zootec1di VALERIA ROSSI – L’articolo sul discutibile codice deontologico della FICSS ha scatenato alcune polemiche sterili, ma anche molte discussioni interessanti. E meno male, perché lo scopo dei miei articoli “critici” è proprio quello di invitare i cinofili a discutere e a ragionare (se possibile, civilmente: con qualcuno non ci si riesce, ma con molti altri sì, grazie al cielo).
L’argomento che mi è parso più interessante in assoluto è questo: la FICSS (e non solo lei, ma anche altre associazioni che mirano alla diffusione dell’approccio cognitivo) si propone come alternativa all’approccio zootecnico, che – dicono – dovrebbe essere appannaggio dell’ENCI, e dal quale prende le distanze.
A mio avviso questa contrapposizione è assolutamente assurda: e mi fa pensare che chi l’ha fatta non abbia le idee molto chiare su cosa significhi “zootecnia”. Quindi proviamo a parlarne un po’  e vediamo se riusciamo a capirci.
Wikipedia ne dà un significato piuttosto chiaro: la zootecnia…

…è costituita dal complesso delle applicazioni della biologia all’allevamento degli animali al fine di migliorarne il fenotipo (l’insieme dei caratteri che l’individuo presenta), che risulta dalla costituzione ereditaria (genotipo) e dalla costituzione acquisita (paratipo) per l’azione dei fattori esterni ambientali (condizioni climatiche, alimentazione, condizioni di allevamento).

Accoppiamento non esattamente zootecnico
Accoppiamento non esattamente zootecnico

In cinofilia, tradotto in soldoni: si cerca di migliorare la bellezza, la salute e il carattere dei cani  (tutte e tre espressioni fenotipiche, ovvero “visibili dall’esterno”, a differenza di quelle genotipiche che invece si verificano all’interno dei geni e possono anche non manifestarsi in modo visibile).
Questo scopo lo si persegue attraverso la selezione, ovvero l’allevamento mirato in cui si cerca di accoppiare solo i soggetti più dotati.
Ancor più in soldoni: lo scopo dell’allevamento zootecnico è quello di far nascere cani il più possibile tipici, sani ed equilibrati.
Poiché QUESTO è il solo vero significato del termine, “porsi come alternativa” alla zootecnia dovrebbe automaticamente significare “cercare di far nascere cani atipici, malati e squilibrati”.
Poiché questo non può essere, evidentemente, l’intento di nessuna associazione, si può solo dedurre che qualcuno non abbia la minima idea di cosa sia la zootecnia quando parla di andare in contrapposizione ad essa.

Il brutto è che a forza di voler distinguere tra zootecnia e zooantropologia, a lungo andare, si potrebbe arrivare esattamente a  questo: a rischiare (anche senza farlo apposta) di far nascere proprio cani atipici, malati e squilibrati, per pura e semplice ignoranza di cosa significhi allevare.
Per quale motivo gli allevatori sono quasi tutti di “impronta” zootecnica, mentre se ne trovano davvero pochissimi tra le fila di cognitivisti, zooantropologi ecc.?
Semplice: perché chiunque abbia una vaga idea di cosa sia un cane nel suo insieme non può ignorare che, a monte di qualsiasi tipo di approccio, ci debba essere un soggetto sano ed equilibrato (e lasciamo pure perdere, per ora, la tipicità: ma ci torneremo sopra tra poco):  infatti i “processi relazionali” che i cognitivisti mettono al primo posto (e mi sta benissimo che lo facciano: ognuno è libero di avere le proprie priorità) non potrebbero mai funzionare se il cane fosse malato o fuori di testa.
Fin qui siamo tutti d’accordo?
Mi auguro davvero di sì, perché in caso contrario quelli fuori di testa non sarebbero i cani, ma gli umani.

zootec5Bene: a questo punto mi sembra anche evidente che per ottenere cani sani ed equilibrati non si possa sperare solo nella benevolenza della fatina dei cuccioli.
E’ invece importantissimo, fondamentale, vitale che si effettui un’accurata selezione dei riproduttori… perché, guarda caso, salute e carattere sono trasmessi geneticamente. Sono ereditari. Passano dai genitori ai figli.
Ma allora, come si fa a dividere le due cose?
A me pare assolutamente lapalissiano che, prima di pensare a  qualsiasi tipo di relazione, si debba pensare a far nascere cuccioli “dotati” (ovvero, sani ed equilibrati): e questo è ciò che fa la zootecnia.
POI vengono l’approccio, la relazione, l’educazione… ma è assolutamente ridicolo che si pensi di mettere in contrapposizione due fattori che invece devono forzatamente coesistere; uno dei quali, inoltre (proprio la zootecnia) è obbligatoriamente propedeutico all’altro.

Detto questo, credo di aver comunque capito che la FICSS (che ripeto, utilizzo come esempio solo perché la discussione è partita da un articolo che la riguardava: ma non è l’unica a ragionare così) salta a pie’ pari tutto il discorso allevatoriale perché non è di questo che si occupa: e quando parla di “basarsi sullo sviluppo e sull’utilizzo di qualità performative” (riferendosi all’ENCI) parla esclusivamente dei settori sportivi/lavorativi.
Ma la cinofilia non può funzionare così!
I cani non sono automobili (e proprio i cognitivisti dovrebbero essere i primi a concordare su questo!), in cui si possono assemblare insieme motori costruiti a  Torino e carrozzerie costruite a Detroit.
Il cane è un essere vivente, un essere unico in cui tutto concorre nello stesso momento e nello stesso posto!
Quindi l’allevamento non si può ignorare, né trascurare.
Lo si può delegare, certo… ma l’interesse per quello che viene fatto in questo settore dev’essere sempre altissimo.

zootec4Ma torniamo al campo prettamente sportivo.
Per quale motivo si pensa che l’ENCI, per esempio, organizzi prove di lavoro “basate sulle qualità performative”?
Perché tutti i soci ENCI pensano solo a sbandierare coppette e coccarde?
Neanche per idea.
Qualcuno c’è, per carità, che la pensa così: ma il mondo della zootecnia NON è fatto soltanto di queste persone, che anzi vengono guardate con un certo compatimento dai tecnici “veri”.
Il fatto è che le prove di lavoro – a differenza di quelle esclusivamente ludiche, che per carità sono tanto carine e simpatiche, ma dal punto di vista riproduttivo non indicano quasi nulla – sono nate proprio per testare le qualità dei cani da usare in allevamento. E le coppe e coccarde servono prima di tutto a certificare ed accreditare questo lavoro, che è anche difficile e delicato.
Ma questo è  proprio il punto che spesso, chi zootecnico non è, non riesce neppure a capire.
Una lettrice, nei commenti all’altro articolo, ha scritto:

“Nel 2013 il cane non è quello che ci aiuta a trovare da mangiare, non è quello che difende le carovane, il cane è il nostro amico. Lo sport non è e non deve essere finalizzato all’offesa. Trovo assolutamente senza senso non adeguarsi alle normative. Alcuni tipi di preparazione, offesa e difesa, devono essere esclusività delle forze dell’ordine, non del cittadino comune”.

