lunedì , 20 novembre 2017
Ultime novità
Home >> Meticci >> Ti presento il can…ile: un’avventura siciliana

Segui "Ti presento il cane"

Non vuoi perderti nemmeno un articolo di "Ti presento il cane" ? Allora utilizza uno nei nostri servizi di notifica!
  • Notifica via Facebook
  • Newsletter
  • Notifica via email
Il nuovo sistema di notifica. Cliccando sul pulsante potrai autorizzare l'applicazione e riceverai le notifiche di nuovi articoli direttamente su Facebook!


Ti presento il can…ile: un’avventura siciliana

di VALERIA ROSSI – Rieccomi, di ritorno dalla Sicilia e vagamente dissociata: a chi mi chiede com’è andata, infatti, non so se rispondere “benissimo” o “malissimo”.
Perché mi sento un po’ come se fossi rientrata contemporaneamente da una vacanza stupenda e dall’aver vissuto una tragedia, almeno come spettatrice.
La Sicilia è sempre bellissima: in questa zona, tra l’altro, non ero mai stata e mi ha veramente affascinato.
Però… educatori contro addestratori,  collari contro pettorine, zooantropologie e cognitivismi contro behaviuorismo, oggi mi sembrano – scusate – tutte cazzate. In Italia, qui, sotto il nostro naso, nel nostro Paese e non in chissà quale terzo mondo, vivono migliaia di cani con veri e propri problemi di sopravvivenza: e non soltanto quelli randagi, abbandonati in balia del traffico, dei bastardi a due zampe, delle ingiurie e dei maltrattamenti, ma anche quelli nei canili.
Quelli che dovrebbero trovarsi almeno al sicuro, in attesa di una famiglia che li adotti: ma che, se malauguratamente non dovessero trovarla, si pensa che siano almeno garantiti per quanto riguarda cibo, acqua, un riparo contro le intemperie, la possibilità di essere curati se stanno male.

Scimmietta: fobica, ha il terrore dell’uomo e probabilmente non verrà mai adottata.

Invece no. In diversi canili italiani (e purtroppo Avola è solo uno dei millemila possibili esempi) non esiste nulla di tutto questo: o ne esiste solo una minima parte.
A me, giuro, è quasi venuta voglia di mollare tutto il resto: una rivista di cultura cinofila? Le Sciuremarie? Spiegare loro come si porta un cane al guinzaglio, o quali sono le caratteristiche di una certa razza? Sì… magari tra dieci anni: prima, però, bisognerebbe pensare a svuotare questi canili che non sempre sono “lager” per volontà di qualche disgraziato, ma spesso – come è il caso di Avola – solo per un drammatico connubio tra ignoranza e miseria. E l’ignoranza non è quella di chi non conosce la zooantropologia: l’ignoranza è quella per cui le femmine “devono fare assolutamente una cucciolata”, oppure “vanno tenute controllate quando hanno le mestruazioni” (ovvero quando perdono sangue) e poi si possono lasciare di nuovo libere (esattamente quando hanno finito le perdite, comincia l’ovulazione e possono restare incinte).

Quattro, anche cinque cani in un box che dovrebbe contenerne al massimo un paio: ma lo spazio è quello che è…

La miseria, invece, è quella di un canile sanitario (sanitario, badate bene!) collocato in una cittadina che ha una percentuale mostruosa di disoccupazione giovanile (e non), che deve fare i conti con il problema più diffuso in Sicilia (“il traffico!” di Johnny Stecchino…), che non ha letteralmente un centesimo da investire neppure per gli umani, e figuriamoci per i cani.
Così, al canile di Avola, il Comune – che pure oggi ha, a differenza che in passato, un giovane sindaco, che si chiama Luca Cannata, amante dei cani molto attento al problema del randagismo, e un altrettanto giovane assessore, Simona Loreto, che è stata addirittura a lungo volontaria nello stesso canile – riesce a malapena a garantire il cibo per i 150 ospiti: ma i cuccioli (che sono la stragrande maggioranza, a differenza di quanto accade al nord) mangerebbero lo stesso cibo degli adulti (un mangime a bassissimissimo costo, di cui vi lascio immaginare la qualità) se non fosse per i volontari che spesso si tassano in prima persona per comprare qualche sacco di mangime puppy; il veterinario non c’è più, perchè – dopo un’esperienza decisamente drammatica con una persona che chiamare scorretta è un eufemismo – se ne era anche trovato uno bravo e disponibile…ma non ci sono i soldi per pagarlo. I box hanno una pavimentazione in cemento grezzo e parecchi di essi non hanno neppure una tettoietta per permettere ai cani di ripararsi all’ombra d’estate (qui ad agosto sono stati superati i quaranta gradi…): ma i soldi per le coperture non ci sono. E così via.

