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Io e Afra– parte IX: a spasso con Afra

afranove1di MARIO GIOVANNINI –  La prima passeggiata della giornata è un rituale quasi liturgico, che si ripete puntuale ogni giorno. Mentre quelle del pomeriggio e della sera godono di una discreta componente di casualità, in base a leggere variazioni d’orario e d’umore, che possono influire in varia misura, la mattina mi devo attenere a una routine piuttosto ferrea per problemi di orario.
In una sorta di dejà vu costante – che a tratti mi ricorda il primo Matrix – ho deciso di sfruttare le ‘comparse’ di questo rituale per lavorare sui problemi di Afra.
Quindi alle 7 meno 5, spaccate, noi si scende.
Esco dal portone sempre per primo, non per pretese di Alpha Roll ma semplicemente per evitare che, sbattendo contro il ‘ragazzo con la cuffia’ che passa davanti a casa nostra più o meno sempre a quell’ora, Afra cominci la giornata nel peggiore dei modi.
Proseguiamo fino in fondo alla via, poi si gira a sinistra sul viale. Deserto.
Prendiamo la prima a sinistra e troviamo il ‘furgoncino blu’ che scalda il motore. Ormai viene ignorato, anche se per parecchio è stato un bell’ostacolo.
Dopo aver attraversato il primo incrocio, ci troviamo alle spalle ‘l’uomo con il cappuccio che fuma’. Cammina spedito, di solito ci supera prima dell’incrocio successivo. Umano alle spalle… pericolo costante! Ma da qualche giorno non c’è più bisogno di cambiare lato della strada, Afra si mette seduta e aspetta tranquilla che sia passato.
Altro viale, fino ai giardinetti. Deserto.
Stesso viale in senso opposto fino ‘all’uomo che starnutisce’. Sembra un mortaio! Appena esce di casa, nel tragitto fino alla macchina, spara uno starnuto dietro l’altro. Ho paura che un giorno o l’altro gli parta la lingua dalla bocca. Questo l’ha sempre ignorato, per cui…
Arriviamo fino al ponte, Afra si appoggia alla balaustra con le zampe davanti e si prende due coccole. Prendiamo a sinistra ed evitiamo ‘l’arrabbiato’, perché con questo non c’è niente da fare. Ma probabilmente cambierei lato della strada anche se fossi da solo.

afranove2Poco più avanti incrociamo quello ‘con la cartella a tracolla’. Ha la faccia simpatica, ci sorride e qualcosa deve aver intuito. Ci passiamo sempre più vicino, sempre più vicino.
All’angolo si gira a sinistra e incontriamo ‘la bionda’ che una passione per Afra. Una ragazza simpatica, che dal primissimo giorno ha intuito la situazione e mi chiede costantemente dei suoi progressi. Prima ci si salutava da una parte all’altra del viale, ora finalmente ci fermiamo a fare due chiacchiere. Afra si siede e aspetta.
Un centinaio di metri più in là, al balcone, ci aspetta ‘la mamma di Micio’, che ci saluta sempre e ogni tanto ci chiede come va. Micio, che è un Siberiano di 10 Kg, ci fissa da sopra un muretto, molto intensamente. Arriviamo poi fino al bar in fondo alla strada. In cui sogno un giorno di riuscire ad entrare a prendere un caffè.
Per il momento ci passiamo vicino, dando un’occhiata all’interno.
Si gira per attraversare i giardinetti, che per Afra sono la parte migliore della passeggiata, e sbuchiamo sulla via che riporta a casa. Ormai sono quasi le 8 e, visto che abitiamo tra la stazione e una scuola, c’è parecchio movimento. Se non è ancora arrivato ‘il palo’, un ragazzino che si pianta davanti all’ingresso del cortile in adorante attesa della sua amichetta, facciamo ancor un giretto in giardino, così la sguinzaglio per una decina di minuti.
E poi via, che si comincia la giornata!

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Informazioni su Mario Giovannini

Mario Giovannini è nato a Vercelli nel 1968, dove vive tuttora con quattro gatti, un cane, tre chitarre e una moglie molto paziente. Giornalista, scrittore, fotografo e musicista, si occupa di editoria da più di vent’anni, conciliando la professione di editor responsabile dei contenuti di una piccola casa editrice con l’attività di giornalista free lance per alcune delle più prestigiose riviste del settore musicale italiano.




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