Ecco, questa visione io non riesco a comprenderla. Mi sembra che si stia parlando di qualcosa che non si conosce affatto.
Tanto per cominciare, non esistono discipline sportive di “offesa”: di difesa invece sì.
Ed esistono perché per secoli i cani sono stati selezionati per svolgere proprio questo compito: difendere i loro umani.
Il cane, essendo il nostro amico, non ci dovrebbe più difendere?  Lo troverei quantomeno curioso!
Quando ho un amico, a due o a quattro zampe che sia, mi aspetto proprio che mi difenda – eccome! – in caso di bisogno.
Il cane non ci aiuta più a trovare da mangiare?
Be’, no, se andiamo al supermercato. Se invece andiamo a procurarci il cibo per conto nostro, il cane da caccia fa esattamente questo: ci aiuta a procurarcelo.
Come è noto, almeno a chi mi conosce, io sono fortemente contraria alla caccia: però devo anche riconoscere che il pollo che compro al supermercato non è meno morto del fagiano abbattuto con l’aiuto del cane.

zootec7(Parentesi: ognuno può avere la propria sensibilità e i propri sentimenti, e personalmente credo che morirei di fame se  dovessi ammazzare da sola il mio cibo… però la mia è più vigliaccheria che animalismo, visto che la carne uccisa da altri la mangio.
Per questo concepisco che la caccia esista ancora – perché altri possono essere meno ipocriti di me… – e forse mi dispiacerebbe che sparisse proprio del tutto, perché in quel caso temo che sparirebbero anche tutti i cani da caccia. Cosa che, da cinofila, non posso mandar giù.
La mia posizione, dunque, è di essere contraria alle “stragi”: alle decine di poveri animali uccisi solo per farsi la foto con lo stuolo di cadaveri ai piedi. Questo sì, lo trovo da pazzi furiosi. Ma andare ad ammazzare UN singolo animale che si cucinerà quella sera e che sfamerà una famiglia… quello lo trovo esattamente equivalente ad andare a comprare lo stesso animale dal macellaio sotto casa.
E’ diverso dal punto di vista morale (almeno dal mio), perché un conto è pensare che “sia uno sporco lavoro, ma qualcuno debba pur farlo” e un altro è divertirsi a farlo, quello sporco lavoro. Ma dal punto di vista del morto ammazzato, non cambia veramente nulla: anzi, semmai cambia il fatto che il fagiano morto sparato può aver vissuto fino a quel momento una vita libera e naturale, mentre il pollo magari è vissuto in una gabbia senza mai vedere la luce del sole.
Forse la FICSS, oltre a vietare ai suoi affiliati di praticare la caccia, dovrebbe imporre una dieta vegetariana. Così sarebbe davvero coerente… ma forse perderebbe qualche tessera, quindi si ferma a metà strada: sarà mica animalismo di comodo? Chiusa parentesi).

zootec6E ora torniamo al discorso “utilità e difesa”, perché questo è sicuramente il settore in cui gli approcci zootecnico e zooantropologico vanno maggiormente in conflitto (almeno secondo  quegli zooantropologi e quei cognitivisti che hanno deciso di ignorare – o addirittura condannare, a seconda dei casi – l’esistenza di queste discipline).
Domanda numero uno: il cane da difesa è diventato “inutile”? E’ “superato”?
Personalmente lo penserò solo il giorno in cui nessuno stuprerà più donne nei parchi pubblici, nessuno scipperà più le vecchiette, nessuno minaccerà più nessun altro in mezzo alla strada.
Ma siccome queste cose continuano a succedere (anzi, sono in costante aumento) mi aspetto che il mio cane, in uno qualsiasi di questi casi, mi difenda:  esattamente come me lo aspetterei da un mio amico o dal mio fidanzato.
Se questi ultimi, vedendo arrivare un malintenzionato, scappassero a nascondersi, credo che la nostra amicizia/amore finirebbe in quel preciso istante. Certo, se poi il mio fidanzato è venti chili vestito e con gli stivali di gomma, c’è pure il rischio che dal tentativo di difendermi ne esca malridotto. Però mi aspetto ugualmente che ci provi: altrimenti  penserei che è un vigliacco.
Ora, se non posso certo scegliermi fidanzati e amici “a peso”, né costringerli ad andare in palestra in vista di una futura, possibile aggressione… il cane invece posso scegliermelo anche in base alle doti psicofisiche tipiche della razza.
Non perché mi interessino “solo” quelle, sia chiaro: ma perché magari vivo in quartiere malfamato e quindi mi fa piacere che abbia “anche” quelle.
Perchè non si sa mai.
E perché, in caso di necessità, non avrò perso nessunissima delle “altre” cose che mi può dare un cane… ma avrò anche la possibilità di essere difesa da qualcuno che non sia un vigliacco e che se la possa giocare con chiunque.
Così, oltre all’affetto, all’amicizia, alla simpatia eccetera eccetera (che sono tutti uguali identici in qualsiasi cane, di razza o no) potrò avere il valore aggiunto (NON sostitutivo: aggiunto!) di  una certa prestanza psicofisica.
E’ condannabile? E’ una brutta cosaccia di cui vergognarsi?
Spero di no… così come spero che nessuno voglia raccontarmi che andare in giro col barboncino o col rottweiler non faccia una qualche differenza anche agli occhi dell’eventuale malintenzionato.

zootec8E adesso facciamo un passo avanti.
Devo fare per forza IPO o Mondioring, per essere sicura che il mio cane mi difenda in caso di bisogno?
Attenzione, perché qui arriva il punto cruciale: infatti la risposta è NOOOOOOO!!!
Il cane da difesa, proprio perché ha doti caratteriali di un certo tipo, non ha nessun bisogno di addestramento per affrontare chi dovesse mettermi le mani addosso.
Lo sa fare benissimo da solo. E lo fa spontaneamente!
Però, per arrivare ad averle, quelle doti, deve essere stato selezionato in modo da poterle avere: quindi deve essere figlio di genitori che già le avevano, nipote di nonni che già le avevano…e così via.
E adesso, ditemi: come faccio a selezionare le doti caratteriali di un cane da difesa?
Devo forse aspettare che qualcuno tenti di scipparmi o violentarmi, vedere cosa fa il cane e poi decidere di conseguenza se accoppiarlo o no…e questo sempre che nel frattempo qualcuno abbia tentato di aggredire anche il proprietario della femmina, altrimenti la selezione rimane a metà?
Mi sembra evidente che non può funzionare così (e aggiungo: per fortuna!).
Quindi cosa si è fatto, in cinofilia e in zootecnia?
Si sono create discipline attraverso cui poter testare le doti caratteriali, senza dover aspettare che si rendesse necessario usarle nella vita di tutti i giorni (subendo quindi delle aggressioni).
Si sono create delle “simulazioni”,  dei giochi: un po’ come quelli dei bambini che giocano alla guerra (anche se domani non è detto né che si arruolino, né tantomeno che vadano per strada a sparare alla gente).

