di VALERIA ROSSI – Ma come? Questa torna dopo aver tenuto un seminario su temi importanti e di alto livello cinofilo, e ci parla di un argomento banale e e scontato come le cacche da raccogliere?
Maddai… che c’entrano le cacche con la cultura cinofila?
C’entrano, c’entrano. C’entrano perché il figlio, che normalmente fa fare l’ultima uscita alla Bisturi prima di andare a letto (e lui di solito ci va alle tre-quattro del mattino), ieri sera è misteriosamente andato a dormire prima di mezzanotte, scordandosi del cane. Ne ho avuto la certezza svegliandomi alle sette e trovando la Bisturi nel mio studio anziché in camera sua: e già qui scatta il primo concetto, ovvero che “cultura cinofila”, perdiana, non significa solo sapere cosa sono prossemiche e centripetazione, ma anche ricordarsi di portare a pisciare il cane alle ore canoniche,  anziché obbligare la madre a uscire al freddo e al gelo alle sette del mattino mandondogli caldi accidenti.
Se poi la madre, che soffre di jet lag anche se va da Savona a Torino, arriva BEN da Palermo  (vabbe’, lo so che il jet lag non c’entra una mazza, ma sempre di rincoglionimento post-aereo si tratta), gli accidenti si moltiplicano per due.
Se infine la madre, che è appunto rincoglionita dal viaggio, dal freddo e dal vento, non guarda dove mette i piedi e pesta una merda, gli accidenti arrivano fino al cielo e ne coinvolgono gli abitanti (aulica perifrasi per dire che ho tirato un bestemmione: ma cazzarola… porterà pure fortuna, ma NON è bello spetasciare un piede nella cacca, per di più con le scarpette scamosciate che non verranno mai più pulite).
Accidenti al figlio a parte, comunque, a me pare che lasciare bellamente in giro gli escrementi del proprio cane sia vera  e propria mancanza di cultura. perché “cultura” significa anche educazione, rispetto, osservanza delle regole.
Lasciare gli escrementi in un’area cani è – se possibile – ancora più cafone: perché in mezzo alla strada, in teoria, può anche succedere (e infatti a me è successo, avendo avuto spesso cani con la sgradevolissima abitudine di cagare a rate) di aver finito i sacchetti  (c’è rimedio, eh… perché basta entrare nel primo negozio e chiederne uno. Anche se non è decorato con le zampine e non è dotato di palette e accessori vari, un qualsiasi sacchetto di nylon può benissimo fungere da raccattatore e tenere al riparo le zampine tue. E se sei tanto schizzinoso da non sentirtela proprio di raccattare neppure con la zampina protetta dal nylon, prenditi un pesce rosso!); oppure sei sceso magari di corsa a prendere il pane, ti porti il cane per il piacere della sua compagnia ma NON perché quella sia un’uscita caghereccia, quindi non ti porti i sacchetti, e il cane decide che invece quello è proprio un ottimo momento per svuotarsi l’intestino.
Insomma, diciamo che in certe situazioni può anche succedere di essere sprovvisti nel necessaire pour merde.
Se però sei dentro all’area cani, significa che sei proprio uscito PER far pisciocagare il cane. E perché sei senza sacchetti?
Perché sei pirla?
Nahhh… non ci credo. UNA dimenticanza, per carità, è possibile & umana: ma millemila dimenticanze, no.
No, perché andare in area cani senza sacchetti è come uscire in macchina senza patente, come prendere il treno senza biglietto: non sono pirlate, sono furbacchionate da quattro soldi.

Il concetto è “speriamo che non mi becchino”… e purtroppo è anche abbastanza facile non essere beccati, visto che i controlli sono sporadici perché la polizia municipale ha altro a cui pensare e le guardie zoofile quasi sempre latitano.
Però, siamo sempre lì: esiste anche il resto del mondo. E il concetto di “cultura” dovrebbe prevederne, appunto, il rispetto.
Se non paghi il biglietto sul treno danneggi tutti gli altri viaggiatori, perché non è che Trenitalia si prenda le fregature e taccia: le distribuisce equamente fra tutti gli altri clienti, aumentando i prezzi.
Se guidi senza patente e fai un incidente, la polizza di assicurazione la aumentano anche a me.
E così via.
