di VALERIA ROSSI – Nella prima parte di questo articolo ci siamo chiesti se il cane da guardia abbia ancora un suo perché e quali possano essere le conseguenze delle sue azioni. Ora vediamo quali sono le razze più indicate a questo compito e come le si debba allevare e gestire per ottenere una valida azione di difesa della proprietà.

Diciamo subito che un buon cane da guardia non può essere un cane indiscriminatamente aggressivo: quello si chiama, semmai,  “pericolo pubblico”. Il cane da guardia deve controllare il territorio, valutare chi si avvicina, dissuaderlo dal proseguire il suo avvicinamento e, solo nel caso in cui l’intruso ignori i suoi avvertimenti, passare eventualmente alle vie di fatto.
Questa precisa attitudine ce l’hanno soprattutto i cani da guardiania, selezionati per la custodia delle greggi: quindi più o meno tutti i cane da pastore di tipo molossoide (Pastore del Caucaso, dell’Asia Centrale, di Ciarplanina, di Tatra, il nostro Pastore maremmano-abruzzese eccetera). Ci sono poi i grandi molossi selezionati per svolgere la funzione di veri e propri “guardiani della casa” (come i nostri Mastino napoletano e Cane corso), che non hanno mai avuto nulla a che vedere con le greggi ma sono stati sempre impegnati proprio nella sorveglianza delle abitazioni.
Possono “fare la guardia”, in senso lato, anche le razze da difesa (riesenschnauzer, rottweiler, dobermann e boxer: sono solo queste quattro): ma questi cani, più che la proprietà in se stessa, proteggono l’uomo (non per niente sono appunto cani “da difesa!”) e quindi il loro atteggiamento è diverso. Se il vero cane da guardia è riflessivo e valuta le situazioni prima di intervenire, il cane da difesa normalmente parte “all’attacco” contro chiunque si avvicini al cancello e non si pone neppure il problema di “fermare” l’intruso con la sua imponente presenza. E’, insomma, molto più reattivo.
Lo stesso vale, in media, per i cani da pastore adibiti alla conduzione (pastore tedesco, scozzese, belga eccetera).

Personalmente, dovendo scegliere un vero e proprio “cane da guardia”, mi orienterei per prima cosa verso le razze da “guardia abitativa”: peccato che proprio quelle italiane siano state un po’ troppo pasticciate dall’uomo a fini “bellezzari” (soprattutto il Mastino napoletano) ed oggi risultino, nel loro lavoro, molto meno efficienti che nel passato.
Oggi vediamo, purtroppo, Mastini napoletani al limite della deformità, che magari sanno ancora abbaiare ed avere un buon effetto deterrente (si tratta sempre di 70 kg di cane!), ma ai quali i ladri potrebbero facilmente sfuggire semplicemente scappandosene, perché i cani non ce la fanno neppure più a correre!
Il Cane corso non è stato reso altrettanto handicappato, ma di errori di allevamento ne sono stati commessi a bizzeffe anche lì e la razza non si può, purtroppo, più considerare “in buona salute”.
Lo stesso discorso vale un po’ per tutti i cani che hanno cominciato ad essere apprezzati per la loro bellezza: gli allevatori di cani da show (i “bellezzari”, come vengono chiamati in gergo) si sono messi a selezionare solo l’estetica, perdendo spesso di vista il carattere e  le attitudini. Un modo di allevare che fa rizzare (giustamente) i capelli in testa, ma che in molti casi ha prodotto l’effetto diametralmente opposto, e cioè la tendenza ad allevare cani badando solo al carattere e infischiandosene della morfologia, con la scusa di “mantenere il cane per ciò che è sempre stato nei secoli” (o nei millenni, a seconda della razza) e di preservarlo, appunto, dallo scempio compiuto dai bellezzari. Peccato che il risultato sia stato un ulteriore scempio, e cioè l’allevamento di cani bravissimi nel loro lavoro, ma lontanissimi dallo Standard morfologico e quindi – di fatto – dalla propria razza. Su questo argomento scriverò un articolo a parte, perché credo sia il caso di dedicargli più spazio di quello che sarebbe sensato qui: quindi limitiamoci, per ora, a prendere atto del fatto che una razza dovrebbe sempre essere rappresentata da soggetti tipici, sani e in possesso delle corrette doti caratteriali ed attitudini. Se manca uno dei tre requisiti, manca “un pezzo di cane”.

