comportarsi con loro.
    oppure, si può accettare il fatto che il veterinario qualche cane, di sfuggita, l’ha visto? e magari ne ha anche avuto qualcuno? a volte più di qualcuno? a volte anche parecchi? a volte in mezzo ai cani c’è cresciuto e forse (ma forse eh!) ha scelto di fare il veterinario proprio per questo? ed all’esperienza diretta ci ha aggiunto gli studi e quindi l’esperienza diretta di moltissime altre persone che però non raccontano storielle, ma mostrano evidenze scientifiche.
    e un video filmato non si sa dove e non si sa come e non si sa da chi NON E’ un’evidenza scientifica, è populismo.

    • Ma è così assurdo il mio commento qui sopra da ricevere voti negativi così in fretta, quando ci sono tanti commenti che non hanno nè voti negativi, nè voti positivi?
      Davvero queste due persone ritengono che il veterinario medio non possieda nè abbia mai posseduto, cresciuto ed educato cani? Posso sapere chi sono queste due persone?

      • Visto che proprio ci tieni, uno sono io, e il motivo per cui ti ho dato un voto negativo è quello che ti ho già spiegato nel mio commento, il tuo paragone tra gli studi scientifici e il populismo è un autogol clamoroso visto che è piena la storia di “studi scientifici” che poi sono stati smentiti, e alcune volte i primi non erano errati per caso ma perché a qualcuno faceva comodo che fossero così…e spesso i nuovi studi sono nati proprio grazie ai video e alle testimonianze a cui secondo te non si dovrebbe dar retta.

        Fermo restando anche sul fatto che il veterinario medio abbia posseduto, cresciuto ed educato cani è da vedere (oltretutto stando al tuo ragionamento, dovresti quantomeno portare degli studi scientifici a riguardo, se no è populismo, una valutazione fatta da chissà chi…), ma non è certo quella – almeno per quanto riguarda me – la parte che mi ha portato a esprimere un voto negativo sul tuo commento.

    • Cos’è, provi il giochetto di postare lo stesso commento su più articoli a vedere da una parte ti danno più ragione?
      Dai, allora seguendo lo stesso giochetto io ti rispondo di qua con lo stesso commento che ti ho messo nell’altro articolo!

      Ci sono anche medici e scienziati che dicono che gli inceneritori non portano alcun rischio, o che l’Ilva a Taranto non inquina l’aria, così come ce n’erano che dicevano che l’amianto non faceva male.
      Sono – ed erano – scienziati che avevano studiato, avuto esperienza diretta, fatto le analisi sul posto…

      Poi c’erano quelli che secondo te fanno – e facevano – populismo, con le riprese delle fumate degli inceneritori, raccogliendo le testimonianze di chi si ammalava lavorando dove c’era l’amianto, abitando vicino all’ILVA di Taranto, che pubblicavano video ripresi non si sa da come e non si sa da chi…

      Ops! Ritenta, sarai più fortunata…

      (però magari non ritentare postando questo tuo stesso commento in un altro articolo ancora, dai!)

      • veramente l’articolo è sempre lo stesso. non so tu in quale altro articolo abbia trovato lo stesso commento. comunque, ok, tu sei uno. gli altri tre dove stanno?

        • Vero, è in questo stesso articolo, ma vale lo stesso il discorso, per quale motivo postarlo due volte? Non è che il primo sia stato cancellato eh, è semplicemente stato nascosto perché ha preso troppi voti negativi.

          • Lo so, ma mi faceva ridere la corsa ai voti negativi in una pagina dove i voti vanno di solito al rilento e sono pochini: ne ho presi quattro in meno di un’ora, l’ho ripostato e ne ho presi due in mezz’ora. Sembrava avessi detto chissà quale orribile eresia e invece ho solo messo in dubbio la provenienza di dei video pubblicati in giro e instillato il dubbio che forse non è vero che un veterinario non ha visto tanti cani quanti ne ha visti un qualsiasi educatore. E’ così grave?

  40. non cadiamo nel ridicolo come al solito…il problema non è Taranto…ne i veterinari che non hanno avuto cani…o di veterinari che hanno posseduto cani…
    Per me la cosa grave è che ci sono “persone”, sono anche troppo gentile a definirle tali, che danno antidepressivi a cuccioli di pochi mesi…
    Questa cosa mi manda fuori di testa..ma quali problemi puó avere un cucciolo di tre mesi se non quella di essere un cucciolo di tre mesi ???
    Ma santo cielo, è una cosa gravissima e anche poco etica..
    Questi veterinari non sono medici, anche se avessero 200000000 di lauree e anche se sapessero a memoria tutti i trattati di farmacologia…
    mah ?? E possibile che qualcuno non veda il.problema grosso e continua a non capire e francamente, fossi anche veterinaria, certi colleghi mi farebbero veramente schifo !!!