attacco_dobIn realtà un cane che fa IPO, “solo” per il fatto di fare IPO, non sarebbe in grado di difendere proprio nessuno… a meno che il malvivente non indossasse una manica (o costume intero, se parliamo di Mondioring) e non si mettesse a gesticolare come un pazzo. Perché il gioco è quello: mordere la manica, che per il cane  è un giocattolo. NON mordere l’uomo!
Il vero punto chiave, quello che sembra non essere per nulla chiaro a chi fa certe distinzioni, è questo: il mio cane mi difenderà spontaneamente solo se in lui saranno state selezionate le doti necessarie.
Il che significa che uno schnauzer o un boxer mi difenderanno se i suoi genitori o i suoi nonni saranno stati scelti guardando cos’erano capaci di fare in IPO, o se avranno almeno superato uno ZTP, o una qualsiasi altra prova nata proprio per testare le doti dei riproduttori.
C’è un solo vantaggio aggiuntivo che mi possono dare, nella vita di tutti i giorni, le discipline di morso: e cioé quello di poter chiedere al cane di “non” mordere il signor X (che magari “sembra” aggressivo, ma non lo è), oppure di mollare la presa qualora il signor X fosse stato davvero uno scippatore, ma che adesso io ritenessi che non ci fosse bisogno di  ulteriori interventi da parte del cane (perché magari nel frattempo ho chiamato la polizia, che è arrivata).
Ma questa è, appunto, una cosa “in più”. Il VERO scopo di queste discipline è quello di salvaguardare, potendole identificare e quindi riprodurre, le doti naturali dei cani.
E questa è la “zootecnia”.
Cosa ci sia di male, mi piacerebbe saperlo.

Forse c’è di male che “esistano” i dobermann, i rottweiler, gli schnauzer e i boxer?
Se è questo che pensate, allora ditelo chiaramente… perché togliendo loro la possibilità di essere quello che sono (e cioè cani da difesa) in pratica distruggereste queste quattro razze; così come non praticando più la caccia si arriverebbe all’estinzione dei cani da caccia. E allargando ancora un po’ il tiro, si arriverà facilmente all’estinzione di tutti i cani di razza pura… perché la storia del “fargli fare qualcos’altro” possono bersela le sciuremarie che non hanno a che fare con l’allevamento. Ma non può bersela un allevatore zootecnico, visto che a lui servono prove che gli consentano di selezionare le doti specifiche di una certa razza.
Un boxer o un setter da agility possono divertirsi come pazzi, certamente! Ma dal punto di vista riproduttivo non servono più a nulla, perché non si saprebbe cosa guardare.
L’agility, il disc dog e tutte le discipline ludiche si possono fare con qualsiasi cane: non c’è bisogno di doti specifiche e quindi neppure di razze selezionate.
Per difendere efficacemente il proprietario, invece, sì. Per fermare un fagiano, sì.
Le razze pure sono nate perché l’uomo aveva l’esigenza di cooperare con il cane in diversi ambiti della sua vita: ambiti che, con rarissime eccezioni, sussistono, eccome, ancora oggi!
Ma se la caccia può essere considerata “superata” da chi non mangia carne (o da chi la compra al supermercato pensando forse che nasca già confezionata in fettine), se il cane da guardia può essere sostituito da telecamere e sistemi d’allarme… l’unica alternativa al cane da difesa è un body guard da portarsi dietro 24 h/24.
E non so voi, ma io non me lo posso permettere. In più non sono neppure così sicura che ci farei “anche” amicizia, né che gli vorrei bene, né che lui ne vorrebbe a me.
Invece il cane queste certezze me le dà tutte.
Quindi, per favore, non mi dite che il cane da difesa non ha più senso: ne ha forse più di prima, visto che la microcriminalità non è mai stata diffusa come oggi, e gli stupri non sono mai stati tanti come oggi.
Ma se vogliamo un cane da difesa efficace:
a) dobbiamo accertarci che sia sano ed equilibrato  (e questa è zootecnia);
b) dobbiamo testarne le doti attraverso sport che abbiano prima di tutto questo scopo (che è zootecnico), che può benissimo essere accompagnato da uno scopo ludico… ma che non può essere sostituito da questo.
Sono gli sport “esclusivamente” ludici a non servire a un accidenti dal punto di vista zootecnico, e non il contrario!
Ovviamente nessuno esclude che si possano fare:  divertirsi non è un reato.
Ma siccome per divertirsi occorre comunque un cane sano ed equilibrato, NON SI PUO’ rifiutare la zootecnia! Perché senza di essa, il cane sano ed equilibrato diventa una pura questione di culo.
E ci si può davvero definire “professionisti” in un qualsiasi settore, se ci si basa solo sulla fortuna? Maddài.