Detto questo, “corrette attitudini”, nel caso dei cani da guardia, significa anche, in alcuni casi (per esempio proprio quello dei pastori da guardiania), “felicità nel vivere all’aperto e nell’avere a disposizione ampi spazi”.
I cani che per secoli (o millenni) hanno vissuto con le pecore in aperta campagna, rimanendo da soli per la maggior parte del tempo ed avendo con l’uomo solo contatti sporadici, non possono diventare cagnolini da appartamento da un giorno all’altro. Se li si costringe ad assumere questo ruolo, si va contro la loro natura: in una parola,  si manca di rispetto al cane (e pure a tutti gli allevatori che per secoli o millenni hanno lavorato alla sua selezione: ma se di questo può anche fregarcene pochino, del cane ci  deve fregare moltissimo).
In un commento alla prima parte dell’articolo, nella quale sostenevo – e continuo a sostenerlo – che il cane da guardia “funzioni meglio” (oltre che rischiare meno la vita) se viene tenuto dentro casa, ho letto una frase che mi ha fatto saltare sulla sedia, e cioè: “I maremmani tieniteli in camera da letto”.
ARGH!  Ma anche no!!!
Il pastore maremmano-abruzzese fa proprio parte di quella categoria di cani che in casa non si sente assolutamente a suo agio: che ci può stare “per fare un piacere a noi”, ma non certo perché piaccia a lui. Lui sente proprio l’esigenza, l’impulso, la spinta interiore (chiamatela come vi pare) a controllare tutto lo spazio possibile, a tener d’occhio anche a distanza i possibili predatori/malintenzionati che potessero avvicinarsi al loro gregge (anche quando questo “gregge” è composto dai bambini della sua famiglia). Se lo chiudete in uno spazio da cui non possa controllare tutto, lui va letteralmente in paranoia: ed è questo il motivo per cui tutti coloro che tengono i maremmani-abruzzesi in campagna li ritengono i cani più meravigliosi del mondo, mentre chi li tiene in città li trova mordaci, instabili, squilibrati.
Ma non sono squilibrati loro: siamo stati noi a non rispettarne l’indole, la storia, la selezione. E quando si tratta di animali di una certa mole e dal carattere bello “tosto”, a volte capita di “pagar pegno” anche in modo molto sgradevole per queste mancanze di rispetto.
Lo stesso discorso fatto per il maremmano-abruzzese, ovviamente, vale per tutti i cani da guardiania: Caucaso, Asia Centrale, Tatra e via dicendo.

Ma allora avrei detto una cavolata quando ho suggerito di tenere in casa il cane da guardia? Mi sto rimangiando tutto?
Veramente no… perché non mi pare di aver mai detto che in casa ci si deve tenere un pastore del Caucaso. Se ci teniamo un cane da difesa, per esempio, lui sarà felicissimo (anzi, sarebbe infelice se lo lasciassimo fuori).
Il fatto è che – e non mi stancherò MAI di ripeterlo – i cani non sono tutti uguali. Sono 14.000 anni (almeno) che i cani vengono selezionati dall’uomo per compiti diversi, e non è che in cinque minuti possiamo buttar nel cesso 14.000 anni di selezione solo perché ci sembra simpatico tenere il Caucaso in camera da letto.
Ce lo vogliamo tenere, o meglio vogliamo dargli la possibilità di stare “anche” lì? Benissimo: diamogli modo di scegliere.
Basta procurarsi una porta da cani di misura adeguata e far decidere a lui se vorrà stare in casa o in giardino (in alternativa potrei anche dirvi “lasciate la porta aperta, tanto è difficile che qualcuno venga a rompervi le scatole se avete un Caucaso”: ma questo, nel 2012, mi pare un filo eccessivo. Qualcuno potrebbe arrivare, eccome: quindi è molto meglio la porta per cani). Faccio una previsione (facile): nove cani su dieci, tra le razze da guardiania, decideranno di stare fuori, ma sdraiati sulla soglia di casa. In questo modo potranno sorvegliare tutto il sorvegliabile e restare contemporaneamente a contatto con la loro famiglia.
Non sopportate proprio l’idea del cane “in esterni”, perché avete paura degli avvelenamenti o di altri eventi nefasti? E allora prendetevi un dobermann e tenetelo in camera con voi!

