di MARIO GIOVANNINI – L’arrivo, nel giro di poco più di un mese e mezzo, di Leo prima e Afra subito dopo, è inutile negarlo, ci ha sconvolto la vita e non poco. E con noi alle altre gatte di casa, due vecchie signore rispettivamente di 11 e 14 anni (madre e figlia).
La sonnacchiosa esistenza che, tutti insieme, conducevamo amabilmente ha subito non pochi scossoni.
Come ho già raccontato nei precedenti articoli (se ve le foste perse potete leggere le parti I, II e III, NdR), per portare a casa Afra è stato necessario un lungo lavoro di avvicinamento al canile. Allo stesso modo, abbiamo cominciato a ‘testare’ le reazioni delle due vecchiette, prima del suo arrivo, con il cane di mio padre, un simil-dalmata a cui i gatti fanno lo stesso effetto di un complemento d’arredo. Ricavandone ottime sensazioni: il cane le ignorava e veniva cordialmente ricambiato, senza nessun problema.
Ma se sulla docilità e la totale assenza di aggressività di Afra (pure troppa, per la verità) in presenza di gatti adulti eravamo sereni, l’esplosiva irruenza del piccolino era un bella incognita.

Già, perché il piccolo Leo, che mi vantavo di aver scelto con cognizione di causa, si è rivelato una macchina da guerra con tre sole modalità operative: dormire, mangiare e rompere le palle.
La frase più pronunciata, in assoluto, in casa nostra da due mesi a questa parte è “No! Leo, no!”.
Le gatte in principio hanno dimostrato una certa attitudine materna, mostrandosi molto disponibili. Su una, in particolare, ci contavo proprio: due anni fa abbiamo raccolto due cuccioli appena nati in cortile e li ha subito adottati salvandoli, facendosi persino venire il latte. Ma Leo è… troppo. Non lo reggono proprio neanche loro. Così lui ha cominciato a riversare il suo eccesso di energia su di noi e su tutto quello che gli passa sotto le zampe.
Quando Afra è finalmente arrivata a casa, è rimasta separata dai gatti per qualche giorno, in modo che si potesse ambientare con calma. Poi, un po’ per volta, abbiamo cominciato ad aprire le porte e stare molto attenti.
Con le vecchiette, come previsto, problemi non ce ne sono stati: si sono osservati prima da lontano, poi sempre più da vicino, con rispettosa attenzione. Gatto Leo, invece, appena l’ha vista… non gli è parso vero: altri 30 Kg di creatura vivente a cui rompere le palle!
Ed è partito lancia in resta.
La cana è rimasta parplessa un attimo. Poi deve aver deciso che era proprio bello quel “piccolo peluche animato” e si è messa a giocare. Giuro. In realtà ha capito benissimo che non si tratta di un giocattolo, ma di un essere vivente: basta guardare con quanta attenzione serra la bocca facendo finta di morderlo o come evita accuratamente di toccarlo con le unghie, utilizzando solo la zampa piegata.
Tra l’altro, non è che Leo ricambi la cortesia: nei suoi attacchi ci mette parecchio entusiasmo ed energia.

Ma la cana sopporta e, anzi, nel giro di un paio di giorni sono diventati inseparabili. Capita di beccarli sulla stessa cuccia a dormire, anche abbracciati, e spesso Afra se lo lecca e lo pulisce per benino.
Giocano come pazzi e fa quasi venire un po’ ansia guardarli, per la ovvia differenza di stazza. Ma i fatti danno ragione a loro: neanche un graffio, da ambo le parti, in tutto questo tempo.
Così adesso abbiamo in giro per casa questo strano binomio di un gatto che attacca un cane e un cane che si lecca un gatto, e non per assaggiarlo.
Lei lo cerca, uggiola se non lo trova.

Quando Leo è sotto un mobile o in qualche posizione in cui non può arrivare, lo alletta raccogliendo i suoi peluche preferiti oppure prendendo in bocca una pallina con i sonagli facendola tintinnare o, ancora meglio, raccogliendo un nastro di stoffa lasciandoglielo ciondolare davanti agli occhi.
Questo misto di atteggiamenti tra il fraterno e il materno produce anche strani effetti collaterali: una sera Gatto Leo stava cercando di saltare sul davanzale di una finestra a cui non riesce ancora ad arrivare (grazie a Dio). Afra ha pensato bene di fargli vedere come si fa… e ci è saltata lei. Meno male che la zanzariera, in qualche modo, ne ha frenato lo slancio.
Sono invecchiato di 10 anni – abitiamo al secondo piano – e lei si è presa la prima e per il momento unica sgridata seria da quando è entrata in questa casa.
Sembra che abbia capito.
Abituata in canile a interagire molto con i suoi simili, Afra sembra aver trovato nel piccolo mostro un buon compagno, che la aiuta a far passare le giornate mentre siamo fuori. Distraendolo dal torturare incessantemente le due vecchie signore.
Non che Leo si sia completamente calmato: ne ha comunque per tutti, ma se non altro parte delle sue energie vengono “dissipate” altrimenti. E,in attesa che la cana risolva i suoi problemi con il mondo esterno (che non sono pochi), almeno tra le mura di casa ha trovato un buon equilibrio.
A proposito di problemi: ieri mattina, mentre infuriava il diluvio universale, ho scoperto un’altra delle sue fobie: l’ombrello.
Non c’era verso di usarlo, quindi mi sono rassegnato marcendomi come un fungo.
Stamattina, però, non ho sentito ragioni e, alla fine, siamo riusciti a venirne a capo.
I miei reumatismi ringraziano.

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3 Commenti

  1. Che bellissime notizie! Sono proprio felice che si siano trovati 😀 E le foto sono strepitose..che coppia!
    Ahahaha l’ombrello, per fortuna sei riuscito a usarlo stamattina 😉 Complimenti per i progressi e un saluto ai pelosi!! 🙂

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Mario Giovannini è nato a Vercelli nel 1968, dove vive tuttora con quattro gatti, un cane, tre chitarre e una moglie molto paziente. Giornalista, scrittore, fotografo e musicista, si occupa di editoria da più di vent’anni, conciliando la professione di editor responsabile dei contenuti di una piccola casa editrice con l’attività di giornalista free lance per alcune delle più prestigiose riviste del settore musicale italiano.