zootec2Ultimissimo punto, il discorso sulla tipicità, che prima avevo accantonato perché ovviamente, quando si parla di sport e lavoro, salute e carattere sono più importanti della bellezza.
Ma questa “bellezza”, in zootecnia, che cos’è?
E’ solo ed esclusivamente la bellezza funzionale: ovvero, un cane si può considerare “bello” solo quando il suo fisico esprime al meglio le possibilità di svolgere una determinata funzione.
Un cane da presa sarà “bello” quando sarà basso e tarchiato, perché in questo modo la sua presa sarà più stabile; un levriero sarà “bello” quando sarà alto e longilineo, perché in questo modo potrà essere più veloce. E così via.
Non c’è nulla di “cosmetico” nella bellezza, negli standard, nella tipicità: è tutto mirato alla performance, certamente… e grazie al cielo!
Perché se non esistesse bellezza funzionale non solo non esisterebbero cani da presa o da caccia, ma neppure cani adatti all’ agility o  alla dog dance: perché non ci sarebbero cani fatti in modo da poter correre e saltare senza scatafasciarsi qualche osso o qualche legamento.
Se i border collie sono così bravi in agility, non è grazie alla fatina dei cuccioli di cui sopra: è perché, per millenni, i pastori hanno selezionato cani agili, veloci e per di più docilissimi (zootecnia! Anche quand’era ancora primitiva) che servivano a poter guidare greggi su e giù per le colline, riuscendo anche superare tutti gli ostacoli naturali che incontravano sul loro cammino… e che oggi vediamo riprodotti in quelli da agility.
Senza pastori che selezionavano cani da pastore in ottica zootecnica, oggi non avremmo cani da agility.
Senza persone che selezionavano in ottica zootecnica cani da guardia, da difesa, da caccia, da topi, da soccorso… oggi non avremmo nessunissima razza canina.
Eliminare la zootecnia, dunque significa eliminare 14.000 anni di selezione e tornare ad un unico cane buono un po’ a tutto, ma bravo in niente.
Un amico, certo: un compagno, come no. Ma poi?
La simbiosi tra uomo e cane è nata perché le due specie potevano avere un reciproco vantaggio dalla convivenza: e nessuno, credo, può essere così ingenuo da credere che l’uomo sia così cambiato da volere il cane al suo fianco “solo” per il piacere di un’inutile compagnia.
Quella la può già trovare abbondantemente nei suoi simili: non gli serve un animale che va sfamato, curato, seguito, portato a pisciare almeno tre volte al giorno e così via.
I cognitivisti che snobbano (o peggio ancora, condannano) la zootecnia… o sono degli inguaribili e romantici ingenui, o non hanno capito nulla della storia della cooperazione tra uomo e cane. O forse sono dei gran furbacchioni che intendono far presa sul buonismo e sul “populismo cinofilo” per portare avanti un business diverso da quello zootecnico… che però rischia di fare danni incalcolabili, riportandoci appunto indietro di 14.000 anni.
E il bello è che zooantropologi e cognitivisti, poi, hanno il coraggio di dare degli “antiquati” agli zootecnici!

Nota finale: è innegabile che, anche tra allevatori e addestratori zootecnici, ci sia qualcuno che è uscito clamorosamente dal seminato.
Lo dimostra chi alleva proprio in modo esclusivamente “estetico”, o peggio ancora chi sta cercando di snaturare le razze (ho sentito parlare di allevatori di segugi che stanno cercando di selezionare cani senza passione venatoria, per renderli animali da compagnia: se è vero che esistono persone come queste, spero davvero che l’ENCI prenda il loro affisso e ne faccia coriandoli per Carnevale). Lo dimostra anche chi bada davvero soltanto a coppe e coppette nelle prove sportive.
Ma il mondo zootecnico non è certamente questo.
Insomma, si sa che la madre dei cretini è particolarmente profilica: ma non si può certo generalizzare ed arrivare a pensare che la cinotecnia sia esclusivo appannaggio dei suoi figli.
Di cinofili veri e seri, per fortuna, è ancora pieno il mondo. Ed è grazie a questi cinofili veri e seri che le razze esistono e che si può contare su cani tipici, sani ed equilibrati.
Senza di loro – ovvero, senza la zootecnia – saremmo pieni di simpatici bastardini uguali identici a quelli che, chissà come mai, debordano dai canili… proprio perché i cani bruttini e/o malaticci e/o non troppo equilibrati non li vuole nessuno.
Può darsi che si arrivi al giorno in cui il “cane utile” sarà diventato superfluo: ma quel giorno è ancora troppo lontano perché si possa pensare di considerarlo attuale.
E se posso esprimere la mia opinione in proposito, io mi auguro che quel giorno non arrivi mai… perchè conoscendo l’uomo non credo proprio che sarà un giorno in cui tutti vorranno semplicemente “un cane per amico”. Temo invece che sarà il giorno in cui nessuno, o quasi, vorrà più nessun cane.

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48 Commenti

  1. la cosa veramente assurda è rifiutare la zootecnica (in particolar modo la selezione per la difesa) e poi ci si prende un boxer, un razza che senza questo tipo di selezione non sarebbe mai esistita. A queste persone, per essere coerenti, suggerirei di andarsi a prendere uno dei tantissimi, dolcissimi cagnolini fantasia che aspettano un padrone nei canili, non di SCEGLIERE un cane di razza.
    Se però vuoi un cane di razza perchè ti piace QUEL CARATTERE Lì, non puoi rinnegare come certi risultati sono stati raggiunti. Siamo oltre l’ipocrisia.

  2. Dalla definizione di wikipedia dev’esserti scappata la prima parte, che mi sembra sia abbastanza importante: “zootecnica o zootecnia è la disciplina che si occupa della produzione, dell’allevamento e dello sfruttamento degli animali domestici”.

    Lo scopo principale di questa disciplina è il “fare soldi”, sfruttando al meglio gli animali. Non certo il creare animali sani e felici.

    Ovviamente ciò non toglie che ci siano un sacco di allevatori bravi che considerano il benessere dei loro animali come prioritario.

    Saluti

    • La prima parte NON riguarda solo la cinotecnia e solo per questo non l’ho citata…proprio perché dava adito a polemiche sterili come questa! 🙂
      Lo sfruttamento, ovviamente, riguarda solo gli animali da reddito e con i cani non c’entra un tubo. La seconda parte invece c’entra eccome.

        • quello che non capisco è riassunto proprio in questo articolo.
          La zootecnica comprende già lo “sviluppo di qualità relazionali e sull’utilizzo dei benefici di relazione”, anzi, si basa proprio su questo. Secondo questo criterio nella disciplinare FICSS dovrebbero ordinare ad i propri associati di non possedere cani di razza perchè solo SCEGLIENDO un cane selezionato si da ragione a qualcosa che va contro i propri principi.

          • aggiungerei che solo in questo modo la distinzione avrebbe veramente un senso perchè in questo caso ci si occuperebbe VERAMENTE di qualcosa in cui l’Enci e la selezione non c’entra nulla e dove vige sia mancanza dei controllo che autorità. In quel caso, anche decidere di non indirizzare dei cani verso sport non graditi , non sarebbe un danno per la zootecnica ed ognuno penserebbe ai cani suoi.

          • mi son resa conto adesso di aver scritto zootecnica invece di zootecnia più volte :D… Chiedo venia e mi cospargo il capo di cenere 😀

      • Dici bene, non riguarda SOLO la cinotecnia ma riguarda ANCHE la cinotecnia.

        Perchè se selezioni cani che da caccia per venderli, tendenzialmente baderai al fatto che siano stra-interessati alle prede, tanto poi, generalmente, il loro tempo sarà diviso tra lo stare chiuso in un serraglio e battute di caccia e comunque non è un tuo problema.

