di VALERIA ROSSI – Negli ultimi giorni, per un motivo o per l’altro,  si è parlato molto di cani da guardia, toccando diversi argomenti e ponendosi diverse domande.
Per esempio: ha ancora senso, nel 2012, utilizzare i cani per proteggere una proprietà? Il cane da guardia deve vivere in giardino o in casa? C’è modo di addestrare un cane alla guardia? Se un cane da guardia ferisce – o peggio, uccide – un ladro, il proprietario può incorrere in sanzioni o addirittura essere accusato di omicidio?
Provo a rispondere esprimendo il mio personale punto di vista almeno per quanto riguarda le prime domande, mentre per quelle relative alle eventuali azioni legali è davvero difficile trovare il bandolo della matassa.

Cominciamo dall’inizio: il cane da guardia ha ancora senso, in questo mondo ipertecnologico che mette ormai a disposizione sistemi d’allarme sofisticatissimi?
Stando a quel che si sente in giro, direi proprio di sì: non tanto un singolo cane (facilmente neutralizzabile con vari metodi più o meno cruenti) quanto una coppia, che ovviamente dev’essere addestrata a rifiutare il cibo. E questo, già ve lo anticipo anche se ci torneremo dopo, è l’unico vero “addestramento” che si può impartire a un cane da guardia.
E’ un dato di fatto che le abitazioni protette da più cani solitamente vengono lasciate in pace dai ladri: un’amica che alleva rottweiler mi raccontava, tempo fa, che nel suo quartiere residenziale tutte le villette erano state visitate dai ladri, comprese quelle dotate di allarmi vari… ma da lei non c’erano mai andati, chissà come mai! E di racconti come questo ne ho sentiti diversi: io stessa, che quando allevavo vivevo letteralmente in mezzo a un bosco, non ho mai avuto problemi in questo senso, a differenza dei miei “lontani di casa”, come li chiamavo io perché proprio “vicini” non erano: stavano a quattrocento metri da casa mia. Però vivevamo nello stesso bosco, e da loro a rubare ci sono andati: da me non ci ha mai provato nessuno).
Ovviamente, però, un intero allevamento di cani non equivale a un cane singolo: e purtroppo ogni tanto si legge sui giornali di cani (singoli) messi fuori combattimento, o uccisi dal malintenzionato che voleva entrare in una proprietà.
Si legge ogni tanto,  ho detto: ed è proprio così.
Se si paragonano le notizie generiche di furti con quelle in cui viene riferita la presenza e la neutralizzazione (in un modo o nell’altro) di un cane da guardia, le prime battono le seconde mille a uno.

C’è da dire, però, che spesso l’eventuale presenza di un cane non viene neppure citata. Credo abbiate visto tutti, in questi giorni, le immagini relative alla villa di Sergio Zavoli, l’anziano giornalista malmenato e rapinato da quattro malviventi: non si è parlato praticamente d’altro e la TV ha mostrato la villa da ogni possibile angolazione. Bene, sul cancello di quella villa c’è un bel cartellone rosso di “Attenti al cane”… ma nessuno vi ha fatto cenno.
C’era o non c’era un cane da guardia? E se c’era, che fine ha fatto?
Non si sa.
Si sa, però, che “i banditi hanno atteso dall’esterno il rientro a casa dei domestici, per poi minacciarli ed entrare con loro probabilmente da una porta secondaria“. Quindi, anche ammesso che un cane ci fosse stato, potrebbe essere rimasto del tutto tranquillo vedendo i domestici, ovvero persone a lui ben conosciute.
Una cosa è certa: una banda di professionisti, se vuole entrare in casa di qualcuno, nove volte su dieci ci entra.
Però è anche vero che la banda di professionisti non prende certo di mira il primo che capita: e siccome VIP e persone assai benestanti non sono certo la norma, alla “persona normale” capita molto più spesso di doversi difendere dalla microcriminalità, dal drogato, dallo sbandato, dal rubagalline (che è comunque un delinquente e che può essere pericolosissimo, vista l’escalation di violenza gratuita a cui si sta assistento negli ultimi anni).
Nei confronti del delinquente comune, a mio avviso, il cane da guardia serve eccome (meglio se in coppia): ma serve innanzitutto da deterrente, perché se il ladro entra lo stesso (non essendo, presumibilmente, un pazzo scriteriato) significa che ha già in mente un modo per liberarsi del cane. Magari uccidendolo.
Ora: vale la pena di rischiare la vita del proprio cane pur di non ricevere visite sgradite?
Non posso rispondere,  perché la risposta può essere solo soggettiva.
Per qualcuno il gioco varrà la candela, per qualcun altro no (se vi può interessare, io faccio parte del secondo gruppo): dipende dalla sensibilità di ognuno e dall’affetto che prova per il cane.