Esistono 342 razze diverse di cani: c’è una scelta immane tra taglie, pesi, colori e anche attitudini. Chi è più sensibile verso i pericoli che potrebbe correre un cane da guardia NON è sicuramente obbligato a sceglierne uno che ama vivere fuori: se ne prenda uno che vuole vivere dentro. Magari spalmato dentro al letto, e non solo in camera da letto.
Chi invece pensa che qualche rischio si possa anche far correre al cane, pur di evitare il più possibile i rischi per l’incolumità propria e della propria famiglia, potrà prendersi il Caucaso o l’Asia Centrale  o anche il Maremmano-abruzzese.
E potrà compiere ancora ulteriori scelte: se vuole il cane più riflessivo, che attacca solo qualora pensi che ci sia un effettivo pericolo, meglio il Maremmano Abruzzese (o il Mastino Napoletano). Se vuole un cane più reattivo, che lasci passare ben poco tempo tra l’avviso e l’attacco, meglio i pastori dell’Est (non nel senso di “provenienti dal traffico cagnaro di cuccioli”, ma nel senso di “originari dell’Est europeo”!). Se vuole una via di mezzo tra un “cane campanello” e una “guardia armata”, ovvero un cane che abbai ferocemente a tutti e che abbia però una taglia consistente e tale da poter avere un buon effetto deterrente, allora potrà prendersi un pastore tedesco. E così via.
Le possibilità di scelta sono infinite: basterebbe informarsi davvero sul tipo di cane che si ha in mente, e controllare per benino che corrisponda alla nostra idea di “cane da guardia” (e anche di “cane” in generale”) per evitare ogni problema.
Invece, purtroppo, spesso si sceglie il cane in fotografia (perché “Va’ che bello che è!”) e poi, se le sue attitudini non concidono con le nostre aspettative, si cerca di cambiare il cane anziché adeguarsi alle aspettative. Dopodiché, di solito, succede la stessa cosa che succede alle donne che sposano un uomo notoriamente bastardo inside, convinte di poterlo “cambiare”: si divorzia. Perché “gli uomini non cambiano”, come cantava Mia Martini. Ma i cani nemmeno.
O meglio, possono cambiare “un po'”: perché ci amano  (molto più degli uomini), perché si sforzano di compiacerci e di diventare come li vogliamo (immensamente più degli uomini)… ma il loro DNA non può cambiare solo per amore. Proprio come con i mariti, la cosa può funzionare per un po’, ma alla fine la genetica salta fuori comunque.
Quindi, perché cercare di forzarla? Non è meglio scegliere fin dall’inizio il cane più adatto a noi? E’ molto più facile con i cani che con i mariti, eh… perché gli uomini mentono e i cani no.