        Il fine dell’attività rimane vendere un buon prodotto. Quindi un individuo molto bravo in una specialità e tutto il resto rimane in secondo piano.
        Forse dire che proprio non c’entra un tubo è discutibile.

        Personalmente credo che tra allevamento di cani di razza e sfruttamento degli animali a fini di lucro qualche collegamento su cui riflettere ci sia.

        • non credo che tu conosca bene come si selezionano i cani in allevamenti SERI (se parliamo di cagnari mi trovo OVVIAMENTE in sintonia con te). Posso farti l’esempio della razza del mio cane poichè è l’unica che conosco in maniera più approfondita. Nello ztp (prova di lavoro per i riproduttori selezionati) tedesco (l’italiano ancora non me lo sono letto) si testa il cane mentre passa in mezzo ad un gruppo di gente sconosciuta ed il cane deve essere amichevole, non avere timore. Successivamente si procede con la prova alla difesa del proprietario. Per la stessa razza c’è un’attenzione particolare circa il suo rapporto con i bambini. Nessun allevatore serio si sognerebbe di far accoppiare un boxer che possa avere paura dei bambini, anche se questo poco c’entra con la difesa del proprietario (anzi, il proprietario corre il rischio di lussarsi una spalla e scatafasciarsi al suolo se il proprio cane scorge un bimbo in lontananza). Senza selezione il boxer non sarebbe quello che è (e che amo), non solo circa la difesa ma in qualsiasi sfacettatura del suo carattere. Poi è vero che esiste e c’è il carattere dell’individuo ma nel caso dei cani di razza (ben selezionati) sarà sempre complementare a quello della razza d’appartenenza. Se si vuole avere un approccio UNICAMENTE con l’individuo facendo finta che la sua storia non esista è più giusto prendere in considerazione solo i meticci: finalmente avrebbero anche loro una collocazione nel mondo cinofilo oltre che come “angeli a 4 zampe”

        • Quindi vorresti solo cani fantasia? Mi sta bene. Ma come lo conciliamo, questo, col fatto che proprio quelli sono i cani che riempiono i canili?

          • Se devo essere sincero, non sogno un mondo di cani “fantasia” e non volevo neanche mettere in discussione il fatto che ci siano tantissimi allevatori seri e molto bravi, che antepongono il benessere dei loro cani agli affari (sicuramente fanno il bene della cinofilia).

            Volevo solo offrire uno spunto di riflessione sul fatto che essendo la zootecnia votata alle performance e al risultato, secondo me, tende a favorire la visione del cane come strumento utile per una determinata attività. Piuttosto che dare importanza alla visione del cane come individuo, con cui condividere piacevolmente il tempo.

            Poi sappiamo che nella pratica succede tutto e il contrario di tutto.

            Credo che una diversa visione del cane possa aiutare anche al problema degli abbandoni.

    • Francesco, vorrei solo farti notare che il cane è diventato un “oggetto di consumo di massa” soltanto, appunto, in epoca consumistica: ossia da una trentina d’anni a questa parte.
      La zootecnia precede il consumismo di parecchi decenni (almeno un secolo).
      Sei davvero convinto che nel nel 1915 o nel 1940 il pensiero principale della gente era comprarsi il cane per metterselo in borsetta, o parcheggiarlo in salotto?

  3. Articolo molto lucido, chiaro ed esaustivo, grazie.
    Adesso vediamo se sarà altrettanto lucido a porre le proprie argomentazioni chi ha criticato l’altro scritto. Solocosì ci sarà un ulteriore arricchimento cognitivo per noi tutti. 🙂

  4. Domanda: ma questi signori “zooantropologi” da dove pensano provengano i loro amabili retriever? Dalla coltivazione DOP di Cucciolandia?

  5. “Volevo solo offrire uno spunto di riflessione sul fatto che essendo la zootecnia votata alle performance e al risultato, secondo me, tende a favorire la visione del cane come strumento utile per una determinata attività. Piuttosto che dare importanza alla visione del cane come individuo, con cui condividere piacevolmente il tempo.”
    cit. Francesco

    Il cane È uno strumento utile per una determinata attività ed è per questo motivo che circa 15.000 anni fa si è avvicinato all’uomo ed è nata la loro amicizia. Il fatto di passarci del tempo come piacevole compagnia è una questione aggiuntiva che si è creata nell’epoca moderna. Peccato che spesso l’estremizzazione di questo pensiero porta certe persone a dire “l’ho comprato PER i miei figli” oppure “l’ho preso perché sono in pensione e volevo una COMPAGNIA”, salvo poi liberarsene o – nella migliore delle ipotesi – rilegarlo in un angolino perché si è trovato un passatempo più stimolante.

    Una visione troppo umana del cane può fare più danni di quello che si pensa. Questa cosa alcune scuole di pensiero mi sembra che non l’abbiano ancora capita.

    Ps. Mi scappa da ridere per come questi signori si indignano davanti alla parola “sfruttamento”: dunque, la bistecchina di maiale a cena va bene e lì lo sfruttamento non viene minimamente considerato. Poi però quando si parla del cane cambia tutto?! Ma non sono tutti e due animali? Evviva la coerenza eh!

    • aggiungerei qualcosa a quanto scritto da Lisa Pugliese:

      chi si “indigna” per la selezione del cane di razza, non fa altrettanto per la selezione delle mucche,
      dei cavalli, delle galline, delle pecore…..chi si straccia le vesti perché esiste il libro genealogico dei cani, ignora che il pedigree esiste anche per bovini, equini, ovini, suini…

      mai vista una manifestazione di gente con la faccia sdegnata che chiedeva la “mucca fantasia” invece della Chianina, della Limousine, della Frisona!

      • Cerco di rispondere a tutte le critiche anche se mi sento un po’ come Berlusconi da Santoro e la cosa mi preoccupa 🙂

        Personalmente non mi sono mai “indignato” per la selezione del cane di razza, purchè sia fatta con “criterio”. Tra l’altro ho un cane di razza.

        Sono d’accordissimo sul fatto che la selezione del cane per svolgere attivita’
        utili all’uomo sia stata una delle principali cause della diffusione del cane.
        Anche se oggi sappiamo che la grande maggioranza dei cani (tipo il 90% ?!) non svolge nessuna attività. I più fortunati escono a fare il giretto due volte al giorno e basta.

        Detto questo penso anche che sia importantissimo far lavorare il cane e fargli svolgere attività sportive, anche perchè loro sono generalmente entusiasti di farlo (certo anche qui serve intelligenza). Sicuramente ci sono molti più cani che soffrono perchè non fanno una mazza tutto il giorno.