La mia scelta personale, però, è sempre stata quella di tenere il cane da guardia non in giardino, ma dentro casa: anche perché, sinceramente, del fatto che mi possano fregare le rose, i tulipani o la sedia a sdraio nun ne me po’ frega’ de meno. E in giardino (quando ne ho avuto uno), altro non ho mai tenuto.
Le cose di valore (magari poche, visto che non sono mai stata né VIP, né  ricca) le ho sempre tenute in casa, come penso faccia la maggior parte della gente (compresi quelli che VIP o ricconi sono davvero): e come logica conseguenza, ho sempre tenuto in casa anche il cane.
Anche perché, se il cane sta dentro casa, diventa decisamente più complicato, per il ladro, provare a neutralizzarlo. Primo, perché si mette ad abbaiare e sveglia i proprietari (che fanno in tempo a chiamare la polizia prima che il ladro abbia potuto forzare la porta); secondo, perché entrare da una porta non è come entrare in un giardino, dove ci sono ampi spazi per muoversi. Se devi passare da quel mezzo metro lì, e dietro a quel mezzo metro c’è un cane incazzato, non è che hai molto da inventarti: o gli spari – ma così svegli tutto il paese, oltre ai padroni di casa – oppure è meglio che lasci perdere.
Certo, in questo caso il cane non è più tanto un deterrente, quanto un’arma vera e propria: gli incontri, se ci sono, sono ravvicinati e il ladro può beccarsi un bel morso.
Nel qual caso, che succede?
Ho provato a cercare notizie in rete, ma si trova ben poco e quel poco non è troppo chiaro.
Una cosa certa è che, nel caso del cane tenuto in giardino, devono essere sempre presenti cartelli molto espliciti (il che significa “comprensibili anche per chi non sapesse leggere”, quindi con scritte e figure esplicative) che indichino la presenza del cane da guardia. Un’altra cosa certa è che il proprietario del cane finirà sempre e comunque per essere indagato, qualora il malvivente subisca delle lesioni, e che il cane verrà comunque sequestrato e sottoposto ai controlli sanitari del caso.
Dopodiché, a quanto sono riuscita a capire, c’è sempre un margine di discrezionalità lasciata ai giudice… ma in base a parametri che dovrebbero essere i seguenti:

a) se il cane si limita a un’aggressione tesa ad allontanare il malintenzionato, causandogli ferite non gravi (che sono quelle con prognosi inferiore a 20 giorni), il proprietario non risponderà ne civilmente ne penalmente;

b) se le ferite sono gravi, dipende (e qui interviene la discrezionalità del Giudice): se sono commisurate alla difesa, il proprietario non risponde; se risultano non commisurate alla difesa, il proprietario risponderà per lesioni colpose;

c) se il malintenzionato, entrato nella proprietà, viene aggredito e ucciso dal cane, il proprietario risponderà di omicidio colposo oltre al risarcimento dei danni. Se però si potesse provare che il malvivente aveva intenzione di uccidere il proprietario del cane, allora potrebbe configurarsi la legittima difesa.