  41. E poi, abbi pazienza, L’ilva muove interessi enormi, come l’industria dell’amianto. Se parli troppo, o ti corrompono, o se non ci riescono, ti gambizzano. Mica erano scienziati ignoranti! 😀
    E lo stesso vale per decine di veterinari che ogni anno in Italia vengono minacciati, aggrediti o si vedono incendiare macchina e casa. Sono i veterinari che muovono interessi un po’ meno enormi, ma comunque significativi: quelli che si occupano ad esempio dei controlli sugli alimenti destinati all’uomo.
    Per i farmaci destinati agli animali da compagnia, vi do questa notizia sensazionale, non gliene frega una beneamata a nessuno. Le case farmaceutiche non si prendono affatto la briga di corrompere un veterinario per spingerlo a prescrivere grandi quantitativi di farmaci, per la semplice ragione che c’è una legge che OBBLIGA il veterinario a prescrivere le loro specialità, perchè NON ESISTE il farmaco generico veterinario. Mi spiace per la signora Rossi, ma no, nessun veterinario diagnostica malattie e prescrive farmaci perchè ci guadagna. Non ci guadagna una cippa. Del resto, vieni pure a trovarmi: vedrai con che macchina giro! 😀

    • E invece esistono anche i farmaci veterinari generici… o meglio a fronte di molti comuni ‘di marca’ ne esiste sempre almeno uno ‘non di marca’ con lo stesso identico principio attivo nella stessa posologia.

      Controllare prima di scrivere…

  42. come puó un veterinario, prendere in giro la sciurmaria di turno, che ha pure portato il cuggino esperto di cani ?? magari entra con un bel cucciolo di springer, figlio di campioni di lavoro, quindi quasi un diavoletto della tasmania, dicendo al vet..non dorme mai, rosicchia tutto, salta dal divano al tavolo come l uomo ragno e corre come bolt..e un veterinario esperto, perchè dovrebbe conoscere un pochino le raxze dovrebbe spiegare alla sciura che lo springer é cosi e deve portarlo fuori a correre e sfogare questa grande energia xchè lo springer è un diavoletto della tasmania e.invece ci sono medici che non sanno che dire è iperattivo…20 gocce di lexotan e due pasticche di prozac..magari vada da un educatore poco serio e amico suo, che non farà altro che confermare la diagnosi..e poi diciamo la verità, ma chi non crede ad un medico ?? Altrimenti la laurea messa in bella vista dietro alla scrivania a cosa serve…
    Se ci penso, mi viene voglia di vomitare..

  43. Vorrei correggere subito un grave errore, frutto di semplice ignoranza (in senso stretto). Gilas scrive ” E invece esistono anche i farmaci veterinari generici… o meglio a fronte di molti comuni ‘di marca’ ne esiste sempre almeno uno ‘non di marca’ con lo stesso identico principio attivo nella stessa posologia.

    Controllare prima di scrivere…”

    Visto che da qualche mese combatto una battaglia mediatica sul farmaco per uso veterinario, che ha costi allucinanti, rispetto all’identica spcialità per uso umano ( da 10 a 16 volte tanto), posso confermare quanscrive Laura, ovvero che praticamente non esistono generici per uso veterinario, o meglio li possiamo contare sulle dita di una mano. Che poi ogni specialità blasonata abbia il suo corrispettivo generico in campo veterinario, probabilmente a Gilas è apparso in sogno e temo non sia sia ancora svegliato. Però se Gilas ritiene io abbia torto, può sempre farmi gli esempi dei farmaci più usati, specie per trattamenti cronici (in cui ovviamente le ditte guadagnano maggiormente). Resto in curiosa attesa.
    O.G.

    • Per esempio il Benazepril, per condizioni cardiache croniche del cane.

      Fortekor della Novartis (multinazionale del farmaco umano e canino)
      Benakor (non ricordo chi lo produce ma certo non è una multinazionale)

      O magari me lo sarò sognato…

      • ps il Benakor me lo diede il veterinario e l’ho trovato senza problemi in farmacia. Certo non costa dieci volte meno del Fortekor ma con un bel risparmio sì.

  44. Scusi dott. Oscar…ma invece di farci lezione di composizione chimica dei medicinali o di dirci se esiste un medicinale generico veterinario, che francamente non è un problema mio, ma del veterinario…ma lei cosa ne pensa sul fatto di dare degli psicofarmaci a dei cuccioli di tre mesi ??
    Sà, questa cosa a me non fà dormire la notte e un opinione di un medico, forse mi farebbe rilassare…
    Se un pediatra mi avesse detto di dare a mio figlio di un anno gli psicofarmaci…avrei avuto dei grossi dubbi su l operato di questo medico…anche perchè difficilmente ho visto un bimbo che non è iperattivo…e a essere onesta, mi sarei preoccupata piú dell inverso..
    Ancora non só il parere dei luminari..ma è giusto dare psicofarmaci ai cuccioli ?????????????????