        Il punto è che sono decisamente contrario alla visione del cane semplicemente come strumento per una determinata attività (anche la sola compagnia lo è!). Perchè sono convinto che sia un compagno di vita eccezionale e che possa offrire molto di più (sono sicuro che chi vive con un cane ha ben presente cosa intendo). Ma soprattutto, essendo un essere senziente, non capisco perchè debba soffrire perchè a noi fa comodo così.
        Inoltre, la visione del cane solo come “strumento utile per una determinata attività” (cit. Lisa) ha il problema che quando lo strumento non funziona come vorremmo è facile scegliere di liberarsene.

        • “Cerco di rispondere a tutte le critiche anche se mi sento un po’ come Berlusconi da Santoro e la cosa mi preoccupa”.
          Spero che tu non decida di pulire lo schermo con lo sgrassatore dopo aver letto i nostri post, come ha fatto Truffolo con la sedia di Travaglio 😀
          Scherzi a parte, la cosa davvero assurda di molte di queste discussioni, è che spesso si va a scoprire che le due fazioni la pensano allo stesso modo.
          Infatti qui nessuno ha un gregge in salotto, e di conseguenza un cane di cui disfarsi se non si dimostra in grado di condurlo in maniera esemplare dal salotto in cucina 🙂
          I fanatismi non piacciono nemmeno a noi. Non ci piacciono i fanatismi del cane come valvola di sfogo per le nostre brame “puccipucciose”, come non ci piace il fanatismo di chi non esiterebbe a disfarsi di un cane che non va a 300 all’ora sulla manica.

        • Francesco, approfondendo il discorso non posso che essere d’accordo con te. Sopra avevo citato solo la parte negativa dell’antropomorfizzazione perché si parla sempre di maltrattamento solo riferendosi a malnutrizione e percosse, mai all’eccessivo “ammmooooore” che talvolta fa più danni della grandine. Allo stesso modo ce l’ho a morte con i cacciatori che tengono tutto l’anno il cane alla catena per poi portarlo fuori solo il sabato e la domenica da settembre a gennaio, o con gli allevatori che – finito il periodo di gloria delle esposizioni- rilegano il cane nel kennel e arrivederci al prossimo show. Ma questo voglio sperare che si sia tutti d’accordo eh! 😉

        • “Spero che tu non decida di pulire lo schermo con lo sgrassatore dopo aver letto i nostri post, come ha fatto Truffolo con la sedia di Travaglio”
          Giuro non lo farò 🙂

          Sono sicuro che chi prende parte a queste discussioni non si diverta a vedere i cani soffrire. Sicuramente non Valeria, di cui ho letto e apprezzato diversi articoli.

          Comunque mi sembra sempre utile confrontare le diverse idee e i diversi punti di vista che circolano nel mondo della cinofilia anche perchè, sono convinto, che di persone infallibili con la verità in tasca non ce ne siano.

          Saluti

  6. “Lo dimostra chi alleva proprio in modo esclusivamente “estetico”, o peggio ancora chi sta cercando di snaturare le razze (ho sentito parlare di allevatori di segugi che stanno cercando di selezionare cani senza passione venatoria, per renderli animali da compagnia: se è vero che esistono persone come queste, spero davvero che l’ENCI prenda il loro affisso e ne faccia coriandoli per Carnevale).”

    Questo snaturare alcune razze però, non è colpa solo di allevatori cretini, ma anche delle richieste strampalate di molti potenziali acquirenti di cani, che nella scelta del cane ignorano totalmente l’indole e il carattere, e danno priorità all’estetica o peggio ancora alla moda. E così oggi tra gli acquirenti di Beagle, i cacciatori saranno quasi una minoranza!
    E spesso la “sciuramaria” sedentaria vuole solo gli occhi dolci, ma non vuole la “scocciatura” di un cane pieno di energie e vitalità, che va portato a correre liberamente in campagna. E così alcuni “allevatori” cercano di accontentarla!
    Certo un allevatore serio, non dovrebbe mai andare incontro alle richieste insensate dei clienti, ma è una tentazione comprensibile, e se la gente fosse un po’ più informata in materia, nessuno pretenderebbe beagle che si comportano come i carlini, dobermann docili come barboncini, e assurdità varie….

    • Andrea, sinceramente non mi sembra una tentazione “comprensibile” da parte di un cinofilo, come dovrebbe essere un allevatore. Mi sembra comprensibile da parte di un cagnaro. Ai “miei tempi” la gente cercava solo husky gli occhi azzurri: quando restavano delusi perché io avevo quasi tutti riproduttori con gli occhi scuri (mi piacevano anche di più, lo ammetto: ma soprattutto io mi ero premurata di acquistare soggetti tipici, sani ed equilibrati!) io provavo a spiegare che la mia priorità non era certo il colore degli occhi (e spiegavo anche il perché). Dopodiché, se capivano le mie motivazioni e le condividevano, bene: altrimenti potevano rivolgersi a qualcun altro.
      C’è stata invece gente che si è messa in casa SOLO cani con gli occhi azzurri, indipendentemente da ciò che c’era dietro: probabilmente avranno venduto più cuccioli di me (a parte il fatto che, quando la razza è diventata di moda, si vendeva qualsiasi cosa!)… ma qualcuno di quei cani l’ho rivisto nei canili, quando la moda è finita. Dei miei, grazie al cielo, non ce n’è mai finito nessuno.

  7. Sempre grande ed esaustiva Valeria…. Mentre leggevo l’articolo, mi veniva in mente che forse era il caso di citare il “buonismo”, che non fa danni quanto la grandine, ma molto di più! Ma poi eccola puntuale la citazione. Per quanto mi riguarda, il buonismo è un’ottima chiave di lettura per capire certe prese di posizione, cinofile e non. Valeria, un’articolo totalmente dedicato al buonismo a quando? Grazie a tutti per i commenti stavolta davvero pacati e sensati, anche se non li condivido tutti (mi spiace Francesco…).

  8. Ciao a tutti, vorrei fare un’osservazione: l’idea di avere un cane che ci difenda dal malintenzionato fa gola a chiunque, e posso capirlo (farebbe gola anche a me); ma davanti alla legge, un cane che azzanna una persona (che sia malintenzionata o meno) è un cane pericoloso.
    Preferirei mille volte che il mio cane si nascondesse dietro al bidone, piuttosto che vedermelo portar via dalla ASL perchè ha attaccato un uomo che, molto probabilmente, negherebbe di aver avuto qualunque malsana idea di farmi del male.
    In alcuni casi il cane potrebbe addirittura venir soppresso, ed io non me lo perdonerei mai.

    Anche io ho dubbi sull’utilità del cane da difesa, perchè passa comunque dalla parte del torto (un po’ come il signore che ha sparato al ladro dopo esserselo trovato in casa: è stato condannato nonostante avesse legittimamente difeso la sua proprietà).