Sulla carta sembra tutto abbastanza semplice: infatti il concetto base di “legittima difesa”, in Italia, è proprio quello di “difesa commisurata all’offesa”. In pratica,  è legittimo che io faccia a te (o, in questo caso, faccia fare dal cane a te) ciò che tu avresti voluto fare a me. Ma non posso andare oltre.
Se  tu mi hai minacciato a mani nude perché volevi rubarmi il portafoglio e io ti dò un pugno in faccia, è legittima difesa. Se tiro fuori un coltello e ti ammazzo (o se slego il cane e ti ammazza lui), è omicidio.
Se tu mi punti contro una pistola e io slego il cane che ti ammazza, dipende: se si scopre che la pistola era un giocattolo e che non avresti potuto uccidermi, io sono colpevole di omicidio.
Il che è francamente ridicolo, perché non ho mai sentito che qualcuno, minacciato con un’arma, chiedesse al malvivente: “Scusi,  ma quella è vera? E nel caso sia vera, lei avrebbe intenzione di spararmi oppure no? Perché, vede,  senza queste informazioni non so bene se dire al cane di morderle gentilmente una chiappa oppure  di saltarle alla gola…”
La verità è che, in ogni caso, il proprietario di un cane che morde seriamente un ladro verrà indagato e probabilmente processato… dopodiché dipenderà tutto (o quasi) dall’abilità del suo avvocato e da come la vede il Giudice. Sinceramente devo dire che non vorrei mai trovarmi nei panni di un Giudice chiamato a decidere sulle basi di una legge come la nostra: ma siccome le leggi vanno rispettate per come sono, e non per come vorremmo che fossero, bisogna mettere in conto la possibilità che l’azione sacrosanta del nostro cane da guardia, qualora abbia conseguenze serie per il malvivente, potrebbe causarci un sacco di guai.
Questo è un altro buon motivo, a mio avviso, per tenere il cane dentro casa: perché da lì è molto difficile che possa ammazzare qualcuno. Tra le altre cose, non sentendomi una Giustiziera della Notte, sinceramente non credo che sarei affatto felice se il mio cane mandasse qualcuno all’altro mondo. Per carità, non provo neppure particolare simpatia per ladri e delinquenti vari… però la vita, a mio avviso, ha un valore troppo alto per pensare di spegnerne una senza una validissima ragione (che può essere solo quella di salvare la mia).
Se invece il cane, al malvivente, stacca una manina… be’, allora andiamo pure a giocarcela in Tribunale. Ma in quel caso non proverei il minimo senso di colpa, perchè davvero la mia difesa mi sembra assolutamente commisurata all’offesa: se volevi tenerti la manina intera, te ne restavi a casa tua e non provavi a venire a rubare nella mia!

Chiusa la parentesi legislativa, veniamo a quella cinofila. Dal punto di vista cinofilo le domande più frequenti sono: “Il cane da guardia va addestrato?”,  “Qualsiasi cane può essere da guardia, o è meglio rivolgersi a razze specifiche?” e infine: “Il caneda guardia deve essere allevato ed educato in modo diverso dagli altri?”
Le prime due risposte sono semplicissime e veloci.

1 – NO, il cane non si può (né si dovrebbe)  “addestrare alla guardia”:  questa attitudine dev’essere genetica e la si mantiene attraverso la selezione, non con l’addestramento.
E’ possibile, certo, “insegnare” alcune cose al cane da guardia, così come a quello da difesa personale (civile e non sportiva): per esempio a mordere solo in determinate parti del corpo (evitando così, magari, di fargli ammazzare davvero qualcuno), o a restare a distanza tale da non poter essere raggiunto né da eventuali colpi di arma bianca (coltello), né da ipotetiche spruzzate di spray soporiferi (che secondo alcuni sono leggende metropolitane o invenzioni di chi non vuole ammettere di aver lasciato entrare i ladri in casa per pura ingenuità: non so quale sia la verità, non ho mai vissuto personalmente questa esperienza né conosco nessuno che l’abbia vissuta…e di quello che scrivono i giornali mi fido pochissimo!). Sicuramente il cane da guardia DEVE essere addestrato al rifiuto dell’esca… ma tutto questo non ha nulla a che fare con “la guardia” vera e propria: l’impulso a difendere la proprietà, o c’è o non c’è. Non lo si può “costruire” con l’addestramento. Si può costruire, al massimo, un cane squilibrato che attacca le persone a vanvera, ma questo “non” è un cane da guardia: è una bomba innescata e fuori controllo, e chi ama avere un cane di questo genere dovrebbe finirci lui, in galera.