  45. Prima di tutto, gentile Roberta, mi spiace correggerla sul fatto che il costo dei medicinali veterinari sia un problema del veterinario e non suo. Io potrei anche fregarmene altamente se i farmaci veterinari, che paga il proprietario, costano un esagerazione: cavoli suoi no? Mica le pago io le cure croniche del cane della sciura Maria. Però ho una coscienza morale che peraltro mi ha portato a fondare Assovet (www.assovet.eu)un’associazione di veterinari che lotta per una medicina veterinaria, prima di tutto onesta nei confronti del cliente. Ho in cura numerosi cani anziani che, per malattie croniche piuttosto comuni (diabete mellito, cushing e cardiopatie ad esempio) sono costretti ad assumere a vita diverse compresse al giorno più l’insulina, con costi che variano da 100 a 300 euro al mese (ripeto al mese) solo di farmaci. Chi non se lo può permettere non può far altro che lasciar morire il cane. E questo è un problema suo,cara Roberta, come di tutti i proprietari, come di tutti i canili, oasi ecc. che se potessero usare l’omologo umano (ma il vet è obbligato a ricettare quello per uso veterinario, se esiste)spenderebbero sì e no 50 euro al mese. Se le sembra un problema da poco…
    Psicofarmaci ai cuccioli? Direi che in oltre 30 anni ho visto un paio di casi meritevoli di un supporto farmacologico rigorosamente associato a una psicoterapia d’appoggio. La situazione si ribalta però negli adulti, specie con patologie psichiche croniche inveterate, dove il farmaco, se ben usato, ha il suo eccellente ruolo nel contenimento o nella guarigione.
    Per Gilas: non esiste un Benazepril generico per uso vet. Il Benakor non è un generico, ma una specialità e il 20 mg per 28 cpr. costa 48,90 €, mentre il Fortekor 20 mg per 14 cpr costa 29,90 € e il Nelio 20 mg per 10 cpr costa 15 €. Il generico umano “Benazepril” da 10 mg per 14 cpr costa 4,88 €. Lasci perdere, gentile Gilas, non è il suo campo e chiudo anch’io perchè rischiamo (o forse ci siamo riusciti) di annoiare il pubblico.
    Un saluto
    O.G.

    • Sul discorso farmaci generici, sono assolutamente d’accordo, è un problema soprattutto nostro (dei proprietari ndr).
      Quindi, da parte mia, davvero grazie; spero che la proposta di legge che portate avanti possa andare a buon fine.

      Sul discorso dei farmaci psicotropi ai cani, invece, mi trovo in disaccordo. Non intendo dire che siano inutili, ma che se ne faccia un abuso è sotto gli occhi di tutti.
      Non sono un educatore, non sono un veterinario, sono un semplice proprietario di due cani, con molti amici cinofili. La mia esperienza con i MVC è assolutamente negativa, ma non è solo colpa dei MVC che fanno il loro mestiere in fondo, il problema è della cinofilia moderna, o almeno di alcuna cinofilia, che non essendo in grado di gestire cani che non siano barboncini, getta la spugna, e la patata bollente, al MVC.
      Dove si pensa che sia maltrattamento genetico allevare i Pitbull, dove se troppo spesso si parla solo di CANE, come se tutti i cani fossero uguali, come se tutti i cani dovessero comportarsi nello stesso identico modo, come se non ci fossero differenze tra razze diverse. Per arrivare ai proprietari neh! Una bella dose di colpa l’abbiamo pure noi, eccome se l’abbiamo!

      E’ una catena, ma andrebbe spezzata! Altro che barricate per difendere “la categoria”, il MVC coscienzioso dovrebbe denunciare l’abuso che si fa di farmaci, dovrebbe spedire il cliente da un educatore capace se quello che segue il cane non è in grado, dovrebbe dire al cliente ansioso di avere la ricettina di andare dal suo medico di base, e di prendersi lui degli ansiolitici. Io spero davvero che questi “scanni” servano a mettere insieme la cinofilia buona, MVC, educatori, addestratori, proprietari competenti etc contro chi fa solo business e contro l’ignoranza cinofila.

