di MARIO GIOVANNINI – Lo so, dovrei imparare a starmene zittino, perché prima o poi mi ricoverano se continuo a raccontare queste cose. Ma aver letto gli articoli di Valeria mi ha spinto da un lato a farne tesoro, visto che sono Sciurmario a tutti gli effetti in ambito cinofilo, ma anche inevitabilmente a un confronto con l’universo ‘gatto’, che frequento da molto più tempo.
E i risultati sono leggermente diversi…

PRIMO: non avrai altro Dio all’infuori di me
In effetti, funziona proprio così anche per il gatto. Nel momento stesso in cui fa il suo ingresso nella nostra esistenza, diventa automaticamente il Signore unico e assoluto della casa, attorno a cui tutto ruota e si muove. Egli elegge un fortunato mortale, uno e uno solo, a suo servitore fedele. Anche gli altri umani della casa, comunque, andranno benissimo, all’occorrenza, per soddisfare le sue esigenze, in caso d’indisponibilità del Prescelto.
Ma sarà comunque sempre lui il fortunato cui si rivolgerà per avere i suoi spuntini, in qualsiasi momento del giorno e della notte, che riceverà le sue stanche membra quando sarà bisognoso di riposo o di un bel massaggio rilassante, nonché ad accuparsi del trascurabile dettaglio delle sue deiezioni.

SECONDO: io sono più figo di te
E qui, direi, non ci sono dubbi. Te lo dimostra all’istante, appena entrato in casa, saltando su mobili e porte, raggiungendo immediatamente gli anfratti più inaccessibili della casa. Ti chiarisce che è in grado di arrivare ovunque, sempre e comunque, in qualsiasi momento. Puoi aprire una scatoletta di tonno in cantina, ma lui sarà in grado di raggiungerti. In alcuni esemplari l’arte di sparire e riapparire a piacimento può raggiungere vette di virtuosismo inarrivabili. Del resto si manifesta, di solito, solo al Prescelto e solo in caso di necessità, in modo che possa assolvere alla sua funzione primaria.

TERZO: l’umano non è un dispenser di coccole
In effetti, può andare bene anche come cuscino per dormire, ma solo se ha abbastanza carne attaccata alle ossa. In particolare il Prescelto, ma alla bisogna anche tutti gli altri vanno benissimo.
Basta sedersi un attimo su qualcosa di morbido e lui arriva, testa bassa e fusa a mille. Con un’abile mossa ti infila il muso sotto una mano, si allunga sulle tue gambe e si gira a pancia all’aria. Se provi a ignorarlo, passa all’impastamento, magari con ciucciatina sotto il mento, per poi crollare di nuovo a pancia all’aria. E nel caso qualcuno fosse così duro di cuore da essere in grado di resistere, sfodera la mossa segreta che ogni micio impara pochi attimi dopo aver messo zampa in questo mondo: lo sguardo da ‘gatto con gli stivali’. A quel punto anche un serial killer di nonnine cede di schianto, non c’è speranza.

QUARTO: l’umano non è un’enorme ciotola animata
No, o meglio, non solo. Perché l’umano ha l’unica cosa che manca al gatto: il pollice opponibile. L’unica cosa che lo separa dal dominio del mondo e dall’apertura dei mobiletti e delle scatolette. Quindi è giusto e naturale che l’umano, il Prescelto in particolare, condivida le sue doti naturali con i più bisognosi.
Certo, a volte facciamo un po’ di fatica a capirlo, ma ci addestrano abbastanza velocemente. Se non bastano i miagolii oltre la soglia dei 140 db, un paio di ‘infilate’ tra i piedi, mentre ci si dirige nella direzione sbagliata (cioé non verso la ciotola) e relative facciate in terra ci rimettono subito in carreggiata.

 

QUINTO: si gioca a modo mio, quando lo decido io
Modalità sguardo da gatto con gli stivali ON: “Non vorrai mica dormire, su! Cosa vuol dire che sono le quattro del mattino e domani devi andare a lavorare? Dai, forza, giochiamo. Su, agita quel nastrino, lancia la pallina. Muoviti, come faccio a farti gli agguati se stai fermo nel letto. Cosa vuol dire che stai sanguinando? Non possiamo mica giocare alla caccia senza unghie. Be’, già che sei in piedi, prima di andare a farti mettere i punti, che ne diresti di uno spuntino?”.

SESTO: io ti filo poco
Del resto la giornata del gatto è molto impegnativa: c’è il sonno di bellezza di minimo 18 ore, pulizia del manto prima e dopo i pasti, un po’ di ginnastica su e giù dai mobili, i pasti e… va be’, ci siamo capiti: quello che segue i pasti.
Per cui spazio da dedicare agli umani ne rimane proprio pochino. Se poi il Prescelto non è particolarmente brillante, il suo addestramento può portare via parecchie risorse. Ma il gatto è magnanimo, qualche minuto lo trova sempre per tutti. Anche perché, non si sa mai, se il Prescelto fosse da sostuire…

SETTIMO: facciamo cose bellissime insieme
Un sacco di cose bellissime: cosa c’è di meglio che mangiare e ricevere delle coccole? E poi il gatto, in sé, è bellissimo e lo sa. Bisogna solo dimostrargli un minimo di gratitudine.

OTTAVO: ogni tanto puoi anche restare solo
Sembra proprio che te lo dica, quando si alza un po’ scocciato. Del resto è già un’ora e mezza che gli stai grattando la pancia – sopportando pazientemente che i suoi 9 Kg di peso, spalmati sul torace, ti riducano la respirazione ai limiti dell’ipossia – potrai anche stare un po’ da solo, no? Non è che può farsi coccolare tutto il giorno!

NONO: ti addestro alla libertà
E’ una cosa a cui il gatto tiene moltissimo: siamo liberissimi. Di andare a lavorare e procurare il cibo. Liberissimi di tornare a casa in tempo per dargli da mangiare. Liberissimi di dedicargli ogni minuto libero della giornata. Liberissimi di rinunciare alle ferie, perché non sappiamo a chi lasciarlo. Liberissimi di non avere più una vita sociale (“non vorrai mica lasciarlo da solo anche di sera, poverino”). Liberissimi di giocare con lui quando ne ha voglia e, soprattutto, liberissimi di dormire. Quando non ha fame/bisogno di coccole/si sente solo/si annoia/ecc.

DECIMO: non umanizzare
Ecco, questo è un errore che il gatto non commetterà mai. Non ha nessuna intenzione di umanizzarsi. Del resto, è già la perfezione in natura, quindi che altro gli serve? Ancora con quella storia del pollice opponibile? E il Prescelto cosa ci sta a fare, allora?!?

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Mario Giovannini è nato a Vercelli nel 1968, dove vive tuttora con quattro gatti, un cane, tre chitarre e una moglie molto paziente. Giornalista, scrittore, fotografo e musicista, si occupa di editoria da più di vent’anni, conciliando la professione di editor responsabile dei contenuti di una piccola casa editrice con l’attività di giornalista free lance per alcune delle più prestigiose riviste del settore musicale italiano.

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