2 – Qualsiasi cane con buona vigilanza può fare la guardia, certamente: però dipende da cosa si intende per “guardia” . Un tempo, in campagna, praticamente tutti tenevano un cane piccolo e nevrile con funzioni di semplice “avvisatore” (quello che lo Scanziani chiamava “cane campanello”) e un cane grosso capace di intervenire nel caso un malintenzionato, ignorando l’avvertimento del “campanello”, si introducesse ugualmente in una proprietà (“guardia armata”). Esempio tipico italiano, il mastino napoletano (o il cane corso) abbinato al volpino italiano.
Il cane grosso, ovviamente, aveva anche una funzione deterrente ben più efficace di quella del cagnolino, che però aveva il suo perché visto che era capace di avvisare dell’arrivo di un estraneo e quindi di mettere in allarme gli umani.
Per chi vive isolato, questa combinazione è ancora validissima: per chi vive in un quartiere residenziale molto popolato, al contrario, rischia di tramutarsi in un continuo abbaio fastidiosissimo da parte del cane piccolo (con conseguenti discussioni e liti con i vicini), che alla fine non serve più a nulla. Infatti, laddove passano centinaia di persone al giorno, il “cane campanello” ha due scelte: o quella di assuefarsi e quindi di non abbaiare più a nessuno (rara), o quella di abbaiare continuamente a tutti (più frequente, anche perché i cani campanello hanno caratteristiche particolari che non mi metto ad elencare qui, altrimenti non finisco più questo articolo, e che comunque sono a loro volta genetiche e quindi difficili da modificare).
Anche tra i cani di una certa mole, ovviamente, non tutti dispongono delle doti necessarie ad un buon cane da guardia.
A volte queste doti saltano fuori inaspettatamente: la mia meticciona Snowwhite, che per tutta la vita aveva coperto di baci e feste chiunque incontrasse, quando rimasi chiusa fuori di casa e dovetti chiamare i Vigili del Fuoco perché entrassero dalla finestra si rivelò una vera belva e non permise in alcun modo al povero vigile di entrare in casa. Provarono allora ad entrare dalla porta principale “forzandola” con la speciale lastra che hanno in dotazione, e il cane dal di dentro gliela strappò di mano con un morso.
Alla fine io chiamai il cane dalla porta da basso mentre il vigile entrava dalla finestra al piano di sopra: per fortuna sullo stesso piano c’era un pulsante apriporta, che lui fece in tempo a premere permettendomi di entrare in casa prima che la Snow, che vedendolo dentro già si stava scagliando contro di lui su per le scale, riuscisse a raggiungerlo.
Non appena io fui dentro casa e le dissi “Sono amici, sta’ buona”, la cagna cambiò completamente atteggiamento e dal vigile del fuoco andò, sì, ma per fargli le feste (che lui accolse con piacere, ma anche con un sottile velo di sudore sul volto).
In realtà, dunque, qualsiasi cane dotato di vigilanza, aggressività e combattività può fare “la guardia” in senso lato. Se però si vuole un tipo di guardia ben preciso, che comprenda anche la capacità di discernere tra amici e nemici e la capacità di dosare la propria azione a seconda del comportamento dell’intruso… allora bisogna rivolgersi necessariamente alle razze selezionate per questo: ma di questo argomento (e anche di come allevare e gestire un cane da guardia) parleremo nella seconda parte.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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