      Per ora vedo solo alzate di scudi… ma sono sempre stato un ottimista, ci spero ancora 😉

  46. @Oscar: nel post più su scrivevo, testuali parole: “a fronte di molti comuni ‘di marca’ ne esiste sempre almeno uno ‘non di marca’ con lo stesso identico principio attivo nella stessa posologia”

    Lei rispondeva (il tono si commenta da sè): “Che poi ogni specialità blasonata abbia il suo corrispettivo generico in campo veterinario, probabilmente a Gilas è apparso in sogno e temo non sia sia ancora svegliato. Però se Gilas ritiene io abbia torto, può sempre farmi gli esempi dei farmaci più usati, specie per trattamenti cronici”

    Siccome le cose io non me le sogno, le ho fatto l’esempio del farmaco (non di marca) Benakor, che costa per 28 cpr 49 euro a fronte dei 60 euro che ci vogliono per altrettante cpr del farmaco (di marca) Fortekor, con una differenza di 11 euro che sui 60 del Fortekor sono circa un 20% in meno, ovvero quel “Certo non costa dieci volte meno del Fortekor ma con un bel risparmio sì” che avevo riferito in un post successivo.

    (a parte che non credo di averlo pagato 49 euro ma di meno, se ritrovo lo scontrino magari glielo dico).
    A richiesta, ho anche un altro esempio, stavolta su un comune antibiotico sempre per cani.

    Siccome è ferrato in farmacia, comunque saprà anche ad esempio che i ‘farmaci generici’ sono i farmaci che sulla scatola NON hanno sempre il nome del principio attivo ma sono quelli che, contenenti lo stesso principio attivo, costano meno perchè prodotti da case farmaceutiche meno note al grande pubblico.

    Es. principio attivo: diclofenac sodico (contusioni distorsioni ecc.)
    Di marca: Voltaren
    Non di marca: http://prontuario.eperto.com/index.php?principio=DICLOFENAC%20SODICO (così ognuno può farsi un’idea).

    Quindi: la sua campagna per l’abbassamento dei prezzi dei farmaci anche per i nostri amici a quattrozampe è sicuramente meritoria, ma sia almeno preciso, perbacco.

  47. Nei commenti a questo articolo si legge in alcuni passaggi termini come schizofrenia, uno in particolare mi sorprende, quello della redazione: “… nel caso del disturbo bipolare e della schizofrenia, e non mi risulta esistere alcun caso conclamato di uno di questi due problemi nel cane”.

    Prova a spiegare il perché del mio disaccordo con quanto sopra affermato attraverso una mia nota:

    Ivan Pavlov, la schizofrenia umana indagata attraverso studi condotti sul cane:

    Il primo approccio di studio dell’apprendimento effettuato sul cane fu il cosiddetto apprendimento di tipo associativo per contingenza temporale (altrimenti detto condizionamento classico) di Ivan Pavlov (1849-1936). L’esperimento prendeva in esame la salivazione del cane provocata dal suono di un campanello associato ad una risorsa alimentare. Questo lavoro rese Pavlov conosciuto in tutto il mondo accademico e non solo. Così, che nel 1904 gli valse il Premio Nobel per la Medicina e Fisiologia.
    Tuttavia, meno conosciuto è lo studio che identifica il medico fisiologo russo come colui che negli anni successivi condusse esperimenti sul cane per indagare le nevrosi dell’umano.
    Nel testo “Conditioned Reflexes and Psychiatry” (1936) Ivan Pavlov, all’età di 86 anni, pubblica i risultati ottenuti in seguito ad esperienze traumatiche, provocate volontariamente dall’autore, sui cani. Individuò e definì quattro temperamenti base nei cani, che a loro volta si potevano liberamente combinare tra loro dando vita a temperamenti misti, simili a quelli individuati e postulati da Ippocrate (460-370 a.C.).
    Vediamo ora nel dettaglio quali sono questi temperamenti e come sono stati definiti dall’autore:
    1. Cane Collerico (“Strong Excitatory”)
    2. Cane Sanguigno (“Lively”)
    3. Cane Flemmatico (“Phlegmatic”)
    4. Cane Melanconico (“Melanchonic”)
    Secondo Pavlov, i cani inquadrabili nei primi due temperamenti, di fronte a uno stress indotto, rispondevano con aggressività. Tuttavia, il sanguigno appariva essere più controllato ed equilibrato nelle risposte, del collerico.
    Il flemmatico e il melanconico rispondevano a differenza dei primi due passivamente allo stress. Anche se osservava come il melanconico, dimostrava grandi difficoltà a far fronte alle situazioni angoscianti fino ad essere paralizzato dalla paura (freezing).

    Secondo lo scienziato russo tutti i quattro tipi di temperamento potevano essere indotti nel cane, portandolo in breve tempo ad un drastico cambiamento della personalità. L’esaurimento nervoso provocato nel cane (nervous-breakdown), aveva la conseguenza di attivare la così detta scarica abreativa (creare nel soggetto forti emozioni contrastanti tra loro, esempio: premio o scossa elettrica su markers emozionali simili e difficilmente distinguibili tra loro). Lo scopo di questa tecnica è permettere di far riaffiorare alla memoria dell’animale esperienze rimosse, bloccate nell’inconscio dai meccanismi di autodifesa.
    Per dimostrare quanto affermava, Pavlov creò artificialmente le condizioni affinchè i cani avessero un “esaurimento nervoso” indotto attraverso quattro tipi di stress:
    1. Aumento d’intensità del segnale a cui il cane era condizionato (aumento delvoltaggio della scarica elettrica).
    2. Prolungamento del periodo tra lo stimolo condizionato e la somministrazione del cibo o della scarica elettrica (allo scopo di accrescere la tensione e l’incertezza).
    3. Confusione dei segnali di condizionamento tra stimoli positivi e negativi (tale pratica si avvicina a quella utilizzata per provare la teoria del doppio legame, che vedremo più avanti).
    4. Provocare nel cane una debilitazione fisica.

