mercoledì 8 Luglio 2020

Il cuccione

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di LAURA FACCIOLO – La mia famiglia è tutta al femminile: convivono con me Wizzie, dolcissima meticcia una volta nera e ora pepe e sale, e Milla, la shih tzu che all’anagrafe canina risponde (beh si fa per dire) al nome di Camomilla, mentre per gli amici è Tzuna-Milla (ogni riferimento allo Tzunami non è per nulla casuale).
Prima di incontrare Milla credevo che avere un cane volesse dire ciotole di pappa ed acqua piene il giusto,  libero accesso a casa e giardino, il  veterinario al bisogno, coccole e giochini per divertirci assieme.
Non avendo idea dell’esistenza delle Sciuremarie mi consideravo una “cinofila” niente male, anzi mi sentivo pure sopra la media: in fondo distinguevo, 6 volte su 10, le razze più comuni e pronunciavo correttamente Schnauzer e Weimaraner.
Beata ignoranza!
Quattro anni fa mi hanno messo in mano una pallotta di pelo dagli occhi immensi e ho imparato la prima lezione: i cuccioli hanno un adesivo speciale che appena li tocchi ti si appiccica al cuore; li puoi anche rimettere a terra, ma da quel momento pensi solo a portarteli a casa.
Morale, aspettando che compisse i 60 giorni di legge, sono tornata a rivederla almeno tre volte in dieci giorni.  Ho usato tutto l’inventario delle scuse più improbabili compresa un “… passavo di qua …” spudoratamente fasullo, dato che mi portavo fuori  strada di quasi 6 chilometri.
Alla fine il gran giorno, con a disposizione addirittura un intero fine settimana per inserirla in famiglia. Ed ecco la seconda lezione: anche Wizzie era arrivata cucciolina, ma avevo dimenticato che in quella occasione  la mia mamma viveva ancora con me.  Avevo anche dimenticato che, in quel caso, me ne ero partita per le ferie dopo un paio di giorni, delegando la gestione della cucciola: al mio ritorno filava tutto alla perfezione e non mi ero nemmeno sognata di chiedere cosa fosse successo nel frattempo. Risultato: panico.
Il lunedì avrei dovuto andare  al lavoro lasciando le due sole e Wizzie, con i suoi 12 anni, sembrava poco ben disposta verso quel “trudino” a pila atomica che chiedeva di giocare, giocare, giocare.
Occorreva verificare la possibilità di convivenza e sopravvivenza di entrambe e occorreva farlo subito.
Da vera “cinofila esperta” non mi era nemmeno venuto in mente un approccio graduale, ma… spatapam! Avevo piazzato la piccola sotto il naso di Wizzie, che se l’era cavata rimanendole il più alla larga possibile e rivolgendole tutta la gamma di brontolii e ringhi che conosceva.

La domenica sera non ne ero ancora venuta a capo. La disperazione aguzza l’ingegno così mi venne l’idea di creare una specie di grande cuccia unendo i divani del salotto,  dove le cagne dovessero stare sedute una contro l’altra.  Ci stavamo tutte e tre giusto di misura:  i braccioli impedivano alla piccina di finire a terra  e la vicinanza forzata era comunque sotto il mio controllo.
Avevo ottenuto un “cuccione”.
In qualche modo siamo arrivate al mattino. Wizzie, dopo un paio di tentativi di fuga, si è adattata, anzi le due hanno dormito (loro sì, l’hanno fatto) praticamente appiccicate l’una all’altra, dato che io ingombravo la maggior parte dello spazio disponibile.
Il lunedì mattina sono andata in ufficio un po’ fiduciosa e un po’ terrorizzata, ed ho contato le ore.
Finalmente il ritorno a casa. Ricordo il cuore in gola nell’aprire la porta, per qualche istante solo silenzio: le ho immaginate morte tutte e due, o anche peggio.
Poi è arrivata Wizzie sparata, curvando come una rallysta, perché  si è fiondata in giardino a fare le cose sue e mi è passata oltre nemmeno fossi invisibile. Pochi secondi dietro di lei ecco Milla, alla massima velocità consentita dalle sue zampette: lei invece mi ha vista ed  ha tentato una impossibile frenata sulle piastrelle, è rimbalzata dalla parete di fronte sui miei piedi scodinzolando dal naso alla punta del codino.
Sono quattro anni e più che la scena si ripete e Milla, oramai, ha il controllo della velocità e delle traiettorie. Anzi no, da un po’ di tempo le cose sono cambiate, arriva solo Milla perché Wizzie, con i suoi oltre 16 anni, ci vede e ci sente poco e raramente si accorge che rientro. Così, sempre più spesso, sono io che vado a cercarla dove è addormentata in giro per casa.