In questa zona del canile non c’è traccia di ombra: i cani possono stare dentro il box, oppure in pieno sole. Anche a ferragosto, con oltre 40 gradi.

Quando gli amici dell’associazione “Canisciolti Onlus”, di Torino, mi hanno parlato del loro gemellaggio con Avola, mi sono chiesta: “Ma perché la Sicilia? Non farebbero meglio ad occuparsi di un qualsiasi canile del nord, con meno problemi, viaggi più brevi, meno spese? Tanto i cani sono tutti cani, no? Hanno bisogno questi come quelli”.
Invece no. NO. Certo, anche i canili del Nord sono galere – a volte galere a vita – piene di innocenti che andrebbero salvati: ma al Sud c’è il Miglio Verde. C’è l’anticamera della condanna a morte, anche se nessun cane viene soppresso. Il fatto è che muoiono da soli.
L’anno scorso, primo anno in cui i Canisciolti hanno iniziato a lavorare a favore del canile, al suo interno sono morti trenta cuccioli.
Quest’anno ne è morto uno.
Certo, è terribile pensare anche ad un solo caso… ma trenta sono decisamente un abominio. Ben venga, quindi, l’opera di questi straordinario personaggi che hanno saputo creare dal nulla, e in pochissimo tempo, un’organizzazione davvero spettacolare che si occupa di raccolta fondi, di adozioni, di trasporti (al ritorno da Avola abbiamo portato con noi sei cuccioli: quattro hanno già una famiglia che li attende, due hanno uno stallo di altissima qualità in attesa che anche per loro si schiudano le porte di una “casa per sempre”), di controlli post-affido, insomma di tutto ciò che è umanamente possibile fare per permettere al canile di non collassare (ci sono dentro 150 cani, l’ho detto… ma i Canisciolti ne hanno affidati quasi 200 in due anni!).

Quattro microbi, quasi-chihuahua: non arrivano ai due mesi. Abbandonati in massa, vivono in una gabbietta perché sono troppo piccoli per essere messi con altri cani.

Purtroppo tutto questo equivarrà sempre a svuotare il mare col cucchiaino, se non si riuscirà a cambiare anche la mentalità della gente del Sud: che non è sicuramente “meno buona”, nè “meno amante degli animali” di noi. Anzi! Ad Avola ho conosciuto persone che avrebbero tutti i motivi del mondo per pensare ad altro (come i giovani disoccupati o mal-occupati, sfruttati e sottopagati) e che dedicano molto del loro tempo ai cani randagi.

Jessica, campionessa nello sport e nell’amore per i cani

Faccio per tutti (non se ne abbiano a male gli altri, ma lei è sicuramente il caso più emblematico) l’esempio di  Jessica, ventun anni, grande atleta: pratica la boxe femminile ed è arrivata seconda ai campionati italiani – dove le hanno pure “scippato” la vittoria finale, come purtroppo spesso avviene in questo sport, e ne abbiamo avuto un esempio clamorosissimo alle Olimpiadi – in cerca di occupazione, che ogni santo giorno va a spalare cacche al canile, del tutto gratuitamente, spalando pure quelle che l’unico addetto “ufficiale”, stipendiato dal Comune, spesso lascia tranquillamente per terra.
Poi dà da mangiare ai cuccioli (che così possono sfamarsi almeno due volte al giorno: altrimenti mangerebbero al mattino e poi ciao), si occupa dei cani con qualche problema di salute che devono fare un’iniezione o prendere una pastiglia…e come se non bastasse, trova anche il tempo per coccolarsi un po’ i cuccioli più piccoli, che almeno ottengono quel minimo di socializzazione necessaria a non diventare dei disadattati timorosi dell’uomo, come sono purtroppo molti dei cani che sono cresciuti all’interno del canile.