    Pavlov notò che il nuovo pattern di comportamento indotto nei cani attraverso lo stress, poteva persistere anche per lungo tempo, in particolare se l’animale faceva parte della tipologia caratteriale 2 e 3.
    Curioso è notare come queste applicazioni siano state riservate ai prigionieri dei russi e dei cinesi durante le guerre e con i contestatori del regime per indurli a terapie mirate a “rieducarli”.

    Lo studioso individuò tre stadi progressivi, che portavano verso l’esaurimento nervoso del cane:
    1. Equivalent-phase: il cane risponde in maniera simile a tutti gli stimoli condizionati.
    2. Paradoxical-phase: gli stimoli di lieve entità producono risposte nel cane più vigorose di quelle ottenute con attivazioni di forte entità (esempio: si osservano reazioni di rabbia o gioia immotivata).
    3. Ultraparadoxical-phase: si osserva una inversione drastica nel comportamento nel cane. Potremmo definirla un’inversione di polarità: il cane si affeziona a colui che odiava per il dolore subito durante gli esperimenti (sindrome di Stoccolma).

    Le sperimentazioni prevedevano che durante le fasi 2 e 3 il cane dovesse passare attraverso periodi di estrema eccitazione, terrore, rabbia, spaesamento, confusione (vediArousal), in modo che il grado di suggestionabilità crescesse in maniera proporzionale agli stati che oggi definiremmo emozionali.
    Pavlov voleva dimostrare con questo esperimento che i cani, come gli esseri umani, hanno una crisi quando il loro sistema neuronale non riesce a fronteggiare una situazione di stress, che li porterebbe a rivedere tutto il loro repertorio comportamentale alla ricerca di un sistema adattativo utile per superare il disagio.

    Tornando a quanto accennato in precedenza rispetto alla teoria del doppio legame, il fisiologo russo condusse un altro importante esperimento allo scopo di dimostrare la nevrosi da stress, appunto la teoria del doppio legame.
    Pavlov addestrò un cane a distinguere fra un’ellisse e un cerchio per poi successivamente rendere queste due figure sempre più simili e meno distinguibili, cambiando la loro prospettiva e l’inclinazione, rendeva impossibile al cane il compito di distinguerle. Dopo vari tentativi falliti, il cane manifestava evidenti sintomi psicotici.
    Ciò accadeva perché il cane continuava a credere di trovarsi all’interno di un contesto (cornice) di discriminazione dell’oggetto, mentre il contesto di riferimento, come riconoscere l’oggetto, era cambiato per via della diversa prospettiva di visualizzazione. L’animale, non più in grado di discernere il cerchio dall’ellisse (situazione di scacco), tentava di inventare nuovi stratagemmi per riuscire a risolvere il problema evitando le punizioni sull’errore inflitte con la scossa elettrica (euristiche).
    Di fronte all’incertezza sistematica e procedurale da parte del cane, Pavlov rilevò la presenza di uno di questi tre tipi di strategia di azione:
    1. il cane si rifiutava di rispondere, soffrendo le scosse a fronte dell’indifferenza delle sue reazioni ad evitarle;
    2. il cane si sforzava di rispondere correttamente, cercando parossisticamente di affinare o rielaborare “associazioni” che gli permettessero di evitare il dolore quando sbagliava il target;
    3. il cane rispondeva a casaccio, indifferente all’”associazione” che gli suscitava lo stimolo visivo.

    Questo trattamento imposto ai cani dimostra come per loro sia impossibile sfuggire alle premesse epistemologiche del sistema di addestramento conativo basato sul rinforzo negativo e la punizione, tanto che alla fine saranno costretti a cambiare il comportamento osservabile dall’addestratore, volenti o nolenti.
    Tuttavia, il punto centrale da considerare è che questo cambiamento imposto oggi si inquadra nella patologia che in psichiatria è definita “schizofrenia”. Le ricadute in termini patologici del cane a medio e lungo termine saranno inevitabili con il rischio di indurre malattie del comportamento.

    • Dizionario di Italiano
      il Sabatini Coletti

      disinformazione [di-sin-for-ma-zió-ne] s.f.
      • Informazione scorretta o lacunosa

      Il post sopra pubblicato può valere anche come esempio su cosa intendevo nella nota quando ho parlato di disinformazione.