    Ditemi se mi sbaglio.

    E la stessa cosa potrebbe essere vera sul cane da difesa in casa: sono daccordissimo quando viene detto che non andrebbe tenuto all’esterno (più per la sua salvaguardia che altro: se facessero del male al cane con bocconi avvelenati/elettrizzatori ecc.. ne morirei) ma anche qualora il malintenzionato riuscisse ad entrare in casa e il cane lo azzannasse, che cosa ne sarebbe di lui? Sarebbe segnalato come animale aggressivo? Mi verrebbe portato via? Verrebbe soppresso?

    • Ale, tu parti da un pregiudizio errato, legato alla diceria secondo cui un cane morsicatore potrebbe essere soppresso così per sfizio. Grazie al cielo NON è così: almeno in questo, il nostro Paese ha leggi decenti.
      Il cane morsicatore deve essere tenuto sotto osservazione per la profilassi antirabbica, questo sì: dopodiché viene restituito al proprietario, SEMPRE, anche quando ha morso senza apparente motivo una persona del tutto innocua. Dopodiché può essere esaminato da un’equipe di comportamentalisti che possono chiedere per lui un percorso di riabilitazione, qualora lo ritengano necessario.
      Figurati un cane che ha morso con tutti i diritti di farlo, in difesa della proprietà o del suo umano! Con ogni probabilità l’unica cosa che gli succederebbe sarebbero gli “arresti domiciliari” per il periodo di osservazione di cui sopra, dopodiché nessuno gli direbbe più nulla.

    • Tempo fa il figlio del tabbaccaio sotto casa sventò una rapina da suo padre con un calcio disarmando il rapinatore(faceva judo). E’ stato condannato a pagare le spese mediche per braccio rotto. Probabilmente la stessa cosa potrebbe accadere per il cane, ma io preferisco di gran lunga pagare (magari una bella assicurazione annuale invece che le spese) piuttosto che essere aggredita.
      E preferirei essere in grado di fermare il cane, piuttosto che ritrovarmi di peggio di un morso sulla coscienza semplicemente perchè l’ud è “brutta e cattiva”.
      Comunque (immagino, perchè è ancora cucciolo) poter portare serenamente il prorio cane a fare pipì la sera tardi credo non abbia prezzo 🙂

    • I cani da UD sono si da utilità e difesa, ma inteso nel senso sportivo.
      Non è mica la stessa cosa attaccare una manica o un tizio che agita un manicotto, e mordere la persona stessa.
      Come se io fossi bravissimo nel tiro a segno o nel tiro a piattello, e mi si dicesse che sono pericoloso perchè non avrei remore ad uccidere una persona impallinandola… Ma scherziamo? Scusate se tiro fuori di nuovo questo parallelismo, ma forse è quello che rende meglio.

  9. Il mio primo cane,primo inteso non in senso assoluto ma il primo da “adulta” (avevo 19 anni!!),era un pastore tedesco,preso da una cucciolata nel mio maneggio,me l’hanno regalato.50 kg di dolcezza e bontà. Con lui affianco giravo per Torino anche di notte, sola….all’epoca ero ancora più ignorante di adesso,non frequentavo nessun campo e non facevo nessuna attività sportiva con lui,lo vivevo!! abitavamo soli…me lo portavo ovunque,per fortuna riuscivo anche a farlo stare con me sul lavoro…vi assicuro che anche quelle poche volte che qualcuno si è avvicinato con intenzioni “ambigue” si è allontanato di corsa,senza scene o morsi,bastava uno sguardo…concordo pienamente con Valeria,il nostro cane,il nostro compagno,se avverte un pericolo ci difende comunque e questo non significa per forza che azzanna il braccio di qualcuno,questo significa che è vigile ed attento alle situazioni che ci circondano,più di quanto lo siamo noi.Mia figlia è nata che lui aveva 6 anni,le passeggiate sono diventate a 3,io,lui e lei…mi è capitato un pazzo ai giardinetti che ha tentato di prendere mia figlia dal passeggino,mai visto e mai conosciuto…non si era accorto di Feroc(il nome tutto un programma :o) perchè era dietro la panchina sdraiato…bene nel giro di 4 nanosecondi se è trovato davanti il muso di un cane che si stava per incazzare…non è servito altro!!!
    se potessi tornare indietro,ora,lo porterei a fare uno sport adatto a quelle che erano le sue attitudini…non perchè voglio una coppa,non perchè vorrei il kanekattivo…ma perchè sono sicura che questo avrebbe reso la sua vita ancora più appagante,perchè noi eravamo un binomio inseparabile,dal punto di vista umano,ma solo ora capisco che la sua vita sarebbe stata più completa se gli avessi dato spazio per fare qualcosa che era nella sua indole.

  10. Io Ho la tessera ficss, la csen e anche altre. Le ho dovute fare per differenti corsi che ho fatto o per partecipare a diversi circuiti agility. In tutti i giri parlando con i vari aderenti non ho mai riscontrato quanto da voi affermato, meno che meno critiche alla cinotecnia in quanto tale se non i classici discorsi relativi ad alcuni allevatori che non fanno il loro lavoro come dovrebbero. Ma questa non mi sembra una questione che possa dividere qua poichè anche Valeria ne ha scritto parecchie volte.
    Mai passato per la testa che queste associazione hanno anche un profilo parasindacale che riflette gli orientamenti dei suoi aderenti? A mio modo di vedere se uno come me che approccia CZ si iscrive alla ficss non è tanto perchè vuole mettere in discussione l’intero impianto enci, piuttosto perchè vuole prendere distanza dal modo di operare di alcuni suoi aderenti. E ciò mi sembra assolutamente leggittimo. Ma si sta parlando di un settore educativo. Sono elementi particolari all’interno di un quadro generale. Del reparto allevamento non ho niente da dire, meno che meno che dovrebbe sparire. Mi sembra che avete fatto un enorme claderone di questioni generalizzando nel senso di non so quali obiettivi. Vi consiglio di porre più attenzione nel costruire un ragionamento generale partendo da pochi esempi, rischiate come in questo caso di fare ideologia sempre più distante dalla realtà. Questo vale per tutti ovviamente. Facendo così si ottiene solo di esprimere il rancore personale verso chi sapete voi ma non fa fare un passo avanti nell’evoluzione in positivo del mondo cinofilo. I cinofili comunque ringraziano e proseguono lo stesso, vada come vada relativamente agli scazzi di “vertice”.