Un’altra cucciolata abbandonata “in toto”.

A persone come Jessica bisognerebbe fare un monumento, vien da pensare: ma se poi si ragiona un attimo, invece di sparar frasi retoriche… sarebbe molto più sensato ed opportuno che fosse lei ad avere un impiego pagato per tutto ciò che fa, anziché un’altra persona che dei cani si occupa giusto perché “deve”, e che mai si sognerebbe di fare una carezza a un cucciolo (anzi, pare che manovri molto di più la scopa delle carezze… e non per pulire).
Domandona ovvia: per quale motivo non è Jessica la persona stipendiata?
La risposta, ovviamente, è sempre la stessa: perchè in Sicilia c’è… il traffico!
E anche di fronte al “traffico”, a noi che ne siamo fuori viene spontaneo pensare: “Sì, d’accordo, però con questo “traffico” sembrano tutti collusi: o perché c’entrano, o perché non parlano, non denunciano, tacciono. Fifoni cagasotto, perché non si ribellano?”
Un esempio del “perché” potrebbe essere la storia di un cane dolcissimo e buonissimo, ma grande e grosso, che è stato catturato e poi ri-liberato sul territorio (è prassi comune, da queste parti, anche se a noi sembra allucinante) perché in canile non c’era modo di sfamarlo.
Dopo che i volontari hanno avuto qualche diverbio con alcuni personaggi locali, a questo cagnone qualcuno ha sparato in piena faccia, mentre lui – amichevole e fiducioso nell’uomo – andava incontro al suo aguzzino per fargli  le feste.
La storia è – parzialmente – a lieto fine: il cane si è salvato, è stato operato, è rimasto cieco perché gli occhi erano devastati,  ma ha trovato una famiglia che lo ama.
La parte peggiore sta nella risposta che ha dato uno dei  “personaggi” a cui è stata chiesta ragione di quel gesto schifoso: “Si trattò evidentemente di lite tra cani”, ha detto. Anche di fronte alle radiografie che mostravano i pallini da caccia disseminati per tutta la testa del cane.

Quando non vengono adottati, siccome i volontari sono pochi ed hanno pochissimo tempo per socializzare i cuccioli, i cani diventano timorosi nei confronti dell’uomo. Per alcuni sarà ancora possibile rimediare, per altri sarà davvero difficile.

Eh, sì: ‘sto “traffico” è un bel problema, difficile da affrontare, specialmente quando le ritorsioni vengono indirizzate verso i cani stessi.
Per questo l’unica soluzione è continuare a promuovere le adozioni e a svuotare il mare col cucchiaino, forse… ma intanto si garantisce la sopravvivenza del canile, oltre alla vera e propria salvezza (in senso letterale, e non solo morale) dei cani che vengono portati via da lì.
Contemporaneamente si cerca di aumentare il livello di cultura cinofila della popolazione: e questo era proprio lo scopo del mini-corso che abbiamo tenuto Davide Cardia ed io sul tema “Segnali di pace, segnali di guerra”.
Abbiamo parlato di aggressività e di segnali di calma davanti a un pubblico attento e decisamente molto più numeroso di quanto non si aspettassero gli organizzatori: più di quaranta partecipanti, molti dei quali giovani e anche giovanissimi (il più giovane in assoluto è stato Enrico, il ragazzino di dodici anni che ogni tanto posta e commenta anche sulle nostre pagine e che è arrivato addirittura da Messina, insieme alla mamma, per seguirci!).
La speranza sta sempre e solo nei giovani, e se si pensa che al corso dell’anno scorso c’erano solo una decina di persone, tutte già volontarie, è evidente che qualcosa comincia a muoversi.
Un po’ di ottimismo, dunque, è lecito: ma occorre ancora tanto aiuto, tanta buona volontà e soprattutto informazione, tanta informazione, in primo luogo sulla necessità di sterilizzare: un argomento che abbiamo toccato solo marginalmente, anche perchè – purtroppo – laddove c’è povertà e disoccupazione è veramente difficile che le persone (anche quelle che amano sinceramente i loro cani) pensino di investire una somma per far sterilizzare la loro femmina.
Un po’ “è la natura…”, un po’ sono i soldi che mancano… e alla fine continuano ad esserci tante, tantissime cagne libere sul territorio, che sfornano due cucciolate all’anno: ma anche tante cagne di proprietà che restano incinte “chissà come” (e certo, se le tengono sorvegliate solo finché perdono sangue…!), i cui cuccioli vengono poi abbandonati in campagna “perché intanto qualcosa da mangiare troveranno”. Dopodiché un’enorme quantità di questi cuccioli muore: ma basta che se ne salvino un paio, e che magari siano due femmine, perché il ciclo ricominci daccapo. Così duecento cani escono dal canile e ne entrano duecentocinquanta.