      • Dovresti quantomeno aggiungerci un “”secondo me”, visto che a mio avviso le informazioni scorrette le dai tu. E siccome non mi pare che esista alcuna Verità Assoluta su questo tema, un minimo di educazione (e di umiltà) non farebbe probabilmente male alla salute di nessuno.

        • Non posso mettere secondo me, non me li sono mica inventati io! … studi condotti sul cane, con l’utilizzo del rinforzo negativo e la punizione positiva sono documentati e validati da organizzazioni scientifiche a livello internazionale. Magari potessi scrivere “secondo me”… oggi posso solo studiare e applicare… come voleva dire Colongeli, l’umiltà di sapere di non sapere appartiene al genere umano dotato di acutezza intellettiva. Patrick Pageat, quando in aula fece quella affermazione, la dimostrò …

          • Nanana…il “secondo me” lo chiedevo quando dici che faccio disinformazione! Non fare mirror climbing, dai…che hai capito benissimo! (almeno spero).
            Comunque, credo di aver capito il tuo processo mentale (e mica solo il tuo, purtroppo…): se una cosa la dimostra un dott prof docent lup mannar ecc. ecc. (attingi pure a Fantozzi per tutto il resto), allora è Verità Assoluta. Se la dimostra una pirla qualsiasi, mostrando semplicemente l’evidenza dei fatti, allora è disinformazione.
            Sono in tantissimi a pensarla come te, eh? Ma il mi’ babbo (che era proprio un dott prof lup mannar…però non se la tirava) mi ha sempre insegnato a credere ai miei occhi e alle mie orecchie, prima che a qualsiasi cosa stesse scritta sui libri. E io gli ho sempre dato ascolto.

          • Ti faccio un esempio di disinformazione (Informazione scorretta o lacunosa) presente anche in questo articolo

            Con l’aggiunta che come si legge non compare neppure un “secondo me”!

            […] Nel cane la stragrande maggioranza dei disturbi comportamentali è riconducibile proprio a questo secondo gruppo: con un’aggravante, anzi due.
            La prima sta nel fatto che nove volte su dieci il disturbo è indotto dal comportamento umano; la seconda sta nel fatto che spesso il presunto disturbo comportamentale NON E’ AFFATTO un disturbo. Ovvero, il cane esibisce comportamenti assolutamente normali, che però vengono vissuti come un problema dai proprietari.
            Bene: di fronte all’equivalente canino di una psicosi, l’utilizzo di farmaci è assolutamente lecito. Non soltanto “è ammissibile”: sarebbe davvero pazzesco non farvi ricorso.
            Di fronte all’equivalente canino di una nevrosi, al contrario (e tanto più di fronte a un non-problema, o ad un problema indotto dagli umani), somministrare psicofarmaci è una vera e propria follia.

            Ma dove l’hai letto? Dammi la bibliografia è sono pronto a chiederti venia!

          • Aridajeeeeeeeeeeeeeeeee!!! Il “secondo me” è gradito quando si insulta qualcuno: la vuoi capire, o proprio ti sfugge il concetto? Visto che io faccio la scribacchina di mestiere, e che dire che faccio “disinformazione” quando il mio lavoro sarebbe l’esatto contrario è diffamante (non preoccuparti, io non vado dagli avvocati: al massimo mando affanculo dritto in faccia), ho detto – e ribadisco – che potevi scrivere “SECONDO ME questa fa disinformazione”: e non sostenerlo come se fosse la Verità Infusa, perché quello che dico non combacia con quello che dici/pensi/fai tu.
            La bibliografia? Ma la bibliografia DE CHE?!?
            Me ne stracatafotto delle bibliografie, anche questo non l’hai ancora capito! Ho lavorato per DIECI ANNI (non dieci giorni, non dieci mesi: dieci ANNI) con cani problematici, aggressivi, ringhiosi: e in questi dieci anni ho trovato DUE singoli casi non riconducibili ad errori o a fraintendimenti umani.
            Secondo te mi serve la bibliografia?
            Ma vattenne!!! (con due enne, come avrebbe detto mia nonna napoletana).

          • Ma non solo Cara Valeria, qui lo scrivo, secondo me, spesso prendi pezzettini e li costruisci come più ti sono congeniali e funzionali, per sbattere qualcuno in prima pagina.

            Nella mia nota c’è scritto:
            Vorrei segnalare ai lettori quanto il dott. Raimondo Colangeli garbatamente e scientificamente ribatte alla disinformazione che spesso si legge sulle pagine di “Ti presento il cane”, a proposito di terapia farmacologica in sostegno delle patologie legate alle malattie del comportamento nel cane.