Nella prima parte avevamo lasciato ancora un argomento in sospeso: quello del modo di allevare/gestire/educare un cane da guardia. Abbiamo già detto che l’attitudine alla guardia è genetica, e che quindi non si può “insegnare” ad un cane ad essere territoriale o vigile: ma si possono migliorare, “allenare”, per così dire, queste attitudini?
La mia risposta è “ni”. Ovvero, potere si può, ma a mio avviso non ne vale la pena: perché se il cane le ha, le tirerà fuori comunque al momento giusto.
Quello che si può fare è cercare di non avere “cani killer” che provano a mangiarsi chiunque, anziché valutare casi e situazioni: e il modo migliore per ottenere cani che ragionano è, innanzitutto, quello di socializzare i cuccioli.
Molti appassionati di cani da guardia (compresi alcuni allevatori) credono ancora che il cane da guardia debba essere il classico “cane di un solo padrone”, che detesta tutto il resto del mondo: quindi suggeriscono di non socializzare i cuccioli con nessuno che non appartenga alla famiglia (e nei casi estremi, addirittura di fargli avere esperienze negative con gli estranei). Ma in questo modo: a) non si avrà mai un cane capace di distinguere tra amici e nemici, né di valutare e ragionare su ciò che è giusto fare: si avrà invece una bomba innescata, che personalmente non vorrei per nessun motivo al mondo; b) si avrà un cane che ha timore dell’uomo, perché gli animali (tutti, compreso l’uomo) hanno paura di ciò che non conoscono e, se attaccano, attaccano per difendere se stessi prima ancora che la loro famiglia/casa/gregge o quel che sia. Il che si traduce, molto spesso, in cani che devono essere tenuti alla catena per essere davvero efficaci: perché potendo scegliere, vedendo arrivare un estraneo, non gli vanno incontro con fare minaccioso ma scappano. Penso che chiunque di voi abbia avuto modo di incontrare qualche esemplare della categoria “finché il cancello è chiuso sembro una belva, appena il cancello si apre vado a nascondermi dietro le gambe di papà”.

Ovviamente la cosa diventa meno probabile se si sceglie una vera razza da guardia: in questo caso il cane potrà vincere il timore e la diffidenza e fare ugualmente il suo lavoro.
Però non vedo, sinceramente, il motivo per costringere un cane a lottare ogni volta con se stesso, quando una buona socializzazione (e diverse esperienze successive verso tutti i possibili “casi della vita”) possono dargli sicurezza e autostima, nonché metterlo in grado di pensare: “Tu chi saresti? Aspetta un po’ che valuto i tuoi atteggiamenti, la tua faccia, il linguaggio del tuo corpo…e poi decido se è il caso di fermarti semplicemente lì dove sei finché non arrivano i miei umani, oppure se posso morderti una chiappa. Intanto sappi che non mi fai paura, e che quello intimorito devi essere tu“.
Scordatevi la leggenda metropolitana (ahimé, diffusissima) secondo cui un cane socializzato non può essere un buon cane da guardia: è esattamente il contrario! Un cane che conosce il mondo, che conosce le persone e sa distinguere situazioni “normali” da situazioni “a rischio” sarà sempre estremamente più efficace di quello che ha paura di tutto e di tutti.
L’esempio della mia Snowwhite col vigile del fuoco, fatto nella prima parte dell’articolo, credo spieghi perfettamente il concetto: una cagna stra-socializzata, amica di tutti e giocherellona con tutti, nel momento in cui ha ritenuto che ci fosse un pericolo si è letteralmente trasformata. Se vogliamo portare avanti lo stesso esempio… nel caso in cui non fosse stata socializzata, sicura di sè e delle sua possibilità,  la Snow avrebbe potuto fare la stessa identica sceneggiata, ma una volta che il vigile fosse entrato in casa si sarebbe probabilmente rintanata in un angolo a ringhiare tremando di rabbia impotente.
Quindi, per l’amor del cielo: socializzate sempre TUTTI i cuccioli. Anzi, i futuri cani da guardia socializzateli ancora di più, perché solo così impareranno a discernere tra le varie situazioni.

Infine: uno dei motivi per cui spesso si cade nella trappola del “cane che non deve mai essere toccato/accarezzato” è l’aspettativa esagerata degli umani, che pretendono che un cane di nove-dieci mesi si comporti già come un perfetto guardiano.
Ma santa pupazza… se aveste bisogno di un body guard a DUE zampe e non a quattro, scegliereste forse un ragazzino di tredici anni?!?
Il cane deve crescere, maturare, completarsi prima di cominciare a svolgere i suoi compiti all’interno del suo branco/famiglia: e siccome i molossoidi sono proprio tra i cani che maturano più lentamente, ci vorranno almeno due anni e mezzo (più facilmente tre) per poter valutare davvero le  loro capacità.
Se avete fretta, compratevi una pistola: ma non rovinate i cuccioli pretendendo performance che non sono ancora in grado di darvi e non cercate scorciatoie inutili o addirittura controproducenti.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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