Marco Anselmino, Presidente dei Canisciolti, introduce il nostro corso.

Ma non bisogna arrendersi, perché vedere tanti giovani interessati ed attenti al nostro corso – che era forse fin troppo “avanti”: per il prossimo anno io vorrei proporre temi  più elementari, che per noi possono sembrare scontati ma che non lo sono affatto per chi la cultura cinofila non l’ha proprio mai incontrata – ci concede davvero una botta di ottimismo che va, almeno in parte, a bilanciare il dolore, la rabbia e soprattutto il senso di impotenza che ti prende quando ti trovi davanti centocinquanta cani, tutti giovani, sani, qualcuno veramente bello, che ti guardano da dietro le sbarre e sembrano chiederti: “Perché?”.
Sì, lo so, forse questa è retorica.
E so anche che non sto dicendo niente di nuovo, che di realtà simili a questa ce ne sono a decine – o forse  a centinaia – e che non sarà certo un articolo su “Ti presento il cane” a cambiare le cose, così come non le ha cambiate il fatto che Davide Cardia e Valeria Rossi siano andati a raccontare ai ragazzi di Avola come si approccia un cane aggressivo od uno pauroso.
Sono gocce nel mare, l’abbiamo detto: però, guardando la  cosa dall’altro lato… c’è anche da dire che tante gocce insieme fanno un mare.
Davide ed io abbiamo messo lì la nostra goccia: i Canisciolti, con in testa il presidente Marco Anselmino da Torino e la responsabile di Avola, Rosa Maria Insolia, hanno sicuramente già messo insieme un bel secchiello pieno di gocce.

Un altro scorcio del canile.

Qualche altra goccia, volendo, potete mettercela anche voi lettori: intanto qualcuno, prima che partissi, mi aveva chiesto di parlare di qualche soggetto che ritenevo particolarmente adatto all’adozione, e lo prendo in parola dedicando un altro articolo ai cani di Avola che più mi hanno colpito e che vorrei davvero che trovassero casa al più presto.
Ma poi si può anche contribuire con qualche soldino: anzi, stiamo per aprire proprio una pagina per le donazioni, sempre senza puntare pistole contro nessuno e senza imporre quote minime. Ognuno potrà dare quello che crede, che sente di dare, che può dare. Una sola cosa possiamo garantire: che questi soldi verranno utilizzati fino all’ultimo centesimo per aiutare i cani.
Perché l’associazione è una delle più serie che abbia mai conosciuto, perché fa tutto assolutamente in regola, perché non specula sulla pelle dei cani sfigati (e purtroppo non è raro il caso opposto, come ben sappiamo) e perché garantisco personalmente, per quel che vale, sull’assoluta serietà di quello che fanno.  Marco Anselmino non è venuto ad Avola a “tirarsela da presidente” e a presentare il corso al microfono: ogni pomeriggio è andato a spalar cacche, oltre che a coccolare i cuccioli.