NOTA della Redazione:  questo racconto mi era stato inviato da Laura per festeggiare il fatto che Wizzie, alla sua veneranda età, avesse apparentemente superato senza problemi un intervento chirurgico importante. Sembrava stare già bene, aveva fatto pipì, non voleva rientrare dal veterinario ma andarsene subito a casa: ma per sicurezza avrebbe dovuto restare in osservazione post-operatoria per la notte e stamattina Laura pensava di riportarla in famiglia.
Poco fa è arrivata invece la mazzata: Wizzie non ce l’ha fatta, durante la notte ci ha lasciato.
E  questa piccola storia, purtroppo, diventa un ricordo in suo onore.

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16 Commenti

  1. Anch’io ho letto sorridendo la storiella…pensando a Missy (3 mesi) che da un mese tormenta giorno e notte la vecchia Maggie (13 anni), poi lacrime negli occhi. E’ sempre triste perdere un amico/a e negli anni a venire ritorna sovente in mente il passato e molte volte cominciando ridendo a ricordare cose belle e cose buffe si arriva ad avere il “magone” . Poi ci si riprende e si pensa alla felicità che ti hanno dato e quanta te ne potrà dare (e tu a lui/lei)l’amico che ti è vicino. Laura sii felice con Milla. Ciao Angela

  2. ciao Wizzie, abbiamo avuto la fortuna di conoscerti e di chiamarti affettuosamente Muppet Show! Di gioire nel sapere che ti eri divertita tanto al lago…..che apprezzavi tanto qualsiasi cosa commestibile…ora riposa serena e veglia sulla tua “mamma” e sulla tua sorellina e aiutale a sentirle meno perse senza di te…<3

  3. Ringrazio Valeria Rossi e tutte le persone che hanno salutato la mia Wizzie e mi hanno dimostrato solidarietà.
    Wizzie sarebbe stata intimidita da tante coccole, lei era un po’ schiva e quando tante persone sconosciute le si avvicinavano si tirava in disparte, l’unica eccezione era quando la coccola era accompagnata da una crocchetta o da un bocconcino perché in questo caso tutte le ritrosie sparivano.
    Nonostante la timidezza il coinvolgimento con altre persone e altri cani secondo me non le dispiaceva, bastava che potesse avere il conforto di Milla vicino.
    Non vado a fare valutazioni su quanto e in che modo Milla capisca l’assenza della sua compagna anche perché molti dei suoi atteggiamenti sono certamente lo specchio di emozioni mie, certo è che vede e sente un cambiamento importante della sua, della nostra vita, e a tratti la vedo, non so come esprimerlo con parole migliori, spaesata.
    Si dice che i cani vivono il presente perciò la nuova situazione diventerà la sua normalità, io credo che, in un modo diverso da noi, anche loro ricordino, ma comunque ricorderò io, per ora con soprattutto tristezza, più in là con tanta dolcezza.
    Ciao Wizzie.

  4. Ho letto sorridendo rivedendo i miei due cani. Mi sembrava di rileggere la storia loro, all’inizio un po’ traumatica, ma ora sono inseparabili. Leggendo le ultime righe mi è venuto una stretta al cuore :”'( Buona vita ora che sei oltre il ponte dell’arcobaleno. <3

  5. Commossa e dispiaciuta… ricordo con affetto la dolce Wizzie a Budrio …abbraccio Laura e suo marito per questa perdita! Una strizzata a Milla, che sappia consolare i cuori dei suoi meravigliosi padroncini!!!

  6. nn ho fatto in tempo a conoscere Wizzie…non sapevo che stesse male..ho il cuore spezzato, vi abbraccio forte laura …. ciao stellina wizzie :((((((

  7. …ecco ho sorriso per tutto il racconto e ora invece sto piangendo…un abbraccio a Laura, non ci conosciamo, ma so perfettamente cosa stai passando…

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