            Mi sembra di non aver scritto la Redattrice o Valeria Rossi fa disinformazione!
            Purtroppo ci sono un sacco di informazioni scorrette e lacunose in moltissimi commenti che appaiono su queste pagine, quando si parla di psicofarmaci e Medicina del Comportamento.

            Questo per la felicità di tutti è il mio ultimo post su questo giornale.
            Buon lavoro

    • Attilio, questi commenti chilometrici e copincollati danno sinceramente più fastidio che informazioni: se vuoi scrivere un articolo sulla psiche del cane (con parole tue, please) secondo il tuo punto di vista, te lo pubblicherò volentieri. Ma commenti così lunghi io fatico davvero a leggerli.
      Visto che questo l’ho letto (e che purtroppo già conoscevo gli studi di pavlov) ti rispondo anche che torturare un cane non significa creare l’equivalente di una schizofrenia, e che proprio il fatto che questi sciaguratissimi esperimenti siano stati condotti sulla specie sbagliata giustifica il fatto che della schizofrenia umana non si sia ancora capito un accidenti (è genetica? Pareva di sì, poi forse, poi boh; è causata dalla mancanza di dopamina? Sì, no, forse…e così via) e che la si curi solo andando per prove ed errori farmacologici.
      Bell’esempio che hai fatto, va’!

  48. Mi fermo … tanto è tutto strumentalizzato …
    p.s. la nota l’ho scritta io, ce ne sono molte altre nella mia pagina di face book


    • La redazione rispondendo ad un post qui sopra scrive:
      Roberta, le fobie del cane sono, 99,9 volte su cento, indotte dall’uomo.

      In una frase i “secondo me” è l’informazione corretta …

      penso che non ci siano altri commenti da fare

  49. vede dott oscar, io non dico che non mi interesso del costo dei medicinali…sà in 20 anni di cani, ne ho spesi molti…solo di mangime spendevo lire 800.000 al mese..e non gli voglio dire quanto spendevo di vaccini..e se veramente c’è un qualcosa da fare è proprio iniziare dai vaccini…magari facendoli pagare un pochino meno, anche perchè conosco i prezzi alla fonte e a volte i vet ci ricamano troppo…
    ma le ripeto che non mi interessa, perchè l articolo fatto dalla Sig Rossi, parla di tutt altro e la domanda è una sola : è giusto o no dare psicogarmaci ??
    E visto che in trentanni di carriera lei ne ha visti solo due di cuccioli,immagino su tanti casi, meritevoli di prendere psicofarmaci, sarei curiosa di conoscere le motivazioni e cosa ha portato a dare antidepressivi a quei cuccioli..perchè ancora rimango sbigottita…
    E se invece, in trentanni di carriera lei ha visto solo due casi…bhè, allora vuol dire che adesso ce ne sono troppi e che cmq c’è qualcosa che non và..e che cmq mi sfugge..
    E c’è qualcuno tra i suoi colleghi che forse ha qualche problemino.
    Per fortuna mia non ho visto neanche un caso…ma io ho cani da caccia, frequento terreni e selvaggina e non vado nei campi addestramento ne da educatori..quindi vedo solo cani normali e non ci sono sciurmarie e ne cuggini…
    Mai visto un caso da psicofarmaco..ne nei miei cani, ne nei cani di altri..
    Ho visto cani timidi…a volte troppo garosi, sà ho gli springer ed è difficile vederli fermi..mai un cane mordace…
    Come mai??
    Ho frequentato i piu grandi conduttori che hanno fatto la storia del setter e pointer e mai uno di loro ha dato psicofarmaci…l unica cosa che posso dire, che non sempre erano tenuti a modo e non sempre venivano trattati con rispetto..ma con questo niente cani pazzi da dovrrgli dare psicofarmaci…

  50. perdonatemi se mi intrometto nella discussione.
    Premetto di non essere ne veterinaria ne educatrice, ma non riesco proprio a trattenermi.
    Perchè, invece che fare il copia incolla di studi fatti da altri(che non avevano certo come ultimo obbiettivo il benessere del cane) i vet presenti non presentano qualche caso da loro curato con l’ausilio di psicofarmaci (il “curato” sottointende anche si sia smesso di prendere farmaci al termine della “cura”, ovviamente).
    Di casi CURATI con la rieducazione, dove aveva fallito la cura con i farmaci, se ne è parlato. Del contrario no.