    • Sig. Jolly Roger, stai dicendo che il divieto di praticare UD ecc. è solo una nostra affermazione e non un preciso punto deontologico da accettare se ci si iscrive? Anche il “divieto dei punti di vista”? Siamo caduti tutti in una allucinazione colletiva?!

  11. Damiano grazie per il sig.
    No, sto dicendo che non vedo per niente di traverso gli allevatori che fanno il loro lavoro come si deve.

    • per fare il proprio lavoro “come si deve” gli allevatori di certe razze DEVONO far fare delle prove di lavoro che comprendono il morso. Negando una disciplina si nega anche uno dei criteri necessari per la selezione.

    • E quindi vedi di traverso chi pratica UD o mondioring o discipline affini? Perchè se non è così, sappi che cmq l’impressione che la tua organizzazione offre è proprio questa…..

      • Non vedo do traverso nessuno che si relaziona ai cani in maniera non coercitiva, per il resto sono un battitore libero e per tanto incline ad arricchirmi di tutto quanto può interessarmi.

        • Perfetto, questo ti fa onore, tra l’altro anche io faccio la stessa cosa, ma il punto rimane, e cioè che la FICSS IMPONE ai propri tesserati il divieto di praticare alcune discipline. Nessuno, nemmeno tu, ha spiegato il perchè di questo divieto, rimane che evidentemente non tu personalmente ma sicuramente l’organizzazione a cui hai aderito, guarda storto eccome i praticanti di UD, mondioring ecc. E senza spiegazioni, ma solo dei “sospetti” (da parte nostra) sulle motivazioni. Legittimi, visto che non ci sono spiegazioni “ufficiali”.

  12. I miei malinois fanno obedience e hanno fatto agility, flyball, protezione civile, ma per la riproduzione ritengo indispensabile che padre e madre abbiano dimostrato in UD, ring, mondioring le loro attitudini. I miei cani vivono in casa con altri cani maschi e femmine, dormono su divani e letti, vengono in vacanza con me.

    Stessa cosa per i miei whippet, pur avendo fatto altre discipline ludiche, ritengo fondamentale che facciano coursing e/o racing.

    E se qualcuno vuole vedere la loro felicità mentre fanno ciò per cui sono nati (sia ipo o coursing/racing) sono sempre a disposizione.

    • Ti credo sulla parola, ho visto i malinois del mio amico Stefano in azione (su di me!), ed erano proprio contenti! Ma smesso il costume da mondioring nemmeno si sognavano di avere atteggiamenti aggressivi nei miei confronti o di qualcun’altro; quanto agli altri cani, erano esattamente nella media, con uno che andava richiamato, un’altro che invece no ecc ecc. 🙂

    • Mi sono innamorata dei malinolis proprio quando ho conosciuto, purtroppo solo virtualmente, Anna Maria, i suoi racconti pieni d’entusiasmo e passione, le foto dei suoi cani in attività e nel calore della casa e dei momenti più intimi, quindi non ho alcun dubbio che quando dice che sono felici facendo UD e mondioring sia l’assoluta verità, perchè l’amore che traspare per loro è talmente forte che so che non vorrebbe niente di meno che il meglio per loro.

  13. premetto che io non faccio parte di nessuna delle associazioni sopra citate….ma vorrei fare una domanda…
    Come è possibile formare degli istruttori cinofili completi in una associazione nella quale una grossa fetta di conoscenza nel campo delle razze e delle loro attitudini è vietata??
    E’ indiscutibile il discorso di Valeria sulle razze e sul loro sviluppo in base a determinati lavori di utilità (chiamiamola cooperazione se ci piace di più),su questo nessuno può dire nulla…e non si può negare anche il fatto che questi risultati sono frutto di millenni di storia,che non si cancellano in quattro e quattrotto!!!
    Concordo che nella nostra epoca molti dei lavori per i quali venivano utilizzate alcune razze piuttosto che altre non sono più di “reale utilità” ma ciò non toglie che l’indole è e rimane la stessa.Un Malinois sarà diverso da un Border che sarà altrettanto diverso da un Rott..e così via…un istruttore FICSS come farebbe a relazionarsi correttamente con una razza da “difesa” se non ne conosce e non ha avuto un esperienza con quelle che sono le attività rappresentative della loro indole???come fa un istruttore a relazionarsi con un cane,prendiamo ad es un bel Dobermann, che magari ha problemi di relazione ,se non si è mai approcciato con le attività che gli permettono di esternare le sue doti naturali?
    Nel regolamento leggo anche che è vietato il collare a strozzo,e anche qui mi domando come sia possibile chiamarsi “federazione italiana cinofilia sport e soccorso” quando in alcune attività di soccorso il collare a strozzo è obbligatorio per una questione di sicurezza del cane e dell’operatore….

    • Scusami Giorgia, premesso che sono favorevole all’uso (oculato) del collare a strozzo, quindi NON per insegnare al cane a non tirare, vorrei chiederti in quali attività da soccorso il collare a strozzo è obbligatorio per sicurezza.

      • ti faccio un esempio pratico,perchè l’ho vissuto…
        nel corso di elicoperazione il cane può salire sull’elicottero SOLO con il collare a strozzo altrimenti il pilota non parte.Ora non voglio aprire un dibattito se è corretto oppure no ma nel caso d’intervento,mettiamo su un versante montano dove per necessità si può arrivare solo con l’elicottero,se si vogliono utilizzare le unità cinofile devi farglielo indossare.
        Questo esempio porterebbe la FICSS automaticamente all’auto esclusione per l’addestramento di cani da soccorso ove prevista la necessità d’intervenire tramite questo mezzo…giusto?

          • Ok, ora ci siamo, anche io ho fatto attività da soccorso, ed era vero l’esatto contrario, cioè che il cane, sempre per sicurezza, deve lavorare nudo. Salvo appunto il caso dell’elicottero. Scusa, ma ero proprio sobbalzato! Allarme rientrato. 🙂

  14. a Valeria: grazie, bellissimo articolo.
    Mi ha affascinato molto il concetto di bellezza funzionale; allora ti faccio una domanda che riguarda i cani da compagnia, quelli del gruppo nove principalmente. In questo caso però la bellezza è un puro fatto estetico o sbaglio? quindi la tipicità intesa come bellezza funzionale non si applica a tutte le razze, giusto?

  15. E’ tutto un giro, se la suonano e se la cantano tra loro, marciano sui luoghi comuni del falso ambientalismo/animalismo. Condivido l’articolo in ogni suo rigo, da non cacciatore che non odia la caccia ma una frangia ad essa appertenente, non odio il coursing ma i cinodromi, non odio l’UD ma i tamarri col cane grosso e cazzuto che più abbaia e ringhia più e figo, non lo strozzo ma chi strozza o strappa…

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.