In partenza per Torino: loro ce l’hanno fatta… ma gli altri restano ad Avola.

I trasportini per portare i cani a Torino, siccome quelli del canile sono stati utilizzati come cucce perché altro non c’era per riparare i cani dal caldo torrido di quest’estate, li ha pagati di tasca sua. I Canisciolti, per il canile di Avola, spendono e di sicuro non lucrano: di questo potete star certi.
Però anche gli stipendi umani hanno dei limiti… quindi serve una mano da tutti, ma proprio da tutti.
Sì, è vero, Avola è “una” delle millemila realtà: ma nessuno può salvare l’intero mondo da solo. Cominciamo da qui: perché sicuramente è un “qui” che ha particolarmente bisogno di aiuto, ma anche perché è un “qui” in cui possiamo contare sul sostegno della pubblica amministrazione (e non crediate che sia un caso così frequente!) e in cui è iniziato un percorso che potrebbe arrivare lontano. E soprattutto potrebbe servire da esempio ad altre realtà.
Il percorso è anche teso a creare, nel tempo, una struttura virtuosa dalla quale un giorno si possa ricavare un guadagno, anziché continuare a batter cassa e a spremere i cuori più teneri cercando di far sopravvivere i cani: ma soprattutto speriamo di poter creare occupazione per chi ne ha davvero bisogno (e non per gli amici degli amici, né per chi controlla “il traffico”).

Una cucciola con un futuro nel Mondioring!

Tutto per tutti non si può fare, ma si può almeno iniziare a fare qualcosa: e vista la serietà e soprattutto l’onestà davvero cristallina  di questa associazione, sento di poter dire a tutti a cuor leggero, e senza timori di sorta, “diamogli una mano”.
Perchè è vero che in tutti i canili del mondo i cani stanno male: ma qui stanno peggio. Qui rischiano di mangiare un giorno sì e un giorno forse (stavamo preparandoci alla partenza quando alla signora Rosa è arrivato un sms: “Per domani il cibo c’è, per lunedì no”. E la signora Rosa di corsa a prendere tre sacchi da portare al canile, pagati di tasca propria; così lunedì i cani mangeranno. E martedì? Rosa fa l’infermiera, non l’ereditiera…).
Insomma, proviamo a fare di Avola una bandiera: inizialmente la sensazione sarà proprio quella di svuotare il mare a cucchiaini, ma il progetto esiste e va ben oltre questo.
Va oltre il  classico “ammmore” che tanto spesso prendo in giro – a ragione veduta, ahimé, perché l’amore ci vuole, ma non basta! – e va verso una vera cultura che, come tutte le culture, deve partire dall’ABC.
Oggi siamo soltanto alla “A”: ma c’è tutto un alfabeto da esplorare, e lo esploreremo.
Insieme, se lo vorrete.

LE CINQUE GIORNATE DI AVOLA

Dopo aver parlato in generale della situazione dei randagi dentro e fuori dal canile, mi fa anche piacere raccontarvi qualcosa del mio viaggio e del corso.
Tanto per cominciare, schiattate di invidia perché tutto il lavoro (canile, corso eccetera) si è sempre svolto al pomeriggio: le mattinate erano libere e ci è toccato “soffrire” moltissimo raggiungendo faticosamente posti come questo:


I due puntini al largo (largo si fa per dire, visto che qui si tocca per trecento metri circa…) sono il mio co-relatore e il megapresidente galattico dei cani sciolti. NON esistono (almeno spero, visto che li ho minacciati di morte) foto della sottoscritta al mare, perché mi ero dimenticata a casa il costume e nell’unico negozio aperto di fronte al mare, essendo la stagione leggermente finita (è ottobre, eh…), erano rimasti ben tre costumi da bagno: una taglia 42, una 44 (che mi andava perfettamente..vent’anni fa circa) e una cinquanta. Mo’, nonostante la panza, la 50 mi è decisamente grande: ma nella 44 non ci entro neanche a martellate: ergo, ho scelto il male minore, comprandomi ‘sto drammatico costume da Sciuramaria che la panza non me la tratteneva neanche un po’, e in più era una roba decisamente anni ’50 (come la taglia). Era tanto bello che non l’ho neanche rimesso in valigia: però almeno ho preso il sole e fatto taaaanti bei bagni. E mi sono pure abbronzata, tiè.
Nonostante le mattinate fossero dedicate al cazzegg…ehm, al mare, i cani ci sono entrati comunque: infatti abbiamo incontrato numerosissimi – sigh – randagi, ai quali abbiamo sempre offerto qualcosa da mangiare.
I cani hanno talmente fame che alla fine accettano il cibo nonostante il terrore dell’uomo che si legge chiaramente nei loro occhi e nei loro gesti… però ci vuole sempre un po’ di tempo prima che cedano alle lusinghe ed arrivare a toccarli è quasi impossibile. Questa è all’incirca la distanza minima a cui accettano di arrivare: il cibo bisogna lanciarglielo, e con gesti molto lenti e misurati, altrimenti fuggono.


Dopo uno di questi incontri, si resta muti e pensierosi per un bel po’: vedere questi cani fa veramente male al cuore.
Per fortuna, poi, tornavamo a casa di Rosa… un posto che definire “paradiso” è quasi fargli un torto:

E qui Rosa faceva, secondo lei, “qualcosina di veloce da mangiare”. Esempio di menu “veloce”: pasta con le sarde e pasta alla Norma, seguite da melanzane alla parmigiana, accompagnate da una miriade di contorni (peperoni, pomodori, bruschette, melanzane grigliate…), da un po’ di salumi e di formaggi (sia mai che qualcuno avesse ancora fame)…e alla fine, sdeng! Un bel vassoio di cannoli siciliani.

Pomeriggio dedicato prima alla visita al canile, e poi al corso.
Giovedì e venerdì abbiamo tenuto la parte teorica, sabato quella pratica: Davide ha spiegato ai volontari come approcciare un cane timido oppure uno aggressivo, come mettere un collare (mostrando anche le differenze tra i vari strumenti..compresi quelli che non c’erano: nella foto centrale ci stiamo “inventando” un guinzaglio da retriever con un pezzo di corda!), come abituare un cane al guinzaglio, come porgergli il cibo in modo da fidelizzarlo…poi “prove pratiche” per tutti.  Speriamo solo che abbiano tempo di mettere in pratica gli insegnamenti, perché i volontari sono ancora troppo pochi, i cani sono tantissimi e ognuno fa quello che può.


Al termine del corso, immancabile foto di gruppo…

…e la domenica, “grandi manovre” per il rientro (ci vuole un sacco di burocrazia, oltre alla parte pratica: tutti i cani partono microchippati e con il test per la leishmaniosi eseguito e negativo): alle 20 siamo partiti da Catania e alle 22 circa eccoci sbarcare trionfalmente a Caselle con armi, bagagli e soprattutto cani! Questi siamo Davide ed io… dietro si intravvede Marco con gli altri trasportini.

Avventura finita… almeno per questa volta.
Ma i cani rimasti ad Avola hanno ormai un posto stabile nei miei pensieri: come vi ho detto, nell’altro articolo vi presenterò quelli che, per un motivo o per l’altro, mi hanno colpito di più… ma ce ne sono tanti, troppi, di tutte le taglie e di tutte le età, a partire dai due mesi (scarsi).
Chi avesse un posticino per uno di loro, me lo faccia sapere. E tutti gli altri, please… passino parola!

Potrebbe interessarti anche...



Aggiungi ai tuoi preferiti

Vuoi aggiungere questo articolo ai tuoi preferiti?

Per poter utilizzare questa funzione devi essere registrato e aver eseguito il login


Libri consigliati (da Amazon.it)



Commenti all'articolo




Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




×

Notifiche via Facebook

Ricevi una notifica direttamente su Facebook quando viene inserito un nuovo articolo: potrai rimanere costantemente aggiornato sui nostri contenuti direttamente dal social network!

Authorize

Condividi con un amico