di VALERIA ROSSI – Me lo chiedono spessissimo, me l’hanno chiesto ancora stamattina: “Ma quand’è che posso portarlo a fare un po’ di addestramento?”
Messa così (e c’è da dire che la mettono praticamente tutti così, con buona pace di chi tanto si è sbattuto per creare guerre di religione tra “educatori” e “addestratori”), la risposta dovrebbe essere “a sei-sette mesi, almeno”.
Però io mi precipito sempre ad aggiungere: “…ma l’educazione di base si comincia a due mesi!”, perché intanto so che la stragrande maggioranza delle persone, per “addestramento”, intende proprio questo: l’educazione di base, le regolette e i pochi comandi che servono esclusivamente ad avere un cane sotto controllo, capace di vivere serenamente nel contesto di una famiglia civile e di non farci vergognare quando lo portiamo in giro.
Per la stragrande maggioranza della gente questo è anche tutto ciò che serve: non sentiranno mai l’esigenza di andare oltre e di arrivare al vero e proprio “addestramento”, che è invece l’insegnamento di una disciplina sportiva, o di un “lavoro” di utilità sociale, insomma di tutto ciò che va oltre le semplici dinamiche del vivere comune.
Personalmente, pur avendo addestrato cani per mezza vita, adesso ho bisogno solo di un cane educato: e infatti è quello che ho.
La Bisturi non sa fare assolutamente niente ed è un perfetto esempio di “cane inutile”… però non tira al guinzaglio, non sporca in casa, viene quando la chiamo, si siede se glielo chiedo (e se ha qualcosa di morbido sotto il sedere: altrimenti no), resta ferma se mi sposto e non voglio che mi segua.
Per la vita che conduciamo noi, ce n’è d’avanzo! Se aggiungiamo anche che non litiga con nessuno ed è amichevole con tutti (a meno che non le rompano le scatole, ovvio…), direi che il mio cane rappresenta proprio l’essenza di ciò che il proprietario medio desidera.
Ma questo NON è un cane “addestrato”!  Questo è proprio il minimo sindacale, sono le basi che si danno, appunto, ai cuccioli di due mesi… tant’è vero che non ho dovuto insegnare nulla di tutto questo alla mia cagna, che pure fino al momento di entrare a casa mia era vissuta in allevamento con compiti di fattrice. Insomma, doveva far cuccioli e stop: ma siccome viveva dentro casa, e qualche volta è uscita anche in esposizione, il minimo sindacale è stato insegnato pure a lei, da cucciola.

Sì, perché è importante che lo si faccia con i cuccioli: e non perché “dopo non imparano più”, ma perché dopo, di solito, gli umani sono già riusciti  a complicare le cose e ad insegnare al cane (sì, letteralmente insegnare, anche se non l’hanno fatto certamente apposta) a comportarsi peggio che può!
Così capita che molti pensino: “Ad educare il cane ci penso io, che ci vuole? Poi, quando ha un annetto. lo porto al campo a fare (agility, UD, disc dog, obedience… quello che preferite)”.
La verità, però, è che quando arrivano al campo l’istruttore deve passare mesi: a) a rieducare il cane; b) a educare gli umani. E poi, semmai, si comincia a fare agility o UD o disc dog!
E allora: se non si è capaci, se non si sa nulla di cinofilia, se per “addestrare il cane” si intende “dargli le basi per saper stare correttamente nella società umana”… allora al campo bisogna andarci SUBITO, con il cucciolo piccolissimo.
Che avrà modo di socializzare e di interagire con altri cani sicuri e controllati intanto che i suoi umani imparano qualcosa di utile e che anche lui capisce il significato di semplici comandi come “vieni”, “terra”, “resta”.