Se esci senza sacchetto (o peggio ancora se ce l’hai e non lo usi “perchè non ti vede nessuno”, come dev’essere successo a colui/colei che ha lasciato la cacca nel bel mezzo dell’area cani stamattina prima delle sette), il problema non sono tanto le mie scarpe, visto che al massimo io tiro il bestemmione di cui sopra, ma sono tutte le persone che si accaniscono contro i cinofili assimilandoli tutti a te, brutto imbecille. Perché si sa bene come funziona: chi pesta cacche (avendo giustamente le palle girate) non è che vada a fare troppi distingui. Se la prende con tutti quelli che hanno cani: compresi quelli che, come la sottoscritta, si è comprata perfino l’ossetto portasacchetti da perfetta Sciuramaria.

E allora, visto che avendo un cane dovresti essere un cinofilo… un minimo di spirito di categoria non te lo fai proprio venire?
Tu saresti contento se i figli del tuo vicino di casa tenessero lo stereo a palla fino alle cinque del mattino, e qualcuno venisse a cazziare i figli tuoi?
E se qualcuno rigasse la tua macchina perché un tuo collega parcheggia nell’area riservata ai disabili, ti farebbe piacere?
Quando sento le sciurecinofobe che, mentre passo con la Bisturi, fanno commenti acidi tipo “Eh…sti cani! C’è pieno di cacche dappertutto!”, normalmente sventolo il guinzaglio con l’ossetto attaccato, tipo lazo (mi piacerebbe anche tirarglielo in testa, l’ossetto, ma mi trattengo): però hanno anche ragione, perché le cacche in giro ci sono. E sono davvero ovunque.
Solo la settimana scorsa ne ho tirato su una di dimensioni tali da farmi pensare che forse non l’avesse mollata un cane, ma un Tirannosauro Rex… solo che stava esattamente davanti agli scalini di casa mia, e qualcuno sicuramente avrebbe potuto attribuirla alla Bisturi.
E qui si potrebbe obiettare: “Ma la Bisturi è una cagnolina… come si potrebbe mai pensare che è stata lei?”… quindi devo fare un piccolo excursus.
Le persone normali, specie se cinofobe, non hanno cognizione di causa scatologica.  Quando abitavo ad Albisola,  la mia precedente cagnONA (ma proprio ona-ona), venne accusata ingiustamente più volte di essere la colpevole dei regalini che venivano regolarmente ammollati DENTRO il portone di casa dalla sciuramaria del terzo piano, titolare di uno yorkshire, che quando pioveva o faceva molto freddo portava sì, “fuori” il cane: ma solo fuori da casa sua, senza uscire in strada.
Le cacche erano di circa due centimetri per tre, e non è che per questo facessero meno schifo: ma come si poteva mai pensare che le avesse fatte la mia cagna?
Nisba, non c’era verso di convincere la vicina accusatrice a parole: così un giorno la presi per il coppino, la portai con me di peso durante una passeggiatina igienica e la costrinsi ad attendere che la Snow espletasse.  Quando la cagna produsse (due metri per tre) le chiesi di fare le debite proporzioni, e la vicina finalmente si arrese all’evidenza quantitativa.
Con la Bisturi il discorso è comunque un po’ diverso, perché lei è effettivamente quindici chili di cane, ma in alcuni momenti di particolare ispirazione riesce a produrne quattordici di merda: quindi non potrei mai fare lo stesso giochetto con gli attuali vicini di casa, perché c’è il serio rischio che lei mi sforni una torta, se non uguale, quantomeno abbastanza simile a quella del Tirannosauro Rex di cui sopra.
In ogni caso, vicissitudini personali a parte: raccogliere le cacche è segno di civiltà, di cultura cinofila, di educazione e di tutto il resto di positivo che può venirvi in mente. Non raccogliere le cacche non è una furbata, ma una stronzata (pure in senso letterale), per la quale avviso i miei concittadini: guardate che io comincio a riconoscere le cacche non raccolte una per una.
Colore, consistenza e dimensioni sono mooolto esplicativi.
E state pur certi che, la volta che becco l’autore all’opera, ne fotografo mentalmente il proprietario e gli faccio la posta di nascosto finché non lo sorprendo a lasciarla lì (perché se mi vede, ovviamente, la raccoglie).
Dopodiché la tiro su io, la sua merda… ma solo per piazzargliela in tasca, o in macchina, o direttamente in faccia (dipenderà da come mi gira) la prima volta che lo incontro. Ecchecavolo.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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