    • Salve Luna, se vuole un caso di cane CURATO con l’aiuto di farmaci laddove la sola rieducazione aveva fallito glielo fornisco io.
      Anche io come lei non sono né educatrice né veterinaria ma ho un cane con dei problemi di ansia sociale che ha fatto parecchi mesi di rieducazione senza una terapia farmacologica alla base ed i risultati sono stati scarsi e deludenti. Ho iniziato da un paio di mesi l’utilizzo di un farmaco ed un percorso con un istruttore e ho avuto dei risultati insperati e la vita del mio cane ha acquistato in qualità. Mi son trovata ad affrontare una scelta e son contenta di aver preso questa strada. E non l’ho fatto né aspettandomi il miracolo né per cercare di facilitarmi la vita perché a me il mio cane andava bene anche così come era, in casa vivevamo benissimo. Dovevo dargli l’opportunità di una vita migliore e una possibilità di conoscenza. Il percorso è ancora lungo,il lavoro tanto, la costanza non dovrà mai venir meno ed il farmaco verrà smesso fra qualche mese.Tutto qua. Solo un’ultima precisazione a riguardo della mia esperienza: il mio cane non è assolutamente “rimbambito” dal farmaco e non lo è stato neppure all’inizio…non l’avrei mai continuato e lo stesso veterinario che me l’ha prescritto me l’avrebbe fatto interrompere.
      Sono intervenuta solo per far conoscere la mia storia senza prendere le parti di nessuno. Ma forse un po’ anche perché non amo le prese di posizione nette e per partito preso sopratutto quando si tratta di cani. Troppo spesso restano vittime delle nostre convinzioni.

      • Sono veramente contenta che sia riuscita a trovare la terapia più adatta per risolvere il problema del suo cane. Sarebbe interessante sapere in cosa consiste la terapia e la rieducazione.
        La mia osservazione di prima non aveva un intento polemico ma era una domanda lecita.
        Dato che i casi dove la terapia farmacologica (corretta, quindi abbinata ad un altro tipo di terapia) non vengono quasi mai discussi non si da neanche la possibilità ed i mezzi all’ipotetico padrone per capire se ci si è messi in mano di persone serie o ciarlatani (indipendentemente se si tratti di veterinari comportalisti o educatori).
        E’ normale anche che molti “rieducatori” abbiano delle riserve dato che, nella maggior parte dei casi, verranno a contatto con cani problematici ai quali è stata prescritta una terapia inadeguata (ovviamente, se la terapia funziona, non vai a cercare qualcun’altro).
        L’equivoco parte da quì, ma finchè i comportamentalisti “seri” non ammetteranno anche l’esistenza di ciarlatani ostinandosi nella difesa insensata dell’intera categoria (tutti possono sbagliare, per indolenza o ignoranza, laureati o meno), invece che discutere, senza riserve, i propri successi (e insuccessi, perchè no?), non sarà possibile pensare unicamente al bene del cane.

  51. Concordo con lei con l’aggiunta che considero ingiusto, oltre che una difesa insensata, anche un attacco perentorio all’ intera categoria.
    Per quanto riguarda la terapia farmacologica del mio cane, non me la sento di dare il nome di farmaci o principi attivi che siano in internet.
    Mentre la rieducazione consiste “semplicemente” nel far vivere al cane situazioni ed esperienze che lui possa registrare, immagazzinare e rendere positive (questo è sostanzialmente lo scopo del farmaco alla base). Tutto questo senza costrizioni o forzature di alcun tipo e ovviamente con l’indirizzamento di un istruttore che “aiuta” il cane e anche noi a raggiungere gli obbiettivi. Chiedo scusa se sono stata sintetica e poco tecnica nella spiegazione ma spero di essere stata sufficientemente chiara.

  52. Vorrei intervenire per presentare la mia situazione, maltese cucciola di 9 mesi, da piccolissima, non ne vuol sapere di stare a casa da sola, nè 10 minuti nè più tempo abbaia ininterrottamente. Probabilmente sarà stata colpa mia, la veterinaria mi ha indirizzato da un addestratore, risultato, con lui nessun problema, l’aveva messa nei box della pensione ha abbaiato giorno e notte per tre giorni, alla fine non aveva più voce, ci ha data indicazioni comportamentali, con lezioni di condotta al guinzaglio, obbedienza etc, seguiti al meglio che potevamo, anche se per me è inamissibile farsi un cane di quel tipo e coccolarlo il meno possibile, le cose sono andate bene dal lunedì alla domenica, al mattino piangeva solamente, il lunedì successivo tragedia dopo passato il week end intero insieme a noi. Considerate che non ho giardino, non ho balconi, quindi vive in simbiosi con noi. Consigliato il trasportino in casa, comprato per taglia gigante (così stà comoda) 5 giorni, attacchi di panico e abbaio ininterrotto, fino a che si sfinisce (l’ho registrata) . Ultima spiaggia devo andare dal veterinario di educazione comportamentale. Cosa farà????? Considerate che ho avuto altri cani,(Schnauzer medi e Cavalier) ho sempre lavorato giornata intera e non ho mai avuto problemi a lasciarli a casa da soli, al ritorno tutte le attenzioni di questo mondo e coccole a non finire. Grazie anche solo di leggermi. Paola

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.