Chi poi pensa che queste siano “vecchi e superati modi di approcciare il cane, che invece dev’essere lasciato libero di decidere da solo quello che vuole fare”… può anche starsene a casa, per carità. O frequentare un campo in cui di comandi non si parla proprio, perché i comandi sono brutte cosacce cattive. Addirittura “coercizioni”, da evitare come la peste.
Proprio un paio di giorni fa discutevo con un educatore sull’opportunità di “lasciare il cane libero di scegliere”: lui sosteneva che i comandi in quanto tali non devono esistere, ma che si deve cooperare. Io propongo una cosa al cane, lui può scegliere se fare quello che gli chiedo oppure proporre qualcosa di diverso, e così via.
Molto carino, sulla carta: ma – gli ho detto – se il cane si sta scapicollando in mezzo a una strada trafficata, devo lasciar decidere a lui se farsi ammazzare o meno? O preferiamo che obbedisca quando gli dico “vieni qui”?
La risposta mi ha lasciata così allibita che ho preferito non continuare la discussione, perché evidentemente si parlavano lingue diverse: infatti lui mi ha detto che il cane a rischio di farsi investire è “figlio di un proprietario irresponsabile che contravviene alle norme di legge (guinzaglio di max un metro e mezzo)” e che lui con i cani coopera dentro casa, mentre fuori li tiene al guinzaglio”.
Ma come?!? E la cooperazione, la libertà di scelta, le proposte alternative?!?  Valgono solo indoor?
Fuori di casa, se il cane proponesse di andarsi a fare una corsa nel prato anziché restarsene legato al guinzaglio, la risposta sarebbe “picche”?

Berlusconi parlerebbe di “cooperazione a orologeria”: io preferisco dire che ad essere liberali così son capaci tutti…ma che ha ragione Giovanni Giacobbe quando parla di “addestrare alla libertà”.
Perché solo il cane educato/addestrato a rispondere prontamente ai nostri comandi può essere veramente libero. Libero di stare, qualche volta, anche senza guinzaglio (magari non in mezzo al traffico… ma in condizioni di discreta sicurezza, sì); libero di giocare con altri cani; libero di scoprire, annusare, esplorare…almeno finché non rischia di mettersi nei guai, perché a quel punto gli si chiede di tornare da noi. E lui ci torna, senza discutere e senza mettersi a fare proposte alternative.
E’ sempre una cooperazione, sia ben chiaro: perché io non chiedo al cane di tornare se non ce n’è motivo. E’ quella cooperazione sana, etologica, in cui ognuno si dà da fare per il bene di tutti i membri del gruppo: quindi, se ti dico “vieni”, è perché è necessario che tu venga. Se ti dico “resta”, è necessario (per tutti) che tu non ti muova.
Che tu possa rispondermi “no, guarda, non mi va di restare fermo: ti propongo una cosa alternativa, vado a mangiarmi quel gatto là” è  una cosa che per me non può letteralmente esistere. Ma si vede che non può esistere per molti, non solo per me: perché alla fine, sui campi di addestramento, ci arrivano in fila indiana anche tutti coloro che sono andati a fare “dis-” educazione al campo cinofilosofico e che adesso hanno il cane che non è proprio che “proponga”. Si fa gli affaracci suoi quando gli pare e piace, punto e basta.

Quindi, concludendo:

a) se volete un cane civile e ben socializzato, andate su un qualsiasi campo (non quello di un macellaio, ovviamente!) col cucciolo di due mesi … prima di riuscire a rovinarlo!
b) se volete anche un cane obbediente, non nel senso di cane-robot e sicuramente NON nel senso di “cane che obbedisce perché vi teme”, ma in quello di “cane che conosce il significato di alcuni semplici comandi e che obbedisce con gioia perché voi siete il suo faro e la sua guida”, andate su un campo in cui i comandi si insegnino davvero. Ovviamente senza coercizioni e violenze, ma facendo capire al cane che la parola del Boss è il Vangelo e non qualcosa che si può mettere in discussione ogni due per tre;
c) se volete un cane addestrato, cominciate sempre a due mesi con l’educazione di base e poi, quando il cucciolone ne avrà almeno sei-sette, avvicinatelo alla disciplina che avete scelto. Ma le basi devono già esserci, altrimenti si dovrà ricominciare sempre da quelle perdendo tempo prezioso… e in molti casi dovendo prima “demolire” tutti i vizi acquisiti.

In due parole: campo subito, ma soprattutto campo adatto alle nostre reali esigenze ed aspettative.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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